Maramora, Racconti, articoli, foto e video per adulti


Helen e Francesca
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 25 Marzo 2010 00:47

Era trascorso un mese dall' incidente automobilistico che l'aveva resa vedova, era difficile per la signora Francesca accettare quella perdita all'età di 28 anni. Inoltre si sentiva tremendamente sola e in collera con se stessa, non soltanto per non aver voluto un figlio, ma perché quel tremendo giorno aveva tanto insistito con suo marito Marco affinché rientrasse in serata.
Se avesse acconsentito alla sua richiesta di passare la notte a Bologna e rientrare il giorno successivo non sarebbe accaduto nulla ed ora non si sentirebbe così in colpa e sola.
Le avevano raccontato in seguito che l'urto era stato tremendo, una auto di grossa cilindrata, che procedeva in senso contrario e ad andatura esagerata, aveva scavalcato il guardrail ed aveva colpito frontalmente l'auto di suo marito. Probabilmente la morte doveva essere giunta istantanea, era l'unica consolazione che le restava e, non era molto.
Era presa da questi pensieri quando sentì suonare il campanello, si alzò di malavoglia dalla poltrona ed andò ad aprire. Si trovò di fronte una bellissima donna, di quelle che si vedono sulle pagine patinate delle riviste di moda, poteva avere la sua stessa età ed era almeno 8/9 centimetri più alta, vestita con un raffinatissimo tailleur gessato ed un vistoso mazzo di rose rosse.
Vi era qualcosa di famigliare o di già visto in questa giovane donna che occupava tutta la porta.
"Sono la signorina Helen Meyer" disse porgendole il mazzo di rose "abito l'attico del palazzo qui di fianco, verso l'idroscalo."
Ecco ora ricordava, l' aveva vista diverse volte scendere o salire su una auto sportiva rossa ed ultimamente l'aveva vista i durante il funerale di suo marito mentre singhiozzava vistosamente, attorniata da un gruppo di giovani donne tutte in nero.
Rimase interdetta e con il mazzo in mano, mentre la signora Helen entrava con incedere elegante e sinuoso dirigendosi verso il salotto e le diceva:
"Sono qui per porgerle personalmente le mie condoglianze, mi scuso per il ritardo, ma il mio lavoro mi tiene spesso impegnata fuori Milano e all'Estero" continuò la nuova arrivata "sono la vice direttrice dell'atelier (e disse un nome importante) di cui sono stata anche modella, purtroppo oggi non più, a 29 anni si è già vecchie per questo mestiere".
La signora Francesca la seguì come un' automa, la fece accomodare nella poltrona che era stata di suo marito, si sedette di fronte e con una voce che non le sembrava la sua le disse:
"Al contrario, io la trovo bellissima ed attraente (effettivamente era scattato qualcosa in lei quando se l'era trovata di fronte, aveva provato una strana sensazione, e quando le era passata davanti era rimasta attirata da quel corpo che emanava un inebriante profumo e si muoveva in modo fantastico) .… sono sicura che gli uomini, e non solo, facciano follie per lei ….e poi … vecchia….. ha solo un anno più di me".
Ma cosa stava dicendo, la signora Francesca si vergognò delle sue parole.
Fece un leggero movimento come per riprendersi da quelle sensazioni che le avevano attraversato non solo la mente ma tutto il corpo. Appoggiò i fiori sullo scrittoio che era alla sua destra, poi, cercando di nascondere la sua agitazione, riprese a parlare con la bella sconosciuta. La ringraziò per aver partecipato al funerale di suo marito, per i fiori bellissimi ma soprattutto per la visita.
Le confessò che le giornate ora le sembravano interminabili, per non parlare della sera e della notte quando sentiva maggiormente la mancanza del suo Marco.
Le stava spiegando che aveva deciso di tornare al suo piccolo paese, quando l'altra la interruppe:
"Si ! È davvero un vuoto incolmabile quello che ci ha lasciato il nostro Marco, il nostro Chou - Chou"
A quelle ultime parole scattò in piedi, (come poteva sapere quel nomignolo, lo aveva dato lei al suo Marco quando aveva provato il suo primo e interminabile orgasmo e, glielo ripeteva tutte le volte che erano teneramente allacciati e lo ringraziava prima di addormentarsi con un:
"Buonanotte Chou - Chou"), il viso le era divenuto paonazzo dalla rabbia e, gridò:
"Ma lei …. lei con mio marito …. Ma lei è forse …." Le ribollivano dentro mille pensieri, ma la risposta poteva essere soltanto una: quella parola che le frullava per la testa, quella parola che non riusciva a pronunciare.
"Voleva sapere se ero la sua amante? La risposta è si ! Da oltre un anno."
La signorina Helen aveva detto queste parole sottovoce e senza troppa enfasi, quasi a far sembrare la cosa poco importante.
Il corpo di Francesca si contrasse come se avesse ricevuto una scarica elettrica, poi si afflosciò sulla poltrona. Dopo una ventina di secondi, lunghi venti secoli, il silenzio
nella stanza fu rotto da un pianto sommesso.
"No … no … non ci credo …. mi dica che non è vero. Non mi sono accorta di nulla, mi dica che non è vero…." balbettava tra un singhiozzo e l'altro.
Fu allora che Helen le disse:
"Sarà bene che Lei sappia tutta la verità anche se questo potrà farle male" fu così che iniziò il suo lungo racconto.
Ho conosciuto Marco più di un anno fa durante un incontro fra la nostra Casa di moda e l'Azienda edile da lui rappresentata, per collaborare ad uno spot pubblicitario.
Ero rimasta affascinata dalla sua signorilità, ma soprattutto dalla sua bocca e dalle sue mani, ho subito pensato che fosse un amante perfetto.
La conferma l'ho avuta alcuni giorni dopo, quando gli ho fissato un appuntamento in una antica villa fuori Milano di proprietà del mio Atelier, con la scusa che volessi ristrutturarla.
Avevo indossato una gonna vertiginosamente corta ed una camicetta trasparente che faceva intravedere i seni, io di solito non porto il reggiseno, e quel giorno non avevo nemmeno le mutandine. Appena si presentò all'appuntamento vidi che i suoi occhi guardavano solo in una direzione, verso i miei seni.
Era rimasto lì sulla porta e continuava a guardarmi, dovetti prenderlo per mano per portarlo nel salone della villa, dove troneggiava al centro un antico tappeto afgano.
Fu a quel punto che lui disse:
"Vogliamo cominciare la visita", io non aspettavo altro, mi sfilai subito la camicetta sussurandogli:
"Certo dottore" gli presi entrambe le mani e le portai sulle mie mammelle. A quel contatto i miei capezzoli diventarono duri come sassi.
Visto che ancora non capiva le mie intenzioni, lasciai libere le sue mani e mi dedicai alla cerniera dei suoi pantaloni, prima che potesse fare qualcosa mi ero impossessata del suo cazzo e, lo stringevo con forza. Più lo stringevo più si gonfiava.
Era davvero una bestia notevole, ed ora sarebbe stato mio ! Vampate di libidine mi salivano dall' interno delle coscie fino al cervello e già sentivo la mia figa zuppa di umori. Senza lasciare il suo uccello mi stesi sul tappeto. Ora che la mia mini era salita oltre le cosce lui poteva vedere la mia figa palpitante, fu questa visione che fece scattare la molla del maschio.
Si abbassò i pantaloni, si gettò su di me e mi penetrò con violenza. Più i suoi colpi erano impetuosi, maggiore era il mio godimento. Fui sorpresa dal primo orgasmo, non mi era mai accaduto di godere così in fretta. Ma ne giunsero tanti altri, quel giorno fu il festival dell' orgasmo. Lui continuava a cavalcarmi infaticabile ed io a godere. Dopo l'ennesimo orgasmo, gli feci segno di fermarsi, gli presi l'uccello in bocca ed iniziai a fargli un pompino.
Il suo uccello sapeva ancora dei miei umori, era un sapore che conoscevo bene, mi leccavo sempre le dita dopo ogni furioso ditalino che mi concedevo in quelle rare notti in cui dormivo sola, senza uomini o donne".
La signora Francesca non aveva cessato di piagnucolare ed ascoltava le parole di Helen con estrema attenzione, quel racconto le stava facendo scoprire mondi a lei sconosciuti.
I rapporti intimi con suo marito erano stati gli unici avuti con un maschio e si erano dimostrati spesso piacevoli, comunque sempre dolci e delicati. Non pensava fino a quel momento a qualcosa di diverso e di cosi sconvolgente come ora sentiva dalla voce della bella Helen, di rapporti con uomini e …..donne.
Helen proseguì nel suo racconto.
"Avrei voluto ingoiare quell'uccello fino in fondo, ma anche per una bocca vogliosa come la mia, la cosa non era possibile. Allora con una mano presi quel cazzo alla radice, stringendolo stretto, mentre con l'altra mano gli accarezzavo il culo e la cavità fra le chiappe, talvolta sfiorando il suo fiorellino nero.
La mia lingua prese a leccare il suo uccello per tutta la sua lunghezza, poi passavo a succhiare la cappella che era divenuta paonazza e così di seguito, leccavo e succhiavo. Sentivo il suo sangue ribollire nelle sue piccole vene che si erano ingrossate fino a scoppiare.
Quando quel tronco di carne cominciò ad agitarsi come una creatura, allentai la presa ed un primo fiotto di sperma mi invase la bocca, aveva un sapore amarognolo ma delicato. Seguirono altri getti del suo seme, che ingoiai con estrema voluttà, poi con la lingua ripulii ogni traccia di sperma dal suo uccello, non volevo che si sprecasse qualcosa.
Pensavo di aver goduto a sufficienza, ma mi sbagliavo, lui avvicinò il suo viso al mio, la sua lingua cercò la mia bocca, s'impossessò della mia lingua e cominciò a succhiarla assaporando la mia saliva che presentava ancora tracce del suo sperma. Fu in quell'attimo e per quell' atto estremo d'amore che provai un ultimo e fantastico orgasmo, sentii il mio cervello esplodere mentre il mio corpo aveva 5/6 contrazioni. Mi lasciai andare sul tappeto come morta, quando mi ripresi lui se ne era già andato".
La scusa della ristrutturazione andò avanti per un mese, ma bisognava escogitare qualcosa di diverso. Spostare gli incontri, non più nelle ore di lavoro ma dopo cena, ma se a questo punto si lasciavano fuori le aziende di ognuno, entrava in ballo un problema maggiore: la moglie.
"Quando seppi che Marco, di solito dopo il lavoro, un paio di volte la settimana faceva footing ebbi la soluzione al nostro problema, ora bisognava trovare un segnale, non i soliti biglietti e tantomeno il telefono.
Gli spiegai la mia idea e fu subito d'accordo: tutte le volte che non mi trovavo fuori Milano ed ero disponibile, verso sera avrei acceso tutte le luci e dopo le nove avrei spento ed acceso per tre volte la luce della prima finestra".
Da quel giorno gli incontri amorosi funzionarono a meraviglia. Marco aveva sistemato la sua poltrona in salotto in modo strategico, ed in sala da pranzo aveva cambiato la posizione del televisore ed il posto a tavola suo e di sua moglie. Ora aveva tutto sotto controllo e sua moglie non poteva avere alcun sospetto.
Marco, appena vedeva il segnale convenuto, comunicava alla ignara moglie la voglia di fare un po' di footing, indossava la tuta e le scarpette da ginnastica, salutava affettuosamente la moglie, che premurosa lo invitava a non correre troppo e a non fermarsi con gli sconosciuti, prendeva l'ascensore, giunto al piano terra girava attorno all' isolato e via di corsa dall'amante.
Una ora dopo rientrava, e ancora sfinito e sudato, non certo da quella che doveva essere la rituale corsetta, ma dalle furiose cavalcate d'amore, si precipitava sotto la doccia per un bagno ristoratore e per togliersi di dosso ogni odore o sapore che non fosse il suo.
"Tutto è filato liscio fino al giorno dell'incidente" disse Helen, al termine del suo racconto.
La signora Francesca voleva dire qualcosa. Ma cosa? Mille pensieri le passavano per la testa. La rabbia era passata, guardava Helen non come una rivale, ma in maniera nuova e diversa, col suo racconto le aveva tolto un peso, l'aveva liberata da quel senso di colpa che l'aveva tormentata dal giorno della morte di suo marito. Per quell'uomo che aveva tradito il suo amore e la sua fiducia per oltre un anno non poteva esserci adesso né pianto, né rimpianto..
Ma cosa le restava ora? Dai suoi occhi traspariva tutta la sua solitudine.
La bella Helen comprese la situazione al volo, ma soprattutto capì di aver fatto colpo su questa bella vedova indifesa. Si alzò dalla poltrona, si avvicinò a Francesca, le prese la testa fra le mani e iniziò a baciarle lievemente le guance ancora rigate di lacrime, quasi a volerle asciugare, poi le baciò le labbra, sfiorandole appena, e le disse:
"Non dovrai piangere più…. amore …… perché non sarai piu sola"
E veloce, come velocemente era entrata nella sua casa e nella sua vita, se ne andò.
Ormai era sera. Francesca in un leggero stato confusionale girava per casa, da una stanza all'altra, senza combinare nulla.
Poi si fece una doccia. Andò in cucina a prepararsi qualcosa per cena, ma non riuscì a mangiare niente. Nemmeno la TV le fece dimenticare gli ultimi avvenimenti. I suoi pensieri correvano verso quella donna, avvertiva ancora il suo profumo e rivedeva quel corpo da favola, ma sopratutto risentiva quelle labbra che avevano sfiorato le sue, tutte queste cose insieme le stavano dando nuove e strane sensazioni, mai provate prima.
Prese il mazzo di rose e se lo portò al seno, come erano belle quelle rose e che profumo mandavano, sentii uno strano stordimento, forse la cosa migliore era andare a letto, prese un Ansiolin e si coriicò.
Durante la notte fece un sogno osceno. Sognò una strana figura, con un cazzo dalla testa di serpente che gli penzolava fra le gambe, che la inseguiva e quando le fu vicino le montò sulla schiena come un cavallo ed iniziò a chiavarla violentemente. Quel cazzo lungo e grosso la riempiva completamente e le faceva provare un piacere senza limiti, cercò di sapere chi fosse, ma sia il volto che il corpo erano vaghi, solo in brevi istanti sembrava essere la bella Helen.
Si svegliò improvvisamente completamente sudata, con la mano destra dentro le mutandine intenta ad accarezzarsi il sesso. Erano anni che non si masturbava, continuò a strofinarsi il clitoride, poi infilò un dito nella passera fradicia di umori e dette inizio ad piacevole su e giù, ora le dita erano diventate due e la masturbazione sempre più gustosa. Chiuse gli occhi e si mise a pensare alla bella vicina, ora le sue dita si muovevano autonomamente dentro il suo sesso che si bagnava sempre più, mentre il godimento si irradiava dal suo sesso e prepotentemente saliva su verso la testa.
Erano anni che non sentiva un piacere cosi intenso e continuo, sembrava dovesse durare all' infinito, finchè esplose in un orgasmo interminabile ed una scossa violenta attraversò tutto il suo corpo. Di li a poco si addormentò.
Durante la giornata si diverti a modificare la disposizione di alcuni mobili, ma soprattutto a liberare gli armadi di tutti i vestiti del defunto marito, ed infine una piacevole doccia. Verso sera si mise in vedetta nella speranza di vedere il segnale. Ma non accadde nulla.
I giorni trascorrevano lenti e monotoni. Non era più uscita di casa se non per qualche puntata al vicino mercato rionale. Guardò nella sua agenda, proprio quel pomeriggio aveva appuntamento con la sua parrucchiera. La cosa la rese felice, sarebbe stata una ottima scusa per uscire e andare verso il centro, dove si trovava il Beauty Center.
Trovò subito un posto libero per la macchina, sembrava iniziare bene quel pomeriggio. La Signora Giovanna, proprietaria del Beauty Center, la fece accomodare in una poltrona, le mise il solito telo che la coprì fin sotto le ginocchia, e le presentò una ragazza francese dicendo:
"Oggi le lascio Ivonne, è bravissima con le clienti giovani e belle come Lei"
Ivonne indossava il classico camice azzurro della Casa, con uno scollo a barchetta che riusciva a malapena trattenere un seno splendido, sicuramente portava una 3° abbondante, lei invece portava solo la 2°. Francesca non riusciva a togliere lo sguardo da quelle mammelle, peccato che il reggiseno non lasciasse vedere tutto. Ivonne se ne accorse e le fece un sorriso a dir poco malizioso, poi si avvicinò alla cliente per iniziare il suo servizio.
Francesca sentiva ora tutto il profumo che emanava quel corpo così vicino al suo, ogni tanto le gambe della lavorante si appoggiavano alle sue e la sensazione che provava era estremamente eccitante.
Ad un certo momento Ivonne, mentre procedeva nel suo lavoro, le si pose davanti , e per diversi secondi il suo seno fu a contatto del viso di Francesca, uno dei capezzoli spingeva impertinente, da sotto il leggero tessuto della divisa, contro una guancia della signora.
Francesca dopo un attimo di esitazione, spostò leggermente il capo fino a trovarsi con la sua bocca già semiaperta, di fronte a quel frutto stuzzichevole, il morso che ne seguì fu per lei la cosa più naturale che potesse fare.
Dalla bocca di Ivonne uscì un flebile oooh…., poi questa si ritrasse e disse:
"Mi scusi bella Signora, torno subito" e si allontanò.
Francesca imbarazzatissima immaginava già la scena, Ivonne che comunicava l'accaduto alla padrona del Beauty Center, lo scandalo che né sarebbe seguito, il dover presentare le proprie scuse, essere tacciata di essere una lesbica.
Ma perché lesbica, in tutta la sua vita non aveva provato attrazione per nessuna donna, mentre faceva queste congetture ritornò Ivonne, che con un sorriso disarmante disse
"Vogliamo riprendere da dove ci siamo fermate"
Francesca non riusciva a guardare negli occhi la lavorante ed abbassò lo sguardo, il suo imbarazzo si trasformò in un amabile sorriso, quando si accorse che Ivonne durante la breve assenza si era semplicemente tolta il reggiseno.
Ora poteva guardare quelle tette in tutta la loro bellezza, aveva due aureole leggermente scure da cui si ergevano dei capezzoli molto grossi. Ivonne cercava tutte le pose possibili affinchè i suoi capezzoli, ora liberi , fossero preda non solo dello sguardo ma anche della bocca della bella cliente, la quale non desiderava altro che mordere e succhiare quei tesori.
Il Centro si era riempito di clienti, questo accresceva l'eccitazione di Francesca che riparata dal lungo telo con una mano si accarezzava il seno ed i capezzoli irti e duri come non mai, e con l'altra mano la sua figa già fradicia. Ivonne comprese la situazione, alzò di poco il telo e piegando leggermente il corpo spinse il suo ginocchio fra le gambe della cliente, che a quel contatto non solo allargò le coscie ma si protese in avanti quanto più possibile.
Francesca tolse la mano dal suo sesso bagnato e lentamente iniziò a salire lungo la gamba di Ivonne. Sentiva per la prima volta la pelle di una donna, era una pelle morbida e liscia.
Era veramente eccitante accarezzare una donna, avrebbe voluto spingere la sua carezza più su ma la posizione glielo impediva. Nel frattempo il ginocchio di Ivonne si era insinuato completamente e ora spingeva sul suo sesso iniziando un lento e continuo sfregamento. Il piacere montava impetuoso, si guardò attorno ma le immagini erano confuse e le voci delle altre clienti le giungevano incomprensibili.
Stringeva sempre più furiosamente la gamba di Ivonne che ora aveva accelerato lo sfregamento. L'eccitazione era cresciuta a dismisura, si portò una mano alla bocca per non gridare, finchè venne in un piacevolissimo orgasmo.
Ivonne riprese a pettinarla come se nulla fosse accaduto e più tardi le disse con il suo solito sorriso malizioso
"La signora è servita, spero sia stata soddisfatta". Francesca si alzò dalla poltrona, le gambe le tremavano ancora un po', ma si sentiva estremamente rilassata e soddisfatta, si guardò allo specchio, Ivonne le aveva fatto un ottimo servizio, in tutti i sensi. La ringraziò allungandole una banconota da 100 euro, questa di rimando le dette un biglietto con un semplice numero telefonico.
Prima di avviarsi alla macchina fece un giro per le vetrine, fu colpita da una piccola boutique che aveva in mostra due capi molto interessanti e sexy, era un genere che non aveva mai comprato, entrò e domandò di provarli.
Erano scioccanti: la camicetta di una trasparenza folle e la minigonna talmente corta che più che nascondere lasciava intravedere molto. Era certa che molto presto sarebbero stati indispensabili, quindi li acquistò. Riprese la macchina e felice come una collegiale ritornò verso casa.
Dopo cena i suoi pensieri tornarono prepotentemente agli ultimi avvenimenti, a quello che era accaduto al Beauty Center: Perché nel pomeriggio aveva goduto fra le braccia di una donna? Cercò in tutti i suoi ricordi di ragazza per capire se mai fosse stata attratta da una del suo stesso sesso ma non riaffiorava nulla, anzi a casa sua l'omosessualità sia maschile che femminile era un argomento tabu. Le venne alla mente anche quel sogno emblematico che aveva fatto, quella figura creata dal suo inconscio e la masturbazione che ne era seguita.
Se la sua vita stava cambiando non poteva che essere l'incontro con bella vicina, a cui pensava sempre più spesso. La sua visita, il suo racconto, ma soprattuto il suo fascino aveva fatto esplodere qualcosa che covava nel suo intimo.
Ora aveva voglia di rincontrarla, di risentire il suo profumo, di rivedere quello stupendo corpo di femmina. Avrebbe potuto telefonarle, si alzò di scatto, guardò nell'elenco telefonico, ed ora il numero era lì sul tavolino davanti a lei. Provò diverse volte, ma quando arrivava all'ultimo numero abbassava la cornetta, solo una volta arrivò in fondo, ma dall'altra parte nessuna risposta..
IL SEGNALE
Era trascorsa una settimana ed ecco che quella sera l'ultimo piano del palazzo si illuminò, poi la luce della prima finestra si spense e si accese per tre volte. Il cuore le saltò in gola, erano giorni che aspettava il segnale ed ora che era giunto non si mosse. E se non era il segnale, ma un errore?
Dopo 10/15 minuti il segnale fu ripetuto. ora non poteva essere altro che quel che desiderava.
Si avviò in camera da letto, si tolse l'accappatoio, poi senza alcuna esitazione indossò sul corpo nudo la camicetta trasparente e la mini, che aveva acquistato la settimana prima, si guardò allo specchio molto lentamente e si trovò libidinosamente bella.
Si ripassò il trucco, si profumò, si mise un paio di occhiali da sole per non farsi riconoscere ed un foulard per coprire le sue tette così in vista, poi senza alcuna fretta, quasi a voler ritardare quell'incontro, uscì di casa.
Era agitata come il giorno del suo primo appuntamento con Marco, ma anche titubante se non perplessa perché era un incontro tutto al femminile, non aveva mai avuto un appuntamento di quel tipo. Ma nonostante tutto la cosa la rendeva felice, felice di poterla rivedere, ma soprattutto felice che qualcuno pensasse a lei e che quel qualcuno forse la desiderava, anche se era una donna.
Stava guardando la fila di campanelli, quando dal citofono udi la voce di Helen:
"Vieni amore ….... ti aspetto".
Ora la sua agitazione si trasformò in eccitazione, ebbe una improvvisa ondata di calore fra le coscie ed un leggero mancamento, dovette appoggiarsi alle pareti dell'ascensore mentre con le mani tremanti schiacciava il bottone dell'ultimo piano e si toglieva gli occhiali ormai inutili.
Helen l'aspettava sulla porta di casa, era uno spettacolo affascinante, anch'essa con una camicetta trasparente ed una mini che a malapena riusciva a coprire il sedere ed i capelli trattenuti da un nastro rosso.
Le due femmine così svestite erano ora una di fronte all'altra e lo sguardo che si scambiarono non poteva essere più eloquente. Ognuna delle due sapeva ciò che desiderava e lo aveva espresso con una semplice occhiata.
Helen prese sottobraccio Francesca e l'accompagnò all'interno di un ampio salone, illuminato da una luce discreta mentre una musica dolce avvolgeva quell'ambiente arredato con estrema raffinatezza.
La fece sedere in un morbido divano in pelle, poi si diresse verso l'angolo di fondo dove, sopra un mobile liberty, presso un candelabro con delle grosse e rosse candele a torciglione, era posto un secchiello con una bottiglia di Champagne. Riempì due coppe, tornò verso l' ospite e nel porgerne una le sussurrò
"alla nostra amicizia"; Lo sguardo di Francesca era sedotto da quello spettacolo che le si parava di fronte , guardava con insistenza ora il seno, ora le gambe, ora quella parte sotto la mini senza alcuna difesa, alzò il calice e con una voce piena di aspettativa le rispose:
"a noi due" e bevve la coppa d' un fiato.
"Non sapevo se avresti accettato il mio invito dopo quello che ti ho fatto e ti ho detto, e ti chiedo scusa se hai sofferto per colpa mia in questi giorni. Ora sono molto felice che tu sia qui. Ti devo confessare che mi piaci molto."
"No, non ti devi scusare di niente, sei stata molto onesta nel raccontarmi tutto. Mi hai tolto un peso, pensavo di essere in colpa verso mio marito ma mi sbagliavo, non meritava il mio amore." rispose Francesca, che continuava a guardarla sempre più impudentemente.
"Anch'io voglio essere sincera con te, anche tu mi piaci, anzi mi piaci moltissimo, sei molto bella, ……non ho mai avuto alcuna attrazione per una donna, ma ora ………"
"La vita riserva sempre delle sorprese" la interruppe sorridendo Helen, le snodò il foulard poi prendendola per i fianchi le sussurrò: Balliamo
Le due femmine cominciarono a ballare, Helen conduceva la danza. Doveva essere accaduto chissà quante volte, considerato che lo faceva con estrema naturalezza, pensava Francesca, che avrebbe voluto abbracciare e stringere quel corpo, ma si tratteneva e con fatica riusciva a starle distante.
Poi le mani di Helen lasciarono i fianchi di Francesca e si appoggiarono con arroganza sul suo sedere tirandola a sé con prepotenza. Dapprima oppose una leggera resistenza, poi cedette.
Sentiva le tette di Helen premere contro le sue. I capezzoli di entrambe erano diventati duri come sassi e spingevano gli uni contro gli altri, una gamba della bella vicina si era insinuata fra le sue, mentre le mani erano scese sotto la sua minigonna e le accarezzano il culo e non solo.
Fu allora che Francesca, persa ogni resistenza, prese fra le mani quel culo tanto desiderato ed iniziò lentamente a stringerlo, come aveva immaginato era notevolmente sodo. Ora lo stringeva, ora lo accarrezzava, quel culo era bellissimo. Stava scoprendo un mondo nuovo. Le sue difese, anche se ce ne fossero state, ora erano completamente svanite, stringeva il corpo di Hlen, tanto desiderato, in modo energico quasi avesse paura di poterlo perdere. I due corpi si erano fusi in un unico cosa di sesso e libidine.
Helen piegò lentamente il capo e iniziò a sbaciucchiare, leccare e mordere il collo della sua ospite che respirava sempre più affanosamente. Con una mano le accarezzava i fianchi e il culo mentre con l'altra mano cercava di sfilarle la camicetta.
Vedendo che l'operazione non le riusciva, si staccò a fatica da Francesca e le ordinò perentoriamente:
"Spogliati ….. voglio vederti nuda, ….. tutta nuda. Voglio vedere le tue tette, ma soprattutto la tua …..…. figa"
Francesca rimase un attimo interdetta, non era abituata a tali parole per lei così crude, ma la sua eccitazione era enorme e le rispose:
"Si certo, farò quello che vorrai, insegnami, sarò la tua allieva prediletta".
"Allora, molto lentamente, togliti la camicetta e la minigonna".
Francesca voltò la schiena ad Helen e sculettando dolcemente si tolse la camicetta. Aveva due seni dritti che facevano voglia, con i capezzoli appuntiti che guardavano in sù.
Helen si avvicinò appoggiando il proprio inguine al culo di Francesca, passò le braccia sotto le braccia di Francesca e prese fra le mani le sue tette, belle, calde e vogliose. Poi cominciò a strizzarle i capezzoli e ad allungarli al massimo fino a quando non giunse al suo orecchio un leggero grido di dolore .
"Sono stupende le tue tette, nè grosse né piccole ma sode come piacciano a me, le mangerò e le leccherò fino a farti svenire, e devono essere solo per me. Ma ora togliti la minigonna, ti voglio completamente nuda".
Francesca si sfilò la minigonna e si sedette sul divano accavallando le gambe, cercando di nascondere il suo tesoro. Subito Helen le si pose di fronte, gettò per terra un cuscino su cui si inginocchiò, le dischiuse le gambe. Si mise ad ammirare quella figa nera e pelosa. Fra i peli faceva capolino un clitoride rosa sviluppato come non gli era mai capitato di vedere, era grosso come un fagiolo, dopo alcuni secondi di ammirazione esclamò:
"Com'è nera e grande la tua figa, e che clitoride hai, non è bella la tua figa …… è meravigliosa, fantastica, stupenda, non vedo l' ora di leccartela, prenderla in bocca, mangiartela tutta", poi appoggiò la mano destra a cucchiaio sul monte di Venere ed iniziò ad accarezzarla, ma si fermò quasi subito per gridare
"Oh, oh, la mia troietta è già completamente bagnata"
Ora il suo viso era all'altezza delle tette di Francesca, i capezzoli la guardavano con segno di sfida, vi si gettò contro a bocca aperta, iniziò a succhiarli con estrema golosità ora l'uno ora l'altro, poi passò a morderli, per poi succhiarli e leccarli ancora. La mano continuava ad accarezzare la figa di Francesca sempre più bagnata, poi passava al clitoride, lo prendeva fra le dita e lo stringeva con passione, per poi tornare a stropicciarle la figa.
Francesca sottoposta a queste piacevoli torture smaniava e mugulava come una cagna in calore, il suo respiro era divenuto affannoso, mentre il corpo era pervaso da mille sussulti.
La sua mente era completamente offuscata dalla libidine e dal piacere, ora dalla sua bocca uscivano solo parole oscene:
"Continua così, ancora, ancora, sfregami il clitoride, accarezzami la figa, non smettere. Sono la tua troia, ….masturbami, ….leccami le tette, ….mordimi i capezzoli, siii cosi, anche più forte, fammi male, è un dolore meraviglioso, ….voglio godere, siiii voglio godere per te, …..con te …………"
Helen alzò leggermente il viso e sorridendo le disse:
"Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto, l'ho capito dal primo momento. Ho visto come mi guardavi quando sono entrata a casa tua, ho subito pensato questa diventerà la mia amante, si la mia ganza". Le sollevò le gambe e l'aiutò a stendersi sul divano. Ora era lì questo nuovo amore, questa nuova femmina a cui avrebbe insegnato tutto e da cui avrebbe avuto tutto. Si tolse in fretta la camicetta e la mini ed esplose fuori tutta la sua bellezza.
Francesca la guardava estasiata e piena di desiderio, le tese le braccia dicendole:
"Vieni, accarezzami, leccami ancora, ho una gran voglia di te".
Helen si distese nuda sul corpo nudo di Francesca, i due visi erano vicinissimi e le bisbigliò:
"Ora voglio baciarti, voglio la tua lingua, voglio sentire il tuo sapore. Lo desideri anche tu, vero?"
"Si, amore, anche se fino ad oggi non ho mai baciato una donna" rispose Francesca e continuò:
"Quella sera quando mi hai sfiorato le labbra a casa mia avrei voluto che tu continuassi, ma sei fuggita via. Ora non farmi aspettare, lo desidero, …….baciami ……ti prego baciami".
Aveva appena terminato la frase che le labbra della sua bella vicina si erano posate sulle sue, non sapeva cosa fare, poi sentì la lingua di Helen che cercava di entrare, apri la bocca vogliosa di questa nuova esperienza, portò la lingua indietro il più possibile per dare il massimo rifugio alla bella intrusa.
Aveva un buon sapore e si muoveva con delicatezza, non in maniera rude come il bacio di un maschio, era un bacio nuovo, si un bacio diverso. Le due lingue si cercavano, si succhiavano, si lasciavano, si rincorrevano, e così le labbra, si allontanavano per poi riavvicinarsi e potere offrire un piacere sempre più intenso.
Erano passati già diversi minuti, le due donne in calore continuavano i loro baci stimolanti mentre i loro corpi bollenti si strofinavano l'un l'altro. Ora i baci erano divenuti più lascivi. Helen, che si trovava sopra, faceva scendere lungo la sua lingua rivoletti di saliva che andava a depositare sulla lingua di Francesca. Questa, senza alcun ritegno, succhiava e beveva tutto con avidità, poi riapriva subito le labbra per ricevere nuovi baci sempre più osceni e lubrichi.
Aveva ormai perso ogni freno e urlava tra una slinguata e l'altra:
"Siii, ancora, ancora, spegni la mia sete, ti desidero, ti voglio, dammi tutto di te".
"Sii, grida il tuo piacere. Grida quanto vuoi, non ti preoccupare non ci può sentire nessuno, tutto l'appartamento è insonorizzato. Ti piace la mia lingua, vero?"
"Siii, ….è buona la tua lingua, ……il tuo sapore, …….sputami in bocca. Vorrei che tu avessi un……. cazzo duro e lungo per scoparmi".
Helen non si fece ripetere la richiesta due volte, appoggò due dita sul frutto dischiuso e pulsante della amata e iniziò a spingere. La penetrazione fu rapida e facile, non c'era stata nemmeno la necessità di insalivarsi le dita tanto la figa di Francesca era fradicia e scivolosa. Poi cominciò un lento e continuo su e giù, deliziandola con un magnifico ditalino.
I gemiti iniziali diventarono presto grida:
"Aaahhh, ….. che fantastico ditalino, penetrami, ….. scopami, ….… spingi ….... spingi …... sfondami …... riempimi tutta. Sto per venire ….."
A quelle parole Helen interruppe il ditalino, arretrò leggermente e infilò la testa fra le coscie vogliose di Francesca, poi tolse le dita dalla figa strabagnata per sostituirle con la sua lingua. Manovrava la lingua come un piccolo cazzo, la penetrava, la leccava, le succhiava tutto il suo sugo, poi le mordeva il clitoride, per poi ritornare dentro quella grotta umida e gustosa come una conchiglia di mare.
Per Helen leccare una bella figa giovane e farla godere era il massimo della soddisfazione, molto maggiore che farsi scopare da un maschio cazzuto, era sempre stata una indiavolata bisex con una forte preferenza al rapporto lesbico, ed ora cercava di non deludere questa nuovissima conquista.
Infatti di li a poco si alzò il grido di Francesca:
"Siiiii, godoooo ……… godoooo siii ….. godo ancora, sto per morire", il suo corpo era attraversato da scatti incontrollabili, mentre al suo cervello giungevano ondate di piacere talmente intense che era veramente convinta di morire.
Seguì la voce trionfante di Helen che diceva:
"Siiii ….vienimi in bocca, cosi, vienimi in bocca mia piccola troia. Ah, che buona la tua sborra, ti voglio bere tutta" mentre continuanava a leccare e a succhiare il sugo ciprigno che sgorgava dalla figa nera e pelosa di Francesca. Poi anche per lei incominciò a montare il piacere, il suo corpo cominciò a scuotersi in modo spasmodito e sempre più intenso, fino alla esplosione finale. Si alzò un grido lacerante:
"Vengo anch'ioooo, …. ahhh, che bello, ….. godooo, .…godo si ancora…. ahhh, che bello".
Poi nella stanza scese il silenzio, rotto solo dai respiri affannosi delle due femmine. Passarono diversi minuti, la prima ha rompere il silenzio fu Francesca:
"E' stato fantastico, non ho mai goduto così tanto e così a lungo in vita mia, e il merito è tutto tuo, solo tuo, mi piaci da impazzire".
Helen sollevò la testa dalle coscie calde dell'amante, lo spettacolo davanti ai suoi occhi era incantevole, dalla figa di Francesca ancora dischiusa scendevano le ultime gocce di succo vaginale, furono subito preda della sua lingua che riprese a lappare e a succhiare. Poi lentamente i suoi baci cominciarono a salire su, su fino alle tette, prese a succhiare con forza i capezzoli che già al primo contatto si erano rifatti turgidii.
"No, ti prego fermati, se continui così mi farai morire un'altra volta".
Per tutta risposta Helen la baciò con passione, poi fra un bacio e l'altro le disse:
"Anche tu mi piaci, ho ancora voglia di te e anche tu mi desideri ancora, lo sai che queste cose non si possono nascondere ad una donna. Seguimi !!!"
Si diresse verso la camera da letto, subito Francesca la seguì come un cagnolino. Era una stanza più lunga che larga, lungo tutta una parete correva un armadio in legno chiaro con un grande specchio al centro, mentre di fronte vi era un letto matrimoniale molto più ampio del solito con delle bellissime lenzuola in seta rosa.
Helen si buttò sul letto e allargando le braccia e le gambe le disse: Eccomi amore mio, fammi godere. Francesca guardava quel corpo, ma soprattutto il sesso libidinosamente bello, sovrastato da una leggera peluria ben curata:
"Come sei bella e quanto mi piaci, ti desidero tanto, ora ti leccherò dappertutto, fino a farti morire".
"Hai detto che mi leccherai tutta, oltre la figa anche il buco del culo, vero?"
"Ma, veramente io"
"Come ! Prima dici …..mi piaci, ti desidero. Sei già pentita?"
"No di certo ! Ti amo, si, ti amo alla follia, ma dammi il tempo di dimostrartelo. Insegnami, voglio che tua sia la mia maestra, farò tutto ciò che tu vorrai"
E prima che Helen potesse replicare si impossessò della sua bocca. Il bacio che seguì fu estremamente bello. Le lingue si rincorrevano, si attorcigliavano per poi succhiarsi mentre le salive si mescolavano. Questo duello di lingue andò avanti per alcuni minuti, finchè entrambe non sentirono la necessità di respirare in maniera normale.
Francesca prese a leccargli e succhiargli i capezzoli, prima uno poi l'altro, avrebbe voluto avere due bocche.
"Brava così, continua non ti fermare, e ora mordili. Si, più forte. Stai imparando in fretta. Avresti voluto avere due bocche, vero? E allora usa le dita, mi piace questa dolce tortura." Ora i capezzoli di Helen erano diventati estremamente rossi e sensibili, Francesca continuava a succhiarli e strizzarli con passione finchè sentii le mani dell'amante che spingevano la sua testa verso il basso.
Lasciò a malincuore quei dolci frutti per poi proseguire con la lingua verso nuovi orizzonti, fece alcuni giri attorno all'ombelico assaporando il sapore leggermente salato del sudore.
Si spostò un poco, ora era di fronte al sesso di Helen, si soffermò ad ammirarlo:
"Come è bello il tuo tesoro, mi piace"
"Lo so che ti piace. Ma chiama le cose con il suo nome: culo al culo, figa alla figa, e libidinosamente bello, ma dimmi piuttosto cosa mi farai"
"Mangerò la ……. la tua Figa, si leccherò la tua Figa, sentirò il sapore della tua Figa, metterò le mie dita nella tua Figa, succhierò gli umori della tua Figa, voglio sentirti gridare come una troia e, voglio farti godere come una cagna in calore".
"Questa è la Francesca che voglio sentire!" gridò Helen
"Le parole oscene per me sono libidinosamente eccitanti, ma ora leccami, penetrami, sfondami, voglio godere".
Francesca allargò con le dita la sommità delle labbra per meglio esporre ai suoi colpi di lingua il clitoride dell'amante, ora lo leccava, ora lo mordeva. Poi le infilò un dito nella figa, visto che era scivolato dentro con estrema facilità, infilò anche un secondo dito. Teneva la mano a mo' di pinza cosicché mentre le due dita continuavano il loro andirivieni, ora lento ora veloce, ora dolce ora violento, con il pollice, rimasto fuori, sfregava ritmicamente sul clitoride, che era divenuto paonazzo come se tutto il sangue si fosse raccolto in quel punto.
Questa manipolazione andò avanti per diverso tempo, con grande godimento di Helen che cercava di non perdere la propria lucidità per assaporare fino in fondo tutto il godimento. Poi non ancora soddisfatta si rivolse a Francesca:
"Ora faremo un altro gioco ! Un bel 69, è la posizione più antica e la più bella per due donne che si amano. E allora, amore mio girati ! Voglio essere leccata e leccarti, voglio godere e farti godere."
Francesca si pose a cavallo dell'amante nel più classico 69, le fighe vogliose delle due femmine erano a pochi centimetri dalla bocca di ognuna, pronte per essere lappate e succhiate. La lingua esperta e lunga di Helen prese subito possesso di quel fiore di carne che ora poteva osservare in tutta la sua bellezza. Anche Francesca si era buttata a capofitto sul sesso della amica, cercava di imitare la compagna, il sapore ora le sembrava più intenso e più inebriante, la masturbazione che le aveva praticato aveva già dato i suoi frutti, sentiva sotto di sé una figa strabagnata, piena di umori che cercava di succhiare con una voglia indiavolata.
"Sei fichissima, stai imparando presto, mi stai succhiando l'anima amore mio. Diventerai la mia lesbica preferita" le sussurava Helen tra una slinguata e l'altra.
"Ma ora voglio che tu mi lecchi il buco del culo, è la cosa che mi piace di più, e piacerà anche a te, vedrai" e cosi dicendo piegò le gambe affinchè il culo fosse completamente a disposizione dell'amante.
Francesca cominciò con piccoli baci ad accarezzare quei due globi così invitanti: La prima cosa che le era piaciuto in Helen era stato il suo culo, ed ora era lì tutto per lei. Continuò prima con dei piccoli morsi, poi più grandi e profondi ed altri baci quasi a scusarsi dei morsi.
"Mordimi, …… si mordimi il culo ……. mi piace …… continua così"
Francesca, incitata da Helen, serpeggiava ora con la lingua lungo il solco del suo culo, avvicinandosi a quel fiore nero che sembrava calamitare ogni suo desiderio. Iniziò a leccarlo, aveva un sapore acre, ma gradevole, continuò a slinguarlo.
Il piacere e l'eccitamento che le dava quella sua azione era davvero indescrivibile, con le mani stringeva le chiappe dell'amata quasi a farle male. Quando vide che molto lentamente quel fiore incominciava a schiudersi, con la punta della lingua iniziò un lento andarivieni. Vedeva la sua immagine riflessa sullo specchio, sembrava un sogno, come poteva immaginare qualche giorno prima quello che ora stava vedendo. Lei, una donna, che stava leccando il buco del culo ad un'altra donna, vedeva la sua lingua entrare e uscire. Aveva passato tutti i limiti della decenza e ciò che provava era maledettamente eccitante.
Ora il fiore nero era allargato al massimo e Francesca riusciva a penetrarla con buona parte della lingua, la cosa portò ben presto Helen al settimo cielo. Le sue grida riempivano la stanza:
"Si, ……inculami, …….inculami con la lingua, …… mettila tutta dentro … che bello. Ti piace vero, mia piccola e dolce troia? Ti piace incularmi mentre io ti chiavo con le dita, ne ho già infilate tre, ci potrei infilare la mano tanto sei bagnata. …..Sto per venire. Anche tu stai per godere, lo sento".
Francesca le rispose quasi subito:
"Siii, anch'io sto per godere, amore, ……godiamo insieme …. vengo, ……. godo, ……. oh come godo".
Era una esplosione di orgasmi, i sussulti delle due amanti si rimescolarono, i gemiti e le parole più sconcie e indecenti riempivano la stanza. Poi piano piano i sospiri e le grida finirono ed ancora così unite nell'abbraccio saffico, le due donne presero sonno.
Quando Francesca si svegliò era sola. Fece un giro per tutto l'appartamento ma non trovò nessuno. Vicino all'ingresso, su una poltrona, vi era un biglietto ed un mazzo di chiavi:
Buongiormo amore,
ti lascio le chiavi di casa, cioè le chiavi della nostra casa, spero di trovarti quì quando torno. Devo correre a Parigi alla Direzione centrale della Maison, se tutto va bene avrò da raccontarti grandi cose. In cucina è pronta la colazione, dovrebbe essere ancora calda, se non ti sei svegliata troppo tardi, bella dormigliona.
Appena posso ti chiamo e quando torno ti chiavo,
tua per sempre, Helen.
P.S. - Mi sono innamorata di te. (gira il biglietto)
Dietro il biglietto l'impronta lasciata dal rossetto della bocca di Helen e la scritta: Un grosso e lungo bacio, tu sai dove.
Francesca dopo una breve doccia si diresse verso la cucina, era più ampia della sua ed arredata in maniera razionale. La colazione era veramente squisita e di suo gusto, poi si mise a riordinare ogni stanza, era stata sempre molto precisa e meticolosa, le piaceva fare i lavori di casa e quel giorno in particolar modo.
Poi prese ad ispezionare l'appartamento, In un mobile del salone trovò diversi album di foto di Helen, di quando ancora faceva la modella, erano foto bellissime ed anche molto sexy.
Verso le dieci di sera suonò il telefono. Francesca sollevò il ricevitore, era Helen:
"Ciao, sono contenta di sentirti, mi manchi molto, amore"
"Come avrai capito sono qui nella …… nostra casa, in camera da letto, grazie per il lungo bacio. Ho letto il tuo biglietto mille volte, e mille volte ho goduto. Anch' io sono innamorata di te. Ti desidero. Ti voglio Oggi ti ho cercato per tutta la casa, ti ho cercato nei tuoi oggetti, nelle tue cose. Mi manchi. Quando torni? ….. e la riunione?"
"Non ti preoccupare, amore mio , domani sera dovrei essere già a casa. Per ora tutto bene. Ma cosa stai facendo?"
"Lo vuoi proprio sapere?."
"Ma certamente!"
"Mi sentivo sola e allora sono andata a letto ma non sono riuscita a prender sonno, pensavo maledettamente a te e all'enorme piacere che mi hai fatto conoscere. Mi sono messa a guardare delle foto di un tuo servizio per Biancheria intima e mi sono eccitata come una ragazzina, lo sai che sei una gran bella gnocca e che gnocca, così ho cominciato a masturbarmi. Ora sono completamente nuda e mi sto toccando, ma non solo"
Anch' io mi sto masturbando. Queste tue parole mi fanno sbrodolare come una fontana. Ma spiegami cosa vuol dire
"quel non solo"
"Mi vergogno a dirtelo"
"Lo voglio sapere! Non ci devono essere segreti fra di noi"
"Ecco, hai presente il candelabro, là nell'angolo, ho preso una di quelle grosse candele e mi ……"
" ….. e ti stai stantuffando la figa immagino, come ho fatto io tante volte" la interruppe Helen
"hai imparato presto, quelle candele sembrano fatte apposta per godere. Nella figa sono molto piacevoli, ma non hai idea poi che piacere danno a infilarsele nel culo, perché con quella forma a torciglione vanno su come un cavaturacciolo, mi son fatte certe godute".
"Ah, come sei porcai, quello che dici mi sta eccitando al massimo, sto per venire."
"No aspetta ancora, raccontarmi ancora, così poi veniamo insieme."
"Si, amore. Come dici tu mi sto stantuffando la figa, pensavo che la candela fosse troppa grossa. Ho cominciato a girarla ed è andata su che era un piacere ….. e che piacere. L' ho infilata quasi tutta, ora sono completamente piena e mi sto sgrillettando il clitoride pensando a te. Ti amo, si ti amo. Desidero il tuo corpo, desidero tutto di te, …. vorrei averti qui ….. farmi leccare da te ..… farmi chiavare da te ….. essere la tua troia ….. la tua cagna in calore…."
E subito di rimando Helen:
"Siii, è fantastico quello che mi dici, anch' io vorrei averti qui. Vorrei poterti leccare, succhiare la tua lingua, bere tutto il tuo piacere. Sai ora mi sono infilata un dito nel culo. Mi sto inculando per te. Ho due dita nella figa e una nel culo, è favoloso, tu non puoi capirlo, mi devi credere è libidinosamente bello".
"Non resisto più, …… mmhh, …..mmhh …..vengo Helen, ..… vengo….. oh mio Dio, come godo".
"Anch' io sto godendo, …aahh, …... godo, …... godo, …... godo, ……godooooooo".
Passarono alcuni minuti, poi si udì la voce di Francesca
"Buonanotte, ….. buonanotte dalla tua piccola troia, a domani , non vedo l'ora".
"Si, a domani, faremo pazzie mia dolce libidine, ti amo". rispose Helen
NOTTE DI NOZZE
Francesca si alzò molto tardi, fece una doccia e si preparò qualcosa, poi vista la bella giornata si spogliò completamente, si tolse anche gli slip e cosi tutta nuda riprese ad ispezionare la casa. Ogni tanto si fermava davanti alle finestre, nella vana speranza che qualcuno la potesse vedere e potesse godere della sua bellezza. Era innamorata e felice, la sera sarebbe arrivata presto, e presto anche il suo amore.
Più tardi si diverti a guardare nell'armadio di Helen, i vestiti erano tutti splendidi. Fu incuriosita da una vestaglia, color fucsia, vaporosa e trasparente, sembrava una nuvola. L' indossò, si guardò allo specchio, era davvero molto trasparente e sexy, decise che avrebbe aspettato il ritorno di Helen cosi, prese dalla libreria l'ultimo romanzo di Ken Follet e si adagiò in poltrona.
Erano passate da poco le sette di sera quando suonò il campanello, si diresse verso la porta e al citofono senti la voce di Helen:
"Sto arrivando, amore"
Aprì la porta e poco dopo dall'ascensore apparì Helen seguita da un attempato signore che portava un borsone e due lunghe scatole. Prima che Francesca potesse nascondersi, Helen l'abbracciò e, mentre le baciava lievemente le labbra le sussurrò
"Sei una gran bella figa!" Poi accennando al signore che la seguiva le disse:
"Non ti preoccupare, è il taxista" Gli allungò la mancia e .lo congedò.
Non si era ancora chiusa la porta che Francesca si avvinghiò ad Helen e iniziò un lingua in bocca a dir poco favoloso, sembrava non volesse smettere più, le sue mani correvano dappertutto, accarezzavano convulsamente il corpo dell'amata. Infilò una mano sotto la camicetta, prese possesso di un seno, ed iniziò a torcere un capezzolo che prese subito ad ingrossarsi. Poi infilò la mano più in basso dentro le mutandine di Helen raggiungendo il suo monte di Venere, iniziò una lenta carezza che non lasciava alcun dubbio sulle sue immediate intenzioni. Mentre con l'altra mano le serrava la schiena con forza, quasi avesse paura di perdere quella preda così desiderata.
Finalmente Helen riuscì a sciogliersi da quell'abbracciò e a riprendere fiato.
"E' davvero eccitante questa tua accoglienza, e la vestaglia che ti sei messa, vedessi che faccia aveva fatto il taxista quando ti ha visto, sei davvero una strafiga. Ma ora dammi il tempo di respirare, ho avuto due giornate impegnative a Parigi, vorrei fare una doccia, ho anche un leggero appetito."
"D'accordo" rispose a malincuore Francesca
"mentre fai la doccia, preparo la cena, così potrai raccontarmi tutte le novità".
"E sentirai che belle novità" disse Helen mentre cominciava a spogliarsi. Francesca se la mangiava coi gli occhi.
"Non guardarmi così, altrimenti addio doccia e cena".
Durante la cena Helen raccontò quanto era avvenuto a Parigi:
"Il Direttore generale voleva che assumessi l'incarico di vice direttrice della sede centrale di Parigi, ciò avrebbe comportato continui viaggi a New York e nel Medio Oriente, e quindi avrei dovuto assentarmi spesso da Milano e da te. Ho ceduto volentieri il mio posto al mio Direttore di Milano ed ho acquisito il suo posto, d' ora in poi non mi dovrò più assentare, ma sarò sempre a Milano. Poi un Direttore ha bisogno di una segretaria, e tu saresti l'ideale".
"Dici davvero ! Ma sarò all'altezza" disse Francesca
"Mi risulta che sei laureata in Scienze Politiche, con lode, questo basta e avanza"
"Sei bene informata. Ma dopo noi due ……….."
"Per questo non devi proprio preoccuparti, l'ufficio del direttore occupa un intero appartamento in un antico palazzo di Milano e, c' è anche una camera da letto che è una favola" replicò Helen.
Allora facciamo un brindisi disse Francesca alzando il bicchiere:
"Al nuovo Direttore di Milano, cui romperò la figa e l'ano".
Le rispose Helen
"Alla più bella Figa di Milano, cui infilerò tutta una mano" .
Ridendo delle loro battute si spostarono nel salone.
"Ho acquistato alcuni oggetti in un Sexy Shop a Parigi molto interessanti ed ho preso anche due abiti alla Maison per noi. Tieni questo è per te, amore mio. Vai ad indossarlo in camera da letto, intanto io ti preparo la sorpresa, quando sono pronta ti chiamo".
Francesca si avviò in camera da letto piena di curiosità. Apri lo scatolone: era un abito da sposa, fon era bianco, ma un tenue rosa confetto. Si tolse la vestaglia e l'indossò, era fantastico, sembrava cucito sulla sua pelle tanto era perfetto, con una vertiginosa apertura centrale fino all' ombelico che lasciava intravedere le sue tette. Il velo era formato da una ghirlanda con fiori rosa chiari e scuri.
Si stava ancora rimirando allo specchio, senza capire il perché di un simile vestito quando sentì Helen che la chiamava. Aprì la porta e passò di sorpresa in sorpresa.
La stanza era illuminata dalle famose candele, Helen era inginocchiata nell'antico inginocchiatoio, di solito usato come portatelefono nell'ingresso, vestita di un elegante smoking nero, con una parrucca maschile ed un bel paio di baffi. Era un bel giovanotto, un po' effeminato forse, ma un bel giovanotto che avrebbe fatto girare sen'altro la testa a parecchie donne. Francesca si avvicinò, fu allora che vide sull' inginocchiatoio un cuscino rosso con due anelli, anzi due fedi.
Helen le prese una mano e con la voce un pò tremolante le disse:
"Sono innamorata di te, ti amo. Ora che ti ho trovata non voglio perderti. Ti desidero, devi essere mia, solo mia, voglio legarti al mio destino. Mi vuoi sposare?"
Francesca, anche se sorpresa da una simile domanda, non ci pensò nemmeno un attimo e rispose:
"Siii, perché anch' io ti desidero. Mi hai fatto conoscere il Paradiso, o forse l' Inferno, ma lo voglio vivere con te"
"Grazie Francesca, grazie, ora inginocchiati vicino a me e leggi la formula" le disse Helen porgendogli un cartoncino.
Si alzò la voce di Francesca:
"Io, Francesca Rosi ti prendo come mia sposa ed amante, dichiaro di amarti, leccarti e chiavarti quando tu lo vorrai, di offrirti ogni parte del mio corpo perchè tu ne possa godere di giorno e di notte, di esaudire ogni tuo desiderio anche il più libidinoso, di essere tua schiava e padrona e di farti godere oltre ogni limite. Da oggi non mi farò più possedere da alcun maschio ed eleggo quale mio unico Dio: Saffo, dea dell' amore lesbico".
Subito dopo fu Helen a leggere la medesima formula:
"Io, Helen Meyer ti prendo come mia sposa ed amante, dichiaro di amarti, leccarti e chiavarti quando tu lo vorrai, di offrirti ogni parte del mio corpo perchè tu ne possa godere di giorno e di notte, di esaudire ogni tuo desiderio anche il più libidinoso, di essere tua schiava e padrona e di farti godere oltre ogni limite. Da oggi non mi farò più possedere da alcun maschio ed eleggo quale mio unico Dio: Saffo, dea dell' amore lesbico".
Poi le due voci si unirono insieme per dire la fatidica frase:
"Ora vi dichiaro marito e moglie, lo sposo può baciare la sposa".
Le due femmine si abbracciarono, mentre le mani accarezzavano con estrema passione ogni parte del corpo dell'altra, le due bocche si aprirono e si unirono in un bacio interminabile, le lingue si cercavano desiderose, si rincorrevano, si succhiavano vicendevolmente.
"Ma tu stai piangendo" disse Helen
"Piango perché sono felice, felice, tremendamente felice" le sussurrò Francesca e stringendola a sé riprese a baciarla, slinguarla, succhiarla come se la dovesse mangiare.
Fu ancora Helen a riprendere in mano la situazione
"Fermati un momento, mi stai di nuovo succhiando l'anima, ….. poi la cerimonia non è finita, …… ci sono le foto". Accese tutte le luci e con una Canon, facendo uso dell'autoscatto, cominciò a scattare. Inizialmente le pose erano le più comuni, ma ben presto degenerarono nelle pose più eccitanti e lascive.
Francesca si era sollevato il vestito da sposa e mettendo in mostra la sua figa pelosa gridava:
"Questa è tutta per te, tutta per te".
Allora Helen si apri la zip dei calzoni e tirò fuori un uccello, che sembrava vero dicendo:
"E io con questo te la romperò".
Francesca rideva e saltava a destra e sinistra gridando:
"Ah ! Ah ! Ho sposato un uomo…. ho sposato un uomo. Lo sai che è un bel cazzo grosso e duro ….. e allora cosa aspettiamo, andiamo a scopare".
"Non aver fretta, anche se i tuoi baci mi hanno messo addosso una gran voglia, abbiamo tutto il tempo, sai mi ero dimenticata di dirti che nell'incontro a Parigi mi è stato concesso una settimana di vacanza. Se vuoi possiama andare anche in viaggio di nozze. Dove vorresti andare, amore mio?".
"Se posso decidere io, …. voglio andare …….7 giorni e 7 notti di là, nella nostra camera da letto !" rispose Francesca.
"Speravo che tu dicessi così, sei libidinosamente bella in questo momento, ho voglia di fotterti subito ……. voglio chiavarti tutta la notte" disse Helen. La sollevò da terra prendendola fra le braccia e si avviò verso la camera da letto con quel dolce peso.
Appena entrate si spogliarono nude in pochi secondi. Ora Francesca guardava Helen, ma soprattutto fissava quel grosso cazzo che spuntava dal pube della sua amante, sostenuto da alcune cinghie. Si avvicinò e lo prese fra le mani, era veramente grosso, lungo oltre 20 cm, color carne, con in rilievo delle venuzze azzurrine, una grossa testa liscia, leggermente più scura, e alla base aveva due testicoli allungati.
"Sembra vero" disse Francesca cominciando a leccarlo per tutta la sua lunghezza, poi aprì completamente la bocca per ingoiare meglio quella grossa cappella dando vita ad un lento sù e giù"
"Sono contenta che ti piaccia, l'ho comprato a Parigi, è l'ultimo modello, si chiama Special Dildo"
Francesca si buttò di traverso sul letto, con le le gambe penzoloni, poi spalancò le coscie e gridò:
"E ora chiavami, chiavami con questo arnese, sono già tutta bagnata. Com'e bello e grosso, lo voglio tutto e subito non farmi aspettare".
Helen prese un flacone e spalmò d' olio il dildo per facilitarne l'introduzione poi si avvicinò a Francesca e cominciò ad accarezzarla per tutto il corpo, le succhiò le tette e i capezzoli gonfi di desiderio, poi appoggiò il dildo sulla sua figa palpitante.
"Ed ora voglio chiavarti, voglio infilartelo tutto dentro, voglio chiavarti fino a farti scoppiare il cervello"
Così dicendo cominciò a spingere molto lentamente, la testa del membro entrò a fatica nella figa di Francesca, non ostante fosse unto a sufficienza, poi continuò a premere.
Ora la penetrazione era molto più agevole, quando vide che ne aveva introdotto oltre la metà iniziò un costante andarivieni, ora più lento e delicato, ora più veloce e violento, mentre con le mani le palpava e stringeva tette e capezzoli.
Francesca sentiva il piacere che partiva dal basso e andava su per tutto il corpo.
"Ancora, ..…. ancora, .…. continua a fottermi, .. è davvero meraviglioso, ..... mettimelo tutto dentro il tuo bel cazzo"
Helen invece lo sfilò dalla bella figa, si allungò verso il viso di Francesca e glielo mise in bocca, questa come una forsennata prese a leccarlo e succhiarlo come se fosse un gelato.
"Siii, prendilo in bocca, leccalo, puliscilo per bene, ti piace la tua sborra, sei una porca, la mia porca" gli gridava Helen. Per avere più forza si era messa in ginocchio sul letto e si era portata le gambe di Francesca sulle spalle. La scopava con estrema violenza, ad ogni spinta il dildo spariva completamente, sembrava impossibile che quella figa potesse contenerlo tutto.
"Siii, ….. continua, …… mi stai sfondando la vagina, …… ne voglio ancora, si ancora, ….. mi stai facendo impazzire, non ti fermare" gridava Francesca. Invece Helen ogni tanto si fermava, non solo per riprendere fiato ma ogni volta che si accorgeva che Francesca era sul punto di avere un orgasmo.
Più forti erano le grida di Francesca e più impetuosa era la scopata di Helen. La sua figa doveva essere bagnata fradicia, nella camera si udiva un dolce sciabordio.
"Non ne hai ancora abbastanza, brutta troia, allora prendi", e cominciò a schiaffeggiarle le tette, sempre più forte, a torturarle i capezzoli, a torcerli e strizzarli mentre continuava a scoparla in maniera brutale.
Francesca non sentiva più nessun dolore ma un immenso godimento, la sua testa sembrava dovesse scoppiare, il piacere che provava era troppo grande e prese ad urlare:
"Dai, dai, continua, picchiami, picchiami ancora, mi piace, siii mi piace da morire, vengo, ……. vengo, ………. GODOOOOOOO".
L'orgasmo la colpì come una pugnalata al basso ventre, il suo corpo ebbe un primo sussulto lungo e violento seguito da 5/6 spasmi, poi una ultima contrazione. Si teneva la testa fra le mani, pensava dovesse scoppiargli, mentre lacrime di dolore e di piacere scendevano dai suoi occhi.
Helen sfilò lentamente il finto cazzo, che se ne uscì con un sordo rumore dalla figa di Francesca, si pose al suo fianco e prese ad accarezzarla dolcemente come se accarezzasse una bambina. Rimasero così, teneramente abbracciate, per mezz'ora, poi Francesca si rilassò e sorrise alla sua sposa crudele:
"Grazie, mille volte grazie, ti amo, amore mio. Non ho parole per dirti quello che ho provato. Ma tu non hai goduto."
"Ho goduto mia cara. Ho goduto nel possederti, ho goduto nel vederti soffrire, ho goduto quando hai provato piacere, anche questo è godere, mia piccola dolce sposa".
Poi si alzò dal letto per tornare poco dopo con due coppe di champagne, Francesca bevve la sua tutta d'un fiato.
"Avevi veramente sete, ma ora osserva come si può bere con molto più gusto" disse Helen mentre infilava la testa fra le coscie di Francesca ponendo la bocca subito sotto le grandi labbra. Iniziò a versare lo champagne sul ventre di Francesca, si formò subito un rivolo che scese giù verso il suo sesso rimescolandosi con il liquido vaginale che era fuoriuscito durante quel lungo orgasmo. Helen aprì la bocca e bevve quel nettare fino all' ultima goccia.
"Era lo champagne più delizioso che abbia mai bevuto" esclamò continuando a leccarla e baciarla all'interno delle cosce, poi scese giù verso i piedi.
Prese a succhiare l'alluce del piede destro come se fosse un piccolo cazzo, poi si spostò ponendosi con il suo sesso sopra quel dito che aveva appena succhiato e se lo infilò in figa. Francesca la guardava confusa. Ora il suo alluce era sparito dentro il sesso di Helen che spingeva come se volesse che tutto il piede potesse penetrarla. Dopo alcuni minuti prese a succhiare l'altro piede per poi risalire lentamente lungo tutta la gamba coprendole il corpo di morsi e succhiotti. Successivamente le baciò languidamente il collo, per poi mordicchiare il lobo dell'orecchio e lambire con la lingua tutto il padiglione.
Questa sapiente opera dette ben presto l' esito desiderato, infatti Francesca cominciò a miagolare e fare le fusa come una gatta:
"Mmmmhhhhh ….. come sei libidinosa e sensuale, mi vuoi sedurre ancora, vero!"
"Si ancora e, poi ancora, voglio che tu non possa dimenticare mai la nostra prima notte di nozze"
"Questa volta però voglio essere io a farti un regalo" disse Francesca
"Un regalo? Quale?"
"Scommetto che non lo indovini"
"Dai, dimmelo ! Non farmi stare sulle spine"
"Voglio regalarti il …………. mio culo ….. vergine"
"Dici davvero, vuoi che t' inculi, amore mio"
"Si, si, si, voglio che tu m'inculi. Ma è così piacevole come dicono?"
"E' una cosa fantastica. Non si può descrivere, bisogna provarla"
"Ti prego solo di non usare quel grosso Dildo".
"Non ti preoccupare" disse Helen scendendo dal letto, e prendendo dal borsone un nuovo cazzo finto
"Questa volta useremo un nuovo dildo. Come vedi questo ha la testa molto più piccola, è più sottile ed è leggermente ricurvo in su. Mi hanno assicurato che l' ideale per il culo, si chiama appunto Anal Dildo. Sono sicura che quest' altra volta vorrai provare qualcosa di più grosso".
Sganciò lo Special Dildo e riagganciò il nuovo tipo, poi lo lubrificò con il solito flacone per renderlo più scivoloso e penetrante.
"Come mi devo mettere, mia dolce padrona".
"Alla pecorina amore, è la posa migliore".
Francesca si sistemò per soggiacere alle voglie dell'amante in trepidante attesa. La sua dolce padrona le si pose dietro e cominciò ad accarezzarle la schiena ed i fianchi:
"Che fianchi stretti, e che bel culetto, il tuo corpo sembra una clessidra ……"
"Ora è tutto tuo, non aspettare oltre, inculami!" la interruppe Francesca
Helen le accarezzò delicatamente il culo, poi scese con due dita lungo l'incavo e prese a massaggiarle quel fiore nero impertinente e sensuale, Francesca riprese a miagolare.
Helen posizionò il cazzo finto sull' orifizio, si chinò leggermente in avanti, le prese fra le mani le tette e iniziò una lenta penetrazione con piccoli colpi. Si udirono i primi gemiti di Francesca:
"Uhhhh, Uhhhh, che male, fermati, fermati, mi stai spaccando il culo".
"Non ti preoccupare, è solo una sensazione che si prova in principio. Devi sapere che il nostro sedere è molto sensibile ed è fonte di godimento sia per i maschi che per le femmine, vedrai fra poco comincerai a volare su di un mare di piacere" replicò Helen mentre iniziava un vivace su e giù.
Ben presto il massaggio anale iniziò a fare effetto, vampate di calore salivano dal culo di Francesca, lungo la spina dorsale fino al cervello, ed i gemiti diventarono gridi di gioia:
"Siii, è bello, è tremendamente bello, mi sento in paradiso"
Helen continuava a stantuffarla con sempre maggior veemenza e con una mano le sfregava il sesso sempre più bagnato. Ora anche Francesca collaborava, spingeva alternativamente il sedere all' indietro andando incontro a quel piacevole cazzo affinché potesse penetrarla interamente e urlava:
"Violentami amore mio, sfondami, rompimi il culo, riempimi tutta".Helen infilò due dita nella figa bollente e le dispensò un gustoso ditalino mentre continuava ad incularla furiosamente.
"Siiiii, scopami, inculami, continua ancora, prendimi come vuoi tu"
Helen, con la mano libera prese a schiaffeggiarle il culo, ….. una, ….. due, …. tre, ….. dieci volte, …….. ed ogni volta più forte.
Francesca, era giunta ormai all' apice del piacere, e gridava:
"Ancora, ancora, ancora, sto per venire" a quel grido Helen tolse le due dita dalla figa di Francesca e, così scivolose e bagnate di sborra se le infilò con un sol colpo nel proprio culo e prese ad autoincularsi in maniera furiosa.
L'orgasmo le raggiunse contemporaneamente, sembravano colpite da continue scariche elettriche mentre gridavano di piacere, poi i loro corpi cessarono di godere e caddero sul letto ancora avvinghiati.
Helen voleva togliere il finto membro dal culo di Francesca ma questa si oppose:
"Voglio restare così, piena di te".
Le due donne presero un leggero sonno ristoratore. Dopo oltre un'ora la prima a destarsi fu Helen, cercò di sfilare il dildo dall'umido ricettacolo dove l'aveva lasciato e malgrado avesse cercato di usare la massima delicatezza questo maneggio fece emettere alla sua ospitale sposa un flebile
"Oooohhhhh" ed a svegliarla completamente.
"Vogliamo rinfrescarci con una piacevole doccia?" propose Helen
"Vuoi forse continuare a scopare? Non ne hai avuto abbastanza"
"Mio dolce tesoro, in amore non esiste la parola abbastanza. E poi ho qualche altro oggettino da provare" disse Helen e si avviò saltellando verso il bagno, seguita docilmente da Francesca.
Quando uscirono dal bagno erano entrambe pronte a nuove lotte d'amore e di sesso.
"Vediamo che altri strumenti abbiamo per le nostre belle fighe" esclamò Helen aprendo il borsone che aveva sistemato sul letto.
"Ecco vedi queste sono le Palline cinesi, hanno all'interno un liquido che le fa vibrare leggermente, introducendole nella figa danno una piacevolissima sensazione, si possono usare quando si lavora, quando si passeggia, in casa e fuori, quindi durante l'intera giornata".
"Puoi avere anche un orgasmo?" chiese Francesca
"Certamente, facilmente fuori, perché l'idea di essere in mezzo a tanta gente che non sa quello che stai provando con queste palline dentro di te, fa aumentare la eccitazione a dismisura"
"Questo invece lo s'infila nel culo, ha una forma particolare, quando è tutto dentro si blocca e non esce lo puoi tenere dentro mentre ti chiavano o anche in giro sul tram, nel metrò o sul lavoro, le sensazioni sono straordinarie. Ed anche queste 5 palline più piccole si adoperano allo stesso modo" proseguì Helen
"Uh, guarda che bell'uccello che è questo, lungo e nero, sembra vero"
"Questo, Francesca, ha un ventosa alla base, così lo puoi fissare ad una sedia o al pavimento, e scoparti o incularti da sola, soprattutto nella posizione 'smorza candela' puoi infilartelo quanto ne vuoi, vedi in questo modo"
"Ooohhh, te lo sei infilato quasi tutto, sei proprio una gran troia. Ma c'è anche una frusta"
"E' il famoso gatto a nove code, ultimo modello, Vedi questo in fondo alle nove striscie di pelle ha delle piccole palline di piombo per aumentare il dolore".
"Non lo vorrai mica usare, anche se sono molto curiosa di provarlo?"
"Solo se sarai cattiva, molto cattiva Ma ora guarda questo, è il "Double snake" è come un grosso serpente a due teste, l' hanno chiamato così perchè le due teste hanno le sembianze di un serpente, ci si può chiavare e inculare allo stesso tempo".
"Ooohhh, com'è bello grosso. Lo voglio provare subito"
"Certo amore, mettiti a sedere sul letto" disse Helen mentre appoggiava per terra il borsone.
"Si, così brava, apri la bocca e ora insalivalo ben bene che poi te lo faccio entrare nella passera" diceva Helen mentre glie lo infilava in bocca.
Francesca lo succhiava e lo leccava come se dovesse fare un pompino, sfarfugliando tra una slinguata e l'altra:
"Che bel serpentone, … mi piace, ……. lo voglio tutto dentro, ……. anche di dietro, …… ma leccalo anche tu"
Helen si mise anche lei a sedere sul letto, di fronte a Francesca, e prese in bocca l'altra estremità del serpente, infilandoselo diverse volte fino alla gola, poi lo rigirò in modo che ognuna sentisse il sapore dell'altra.
"Ed ora ci scopiamo insieme, vedrai che bello" glielo tolse dalla bocca e le sfregò le grandi labbra per diverse volte, poi iniziò a spingere. La testa del membro entrò pian piano, continuò a premere finchè non fu certa che altri 7/8 cm. fossero penetrati, poi si introdusse la sua parte di membro, ora entrambe erano infilzate dal serpente come da una spada.
Le due donne presero un lento ma continuo movimento avanti e indietro, si allacciarono per le mani per avere più forza nel far aderire il ventre di una contro il ventre dell'altra.
Ora il Serpentone, dalle due teste, era stato interamente inghiottito dalle due fighe fameliche, le loro bocche aperte si scambiavano baci travolgenti e le lingue si rincorrevano in una danza oscena.
Ben presto si sentirono travolgere da questo nuovo piacere di dare e ricevere contemporaneamente, tra un bacio e l'altro gridavano tutto il loro godimento, mentre le spinte di una e dell'altra si facevano sempre più veementi.
Ma prima che Francesca potesse essere travolta dall' orgasmo la sua esperta amante cessò le spinte e le chiese a bruciapelo:
"Quale è stata la penetrazione che ti è piaciuta di più?"
"Tu sai già la risposta. Ne sono sicura!" rispose Francesca, dopo un attimo di esitazione,
"E' stato quando ti ho inculata, vero?"
"Proprio così, ed ora voglio che tu m'inculi di nuovo, ma questa volta con questo grosso serpentone."
"Helen sfilò il serpentone dalla figa di Francesca e si mise in piedi. Il finto membro usciva dalla sua figa e penzolava tra le sue gambe, Francesca la guardò meravigliata ed esclamò:
"Allora eri tu, ….quella notte"
"Di che notte stai parlando?"
Francesca raccontò per filo e per segno il sogno che aveva fatto
"Sono lusingata di essere entrata nel tuo inconscio, ma ora preparati che voglio entrare nel tuo culo. Girati e mettiti in ginocchio col sedere in su"
Francesca si mise in posizione ed Helen appoggiò il serpentone, che aveva lubrificato a dovere, sulla rosa nera dell'amante:
"Ed ora proverai la più bella inculata della tua vita"
"Non farmi troppo male, questo è così grosso"
"Non ti preoccupare, hai un culo, amore mio, che ingoierebbe anche un Tir". Le diceva Helen mentre le abbracciava i fianchi e si preparava ad incularla, dette un colpo secco in avanti con tutta la sua forza, la testa del membro entrò nel culo di Francesca. Il dolore che questa provò fu lancinante, ma non lanciò alcun grido, non voleva sembrare una donnicciola.
Helen sentii sotto di sé il corpo di Francesca che vibrava come un animale ferito, forse era stata troppo violenta. Non aveva mai inculata una altra donna con tanta veemenza e passione, il piacere che provava era troppo forte per smettere, quindi continuò a spingere finchè il suo corpo non aderì a quello di Francesca. Rimase per diversi secondi in questa posizione, per dare la possibilità allo sfintere dell'amata di abituarsi a questa notevole intrusione, poi iniziò un lento su e giù.
Il membro ora scivolava sempre più dolcemente e per Francesca il terribile dolore si trasformò in fretta in un terribile piacere, iniziò a manifestare con grida e urla tutto il suo godimento. Allora Helen prese ad incularla con forza:
"Ti piace, brutta troia, ti piace farti inculare, ti voglio riempire tutta fino a farti scoppiare"
"Siii, mi piace da matti, infilamelo tutto questo bel serpentone, siii, ancora più su fino all'intestino, è spaventosamente bello il piacere che provo, non ti fermare" strillava Francesca.
Alle grida di Francesca Helen rispondeva con spinte sempre più violente, quasi a volerle schiantare il culo. Ora la sua eccitazione era giunta al massimo, desiderava anche lei prendere quel grosso serpente nel culo e quindi gridò a Francesca:
"Resta così, non ti muovere"
Francesca volse lo sguardo verso lo specchio e vide Helen che, dopo essersi sfilato quel membro dalla figa, si metteva anche lei in ginocchio col culo rivolto verso il suo e posizionava il serpente contro il proprio forellino anale.
"Ed ora spingi, anch'io voglio godermi questa magica inculata, amore mio, …..spingi". Francesca non aspettava altro, e cominciò a dare urti violenti verso il culo di Helen, anche se così facendo il grosso serpente le era penetrato oltre misura.
Siiii, così, …. sta entrando, ….siii, spingi ancora, ….lo voglio tutto dentro, spingi ancora
"Francesca continuava a spingere, poi le natiche delle due donne si toccarono, aderirono perfettamente, ora erano piene. Il piacere che provavano era indescrivibile. Dopo alcune grida di gioia, presero a spintonarsi vicendevolmente, prima lentamente poi con sempre maggior veemenza.
Si stavano inculando in modo forsennato, gridandosi le parole più oscene e triviali:
"Sei una porca!"
"Sei una troia!"
"Sei una vacca in calore"
"Ti piace farti rompere il culo"
"Si, rompini il culo …. continua così, ….più forte, è spaventosamente bello quello che provo".
"Adesso fai come me, sgrillettati, metti due dita nella figa e fatti un ditalino"
Francesca seguì il consiglio, subito sentì il godimento crescere ancora di più, il suo respiro farsi sempre più affannoso mentre tutto il suo corpo vibrava di piacere.
"Oh, è meravigliosa ed incredibile la sensazione che provo, …….ma tu non ti fermare….siii ancora, …..continua ad incularmi, non so se mi da più piacere il culo o la figa, la mia libidine è alle stelle, sto per godere ancora, mia dolce Helen."
Quando Helen capì che Francesca era prossima all'orgasmo, si alzò sfilandosi quel grosso serpente, si avvicinò al culo dell' amante e tolse anche a lei quel grosso serpente. Prima che l' anello anale si potesse richiudere vi infilò d'un sol colpo tutta la sua lingua iniziando a leccarla freneticamente, era affamata di quel buco. La sua lingua entrava ed usciva da quel foro palpitante sempre più velocemente, sembrava dovesse succhiare il fondo di un cono gelato preoccupata solo di non sprecare nulla.
Francesca urlava come una indemoniata:
"Porca, …..porca, ….sei la mia porca, … la mia troia, ….nooo, non ti fermare, …continua così con la lingua, ….siii, …..siii, ……siiii inculami con la lingua, ….infilala tutta dentro …. siii, ancora, …prendimi anche la figa" gridava mentre apriva leggermente le coscie.
Helen, senza smettere di slinguarle il culo, le infilò due dita nella figa fradicia di umori, e prese a sditalinarla con foga.
Ora Francesca era giunta al culmine del godimento e prese a gridare con voce disumana:
"Vengooo, godo, godo, godo, godooooo" mentre mille sussulti le scuotevano tutto il corpo, poi di schianto crollò supina sul letto.
Helen tolse le dita dalla figa di Francesca, se le mise in bocca per assaporare gli umori vaginali della sua indecente sposa, infilò poi la testa fra le sue coscie, si avventò sulla sua figa sugosa, introdusse la lingua, prese a leccarla, a morderle le grandi labbra e il clitoride, ma soprattutto a succhiarle la sua linfa di donna.
Poi, ormai eccitata al massimo, si sollevò leggermente si cacciò dentro al culo due dita e si pose a cavalcioni sul viso di Francesca gridando:
"Siii, hai ragione sono una porca, sono una troia, ma ora leccami, voglio venirti in bocca. …..Siii cosi, continua. non ti fermare, ….voglio darti da bere tutta la mia sborra di femmina, .….siii, leccami cosììì, ….brava …cosììì ancora …..ancora …ecco sto per venire. Ti godo in bocca, siii godo, godo, GOOOODOOOOOO."
Francesca continuava a leccare, a succhiare tutta la broda viscida che usciva da quell'antro palpitante finchè il corpo di Helen, fiaccato dall'ennesimo orgasmo, le scivolò dolcemente a fianco. Ora i volti delle due femmine erano vicini, Francesca le sorrise, mentre le accarezzava dolcemente i fianchi prese a baciarla.
"Ecco, senti il tuo sapore, è veramente squisito, non trovi?" Ora le lingue si davano e si prendevano come se dovessero fare l'ultima battaglia d'amore,
Fuori il sole si era già alzato, le due femmine avevano goduto per tutta la notte.
La loro prima notte di nozze: indescrivibile, indimenticabile………..
Era venuto il momento di riposarsi e si addormentarono, quando si risvegliarono era pomeriggio inoltrato…………
"Ti sei divertita? …..è stata una bella notte, vero!" chiese Helen
"Bella ! ….ma è stata fantastica, favolosa, direi sconvolgente. Non riesco a trovare le parole per ringraziarti di tutto il godimento che mi hai donato ….e per tutti gli orgasmi che mi hai fatto provare, ma soprattutto sono felice perché hai saputo tirar fuori la mia vera natura: ora non vedo che te, non penso che a te, non voglio che te".
"Ma gli uomini" la interruppe Helen
"Perché ci sono anche gli uomini? E a cosa servono?" rispose Francesca.
"Non essere così cattiva, ….gli uomini servono, ma sono tremendamente stupidi e tremendamente egoisti"
"Sai amore, prima di conoscerti pensavo che il rapporto fra donne fosse immondo, lurido, indecente, ……."
"E adesso invece….."
"Ora, amore mio, ti sembrerò banale ma ho capito che l'amore lesbico è amore allo stato puro, qualcosa di sublime che va oltre ogni limite, ho capito che solo una donna può capire un'altra donna. Vorrei poterti dimostrare queste mie parole ogni momento, darti tutta me stessa, anche di più perché ti amo, si ti amo alla follia e vorrei gridarlo a tutti, io amo una donna, la mia donna, la mia amica, la mia sposa, la mia amante. Ma dimmi sono stata una buona allieva?"
"Buona? Ottima direi. Sei stata una amante perfetta, non credo che avrò molto da insegnarti, ma anch'io ti amo, e non sai quanto"
Le dette un languido bacio, poi prendendole una mano le disse:
"Vieni andiamo a farci una doccia e ….. dopo ho una certa idea per la testa, ci divertiremo!"