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La squadra dei superdotati
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Venerdì 02 Luglio 2010 00:27

Filippo era cresciuto in provincia di Mantova dove aveva tanti amici che lo adoravano, giocava in una squadra di calciatori dilettanti con buoni risultati e avrebbe voluto diventare un calciatore professionista, aveva appena compiuto diciotto anni, era figlio di un direttore di banca e benestante.
Non gli mancava niente ed era felice della sua vita, fino a quando a metà aprile suo padre gli diede una notizia che lo gettò nello sconforto più totale: lo avevano promosso direttore regionale e la famiglia avrebbe dovuto trasferirsi a Milano a tempo indeterminato. Filippo sapeva che per il padre era una grande occasione che sarebbero diventati ricchi e che avrebbe avuto tutti gli agi che si potessero comprare con i soldi, ma era disperato comunque.
Avrebbe dovuto lasciare la scuola, i suoi amici e soprattutto la sua squadra di calcio.
Nonostante avesse litigato duramente con i genitori e avesse minacciato di andare a vivere da solo, dovette arrendersi. Per rimanere nella sua città avrebbe dovuto cercarsi un lavoro, e lasciare il liceo.
Filippo non era stupido e sapeva che se lo avesse fatto avrebbe gettato alle ortiche un futuro solido e certo per rincorrerne uno effimero e improbabile. Quanti ragazzi come lui con un certo talento per il pallone sognavano un giorno di giocare in serie A e di diventare miliardari? Quanti erano quelli che c’erano riusciti? Filippo conosceva bene la risposta e decise di partire.
Arrivato a Milano a metà dell’anno scolastico dovette fare i salti mortali per non restare in dietro e continuare ad allenarsi. C’era in città un noto campione appena ritiratosi dall’attività agonistica che aveva aperto una vera e propria scuola per giovani calciatori talentosi.
E Filippo lo era di certo, ma aveva sentito dire che per entrare nel ristretto numero dei prescelti ogni anno bisognava essere molto fortunati e ricchi, infatti la retta era molto salata. I soldi per il padre di Filippo non erano un problema e avrebbe pagato qualunque somma per far felice il figlio che da quando si erano trasferiti nella metropoli era sempre triste.
Erano le selezioni che lo spaventavano, infatti aveva sentito dire che molti ragazzi preparatissimi erano stati scartati senza una spiegazione e Filippo sperava di non essere uno di loro.
Finalmente venne il giorno delle selezioni per l’anno successivo e Filippo si presentò con molta voglia di fare bene e altrettanta paura. Inoltre quell’anno la squadra avrebbe accettato solo due nuovi giocatori e i candidati erano più di trenta.
Filippo dovette riempire un interminabile modulo con annesso questionario ‘psicoattitudinale’ e poi andò a cambiarsi per la prima selezione pratica.
Negli spogliatoi c’erano anche due ragazzi che conosceva perché frequentavano la sua stessa scuola e che sapeva essere molto bravi, sicuramente più di lui e pensò di essere fottuto.
Uno di loro si chiamava Marcello, era un gran fusto: alto almeno un metro e ottantacinque, moro con dei grandi occhi neri, aveva un fisico molto atletico, muscoli guizzanti che tradivano una assidua frequentazione delle palestre, cosce possenti e un pacco molto grosso.
Filippo non poté fare a meno di notare che gli slip grigi di Marcello scoppiavano letteralmente tanto erano stretti e tanto era abbondante la carne che contenevano; in particolare si notava chiaramente la sagoma dei coglioni e del grosso uccello girato a destra.
Filippo non aveva una ragazza e non l’aveva avuta neanche a Pavia ma aveva avuto molte amichette e qualcuna di loro se l’era anche scopata, con un discreto successo, Filippo infatti aveva un cazzo di dimensioni abbastanza generose: 21 cm. Non aveva mai pensato di essere gay, ma nonostante tutto ogni volta che vedeva una altro maschio in mutande o peggio nudo, un brivido lo percorreva lungo la schiena. Non era mai andato oltre e non si era mai eccitato alla vista degli attributi di un uomo, ma comunque quella strana sensazione lo infastidiva e impauriva allo stesso tempo.
Anche in quel momento mentre stava tirando fuori le sue cose dal borsone e guardava in direzione di Marcello che si stava ‘sistemando’ il pacco, Filippo fu pervaso da quel brivido e questa volta era stato più intenso del solito.
Marcello infatti continuava a tenere la mano destra sul suo pacco e parlava con Luciano.
Era una cosa che aveva visto fare ad altri ‘dotati’ che sembravano quasi voler inconsciamente far notare agli altri la grandezza del loro cazzo. Finalmente Marcello si tolse la mano dal pube e si infilò i calzoncini. Luciano invece era ancora in mutande ma Filippo non sentì alcuna ‘scossa’. Luciano infatti aveva un pacco piccolissimo. Le palle non si notavano neanche e l’uccello doveva essere davvero corto. In compenso era un calciatore nato, aveva un talento straordinario e sarebbe stato certamente il primo ad essere selezionato da mister Roberto.
Finalmente la partita ebbe inizio e Filippo segnò tre reti dimostrando di essere superiore alla maggiorparte degli avversari. C’era pero chi aveva giocato bene quanto lui: Marcello e chi li aveva surclassati entrambi : Luciano.
Filippo era certo che il mister avrebbe scelto Marcello e Luciano per quell’anno.
La partita finì e i ragazzi si diressero negli spogliatoi. Non appena i ragazzi iniziarono a spogliarsi e a restare nudi Filippo cominciò ad essere a disagio, come al solito, ma come aveva sempre fatto nell’altra squadra non lo dava a vedere sorrideva e scherzava con gli altri con apparente disinvoltura.
Si sa che quando un gruppo di uomini si trovano nudi senza donne in giro, iniziano inevitabilmente a fare commenti sulla grandezza dei loro uccelli e successe anche quella volta. Ovviamente era Marcello quello che ricevette più ‘apprezzamenti’. Tutti volevano sapere quanto fosse lungo il suo cazzo duro e lui rispose con un’aria vagamente solenne che arrivava a 28 cm!
Negli spogliatoi si levò un coro di fischi e risate. Anche Filippo aveva fatto la sua figura, certo il suo uccello era più corto di ben sette centimetri rispetto all’altro ma tra tutti era per così dire il secondo in classifica. Solo in un secondo momento i ragazzi si accorsero che il mister era entrato negli spogliatoi e che aveva sentito i loro discorsi. Si sentirono un po’ tutti imbarazzati ma il mister li mise a loro agio dicendogli di non preoccuparsi ché succedeva sempre e uscì.
I ragazzi si rivestirono e Filippo fu percorso da un nuovo brivido alla schiena quando vide ciò che stava facendo un altro dei ragazzi. Infatti Enzo disse che doveva andare con degli amici a rimorchiare e che c’era un trucchetto per cuccare di più. Prese dallo zaino un braccialetto di cuoio e se lo passò attorno alla base di cazzo e delle palle e lo strinse forte.
In questo modo i suoi attributi venivano sollevati vistosamente, poi senza mutande indossò un paio di jeans attillatissimi che facevano risaltare vistosamente il suo pacco. Quel metodo fu molto apprezzato dagli altri ragazzi che dissero di voler provare anche loro e uscirono tutti assieme ridendo.
Filippo invece disse che doveva andare in bagno e lasciò che gli altri se ne andassero, in realtà si chiuse nel cesso perché si era accorti che il suo cazzo si stava gonfiando e non voleva che gli altri se ne accorgessero. Si tolse i pantaloni e le mutande lasciando che il suo grosso uccello duro come il marmo svettasse davanti alla sua pancia.
Dopo un attimo di esitazione lo prese in mano e si sparò una sega. Non era certo la prima volta che lo faceva ma era la prima in cui aveva fissa nella mente l’immagine di cazzi grandi e duri e palle lunghe e morbide. Ad un certo punto sentì un rumore e temette che qualcuno fosse entrato nei bagni e potesse sentirlo smanettare con la sua mazza. Dopo pochi istanti venne, cercando di soffocare un gemito di piacere. Quando uscì vide la porta della stanza che si chiudeva,: Qualcuno era effettivamente entrato e probabilmente lo aveva sentito, ma chi?
Tornò a casa confuso e eccitato allo stesso tempo. Dopo un paio di giorni ricevette una telefonata:
Roberto il famoso calciatore aveva scelto lui e Marcello a far parte della sua squadra.
Filippo non poteva credere che il mister avesse scelto lui e non il bravissimo Luciano. Proprio non riusciva a capire la ragione di quell’esclusione.
Comunque era felice e il giorno dopo si precipitò al primo incontro con gli altri membri della squadra, che lui non aveva ancora mai visto.
Quando li vide fu colpito da una cosa: non ce n’era uno che avesse un pacco piccolo, anzi erano tutti ‘ben equipaggiati’. Ne ebbe conferma poco dopo, infatti il mister aveva convocato tutti i giocatori egli spogliatoi e gli aveva ordinato di togliersi tutti i vestiti.
Filippo non capiva ma imitò gli altri che si stavano togliendo tutto, anche gli slip.
A quel punto il mister li fece allineare con le mani dietro la schiena e esaminò i loro genitali uno ad uno. Si avvicinava, gli prendeva in mano le palle, le palpava, le tirava le torceva con delicatezza, poi passava ai cazzi, li stringeva, li scappellava e passava il pollice sulla cappella moscia dei ragazzi che non fiatavano. Venne il turno di Marcello e Roberto si soffermò a lungo sulle palle da toro e il cazzo da stallone del ragazzo, gli palpava gli enormi coglioni e gli stringeva la cappella grossa come un limone annuendo con soddisfazione. Anche Marcello rimase in silenzio, anche se non era a suo agio come i compagni già allenati a quelle manipolazioni. Poi venne il turno di Filippo, ma non appena il mister gli scoprì la cappella e cominciò a toccarla il cazzo di Filippo cominciò a crescere diventando duro. Roberto allora gli diede un sonoro ceffone e poi gli schiaffeggiò anche l’uccello, finché non divenne di nuovo moscio. Poi gli disse: Credi davvero di essere stato scelto perché eri il più bravo?
No, ti ho preso perché avevi l’uccello più grosso degli altri, dopo quello stallone di Marcello si intende. Altrimenti avrei preso Luciano, ma ha un cazzo che sarà lungo al massimo 12 centimetri e nella mia squadra non è mai stato ammesso nessuno che avesse la mazza più corta di 20 cm.
Tu ti sei salvato per un soffio disse ridendo, imitato da tutti gli altri.
Ma come fa a saperlo? gli chiese Filippo e lui gli rispose che lo aveva guardato nel cesso mentre si faceva una pippa, attraverso uno spioncino e aveva stimato in 21 cm la lunghezza del suo uccello, del resto era molto esperto in materia e difficilmente si sbagliava e infatti aveva indovinato!
Poi l’allenatore disse che gli uomini superdotati sono superiori agli altri in tutti i campi, specialmente nello sport, perché la natura che li ha dotati di un membro più lungo degli altri li ha resi anche più forti.
Infatti tutti i grandi campioni del calcio sono dei superdotati come lui. Allora si tirò fuori dalla tuta l’uccello e cominciò a masturbarsi fino a farlo diventare un bestione di 30 cm.
Filippo si fece coraggio e gli chiese perché lo aveva preso a schiaffi se avere un grosso cazzo è un merito e l’altro gli rispose che non doveva mai eccitarsi di fronte a degli estranei e soprattutto non avrebbe mai dovuto venire nei cinque giorni precedenti la partita. Dovevano avere tutta la loro virilità intatta per la gara e solo dopo avrebbero dato sfogo ai loro istinti con un’orgia collettiva.
Se volevano giocare con lui e diventare dei campioni dovevano rispettare le sue regole anche se non tutti erano gay.
A quel punto il mister disse che dovevano ‘punire’ Filippo per essersi comportato male, e i giocatori che sapevano cosa volesse dire iniziarono a masturbarsi, facendo crescere i loro arnesi.
Allora il mister ordinò a Filippo di mettersi a pecorina, ma Filippo si oppose con tutte le sue forze dicendo che non si sarebbe mai fatto inculare e cercò di uscire ma il mister lo fermò afferrandolo per i coglioni. Allora capì di non avere scampo e si chinò rivelando il suo culetto vergine. Dopo pochi secondi senti il culo squarciato dal grosso cazzo di uno dei giocatori e poi da tanti altri, sempre più grossi. Venne il turno dei 28 cm di Marcello che ingroppò il suo amico Filippo con un certo imbarazzo e finalmente dei 30 cm dell’allenatore che lo fecero urlare di piacere e dolore allo stesso tempo.
Poi dopo essergli venuto in culo come avevano fatto tutti gli altri, gli chiese se voleva ancora andarsene o se voleva assaggiare i loro uccelli.
Filippo non rispose ormai soggiogato dal piacere e si inginocchiò pronto a succhiare 22 cazzi enormi.
Alla fine era esausto, aveva bevuto litri di sborra e fatto godere un’intera squadra di calcio per due volte di seguito. Venne il suo turno e i ragazzi iniziarono a succhiargli l’uccello un po’ per uno sino a quando fu pronto a sborrare in faccia all’allenatore visibilmente soddisfatto del suo nuovo acquisto.