Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno


Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno
Pomeriggi
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:03
Ero in casa da solo, non avevo niente da fare e mo stavo rompendo le palle in maniera assurda: dovevo trovare qualcosa da fare! Con atteggiamento fankazzista mi avvicinai alla finestra e cominciai a guardare fuori, senza osservare niente in particolare, facendo vagare lo sguardo da una finestra all'altra del palazzo di fronte. Improvvisamente un particolare cattura la mia attenzione: al sesto piano del palazzo di fronte una ragazza è appena uscita dalla doccia e stà camminando nuda per il bagno. Sento che mi stà salendo un'erezione spaventosa. Tutto eccitato mi soffermo ad osservare quello spettacolo.
La giovane donna avrà circa 25 anni e il suo corpo lo farebbe rizzare anche ad un morto. Dopo essersi asciugata un poco si sofferma ad osservarsi allo specchio, con un'espressione mista tra compiacimento ed eccitazione. Improvvisamente la mano sinistra si sposta dal fianco dove era appoggiata e si ferma sul seno. Comincia a massaggiarselo delicatamente, sfiorandosi con le dita il capezzolo che subito si inturgidisce. Ora anche con l'altra mano si stà palpando e il massaggio diventa sempre più intenso fino ad arrivare ad essere convulso. I capezzoli orai tesi al massimo vengono torturati sapientemente dalle dita che li strizzano, li massaggiano e li pizzicano senza sosta. Dopo pochi minuti la giovane arriva ad un orgasmo che però essendo solo superficiale non la lascia appagata, anzi la resa ancor più eccitata. Sempre guardandosi nel grande specchio si siede sul bordo della vasca appoggiando la schiena al muro.
Lentamente, mentre con la mano sinistra continua a stuzzicarsi il capezzolo, con la destra comincia ad accarezzarsi le coscie e la pancia. Improvvisamente allarga le gambe ed inizia a pizzicarsi la clitoride, con foga sempre maggiore. La sua fica stà lentamente cominciando a bagnarsi e infatti una piccola scia di umore cola sul bordo della vasca. Dopo qualche minuto che stà "lavorando" reclina la testa all'indietro e si morde un labbro. Subito dopo eplode in un grido di piacere. Ma non è ancora sazia: comincia infatti a strusciarsi la mano sulla passera, sempre più velocemente. Finalmente il suo dito entra nella nella fessa, subito seguito dal secondo e poi dal terzo. Si stà masturbando con quattro dita la maiala e la sua fica gronda di liquido che cola tutto sul pavimento, formando una piccola pozza. Improvvisamente la porta del bagno si apre ed entra un'altra ragazza, all'incirca della stessa età della prima. Le due sono molto simili e l'unica differenza è il colore dei capelli: bionda la prima, nera la seconda. La ragazza che entra non sembra stupita da ciò che vede, anzi dall'espressione direi che c'è è abituata. Con passo sensuale si avvicina all'amica e comincia a baciarla avidamente. Di colpo si china per terra e comincia a leccare la pozza di liquido umorale che si è formata; poi, con le labbra umide e le guancie e il mento grondanti comincia a spogliarsi, fermandosi di fronte all'amica che ormai stà raggiungendo il terzo orgasmo.
Lentamente le scosta la mano e comincia a leccarle la passera con avidità, prima succhiando e mordendo la clitoride poi facendo saettare la lingua nel buco come un piccolo cazzo, raccogliendo avidamente il succo della sua amica. Dopo dieci minuti la ragazza esplode in un orgasmo che la fa tremare tutta. Quando stà per finire l'amica si bagna due dita di liquido e gliele ficca nel culo continuando a leccarla. Questo provoca un'esplosione nel corpo della giovane che urla di piacere, schiacciando la faccia dell'amica contro la sua passera ormai in fiamme. Ogni volte che il piacere cominciava a diminuire la brunetta spingeva più a fondo le dita e succhiava più forte la clitoride di modo da aumentare il piacere nella sua amica. Dopo un quarto d'ora che godeva la bionda staccò la testa dell'amica dalla passera e cominciò a baciarla, cercando con la lingua il sapore del suo liquido vaginale.
Ora però era il turno dell'amica di godere, così la fece sedere al suo posto e cominciò a succhiarle i capezzoli. Poi la fece mettere di schiena l piegò in avanti e affondò tre dita nella sua passera muovendole con foga. All'improvviso avvicinò la sua faccia al culo dell'amica e inizio a leccarle il buco, inumidendolo di saliva. Poi cambiò: iniziò a leccarle la passera mentre con tre dita infilate nel culo le mozzava il respiro. Il tutto andò avanti per una buona mezz'ora, durante la quale le vidi orgasmare almeno una decina di volte per una. Poi come se fosse stata la cosa più normale del mondo la bionda cominciò a leccare il piede destro dell'amica, sucandolo avidamente, ciucciando le dita una ad una, leccando la pianta e il tallone con vogliosa golosità. Poi, sempre con gran naturalezza si portò il piede davanti alla passerà e cominciò a strusciarselo con foga.
All'improvviso guardò supplichevole l'amica che le fece un lieve cenno col capo; tutta felice per il permesso accordatogli la giovane cominciò ad infilarsi il piede nella passera, fino al tallone e intanto lanciava urla di piacere. Dopo un'ora e mezza di amplessi lesbo le due si lavarono insieme nella doccia e si rivestirono, lasciandomi senza fiato e con un uccello che ormai stava per scoppiare. Tutto sommato avevo passato un pomeriggio diverso dal solito. Ora che ci ripenso, in quella casa non abitano affatto due ragazze, ma una normale famiglia. Che sia stato tutto un sogno?
 
Marky Mark
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:02
Era una giornata d'estate, Marky stava facendo un giro nel deserto con la sua Porche, l'aria era calda e anche Marky si sentiva stranamente eccitato. Ad un tratto la macchina si mise a fare uno strano rumore, Marky vide del fumo uscire dal cofano e decise di fermarsi per controllare.
Appena aprì il cofano si accorse che il radiatore si era gustato e che la macchina non avrebbe più potuto continuare, provò a chiamare aiuto con il suo telefono cellulare ma sfortunatamente le batterie erano scariche.
"Cazzo" disse Marky "questa proprio non ci voleva, sono qui, nel bel mezzo di questo cazzo di deserto e non posso nemmeno chiamare aiuto, speriamo che passi qualcuno!".
Il sole cominciava a farsi davvero caldo (erano ormai circa le 12.00) e così Marky decise di togliersi la maglietta,
"almeno prenderò un po' di sole" disse mentre si massaggiava i suoi magnifici pettorali, stupendamente scolpiti come quelli di una statua; non dovette restare li per molto, dopo circa venti minuti notò che si stava avvicinando un camion.
Il camion si fermò sul ciglio della strada vicino alla macchina di Marky, si apri lo sportello e uscì un uomo di circa trent'anni alto, capelli biondo-castano lunghi, carnagione scura, due occhi blu molto intensi e un corpo straordinario: molto muscoloso con dei magnifici pettorali, degli addominali perfettamente scolpiti e delle braccia forti e possenti.
Appena lo vide Marky ebbe uno strano fremito, non aveva mai visto uomo cosi bello e così virile.
"hai bisogno d'aiuto?" chiese il camionista,
"si penso che ci siano dei problemi al radiatore, io non me ne intendo molto, potresti darci un'occhiata? A proposito io mi chiamo.." Marky non fece in tempo a finire la frase che l'uomo lo interruppe e disse
"Marky Mark vero? Non ti preoccupare ti ho riconosciuto subito, sono un tuo fan, io invece mi chiamo Jacob" disse lo straniero stringendo la mano a Marky; la mano di Jacob era più grossa di quella di Marky, Marky la strinse e osservò che le grosse braccia di Jacob erano coperte da una magnifica peluria, come pelose erano pure le gambe.
"Diamo un'occhiata" disse Jacob chinandosi sul cofano aperto della macchina.
Marky ne approfittò per dargli un'altra occhiata; Jacob era vestito in modo semplice una maglietta bianca un po' sporca di grasso, molto aderente che metteva in mostra il suo magnifico torso, un paio di jeans molto corti anche loro molto aderenti che mettevano in mostra un culo incredibilmente sono e rotondo ed un pacco gonfio all'inverosimile.
L'uomo sicuramente aveva dovuto essere in viaggio da parecchi giorni visto che aveva la barda leggermente incolta e aveva un leggero odore di sudore, odore che Marky trovava incredibilmente sexy visto che rendeva ancora più virile l'aspetto di quel bel straniero
Jacob si sollevo dal cofano e disse
"mi spiace il motore si è fuso, se vuoi ti posso dare uno strappo fino alla prossima stazione di servizio, li potrai telefonare e anche rinfrescarti un po', oggi fa terribilmente caldo" così dicendo si tolse la maglietta rivelando uno stupendo spettacolo: stupendamente tornito e scolpito era coperto da una folta peluria nera, che si faceva più fitta della zona dei pettorali. Marky non poté non restare fermo ad ammirare una tale bellezza della natura, Marky si sentiva stranamente attratto ed eccitato alla visione di un uomo così bello e virile.
"Allora cosa hai deciso di fare?" disse Jacob,
"certo vengo con te, grazie per il passaggio!" rispose Marky e si diressero entrambi verso il camion.
Arrivati danti al camion Jacob si fermò di colpo, guardò Marky negli occhi e gli chiese:
"C'è qualcosa che non va, ho notato che prima mi stavi fissando"; Marky fu colto un po' alla sprovvista, farfuglio qualche cosa e poi disse
"stavo ammirando il tuo fisico è davvero imponete", Jacob sorrise
"si è vero me lo dicono tutti, un po' grazie al lavoro e poi faccio molta palestra ma anche tu sei davvero ben definito" e così dicendo allungò la mano e tocco i pettorali di Mark; "ti da fastidio?" chiese Jacob sorridendo,
"no anzi continua" rispose Marky con un malizioso sorriso. Jacob cominciò ad accarezzare il petto di Marky, sfiorandogli i capezzoli che erano eretti dall'eccitazione
"forse nel mio camion ho qualche cosa che ti potrà piacere" sussurrò il camionista e poi si diresse verso il rimorchi del camion.
Marky lo seguì preso come da un indescrivibile desiderio, lui non era mai andato con gli uomini ma questo misterioso camionista esercitava su di lui uno strano fascino.
Jacob aprì il portellone del rimorchio ed entrambi entrarono dentro, il rimorchio era vuoto ad eccezione fatta per un materasso appoggiato in un lato.
"allora cosa volevi farmi vedere?" chiese Marky, l'uomo non rispose ma con un gesto forte e deciso afferro Marky e lo baciò appassionatamente.
Marky si strinse forte all'uomo e si lasciò guidare dal suo istinto, sentiva il suo corpo così muscoloso e possente ed il suo odore muschiato da vero maschio.
Marky iniziò ad accarezzargli il petto villoso ed a baciare tutto il suo corpo.
"Spogliati!" ordinò Jacob, Marky obbedì e si tolse i jeans e poi le mutande cercando di farlo nel modo più sensuale possibile.
In pochi secondi Marky fu completamente nudo. Jacob lo ammiro per qualche secondo: i peli del pube di Marky erano abbastanza folti e sotto pendeva un arnese semi-eretto di circa 18 cm e più in basso due palle incredibilmente grosse e rotonde coperte da una deliziosa peluria castano chiara. Jacob incominciò a giocare con il cazzo di Marky che in pochi secondi raggiunse la completa erezione.
"niente male!" osservo il camionista mentre menava l'arnese di Marky che aveva raggiunto la misura di 22 cm.
A questo punto fu la volta di Jacob di spogliarsi, l'uomo si tolse i pantaloni e le mutande rivelando uno spettacolo eccezionale, in mezzo alle gambe di Jacob pendeva un arnese enorme completamente eretto, di circa 28 cm., splendido e grosso, il pube del camionista era molto peloso per non parlare delle sue palle incredibilmente grosse e rotonde.
Marky rimase senza fiato, non aveva mia visto un uomo un cazzo così grosso e bello, e disse
"Ehi! Sei dotato come un toro, scommetto che fotti da dio!!" e così dicendo incomincio ad accarezzargli le enorme uccello, tanto grosso che a malapena riusciva a tenere in mano.
Marky gli menò un po' il cazzo poi l'uomo disse "non sei certo venuto qui solo per farmi una sega!" e fece girare Marky.
"sei davvero appetitoso, scommetto che sei vergine" e così dicendo infilò un dito nel sedere di Marky. Marky emise un fremito
"no! Piano mi fa male!", Jacob sorrise e disse
"rilassati e ti farò godere come una troia!"
Il camionista inizio ad infilare prima uno poi due dita nel culetto di Marky il quale continuava a mugolare ed a pregare d'essere delicato; poi tirò fuori le dita e iniziò ad infilare il suo incredibile arnese in quel culetto vergine.
Marky sentiva il cazzo che gli spaccava in due il sedere ed in un primo momento lo pregò di smettere, poi i movimenti di Jacob si fecero sempre più dolci e ritmati e piano piano in dolore divenne un incredibile piacere,
"Mio dio hai un culo da favola, è incredibilmente stretto!!" disse Jacob. Marky sentiva le grosse palle del camionista sbattere contro la sua schiena ed il suo odore muschiato di vero maschio lo facevano godere incredibilmente.
"Sto per venire!!" Gridò Marky e così dicendo dal suo cazzo uscirono abbondanti fiotti di sborra calda.
Jacob tirò fuori il suo arnese dal culetto di Marky e gli lo mise in bocca. Marky lo spompinò per un po' e poi sentì che anche il camionista stava per godere;
"Bevi la mia sborra brutta trioia!" grido l'uomo mentre stava svuotando le sue possenti palle nella bocca di Marky che come una vera puttana trangugiava ogni goccia del liquido biancastro!
"non avevo mai goduto così tanto con nessuna donna, sei stato super" disse Marky dopo qualche secondo di silenzio quando i due si erano ornai sdraiati sul materasso,
"mi fa piacere che ti sia piaciuto, non avevo mai incontrato nessuno con il culo così stretto è stato davvero un piacere sverginarti" e così dicendo l'uomo abbraccio Marky e lo baciò appassionatamente.
Marky si appoggio al petto villoso di Jacob ed entrambi si addormentarono
 
Elena
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:01
A). MILANO - BOLOGNA


 

Non riuscivo a togliermi dagli occhi, dal cervello e dal ricordo i quattro giorni trascorsi a Milano per sostenere un colloquio per un possibile lavoro, nella Milano proletaria ed operosa delle ore di punta sui mezzi pubblici.

Uomini e donne “sardine” stanche, sguardi spersi nel nulla, volti cerei, tristi, muti, vuoti, corse, spinte e gomitate per assalire i tram, stiparsi in essi per poi sciamare, giocando al sorpasso l'un dell'altro, con scatti felini, da veri podisti, come in un gioco di folli.

Seduto sulla poltrona rossa e lisa di uno scompartimento di seconda classe non ce la facevo a concentrarmi nella lettura ammazza tempo di uno qualsiasi degli articoli del settimanale che avevo acquistato a caso nell'edicola della stazione centrale, come non riuscivo ad entrare nei discorsi nati forzati ma già più spediti e naturali dei miei compagni di viaggio.

Fortuna che sedevo accanto al finestrino e potevo così rinascere pian-piano posando e gratificando gli occhi col verde sempre più frequente e vasto della pianura padana che ci “correva” ai lati.

Piacenza.

L'espresso rallentò sempre più, la signora che sedeva di fronte a me, bagagli sotto mano, era pronta per avviarsi e scendere.

Abbassai il finestrino, mi ci poggiai con gli avambracci e mi sporsi in fuori.

Risposi al saluto di commiato della mia ormai ex dirimpettaia mentre la gente in attesa mi sfilava davanti, facce all'insù, sempre più numerosa e compatta.

Ultimo stridio di freni e treno fermo con un contro balzo di assestamento.

- C'è un posto libero lì? -

- Sì - risposi meccanicamente, non sapendo neanche a chi dei tanti nasi all’insù che mi stavano davanti avevo risposto.

- Me lo riserva mettendoci su questa, per favore? - mi fece il sorriso di una ragazza alzando verso di me una borsa flaccida e sbrindellata.

Il mio agguantarla e buttarla sul seggiolino di fronte a me fu automatico.

Si piegò in due per afferrare il manico di un valigione di cuoio enorme e tentar di alzarlo, Jeans attillatissimi esaltarono la pienezza e l’armonia di chiappe appena coperte e strettamente fasciate, una spanna di pelle maiolicata apparve tra essi e la mezza (tanto era sottile, corta e stretta) maglietta che “vestiva” la parte superiore di una giovanetta incapace di sollevare la valigia-armadio che prese la via del finestrino cui ero affacciato solo quando due volenterosi e forzuti ragazzi (curiosi di sbirciare da vicino le belle tette stampate sulla strampalata micro maglietta) le diedero la spinta decisiva per issarla fino al finestrino.

La ragazzetta, compressa in tal scarso vestiario, arrivò nello scompartimento quando avevamo già provveduto non senza fatica a sistemare il valigione sulla rete-portabagagli.

Ringraziò tutti e mi si presentò: - Sono Elena, ciao e grazie! -

- Sono Babele, ciao e prego! -

Si accasciò al suo posto come se fosse stata lei a sostenere le fatiche legate alla sistemazione del suo enorme bagaglio, sfogliò nervosamente e brevemente un giornaletto, poi: - Andiamo a chiacchierare in corridoio? - mi propose.

- Certo, con piacere! - le ribattei.

La lasciai avviarsi e precedermi, la seguii insieme agli occhi imbambolati e cupidi dei passeggeri maschi dello scompartimento.

Così, in piedi e da vicino la vidi meglio ed il perché di tanta sensual voglia seminata in giro mi fu subito evidente.

Mi appoggiai con la schiena al finestrino semiaperto e mi persi nel fresco che mi sferzava la schiena ed il collo, ma soprattutto nel birichino ombelico che avevo sott'occhio, ben esibito e quasi a portata di mano.

- Ti piace?, t'attira proprio tanto? - mi fece canzonatoria.

- Sì, è grazioso, simpatico, dolce, conturbante e deve essere un birichino! -

- Se non gli fai una carezza non ti crederà mai! - mi invogliò con un sorriso sfottente.

Lì per lì ci rimasi di sasso, ma un fortunoso e complice sobbalzo della carrozza fu la scusa buona che me la fece precipitare addosso togliendomi subitamente da ogni imbarazzo.

Una mia mano trovò in fretta l’esibito ombelico, l'altra passò sotto la mini maglietta e scivolò sulla pelle nuda della schiena, mi resi conto che non si sarebbe più staccata da me e fui preso da una dolce angoscia, mi trovai le sue belle ed esibite tette piantate sul petto, la mano che aveva adulato l'ombelico salì a carezzarne una, la sua micia, lenta ma determinata, strusciava su una mia coscia facendomi drizzare il “coso” coram populo, malgrado avessimo addosso gli occhi maschili spalancati ed invidiosi, quelli femminili sprezzanti e torvi.

Nella tratta tra Piacenza e Parma ci… fidanzammo.

Ma Elena, la bella e spudorata Elena, non aveva mica finito di farmi allocchire.

Lei stava andando a Riccione a fare la vigilatrice in una colonia marina per bambini e doveva, come me, cambiare treno a Bologna che dovevo invece proseguire per Ferrara.

E prima di dividerci “la mia fidanzata” Elena volle… unirci!

Mi prese per mano, mi trascinò tra la gente che stava nel corridoio verso la coda della carrozza, “Permesso?”, “Prego!”, “Permesso?”, “Prego!” strusciando le belle, erte poppe volutamente sui petti dei maschi che fingevano di appiattirsi contro pareti e finestrini, sorridendo ad ognun d'essi, pigiandole contro quelle più scadenti, offuscate dalle sue prorompenti, delle viaggiatrici che fissava con sguardo di sfida, quasi di scherno.

Attaccato alla sua mano, trascinato dal suo braccio teso, arrivammo alfine alla piattaforma sgombra da passeggeri.

Mi attirò contro di se, schiacciò le sue contro le mie labbra, la sua lingua si attorcigliò alla mia, si impossessò della ed impazzò nella mia bocca.

Un rumore assordante colpì le mie orecchie, una sua mano che aveva abbandonata la morsa con la quale mi teneva legato a lei aveva aperta la porta del WC, mi spinse con violenza dentro di esso facendomi retrocedere alla cieca, inciampare e quasi cadere.

Richiuse ed inchiavardò la porta dietro di se.

Il rumore ritmato e metallico delle ruote al contatto con le intersezioni dei binari era infernale, il fetore che emanava dal WC lo era altrettanto.

La sua bocca non mollò mai la mia, la sua lingua continuò a tener prigioniera la mia, le nostre narici erano quattro mantici.

Le sue mani armeggiarono frenetiche sui suoi jeans che si afflosciarono a terra rendendola nuda, poi sulla fibbia dei miei pantaloni che mi calarono a strappi, mi schiacciò contro la fredda lamiera del WC, me la trovai avvinghiata al collo, legata ai lombi dalla presa delle sue cosce e gambe, la sua umida fragola bene infilzata sul mio bastone, “violentato” da poderose figate, che divennero lievi, poetiche, fanciullesche, poi “tremende”… uno “stupro” vero, che stava diventando un sempre più gradito e gustoso gioco tra due monelli, o meglio due porci pazzi.

Gli ondeggiamenti della carrozza ci sbatacchiavano di qua e di là, l'angusto WC continuava a ferirci gli orecchi con assordanti rumori, le narici col suo olezzo

Per poco.  Il mio piacere montante, il suo gusto crescente, l'avvicinarsi dei traguardi orgasmo trasformarono d'incanto lo sferragliante rumore in musica, il fetore in profumo, l'orrido, sconquassante, freddo luogo in morbida, rosea e calda “culla cullante”.

Due bombe gusto esplosero simultanee dentro di noi sbrindellando i nostri corpi compenetrati, avvinghiati, avviluppandoci nel rosso-fuoco dei lampi del piacere apicale, irrorando, dilavando gli organi sessuali suo e mio nel latteo miele del mio piacere “sparato a mitraglia” in una figa che non avevo ancora praticamente vista e conosciuta.

Sempre meno ansimanti ma svuotati e sfatti, ognuno di noi due ripulì alla meno peggio e vestì se stesso, poi lasciammo l'orrido luogo del nostro pazzo incontro d'amor sessuale (ridiventato fracassone e maleodorante dopo esser stato per noi musicale ed odoroso) alla insistente signora che bussava alla sorda porta ormai da tempo e che trovandosi di fronte all'evidenza stampata sui due stralunati occupanti-peccatori quasi svenne dal disgusto, non trascurando di farsi il segno della croce.

“Permesso?”, “Prego!”, “Permesso?”, “Prego!” e la recita dell'andata ebbe un bis nel ritorno verso lo scompartimento, percorso difficile scortato dai malevoli sussurri dei presenti tutti, maschi e femmine, i primi inveleniti da cupida, sana invidia, le seconde imbufalite dallo “scandalo”.

Bologna, binario 14.

Lei doveva prendere la coincidenza al quinto binario dopo mezz'ora, io al nono venti minuti dopo di lei, raggiungemmo il quinto.

Mi si attorcigliò attorno come naufraga ad una boa-salvavita e così rimase fino all'arrivo del suo treno.

Mi salutò soffocandomi con un lungo, caldo ed appassionato bacio d'amore, mi sussurrò furtiva, ammaliante gattina: - Vienimi a trovare presto sai, perché io più di una settimana senza “questo” (e me “lo” accarezzò con più violenza che trasporto) non posso proprio stare e… o me lo dai tu o… -

Sincera la mia fidanzata “nuova” e molto chiara anche, oltre che esigente, bella conturbante e forse anche “un po’” puttana!

Appena solo presi la via verso il nono binario e fui certo che il nostro “fidanzamento” fosse già morto anche se appena nato.

Il nodo ferroviario della Dotta aveva sciolto nel nulla il legame sessuale, violento e gustosissimo, nel quale mi aveva trascinato la ninfomane pazzerella… a proposito, chissà quanti maschietti aveva irretiti e “brutalizzati” in chissà quali impossibili e strani posti la bella, sfrontata, insaziabile torinese!

Ferrara.

Presi l'autobus n. 5 e mi sentii stranamente solo, “senza di lei”.

A casa mi diedi del cretino e mi ripromisi di cancellarla in fretta sia dal mio cervello che dal mio uccello.

Non andai volutamente, forzatamente a trovarla alla colonia marina combattendo ogni giorno una guerra senza quartiere contro crescenti voglie, appuntandomi sul petto, ogni sera, sempre nuove medaglie al valore della… resistenza al peccato.

“O me lo dai tu o”… o?, ah, sì?… e chi se ne frega, puttana che non sei altro !, ma non crederai mica che mi metta con una che ogni settimana “o me la dai tu o…”

 

Un mese dopo.

Bologna.

Lei, il suo valigione-armadio, il suo corpo bollente ed abbronzato, semisvestito il suo ombelico, le nostre voglie, un nodo erotico sessuale riannodato in un nodo ferroviario.

Sulla Montagnola.

Dietro un cespuglio.

Guardati e… protetti dalle “pistole” di un paio di guardoni.

Con tanto di frenetici, esemplari segoni.

Grazie ad un'ora e dieci di attesa della coincidenza per Torino.

La loro presenza mi aveva inibito, gelato, inviperito.

Elena mi canzonò e spronò: - “Amami” liberamente, loro celebrano ed onorano la contemplazione e svalutando l'atto fisico diretto godono una fantasia interiore, una favola bambina, una visione forse mistica -

“La amai” liberamente, ne godetti di-vi-na-men-te !

In quel dannato mese avevo ripassati puntigliosamente prima, poi affannosamente, quindi disperatamente i miei grandi e piccoli amori, le avventure, le sveltine, le cotte e le sbandate sessuali dalla mia prima ragazza in poi, avevo “amate” il maggior numero di femmine possibile, serie e puttane.

Volevo aver goduto o godere di più che con Elena almeno con una di tutte loro ma non era stato, non era così e allora “chiesi” al mio uccello di essere bugiardo, di inventare, di raccontarmi una balla, almeno quella!, ma lui, scandalizzato, mi ricordò che “il cuore sì che può gabellar fandonie, il cervello sì che può propinar balle, ma il cazzo non mente mai, è troppo serio, troppo onesto per non onorare la verità” e mi confermò che non aveva mai “amata” una figa così vera, che non aveva mai goduto tanto, provato un piacere così totale.

Il nostro fu un fidanzamento malato di pazzia, che avrebbe dovuto esser morto appena nato, che visse e prosperò per anni: Carnale, Platonico, Depravato, Puro, Pudico, Osceno, Intrigante, Virtuoso, Elegiaco, Prosaico, Imbronciato, Gioioso, ma sempre Libero, forse addirittura Felice.

 

 

B). ELENA

 

Il legame sentimentale e fisico che univa Elena e me era fuor dal comune.

Ci eravamo conosciuti e subito scopati in treno, intesi, piaciuti, “provati ed approvati”, poi, contro ogni logica, addirittura fidanzati, ma il nostro “modus vivendi” sessuale e la distanza tra la mia e la sua città avevano giocato un ruolo importante nel nostro menage rendendolo diverso, penso, da ogni altro.

I normali rapporti interpersonali che sono fatti di amicizia, di affetto, di sesso intrattenuti da lei nel suo, da me nel mio ambiente, avevano spesso aperto delle parentesi più o meno lunghe ma mai troppo profonde nella nostra relazione.

Per esempio, ogni volta che io mi ero invaghito di una ragazza della mia città o Elena di qualche maschietto della sua il filo che ci univa veniva labilizzato automaticamente, ma non fu mai reciso.

I nostri contatti epistolari, normalmente settimanali, diventavano più radi (era il segnale della apertura di una parentesi) per tornar normali quando anche noi ridiventavamo “fidanzati normali”.

Un gioco inaccettabile per tanti, amabilissimo per noi.

Mi viene in mente la volta che, scrivendole una lettera, mi uscì di penna una domanda pazza, questa: - Allora mia Elena, come te la passi nella tua invernale, fredda Torino sessualmente, “al gelo” ? -

Mai avrei supposto la sconcertante risposta : - Nella mia invernale, fredda Torino, sessualmente, mi faccio scaldare la passera da un paio (!) di focosi amatori che mi tengono calda-calda, uno è il solito Gianni, l'altro è un ragazzo (quattro anni meno di me) impetuoso ed inesperto torello che dovrò educare ed istruire bene perché ha un uccello che… beh, ne vale la pena ecco ! -

Una ragazza che scrive e firma le sue “bi-malefatte” sessuali al fidanzato non l'avevo nemmeno pensata, ma il rapporto tra noi era da sempre talmente sincero e sereno, giocoso, che anche questa nuova pazzia fu da noi presto trasformata in normalità facendoci riservare, in ogni lettera che ci scrivemmo poi, uno spazio apposito dedicato alle evasioni sessuali dell'uno e dell'altra.

Lealtà obbligata la nostra, date le ovvie e giuste voglie “inevase” di ognuno e la distanza che ci separava… a meno che non avessimo voluto essere ipocriti come tutti.

Sapemmo ed accettammo sereni, scrivendoci come fidanzati e parlandoci dei nostri fidanzati, che se il mio cazzo disoccupato lo era poco la passerina di Elena era quasi sempre occupata.

Poi abbiamo forse esagerato e la mia fidanzata è venuta talvolta a trovarmi a Ferrara insieme al fidanzato torinese (lei è più vera coraggiosa di me).

 

Le nostre lettere si incrociano adesso settimanalmente, segno che siamo “solo noi due” ad essere fidanzati, e nell'ultima di esse mi propone di incontrarci a Piacenza per trascorrervi insieme il fine settimana.

Accetto con piacere ed arrivo nell’ hotel del quale lei è ospite da due giorni il venerdì alle ventitre.

Finalmente la rivedo e mi compiaccio ancora una volta con me stesso, Elena mi piace, Elena è donna bella, fisicamente e caratterialmente, ma è femmina fin troppo schietta, esente da sotterfugi e compromessi di qualsiasi tipo, persino troppo cristallina, ma è amante calda, brava, rilassante, tutta da godere e da far godere.

Ci coccoliamo per un po’, poi facciamo la doccia insieme, giochiamo con l'acqua, il sapone e le nostre parti intime, ci asciughiamo a vicenda, ci precipitiamo a letto a stringerci, carezzarci, palparci, baciarci, leccarci, scoparci, farle il bel culetto, godere, venire con passione vera.

Poi chiacchieriamo quietamente, avvolti nel piacere di stare così bene insieme fino a farci rapire dal sonno.

La mattina dopo facciamo colazione tardi e pigramente.

Lasciamo l'albergo alle undici passate e ci tuffiamo, in macchina, nelle verdi e dolci collinette circostanti, una lunga passeggiata senza meta, all'una e trenta ci sediamo a tavola in una linda, accogliente trattoria a conduzione famigliare.

Torniamo in albergo ai trenta all'ora come se così facendo il tempo, davvero tanto piacevole, trascorresse più lento o s'allungasse.

Alle quattro rieccoci a letto a scoparci, a goderci, ad appisolarci, alle sette sotto la doccia, poi freschi, vestiti, pronti… già, ma pronti per far che ?, o per andare dove ?

- Facciamo un salto in ospedale a salutare Gianni ? - salta su Elena.

- In ospedale… Gianni ?, ma che c'entra !, cosa dici ! - sbotto annichilito.

- Ah già, non te lo ho ancora detto, un mese fa Gianni ha preso l'aspettativa dall'ospedale di Torino ed è venuto a Piacenza dove gli hanno offerto un posto da aiuto in chirurgia d'urgenza per rendersi conto se gli conviene accettare e trasferirsi oppure no -

- Ah sì ?… - riesco a mala pena a sillabare non credendo ai miei orecchi, fuori dalla realtà per troppo scombussolamento fisico e psicologico, poi - e andiamo a trovare stò Gianni ! – le rispondo stralunato per non fare la parte dello scemo sprovveduto riuscendo a trasformare, non so come, il mio sconcerto in gioco che ho concluso così : – allora è “l'affare” di Gianni che ti ha fatta arrivare qui due giorni prima di me… ora ricordo, me lo avevi detto “devo andare a Piacenza per affari” – e lei ride divertita mentre io mi chiedo, senza entusiasmo, se dovrò spartire la passera di Elena con Gianni anche in questi tre giorni.

Ma il discorrere di Elena va di già avanti, non perde tempo dietro l'ovvio, e devo seguirla lasciando indietro le mie apprensioni.

Ed eccoci da Gianni, entusiasta della sorpresa anche se Elena ne aveva preparate due : una per me che non sapevo di lui e una per lui che non sapeva di me !

Ci conosciamo da tempo il dottor Gianni ed io, di nome da quando Elena me ne ha parlato, prima ancora che ci fidanzassimo, presentandomelo come suo antico amico ed amante sottomesso, di persona la prima volta che sono stato a Torino, ma non lo avevo mai visto così estroverso, lui che è di carattere chiuso, taciturno, raramente sorridente, mai frizzante come è invece adesso… soprattutto con Elena.

Ho sempre coltivata la certezza che sia innamorato cotto di Elena, da una vita e adesso ne sono ancora più sicuro : “forse Gianni non ha mai avuto il coraggio di ancorare a se le libertà e liberalità sessuali di Elena, sennò l’avrebbe fatta sua moglie da tempo” penso.

Chiacchieriamo per mezz'oretta poi ci accordiamo di aspettarlo in albergo dove anche lui alloggia fino verso le nove per andare poi a cena tutti e tre insieme.

In attesa dell'ora stabilita Elena ed io ci facciamo una lunga passeggiata con dialogo dove l'argomento centrale è Gianni, e tra un dire e l'altro faccio una domanda che è affermazione alla mia ragazza : - Di uomini ne hai contati e cancellati molti, ma Gianni è, a parte il tuo celebrato “svezzatore”, l'unico ad essere ancora e sempre sulla breccia… deve avere dei meriti, anche sessuali, speciali allora per te ! -

- Meriti umani tanti… sessuali ?… mi lecca per un po’, mi dà quattro colpi ed è già venuto due volte… a lui mi legano le sue onestà, serietà, lealtà, il suo modo di amarmi o di volermi bene, non so, ma quella che non mi va e non mi andrà mai giù è la sua troppa gelosia -

Trovo strano che Elena si porti dietro da tanti anni un maschio da “quattro colpi due orgasmi” e addirittura troppo geloso come dice sia Gianni, ma non mi ci soffermo su più di tanto.

Alle otto e mezza una telefonata dall'ospedale ci avverte che un caso urgente avrebbe trattenuto Gianni in sala operatoria fino a tarda ora, di scusarlo e di non attenderlo.

Ceniamo nel ristorante annesso all'albergo consumando una serie di appetitosi assaggini, gelato e caffè in meno di un'ora.

Saliamo in camera e decidiamo di restarci.

Cominciamo a giocare, a sfotterci, a rincorrerci per la stanza ed a lottare sul letto come bambini, poi Elena mima uno spogliarello lascivo e mi attacca con un pompino che mi fà inviperire il cazzo e fare l'amore con lei fino ad esaurimento delle ultime energie rimastemi, fino allo svuotamento totale.

Il lenzuolo modella i nostri corpi rilassati, uniti, nudi, spossati, siamo mano nella mano, la stanza contiene un quieto conversare.

“Toc, toc, toc” ci interrompe un lieve bussare.

- Chi è ? - gli fa’ eco la voce di Elena.

- Gianni !… disturbo ? -

- No, no ! - replica vivacemente la mia fidanzata che vola, nuda com'è e tette ballonzolanti a spalancare la porta all'amico e gli occhi ad una allibita coppia in transito lungo il corridoio.

Lo trascina dentro, sbatte e chiude la porta, sposta la poltroncina al fianco del letto che occupa lei, lo fà sedere, si infila sotto le lenzuola e in men che non si dica “è tutto normale”, come se stessimo conversando, vestiti e verticali al bar centrale.

Gianni ci ragguaglia sull'intervento urgente che lo ha trattenuto, sulle prime impressioni di lavoro ricevute, poi parliamo di tutto un pò finché in un momento di stasi dice : - Scusatemi se ho profittato della vostra intimità ma lontano da casa e solo non ho potuto fare a meno di usare una compagnia amica, ma ora me ne vado subito -

- No, no ! - gli replica decisa Elena - non ci pensare nemmeno !, Babele non è mica geloso come te perciò tu ne approfitti, resti qui con noi e fai l'amore con me ! -

Ecco come è Elena !, squinternato dalla pazza decisione della mia fidanzata odo Gianni dire : - Di Babele non sono certo geloso neanche io !, è di tutti gli altri stronzi che ti porti a letto che non so darmi ragione, ma il proverbio che recita “chi troppo vuole nulla stringe” varrà anche per te prima o poi - le replica secco Gianni da innamorato invelenito, stemperando un po’ l’angoscia che m'aveva provocato l'ordine dato dalla mia ragazza al chirurgo.

Una gamba e relativa coscia di Elena escono dal lenzuolo scoprendo un po’ del pelo della sua bella passera, guida il piede a strusciare malizioso lungo la patta dell'amico seduto nella poltrona lì accanto, ora muto e teso, patta che “si muove e cresce a vista d'occhio” come il sudore che gli imperla la fronte.

- La tua fosca predizione che mi affibbia un futuro senza nulla da stringere mi suggerisce di darmi da fare ora - gli ribatte la mia fidanzata, e rivolta a me : - Posso… vero caro ? -

- Beh… tanto io sono totalmente svuotato ormai - balbetto confuso e sentendomi la classica figura dello scemo.

- Dai gelosone che ho voglia di te, di godere e di farti godere -

Gianni, rosso ed affannato, si sfila tutt'insieme pantaloni e slip da sotto, Elena gli toglie pullover, camicia e canotta da sopra.

Ed eccola stesa accanto a me e spalancata per lui con il cuscino sotto la testa per guardare ed aizzare Gianni a leccarle la figa ed il culo, con il mio sotto il “mandolino” per meglio offrire l’una e l’altro alla passione ed alla voluttà del chirurgo… gli orgasmi di Elena sono resi visibili dai contorcimenti che la squassano e udibili dai caratteristici "ah-à, ah-à, ah-à" che le sfuggono di bocca… Gianni, “muso bagnato”, si erge, arranca ginocchioni con il cazzo in mano verso la nostra gnocca in attesa, la infilza e la monta, la monta, la monta… altroché quattro colpi !

Il chirurgo “viene”, sborra, Elena ha “orgasmato” in continuazione, restano uno dentro l'altra, avvolti in un mare di gocce di sudore e di fremiti di piacere, riposano, rifanno il pieno di ossigeno, ricominciano “rovesciati”, con Elena che monta il Gianni e continua a contare orgasmi l'un dopo l'altro, come è tipico di lei, e quando pare che anche Gianni sia vicino al suo secondo (dagli spasimi che lo sconvolgono) la mia fidanzata, che ben lo conosce e sa cosa fare, lo abbranca e ritorna sotto, se lo porta sopra… Gianni le… spara una montata velocissima, si ferma, gli cattura il cazzo, se lo pianta “in quel posto”, la incula dapprima con andatura lieve, poi sostenuta, quindi ardita… “ah-à, ah-à, ah-à”, glie lo cava da là, glie lo affonda nella cocca, la scopa con andatura lieve, poi sostenuta, quindi ardita… “ah-à, ah-à, ah-à”… la incula… “ah-à, ah-à, ah-à”, la scopa… “ah-à, ah-à, ah-à”, “cose” che accadono a venti centimetri dai miei occhi e non la smettono mai, sono due rose cristallizzate dal fresco dalla rugiada del mattino.

“Quattro colpi ed è già venuto due volte !” penso più sorpreso che scandalizzato “salute !, se quelli sono quattro colpi !”.

Il letto matrimoniale della nostra stanza ospita alla fine delle battaglie, “tre fidanzati” nudi, sfatti e svuotati dal piacere, che dormono della grossa fino alla tarda mattinata del giorno dopo.

La finestra spalancata da Elena e aggredita da un sole accecante ci sommerge di gaiezza.

La nostra fidanzata fa’ la doccia ad entrambi indugiando assai sugli attributi maschili di ognuno colmandoli di “grazie” per il piacere che la han donato e nel giocoso tentativo di strapparci la promessa che la sposeremo ed ameremo tutti e due insieme e per sempre, e ci solletica con bacetti, carezze e palpate strappa consenso che ci induriscono pian-piano ma ben-bene i piselli che cattura ed “ammanetta” con le sapienti manine, li tira con lei e noi che siamo attaccati a “loro” siamo costretti a seguirla fino al letto, sul letto, li infila dentro di lei, uno nella “davanti”, l'altro nel “didietro”, godiamo, ci scambia, godiamo… “le prove” del nostro futuro ?

“Prove” che finiscono sconvolgendoci nel piacere estremo.

- Gianni, sai cosa mi ha detto ieri Elena sulle tue prestazioni sessuali ? -

- Cosa ? -

- Gianni mi lecca per un po’, mi dà quattro colpi ed è già venuto due volte -

- Ah, sì ?… tanto posso fare ! - risponde smarrito come se fosse colpevole di averla “amata” poco e male.

- Alla faccia dei quattro colpi, glie ne avrai dati quattromila ! -

Elena, ridacchiando, puntualizza : - No caro, non cercare di farmi passare per bugiarda, lo sanno bene anche i bambini che gli zeri non contano niente e che perciò quattro, quattrocento o quattromila non fà differenza e cerca di imparare la matematica e di far di conto perché tra “andata e ritorno” me ne ha dati ben ottomila ! -

Ha ragione sul valore degli zeri, accidenti, e gli “ottomila” li avrà di certo contati bene !

Questa è Elena, veritiera fino alla follia, scandalosamente leale, audacemente sincera.

Elena, vista superficialmente, giudicata secondo il pensar comune “deve” essere definita una puttana senza limiti e senza vergogna.

Elena è la ragazza più “seria e morale” che abbia mai conosciuta.

Elena non mi ha mai ingannato.

Le altre Sì.

Grazie, Elena, ma come tutti gli stupidi di questo mondo finirò per impalmare una troia vera, una di quelle donne delle quali la gente dice che è seria, brava onesta, buona, sincera, morigerata, da famiglia, ecc. ecc.

Ne ho già conosciute tante e ce ne sono ancora molte in attesa del cretino : aspettatemi, sto arrivando !

Alcuni anni dopo :

Elena, non ti sposerò mai, ti ho dimenticata forse perché non ti dimenticherò mai, forse perché sei stata per me una vera maestra di vita, forse perché grazie a te e ad un po’ di culo mi è andata bene.

Perché ho impalmata una ragazza “seria” come te ma ben più furba di te, perché nessuno sa che intrigante, suprema troietta ella è.

Ed è quello che conta.

Ed è ciò che piace a me.

Che ho sempre cercato.

Che ho.

 

 

C). SALICE D'ULZIO  24. 10. (di un tempo che fu)

 

Caro Babele

Sto scrivendoti fasciata nella morbidezza del velluto giallo della poltroncina dello scrittoio posto sotto la finestra, sono protetta dal tepore di un fuoco vero, sto godendomi la prima neve dell'anno che cade a grandi e candidi fiocchi che mi nascondono, silenti, il panorama di verde e di roccia ancora ben visibile qualche minuto fa, ma che mi donano l'impagabile bellezza di una fiaba bambina.

L'amico Sandro, il tuo "supplente", è stravaccato sul "letto del piacere" (dove abbiamo molto goduto e poco dormito) a ricaricare le batterie, a fumare beato una rilassante, amica Marlboro il profumo della quale mi ha invase le nari e sta tentando la voglia crescente di fumare anch'io una sua gemella, ma dopo, adesso è primaria la voglia che ho di te, di averti qui che impera, tutto il resto è almeno secondo o forse ultimo.

Sono rilassata, appagata da una "tre notti e due giorni" di sesso straripante, sono ricolma di gusto fisico, di piacere mentale, di psico emozioni che vorrei dividere con te e mi angoscia un po’ il non poterlo fare.

E allora la mia mano verga sulla carta per te il mio pensarti, il mio sognarti, il mio amarti, il mio volerti presente in me in ogni mio respiro, in ogni mio minuto di vita vissuta anche e sopratutto, forse, quando non ci sei.

Questo week-end in agonia mi ha regalato cose belle, sorprese liete, carnali o candide, come questa neve che mi colma l'anima di poesia e mi rapisce.

In questi giorni cose da poco (quelle che contano di più?) mi hanno regalato le emozioni più vere, dentro questa stanza tutta legno e coltri di piuma d'oca mi sento farfalla immersa in un piumino da cipria.

Tutt'attorno è durezza: le montagne, le rocce, la neve, il vento, questa stanza invece, protetta dal calore che l'uomo ha imparato a rubare alla natura e di cui la ha rivestita, è calda morbidezza nella quale io… "sguazzo tutta nuda".

Perché tu sei tanto lontano?

Perché tu non sei qui?

Perché io sono qui?

Perché Sandro ed io abbiamo deciso di passare un fine settimana diverso dai soliti, con i soliti amici, le solite chiacchiere, le solite seppur sempre assai piacevoli scopate nel solito albergo.

Sandro, affettuoso e coccolone come sempre… "brr", ma cosa sta succedendo dietro di me?, un batacchio pendulo di carne, una borsa morbida, un boschetto di peli si poggiano alla mia schiena e la fan rabbrividire, due mani calde passano sotto le mie ascelle e diventano coppe per le mie tette, mi circuiscono i capezzoli e li fanno inturgidire… l'alito ed una domanda giungono al mio orecchio prima di venir insalivato da lingua giocherellona che lo rende erogeno, Sandro mi sta chiedendo cosa e a chi sto scrivendo.

Gli rispondo che sto scrivendo una lettera d'amore al mio fidanzato lontano, al mio amore, mi chiede se ti scriverò anche di lui, se ti parlerò bene di lui.

Massì, certo!, e come potrei non scriverti bene di un ragazzo d'oro come lui, acqua e sapone, serio, lavoratore, onesto, discreto, bello… a letto magnifico, instancabile montone, leccone e, tanto per far rima, "palpone"?… perché come ben sai lui il suo dovere di supplente (per colpa della distanza e dei lunghi tempi che ci separano), lo fa’ sempre tutto e bene, quindi se lo merita!

Io ci sto bene a letto con lui, lui bene con me, manchi solo tu e sarebbe persin troppo bello!, pensa, Sandro mi ha scopata (e fatte tante altre cosine) venerdì notte, ieri notte e oggi pomeriggio (la montagna gli ha giovato).

Un "batacchio" si sta arrampicando lungo la mia schiena sulla quale si srotola ed ingigantisce… ha voglia di "suonare a festa nelle mie campane" ancora una volta, meglio che mi giri… meglio che… scusami caro… devo lasciarti per un po’… forse (e magari!) per molto… ho “le campane” di già pronte, a dopo amore.

 

Due ore dopo: mio carissimo e paziente (per avermi aspettata due ore) Babele.

Le mie mani-campane…

La mia bocca-campana…

Le mie tette-campane…

La mia figa-campana…

Il mio culetto-campana… tutte sono state suonate a festa ed a distesa fino a pochi minuti fa dal cazzo-batacchio di Sandro, un “campanaro” che mi ha immersa in un vero delirio di piacere.

Ora provo di cercar di concludere questa mia anche se “stracciata son” grazie al tuo supplente che, come al solito, è stato grande, grazie a me che non gli sono stata da meno.

Ciao tesoro, meno male che tra dieci giorni ci rivediamo, era ora che questo benedetto, atteso sospirato ponte di novembre ti portasse finalmente a me perché il supplente è bravo, preparato, conosce bene tutte le materie, parecchie lingue e mi dà munifiche lezioni ma la mia… cattedra sente il bisogno del suo titolare.

Ho voglia di te, di essere tua, di farti mio, ho voglia del mio uomo e maschio, ho voglia del mio futuro sposo.

Bacioni dalla sempre tua… “fedele” Elena e un saluto dal… “nostro” Sandro.

 

Io sono Babele, il fidanzato di Elena e mi sono permesso (con il suo permesso) di riscrivere per voi la sua lettera, un… poema breve, un cantico incantato in onore ed a gloria del così detto tradimento sessuale e della sua fanciullesca liceità, solo un gioco, uno svago per monelli, un divertimento sano, scanzonato, libero che dovrebbe essere tale per tutti e diritto per ognuno (parole sue, come i "fatti" reali scritti e confessati con onestà e serietà troppo vere).

Cara, bella, sensuale, disarmante Elena, Bernarda sublime, perché non mi hai scritto (come fanno tutte!) che eri in montagna con un'amica?, perché non mi hai raccontate quattro banalità o una sola bugia “il giorno dopo” invece di tante e tali verità mentre le vivevi e godevi?, ma tu sei troppo leale, onesta, sincera, schietta, “seria fino alla follia” e ti sei scritta per quello che sei mentre io ho… "dovuto" farmi una sega da manuale, godendone un gusto sapido, sublime e allora grazie!

Io sono un freddo quando sono scevro da coinvolgimenti di ordine fisico, morale, personale, religioso, sociale, culturale e devo ripetermi: “Tu sì che sei donna onesta, tu sì che sei femmina seria, perché vera, perché ti scrivi, racconti e descrivi per quella che veramente sei e come tale ti proponi a me, agli altri, a tutti, tu sei così per chi ti apprezza e ti vuole, per chi ti disprezza e rifiuta, senza orgoglio per applausi ed assoluzioni, senza tema di condanne.

Io, gli altri, tutti, i soliti vigliacchetti che hanno il terrore della verità e quindi della lealtà vera, la sola, autentica serietà, noi siamo solo dei falsi, degli infingardi, sì, perché aver paura della verità vuol dire nuotare nella graveolente melma dell'ipocrisia che domina la società perbenista ed è perciò che tu pagherai duramente il grave, imperdonabile difetto della onestà totale che ti pervade e sono perciò triste… ma eccitato.

Ho l'uccello straduro che mi chiede a gran voce di fargli una sega riparatrice.

Ancora un'altra!

Povero me…
 
Galeotto fu il CD
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:01
Click. Lo schermo si riempì di luce e colore: rosa ambrato, bianco, argento e il baio dei capelli castani. Quattro visi, quattro ragazze, quattro paia d'occhi soddisfatti e vivi. Adagiate su un divano dalla stoffa bianca, simile ad un manto niveo, ansimavano debolmente con gli occhi lucidi e le membra velate dei vari umori che solo un gioco erotico è in grado di regalare. Un leggero effetto zoom tentò di carpire, uno dopo l'altro, l'intensità degli sguardi lanciati al mondo intero, dalla brunetta dai corti capelli lisci che, poggiata di schiena alla amazzone dalla lunga e folta capigliatura, ondeggiava le ginocchia, retratte e divaricate, offrendo il proprio sesso, in quel momento nascosto ad una quinta persona. Il centro del piacere era dunque celato, incuneato fra due gambe splendide che racchiudevano insieme alla vulva anche il viso d'un altra sconosciuta che l'inquadratura ne mostrò, solo per un attimo, le ampie spalle e la chioma dorata. Ondeggiando, la coscia imperlata di sudore si intromise oscurando la schiena della bionda, nel flessuoso congiungimento ideale verso i fianchi che a loro volta volsero al busto che sorreggeva un seno compatto e orlato da una finissima collana d'argento. I filamenti del monile si sparsero sulle coppe frementi sino a lambire le aureole ed i capezzoli inturgiditi dalla passione, illanguiditi al pari dello stesso sguardo. Gli occhi grandi e marroni, naso lungo, stretto, labbra sottili, zigomi sporgenti si distribuivano sul viso oblungo poggiato, nuca contro nuca, con l'accattivante profilo dell'amazzone: zigomi alti, gambe lunghe e diritte dalle cosce tornite. Si presentava uno spettacolo incredibile, affascinante e quotidiano al tempo stesso: i capelli castani, raccolti intorno alla nuca conferivano all'amazzone un aureola di fascino e mistero propria delle dive del cinema. Gli occhi della fanciulla sembravano luccicare d'una sembianza mista, tra la dolce ricerca femminile di voluttà e l'amazzone con le pitture di guerra. Lentamente sporse il bacino mostrandosi, allargando le gambe in un accenno di danza mediorientale concentrandosi sulla propria vulva che ricordava, nel suo schiudersi una bocca femminile. La ripresa indugiò ingrandendo l'immagine sulla vulva scevra di peluria che si schiudeva e tornava a chiudersi come in una sorta di gesto ammiccante propria di due labbra sensuali.
La testa riccia di capelli castani della terza presenza femminile si mosse. Con un colpo d'anca la ragazza seduta sul tappeto ai piedi del divano si sfilò voltandosi verso l'amazzone che continuava a sorreggere con la spalla la testa della bruna sempre in preda delle attenzioni della bionda. Di fronte alle ginocchia spalancate dell'amazzone vi si appoggiò con il viso ed una mano mentre con l'altra prese a dilatarsi le natiche. Le palpebre si mossero umettando gli occhi socchiusi quasi quanto la bocca semi aperta che mostrava la chiostra bianca dei denti lambita da una lingua saettante.
Infilando il viso tra le cosce dell'amazzone si pose comodamente a carponi dando le spalle perfettamente alla macchina da presa, e piegando un poco le ginocchia abbassò la testa e le spalle inarcando la schiena. L'amazzone rimanendo seduta sul bordo del divano aprì ancora un poco le gambe permettendo alla riccia di affondare il volto e la lingua nel suo sesso.
La quarta donna, seduta sul tappeto poco vicino alla riccia rivolse il viso alla camera divaricando le gambe tenendo uniti i talloni mostrando fiera all'obbiettivo il monte di venere depilato che si ergeva in tutta la sua erotica bellezza. Quindi volse lo sguardo al seno scosso della riccia, dai capezzoli puntuti e turgidi rosso fuoco, che attirato verso il basso ciondolava fremente.
Per un attimo la riccia lasciò la vulva dell'amazzone e voltatasi verso la macchina da presa sfoderò un sguardo ardente, carico di passione dichiarandosi pronta alla penetrazione. Al richiamo rispose pronta la prima presenza maschile dell'inquadratura che lesto si avvicinò alle natiche della riccia posizionando il pene alla giusta altezza.
Poco vicino, la quarta donna con i capelli leggermente mossi sollevò le spalle e la testa poggiandosi sul gomito e volta con fierezza la testa verso l'uomo iniziò a masturbarsi nell'attesa di gustarsi lo spettacolo della penetrazione.
Intanto le mani dell'amazzone avevano preso a carezzare i ricci della sua campagna che aveva deciso di attendere la penetrazione riprendendo a leccare la vulva aperta davanti a lei. I suoi capelli ricci erano la testa scarmigliata di una impavida gaudente che, dopo un giusto coinvolgimento femminile, era pronta a soggiacere alla possanza maschile. Con le guance imporporate dall'eccitazione prese a scorre la mano sulla natica, sollevata assieme alla gamba, e traendo a se il gluteo, spalancò l'accesso dell'ano.
La spada di carne si poggiò sullo sfintere penetrandolo lentamente. Le guance della riccia si colorirono e i suoi occhi, tranne per un rapido battito, fissarono dritti tra le cosce dell'amazzone prima di ritornare a succhiare quella vulva ormai prossima all'orgasmo. Non smise mai di vellicare il clitoride dell'amazzone neppure quando l'affondo della penetrazione portò l'uomo a conficcarsi dentro di lei per l'intera lunghezza del pene. La pressione, che dall'interno dilatava il retto, eccitava la riccia tanto quanto all'uomo piaceva l'elasticità dello sfintere, che comprimeva il suo fallo.
L'uomo iniziò ad ansimare.

Domitilla salì le scale del vecchio palazzo della Milano di inizio secolo, che sorgeva a due passi del Teatro alla Scala, sede della società informatica presso cui stava lavorando in qualità di traduttrice. Rispose al saluto deferente del portiere cinese e allungò il passo per guadagnare subito gli ascensori evitando di rimanere troppo allungo nell'atrio dove le maestranze edili stavano da giorni sventrando una delle due colonne dell'ascensore. Aveva la fortuna di poter svolgere le sue mansioni a casa, al Castello del Buon Umore, potendo comodamente ricevere e inviare il lavoro per via telematica. Con tutto ciò un paio di volte alla settimana era costretta a passarci una giornata per le solite riunioni di avanzamento lavori. Era un lunedì, e nel pomeriggio appena passato della domenica aveva festeggiato il suo secondo anniversario di matrimonio concedendosi a tutti gli amici ed amiche facendosi penetrare a turno da tutti gli uomini e intrattenendosi con le altrettante mogli e compagne. Si sentiva i muscoli indolenziti, percepiva quelle fitte intramuscolari che s'accusavano quando l'acido lattico prodotto dall'attività fisica non veniva riassorbito dalla massa muscolare. Era tutta un fascio di dolori dalle reni alle cosce, al ventre, ma quando s'apprestò a salire i tre gradini del pianerottolo, ebbe una sensazione di appagamento e capì che solo poche donne potevano vantare una vita sessuale così ricca, e contrariamente sarebbe stato un miracolo sopravvivere senza la presenza costante del pensiero erotico sotto ogni sua forma.
Quel giorno aveva indossato una gonna molto aderente, che sottolineava bene la forma perfetta del sedere, e le aveva permesso di scegliere un tanga minuscolo che si risolveva in un unico triangolino atto a coprire solo il pube lasciandole le natiche completamente scoperte. Entrò salutando la segretaria seduta all'ingresso dirigendosi subito alla scrivania della dottoressa Sabina Vannucci: la sua responsabile. Sabina era una donna sui ventinove anni che si vestiva come una ragazzina sfoggiando grandi maglioni con gatti, cani e i personaggi dei maggiori film d'animazione per nascondere un seno piccolo, piccolo e delle gambe lunghe ed affusolate. Era molto magra, alta circa un metro e settanta, con i capelli neri e ricci, gli occhi scuri alle volte severi altre molto tristi ed affettuosi.
Domitilla non capiva perché malgrado tutto le restasse indifferente, in quanto si era sempre considerata una donna che tendeva all'epidermico quando si arrivava al dunque, con gli appetiti rivolti alla pura esaltazione carnale e la testa al ragionamento puro. Una volta aveva potuto constatare che aveva piccoli i seni e il ventre scavato con le ossa del bacino che le sporgevano e le natiche possenti, come quelle di un'adolescente che doveva ancora svilupparsi del tutto. E, malgrado Sabina fosse una pozza calma e oscura, Domitilla vi trovava una possibile carica sessuale ancora inespressa. Ma era solo una intuizione, un gioco di profumi corporei che potevano anche rivelarsi un bluff completo. Era invece sicura che, a dispetto del suo fisico androgino, era anche la più grande programmatrice della sua società. -... beh, non ci si poteva fare nulla- pensò poggiando la borsa sulla scrivania deserta, dopo aver notato che una volta tanto era in anticipo.
S'erano incontrate la prima volta in una riunione, per il progetto per il quale ancora lavorava, come traduttrice dei manuali di riferimento dall'italiano all'inglese, e Domitilla era l'unica laureata in lettere in un ditta di ingegneri informatici. Sabina, ormai già quasi famosa nella sua cerchia professionale, aveva diretto i lavori di un programma per il riconoscimento vocale che stava vendendo anche fuori i confini nazionali e quindi necessitava della relativa documentazione in lingua inglese, una traduzione che Domitilla aveva accettato. Era stata presentata da Arturo, il ragazzo di Giulia, dato che era uno dei soci fondatori della giovane società, e Sabina, per quello che la riguardava, non aveva mai indagato sulla amicizia che intercorreva tra Domitilla e uno dei suoi direttori, e, in fondo lo avevano fatto in pochi in tutta la ditta. Ma tutte e due conoscevano l'altra per assiduità sul lavoro e per la serietà professionale, anche se non avevano mai affrontato tematiche diverse da quelle lavorative. Domitilla per forza di cose tendeva a portarsi il lavoro a casa, e le poche volte che aveva lavorato la fianco di Sabina il calendario si era infittito di scadenze. Quei momenti erano sempre molto astratti, urbani e... costruiti, come poi se li ricordò Domitilla: come una danza che impersonava gli appuntamenti al buio e gli impedimenti della natura. Era per ciò che provava tristezza nel ritrovarsi in uffici popolati di persone che non conosceva per niente, nel vivere giornate sfocate dietro una scrivania.
La porta s'aprì e Sabina infagottata nel suo loden blu arrivò depositando la ventiquattrore e la borsa con il personal computer portatile sulla scrivania "Ciao, Domitilla" la salutò squillante, diversamente dal suo tono monocorde tipico del saluto mattutino. Qua e là qualcosa scintillava, perché, molto naturalmente, Domitilla le aveva proposto d'andare a prendere il caffè al bar e Sabina aveva accettato di buon grado. Così s'erano avviate per un espresso come due ballerine che eseguivano una serie di passi. Tocco leggero, scambio, tocco, passo, passo, passo.
Sabina aveva scovato qualcosa negli occhi di Domitilla e quando si fermarono per osservare una pianta particolarmente bella dalle foglie color porpora e scarlatto nel bel mezzo di una asfittica aiuola milanese, lei le chiese "Cosa si prova quando si è in tanti?"
Domitilla per tutta risposta aveva premuto il pulsante per il richiamo della luce rossa del semaforo pedonale cercando di apparire distaccata e vide che le esili mani di Sabina le stavano porgendo un compact disc registrato artigianalmente. Per la prima volta Domitilla si scoprì di non essere abituata a sentirsi a proprio agio di fronte ad una prova schiacciante. Riconosceva il disco, e lo aveva avuto da Arturo il venerdì precedente ed era della stessa marca di quelli utilizzati nell'ufficio di Sabina. Anzi erano gli stessi visto che Arturo vi aveva riversato per Domitilla il contenuto del video della festa di Alessia, ed era un compact disc prelevato dalle scorte della sua società identico a quelli che usava per lavoro.
"Non si deve essere per forza in tanti... " aveva replicato Domitilla "ma ci sono delle buone ragioni per cui dovrebbero esserlo" rispose semplicemente, qualsiasi altro commento sarebbe apparso ipocrita e puerile. E, per qualche ragione il viso di Sabina sembrava mancare di qualche cosa, come se i muscoli e i tendini fossero ben tesi e definiti ma senza riuscire a supportare niente di così importante.
"Ragioni squisitamente biologiche?" il sorriso aperto di Sabina tornò ad interrogarla con slancio.
Stupita, Domitilla rispose a sua volta con "Perché ogni giorno abbisogniamo di tre pasti?"
Sabina sorrise, come mai aveva fatto in presenza sua, e fu allora che Domitilla seppe che le sarebbe piaciuta, nonostante il suo approccio ancora così troppo poco femminile.
"C'è qualcosa che ha a che fare con gli appetiti, suppongo" ribatté Sabina con un sorriso complice.
"E per tenerci lieti e coesi. Funzionalità e bellezza" ribatté Domitilla ridendo lei stessa della battuta.
Sabina di nuovo sorrise, e di colpo Domitilla capì la ragione per cui il suo viso sembrava così curioso e incompleto. Era una faccia in attesa di un sorriso, di uno svago maiuscolo. Si scoprì a trattenere il respiro per quella bella novità scaturita dall'interessamento che Sabina aveva concepito per il filmato. Poi una piccola mano le asciugò il sudore dalla fronte e Sabina passò il braccio attorno a lei e le si spinse sulla spalla "E' stata una bella sorpresa trovarla al posto del manuale... "
"La trovi solo bella?" le chiese un po' timorosa. Domitilla sapeva che non era una posa, e Sabina si stava sorprendendo del suo medesimo interesse al contenuto del disco.
"Mi ha colmato un vuoto"
"Allora, né puoi esserne orgogliosa?" le sussurrò Domitilla con quella che più che una domanda era una sincera affermazione, e Sabina si strinse al suo braccio "Sono contenta che ti sia piaciuto" aggiunse rispondendo una volta di più alla stretta di Sabina.
"Questo per me significa molto, più di ogni altra cosa"
Domitilla le fissò gli occhi color nocciola e capì che forse aveva trovato un'amica. Una amicizia vera, come quella che la legava a Alessia, innamorata per come le cose crescevano e mutavano. Gli occhi di Sabina erano del colore del buon terreno fertile. La baciò delicatamente sulla fronte e lei la trascinò nel fondo del portone.
"Bene. Esatto. Stupendo" mormorò Sabina prima di chiederle con un fil di voce "Adesso mi spiegherai tutto, vero?"
Quello era stato il primo mattino in quella società iper tecnologica in cui Domitilla percepì un tocco d'umanità sentendosi un po' come a casa sua, e per la prima volta la riunione cambiò ordine del giorno.
"Allora dimmi cosa si prova ad essere in tanti... e nudi" chiese Sabina quasi con un fil di voce "e poi la... "
"Sodomia?" le suggerì Domitilla.
"Si, si appunto... no, no volevo chiederti... cosa si prova quando si va con un'altra?" Sabina sembrava confusa, o meglio appariva impaziente di sapere.
"Una cosa alla volta... dimmi cosa hai provato guardando tutti noi nudi? Prima di chiedermi tutto su amplessi e situazioni, dimmi cosa hai pensato a vederci tutte nude?"
Il sesso sembrava non essere il punto forte di Sabina. Appariva maldestra nelle domande e sembrava apparentemente senza esperienza, ma era appassionata e attenta. La sua sessualità era ben fatta, bilanciata e bella come i suoi lavori. Ma mancava di qualcosa. Quel qualcosa, naturalmente, era ciò che Sabina aveva scoperto nel video, Domitilla questo lo sapeva.
Ardore innocente.
Novità e discernimento.
Gli ingredienti segreti del genio.
"Domenica mattina volevo lavorare un po', e quindi ho acceso il computer ed inserito il tuo disco nella intenzione di leggermi le parti nuove per discutere con te, stamattina, delle eventuali modifiche. Ma come ben sai mi sono trovata davanti un mondo nuovo, bello, vicino... In fondo avevo sempre ipotizzato, sperato e sognato un modus vivendi simile al vostro dove la sessualità è una fonte di sostentamento come il cibo, l'aria che respiriamo. Però mi era sempre stato difficile concretizzarlo, anche solo come ipotesi fattibile"
"Cosa ti frenava?"
"Ma, nulla... forse il mio corpo? Non lo so! Però dopo aver rivisto il filmato tre volte ho avuto la sensazione d'aver trovato il tassello d'un puzzle. L'incastro era perfetto!"
"Ma cos'ha il tuo corpo che non va?" le chiese, allora, provocatoriamente Domitilla
"Dai, Domitilla, lo vedi che sono come una bambina... " si difese Sabina.
"Io, di fanciullesco vedo solo dei gran maglioni e pantaloni larghi. Io ti vorrei vedere nuda! Vorrei vedere come indossi il tuo vestito migliore" asserì con decisione e dolcezza Domitilla.
Sabina s'arrestò e guardò attorno per la stanza. Domitilla era già abituata ad un linguaggio del corpo che per lei era ancora tanto nuovo. Cercò a fatica di scrollarsi di dosso quei pensieri tentando si concentrarsi "Sarà, però sento che avrei vergogna a spogliarmi in pubblico"
"Non devi pensare che ti spogli ma che ti vesti! Che indossi il miglior vestito della festa!" rispose Domitilla con una dolcezza disarmante.
"Ieri dopo le tre volte che ho passato il film mi sono toccata e malgrado a casa mia ci sia la possibilità d'avere una buona temperatura... beh ero impacciata... non volevo, non potevo rimanere nuda anche dopo che ero venuta"
"Senti perché non andiamo a casa mia... perché oggi non mi sembra il caso di lavorare... " propose Domitilla.
"No, per questa volta andiamo da me... preferisco" le sussurrò Sabina.
Domitilla si alzò, poi si sedette di nuovo. Lei e Livio, la loro casa, l'avevano chiamata Castello Del Buon Umore. Si immaginò i divani e le orge di casa sua, le sue gigantografie erotiche piene di grazia e il clima adatto al nudismo tutto l'anno. Ma immaginò anche i maglioni di Sabina. E altri sacchi, come viticci morti, che coprivano, oscuravano, mangiavano il corpo di Sabina, nebbia, fino a che non c'era più niente, niente altro che il grigio senza fondo. Decise quindi che il primo passo doveva essere proprio quello: passare a casa di Sabina e procurarsi il suo vestito migliore prima di passare al Castello del Buon Umore.
Presero l'autobus e appena salite Domitilla le parlò di Arturo "La sua compagna era con me ad un corso di pittura, ed una volta la invitai a casa mia, senza dirle nulla del mio stile di vita, ovviamente. E quando ci si trovò in mezzo, mia cugina ed un nostro caro amico le hanno spiegato un sacco di cose"
"La moglie dell'ingegnere?" chiese incredula Sabina alludendo ad uno dei suoi direttori
"Dai, tra di noi chiamiamolo Arturo... e poi se un giorno mi verrai a trovare e facile che ci scopi anche assieme... "
Gli occhi di Sabina luccicarono "E' vero... ma è così strano sentirselo dire che stento a crederci... "
"Che potresti scopare con Arturo?" scherzò Domitilla.
"No, di poter parlare, e agire così, e che un giorno potrò fare sesso liberamente... " rispose seria Sabina. Quando furono sotto il suo portone, Domitilla si bloccò per darle le prime indicazioni "E' meglio che tu ti faccia trovare già in ordine quando io suonerò alla tua porta" Sabina annuì e aspettò che Domitilla continuasse con gli occhi sbarrati per la novità "Non è una formalità, anzi"
Sabina annuì di nuovo.
"Quando ti sarai spogliata completamente fammi un trillo al cellulare, e così mi riceverai" Domitilla si rese conto d'essere stata un po' brusca ma Sabina sembrò capirla. Dopo neanche dieci minuti il trillo diede via libera e Domitilla si ritrovò a bussare alla porta di Sabina. Entrando la trovò dietro la porta elegantemente nuda che l'attendeva in trepidante attesa, subito passarono in salotto.
Non era molto alta, ma comunque slanciata e Domitilla cominciò a carezzarla, e i piccoli seni le ruotavano nelle palme delle mani con i capezzoli, che quasi le trafiggevano la pelle tesa. Era a suo modo bella e si fermò a contemplarla meglio. La fece girare constatando che l'abbronzatura presa al mare resisteva ancora alla metà di novembre e che una parte dei glutei erano ancora color nocciola mentre il resto era bianco latteo. L'accarezzò tutta. La sua pelle era liscia e vellutata, senza nessun accenno di quella peluria così poco femminile in un corpo di donna, escluso l'inguine. Le piacque la sua pancia, piatta, che si gonfiava però nell'avvicinarsi all'inguine dove un ciuffo nero di peli ricciuti nascondeva il suo sesso. Anche lì, per poco tempo, finì la sua mano, perché le chiese "Posso mettermi anch'io in libertà?"
"Si certo devi... " si bloccò stupita Sabina di tanta sua baldanza "La camera è di la" rispose poi con un groppo alla gola prima di aggiungere "Ho alzato il termostato dei termosifoni ad una temperatura a ventisei gradi"
Un "Bene" caldo, e stimolante spinse Sabina a varcare la porta della camera sbirciando Domitilla come se la studiasse. Si sentiva calma e le piaceva spiare la sua nuova amica mentre si spogliava guardandosi intorno.
Era una bella casa, la sua, arredata con gusto e non c'erano tracce recenti di uomini: Domitilla l'aveva capito, come Sabina era sicura che l'avrebbe aiutata.
Parecchi libri "Di chi sono?" Chiese di punto in bianco Domitilla facendola trasalire.
"Miei, vivo sola" balbettò per la vergogna d'essersi fatta scoprire.
"Bei titoli. Qualcuno lo conosco" rispose Domitilla facendo finta di ignorare la risposta precedente. Sabina le fu grata e sorrise. Aveva un bel sorriso, forse solo ancora un po' triste.
"Una bella bocca, però" pensò Domitilla ricambiandole il sorriso con un abbraccio forte nell'intento di fondere il proprio corpo con il suo. Sabina guardò a sua volta Domitilla risolvendosi che era una ragazza decisamente affascinante. Trentacinque anni, un corpo slanciato, capelli abbastanza lunghi, lisci, scuri. Scuri come gli occhi quasi neri. Traduttrice affermata, Domitilla aveva un grande amore per la vita in senso lato, un amore che toccava le più alte vette per la passione pura. Sapeva leggere nel profondo dell'animo umano, e adorava la passione di un abbraccio carnale, l'erotismo di un primo approccio, l'estetismo di un calendario osé. Nell'estate di dieci anni prima aveva conosciuto e sconfitto il gravoso dilemma: esseri liberi o fare numero? Dopo essersi guardata nuda allo specchio ebbe la consapevolezza, chiara, come quella di dover morire, di amarsi, ed amare la vita più di qualsiasi altra cosa avesse mai conosciuto, o potuto immaginare. I pochi amori prima di quella data, a parte il suo attuale marito Livio, si erano rivelate tutte delusioni. Nessuno riusciva a tenere il ritmo della sua vita, delle sue passioni. Il suo sogno più grande era quello di provare, di poter vivere il proprio erotismo in ogni istante della sua vita, e cogliere la passione ogni volta che si fosse presentata. Domitilla voleva amare, e nulla più.
Dal balcone, di quella bella casa, forse, troppo grande per una persona sola si vedeva la parte ovest della città, e la foschia della giornata uggiosa disegnava arabeschi velati di grigio tutt'intorno. Sabina le offrì un bicchiere di vino bianco fresco, e si sedettero sul divano e per la prima volta capirono d'essere così vicine da potersi capire, comprendere soltanto con un sospiro.
Le loro parole riempiono la stanza, parole banali, di circostanza, e con semplicità Sabina si sedette di traverso poggiando il gomito sulla spalliera del divano, e rannicchiando la gamba sinistra ma allungando altrettanto la destra, con disinvoltura bevve a piccoli sorsi conscia del fatto che il suo sesso era in mostra e preda degli sguardi di Domitilla. Anche i suoi occhi erano piantati nel corpo dell'amica seduta nella posizione speculare alla sua, sorridente e sincera. Si sentiva quasi a disagio per quella esplorazione spudorata ma non voleva sprecare nulla di quel momento.
Domitilla spostò la mano per posare il bicchiere sul tavolino poco distante e aprendo le gambe le mostrò meglio il suo sesso depilato e perfetto. Sabina soffermò il suo sguardo sognante e famelico su quella boccuccia verticale che le sorrideva felice e da cui faceva capolino un grosso bottone rosa.
Posò a sua volta il bicchiere prendendole la mano "Domitilla, è da molto tempo, forse da sempre che immaginavo di parlare del più e del meno nuda, e con il permesso di guardare il corpo di nudo di chi mi sta di fronte. Ed è il corpo nudo di una amica, non quello di un possibile fidanzato, o marito: unici momenti in cui ci sarebbe permesso pensare ad una cosa simile" la sua voce aveva la dolcezza, e la fermezza di una verità inconfutabile.
"Lo è stato anche per me, Sabina"
"Ti prego, adesso basta, raccontami tutto, per favore"
"Va bene, da dove vuoi iniziare"
"Domitilla, devi spiegarmi perché adesso sono a mio agio con te, nuda" fece una breve pausa poi riprese "Ad esempio, penso a ieri che ero sola in casa e potevo spogliarmi, e non l'ho fatto, mentre guardavo il tuo video, e non mi sono spogliata completamente neanche mentre mi masturbavo... avevo come un senso di repulsione all'idea di denudarmi, perché?"
"Certo, forse perché consideravi il gesto solo come un atto di ribellione, di trasgressione. Tutt'altra cosa è adesso che lo stai vivendo come è giusto che sia: una attitudine normalissima. Stiamo parlando normalmente senza vergogne e falsi pudori, eppure siamo nude"
"Allora dimmi, desidero, ho voglia di sognare... anzi no, di smettere di sognare, mentre mi masturbo, di sesso uomini con falli taurini e di... donne bellissime" l'ultima parola fu un sussurro quasi afono. Domitilla si avvicinò a lei, posandole un bacio leggero sulle labbra, mentre con la mano le carezzò piano il ginocchio. Sabina si abbandonò sul divano, invitandola a starle più vicino mentre le sue mani scivolarono sulla pelle liscia e tesa delle gambe di Domitilla. Le sue carezze erano leggere, tanto che Domitilla percepiva il suo desiderio di sapere, attraverso i suoi sguardi penetranti.
"... ti piace?" le chiese sorridendo quando le dita di Sabina raggiunsero l'inguine perfettamente rasato.
"Oh, Domitilla, sono così eccitata che potrei venirmene senza essermi toccata" le rispose con aria sognate.
Sabina che sedeva lì davanti a lei, era mora e minuta, i capelli sciolti le nascondevano due occhi grandi e neri. Portava al collo una collana di corallo rossa che faceva risaltare il minuscolo seno, comunque sproporzionato al suo corpo.
"Va bene alzati in piedi e vieni davanti a me"
La richiesta per quanto pacata risuonò come un comando, una bomba: era felice perché Domitilla le avrebbe insegnato tutto ciò che era nelle sue conoscenze, e lei non avrebbe potuto chiedere niente di meglio per iniziare.
"Avanti, non hai mai pensato per un attimo di sfilare? Fa le cose con calma. Alzati lentamente, e quando ti sarai sollevata completamente serra i glutei e tira in avanti il bacino. Devi sentire la vagina uscire dalle cosce!"
Sabina s'alzò, divorando ogni sillaba pronunciata della sua mentore, sperando d'essere all'altezza delle sue parole, speranzosa che tutto si sarebbe concluso con una festa simile, se non uguale, a quella ripresa nel filmato. A testa bassa s'avvicinò a Domitilla guardandosi i piccoli seni che sporgevano quasi quanto le ossa pelviche, soffermandosi sul rigonfiamento del pube, accentuato dalla stretta che aveva imposto ai glutei seguendo alla lettera le istruzioni appena ricevute. In mezzo a quella matassa di riccioli neri poté osservare il lento sorgere dei globi, e il bacino le sembrò assumere una posa plastica, più femminile, meno anonima.
Intanto Domitilla la osservava seduta comodamente sul divano a gambe leggermente larghe "Hai un paio di scarpe con il tacco?" le chiese
"Si, sei sette centimetri" rispose Sabina carezzandosi l'addome quasi a compiacersi una volta tanto della sua eccessiva magrezza.
"Tu rimani in posa. Vado a prenderle io, se mi dici dove sono" disse alzandosi Domitilla, e dopo aver ricevuto le istruzioni necessarie tornò con un paio di scarpe eleganti nere dal tacco rastremato e sottile.
"Sono belle" si complimentò Domitilla accingendosi, inginocchiata ai piedi di Sabina, a farle calzare quei centimetri in più che le avrebbero slanciato la gamba e esposto ulteriormente il sesso sempre più visibilmente segnato dalla consistenza del cespuglio inguinale.
"Ora cammina sino alla finestra e torna indietro" le chiese Domitilla con la stessa premura di una sarta intenta a confezionare un abito da sposa.
Inizialmente Sabina compì alcuni passi con la stessa meccanicità di un automa, tremante e goffa, poi arrivata alla finestra si voltò, guardò con fiducia Domitilla e quindi con passi più sicuri e regolari tornò ad avvicinarsi al divano. Di fronte alla sua insegnante si fermò imitando le modelle dell'alta moda portandosi le mani ai fianchi e allargando la gamba sinistra a mo' di compasso. Quindi dopo un paio di secondi tornò a voltarsi e fatti pochi passi si chinò lentamente, mostrando pian piano tutta la fessura delle natiche, belle come quelle di un adolescente.
"Brava, adesso sciogliti i capelli. Comunque brava" le disse indicando il cerchietto che le bloccava indietro i capelli neri "E' molto importante che lo slancio della coscia sia sempre aiutato da un po' di tacco e che tu ti abitui a portare in fuori il bacino perché nella posizione eretta si deve vedere la passera. Il culo va invece buttato in fuori quando ci si piega alla pecorina, cioè in avanti"
Le fece quindi voltare nuovamente di schiena chiedendole di piegarsi in avanti, raccomandando di tenere ben aperte le gambe "Ora tira indietro il sedere" le chiese prima di divaricarle i glutei con le mani.
"Lo hai mai fatto alla pecorina?" le chiese a bruciapelo.
"No!" rispose laconica ma senza alcun tipo di rimpianto Sabina.
Sabina non si era mai soffermata a pensare su quanto fosse erotica una posizione simile, così esposta e femminile davanti al suo partner. Le ricordava senz'altro l'emozione forte che aveva provato la volta che aveva parlato in pubblico davanti ad una platea di colleghi durante corso, e come allora era lì ad offrire le sue emozioni. Al corso aveva vissuto il pathos del palcoscenico, ora stava sperimentando la voglia di mostrarsi donna, piegata in avanti con il seno penzolante e il sedere tenuto aperto dalle sue stesse mani.
Domitilla sempre seduta sul divano iniziò a toccarla lusingandola nell'intento di guidarla al meglio premiandola iniziando a solleticare le grandi labbra della vagina. Era una vagina splendidamente deflorata, e la fessura era larga. Spinse l'indice tra le grandi labbra alla ricerca del clitoride, piccolo ma già teso "Con quanta frequenza di tocchi?" le chiese alla fine
Sabina, tenendo sempre gli occhi fissi sulla sua vulva guardata attraverso le gambe rispose "Ma forse un due volte al mese... "
"Sono pochine, io inizierei con una dieta drastica di almeno una seduta al giorno" Rispose Domitilla passando oltre, dedicandosi all'ano.
Dicendole una, due volte al mese, le era sembrato un enormità, ma alla notizia che la giusta regola sembrava essere la frequenza giornaliera fu per lei una vera e propria sorpresa. E nel bene e nel male fu sul punto di ribattere. Voleva dirle che le sembrava troppo, ma tacque perché mai nessun uomo l'aveva mai toccata in quella maniera, controllando le sue misure, i suoi passi e impostando le sue movenze. Di fidanzati ne aveva avuti ma quasi tutti si erano limitati a penetrarla senza troppa foga, forse rallentati da un eccessivo trasporto romantico. Ora invece Domitilla le stava facendo apprezzare, e scoprire tutti quei piccoli e grandi dettagli che la facevano sentire donna.
Domitilla, intanto s'era soffermata sulla rosetta di carne rosa stretta e serrata, così chiusa perché certamente mai nessuno l'aveva tolta dall'imbarazzo della verginità anale "Sei ancora vergine, vero?" le chiese con dolcezza
"Si, Domitilla" rispose sconsolata Sabina, capendo d'essere in qualche modo in difetto
"Non ti preoccupare, Sabina. Presto conoscerai i miei amici che faranno a gara per scoparti il culo" le rispose Domitilla che aveva intuito il malessere di Sabina che si riebbe subito, sicura di essere, prima o poi, deflorata analmente. Quel pensiero la riempì di soddisfazione perché ricordava d'essere stata oltremodo eccitata e colpita dalla penetrazione anale vista nel video tape.
"È ora di fare un po' di ginnastica" disse Domitilla in tono allegro dandole una pacca sul sedere e facendola drizzare e le disse di distendersi sul divano e di aprire bene le gambe. Sabina non disse nulla, felice. Non fece alcuna domanda immaginando il tipo di ginnastica a cui alludeva la amica, si sentiva fiera d'essere donna e in quello speciale stato di grazia che non provava ormai più da anni.
Domitilla recuperata la sua borsetta ne estrasse un astuccio nero da cui fece emergere un fallo artificiale di tutto rispetto, tozzo e largo, con un glande che veramente pareva scoppiare, il tutto davanti a Sabina, che rimase sorpresa nel vedere un attrezzo così dettagliatamente rifinito.
"Ti piace? Non mi separo mai da questo regalo di anniversario che mi ha fatto il mio Livio" le chiese Domitilla sedendosi sul divano di fronte alle gambe aperte di Sabina.
"Si, con quello mi posso masturbare anche tutte le ore... " scherzò attendendo con impazienza che le mani di Domitilla le puntassero il duro pene meccanico sulla sua tenera vulva.
"Questo, non è il solo modo di farsi i ditalini" le rispose prima di spingere con decisione il glande fra le grandi labbra.
Il fallo fu subito dentro tra i sospiri di Sabina che scaricava l'eccitazione che stava montando stringendo con forza un cuscino del divano. Domitilla ritrasse per un attimo il fallo che dopo averlo inghiottito e umettato lo reintrodusse di nuovo, questa volta per l'intera lunghezza. Tenendo saldamente il fallo con le mani, stringendo l'apposita maniglia, Domitilla cominciò, prima lentamente poi, con maggior vigore a frizionare la vagina di Sabina. Imitando alla perfezione una penetrazione, talvolta si fermava nel bel mezzo di una pompata per poi riprendere con rinnovata foga, sino a che Sabina non ebbe il primo orgasmo.
"Bene, brava! Ora salta su e distenditi"
Sabina ancora stremata dall'orgasmo si mosse lentamente aiutata da Domitilla che l'aiutò a salire a cavalcioni sul divano, stendendosi in avanti, e schiacciando i suoi capezzoli tesi sulla stoffa, quasi ruvida del divano. Da quella posizione Domitilla poteva godere nuovamente della splendida accoppiata vulva ano. Sabina soffiò sospirando voluttuosa, fremente come una adolescente lusingata dall'interesse che suscitava il suo sedere caldo e tenero.
"Mi rendi donna al cento per cento" bisbigliò ad occhi chiusi.
"Si, aprimi il sedere" le chiese dolcemente Domitilla, e lei obbedì subito, portando le mani dietro e afferrando le chiappe sode aprendole più che poté.
Domitilla iniziò toccarle l'ano, poi spinse con forza un dito dentro tanto da farla sussultare per lo strofinio. L'ano era stretto, il fascio di muscoli pulsava più del dovuto e con tutta probabilità le contrazioni erano il riflesso dell'agitazione e della novità.
"E tocca ora a queste belle chiappette, tesoro" Le disse Domitilla.
"Si" le rispose sorridendo e strizzando gli occhi.
"E' vero che si gode così tanto con la sodomia?" Chiese Sabina mentre Domitilla, svitato il pene artificiale, ne aveva estratto una boccetta d'olio.
"Si" le rispose prendendole a spalmare l'olio sull'ano.
"Ti confesso una cosa, ieri ho rivisto la scena della sodomia non so quante volte. Ero curiosa. Si parla tanto di quel tipo di penetrazione e quasi sempre a sproposito. Ma quando hanno scopato la tua amica sono rimasta lì con le gambe molli. Non l'ho mai fatto, ho una paura tremenda e nel contempo non ci rinuncerei per niente al mondo"
"Forse ti farò male, visto che è la prima volta, e forse riuscirai a godere poco" le annunciò apertamente Domitilla continuando imperterrita a frizionarla l'ano.
"Lo so, e voglio che tu mi prometta una cosa. Se urlo e cerco di sottrarmi tappami la bocca e vai ancora più forte. Nessuna donna ha il diritto di sottrarsi senza averci almeno provato una volta. E l'idea di essere posseduta mi da i brividi ed è quanto più mi eccita. Giura che non avrai pietà!"
"Ci hai pensato bene?" scherzò Domitilla.
"Si!" rispose seria lei.
"Ok, lo giuro" asserì con un mezzo sorriso Domitilla prima di aggiungere seria "Non ti avrei mai penetrato la prima volta l'ano senza le dovute precauzioni perché non è nella mia indole essere violenta, e soprattutto viola una delle norme del buon vivere sessuale. C'è molta disinformazione, questo è vero, come c'è molta inciviltà e grettezza nel concepire il sesso in generale. Da noi troverai sempre moderazione, attenzione per il proprio partner e una continua ricerca del solo appagamento sessuale... proprio e quello degli altri"
Sabina provò un grande rispetto per Domitilla che era capace di vivere fino in fondo i suoi sogni. Ed al di là del desiderio d'aprirsi ad una vita sessuale più coinvolgente, le parole della donna avevano acceso ancora di più dentro dei lei il bisogno d'averla come guida, vate e amica per riequilibrare tutta la sua vita. Smise di pensare solo quando Domitilla iniziò ad infilarle due dita per mano, quattro in tutto, e le adoperava a mo' di divaricatore, cercando di massaggiare i muscoli anali, finché si decise a poggiare il pene artificiale sullo sfintere iniziando a premere. Per rendere più armonica la penetrazione Sabina aveva preso a respirare con lo stesso ritmo tenuto da Domitilla durante l'andirivieni del fallo meccanico.
Dopo un po' Domitilla percepì che Sabina stava per venire e le disse "Alza il sedere per favore, Sabina" poi estrasse il pene dallo sfintere e le mise il viso sotto la vagina iniziando a leccarla con foga.
Sabina era completamente fradicia.
Gli umori le colavano lentamente fra le sue cosce, e il profumo della sua vulva era intenso, più forte di quello di Domitilla, che la stava leccando con avidità. I profumi, la situazione non le davano fastidio, anzi la eccitava di più. Percepiva Domitilla e iniziò ardentemente a desiderare di farle altrettanto, mentre veniva baciata, leccata, e succhiata tra le sue grandi labbra umide.
Desiderava leccare la vulva di Domitilla, voleva percepire il profumo, il sapore della sua nuova e insostituibile amica. Quella scoperta la portò sulla soglia dell'orgasmo bagnata da una potente secrezione di umori che le gonfiava la vagina, facendola precipitare, abbandonare il petto sul divano mentre Domitilla continuava a leccarla.
"Domitilla, ti voglio" urlò Sabina
"Sei sicura?" le chiese sconvolta, e sull'orlo dell'orgasmo. Per tutta risposta Sabina si voltò di schiena allargando le gambe in quel inequivocabile richiamo che sconvolgeva uomini e donne. Domitilla non ebbe più dubbi sull'effettiva volontà di Sabina e con un salto le fu sopra in uno splendido sessantanove, bocca contro vulva.
Sabina cominciò con la lingua a sfiorare l'interno delle cosce, dove la sua saliva iniziò a spalmarsi assaggiando i liquidi di Domitilla che lentamente spostava dolcemente le dita invadendo ora l'ano, ora la vagina mentre leccava e succhiava il clitoride, giocando avidamente con quella pallina di carne.
"Non ti fermare... " Gridò Sabina dal basso della sua splendida visone della vulva depilata così vicina che senza fatica raggiungeva con la punta della lingua immergendosi tra le pieghe soffici succhiando il clitoride. Respirava a pieni polmoni il forte profumo di sesso che emanava la vagina di Domitilla e che le sconvolgeva i sensi godendo impazzita dal piacere e spingendo il bacino incontro alla bocca della sua compagna.
"Che bello Domitilla! Come mi piace... Continua! Continua così!"
L'orgasmo si era appena placato che subito s'avventò di nuovo fra le gambe spalancate di Domitilla, succhiando e mordendo, leccando e succhiando quella vulva che le sta donando tanto piacere. Beveva e ingoiava la linfa che continuava a fuoriuscire abbondante dalla vagina che si contraeva negli ultimi spasimi del godimento prima abbandonarsi, non ancora sazia, alle rinnovate attenzioni di Domitilla.
"Adesso tocca a me!!" urlò muovendosi sopra Sabina, aveva capezzoli lunghi e appuntiti che le offrì subito da succhiare: uno spasmo ulteriore e spruzzò di nuovo nella bocca golosa della sua allieva.

Giunte sotto la doccia Sabina ebbe una reazione folgorante "Quando mi insegni come ci si depila?" che ebbe l'effetto di risvegliarle dal torpore che le aveva imbambolate e sfinite complice una lezione molto poco teorica e tanto pratica per entrambe.
"Adesso, appena finita la doccia ti insegno un paio di trucchetti, e ti decanterò le lodi della vulva senza peli" le disse incominciando ad insaponarle il collo, la schiena e il petto. Sabina guardava il seno di Domitilla in un misto di golosità e repulsione: la voglia di ciucciare e inturgidire i capezzoli si contrapponeva all'invidia per quelle mammelle sicuramente più grosse delle sue. Piegò le braccia dietro la schiena per regolare il flusso d'acqua e poi fece scivolare giù lo sguardo verso le sue leggere collinette, e in men che non si dica i seni furono guarniti da due capezzoli pronunciati come funghetti sovrastanti un'areola mediamente larga e scura. Le sembrarono più grosse del solito, più inturgidite. Non sapeva spiegarsi il motivo -Poteva essere solo una impressione o doveva imputarla all'eccitazione di quella situazione per lei così fuori dai canoni?- non lo sapeva e fu felice che Domitilla continuasse ad insaponarla apparentemente ignara del suo cruccio.
"Oh complimenti, due stupende tettine... vediamo... " e così dicendo Domitilla allargò le volute dell'insaponatura, distribuendo, in ogni coppa il bagno schiuma profumato alla pesca, emulsionandolo con vigore mentre Sabina a testa bassa iniziava a dimenticare le sue poche misure complice quel inesplorato stato di grazia interiore che letteralmente l'avvolgeva.
"Vedi Sabina... questi sono i capezzoli e servono, oltre che ad allattare nella fase natale, a fornirci un sano veicolo per lo svago sessuale... senti come sono di nuovo duri..." le parlava, insaponando e lambendo le parti più sensibili procurandole dei fremiti convulsi "Ecco l'aureola..." diceva sussurrando all'orecchio. Oppure "Ecco ora solleviamo la tettina di sinistra... piuttosto belle..."
Sabina si sentì mancare nelle gambe e un fremito al basso ventre la scompose "Sono di nuovo eccitata..." mormorò cercando di riprendere il controllo di se stessa.
"Bene, allora per adesso limitiamoci a parlare, quindi mangiamo e poi..." sancì Domitilla con l'autorità d'una madre.
"Sono piccole" commentò a bassa voce cambiando discorso, una volta uscite dal cubicolo, con un l'intensità che faceva pensare più ad una tremenda confessione che a un oggettivo dato di fatto.
"E, allora?" rispose laconica Domitilla.
Sabina non rispose, e dal suo broncio si intuiva che non aveva gradito molto la risposta secca dell'amica.
"E, allora?" ripeté Domitilla ", credi che la carica erotica si basi solo sull'avvenenza? Se fosse così nessuna di noi scoperebbe mai, perché ognuno ha il suo modello di bellezza, e in base a quello nessuno troverebbe mai l'anima gemella!"
L'assurdo sembrò scuotere Sabina che fece un mezzo sorriso.
"La verità è che le racchie a volte sono molto più sensuali di una bellona pettoruta, e tu non sei affatto brutta. Hai solo un seno piccolo, ma hai anche una bella passera, un bel culo e la fortuna d'essere una donna intelligente!"
"Si, ma gli uomini ti squadrano, e ti valutano alla prima occhiata! Lo vedo, lo capisco subito!" si difese accalorandosi, sfogando tutta la sua rabbia repressa sin dalla adolescenza.
"Ok, vedono che hai il seno piccolo, ma spero che l'approccio non finisca lì! Perché, è evidente che il gioco sessuale si fa in più di uno, ed è da entrambi i lati che debbono venire le proposte. Se l'uomo molla subito il colpo solo per le misure del tuo seno è da biasimare. Ma lo sei altrettanto tu, quando trascuri il tuo corpo. Hai dei bei fianchi, un altezza proporzionata tra busto e gambe, e le cosce sono ben tornite. Questi sono aspetti da non trascurare, ed evitando di indossare troppo spesso i pantaloni mettiti delle gonne a tubino che ti arrivino al massimo al ginocchio, e perché no, vesti delle mini. Anche le scarpe hanno la loro importante funzione come ti ho dimostrato prima. In questi mesi al lavoro ti ho vista arrivare quasi sempre con delle pianelle..."
Domitilla si voltò per appendere l'accappatoio rimuginando su quella sua piccola pretesa, tutta femminile, di sapere sempre come si sarebbe vestita perché amava essere agghindata in maniera carina, leggermente sexy, ma non sfacciata, e soprattutto sceglieva sempre cose semplici da togliere. Alla stessa maniera aveva sempre provato un po' di imbarazzo e di stizza quando doveva impiegare tanto tempo a spogliarsi, armeggiando con reggiseni, collant e quant'altro di fronte al partner o ai partner.
"Si, ma in ufficio sto più comoda..."
"Ed qui che ti sbagli" asserì con vigore Domitilla "Bisogna intendersi sul termine comodo: siamo freddolose, siamo maniache dell'igiene oppure abbiamo il gusto perverso della sciatteria?" allargò le braccia enfaticamente per ricordarle solo con un occhiata l'esistenza di certi canoni della morale che prediligevano e incentivavano il comportamento frigido della donna in pubblico. Sabina sembrò aver capito quello sguardo profondo e indignato di donna intelligente e matura "Non dobbiamo essere trasandate soprattutto per noi stesse!" aveva ripreso a parlare Domitilla "Anche uno sguardo sotto la gonna di uno sconosciuto in tram ci può valorizzare la giornata. Essere consapevoli d'essere attraenti, magari non belle e neanche appariscenti ma femminili. Sicure cioè, che le cosce siano ben tratteggiate, che il bacino ondeggi sollevato da un po' di tacco... e il giorno che voglio indossare dei pantaloni elasticizzati voglio che si veda il profilo della vulva!"
"Essere in forma..." accennò Sabina
"Certo, vestirsi in modo femminile perché gli uomini ci vedano per quello che siamo: delle potenziali femmine che nella vita vogliono vivere anche il sesso!" si bloccò un attimo, e poi con fare più confidenziale le disse "Ieri ho visto un vestitino corto di mohair, color crema, molto semplice ma di gran gusto, abbottonato tutto sul davanti e che ti arrivava a mezza coscia da portare senza reggiseno, né collant. Ti starebbe d'incanto"
"Già," riuscì appena a dire, ancora sbigottita dalla sue parole e dalla sua nudità. Domitilla abbassò la mano sul suo collo, sulla spalla e sul suo braccio nudo, ed quel tocco lieve le trasmise una scarica elettrica.
"Si direbbe che hai sentito una cosa incredibile. Ti riferisci forse al fatto che il sesso è più quotidiano di quanto si vuol credere? E che oltre alla testa abbiamo anche questa?" finì mettendosi le mani a coppa sulla vulva tirando in fuori la pelle dei lobi.
"Beh, si" rispose Sabina "Però il gioco della seduzione mi ha fatto pensare oltre, e mi sono ricordata di Mario e alla depilazione inguinale"
"Chi è Mario?" chiese Domitilla che per la prima volta sentiva da Sabina parlare di uomini
"Un mio ex..." rispose sommariamente Sabina "perché per quanto possa sembrare strano ho avuto anch'io degli uomini" aggiunse ironica
"Non ne avevo mai dubitato, anzi ho potuto vedere che sei perfettamente deflorata" la lusingò Domitilla.
"Aveva anche un bel arnese..." le confidò maliziosa Sabina con una nuova luce in viso "Ho subito ho pensato a Mario perché ricordo la sua insistenza nel chiedermi di depilarmi, ma io rifiutai sempre categorica perché non né capivo il senso, visto che durante la crescita la natura ci ha dotato di peluria. E poi allora non mi dava nessuna emozione"
"Adesso invece?" incalzò Domitilla.
"Beh, adesso mi piace... ti guardavo mentre ti asciugavi e non ho potuto fare a meno di convenire con me stessa che il pelo copre, è un di più! E' come una seconda mutanda, spezza la linea del bacino. Quando prima parlavi delle gonne attillate e alla linea dei fianchi, o delle cosce ti ho guardata attentamente la vulva. Sono partita dalla fessura e salendo su ho seguito la linea dei lobi sino alle ossa pelviche trovando ideale quel percorso, il giusto stacco della gamba dall'inguine. Il tuo corpo era perfetto, un po' meno il mio visto che a malapena si vede la fessura..."
"Te ne sei né sei accorta solo ora? Se non sbaglio è da questa mattina che me né parli?" le chiese Domitilla
"Si, stamattina te l'ho domandato perché per me era una novità assoluta del filmato visto che eravate tutte depilate, e poco fa dopo averlo fatto con te, ho immaginato cosa può voler dire poggiare la bocca in un cespuglio di peli" ammise non potendo fare a meno di pensare che lei s'era offerta, suo malgrado, pelosa.
"Si, e ci sono molti altri vantaggi" le rispose Domitilla per nulla disturbata da quel piccolo incidente della peluria inguinale. Era, in fondo, la prima volta per Sabina, e non aveva previsto un coinvolgimento erotico, con lei, così istantaneo "E', innanzi tutto estetizzante, piace ed eccita una vagina depilata a uomini e donne, ma questo l'abbiamo già detto. E' il tatto a farla da padrone. Ad esempio una mia amica, che ti farò senz'altro conoscere, preferisce indossare le mutandine di seta, perché così riesce a tenere clitoride e le grandi labbra sempre stimolate dato che la pelle è liscia e sensibile"
"Allora iniziamo?" chiese impaziente Sabina tirando fuori dall'armadietto sopra il lavandino un paio di forbici, un rasoio ed una bomboletta di schiuma emolliente che lei usava per le gambe.
Domitilla la guardò piacevolmente lusingata capendo immediatamente che Sabina era entusiasta, al contrario di altre sue amiche che avevano fatto un po' più fatica ad accettare l'impegno della depilazione. Non lo aveva sicuramente mai fatto, e la sua vulva era ricoperta da una fitta peluria nera, ma ad un attento esame poteva pregustare quello che sarebbe stato il risultato finale.
"Guarda bene le operazioni che adesso compirò perché dovrai ripeterle ogni volta" le disse facendola mettere sul letto a gambe larghe avendo l'accortezza di mettere sotto di lei un asciugamano per non sporcare le lenzuola.
"Bhe si, perché dovrei pentirmene?" chiese Sabina attratta più dagli scatti metallici, procurati delle forbici, che dalla preoccupazione di dover inserire anche la depilazione nella lista dei lavacri mattutini. Domitilla, mentre parlava, usava per sfoltire il pelo, prendendolo a ciocche, fino a che non né lasciò un strato corto pochi millimetri "Una volta che avrò finito di togliere tutti i ciuffi con le forbici resterà solo da passare il rasoio per eliminare gli spunzoni, ed quello che dovrai fare ogni volta con un intervallo che scoprirai opportuno"
"Si, certo che lo farò! Come mi faccio la doccia tutte le mattine..." insistette Sabina ancora più stupita del fatto che Domitilla avesse potuto ipotizzare una simile trascuratezza igienica -Era quasi una maniaca della pulizia, e il pube sarebbe rientrato nella doccia della mattina- meditò tenendosi il piccolo risentimento tutto per sé.
"Sai, ci sono delle donne che pensano che sotto quel ciuffo si nasconda un tesoro capace di far godere tutti a patto che sia sempre celato dal famoso triangolino di peli neri. Sostenendo inoltre che svelare subito, appena nude, la propria vulva è un accelerare il rito della scopata rompendone gli schemi ed i ritmi"
Lo stupore si disegnò sul volto di Sabina, la guardò in tralice replicando "Bhe, non è che per caso centri un pochino la pigrizia?" chiese, godendosi il fresco pungente del sapone emolliente che le solleticava la pelle del pube.
"Forse si, in molti casi accampano questioni di tipo pratico, come appunto il tempo per rasarsi tutti i giorni che sostengono di non avere..." fece spallucce smettendo per un attimo di massaggiare delicatamente il pube imbiancato, ammorbidendo e preparando alla rasatura la pelle ispida.
""Difatti non ci credo neanche io. E poi siamo le prime che perdiamo l'intero sabato mattina dal parrucchiere" accennò distrattamente Domitilla, notando che l'operazione la stava eccitando in modo eccezionale e la sua vagina nuovamente bagnata umettava l'interno delle cosce. Prese il rasoio e lentamente incominciò a passarlo sulla schiuma. Piano, piano la pelle nuda incominciava a farsi vedere e il passaggio in contropelo procurava quel sibilo così accattivante che s'eccitarono entrambe. Il profumo di due corpi femminili salì prepotentemente scuotendo le loro nari.
"E' sbocciata una rosa" la lusingò Sabina
"Si, sono proprio io" le rispose frettolosa. Voleva finire la rasatura, e poi avrebbero dovuto mangiare qualcosa, visto che erano le due del pomeriggio passate, e quindi avrebbe dovuto parlarle ancora del galateo sessuale. Tentò di sviare il discorso chiedendole "Lo sai che la pelle del pube sia maschile che femminile ha un particolare profumo che inebria maggiormente chi ha rapporti orali?"
"Non lo sapevo, ma l'ho sperimentato oggi quando ti ho leccata" rispose Sabina ricordando lo sbigottimento di quella mattina quando con le dita aveva sfiorato il sesso di Domitilla che la stava lappando così delicatamente. Quella lingua apparteneva a una donna. Paradossalmente aveva trovato più istintivamente distante la penetrazione anale, vista in cassetta, che l'esperienza saffica.
"Certo è per tutte più o meno così, ma tornando alla depilazione è stato dimostrato che il sebo pelifero copre il profumo epidermico, che insieme, uniti procurano quell'odore spiacevole di pescheria che inevitabilmente inibisce il sesso orale" Spiegò Domitilla che sempre con estrema attenzione stava passando il rasoio anche ai bordi delle labbra scendendo giù fino all'ano, eliminando quei peli lunghi e difficili da estirpare, che lo infestavano.
Sabina aprì meglio le gambe allargandosi i glutei con le mani per aiutare Domitilla in quell'opera meritoria, e la sua mente andò ai primi anni di maturazione fisica quando i contati saffici potevano essere più facili di quelli eterosessuali. Ma lei non li aveva vissuti neanche allora. Sino a quella mattina aveva sempre sostenuto che farsi toccare da una donna le avrebbe, come minimo, fatto schifo ma, fino a prova contraria non lo era stato nella maniera più assoluta. Anzi, le piaceva, perché sentiva che era solo una bellissima esternazione d'affetto squisitamente femminile: chiuse gli occhi assaporando il fruscio che il rasoio, guidato dalle mani attente di Domitilla, che le stava passando gli ultimi ritocchi con i quali l'opera poteva considerarsi conclusa.
"Lo stesso dicasi per i pompini" accennò Domitilla che l'asciugava dopo averla risciacquata con cura ", né hai mai fatto uno?" le chiese a bruciapelo dopo essersi fermata un attimo a contemplare quella magnifica visione.
"Completamente mai" rispose senza cruccio Sabina.
"Non hai mai ingoiato dello sperma, vuoi dire?" volle sapere Domitilla.
"Si, ho solo dato dei baci innocenti ad un pene semi molle..."
"Adesso lo faresti, con un cazzo in tiro con l'unico intento di fartelo schizzare in bocca?" le chiese invogliata, attratta dallo slancio incontrollabile di baciare quel sesso rasato di fresco, incapace di resistergli a lungo, limitandosi al solo sguardo. La sensazione che provava a baciare una vagina rasata era indescrivibile, e questo per Domitilla era più di una certezza: era un dogma. La morbidezza della pelle, la sua completa sincera nudità era una delle cose più piacevoli, insieme alla fellatio che lei poneva senza dubbio ai primi posti della sua personale classifica.
"Certo, ma dimmi cosa si prova ad avere un pene nella bocca?" Sabina aveva chiuso gli occhi e la sua mano era già sopra la sua vulva rasata di fresco. Domitilla con la lingua incominciò a leccarla, con delicatezza e decisione. Leccava le labbra, poi il clitoride, poi la penetrava con la lingua, poi percorreva tutto il suo contorno fino a lambirne l'ingresso. La sentiva fremere sotto di lei mentre Sabina continuava a ripetere che era bellissimo e che stava provando nuove e intensissime sensazioni: in poche parole stava impazzendo dal piacere.
Sabina abitava in una bella casa di un quartiere semi centrale, di quelle in cui si può ancora godere di un po' di giardino; il palazzo era piuttosto grande e granitico, e l'appartamento si faceva apprezzare per la luminosità con cui era stato arredato. I mobili erano tutti molto chiari; alle pareti poche stampe, scelte con cura, e in cucina c'era un bel tavolo dove si sedettero a fare uno spuntino. La cucina era molto luminosa, e, malgrado la giornata non fosse delle migliori, la luce bianca entrava a fiotti esaltando le forme armoniose delle due donne.
Sabina aprì il frigorifero rovistandolo letteralmente alla ricerca di qualsiasi cosa di commestibile. Domitilla la guardò muoversi tra la dispensa e il tavolo sospinta da una potenza euforica che lasciava senza fiato. In particolare si soffermò sul viso, regolare, dai lineamenti leggermente mediterranei, che era impreziosito da due occhi vivacissimi, di un colore marrone mai visto prima. Non era appariscente, la sua, era una di quelle bellezze raffinate che non colpiscono, ma andavano cercate, interpretate. Le ricordava la fisionomia diafana di certe opere d'arte, dato che aveva un viso di una luminosità opalescente che le conferiva un aspetto all'apparenza fragile e delicato, ma come aveva potuto constatare Domitilla il suo carattere era di tutt'altra consistenza.
"Potrà sembrarti superfluo, ma è dal modo in cui tieni, strofini e lecchi un uccello che dipende la qualità e la quantità di sperma che si può bere, è più lui sarà eccitato e più il profumo ed il sapore saranno intesi" spiegò Domitilla finalmente davanti ad un panino sedute comodamente in cucina sulle fredde sedie di formica. Sabina, presa dall'abitudine, aveva pensato di indossare qualcosa fintanto che mangiavano un boccone, ma era subito stata corretta da Domitilla che le aveva detto "Abituati alla completa nudità, sempre. Guarda me per esempio: mi vesto solo quando devo uscire, e mi spoglio subito quando rientro in casa"
Avevano tirato fuori dei cuscini che messi sulla superficie di formica permise loro di sedersi comodamente a tavola, nude e spensierate.
"Allora dicevi che ci vuole del tempo per montare un uccello nelle migliori condizioni?" chiese Sabina addentando con voracità un würstel.
"Ecco, però devi evitare di morderlo" scherzò Domitilla alludendo al pezzo di carne che Sabina aveva appena preso a masticare. Risero di gusto e quando per poco Sabina non sussultò per un boccone andatole di traverso, Domitilla riprese "Devi avvicinare le labbra al cazzo, bacialo, passagli, se vuoi, le lingua sulle palline e poi risali lungo l'asta" E ciò detto mimò il gesto con un würstel ancora intero.
"In quale ordine?" chiese Sabina volendo vedere nuovamente la simulazione con l'insaccato.
"Quello che vuoi, basta che non tieni, mai ferme le mani. Accarezzalo, gioca teneramente con le palline, questo finché non gli è venuto duro. Durante le orge è molto facile che in due o tre si spompini lo stesso uomo. Ma, fa niente. Le regole sono sempre le stesse: devi leccare sempre lentamente, appassionatamente e sicuramente, arriverai o arriveremo al risultato desiderato"
Sabina si trovava in uno stato di grazia che si protraeva dal mattino, e malgrado stesse mangiando riusciva a parlare di sesso con estrema semplicità, sorretta da un sottile gusto libidinoso che la teneva in uno stato d'eccitazione sospesa, pronta a scoppiare.
"A questo punto molte cose dipendono da quante donne si è a fare il pompino, e quanti uomini sono da portare all'orgasmo. Prendiamo il caso di tre donne e un uomo" Sabina annuì iniziando a mangiare l'insalata russa dalla vaschetta di portata, mentre Domitilla stava azzannando una carota con lo stesso impegno messo poco prima da Sabina nel trangugiare il würstel "Bene, in questo caso se le tre donne sono molto amiche il pompino verrà senz'altro bene perché ogni loro mossa sarà ben congegnata. Comunque una volta preso in mano il cazzo già duro, scappellalo con delicatezza. Ed a questo punto, di concerto con le tue amiche, masturbatelo, dategli dei bacini un po' dappertutto, passategli le lingua sul glande, l'asta e le palline"
"E nel caso sia sola con più uomini?" chiese sempre più attenta Sabina.
"Eh, eh brava l'ingordona..." la canzonò Domitilla.
Sabina sorrise e in cuor suo si sentì molto lusingata perché, malgrado al momento fosse senza dubbio vogliosa ed ingorda, era più che mai certa che pensare, progettare una fellatio con un simile trasporto non poteva che essere un segno di buona salute.
"Bhe, lo vediamo dopo, adesso concentriamoci sul singolo perché a questo punto la verga è quasi al massimo dell'erezione, e se strusci la cappella sulle labbra puoi sentirne tutta la sua morbidezza. Quindi se già qualcuna non te lo ha preso, rubandotelo di mano, mettitelo in bocca facendo attenzione hai denti, ovviamente"
Sabina, senza sapere come, aveva fatto scivolare una mano sotto il tavolo che inevitabilmente finì alla ricerca del clitoride. La mano fu richiamata da un fremito incontrollato delle gambe, come una convulsione. Aveva appena vissuto per qualche istante brevissimo uno dei sogni erotici più allettanti: cominciava ad amare la pelle imperlata da quella sottile pellicola di sperma, e liquidi vaginali. Come le era sembrato impossibile godere, fino a qualche ora prima, di quel leggero solletico all'inguine depilato provocato dai capelli di Domitilla incuneata tra le sue gambe.
"Attenta che te la consumi..." la riprese scherzando Domitilla.
"Già, vuoi il caffè?" le chiese alzandosi per costringersi ad un attimo di tregua.
"Si" rispose Domitilla riprendendo la sua lezione "E' adesso, che l'hai preso in bocca, che cominci a sentirlo sul palato e sulla lingua le tue papille stanno per fare boom" Si alzò anche lei raggiungendola al piano cottura dove Sabina stava caricando moka ", e allora inizi con un lento va e vieni stringendo l'uccello con le labbra, esercitando delle piccole pressioni, soprattutto quando passi sul filetto"
"Filetto?" chiese Sabina accendendo il gas con la cella piezoelettrica.
"Il frenulo" confermò Domitilla il termine corretto della sottile membrana che legava il prepuzio al glande "E anche qui, non startene con le mani in mano: se puoi ed hai una mano libera massaggiagli le palline oppure fagli una piccola sega stringendogli il cazzo alla base dell'asta"
L'aroma del caffè che stava uscendo dalla moka portò, ancora di più, il buon umore tra le ragazze, e in particolare Sabina, che in cuor suo ancora stentava a credere su quanto le era successo e quanto le doveva ancora accadere.
"Le tazzine dove le trovo?" chiese Domitilla prima di piroettare verso il punto indicatole da Sabina "Bene torniamo a noi" disse poggiando infine le tazzine recuperate sul tavolo, intenzionata a riprendere subito la lezione evitando così di perdere il filo del discorso "Allora dicevo, tenendo sempre un ritmo lento, si deve continuare il movimento di va e vieni alternandolo con brevi accelerazioni. Nel movimento di ritorno, ricordati sempre di imprimere il risucchio che aumenterà ulteriormente il piacere dell'uomo"
Attendendo l'uscita imminente del caffè Sabina si sedette su un alto sgabello che si trovava accanto alla penisola del mobile vicina ai fornelli in modo tale da intervenire, al minimo borbottio della cuccuma. Domitilla prese a sua volta il secondo sgabello sedendosi davanti a lei, appollaiata nella medesima posizione, con le gambe in bella mostra "E se sei avida, spingi la penetrazione fino ad avere tutto il cazzo in bocca"
"E se è grosso?" chiese quasi con titubanza Sabina, memore d'aver fantasticato molto su di una fellatio vista sempre nel filmino datole inavvertitamente da Domitilla.
"Ecco! Non sei proprio cosi innocente come vuoi far credere" scherzò con ilarità.
"Il fatto è che sono molto attenta ai dettagli, e nel filmino c'era una di voi che non arrivava in fondo" spiegò quasi seriamente, poi con estrema malizia "Ma che verga! Chi è? Giura che me lo farai conoscere"
Domitilla rise di gusto, e poi abbassando la voce per impersonare la pettegola dei luoghi comuni le sussurrò "Dovrebbe essere Luca, il possessore della belva, e ti dirò di più è il fratello gemello di Marco"
"Ma va? Etero o mono zigoti?" chiese con genuina malizia Sabina
"Mono!"
"Yuuuu! Quindi si può sperare che anche il fratello abbia un cazzo simile?" formulò la domanda nella palese speranza che la risposta fosse affermativa.
"Già!" asserì Domitilla sporgendosi a chiudere il rubinetto del gas dato che il caffè era già pronto dopo tutto da qualche secondo, e Sabina, che era ormai persa in una foresta di falli, non se ne era accorta. Scesa dallo sgabello gettò uno sguardo appena distratto al parcheggio del cortile, seguendo l'odore del caffè che Domitilla stava versando nelle tazzine. Gli ultimi volteggi con le dita tra i capelli sciolti sulle tempie, sconvolti dall'aroma della moka e al pensiero di poter afferrare con entrambe le mani due falli gemelli.
"Come giustamente mi facevi notare, tu prima, l'ingollo totale è facile per calibri medi e piccoli. Mentre per gli altri, ci vuole un po' d'allenamento" diceva mentre sorseggiava il caffè godendosi il luminoso viso di sabina, attento e felice "ingoialo il più che puoi..."
"Ma non ti viene su?" interloquì Sabina alludendo al conato, tipico spiacevole riflesso che poteva colpire chiunque quando le pareti della gola venivano lambite da un corpo estraneo.
"Bene, bene allora siamo proprio esperte" continuò Domitilla a prenderla in giro.
"Non sono nata ieri" recitò con l'impostazione di una diva navigata del cinema, poi seriamente "Dai Domitilla hai quel riflesso anche quando il medico ti caccia in gola la spatola di legno"
"E' vero, però devi credermi che il più delle volte il conato del primo pompino è psicologico, perché è una novità, ma passato questo momento, non avrai più nessun problema"
Sabina a quel punto sancì che quello sarebbe stato il suo più bel giorno della sua vita, uno di quei giorni da segnare sul diario. Si versò un altro goccio di caffè nella tazzina esortando Domitilla a continuare, e si sentiva proprio in forma.
"Adesso viene il bello! Prima cosa dovrai tenere in bocca tutto l'uccello per diversi secondi, quasi fino a toccare le labbra sul pube"
"Ma ci si può arrivare?" chiese di nuovo incredula Sabina
"Bhe si, ma non è granché importante. Quello che conta è il movimento di va e vieni che deve essere ridotto al minimo, in modo che la punta, in fondo alla gola, subisca un leggero strofinio. Non fare cose brusche, come dei movimenti repentini perché l'uomo è già in profonda estasi vicinissimo all'orgasmo"
"Bisogna, quindi respirare col naso" asserì Sabina intuendone la ineluttabile necessità dato che la bocca avrebbe funto da morbido giaciglio per ospitare un pene morbido, profumato e pronto a regalarle tutto il suo sperma.
"Esatto e se riesci a prolungare l'attesa, stando ben attenta a non spazientirlo, nella maggioranza dei casi, puoi sperare in una maggiore quantità di sperma"
"In che senso?"
"Nel senso che non devi abusare del totale controllo che hai su di lui, ed anche, se puoi decidere tu come e quando concludere, non tirare troppo la corda con inutili ritrosie" Sabina sembrò non aver capito e Domitilla si preparò a farle un paragone più evidente "Il livello di libidine, in certi casi, non lo aumenti di più con il gioco delle parti, tipo: sono qui vienimi a prendere... Oppure il vedo e non vedo, che detto tra noi è buono solo per le storielle adolescenziali. In certe situazioni bisogna seguire l'istinto e con un cazzo in bocca devi solo aspettare che eiaculi!"
"Poca testa e tanto istinto" cristallizzò Sabina.
"Già, e quando è l'ora di dare l'ultima stoccata, riprendi, con ardore il su e giù, ricordandoti sempre di aspirare forte quando torni indietro" si fermò quel tanto per intendere che il momento clou era arrivato, concludendo "Ingoia solo la cappella, succhiala e nel frattempo masturbalo con una mano fino a che il primo fiotto caldo e mandorlato ti inonderà la bocca"
Sabina la guardò con aria sognate, con una leggera sovrapproduzione delle ghiandole salivali, evidentemente eccitate al pari della vagina che pulsava come un polmone preda ad una ventilazione sincopata.
"Il mio consiglio è di ingoiarlo tutto specialmente la prima volta perché finché non l'avrai bevuto, assaporato non saprai definitivamente cosa vuol dire fare un pompino. Non è assolutamente marginale l'atto di ingerire lo sperma" allargò le braccia e proseguì "Inorgoglisce lui, ed esalta noi donne. Poi condividilo pure con le amiche che avrai certamente attorno con lunghi baci voluttuosi. A gli uomini in genere non piace baciarci con la bocca piena di sperma, a parte forse il proprio compagno, anche se non è così per tutti. Invece a noi piace e ce lo passiamo di bocca in bocca, e ci rubiamo di bocca anche quello prelevato dalla vulva della amica che ha appena scopato"
"Allora posso considerarmi ancora vergine di bocca?" chiese molto semplicemente Sabina
"Si, ed è una sciocchezza, pensare che il pompino, come dicevo prima, sia solo a completo vantaggio dell'uomo, anzi. E' proprio l'atto di ingoiare lo sperma che fa scattare dentro di noi quel qualcosa che ci fa capire quanto siamo femmine nell'intimo"
"Raccontami di casa tua" chiese Sabina sedendosi comodamente a gambe larghe sulla poltrona a dondolo di pelle chiara e dai montanti in legno di faggio. Domitilla si accese una sigaretta aspirando la prima boccata con avidità: era da quella mattina che non aveva avuto il bisogno di nicotina, quasi fosse stata soppiantata, annullata dal sesso sfrenato, parlato e non.
Sabina le piaceva proprio come persona.
Era schietta, diretta e soprattutto concreta, e poi era la prima conoscente che, fatto sesso con lei, non si fosse affannata a dimostrarle la sua appartenenza al mondo eterosessuale. Certamente non era una ragazza complicata, anzi era forse troppo lineare per lei e le ricordava in brutto le manie da ingegnere di suo marito Livio. Ma non le importava affatto e sorridendole fu lieta di risponderle "Vivo, anzi viviamo in una casa, o forse è più giusto dire capannone industriale, convertito ad abitazione con soppalchi in legno e ferro, quello che adesso si chiama loft. Tre saloni e una quindicina di stanze sono il mio regno"
"Quante stanze?" domandò sbigottita Sabina.
"Dieci stanze da letto, e tre saloni che usiamo per la vita in comune" rispose guardando il viso ancora stupefatto di Sabina che subito volle sapere "Ma che te ne fai di dieci stanze dal letto?"
"Allora, io dormo con Livio ed Alessia" si fermò perché Sabina aveva spalancato gli occhi incurante dello stupore che il suo viso trasudava: occhi vispi e luminosi che attendevano assetati una continuazione.
"Vivo con Alessia dai tempi dell'università, e ormai saranno dieci anni che mi addormento nuda e abbracciata a lei, mio marito mi ha avuta solo dopo che abbiamo preso casa insieme. Nel senso che fin quando ho vissuto nella piccola casa di via Paolo Sarpi il lettone era mio e di Alessia"
"Si, ma tuo marito non si incazzava?" chiese Sabina stupita, e non troppo convinta d'aver capito
"Io non mi sono mai negata a Livio ed abbiamo sempre avuto i nostri momenti di intimità e quelli di sesso di gruppo con gli amici: lui scopava con chi voleva, ed io potevo fare altrettanto con maschi e con le femmine. Però al civico 20 di via Paolo Sarpi la cameretta con le pareti rosa era la nostra: cioè mia e di Alessia, e su quel lettone ci dormivamo solo noi. E' chiaro che se ci scappava da scopare lo facevamo anche li"
"Ma adesso dormite in tre in un letto?" insistette Sabina.
"Si, perché Alessia non ha ancora l'uomo fisso, e dormendo con noi si sente meno sola. E poi Livio ha fatto fare il letto su misura, ed è leggermente più grande così da permetterci di dormire comodamente in tre" Soffiò via il fumo della sigaretta spegnendo il mozzicone nel piccolo posacenere a forma di conchiglia.
"Si, ma nelle altre stanze chi ci sta?"
"Allora," esordì Domitilla con un sospiro che presagiva ad una lunga conta "Mia cugina Alisia e Cristina, la cugina di Bruno hanno la loro stanza, ma dormono quasi sempre insieme ai gemelli in un'altra stanza"
"I super dotati?" chiese interessata Sabina
"Già, loro. Vedo che li ricordi. Poi Bruno dorme con Clarissa, e Fulvia con Mirko, ma molte volte la ragazze vanno a dormire insieme facendo incazzare i due uomini. Allora li senti gridare: siete due stronze perché voi non dormite solo... ma vi leccate fino al mattino..." finì imitando, con la recitazione urla, da mercato rionale.
"Azz, però li capisco. Noi siamo un attimo più fortunate sulle compagnie sessuali..." commentò appoggiando quelle presunte rimostranze maschili.
"Già, ma in genere nei dopo cena molto spesso si guarda la tv, si legge, si gioca, si scopa tutti assieme, e noi ragazze la sera tardi se vogliamo dormire o se siamo in fase mestruale preferiamo dormire con la nostra amica del cuore" spiegò seria Domitilla.
"Ecco, me lo stavo chiedendo prima... non è mai capitato nessun incidente: nessun ritardo, o cose simili?" la domanda seria riportò l'aplomb sul volto di Domitilla che seria replicò "E' in effetti un aspetto da non sotto valutare, però devi tener presente innanzi tutto un fatto: tutte noi chi più chi meno prende la pillola... tu la prendi?"
"Si, per un periodo l'ho sempre presa..."
"Bene, comunque ti dicevo che a parte i rimedi farmacologici, quando vivi il sesso di gruppo in completa libertà, e senza sensi di colpa impari anche a perdere quella fretta, e quell'impaccio che avevamo le prime volte, magari al buio. Di conseguenza i ragazzi imparano a durare molto di più, e ci si abitua a differenziare il proprio orgasmo da quello dell'uomo: quando tu sei venuta lui può goderti in bocca, nel culo, addosso, o addirittura fottersi la tua amica che magari è sopra di te a sessantanove..."
"Azz, continuo a pensare il mondo fatto a due... e invece scopando in tanti si possono avere mille combinazioni" chiosò Sabina che iniziava di nuovo a manifestare un rossore caldo attorno ai lobi appena rasati della sua vulva.
"E ti dirò di più, se il ragazzo che ti sta montando non ce la fa a resistere, lo può sfilare spruzzandoti addosso, in bocca in culo eccetera, e poi tu puoi trovare qualcun altro o qualcun'altra con cui finire" S'accese un'altra sigaretta e dopo aver sbuffato via il fumo proseguì "Vedi l'orgia è qualcosa di simile ad una cena in piedi: si passa da una zona all'altra della festa mangiando e conversando con tutti"
"Si, ho capito però nella foga..." tentò di nuovo Sabina di suffragare la sua tesi della possibilità di rimanere incinta per un errore.
"Non escludo che in futuro possa accadere, una cosa simile ma torno a ripeterti che i modi che hai per godere sono talmente tanti e vari che una sborrata la preferisci il più delle volte in bocca, oppure se vuoi sentirti riempita ti fai spruzzare nel culo. Certo se prendi la pillola puoi anche farti lasciare il succo dentro, e in quel caso ti metti anche d'accordo anche con un paio di amiche che faranno di tutto per succhiarti fuori tutto lo sperma"
"La saliva è un ottimo spermicida, vero?"
"Cazzo, lo dicevo io che sei una bomba arrapata" scherzò Domitilla notando che fuori era già buio. Doveva rientrare a casa, e la domanda era -i tempi erano maturi per invitare Sabina al Castello Del Buon Umore?-
"Comunque farsi spruzzare in bocca o nel culo non è affatto un ripiego! Come ti dicevo prima quando si parlava del pompino, il contatto dello sperma con la bocca è paragonabile allo strofinio del glande sulle pareti del collo della vagina o sulle pareti del retto: ti procura l'orgasmo! Mentre farsi spruzzare addosso, non essendo di per sé una pratica che porta direttamente all'orgasmo, serve a richiamare su di te le lingue affamate di altre donne che leccandoti i capezzoli, la vulva... ti faranno a quel punto godere"
"Si ma ho anche visto che ve la spalmate addosso a mo' di crema..." obbiettò senza voler essere polemica
"Bingo, hai vinto il premio Vulva 2001!" scherzò Domitilla "E' chiaro che il profumo dello sperma maschile e quello dei liquidi femminili è molto solleticante e buono, tanto che dopo un orgia, io la faccia non me la lavo se possibile. Faccio la doccia evitando di togliermi dal viso il ricordo della festa"
Il discorso languì per qualche istante e Domitilla sentì il peso del silenzio perché era combattuta nel voler invitare Sabina al Castello Del Buon Umore, e al contempo non voleva farle fretta.
"Sto pensando di prendere un paio di giorni di ferie..." la buttò li Sabina
"Eccezionale, così puoi dedicare un po' di tempo a te stessa" avallò Domitilla rimanendo neutrale nella eventualità che Sabina scegliesse di passare la vacanza da sola.
"Devi farmi scopare..." sussurrò infine Sabina con l'onestà di una studentessa volonterosa e sinceramente dedita allo studio.
"Sono orgogliosa di invitarti a casa mia, e con tutta la calma che ci occorrerà ti farò apprezzare le gioie del sesso di gruppo" le disse Domitilla con assoluta serietà
"Si, certo non farò passi avventati, ma d'altronde non possiamo neanche restare qui come due babbione a trastullarci con carote e cetrioli" si sfogò Sabina.
"Hai ragione, prepariamoci!" le disse gioviale Domitilla.
Sabina felice si diresse in camera da letto, seguita da Domitilla, facendosi consigliare su cosa mettere in borsa.
"Delle pantofole o scarpe leggere, qualche trucco e della bigiotteria possono bastarti come vestito da giorno e poi prendi tutta la roba del bagno compresa di rasoi per la depilazione del pube che ti serviranno per la tua igiene personale. Quindi dovrai scegliere un paio di vestitini eleganti e della biancheria intima appropriata per quando dovremo uscire" Domitilla l'aveva seguita mentre recuperava e sceglieva i capi di vestiario da portarsi al Castello Del Buon Umore.
"Magari, domani mi puoi accompagnare a fare qualche compera?"
"Certo" rispose Domitilla con slancio "Ci faremo accompagnare da Clarissa che è una vera conoscitrice di negozi dove si trova bene e si spende poco"
Quando la borsa fu pronta e loro si furono vestite per uscire il cicalino del citofono trillò indesiderato.
"Aspetti qualcuno?" fu la domanda più scontata ed ovvia che Domitilla riuscì a formulare
"No!" fu l'altrettanto ineluttabile risposta laconica
"Si?" domandò Sabina parlando nel ricevitore.
"Eh, buonasera parlo con la dottoressa Sabina Vannucci?" chiese la voce metallica all'altro capo del filo.
"Si, sono io"
"Sono Livio Pierobon e sto cercando mia moglie Domitilla"
"iiiih" strillò Sabina dopo aver messo una mano sul microfono "E' tuo marito!"
"E' Livio?" chiese a bassa voce Domitilla
"Si!"
"Allora fallo salire!" le disse decisa.
"Ehm, salga pure sua moglie è qui! Quinto piano scala C" disse Sabina prima di riattaccare.
"Dai facciamogli una sorpresa" propose con foga Domitilla aprendo leggermente la porta d'ingresso e trascinandoci dietro Sabina in modo da non essere subito viste. Quindi, le alzò la gonna plissettata e con uno slancio degno d'una velocista le sfilò, prima le collant ed il tanga, poi si buttò di getto sulla vulva depilata di fresco e appena velata d'eccitazione.
La porta metallica dell'ascensore scattò, e l'udito di Sabina, sensibilizzato dall'eccitazione, percepì perfettamente il clangore metallico dei cardini subito sostituito dal ritmare più discreto di passi gommati. Una lieve esitazione e i passi trovarono una direzione ben precisa. Il tocco dovuto al leggero bussare alla porta pose fine ai pensieri di Sabina, che in balia a quella dolce confusione chiuse gli occhi per isolarsi dalla forte luce del corridoio.
Un "Permesso?" le fece riaprire gli occhi dirigendo lo sguardo alle sue spalle verso lo specchio della porta: un uomo la guardava affascinato. Il respiro leggermente affannoso di Sabina si fermò in balia di quello sguardo. Aveva un che di leggero nei suoi gesti, come una carezza. Sentì di nuovo qualcosa nella sua pancia, al basso ventre; percepiva nuovamente quel suo profumo lieve e delicato, non così forte da stordirla come le era capitato nel pomeriggio.
"Piacere sono Livio, il marito di quella splendida creatura sotto di te" si presentò l'uomo porgendole la mano con un sorriso sincero a trentadue denti.
Sabina aveva il volto stravolto dal piacere e capezzoli inturgiditi tanto da farle male "Buona sera, ehm, ciao sono Sabina... accomodati pure" rantolò di piacere poco prima di spruzzare sul viso di Domitilla.
 
Trans, che goduria
Racconti - Transessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:00
Quella sera non volevo uscire con gli amici volevo trasgredire, e mi diressi verso la zona dove battono i trans, e dopo essermi eccitato a guardarli tutti in macchina (da pochi mesi ero patentato anche se abbondantemente maggiorenne) e alla fine optai per un trans che come minimo portava una quinta, e dopo averla caricata mi porto in un prato facendomi spegnere le luci.
Concordammo la prestazione e ci denudammo.
Due furono le cose di lei a sorprendermi, le tette immense, e le notevoli dimensioni del suo cazzo.
Si mise sopra di me e i nostri cazzo vennero in contatto, la girai fino a trovarmi il suo cazzo sopra la mia bocca, e dopo esserci entrambi messi il preservativo cominciammo a succhiarci il cazzo a vicenda.
Devo dire che il suo era veramente grosso e facevo fatica a tenerlo in bocca senza vomitare, ma l'eccitazione eliminava qualsiasi problema, e dopo aver rotto qualsiasi pudore la feci venire dentro la mia bocca.
Io non ero ancora venuto e lei dopo essere ritornata davanti, mi blocco il cazzo tra le sue tette, e con abili colpi di lingua mi fece godere, tanto che avevo paura di rompere il preservativo e inondarla di sperma, ma logicamente il preservativo resistette, e dopo esserci rivestiti, la riaccompagnai al suo posto, e tornai a casa.
Ma cosa mi succede oggi e venerdì e non voglio uscire con i miei amici, ho una voglia di , di .......... trasgredire.
 
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