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Racconti -
Eterosessuali
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Scritto da Mara Mora
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Lunedì 01 Febbraio 2010 00:13 |
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Stazione dei treni di un paesello di campagna, doppio binario che trent’anni prima era sembrato a tutti una grandissima innovazione e che aveva portato alla costruzione di una banchina in cemento anche dall’altra parte delle rotaie. La costruzione era piuttosto grande data l’importanza della fermata, ma era stata pensata anche come ufficio delle poste, poi puntualmente spostato. La piccola sala d’aspetto eternamente vuota, accessibile soltanto dai binari e perciò molto scomoda, era di uso escluso di una giovane coppia di ragazzi che solo lì riuscivano a trovare una certa privacy. Sembrava che la mattina l’impiegato aprisse solamente per loro: vi si rifugiavano nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio, per poter godere del fresco che quegli spessi muri di sassi sapevano creare, e vi stavano un po’ baciandosi e scambiandosi effusioni. «Francesco, mi piacerebbe così tanto passare del tempo con te fuori da questa maledetta stazione, a godersi un po’ il sole!» esclamò Mara. «Ma lo sai che non è possibile! Se ci beccano i nostri genitori siamo fritti…» ribatté lui. I rispettivi genitori erano infatti in rotta da molto tempo, a causa di continue liti scatenate da futili motivi di non buon vicinato. Loro due, pur abitando fianco a fianco, erano costretti a vedersi di nascosto alla stazione, distante un paio di chilometri da casa loro. Ripresero a baciarsi e ad abbracciarsi. Le mani di lui si fecero più audaci, andando a toccare il suo fianco e risalendo poi lentamente verso il seno fino a carezzarlo. Mara si staccò subito, scandalizzata: «Cosa stai facendo?». «Niente, niente. Credevo di piacesse» si scusò lui, leggermente imbarazzato. Ogni tanto Mara reagiva alle sue carezze un po’ più audaci con moti di stizza, altre con infuocata passione: proprio non riusciva a capirla. «Certo che mi piace» rispose lei. «Continua pure. Baciami, stupido» e riprese a baciarlo e lui a toccarla. A lui piaceva da morire il suo seno, toccarlo sotto la maglietta come spesso avveniva in quella piccola sala d’aspetto: lei aveva un seno che gli riempiva le mani, tondo, grande ma non esagerato, che rivelava una certa consistenza alla stretta. Ogni tanto le concedeva di vederlo più o meno scoperto, erano quelli i momenti che gli piacevano di più, in cui sbirciava quelle perfezioni sotto la sua maglietta, sotto la quale talvolta il suo sguardo non incontrava il reggiseno. Quella mattina lei era particolarmente eccitata, glielo aveva rivelato in parte con le sue parole quando era andato a toccarle il seno, se ne accorse più chiaramente quando una mano si infilò sotto la maglietta a sfiorare il ventre di lei, che si staccò delicatamente dalla bocca di lui. «Non vorrai mica per caso andare a sentire i riccioli fra le mie gambe, vero?» gli chiese passandogli un dito sulle labbra. Lui rimase di sasso, in realtà voleva solamente salire a toccarle il seno. «No, no…» rispose lui sinceramente. «Non dire le bugie. So quanto birichino sei. Be’, per oggi, ma stamattina solamente, puoi andare a darci un’occhiatina». Nonostante quella non fosse la sua idea originale, non se lo fece ripetere due volte: la sua micetta era merce pregiata che non gli veniva concessa di certo tutti i giorni, anzi. Le sue dita si infilarono sotto i pantaloni e le mutandine, abbassandone un po’ l’elastico sperando di vedere qualcosa di più che il suo bel ventre. Lei però non lasciò spazio alle sue speranze andandolo a baciare quasi subito. Presto le dita andarono a intrecciarsi con i suoi peli arruffati, ci giocarono per un po’ proprio come stavano facendo le loro lingue, riprendendone il ritmo e le evoluzioni. Poi scesero ulteriormente sulla fessura calda, le punte la sfiorarono e Mara si staccò sussurrandogli a fior di labbra qualcosa. «Ancora, rifallo un’altra volta» aggiunse e Francesco ubbidì. «Bene, ora entra dentro con un dito», mentre lui scrupolosamente seguiva le sue istruzioni e infilava l’indice dentro la sua fighetta che andava inumidendosi. Il passo successivo lo conosceva bene e non occorreva di certo che lei glielo spiegasse: iniziò a muovere piano il dito dentro di lei, passandolo sul clitoride. Sentiva l’erezione fra le cosce premere vigorosamente, come gli sarebbe piaciuto fare l’amore con quella ragazza! Se ne avessero avuto l’occasione, era sicuro che anche lei sarebbe stata felice, era così sanguigna e passionale che non avrebbe resistito a lungo. L’occasione, appunto. Non riuscivano nemmeno a vedersi come una normale coppia della loro età a causa dei dissapori fra i loro genitori, figurarsi riuscire a trovare l’occasione per fare l’amore! Era pressoché impossibile. Quel giorno si sentiva particolarmente infoiato e si fece più spudorato: non smise di sditalinarla e allo stesso tempo le strinse il seno massaggiandolo con libidine, poi si abbassò e baciò attraverso il tessuto la punta, stringendo il capezzolo fra i denti. Proprio in quel momento si sentì il suo sospiro di piacere che sempre si lasciava sfuggire al momento dell’orgasmo: fu ripetuto più volte, tanto fu intenso quel giorno, mentre chiudeva gli occhi estasiata. Si fermarono entrambi, immobili, per lunghi secondi, lui sempre con la mano dentro le sue mutandine e l’altra stretta attorno al seno, lei con la testa reclinata all’indietro, un sorriso sulle labbra che era indice del piacere che aveva appena provato. Riaprì gli occhi: le scintillavano dall’emozione e dal brivido provato in quei momenti di clandestinità: la segretezza di quelle carezze aveva il pregio di accrescere il godimento che comportavano. Lui alzò la testa a incrociarne lo sguardo e lei si allungò per baciarlo in segno di gratitudine. «Grazie, se vuoi possiamo…» Mara iniziò la frase per lasciarla poi in sospeso, pur essendo chiaro cosa volesse dire. «Sì, mi piacerebbe moltissimo ora» rispose lui. Lei volle accertarsene passando la mano fra le sue gambe, mentre lui si ritraeva da sotto i suoi indumenti. Sì, aveva una delle erezioni granitiche che spesso lo prendevano quando erano in intimità. Talvolta si sorprendeva dalla facile eccitabilità del suo ragazzo, ma oggi si sentiva particolarmente in vena di quei giochi, per cui fu felice che rispondesse così. Erano insieme da alcuni mesi e da qualche tempo le passavano certe idee per la testa: fantastica su come avrebbe fatto l’amore con lui, come sarebbe stato accoglierlo dentro, come si sarebbero toccati, e nel frattempo di solito si masturbava furiosamente. Ormai i tempi erano maturi e lei non era più quella ragazzina che a sedici anni aveva regalato la sua verginità a un ragazzo molto più grande di lei. Da allora aveva fatto l’amore non molte volte per la verità, col primo ragazzo l’aveva fatto ancora in macchina dopo la famosa prima volta a casa sua, poi con un altro l’estate precedente al mare e un terzo ancora durante l’inverno. Con Francesco era tutto diverso, non solo perché poteva vedersi solo lì: aveva la sua stessa età, era molto meno esperto di lei e per di più vergine, come le aveva confessato fin dagli inizi della loro relazione. Il loro rapporto, essendo fra coetanei, era più alla pari, non come i precedenti in cui lei era la ragazzina da sedurre: spesso si trovava perciò in difficoltà, di non sapere bene cosa fare e cosa dire. Si alzarono ed entrarono nei bagni della sala d’aspetto, che sembravano esclusivamente loro: il personale alla biglietteria e tutti i passanti utilizzavano quelli esterni, molto più comodi da raggiungere per tutti. Nessuno aveva mai capito perché ci fosse questo bagno in sala d’aspetto, ma Mara e Francesco erano ben lieti che ci fosse: lì si consumavano le loro effusioni più spinte e solo in quel luogo si erano visti più o meno nudi. Più volte Mara si era dedicata amorevolmente a masturbarlo lì dentro, in altre occasioni era lui a inginocchiarsi di fronte a lei e a leccarla fino ad orgasmi da capogiro. In certe situazioni particolari, peraltro molto rare, Mara gli aveva concesso addirittura di metterglielo in bocca anche se non di venirle dentro perché diceva che il sapore dello sperma era disgustoso. Entrarono dunque nel bagnetto e richiusero come al solito la porta dietro di loro: stavolta non erano necessarie le solite effusioni verso Mara per ottenere poi le sue attenzioni, erano entrati col preciso proposito di soddisfare lui. Francesco però non volle dimostrarsi né sgarbato né tanto meno egoista, così si dedicò un po’ a lei, baciandola e carezzandole il seno. Lei intanto lo carezzò nuovamente sulla patta, col palmo aperto proprio come piaceva a lui, poi sbottonò i pantaloni e afferrò il membro eretto avvolto nei boxer. Infilò poi la mano sotto l’elastico e sfiorò la punta, mentre si ritraeva da lui per chinarsi ed abbassare i boxer azzurri. Francesco credé per un momento che volesse prenderglielo in bocca e fu scosso da un fremito di emozione. Lei lo carezzò dolcemente con la mano, lentamente, mentre sussurrava: «Non mi daresti un bacino?». Lei alzò gli occhi, sorridendo divertita a quel gioco e allungandosi poi leggermente a baciarlo sulla punta. «Mmm, che bello! Non me ne daresti un altro?» chiese speranzoso. «Ah, ma come sei birichino!» replicò sorridente mentre lo accontentava. Sentì la carezza sui suoi capelli, poi sulle sue guance: era così piacevole quel tocco! «Oh Mara, mi piacerebbe tanto che lo succhiassi un po’…» osò dire lui. La ragazza non era però di quell’idea, se le andava qualche giochetto non voleva dire che era disponibile a prenderglielo in bocca e fargli un pompino. Un po’ fu irritata da questa richiesta, d’altra parte sapeva che lui impazziva per il sesso orale e decise di non fargliene una colpa, tuttavia rimanendo della sua opinione. «No, non mi va ora, sai che non mi piace molto…» ma allo stesso tempo lo prendeva fra le sue mani carezzandolo sapientemente, oramai aveva accumulato molta esperienza in quel campo da potersi ritenere altrettanto abile di un ragazzo nel far seghe. D’altro canto anche con Francesco si dedicavano a quell’attività quasi ogni volta che si incontravano: erano rare le volte che dalla sala d’aspetto non passavano per il bagno prima di andarsene. I movimenti erano lenti, esasperanti: le dita scorrevano sul glande liscio, tiravano un po’ indietro la pelle e il prepuzio, poi scendevano fino alla base. L’altra mano intanto raccoglieva e giocherellava con i suoi testicoli, cosa questa che lui apprezzava sempre molto. Non ci vollero molte carezze perché lui fosse alle soglie dell’orgasmo, tanto meno ebbe tempo per spogliarla un po’ come faceva di solito: diceva di venire molto più di gusto vedendola nuda o seminuda e spesso lei lo lasciava fare, anche se spesso notava che lui si strusciava di proposito con il pene su di lei nel spogliarla. Mara tuttavia non gli lasciava più di tanto spazio in quegli sfregamenti non certo casuali e solo in poche occasioni erano arrivati a del petting più deciso in cui lui si masturbava col corpo di lei. Sentendolo pulsare leggermente aumentò il ritmo della mano e si fece un po’ da parte in modo che fosse libero di eiaculare: dopo nemmeno venti secondi il suo seme sprizzava vigoroso in aria ricadendo sulle mattonelle del bagno. Ancora pochi scossoni e le ultime gocce di liquido seminale fuoriuscivano dal suo pene: era stato come sempre un orgasmo soddisfacente anche se non completamente appagante, dal momento che desiderava qualcosa di più dal loro rapporto che delle semplici seghe, per quanto piacevoli. Anche lei era un po’ di quell’opinione, anche se talvolta era ritrosa e non si buttava certo in pazzi giochi sessuali: come lui desiderava trovare il posto e l’occasione per fare l’amore insieme per la prima volta, cosa non certo facile data la loro situazione di clandestinità. Stavolta fu lei a pulirlo con cura con la carta igienica e a riabbottonarlo, poi si lavarono entrambi le mani e uscirono di nuovo in sala d’aspetto che come sempre era deserta. Francesco si sedette su una delle panchine eternamente vuote e Mara si accomodò a gambe aperte sulle sue ginocchia, posizione che entrambi gradivano parecchio. Lei gli abbracciò le spalle e si appoggiò con la fronte alla sua, baciandolo fuggevolmente sulle labbra. «Francesco, non possiamo andare avanti così!». «Lo so, nemmeno io ce la faccio più, ma chi lo dice ai nostri genitori che stiamo insieme? A casa mia succederebbe un putiferio, lo stesso da te!». «Prendiamoci una vacanza» buttò lì la sua idea che da qualche giorno meditava. «Sei matta!» fu la sua reazione stupita. «No, non hai capito. Non dobbiamo far sapere a nessuno che andiamo al mare insieme. Troviamo una qualche scusa per coprirci, che andiamo con gli amici, magari organizziamo davvero di andare con gli amici, poi invece andiamo per conto nostro». Francesco ci pensò un attimo, era davvero una buona idea! I suoi genitori non avrebbe avuto niente da ridire se fosse andato al mare con i suoi amici. Doveva solamente essere sicuro che lo coprissero. Be’, se diceva che andava con una ragazza sicuramente gli avrebbero dato una mano… Lo stesso ragionamento lo avevo già fatto Mara e sapeva che le sue amiche erano ben felici di coprirle le spalle con tutti: aveva anche già pensato una data. «Facciamo fra due settimane. Dal venerdì mattina alla domenica sera». «Amore, devo dirti una cosa: sei un genio!» rispose calorosamente Francesco baciandola appassionatamente, cosa alla quale lei rispose con altrettanto entusiasmo. Dopo un po’ si divisero: «Saranno tre giorni di follie e divertimento» disse lei. «Sì, faremo festa tutta la notte, ti porterò a vedere l’alba in spiaggia e poi dormiremo fino a mezzogiorno». «Poi però andremo in spiaggia a prendere un po’ di sole altrimenti tutti penseranno che abbiamo passato il week-end solamente in tenda a scopare» disse lei. Lui si fece un attimo serio, era il momento di parlarne. «Sì, io lo desidero tantissimo, è un po’ di tempo che ci penso, credo sia proprio il momento adatto» confidò Mara. «Anch’io stavo pensandoci, però sai che sono vergine e proprio non mi andavano questi cessi, perché ti amo e non credo sia solo una questione di piacere fisico, te l’ho detto ancora». «Sì, lo so amore…» e lo baciò sulle labbra. «Allora è deciso, ci divertiremo proprio in questo week-end al mare» proclamò Francesco dopo qualche secondo di silenzio. «E certo, per tutta la notte fino a mattino, e poi…» e prese a muovere vigorosamente i fianchi su di lui, simulando l’atto sessuale. «Ci sto» fece solo tempo a rispondere mentre prendevano a baciarsi furiosamente, continuando ad agitarsi e strusciandosi l’una sull’altro. Già fantasticavano le nottate di festa e le scopate folli che avrebbero fatto in quei giorni. L’organizzazione non presentava certo difficoltà: Francesco aveva una comoda canadese che faceva al caso loro, non certo un lusso però andava più che bene. Le amiche di Mara furono fin da subito disponibili ad aiutare la loro amica, poi avrebbero passato un divertente week-end al mare. «Così vai al mare con un ragazzo!» «Lo conosciamo?» chiesero subito. «No, non lo conoscete, non è di qui, però se la cosa va avanti ve lo presento». «Com’è?» vollero sapere. «Stupendo!». «Dai non fare la misteriosa! Altrimenti dovremmo pensare che è uno scorfano pieno di soldi». «Ci hai già scopato?». «No, ma vado al mare apposta per farlo!» «Insomma, vuol dire che tornerai tutta bianca!». «Spero proprio di sì…» sorrise lei maliziosa. Francesco non volle fare le cose in gran stile come Mara che aveva proposto la cosa a sei sue amiche, ma chiese solamente ai tre amici più stretti di coprirlo con i genitori e di passare questo fine settimana al mare, mettendo ben in chiaro le cose: «Ma da quanto sei insieme a questa ragazza?». «Una decina di giorni». «E già te la porti al mare… Devi proprio presentarmela!». «Dai, non scherzare, non è mica detto che me la molli subito. Andiamo solo al mare insieme per divertirci, ci conosciamo appena. Poi si vedrà…» «Sì, sì, dicono tutti così. Ma si può sapere almeno chi è?». «L’ho conosciuta andando in piscina al paese qui vicino, è da lì, non penso la conosciate». «E quanti anni ha?». «La nostra età». «Be’, vorrà dire che se ci scopi e la cosa va avanti ce la porterai a conoscerla una sera». «Ok, promesso». Così il viaggio fu organizzato e le due comitive indirizzate in due località balneari differenti per evitare spiacevoli incontri e conseguente pettegolezzi. Mara e Francesco scelsero una terza destinazione, certamente meno famosa delle altre. I tre ragazzi partirono alla mattina dalla stazione, Francesco uscì di casa con loro, visto che si era accordato perché venissero a chiamarlo. Li accompagnò fino alla prima grande città, dove scese per attendere Mara, che giunse con il treno di mezzogiorno. La aspettava davanti alla biglietteria, per non farsi vedere dalle amiche dal treno, e quando arrivò rimase di sasso: era stupenda! Indossava una magliettina corta, chiara, che mostrava le splendide curve del suo seno. I pantaloncini, un paio di short aderentissimi, grigi, non erano da meno: le si vedeva il culo che era un piacere. Si corsero praticamente incontro, come se non si vedessero da molto tempo, e si abbracciarono e baciarono nonostante l’ingombro degli zaini. «Finalmente, non vedevo l’ora che il treno arrivasse! È da tanto che mi aspetti?». «No, non moltissimo… Comunque fosse stato anche un giorno intero, non avrebbe importanza se alla fine riesco a incontrarti» e la baciò sulle labbra. «Come sei galante oggi!» rispose sorridente. «Tu invece sei molto sexy» e le posò una mano sul sedere. Subito lei la scostò: «Dai, non qui, siamo in mezzo alla gente. Andiamo invece a mangiare un boccone. A che ora parte il treno?». «Ce n’è uno alle tredici e dodici: abbiamo quaranta minuti, i biglietti li ho già fatti io ed ho adocchiato anche quel chioschetto di panini». «Sei un tesoro! Hai pensato a tutto». Presero un panino e una bibita al volo per poi andare a sistemarsi nella banchina dove si sarebbe fermato il loro treno che li avrebbe portati finalmente al mare. Si sedettero sul muretto del sottopassaggio e mangiarono insieme, chiacchierando finché la solita voce dall’altoparlante annunciò il loro treno. Salirono in uno dei vagoni verso la fine del treno che, essendo un venerdì d’estate, non era per niente affollato e infatti trovarono un intero scompartimento vuoto tutto per loro. Si sedettero vicini e ripresero a chiacchierare mentre il treno, di lì a poco, si rimise in marcia. «Sei davvero carina vestita così» si complimentò ancora lui, mentre le allungava una carezza sul seno. «Ho capito cosa vuoi dire, te lo faccio diventare duro» rispose lei provocatoriamente. «No, non voglio dire quello, però sei molto sexy» precisò. «Me ne sono accorta. Sai quanti ragazzi si sono girati per strada mentre andavo alla stazione?». «Vuoi farmi ingelosire?» chiese. «Un po’» rispose lei ammiccando. «Ah, ma adesso ti faccio vedere io!» disse lui in tutta risposta mentre prese a farle il solletico, cosa a cui lei non sapeva resistere e prese a divincolarsi tutta ridendo follemente, pur accorgendosi (e compiacendosene) che le sue mani la toccavano un po’ dappertutto: sui fianchi, sulla pancia, ma anche sui seni, sul sedere, fra le gambe. Il treno nel frattempo rallentò per fermare in un’altra stazione (era infatti un regionale), cosicché i due si ricomposero e lui le schioccò un baciò sulla guancia. «Sei un cattivone, sei. Sai che non sopporto il solletico» si imbronciò per scherzo lei. «Lo sai che io non sopporto quando mi fai ingelosire». «Per farmi perdonare ti darò un regalo oggi» fece lei con tono di scusa. «Che cosa?» chiese Francesco stupito dalla cosa. Era particolarmente curioso ed amava le sorprese ed i regali fin da bambino. Lei per tutta risposta gli prese la mano ed andò ad appoggiarsela sugli short, fra le gambe. «Questa cosa qui» e si baciarono. In quel momento si aprì la porta dello scompartimento (il treno si era nel frattempo fermato ed aveva aperto le porte): Francesco e Mara si divisero immediatamente e si girarono a guardare i loro nuovi compagni di viaggio. «Ciao» «Ciao» Si salutarono amichevolmente: era una giovane coppia, lui avrà avuto ventidue o ventitré anni, lei era poco più che ventenne. Entrambi erano notevoli dal punto di vista fisico: lui alto e muscoloso, i capelli tagliati corti, indossava una maglietta piuttosto aderente che mostrava i suoi pettorali. Lei, un po’ meno alta, era tuttavia ben impostata, sembrava quasi una tedesca: capelli lunghi sul biondo, viso stupendo, seno perfetto ed abbondante con una generosa scollatura nell’abito bianco, gambe lunghe e ben tornite. Sia Mara che Francesco, pur non essendo certo brutti, furono immancabilmente attratti dalla persona dell’altro sesso: Mara si chiese come fossero al tatto quegli stupendi pettorali, lui invece si immaginò lei nuda e provò un fremito all’inguine. Si scambiarono quattro parole, su dove andavano, cosa facevano e scoprirono così di essere diretti nella stessa località. Lui si chiamava Marco, aveva ventiquattro anni, lei, Giulia, ne aveva venti, erano fidanzati da un paio d’anni e avrebbero passato tutta la settimana al mare. «Noi invece ci fermiamo solo il week-end». «Problemi con la famiglia?» chiese Marco. «Sì, molti anche. A dire la verità le nostre famiglie si conosco e non si sopportano, per cui dobbiamo sempre vederci di nascosto. Siamo riusciti ad andare al mare grazie alla copertura dei nostri amici». «Anche i miei all’inizio era piuttosto restii a lasciarmi andare in vacanza con Marco. Pensa che la prima estate che siamo stati insieme, ho dovuto andare al mare con le mie amiche e lui a venire da noi. I miei avevano paura che facessimo l’amore, anche il sabato sera non uscivano mai per non lasciare la casa libera: non sapevano che scopavamo da quattro mesi! Dopo l’estate l’ho fatto conoscere meglio ai miei e ora mi lasciano molto più libera». La conversazione non durò però a lungo, presto cadde il silenzio nello scompartimento e allora Marco e Giulia non persero tempo ma presero a baciarsi con passione, fra risolini e parole sussurrate, accoccolati sui sedili. Mara e Francesco erano invece piuttosto in imbarazzo, si limitarono a guardare fuori dal finestrino tenendosi la mano e scambiandosi poche parole. Non erano certo abituati a scambiarsi effusioni in pubblico come loro due, anzi, non lo avevano proprio mai fatto e qualcosa li tratteneva. Senz’altro invece Marco e Giulia erano una coppia molto più disinibita, anche lei aveva parlato delle loro scopate e dicevano di fare l’amore da più di due anni. Ignoravano però il loro comportamento sfrenato in tale campo, che spesso li aveva portati a rapporti con altre persone e anche a giochi a quattro, se non proprio allo scambio di coppie vero e proprio. Si sussurrarono alcune parole nelle orecchie, poi Marco annuì. Giulia riprese in qualche modo in mano la conversazione, mentendosi sull’argomento della coppia e poi sparò quasi a bruciapelo: «Vi andrebbe un gioco a quattro in questi giorni?». Subito Francesco e Mara non colsero la domanda, tanto che lui chiese senza capire: «Cosa?». «Vi ho solo chiesto se vi piacere fare qualcosa a quattro, noi insieme. Abbiamo una tenda abbastanza grande da poter starci tutti quanti, sarebbe divertente e anche molto piacevole, possiamo garantirvelo» rispose Giulia mentre Marco annuiva. Solo allora la cosa fu chiara: entrambi arrossirono per l’imbarazzo di quella proposta e poi si guardarono in faccia, non sapendo cosa dire. Fu Francesco a prendere un po’ di coraggio: «A dire la verità noi due non l’abbiamo mai fatto insieme, era questa l’occasione per farlo… Credo ci piacerebbe avere un po’ di intimità». «Scusate, non lo sapevo. È giusto che stiate insieme voi due solamente allora. Però se dopo la prima notte ci ripensate, noi siamo sempre disponibile. È veramente fantastico fare l’amore in tre o anche quattro, in due è bello, però in compagnia è una goduria unica. Anche per te Mara, appena fai un po’ di esperienza chiedigli di andare a letto anche con un altro amico: due uomini contemporaneamente sono la cosa migliore del mondo. Poi se uno è Marco…» e lo baciò sulle labbra, baciandolo con passione. I due ripresero così, dopo il tentativo andato a vuoto, a limonare furiosamente. Sia Mara che Francesco, pur imbarazzatissimi da quella proposta indecente, non riuscirono a staccare gli occhi dai due, cercavano di sbirciarli senza farsi sorprendere e la cosa non era difficile, impegnati com’erano i due. Francesco ovviamente si concentrò su di lei, sulla sua scollatura straripante e, dopo un po’, si rese conto che il suo abitino corto era davvero corto… tanto da mostrare ogni tanto le mutandine nei movimenti! Dal canto suo Mara non poteva staccare lo sguardo dai suoi muscoli, soprattutto quando si accorse di uno strano rigonfiamento fra le sue gambe. Aveva avuto un’erezione! Anche lei, non lo poteva negare, avvertiva una certa umidità fra le gambe. Istintivamente allungò un mano verso Francesco, che sentendo il suo tocco sobbalzò e staccò gli occhi dalla ragazza che aveva di fronte. Si scambiarono uno sguardo e vide negli occhi di Mara un lampo di malizia che gli fece da una parte piacere mentre dall’altra gli mise un certo timore perché capì che era lo sguardo di una donna verace che forse non si sarebbe accontentata di lui solamente. Le loro dita si intrecciarono, quelle di lui sopra la mano di lei, con il palmo rivolto verso il basso, vicino al suo inguine sul quale lentamente poi scivolò. Prese a carezzargli l’erezione in quella maniera, senza dare troppo nell’occhio, cosa che a lui faceva impazzire e che eccitava anche lei. I due ragazzi si concessero ancora qualche minuto ai loro sguardi, poi, dopo l’ennesimo scambio di frase sussurrate, Giulia si alzò. «Scusateci, andiamo un attimo alla toilette. Marco non può più resistere…» e sorrise mentre uscivano. La frase fu intesa come un’esuberanza della coppia, non colsero il fatto che i due si erano accorti dei loro sguardi fugaci. «Hai visto come lei lo carezzava?» chiese Giulia una volta dentro il bagno. «Sì, pensavo venisse da un momento all’altro» rispose lui mentre armeggiava con i pantaloni. «Lascia, faccio io» lo interruppe lei. «Probabilmente sarebbe anche venuto. Aveva di quegli occhi spiritati» disse mentre prendeva in mano il pene eretto di lui. «Ma perché non li hai lasciati fare? Mi sarebbe piaciuto vedere la scena!». «Non so, avevo troppa voglia di prendere questo bel bambinone fra le mani» disse stringendo il pene eretto di lui. «E di prenderlo in bocca!» aggiunse accogliendolo fra le labbra e iniziando un delizioso pompino. «Mara, ma perché…?» iniziò lui, non capendoci niente di quella situazione. «Non so, mi pareva bello toccarti mentre li guardavamo. Ognuno di noi guardava una persona dell’altro sesso e per questo era eccitato, toccandoti mi sembrava di sottolineare il nostro legame» esternò la ragazza: quelli erano stati i suoi pensieri in quei momenti. «Perché non andiamo anche noi in bagno?» chiese Francesco. «No, oggi no, mi sembra troppo squallido. Ne ho fin troppo di bagni!» ne aveva voglia anche lei di un po’ di petting, però era veramente nauseata dai bagni. Presto di due tornarono con un bel sorriso sulle labbra. «Ecco fatto!» esclamò raggiante Giulia. «Scusate se mi permetto, ma sfogarvi farebbe bene anche a voi. Non abbiamo fatto sesso, abbiamo solo dato sfogo a una voglia momentanea, che altrimenti ci avrebbe tormentati tutto il giorno». Si, avrebbe ascoltato quel consiglio, non però in treno, si disse Mara sorridendo e rispondendo cortesemente (nonché sinceramente): «Grazie, lo faremo anche noi, è che proprio i bagni non mi vanno, ne ho fin sopra di capelli di farlo in bagno!». «Ti capisco, quando sei nella clandestinità è uno dei posti più sicuri. Pensa che io e Marco i primi tempi ne abbiamo provato di tutti i tipi, da quelli del cinema a quelli dei pub, dal treno alla scuola». «Lo facevate nei bagni della scuola?» chiese Mara. Ormai fra le due ragazze s’era creata una certa confidenza, grazie anche alla disponibilità di Giulia. «Sì, più di una volta. Prima solo petting, poi abbiamo fatto l’amore più di qualche volta. È estremamente eccitante, anche se un paio di volte abbiamo corso il rischio che ci beccassero. Voi invece, che bagni usate?». Sorrisero tutti divertiti a quell’espressione. Mara rispose: «Quelli della stazione del nostro paese. La sala d’aspetto ha un bagno interno, ma non lo usa mai nessuno». «Tranne voi» aggiunse Giulia, e Mara sorrise annuendo. «A proposito di posti strani, noi una volta l’abbiamo fatto in cabinovia…» disse Giulia. «Ma no!» esclamò stupefatta Mara. «Sì, proprio così. Eravamo andati a sciare e per arrivare sulle piste c’era un bel pezzo da fare con la cabinovia, una con le cabine da sei. Ci siamo trovati solo noi due, c’era da aspettare mezz’ora: l’abbiamo fatto in piedi, aprendo solamente sul davanti le tute da sci altrimenti potevano vederci dalle altre cabine. È stato fantastico scopare con la vista di un paesaggio stupendo, totalmente innevato, con tanto di sciatori sotto di noi. Dopo essere venuti ci siamo messi a ridere…» S’era ormai creato un certo clima di confidenza all’interno dello scompartimento e anche Marco si intromise a raccontare qualche divertente aneddoto in tema sessuale, senza più nessun imbarazzo da parte di Mara e Francesco. Presto arrivarono alla stazione del luogo che avevano scelto i quattro per le vacanze e insieme scesero. Si salutarono sulla banchina, dal momento che avrebbero alloggiato in campeggi diversi e si augurarono buone vacanze. «Tieni, questo è il mio numero di cellulare» disse Giulia porgendo un foglietto a Mara. «Casomai cambiate idea o semplicemente vi va passare un po’ di tempo insieme». «Grazie. Ciao». Le ragazze si baciarono sulle guance, mentre i ragazzi si scambiarono una decisa stretta di mano. Poi Giulia porse la guancia a Francesco e lo stesso fece Mara con Marco. Infine si separarono e presero la via dei rispettivi campeggi. «In fondo erano simpatici» disse Francesco mentre camminavano. «Sì, molto. Forse un po’ aperti sessualmente per i miei gusti, ma decisamente simpatici. Giulia è molto estroversa, mi sta proprio simpatica». Alle quattro e mezza la loro piccola ma confortevole canadese era già innalzata al cielo e loro poterono depositarvi gli zaini. «Aspetta un attimo fuori che mi cambio» disse Mara entrando. «Devo cambiarmi anch’io, perché non lo facciamo insieme, poi non hai niente da nascondermi, ho già visto tutto».disse lui. «Sì, ma se dopo tutto quello che è successo oggi ti mostro la mia patatina e le tettine, tu sei capace di saltarmi addosso subito e tenermi qui fino a domani mattina, mentre abbiamo detto di far follie fuori tutta la notte. E poi non so se neanch’io resisterei alla vista del tuo pistolone ora. Quindi prima mi metto il costume io, poi tu: d’accordo?». «Mi arrendo di fronte alle tue argomentazioni» rispose Francesco alzando scherzosamente le mani. Proprio in quel momento a lui cadde lo sguardo fra le gambe allargate di lei e, dal bordo degli short cortissimi vide spuntare un’ombra scura. «Ferma un attimo così» ordinò lui e Mara rimase immobile, spaventata. Lui si inginocchiò davanti a lei e passò un dito proprio là. «Come immaginavo, degli splendidi peletti» disse. «Sei proprio sexy oggi, ti si vedono addirittura i peli!» scherzò, mentre lei si rendeva conto che quanto diceva era vero. «Oh, no, mi sono dimenticata di depilarmi l’inguine, devo correre immediatamente in bagno!» e scomparve all’interno della canadese per ricomparire con un costumino grigio e il suo beauty-case che sembrava piuttosto una valigia. Chissà come aveva fatto a infilarselo nello zaino, pensò Francesco. Però stavo proprio bene in costume da bagno. «Oh, guarda come spuntano! Sembrano una foresta!» si lamentò lei. «Ma no, secondo me sono sexy». «Non dire fesserie» rispose lei e si diresse verso i bagni. «Mi raccomando, non lasciarti calcare la mano e tirar via tutto! Mi piace vedere un po’ di pelo…» le sussurrò nell’orecchio. Lei sorrise a quella piccola perversione, anche se una volta tanto le sarebbe piaciuto depilarsi completamente, o quasi. Un giorno o l’altro avrebbe provato, magari gli sarebbe anche piaciuto. Un quarto d’ora dopo era già pronta per la spiaggia, poco dopo le cinque era già sistemati al sole, che nonostante l’ora batteva ancora piuttosto forte. Si erano spalmati la crema proprio come due fidanzati, approfittandone per toccarsi e massaggiarsi un po’ a vicenda. Lui si soffermò un po’ più del dovuto sul seno, stringendolo amorevolmente, ma subendo dopo un po’ il rimbrotto pur scherzoso di lei. Mara si distese poi di schiena e su sua richiesta Francesco le slacciò il reggiseno e glielo sfilò, pur lasciandolo sotto. Lui le spalmò la crema con un massaggio sensuale al quale lei rispose con qualche sospiro e degli apprezzamenti, anche quando si prolungava sui fianchi verso i seni. Per il resto del pomeriggio giocarono un po’ a corteggiarsi, lui cercò di far di tutto per far sì da sbirciarle per un attimo il seno, però lei non si concesse. Alle nove lui propose di andare a guardare il tramonto sul bagnasciuga, e lei accettò di buon grado quel tocco di romanticismo. Camminarono un po’ in riva al mare, portandosi dietro le loro poche cose, mano nella mano, guardandosi ogni tanto negli occhi e scambiandosi qualche bacio. Presto il sole scomparve oltre l’orizzonte e il cielo imbruniva rapidamente, si affrettarono perciò a tornare indietro poiché non conoscevano affatto il luogo e sarebbe stato imbarazzante oltre che un problema perdersi. «Mio caro, alla fine sei riuscito a scalfire il cuore di questa ragazza altezzosa, però questa sera dovrai portare a divertirmi in qualche posto, non credi?» disse lei ironicamente mentre rientravano. «Sì, ho in mente di portarti in un favolosa pizzerie perché ormai credo tu abbia fame, poi faremo un salto in qualche localino e infine in discoteca». «Sì, il programma mi soddisfa abbastanza, per l’afterhours qualcosa ci verrà in mente…» disse maliziosa. Tornarono in campeggio e Mara si infilò sotto la tenda per cambiarsi il costume: vi uscì con l’accappatoio e il beauty in mano. Francesco si limitò ad un semplice asciugamano intorno ai fianchi e al doccia-shampoo. Arrivati ai bagni, Mara stava infilandosi in quello delle donne, ma lui protestò: «Potremmo almeno farci la doccia vicini, così facciamo quattro chiacchiere». «Affare fatto» rispose Mara, l’idea la stuzzicava, era insolito. Si infilarono nel bagno degli uomini, deserto a quell’ora, in due docce a fianco e iniziarono a chiacchierare mentre si lavavano. «Cosa indosserai di bello stasera?». «Sarà una sorpresa, non posso dirtelo proprio ora. Tu mi preferisci con o senza reggiseno?». La domanda lo stuzzicò: «Mmm, non saprei. Toglierti il reggiseno è qualcosa di fantastico, ma che tu non lo porti apposta per me mi stuzzica…». «E le mutandine?». Francesco, come lei aveva previsto, rimase senza parole sotto l’acqua che scorreva. «Ehi, ci sei? Ti ho chiesto se devo mettermi le mutandine o meno!». «Sì, sì, ho capito. Ma davvero faresti a meno di mettertele?». «Sì, lo vuoi sì». «Mara, sarebbe fantastico!». Già si immaginava di sfilarle la maglietta e trovarla nuda sotto, ma non solo, di provare a infilarle una mano sotto la gonna quella sera e incontrare solamente i suoi peli: il pene cominciava a reagire, ma lui distolse il pensiero mentre l’acqua fresca faceva il resto. «Ok, affare fatto!». Dopo un po’ uscirono dalla doccia lavati e profumati e insieme andarono alla tenda: stavolta fu lui a cambiarsi per primo. Ne uscì con una bella maglietta e un paio di pantaloni alla moda. Lei si infilò sotto la canadese e si fece attendere un po’. «E allora? Arrivi? Non hai nemmeno la biancheria da infilarti, perché ci metti tanto?». «Eccomi, eccomi» lo tranquillizzò riemergendo con una maglietta scollata e aderentissima bianca e un paio di jeans che era altrettanto incollati alla pelle. «Sei fantastica!» esclamò lui. «È bello sentirsi amata» rispose lei mentre si avviavano. Ulteriore sosta ai bagni per un po’ di trucco, giusto quel rossetto che non si nota e un po’ di ritocco agli occhi, perché sembrasse a Francesco la più bella ragazza sulla faccia della terra. In un attimo furono in centro e si infilarono in una pizzeria, un locale economico ma accogliente, che a quell’orario non era per nulla affollato, anche se qualche ragazzo qua e là si vedeva. Mara notò con la coda dell’occhio che più di un ragazzo la guardava, Francesco invece non aveva occhi che per lei, non si sarebbe accorto nemmeno se le avessero fischiato dietro. Alle dieci un quarto due belle pizze fumanti erano davanti a loro e in un attimo furono divorate, poi due passi in centro, già affollato di genti di tutte le età. In una piazzetta si esibivano due giocolieri in numeri divertenti. Attaccarono bottone con dei ragazzi più o meno della loro età che lì vicino a loro guardavano gli artisti di strada. Era una compagnia composta di ragazzi e ragazze sui diciotto, vent’anni, alcuni del posto, altri turisti come loro. Chiacchierarono un po’ lì in piazza e poi furono invitati in un locale carino. Così, davanti a una birra e a un succo di frutta, continuarono a parlare. «Avete detto che siete appena arrivati?». «Sì, oggi pomeriggio. Siamo qui, nel campeggio dietro il parco giochi. Restiamo fino a domenica». «Un week-end romantico in coppia» commentò una delle ragazze. «Esatto, proprio così» rispose Francesco. «Però stasera abbiamo intenzione di divertirci. Alle intimità ci penseremo dopo, no?» fece Mara rivolta infine al fidanzato e tutti risero. Parlando del più e del meno, dei cantanti del momento, dei sogni e degli ideali, proprio come vecchi amici, arrivò l’una. «Avete detto di essere in vena di far festa. Se volete potete venire con noi, andiamo nella discoteca che hanno aperto quest’anno qui vicino, vi va?» «Certo! Sempre che vogliate darci un passaggio». «Non c’è problema!» rispose uno dei ragazzi della compagnia. Si ritrovarono così a ballare in una pista affollatissima, come aveva preventivato. Mentre nessuno dei ragazzi della compagnia osava provarci con Mara essendo già fidanzata, una delle ragazze faceva di tutto per farsi notare da Francesco, anche con strusciamenti vari. Lui, pur continuando nelle danze folli fino a tarda ora, quella sera non aveva occhi che per Mara e le attenzioni di un’altra ragazza non lo toccavano minimamente. Uscirono alle quattro, assordati e assonnati, e si fermarono a uno di quei bar che aprono presto per la colazione dei camionisti e di altri lavoratori mattinieri. Un bel caffè forte e un cornetto rimise in sesto Mara e Francesco che non avevano certo in programma di andare a letto. Furono lasciati con mille saluti e inviti per la serata successiva (che era il compleanno di uno di loro) proprio davanti al campeggio, ma per loro non era ancora ora di rientrare. «Che ne dici di andare a guardare l’alba?» propose Francesco, con la piena approvazione della ragazza, entusiasta e affascinata da un’idea così idilliaca. Si avviarono così per la spiaggia, camminando sulla sabbia a piedi nudi e ammirando il cielo ai confini col mare che andava lentamente rischiarandosi quando già ormai avevano fatto un buon tratto di strada. Quando il buio si era un po’ dileguato e le case lungo la riva ormai scomparse, si ritrovarono presso una collinetta con alcuni arbusti ed alberi. Arrivarono in cima e da lì, abbracciati e baciandosi, ammirarono lo spettacolare rosseggiare del sole che appariva lento all’orizzonte con lo scintillio del mare che prendeva mille colori come il cielo. Le effusioni si fecero un po’ più calde e Francesco infilò la mano sotto la maglia, carezzando la sua pelle liscia e risalendo fino a cingere i seni tondi dai capezzoli sensibili. Appena li sfiorò lei infatti sussultò scossa da un brivido di piacere, ma disse: «No, non qui… Torniamo in tenda». «Ma dai, è prestissimo, qui non passerà mai nessuno, guarda: è un posto deserto. È troppo bello qui!». «Mara si guardò intorno e si rese conto che quando diceva era vero. Sotto di loro c’era solamente un piccola baia riparata e una vegetazione fatta di pochi alberi e molti arbusti per chilometri. Solo in lontananza si scorgeva una strada e qualche sparuta casa. Le mani di lui le cinsero nuovamente i seni e lei sospirò, mentre la baciava. Fra baci e carezze la maglietta lentamente salì fino a che lei se la sfilò del tutto appoggiandola al suo fianco. I suoi seni, alti e tondi, apparivano ancor più belli nella luce del mattino, sormontati dalle punte erette dei capezzoli scuri. Era un’immagine troppo irresistibile per non abbassarsi a baciarli, e così fece Francesco. Dopo che le sue labbra ebbero sfiorato per un po’ quelle punte deliziose, fu la lingua a guizzare su di esse provocando in Mara un dolce brivido. Presto le labbra cinsero uno di quei capezzoli e lui si mise a succhiare amorevolmente, sapendo che la cosa le piaceva molto: la ragazza iniziò infatti a bagnarsi fra le cosce e sorrise mentre carezzava i capelli del suo ragazzo. Erano più di sei mesi che non faceva l’amore e finalmente sarebbe tornata a provare quelle dolci sensazioni che tanto aveva desiderato ultimamente, a questo pensiero si accese quasi quanto al tocco delicato di lui e prese a toccarlo più appassionatamente. Dal suo capo scese sul collo, alle spalle dai muscoli compatti fin giù lungo la schiena, arrivando a sfiorargli il sedere. Le dita trovarono strada però sotto la sua maglietta e cercavano la pelle nuda, quando la trovarono fu una sensazione fantastica, il calore e la perfezione di quella schiena. La percorse a lungo, alzando via via un lembo sempre maggiore di maglietta e arrivando anche a carezzargli il ventre. Non fece tempo a scendere all’inguine come aveva intenzione, poiché lui si alzò dal suo seno per guardarla intensamente negli occhi e sussurrarle. «Mara, ti amo» come mai prima aveva fatto. «Anch’io, ti amo tanto» fu la risposta di lei mentre gli sfilava la maglia e lo baciava, esplorando nuovamente con la lingua la sua bocca e un’altra lingua dalla vita propria. Si abbracciarono strettamente, il seno nudo di lei contro il suo torace altrettanto nudo, pelle contro pelle come non era mai successo fra di loro. Lui si staccò per primo, la fissò con gli occhi accesi dalla passione e le disse: «Voglio farti provare piacere, un forte piacere, farti venire fra le mie braccia, una, due, cento volte…» disse a voce bassa mentre una mano andava a carezzarle l’inguine ancora coperto dai jeans. «Voglio che tu urli di piacere, che mi invochi di fare l’amore con te». «Sto già fremendo» rispose lei. «Basta che infili una mano dentro ai pantaloni e sentirai quanto. Francesco si inginocchiò sull’erba secca davanti a lei, che teneva le gambe divaricate, la baciò ancora sulle labbra, poi sul collo, sul seno, sul ventre, infine, esitando un po’, sull’inguine attraverso la tela. La aveva baciata là sotto ancora, non erano rare le volte in cui lui la leccava fino a farla venire, ma quella era un’occasione speciale, in cui voleva dimostrarle tutto il suo amore per lei. Con le dita che quasi gli tremavano, aprì lentamente il bottone e fece scivolare la cerniera verso il basso. Scostò appena i lembi di tessuto e la vista del suo cespuglietto scuro gli provocò una scossa; istintivamente si abbassò a baciare quei peli. Con l’aiuto di lei le sfilò i jeans che finirono da parte insieme alle loro magliette, poi si avvicinò all’inguine e prese a sfiorarla là, prima evitando accuratamente la fessura umida, poi concedendole solamente il tocco rapido delle punte delle dita. Lui la sfiorava mentre lei gemeva a occhi chiusi, desiderando qualcosa di più: solo dopo una decina di minuti di quella tortura Francesco gli concesse il tocco delle sue dita, che andarono a penetrare in profondità una sola volta, trovandolo lubrificata come non mai. Fu la sua lingua a stimolarla con più decisione, leccandole a lungo le labbra e il clitoride. Mara non poteva opporsi in nessuno modo a quelle carezze, e per nulla al mondo lo avrebbe fatto: lui le teneva le mani appoggiate alle cosce, imprigionandole contro il terreno. Presto lei gemette per l’orgasmo che sopraggiungeva, ma Francesco non le lasciò tregua continuando a leccare, ora con maggior decisione, ora delicatamente per lunghi minuti in cui lei ogni tanto apriva gli occhi e lo guardava. «Spogliati ora, smettila, facciamo l’amore» lo supplicò un paio di volte, ma per lui non era ancora venuto il momento. Temporeggiava ancora stuzzicandola, alternando ogni tanto il tocco delle dita, desiderava portarla veramente a un piacere immenso per poi penetrarla. Non era sicuro di riuscire a farla godere con il solo atto sessuale, voleva assicurarsi che fosse indimenticabile anche per lei. Mara non riuscì a fare a meno di trattenere un altro orgasmo, meno delicato e più intenso, gemette mordendosi le labbra al momento del culmine del piacere, dimenticato cosa aveva detto lui. Per la verità non credeva dicesse sul serio, che fosse da prendere alla lettera, in realtà Francesco voleva far passare anche a lei la notte più eccitante della sua vita. Dopo averla sentita venire per la seconda volta cambiò tecnica. Smise di stimolarla direttamente ma tornò a leccarle e succhiarle i capezzoli, andando di tanto in tanto a baciarla sulle labbra e a carezzarla nel suo scrigno. Lasciò che lo spogliasse, ma non che toccasse il suo pene che già si erigeva dal suo inguine. Salì su di lei, ma senza l’intenzione di penetrarla: si limitò a strofinarsi piano sul suo ventre e a baciarla. Le concesse anche qualcosa di più, sfiorandole la fessura con il glande: prima una volta di sfuggita per tornare a baciarla sulle labbra, poi con chiaro proposito, più volte. Ma alla fine non le aveva concesso nulla di più, tornando a succhiarla e a leccarla fra le gambe che ormai colavano umori. Mentre continuava a leccarla lasciò che un suo dito scorresse sotto la fessura fino a raggiungere la rosetta del suo buchetto posteriore. La punta del dito lo sfiorò delicatamente, poi tentò di entrare ma senza spingere: lo trovò leggermente dilatato e lei non ebbe nessun moto di ripulsa. Aveva ancora il dito dentro di lei per un centimetro o due quando la sentì gemere e agitarsi con decisione, rendendogli difficile anche leccarla. Infine urlò, un urlo acuto che non ripeté: il suo cuore fu colmo di felicità, era riuscito veramente a farla urlare di piacere! Che fosse stato un caso che era venuta poco dopo che le aveva cercato l’ano col dito? Chi poteva saperlo! Lui allora smise e si distese al suo fianco: «Amore, ti è piaciuto?». Lei aprì gli occhi marroni e lo guardò un po’ spersa, col fiato ancora grosso che le agitava il ventre: «È stato fantastico! Facciamo l’amore ora, ti prego. Lasciami solo un minuto per riprendere fiato e poi…» lasciò in sospesa la frase con un ampio sorriso che lasciava immaginare cosa sarebbe successo e soprattutto quanto piacevole sarebbe stato per lui. Stettero un po’ distesi fianco a fianco mentre il sole era già tutto oltre l’orizzonte, comunque ancora molto basso. L’atmosfera, che sarebbe stata magica già di per sé, risultava a loro due, nudi, con la mano nella mano, quanto mai romantica. Quale momento migliore per immortalare il loro amore nel congiungimento carnale? Fu lui a farsi avanti dopo un po’, avendo ancora una ferrea erezione fra le gambe e smaniando finalmente di possederla. La baciò sulla guancia, poi sul collo e sulla bocca, girandosi lentamente verso di lei, con una gamba scavalcò il suo fianco e molto lentamente si ritrovò disteso sopra di lei, pronto a penetrarla. Mara approvò con un sorriso, sapeva che non era necessaria nessuna raccomandazione, né che facesse piano, né che fosse delicato: sapeva che era pronto a fare quello che stava per fare. Nella concitazione del momento, che li aveva totalmente presi, si dimenticarono delle precauzioni per evitare una gravidanza indesiderata, se ne ricordarono solo più tardi, tornandosene al campeggio mentre camminavano sulla spiaggia. Un po’ di sana preoccupazione non guastò certo loro, d’altra parte Mara era in un periodo in cui la gravidanza era altamente improbabile. Quando allargò le cosce sotto di lui, Francesco non seppe resistere oltre ed iniziò a penetrare lentamente in lei, guardandola appassionatamente e senza tregua negli occhi, che brillavano di felicità come i suoi. Fu felice di trovarla ancora umida e accogliente, evidentemente era ancora eccitata. Pur completamente inesperto prese a muoversi in lei, prima molto delicatamente, poi con un po’ più di decisione, cercando di dar piacere anche a Mara, cosa che la ragazza apprezzò moltissimo, tanto da stringerlo a sé con forza e a baciarlo quasi commossa. Lasciò che fosse lui a guidare il rapporto, per dargli sicurezza, carezzandolo per tutta la schiena e sussurrandogli parole di incoraggiamento. Nonostante fosse non avesse mai fatto l’amore con una donna, riuscì a farle provare un certo piacere, anche perché le sue mani presto corsero al suo seno, stuzzicandolo delicatamente, come aveva fatto in precedenza. Lo sentì mentre ormai stava avvicinandosi all’orgasmo e, con molta naturalezza lo fermò un attimo. «Che ne dici di cambiare posizione? Ti andrebbe di venire sotto di me?» disse col suo fare maliziosa che a Francesco era sempre irresistibile: lui colse quella proposta come un pizzico di pepe da aggiungere al loro primo rapporto e accettò di buon grado. Senza ritrarsi si piegò su un fianco e Mara, che non era nuova a quel movimento, riuscì a salire sopra al ragazzo senza che il pene fuoriuscisse dalla sua micetta bagnata. Lo lasciò riposare ancora qualche secondo, vezzeggiandolo con qualche carezza e qualche bacio, poi fu lei a muovere i fianchi in modo da eccitarlo e allo stesso tempo di stuzzicare il suo clitoride. Con un movimento circolatorio, dapprima molto lento, poi più profondo e veloce, lo portò lentamente in visibilio. Riuscì a provare un quarto orgasmo, nascosto maldestramente con qualche sospiro, poco prima di lui. «Sei venuta?» chiese lui gemendo. «Sì, ma ora pensa a venire tu, vieni, dai…» gli disse mentre lo baciava lascivamente sulle labbra. Lui le lasciò fare, sentendo il piacere iniziare a diramarsi dal suo glande e passò solamente le mani dalla schiena di lei, che aveva carezzato amorevolmente, ai suoi seni, che strinse con libidine. Venne così, soffocando sulle dolci labbra di lei l’urlo sconvolgente che gli usciva dai polmoni mentre il suo membro pulsava fortemente, riversando senza posa fiotti caldi di sperma dentro di lei. Anche Mara si sentì pervadere da un brivido, non sapeva dire se era un orgasmo o meno, mentre per la prima volta provava la deliziosa sensazione di essere pervasa e riempita da quelli zampilli. Si appoggiò solamente al suo corpo, dimentica di tutto se non del piacere provato, mentre Francesco guizzava nella sua vagina per l’ultima volta per poi abbandonarsi anch’egli. Passarono molti minuti, esausti, in quella posizione, aprendo lentamente gli occhi e scambiandoci un lieve bacio a fior di labbra. Nessuno dei due sapeva cosa dire: se per Francesco era stato qualcosa di sconvolgente, Mara poteva comunque ritenersi soddisfatta sia dal fatto che lui l’aveva fatta godere prima più volte, sia per l’atto sessuale vero e proprio, comunque molto soddisfacente. Erano entrambi alle soglie della commozione, erano riusciti a coronare il loro sogno e per entrambi era stato meglio di quanto che si attendessero. «Sei stata fantastica» mormorò lui con voce incerta, ma le parola non esprimevano minimamente quello che aveva provato e stava provando in quel momento. Lo stesso Mara non trovava il modo di esprimere la sua felicità: «Sei stato eccezionale, non pensavo riuscissi a farmi venire tante volte in una sola volta. Anche quando sei venuto ho provato un brivido di piacere… Vorrei poter averti tutti i giorni, sempre» disse con un velo di tristezza, consapevole che una volta tornato a casa sarebbe stato tutto come prima, o quasi. «No, non fare di questi pensieri ora» la consolò lei. «Sì, hai ragione, viviamo intensamente questi momenti. Non vorrei più lasciarti andare» disse sorridendo mentre lo teneva ancora stretto fra le sue gambe, dal momento che non si era del tutto afflosciato. Lui per tutta risposta riprese a carezzarla, lasciando per un attimo i suoi seni: passò le mani sulla schiena, delicatamente, quasi sfiorandola. Un brivido la percorse: «È bellissimo quando mi tocchi così». Lo fece ancora, senza posa e di nuovo i brividi la percorsero. «Sì, che bello, ti amo» disse baciandolo. Dopo un po’ la sua carezza di fece più decisa ed esplorò tutta la sua schiena, da dove la colonna si attaccava al collo, alle scapole e giù, sentendo le costole scorrere sotto le sue dita, verso i fianchi perfetti e le natiche tonde. Circondò i glutei con le mani, come spesso aveva fatto con i seni e li strinse, assaporandone estatico la consistenza. Glielo diceva spesso di amare particolarmente il suo culo, che così raramente aveva potuto toccare nudo: spesso doveva accontentarsi di qualche carezza rubata sulle panchine della loro sala d’aspetto. «Sai una cosa Mara?» disse Francesco in quel momento. «No, dimmi» lo incoraggiò lei avendo già una mezza idea di cosa gli passava per la testa. «Hai un culo come nessun’altra!». «Lo sapevo l’avresti detto!» rispose lei mentre scoppiavano tutti e due in una risata. Con una mano Francesco riprese la sua corsa scendendo nel solco fra le natiche, superando velocemente il suo buchetto posteriore e giungendo nel posto dove i loro corpi si congiungevano. L’indice entrò a far compagnia al suo cazzo e a giocherellare un po’ col clitoride, poi lo ritrasse e tornò sull’ano fermandosi un attimo di più, stuzzicandolo per qualche secondo per poi penetrare di qualche centimetro e subito ritrarsi. «Ah, ah, birichino, cosa stai facendo?» chiese Mara in tono scherzoso. Era proprio contenta e di buon umore, in condizioni normali avrebbe reagito se non in malo modo, senz’altro in maniera meno scherzosa. «Niente, volevo sentire se eri ancora eccitata come prima anche qui». «Ti piace anche quel buchetto, allora!» esclamò lei sempre in tono scherzoso. «Sì, e mi sembra piaccia anche a te quando ti tocco» replicò lui con ancora ben in mente la reazione che c’era stato non molto tempo prima. «Sì, oggi mi è piaciuto, ma non so se mi va sempre. Quando mi hai toccata lì prima ero al colmo dell’eccitazione, è stato qualcosa di piccante che mi ha contribuito a farmi venire, nulla di più» fece una pausa di qualche secondo, poi facendosi ancora più seria disse tutto d’un fiato. «Non so se sono pronta e se mi piacerebbe un rapporto anale, se è questo che vuoi dire». La guardò: sopra di lui era leggermente crucciata, con quel leggero broncio che la faceva sembrare un po’ bambina e che a lui ispirava tanta tenerezza. «Non ti preoccupare, dicevo così, per dire, non volevo certo arrivare a queste conclusione. È stato divertente toccarti lì, volevo solo sapere se è piaciuto anche a te e se ti va di farlo ancora, nulla di più». «Sì, se è solo questo non c’è problema, basta che mi piaccia, possiamo farlo ancora se vuoi». «Tipo adesso?» chiese lui tornando a toccarle il buchetto. «Mmm, sei davvero birichino, però se insisti così…» disse in segno di assenso. Francesco non se lo fece ripetere e affondò leggermente col dito, di qualche centimetro come prima, lo mosse piano, senza esagerare con la profondità. «Com’è?» chiese curioso delle sensazioni che lei provava. «Piacevole, anche se nulla di speciale. Se mi fai così nell’altro buco mi eccito molto di più…» disse quasi per incoraggiare a farlo. Francesco però non colse l’allusione e interpretò la frase semplicemente come l’aveva detta, senza alcun secondo fine. Ormai si era ammosciato in lei ed era ancora umidiccio, provò per un attimo il desiderio di lavarsi, ma non era possibile; poi si ricordò che di fronte a loro aveva un intero mare per ripulirsi un po’ e un’idea lo stuzzicò. «Che ne dici di fare un bagno mattutino?». «Non sarebbe male…Ma…» iniziò per obiettare qualcosa. «Dai, di che cosa hai paura? È prestissimo, ci siamo solo tu e io nel raggio di chilometri, la baia qui sotto per di più è fantastica e inoltre è pure nascosta. Dai, andiamo!» la esortò entusiasta. «Ok, affare fatto» rispose Mara per accettare quella proposta che per altro le piaceva parecchio. Lo fece scivolare fuori dal suo scrigno e si rialzò in piedi, guardandosi attorno come per assicurarsi che non ci fosse davvero nessuno. Il ragazzo si rialzò pure e la prese per mano, guidandola verso la baia appena sotto di loro. «Ma i vestiti? Non li prendiamo con noi?» chiese preoccupata Mara. «Ma no, lasciali, tanto non c’è nessuno!! Te lo vuoi mettere in testa?» ripeté. «No, dicevo che giù sarebbero più comodi». «E chi se ne frega? Torneremo, sarà più bello così» sorrise maliziosamente come per dire che la loro notte, anzi alba, d’amore non era ancora concluse. Lei non osava chiedere di meglio che tanta baldanza da parte sua non le faceva che piacere: non sapeva perché, forse il mare, forse la clandestinità o l’idea che era la prima volta per loro due, ma tutto ciò le aveva messo una certa voglia non del tutto scomparsa. Camminando lentamente sull’erba non del tutto soffice, poi con più decisione sulla sabbia fino a mettersi a correre mentre arrivavano nelle vicinanze dell’acqua, giunsero infine a tuffarsi insieme nell’acqua che arrivava loro alle ginocchia. Giocando come due foche in amore si portarono un po’ più al largo, dove toccavano appena ed erano costretti a tenersi a galla. «Sai, lo sento tutto appiccicoso» confessò lui. «Immagino, scemo, mi hai inondata. Anch’io sto iniziando a colare…». «Facciamo così: io sciacquo te e tu fai lo stesso con me» Francesco si era fatto piuttosto audace in quella lunga giornata che per loro doveva ancora concludersi mentre per tanti stava per cominciarne un’altra di nuova. Tuttavia Mara era più disinvolta del solito per gli stessi motivi per cui era ancora eccitabile, e sicuramente meno ritrosa che in circostanze normali. «Ok, ci sto, però devi iniziare tu». «D’accordo, però dovrai insegnarmi tu. Devi tener conto che non ho mai fatto la pulizia intima ad una ragazza, specialmente dopo un rapporto». Lei arrossì appena a quelle parole così esplicite, ma non volle lasciarsi cogliere dall’imbarazzo, lo fece avvicinare a sé e, sempre stando a galla, gli guidò la mano fra le cosce mostrandogli come doveva fare. «Mi raccomando, sii delicato, ricorda che non sono larghissima laggiù…». Nonostante l’inesperienza, il ragazzo seguì meglio che poteva le sue indicazioni, e si dimostrò molto delicato, magari senza ottenere grandi risultati. Lei comunque lo lasciò frugare a lungo, ricavandone anche un certo piacere da tutto quel via vai che, insieme all’acqua del mare, non poté non ripercuotersi sul suo grilletto. Quando fu la volta di lei a lavare il compagno, trovarono una posizione più comoda per certi versi: Francesco si mise a fare il morto, mentre lei si poté sistemare fra le sue gambe divaricate e sciacquargli per bene il pene già mezzo duro. Il tocco delicato delle sue dita che andavano a ripulirlo per bene gli procurarono in breve un’erezione, che lei commentò con una certa ironia: «Ehi, ma cosa sta succedendo qui? Ho capito, era solo una scusa perché te lo menassi. Non lo sai più fare da solo? Ora capisco, per questo c’era tanto sperma in questi coglioni» disse raccogliendoli nel palmo della mano e andando inaspettatamente a baciarglieli, cosa che lui gradì moltissimo, pur non dandoci molto peso. Solo quando sentì un paio di secondi dopo la lingua di lei scorrergli proprio là si sorprese. «Sanno di salato, mi piace. Sai cosa vuol dire questo?» domandò Mara con civetteria. Francesco stava per esplodere solo all’idea delle meraviglie che celavano quelle parole, il cuore gli fece un balzo in petto, si fermò per un secondo e poi prese a battergli all’impazzata. «Non vorrai dire… che…» farfugliò stupito mentre rimaneva immobile per non rischiare di annegare per la sorpresa. «Proprio così» confermò lei facendo guizzare la lingua sulla punta e assaporandone il particolare sapore di salato, un mescolio fra sesso e mare. Le labbra poi si appoggiarono sul piccolo orifizio per un bacio da capogiro e poi scesero sull’interno membro, divenuto duro come il marmo, avvolgendolo nel loro calore. Non riuscì ad accoglierlo molto a fondo a causa della posizione non proprio comoda, ma Francesco non ci fece nessun caso, si godeva ancora incredulo tutte le meravigliose sensazioni di piacere che si irradiavano dal suo cazzo eretto grazie alle attenzione della bocca di lei. Nonostante Mara avesse pochissima esperienza in materia, a lui sembrava la più brava donna del mondo in fatto a pompini, ora lo succhiava aspirando lievemente, ora lo percorreva con la lingua, ora lo rilasciava un po’ baciandolo e dandogli lunghe leccate. Si era appoggiata ai fianchi di lui, senza peraltro dare peso per non rischiare che l’oggetto delle sue attenzioni sparisse sott’acqua, e con le gambe si teneva a galla continuando la non facile operazione. Stava proprio leccandolo, cercando di lambire il membro in tutta la sua lunghezza per quanto le fosse possibile, quando lui esclamò rocamente: «Mara, amore, sto per venire» quasi voler avvertirla che stava per schizzare in modo che lei potesse evitarlo. Lei, invece, presa dall’eccitazione e da mille altri circostanze che le fecero dimenticare i suoi soliti pensieri e convinzioni, lo prese nuovamente in bocca passando la lingua sull’orifizio del glande. Bastò quello perché nuovi, potenti schizzi le arrivassero sul palato e anche direttamente in gola, non furono così corposi come i precedenti, ma senz’altro considerevoli. Mara rinunciò a farsi colare dalla bocca lo sperma, come inizialmente aveva intenzione di fare perché non entusiasta all’idea di inghiottirlo: in fondo la repulsione non era così forte, anzi, non ne provava quasi per nulla, e sapeva che la cosa lo avrebbe fatto impazzire. Ingoiò perciò tutto, poi lo lasciò sfilarsi dalle sue labbra ed esclamò: «Proprio buono, non credevo fosse così gradevole» e per confermare ciò che diceva, ormai aveva fatto trenta, perché non far trentuno e dargli ulteriore piacere?, lo prese fra le mani e vi leccò via le ultime gocce, scuotendolo per bene in modo che non colasse ulteriormente. Come lei aveva immaginato, Francesco non aveva più parole, ma sentiva soltanto il suo cuore battergli ancora all’impazzata nel petto e le tempie a fargli eco. Non riusciva neppure a ipotizzare cosa fosse preso a Mara per renderla così disinvolta tanto da fargli uno di quei famosi pompini con l’ingoio che lui ormai si era rassegnato a non poter mai ricevere, almeno da lei. Aveva goduto immensamente, forse addirittura più di prima, non riusciva a fare un paragone. E non sapeva nemmeno cosa dire, come ringraziarla di tanto. Lei intanto lo sciacquò nuovamente, il lavoro di prima era infatti stato reso inutile dal suo orgasmo, ma né Mara né Francesco se ne rammaricò; quando ebbe finito provò a ridestarlo dallo stupore che ancora lo pervadeva: «Torniamo a riva? Dovremo pensare ad asciugarci anche ora». «Già» fu la sola cosa che riuscì a dire mentre si mise a nuotare dietro di lei, continuarono a farlo fin dove l’acqua lo permise, poi si rialzarono e camminarono per un breve tratto sull’acqua bassa. Non si fermarono sulla spiaggia, la sabbia si sarebbe immancabilmente attaccata ai loro corpi bagnati, ma cercarono di attraversarla sporcandosi il meno possibile. Ritrovarono il posto dove avevano lasciato i vestiti e si sedettero fianco a fianco, osservando il mare. «Mara, grazie per quello che hai fatto, non me l’aspettavo proprio, è stato unico. Non volevo però che tu lo facessi per forza, se non ti piace non devi…». «Sss» le fece segno di tacere mettendogli un dito sulle labbra e appoggiandogli poi un bacio delicato. «Te l’ho detto, l’ho fatto sì per farti piacere, ma non mi è dispiaciuto poi così tanto, sapevi di salato, un buon gusto. Poi non mi sono sentita forzata da te, ho pensato di prendertelo in bocca perché mi andava di farlo, lo stesso quando sei venuto» tacque un attimo e poi aggiunse: «Non è poi tanto male, davvero, sai? Immagino sia un po’ come me là sotto». E si indicò la fessura che faceva capolino nell’intreccio dei suoi ricciuti peli neri. «Grazie. Grazie davvero» riuscì solamente a sussurrare, infine. Passarono pochi secondi che lei fece notare: «Siamo ancora tutti bagnati, ce ne vorrà prima che il sole di asciughi». «Si, e non abbiamo nemmeno niente per asciugarci» notò lui osservando le loro magliette e i pantaloni da una parte. Avrebbero potuto usare la sua maglietta, ma in un attimo sarebbe stata fradicia e sarebbero cambiate di poco le cose, se non il fatto che avrebbe dovuto tornare in campeggio a torso nudo. Fu lei a risolvere un po’ la situazione, passandogli le mani sul torace e strofinandole un po’: «Non ci resta che fare così per asciugarsi un po’ a vicenda» disse scherzando. Presto si trovarono a carezzarsi e a strofinarsi l’un l’altro più o meno innocentemente: il seno di lei infatti fu la prima parte del corpo ad asciugarsi. «Guarda che non ho solo le tette» commentò ironicamente Mara dopo qualche minuto ed entrambi risero. «Giusto, mettiti di pancia, il tuo splendido culo dev’essere ancora bagnato» scherzò Francesco mentre lei lo assecondava. Lui, come detto, si dedicò assiduamente al suo sedere, poi scese fra le sue gambe e si insinuò nella vagina esposta al suo sguardo. «Oh fanciulla che dormi nel bosco, un brutto orco cattivo ti percuote col suo bastone» disse penetrandola a fondo col medio. «Oh, orco, non farmi del male, non vedi che sono una povera fanciulla indifesa?» stette al gioco lei. «No, non ti farò del male. So che tu sei una ninfa e quando un bastone ti percuote riversi dal tuo corpo della fresca acqua. Non vedi com’è secco questo terreno?». «Sì, tutto ciò è vero, ma per farlo devi utilizzare due o tre bastoni. Solo allora l’acqua sgorgherà in fretta». «Così?» chiese il ragazzo mentre la penetrava con due dita, a fondo, strusciandosi senza posa sul clitoride che si era eretto di nuovo. «Sì, proprio così… prova ad aggiungere un altro bastone!» disse con voce più concitata Mara. «Eccolo!» e Francesco aggiunse un terzo dito, masturbandola con decisione ma stando anche attendo che provasse piacere. Non ci volle molto perché lei venisse, probabilmente la decisione del suo tocco era proprio ciò che desiderava, pensò, mentre portava alla bocca le dita, leccandone i succhi. «Ah, è proprio fresca e dissetante quest’acqua!». «Orco, non essere troppo cattivo, dammene anche un po’!» esclamò la ragazza stando sempre a carponi. «Cosa?» chiese con voce seria Francesco, fino ad allora aveva cambiato tono di voce. «Sì, orco, voglio assaggiare anch’io quell’acqua!» confermò Mara continuando a recitare. Lui si convinse ad accontentarla, affondò le dita in lei e le porse alla sua bocca: lei le sfiorò appena con la lingua, no, non era un cattivo gusto, per cui leccò via tutta l’umidità finché non rimase che la sua saliva. «Com’è allora?» chiese Francesco mentre saliva su di lei e puntava il pene che si era istantaneamente eretto verso la fessura. «Buona, ma vuoi tu forse cavalcarmi con l’inganno?» lei non era ancora stanca di quella piccola commedia che stava eccitando entrambi e portandoli al loro secondo rapporto. «Ninfa, devi portarmi in fretta fuori dal bosco, un cacciatore mi segue» disse mentre iniziava a penetrarla. La posizione e tutta la recita aveva eccitato non poco la ragazza che appena fu penetrata iniziò a provare uno squisito piacere che forse prima le era un po’ mancato. Francesco aveva acquistato anche una certa sicurezza per cui continuò senza titubare, appoggiandosi delicatamente alla schiena di lei. «Almeno così ci asciugheremo meglio, strofinandoci un po’». «Già, prima non ci avevo pensato. Guarda, se non mi avessi già asciugato il culo e le tette, potevo concederti un’inculata e una spagnola!» disse prendendolo in giro. «Attenta che non sbagli buco!» rispose lui mentre invece la pompava con maggior foga in vagina. Dopo un po’ calò però il ritmo, per non rischiare di venire prima del previsto: desiderava di provare l’ebbrezza di un orgasmo contemporaneamente a lei e ne fece espressa richiesta: «Ti andrebbe di venire insieme?». «Certo!». «Dimmi quando stai per venire» le raccomandò arrivando a delle lentissime stoccate che però gustava completamente, dal momento in cui arrivava in profondità, fino a quando si ritraeva quasi del tutto. Proprio quel continuo strofinio sul clitoride aiutò lei ad arrivare sulle soglie dell’orgasmo: avrebbe voluto venire e cominciare da capo, era estremamente più bello così, però desiderava provare al più presto anche lei di venire con lui, cosa che avevano sperimentato qualche volta masturbandosi a vicenda. «Ora, sono pronta, quando vuoi» le fece sapere Mara. Lui affondò a quel ritmo lentissimo ancora un paio di volte, tanto per essere sicuro che lei godesse prima che lui si spegnesse, poi esclamò: «Ora!» e mosse i fianchi sregolatamente e con vigore più volte, mentre infilava un dito nella vagina insieme al suo cazzo pulsante e un altro nell’ano di lei che gemette di sorpresa e di piacere. Vennero insieme, lei leggermente in anticipo, mentre lui riusciva ancora a spruzzare dello sperma in lei. Si accasciarono insieme sull’erba, ma stavolta lui uscì dopo una decina di secondi, temendo di gravare su di lei col suo peso. Aprirono gli occhi e sorrisero: «Non è vero che un cacciatore mi insegue» disse con voce normale Francesco, scherzando. «E nemmeno che ci vogliono tre bastoni per far sgorgare l’acqua da me» rispose la ragazza ed entrambi risero. Riposarono ancora parecchi minuti, era stanchi per la notte di allegria, la camminata e il sesso fatto assieme. Ora avrebbero dovuto camminare ancora un bel po’ prima di poter rientrare in tenda e riposarsi finalmente! Quando giunsero al campeggio erano infatti le sette e mezza, ma a parte un paio di famigliole che stavano facendo colazione fuori dai camper, tutti dormivano ancora. Meglio così, non avrebbero avuto da vergognarsi per il loro aspetto: sporchi, assonnati, stanchi, non erano certo brillanti come quando erano usciti, sebbene Mara ancora ben figurasse nel suo abbigliamento aderente. Si affrettarono alle docce, stavolta lei gli concesse di infilarsi dentro insieme a lui. Si lavarono a vicenda, giocherellando con i loro sessi senza però andare oltre, erano stanchi anche per quello. Prima di uscire dalla doccia si assicurarono, ascoltando attentamente, che nel bagno non ci fosse nessuno, quando uscirono dalla porta però si resero conto che il signore sulla cinquantina che stava andando proprio verso quei bagni li aveva notati. Si allontanarono di buon passo, che pensasse pure male, tanto chi lo conosceva? Si infilarono sotto la canadese e là Mara si tolse l’accappatoio, che poi Francesco appese fuori. Quando rientrò la trovò ancora nuda sul materassino: «Non ti infili niente?» «No, non ne ho la forza. Poi credo siamo abbastanza in intimità per dormire nudi insieme, no?». A quelle parole anche lui si tolse l’asciugamano da intorno ai fianchi e si distese vicino a lei, abbracciandola amorevolmente. Si addormentarono così, quasi subito, ripensando a quel giorno favoloso che era appena trascorso: no, non l’avrebbero mai dimenticato. Si svegliarono che erano le tre e mezza: prima lei, che ridestò anche lui pur trovando una certa resistenza da parte sua, Francesco sarebbe rimasto volentieri a letto. Tuttavia decisero di andare insieme in spiaggia, dopo qualche bacetto e qualche carezza. «Non ti andrebbe ora?» chiese lui col cazzo già mezzo eretto. «No dai, dopo, andiamo a prendere un po’ di sole ora. Poi mi brucia ancora!» si lamentò lei mentre si infilava lo slip. «Fammi dare almeno un bacino alle tette» disse ancora mezzo addormentato si allungava a baciarle i capezzoli. Lei lo lasciò fare, non poteva nascondere che le piaceva. Si lasciò anche infilare il reggiseno da lui, pur con qualche difficoltà e lei a sua volta gli mise il costume fra fruscii e toccamenti vari. Una volta in spiaggia si buttarono su un chiosco per mangiare due bei paninoni e bere una bibita fresca, poi si stesero al sole, dormicchiando un bel po’ e girandosi di tanto in tanto. Ad un certo punto si sentirono chiamare da una voce femminile: «Mara, Francesco!». Si alzarono entrambi a sedere e videro non molto lontano Marco e Giulia che venivano loro incontro. Erano entrambi bellissimi, come sul treno, più che mai ora in costume: Mara non poté fare a meno di squadrare i pettorali e gli addominali di Marco, mentre Francesco già correva al seno abbondante di Giulia, nudo giacché era in topless. «Ciao come va, tutto bene?» «Sì, ci siamo divertiti un bel po’ ieri sera». E dopo qualche altre scambio di convenevoli, Giulia chiese: «E voi, com’è andata allora ieri sera? Siete stati contenti?». «Sì, moltissimo» rispose d’istinto Mara, pur arrossendo un po’ per l’imbarazzo. «Questa ragazza è fenomenale» fu il commento di Francesco. «Bene, sono contenta» si felicitò la ragazza. «Anche per noi non è stato male, abbiamo anche affittato una cabina, laggiù, casomai ci venisse voglia qui» disse indicando il posto, in lontananza, mentre il suo seno scrollò eccitantemente: per quanto grande fosse era alto e tondo, cosa che colpì sia Francesco che Mara. «Cosa fate di bello stasera?» chiese Marco. «Siamo stati invitati a una festa di compleanno da dei ragazzi con cui siamo usciti ieri sera» rispose Francesco. «Peccato, sarebbe stato carino uscire insieme». «Ah, ma allora non siete andati subito sotto la tenda come noi!» commentò gioiosa, com’era nel suo carattere, Giulia. «No, abbiamo preferito far festa prima, e farne di più dopo» rispose Mara. «Comunque grazie dell’invito, saremmo venuti volentieri. Al limite faremo una volta a casa, verremmo a trovarvi dalle vostre parti». «Ben lieti di ospitarvi!» disse Marco. «Camere separate ovviamente! Per ogni coppia dicevo» e si misero a ridere. «Vi salutiamo, stiamo andando a salutare dei nostri amici che abbiamo conosciuto l’anno scorso!» «Ciao!» I due si allontanarono mentre Mara e Francesco li osservavano. «Però sono proprio simpatici» commentò lui. «Sì, davvero, li avevo giudicati male subito». «Anch’io. Ma davvero vuoi andare a trovarli?». «Perché no?» chiese Mara. «Mi sembra che la faccenda del gioco a quattro sia chiarita, alla fine è solo per uscire un po’ e divertirci. Mica possiamo tornare a stagnare in quella maledetta stazione!». «Hai ragione» fu il suo solo commento, mentre meditava di aprire gli orizzonti dei loro mondo e cercava degli espedienti per farlo. Verso le sei decisero per un bagno e, sguazzando in acqua, fecero la conoscenza di un gruppetto di ragazzi che erano alloggiati nel loro stesso campeggio. Anche una volta fuori su unirono a loro e rimasero in spiaggia fino alle nove passate, erano stati in discoteca fino a tardi tutti quanti e avevano assunto un ritmo giornaliero simile. Furono anche invitati a mangiare insieme, nel campeggio c’era la possibilità di fare il barbecue e la compagnia aveva preso carne e birra in abbondanza. Si ritrovarono così intorno a un fuoco da cui ricavarono belle braci, e verso le dieci e mezza mangiarono seduti sulle panche. Scoprirono proprio alla fine che anche loro, erano in sette, quattro ragazzi e tre ragazze, erano stati invitati alla festa di Claudio, con cui erano usciti la sera precedente. Dopo cena le ragazze andarono a farsi belle, non perché in vesti normali fossero brutte, anzi, sia Martina che Chiara era due ragazze carine, ma, vestite di tutto punto, pronte ad andare ad una festa di compleanno, erano certamente delle persone che avrebbe fatto girare dei ragazzi per strada. Un po’ meno lo era Nicoletta, un po’ in sovrappeso e per questo non molto apprezzata dall’altro sesso. Se gli occhi di Francesco non poterono fare a meno di cadere sulla scollatura di Martina, che aveva un seno non molto grande ma perfetto, e sul seno più abbondante di Chiara, che lo metteva in mostra con la sua maglia aderentissima, quando arrivò Mara se la mangiò letteralmente con gli occhi, ben sapendo cosa lo avrebbe atteso alla fine della festa. La camicia chiara, annodata a mo’ di top sopra l’ombelico, rendeva ancor più attraente il suo seno, per di più era anche trasparente e si vedeva chiaramente il suo reggiseno nero. Indossava una minigonna nera, cortissima, che mostrava le sue belle gambe velate dai collant. Sì, senz’altro era la più bella fra quelle ragazze e probabilmente anche la più bella della festa, pensò Francesco pur rendendosi conto di non essere certo imparziale nel giudizio. Gli altri ragazzi sembravano invece avere più o meno tutti una certa preferenza per Martina, anche sapendo che Mara era già fidanzata. Arrivarono alla casa di Claudio, una villetta un po’ isolata, in una zona tranquilla, ma sempre a due passi sia dal mare che dal centro, che era ormai mezzanotte, ma a quell’ora la festa era appena comincia e nel grande salotto, adibito a sala da ballo, la musica stava riscaldando gli animi più di quanto facesse la serata afosa. Le luci erano abbassate, mentre su un lato c’era un tavolo imbandito di ogni tipo di stuzzichini: nel gruppo che danzava, una ventina di persone, Mara e Francesco riconobbero alcuni ragazzi e ragazze con cui avevano passato la serata precedente. Il numero degli invitati salì fino a sfiorare la cinquantina, ma molti erano solamente di passaggio, per cui si trattennero poco, giusto per fare gli auguri a Claudio. Verso l’una e mezza, quando la sala era ancora molto affollata, le luci si alzarono mentre il contrario fu per la musica: era il momento del taglio della torta e dei regali, non molti poiché le varie compagnie avevano pensato di aggregarsi per prendere qualcosa di carino (e Mara e Francesco avevano contribuito al regalo dei ragazzi che avevano conosciuto la sera precedente). Non passò che una mezz’ora abbondante e di nuovo la musica tornò ad essere padrona. Ballarono tutta la notte, qualcuno anche un po’ brillo per gli alcolici ingeriti ci provava con più decisione con le ragazze, senza lesinare toccatine e palpatine di nascosto, al buio della pista da ballo. Fra tutte le ragazze le più prese di mira, per la loro avvenenza, erano Daniela, prosperosa bionda diciottenne e Silvia, che col suo sguardo affascinante, i capelli lunghi e lisci, aveva fatto innamorare schiere di ragazzi nel corso dell’estate. Martina, Chiara, Mara ed altre due o tre non sfiguravano affatto, avevano sempre qualche ragazzo intorno a strusciarsi o a fingere di toccarle inavvertitamente. Anche Mara subì qualche tocco un po’ più audace, un ragazzo in pista le palpò senza tanti riguardi il culo, ma al secondo tentativo di approccio, lei fece chiaramente capire che non era disponibile. Verso mattina il gruppo inizialmente molto folto andò scemando, finché non rimasero che una ventina di persone e cioè le due compagnie che Mara e Francesco avevano conosciuto. Già qualcuno si appartava sui divani a limonare o in giardino per essere più liberi, Claudio a quel punto annunciò che erano disponibili anche le camere da letto per dormire per chi volesse e dopo un po’ sparì con la sua nuova fiamma, Daniela. Sia Mara che Francesco immaginarono che avesse voluto festeggiare i suoi vent’anni portandosi a letto una delle più belle ragazze della festa, per quanto sembrasse scialba e non molto intelligente. Alle cinque ormai c’erano ben poche persone che avevano ancora la voglia e la forza di ballare, per cui Mara propose di usufruire di una delle camere che Claudio metteva gentilmente a disposizione, anche perché uno dei ragazzi della compagnia le aveva assicurato che non c’era nessun problema, anzi, Claudio metteva spesso a disposizione la casa anche per dormire. Mentre salivano a braccetto con la voglia di andare a scopare, notarono Silvia e un ragazzo che non conoscevano seduti su una poltrona, le mani di lui, che dimostrava non aver più di diciannove anni, infilate sotto la maglia di lei a frugarle il seno. Dall’alto dei suoi ventuno anni Silvia sembrava dominare quel ragazzo più giovane di lei, che la implorava di salire in qualche camera per fare l’amore. «Più tardi, forse. Ci andremo solo se riuscirai a farmi venire così, toccandomi le tette. Ho proprio voglia che tu me le palpi a lungo» le sentirono dire mentre arrivavano al primo piano, dove su un lungo corridoio che si sviluppava sia a destra che a sinistra, si aprivano molte porte, tutte chiuse. Lo percorsero in tutta la lunghezza da un lato, arrivando all’ultima porta. Fu Mara ad aprirla, sicura di non trovarci nessuno poiché non era chiusa a chiave, ed a entrare. Subito dietro di lei arrivò Francesco: rimasero entrambi esterrefatti dalla scena che gli si faceva davanti. A un letto matrimoniale era stato unito uno di singolo, a formare un grande campo di giochi erotici: c’era Martina che cavalcava con energia, mentre i suoi seni, una terza misura, sobbalzavano allegramente, un ragazzo, al suo fianco Chiara si dava da fare addirittura con tre ragazzi delle due compagnie, a uno lo aveva preso in bocca, un altro la scopava da dietro, mentre al terzo, seduto sul materasso, aveva preso in mano il cazzo e glielo menava con sapienza. Martina li vidi appena entrarono e, senza nemmeno fermarsi, chiese loro: «Volete unirvi a voi? C’è posto per tutti qui!». «No, grazie» rispose Mara dopo un attimo di esitazione dovuto ancora alla sorpresa e all’imbarazzo per quella domanda. Uscirono più imbarazzati che mai e si guardarono in faccia: in un attimo quella sensazione sparì e si misero a ridere. «Ma guarda te dove dovevamo finire, nel bel mezzo di un’orgia!» disse Francesco. «Sì, ormai è diventato un festino erotico». «Andiamo in tenda, lì nessuno ci disturberà» propose lui, ottenendo il consenso della ragazza. Scesero al piano inferiore, trovarono Silvia ormai senza camicetta e reggiseno che si faceva succhiare i capezzoli, piccoli ed appuntiti, dal suo spasimante. Andarono a salutare i pochi ragazzi che ancora non erano stati coinvolti nei giochi sessuali, quasi rammaricandosi per loro, e uscirono in giardino. Il sole già aveva fatto capolino all’orizzonte e, nonostante fossero le sei, sembrava già piena mattina. Camminarono di buona lena, senza far caso a strani movimenti fra i cespugli del giardino da cui provenivano anche mugolii e gemiti. In breve arrivarono in tenda e si infilarono uno dopo l’altro, desiderosi di dar sfogo alle loro voglie trattenute per tutto il giorno precedente. Seduti in qualche maniera uno di fronte all’altra presero a spogliarsi: Francesco le sbottonava la camicetta, mentre Mara gli sfilava la maglietta; un bacio sulla bocca, qualcun altro sul seno, una carezza su quelle rotondità che spuntavano provocanti dal reggiseno nero di terza misura e poi le mani di lui dietro la schiena, a cercare di slacciarlo. Anche stavolta, alla vista dei suoi seni nudi, non poté fare a meno di chinarsi a prenderle in bocca i capezzoli, titillarli con lingua, giocherellarci un po’ con le dita. Mara si godette quella dolce sensazione di piacere, pur non nuova in quei giorni, tanto da pensare di ricambiare quelle carezze: le sue dita andarono a toccarlo sul torace, sfiorandogli le costole una ad una, lentamente, fino a raggiungere il suo capezzolo. Si baciarono appassionatamente e toccandosi a vicenda, presto anche i capezzoli di lui si indurirono al punto di stuzzicare la curiosità di lei. Chissà cosa si provava a succhiarli, si chiese mentre le sue labbra si staccavano da quelle di lui per circondare invece il capezzolo, succhiandolo e leccandolo con ardore tanto da farlo gemere per il piacere. Mara alzò la testa con un sorriso malizioso sulle labbra, guardando di sottecchi l’espressione estatica sul viso del fidanzata. “E non è ancora niente!” pensò mentre andava a distendersi sulla schiena divaricando leggermente le gambe: la sua mano scese dove le cosce si univano e, lentamente, prese a carezzarsi al di sopra della minigonna. Francesco colse subito cosa desiderasse: le sfilò le scarpe poi con lentezza le fece scorrere le calze lungo le sue gambe, gustandosi il contatto delle sue dita con quella pelle liscia. Anche una volta sfilategliele non poté fare a meno di tornare a carezzare le sue cosce tornite, mentre lei continuava a toccarsi piano. Le sue mani salirono nell’interno delle cosce fino a giungere al bordo delle mutandine: la carezzò piano con le dita, poi si inginocchiò fra le sue gambe, piegandosi verso di lei. Sollevò il bordo della minigonna e fu sorpreso dalla spettacolo delle sue mutandine nere di pizzo che lasciavano intravedere il suo bel triangolo peloso. Non si lasciò cogliere più di tanto dalla sorpresa ma si abbassò a baciarlo, sfiorando con la lingua il pizzo più volte. Lei rabbrividì mordendosi le labbra per non mostrare che già si stava sciogliendo per l’eccitazione. Francesco si rialzò per sbottonarle la gonna e sfilarla da sotto con la sua collaborazione, poi fu la volta delle mutandine, che lasciarono scoperto il triangolo serico di lei che celava la fessura già umida della sua micia, che lui presto si abbassò per leccare. Mar, per fargli capire quanto desiderasse quel suo tocco, gli appoggiò le gambe sulle spalle mentre lui automaticamente la leccava più in profondità, lambendole con delicatezza il bocciolo già duro del clitoride e assaporandone i succhi che iniziavano a colare abbondanti. Stavolta non riuscì a impedire che qualche mugolio le sfuggisse e nemmeno voleva nascondersi: ormai il suo unico desiderio era di darsi completamente a lui, così attento e felice di farla godere. Lei iniziò anche a muovere il bacino, assecondando le sue lunghe leccate, mentre le mani di luterano andate ad appoggiarsi sui fianchi della ragazza. Dopo un po’ Francesco ritrasse la lingua dalla sua vagina e prese a leccarle le labbra insinuandosi appena fra di esse per arrivare a lambire appena il clitoride, e continuò così per un po’. Mara sentiva già l’orgasmo avvicinarsi e decise di abbandonarsi al piacere quando lui allungò il raggio d’azione della lingua arrivando fino all’ano, senza trascurare di leccarlo per bene e infilarvi la punta. In quel momento lei venne e gli spasmi durarono qualche secondo mentre lui continuava a lambirle alternativamente vagina e ano. Si accorse subito del mutamente in lei, a dire la verità anche grazie a qualche gemito più deciso: aveva imparato da tempo a capire quando arrivava al culmine del piacere. Tuttavia continuò a leccarla per un po’, lasciò che fosse lei a fermarlo, decisa a spogliarlo completamente e toccarlo là. Si rialzarono e stavolta fu lui a distendersi sulla schiena e lasciarsi spogliare, pur molto lentamente. Lei stuzzicò a lungo, prima attraverso i pantaloni, quindi, sfilatiglieli, attraverso le mutande, la sua ferrea erezione. Una volta che fu nudo afferrò il pene racchiudendolo nel palmo in modo che il glande spuntasse: dopo qualche carezza provocatoria se lo passò fra i seni, mimando quasi una spagnola, facendolo sussultare, quindi gli fece sfiorare entrambi i capezzoli, ancora eretti e via via tutto il seno per risalire sul collo, la linea dolce della mandibola, le guance, il mento. Solo alla fine gli concesse le sue labbra per un bacio, facendo sì che si chiedesse a lungo se anche quella notte, o meglio mattina, lei gli avrebbe concesso la sua bocca. Proprio quando era al colmo dei suoi dubbi sentì e vide le labbra della ragazza accoglierlo, già un secondo dopo sentiva la lingua leccarlo fra i suoi sospiri di piacere. Si godette ogni singolo tocco della sua bocca, intrecciando le mani sulla sua nuca e carezzandola dolcemente quasi a voler incoraggiarla a continuare. Ovvio dire che fu deluso quando la sentì abbandonarlo e rialzarsi, mai avrebbe immaginato che stesse per distendersi su di lui riprendendolo subito in bocca e offrendogli nuovamente la fighetta per il loro primo sessantanove. La novità li tenne impegnati per qualche minuto: fu ancora lei ad alzarsi e ad andare a distendersi su di lui, stavolta faccia a faccia, per sussurrargli con voce resa roca dal desiderio: «Mettimelo dentro». Si affrettò a infilargli un preservativo che quel giorno si erano procurati per tornare immediatamente sopra di lui. Francesco non ebbe molte difficoltà a penetrarla, era molto lubrificata dai suoi succhi: le mani corsero al suo culo perfetto per stringerlo e dare il ritmo che preferiva. Nonostante la posizione era infatti lui a dettare i tempi con colpi del bacino, presto però si girarono su un fianco, lui le passò una gamba sopra la coscia trovando così una posizione più comoda. Fare l’amore così, distesi di fianco, non era mai rientrato nei loro sogni erotici, però entrambi trovarono la posizione comoda e stimolante. Riuscivano infatti anche a toccarsi facilmente: mentre i loro fianchi si muovevano quasi all’unisono le loro mani erano tornate ad esplorare il resto del corpo. In particolare Francesco sembrava non riuscire a saziarsi mai delle rotondità del suo seno, che racchiudeva nelle palme con libidine, assaporandone consistenza e morbidezza. Si baciarono ancora senza che nessuno dei due smettesse di muovere i fianchi e di esplorarsi i corpi a vicenda: se lui si dedicava assiduamente ai bei seni di lei, Mara si godeva il contatto delle sue mani con la schiena e giù fino al sedere di lui, che stringeva delicatamente. Sapeva che, a causa dell’eccitazione accumulata tutta durante la notte, il suo cazzo non avrebbe retto a lungo alle dolci penetrazioni che scatenavano il piacere in lei: non le restava che farlo godere più che poteva per poi godersi insieme la seconda volta che, per esperienza, sapeva essere più duratura. Decise di provocarlo proprio come aveva fatto lui: una mano si intrufolò fra le loro cosce cercando i suoi testicoli oscillanti che raccolse nel palmo, giocherellandoci deliziosamente per un po’, quindi l’indice corse lungo il membro che entrava e usciva dalla sua vagina. Quella carezza piacque ad entrambi: smisero di baciarsi per un breve gemito e un sorriso mentre si guardavano negli occhi a vicenda. Mara lo sorprese ulteriormente poiché il dito si appoggiò alle labbra del sesso unendosi poi la pene fra queste: Francesco non riusciva a credere che lei si infilasse dentro un dito mentre facevano l’amore! Poca fu invece la sorpresa quando si rese conto che lei si stava sditalinando il clitoride, stuzzicandolo col dito. Non riuscì a dire niente, ma solo a rimanere a bocca aperta, che lei si affrettò a baciare mentre sfilava il dito, ripassava sui testicoli sobbalzanti per il movimento incessante dei loro fianchi e arrivava poi dietro questi. Scorse lentamente sul perineo per arrivare al suo ano: l’indice lo stuzzicò leggermente per penetrare poi appena con sua immensa sorpresa. Si chiese a che fosse dovuta tanta audacia, ma non riuscì a capirlo pur formulando diverse ipotesi: la lunga attesa di ventiquattro ore per tornare a fare l’amore, la visione dell’orgia a casa di Claudio, l’atmosfera stimolante di un’alba al mare, sotto la tenda col suo ragazzo, il desiderio di ricambiare le sue carezze piccanti… Nonostante ciò doveva ammettere che quelle carezze insolite, il cui pensiero nella vita di tutti i giorni non lo avrebbe certo stuzzicato, gli fecero molto piacere. «Piace anche a te?» gli chiese Mara con un sorriso provocante. «Mmm, sì…» ammise lui pur malvolentieri, dovendo svelare una sua debolezza. La ragazza maliziosamente penetrò più a fondo strappandogli un lieve gemito per l’intrusione. «Scusami» disse lei capendo di aver forzato troppo. «No, niente, è che così, senza lubrificazione fa male» rispose lui quasi proponendo un nuovo gioco. Mara sorrise comprendendo cosa volesse dire e allungò il braccio al vicino zaino per prendere della crema idratante, mentre lui la guardava stupito ancora da quella iniziativa. Ne spalmò un’abbondante quantità fra i suoi glutei, mentre il ritmo dell’amplesso era rallentato parecchio. Quando lei ritentò di affondare in lui il suo dito lo fece piuttosto facilmente poiché oltre alla lubrificazione i suoi muscoli si erano rilassati: Francesco emise un lungo sospiro che lei accolse con piacere: «Come va ora?» «Molto meglio… È strano, non fa male» furono le sue parole, dopo le quali la ragazza iniziò a muovere il dito avanti e indietro, cominciando per pochi centimetri, poi per buona parte della sua lunghezza. Lui, eccitato, riprese a scoparla con più decisione, assecondando il ritmo del suo dito, decise poi di cambiare posizione e fece leggermente pressione sul suo fianco sussurrandole: «Fammi stare sopra». Lei si lasciò scorrere fino a trovarsi di schiena con lui sopra, sempre dentro di lei. Con qualche difficoltà riuscì ad alzarsi in ginocchio accompagnando il suo bacino con le mani strette ai suoi glutei e riprendendo così a penetrarla, mentre lei, con le mani ancora impiastricciate di crema, gli carezzava il ventre aiutandolo anche a stare in quella posizione puntellandosi con i piedi al materassino. Mara tuttavia non aveva ancora soddisfatto quella sua piccola perversione “ereditata” proprio da lui e, con voce roca, gli propose: «Fammi giocare ancora col tuo culetto, mi piace tanto…». Nonostante lui gradisse quella posizione che gli dava l’impressione di dominarla e farla sua, accettò volentieri di tornare a farsi toccare così intimamente da lei. La ragazza allargò le gambe il più possibile sul materassino mentre lui si distendeva su lei tornando immediatamente a muoversi. Subito le sue mani corsero al suo culo dopo aver preso ancora un po’ di crema, per penetrargli di nuovo l’ano. Non passò molto che Francesco iniziò ad ansimare parole d’incoraggiamento cercando sla sua bocca per qualche frenetico bacio: lei lo accontentò e riprese a muoversi sotto di lui, accorgendosi che ormai mancava poco perché venisse. Infatti si rialzò sui gomiti, appoggiandoli ai lati del suo meraviglioso corpo mentre le mani tornavano a stringere le sue tette e inarcando la schiena: riuscì così a trovare nuova profondità in lei. Il suo cazzo entrava e usciva da lei con maggiore frequenza, così come faceva lei col dito, seguendo il ritmo che in breve diventò indiavolato. «Vieni, dai, datti tutto a me!» lo incoraggiò Mara ben sapendo quale sarebbe stato l’effetto di quelle parole infilandogli nel frattempo il dito con vigore nel culo. Lui gemette, anche per l’intrusione più profonda in lui, poi scattò in avanti più volte con i fianchi e riversando man mano il suo sperma nel preservativo, mentre dalle sue labbra usciva un urlo soffocato. Si abbandonò poi sui gomiti per qualche secondo per rifiatare, ansimando rumorosamente per cavalcata appena conclusasi, mentre lei teneva il dito ancora all’interno del suo ano. I due fidanzati si guardarono e sorrisero soddisfatti, Mara attese ancora qualche secondo, poi le sue mani con un velo di crema andarono a prendere il suo membro sfilandoselo da lei per toglierli il preservativo e metterlo da parte. «Piaciuto?» s’informò il ragazzo. «Sì, e a te?» chiese maliziosa: si era infatti resa conto quanto avesse apprezzato quell’amplesso. «Alla follia. So che non è normale…» aggiunge con tono di scusa. «No, è assolutamente normale, e non vuol certo dire che sei frocio perché piace farti toccare là dalla tua ragazza, soprattutto facendo l’amore». Si baciarono contenti mentre lui le scivolava di nuovo al suo fianco, in una posizione molto più comoda per entrambi. Dopo qualche minuto che pomiciavano, con una leccatina all’orecchio, lui le mormorò senza nascondere un pizzico di rammarico: «Avrei voluto che anche tu provasse il mio stesso piacere. Non puoi sapere quanto mi dispiace di non riuscire a farti venire scopandoti». «Non ti preoccupare» lo rassicurò lei cingendolo con le braccia. «È normale non trovare una perfetta sincronia le prime volte. Vedrai che impareremo a conoscerci e allora sarà fantastico, più di ora…». Lo baciò sulle labbra e tornarono a coccolarsi. Il sonno li sorprese mentre stavano tranquillamente abbracciati, entrambi avevano intenzione di prolungare i loro giochi ma la stanchezza accumulata ebbe la meglio. Passarono un paio d’ore in cui dormirono profondamente, poi fu lui a svegliarsi e, divincolandosi lentamente per non risvegliare anche lei, cercò l’orologio: era ancora prestissimo, fissò l’allarme alle tre del pomeriggio e fece per tornare a dormire, girandosi verso di lei, nel frattempo messasi di schiena. I suoi begli occhi marroni si spalancarono all’improvviso e fissarono il telo della canadese, poi girò la testa verso di lui: «Buongiorno» disse in un sorriso che rivelava che era ancora molto assonnata. «È già ora di alzarsi?». «No, no, dormi cara» rispose accoccolandosi a lei. «A dire la verità ho ancora una certa voglia…» buttò lì. Francesco rialzò la testa come a mettersi in ascolto e la guardò allettato, mentre nuda si stiracchiava come una gatta, sbirciandolo fra le gambe, al di sotto del suo inguine coperto da un folto pelo. «Ma come, non ti eccito più?» chiese con un’ironica espressione di sorpresa, alzandosi a sedere e prendendogli il pene ancora flaccido fra le dita. «È ancora molle e senza vita. Sai che a me piace quand’è lungo e pulsante». Lui la lasciò fare, sicuro che in breve l’avrebbe portato a quell’erezione che ancora non aveva, pur apprezzando il suo bel corpo nudo. Mara fece scorrere sul membro il palmo, più volte, ma non ottenne altro che un lieve accenno di erezione: a quel punto decise di alzarsi e sistemarsi fra le gambe di lui, abbassandosi sul suo membro e appoggiandoselo alla sua gola. Lentamente lo fece scivolare verso il basso, fra i suoi seni, strofinandolo con delicatezza mentre lui aveva finalmente una prepotente erezione: «Ah, birichino, volevi ti facessi qualcosa di nuovo per diventare come piace a me!». Francesco, con un’espressione estatica, le appoggiò le mani sulle spalle, quasi volendo guidarla in quel movimento irresistibile. «Ti piacerebbe spruzzarmi lì i tuoi succhi, innaffiarmi i seni e la gola col tuo seme e poi spalmarmelo con le mani fino a farmelo assaggiare?». «Sì, continua così che sei fantastica!» commentò lui fuori di sé per la gioia. Mara, contenta che lui apprezzasse tanto quella carezza erotica, anche se provò una punta di delusione quando lui la fermò esclamando: «Aspetta!». Francesco si alzò e, desideroso di ricambiare tutto il piacere che lei gli aveva donato, la fece distendere sulla schiena attaccandosi ai suoi bei seni leccandoli con foga. Poco dopo carezzandola ovunque con la lingua, arrivò al suo cespuglietto e alla fessura umida alla quale si dedicò con cura finché lei prese a mugolare. A quel punto sostituì alla lingua un dito, entrando in profondità senza alcuna difficoltà tanto era eccitata. Francesco si leccò avidamente il dito sotto il suo sguardo, poi frugò un po’ nel beauty di lei trovando un tubetto di qualche centimetro di diametro. Mara capì al volo la sua intenzione e allargò le gambe passandogli anche un preservativo dalla confezione: «È meglio che lo infili, non si sa mai…». Lui rimase leggermente sorpreso da quella precauzione, rendendosi peraltro conto che era legittima. Andò perciò ad appoggiare alle labbra del sesso il tubetto ricoperto dalla guaina di lattice e glielo infilò lentamente. Fu stupito dalla facilità con cui scorreva in lei, mentre la vulva si dilatava gradualmente. Francesco lo fece scorrere a lungo mentre la ragazza godeva e gemeva sotto di lui, che andò a unire anche due sue dita al tubetto, arrivando a titillare il clitoride. Lei venne immediatamente, in un intenso orgasmo che la sconvolse per alcuni secondi e la fece gemere rocamente a bocca aperta. Il fidanzato non le lasciò tregua nemmeno un istante ma seguitò a penetrarla e stuzzicarla senza posa: non tardò molto ad arrivare un’altra volta al culmine del piacere, ancora accompagnato dai suoi numerosi sospire. «Basta, ti prego, fammi riposare un attimo, sto godendo troppo» lo supplicò. Lui le tolse il tubetto, ma solo per cercare qualcosa di maggior diametro: trovata una bottiglietta di deodorante che era poco più grande del suo cazzo in erezione, vi infilò a fatica lo stesso profilattico e riprese a penetrarla. Mara si divincolava per il piacere intenso, cercando di aprirsi il più possibile, venendo ancora dopo qualche minuto di intense penetrazioni. «Ora basta, ti prego, sta iniziando a farmi male» gli disse con più decisione con voce rotta dal piacere. Francesco ubbidì, prese un altro preservativo, se lo infilò sul pene in erezione sotto lo sguardo attento di lei che pur ancora anelava di farsi scopare. Il ragazzo tuttavia temporeggiò ancora qualche minuto, baciandola sulla bocca, nell’incavo del petto, sulla gola, sulle ascelle depilate e bagnate da un velo sottile di sudore, sul ventre piatto dai muscoli contratti, sulle punte dure dei piccoli capezzoli scuri ed eretti per tutta quella eccitazione. Quando penetrò velocemente in lei fu una liberazione: scoparono con furia, lui affondava con lunghe stoccate, lei muoveva quasi convulsamente il bacino. Non riusciva a credere di poter avere un quarto orgasmo a così breve distanza; neppure quando venne stringendolo a sé con le gambe con cui gli aveva circondato la schiena. Non ci vollero che pochi altri affondi per far venire anche lui: riversò ancora varie volte lo sperma nel serbatoio del preservativo, poi si ritrasse da lei mettendosi al suo fianco. Rifiatò appena, poi le sue mani tornarono a carezzarla con dolcezza: l’una sul ventre, l’altra fra le pieghe della vagina. «Sai qual è la migliore crema di bellezza per la pelle?» chiese Mara dopo un po’, senza che lui cogliesse il senso della domanda. «No, no di certo» rispose titubante senza capire. «Questa» fu la sola sua risposta togliendogli il profilattico e mettendoglielo in mano. «Cosa vuoi che faccia?» le chiese ormai vaccinato alle sue perversioni di quelle ore. «Spalmamela con cura sul viso» rispose maliziosamente: senza esitazione alcuna lui le versava il contenuto della guaina di lattice sulle guance, passandogliela con le dita per tutto il viso, facendo colare un paio di gocce lungo la gola: le andò a spargere per ultime sulla parte superiore del suo seno. Alle narici di lei saliva il sapore acre dello sperma che la stuzzicò al punto di leccarsi le labbra sperando di raccogliere un po’ di quel sapore salato. Notandolo, Francesco le porse il preservativo capovolto che lei leccò avidamente finchè fu sporco solo della sua saliva. «Ne vuoi dell’altro, per il resto del corpo?» chiese lui con fare premuroso. «Davvero non sei ancora stanco?» chiese stupendosi della sua virilità, cosa che gli fece molto piacere. «Sì, basta solo che ti dia da fare in qualche modo per averlo!» assicurò lui speranzoso di qualche gioco interessante. La sua fantasia finì ancora una volta per incuriosirlo e provocarlo: «Mettiti a carponi, mi è venuta un’idea» disse rialzandosi con entusiasmo mentre si apprestava ad ubbidire. Quando fu in quella posizione lei si distese sopra, sulla sua schiena, appoggiando l’inguine al suo sedere. «Bene schiavo, ora sarò io a dominarti e a scoparti, tu dovrai sottostare in tutto e per tutto alla tua padrona» introdusse quel gioco, evidentemente una recita, con voce autoritaria. «Sì, signora» rispose lui stando al gioco mentre cominciava ad avere un’erezione per il continuo strofinio del pube di lei sul proprio sedere e anche per quelle parole. «Vediamo, barbaro, se le ragazze delle tue terre ti hanno insegnato a usare il randello che hai fra le gambe» disse impugnandolo con la sinistra mentre la destra raccoglieva i suoi coglioni, stringendoli e giocherellandoci: l’altra mano intanto iniziava a masturbarlo piano. «Ti hanno mai toccato così?». «Sì, ma senza cavalcarmi come fate voi». «E chi è che lo fa?». «Le mie sorelle e le mie cugine». «Siete proprio dei rozzi e incivili, per abbandonarsi all’incesto!». «Ma giochiamo solamente: il loro fiore viene conservato per la prima notte di nozze». Ormai con la sua vagina gli aveva imperlato con un velo sottile di umidità la zona del culo dov’era passata. «Bene, ora siediti e appoggiati sulle braccia. Indietro con la schiena!» ordinò superba ammirando il cazzo duro che puntava in alto. Prese un altro profilattico e lo calò lentamente sull’asta. «Cos’è?» chiese per metterla in crisi. «Budella di bue. Serve a non farmi restare incinta da uno schifoso schiavo teutonico». Con abilità si sedette su di lui, appoggiandosi anche lei indietro con le braccia e cominciando a muoversi su di lui, che rispondeva con prontezza. Mara mostrò tutta l’esperienza che aveva accumulato con i precedenti ragazzi, stringendolo con i suoi muscoli interni fino a farlo gemere a quella dolce tortura. «Hai visto di cosa sono capace?» chiese superba. Lui si piegò in avanti, ghermendole i seni e cercando la bocca che lei ritraeva: «Sì padrona, siete una maestra dell’arte dell’amore. Vi prego, fatemi venire!». «No, non così, la mia figa non può essere concessa al seme di un barbaro, nemmeno con il condor!» disse togliendosi da lui e mettendogli a nudo pure il cazzo sfilandogli il preservativo. Si distese sul ragazzo a baciargli i capezzoli strofinandosi sapientemente il membro sul ventre, ma era ancora troppo presto perché venisse, nonostante l’eccitazione. Mara si distese perciò supina e gli ordinò: «Strusciati sulla mia schiena!». Un attimo dopo Francesco le era a cavalcioni, le mani sulle spalle, a muovere il bacino sulla sua schiena. Quando lei gli disse: «Ora sul culo, ma senza entrare!» gli venne un brivido, ma ubbidì ancora. Com’era eccitante strofinarlo fra i glutei, sfiorando l’ano! Spera di venirle proprio lì e poi massaggiarla mentre rimaneva distesa di pancia. Mara invece lo fece rialzare e distendere di schiena per tornare a stuzzicarlo, ormai prossimo all’orgasmo, con il suo ventre. «Eccomi, sto per innaffiarti!» urlò quasi. «Bagnami tutta coi tuoi succhi, fammi una doccia!» lo incoraggiò mentre lo sperma iniziava a flottarle sulla pancia. L’orgasmo fu intenso pur non farlo urlare come i precedenti, si rialzò subito per spalmarle, come promesso, l’abbondante chiazza di sperma sulla pancia e sui seni. La ragazza lo baciò sulle labbra una, due, tre vole, senza posa, ringraziandolo per aver realizzato quel suo desiderio. Erano nuovamente distesi fianco a fianco, abbracciati mentre le loro gambe si intrecciavano pur senza che lui la penetrasse. Non ci volle molto perché il sonno cadesse su di loro, uno dopo l’altro, senza che aprissero gli occhi fino al squillo dell’allarme dell’orologio. Entrambi si guardarono con un ampio sorriso: «Buongiorno» fece lui. «Buongiorno caro» lo salutò lei a sua volta. Francesco le avrebbe proposto volentieri la scopatina del risveglio, ma si sentiva il pene leggermente indolenzito dall’attività di quella notte. Si accontentò di toccarla un po’ ovunque, facendole scivolare anche una mano fra le gambe. Non furono che brevi carezze affettuose che presto terminarono: quello era l’ultimo giorno della loro breve vacanza, anzi, le ultime ore che intendevano occupare andando in spiaggia, poiché alle sette il treno ripartiva per riportarli a casa a sera inoltrata. «Ho bisogno di una doccia, l’ultima me l’hai fatta tu con lo sperma» disse Mara di buon umore. «Anch’io» ammise lui dopo una risata. Ancora l’idea di una scopata in doccia lo stuzzicò, però non era il caso. Lei si alzò cercando l’accappatoio che si infilò sul corpo nudo, prese con sé il costume e il beauty: uscendo dalla tenda lo invitò ad affrettarsi. Com’era prevedibile le docce erano deserte come tutto il resto del campeggio: in un attimo furono pronti anche perché stavolta usarono ognuno un bagno differente. Subito dopo si affrettarono anche a smontare la piccola tenda e a preparare gli zaini, portandoseli poi con loro in spiaggia. Si misero a prendere il sole per l’ultima volta, ma non passò molto che decisero di andare a salutare gli amici conosciuti in quei giorni. Si avviarono prima dalla compagnia conosciuta il pomeriggio precedente che alloggiava nel loro stesso campeggio. Camminando fra la gente scorsero Giulia e Marco distesi al sole a pochi metri da loro, si guardarono e dissero: «Andiamo». «Ciao Giulia, ciao Marco». «Ciao ragazzi, come va?» «Passavamo di qua e abbiamo pensato di venire a salutarvi, partiamo prima di cena». «Di già? Oh, è vero, mi dispiace. Ci sentiamo allora?» chiese Giulia alzandosi e facendo sobbalzare i suoi abbondanti seni sempre scoperti. «Certamente, vi lascio anche il mio numero» disse Mara dettando il telefono di casa. «Fate buone scopate stanotte?» chiese Giulia ammiccando maliziosamente. «Sì, fantastico» risposero praticamente in coro. «E voi?» incalzò Mara. «Non abbiamo praticamente mai smesso!» esclamò felice. «La cabina è stata un’idea grandiosa: abbiamo fatto un salto anche prima. Purtroppo ci si deve rassegnare a farlo in piedi o al più seduti» ammise Giulia. «Non è che la canadese si tanto più confortevole» fece notare Francesco. «Ma non via andrebbe di provare? Da soli, s’intende?» propose loro Marco. «Ma sì, una scopatine in questa spiaggia affollata dovete sperimentarla! Ecco le chiavi!» fece Giulia porgendole. «Ma no, grazie mille comunque Giulia…» rispose leggermente imbarazzata lei mentre il fidanzato cercava di rifiutare ugualmente senza offenderli. «Dai, non fate complimenti» insisterono prima Marco e poi lei, al punto che gli altri due ragazzi si videro costretti ad accettare la loro gentile offerta. Ancora leggermente imbarazzati e a disagio si avviarono verso la cabina in questione, aprirono e poi si chiusero dentro. In intimità, molto più a loro agio, si lasciarono andare all’ardore della passione divorandosi vicendevolmente di baci infuocati. Erano le quattro e mezza, lui ormai era pronto a una nuova cavalcata anche grazie alla situazione particolare che lo aveva eccitato. Mentre lui si inginocchiava ai suoi piedi scostandole un po’ il costume per mettere il mostra il sesso di lei, Mara si ricordò di una cosa. «I preservativi!» esclamò. “Oh, no!» pensò lui, “proprio adesso”. Gli occhi di lei caddero però su una mensola, che insieme ad una panchetta di legno era l’unico elemento d’arredo della cabina: c’era una scatola aperta, qualche confezione chiusa sparsa fra le altre cose sulla mensola. Certamente Giulia e Marco non si sarebbe offesi se avessero fatto ricorso alla loro abbondante scorta di profilattici. Tranquillizzato da quella scoperta, Francesco andò a avanti, carezzandole il triangolo segoso e infilando un dito fra le labbra del sesso. Lo stuzzicò sapientemente e presto aggiunse anche la bocca per essere sicuro che si eccitasse. Non occorrevano tuttavia molte attenzioni in quei giorni perché si lubrificasse e i succhi prendessero a scorrere fino alle sue cosce. Desideroso di qualcosa di più ed eccitato si rialzò, infilandole le mani sotto le coppe del reggiseno scoprendole i seni con le mani e palpandoli con ardore. Quando smise glieli scoprì e la strinse a sé, premendole l’erezione stretta nel costume contro il suo monte di Venere. Si baciarono ancora stringendosi mentre lui le slacciava il reggiseno che lei fece cadere a terra con un rapido movimento. Mara corse con le mani al suo membro facendolo uscire da uno dei buchi per le gambe del suo slip e masturbandolo lentamente mentre veniva sditalinata con più decisione dalla sinistra di lui arrivata sotto il suo costume. Ormai erano entrambi pronti a fare di nuovo l’amore e stavolta fu lui ad avere la lucidità di sottrarsi per un attimo alle carezze di lei e infilarsi un preservativo senza curarsi tanto di indossare ancora il costume. Lo stesso fece lei, di proposito, per farlo in modo inusuale, ma scostò appena il bordo delle mutandine esattamente come lui. Francesco la inchiodò alla parete di legno con ardore, lei lo assecondò felice cingendogli le natiche, spingendolo maggiormente a sé. Per un attimo temette che intendesse penetrargli l’ano come quella notte e che per questo ancora gli bruciava. Aveva alzato le braccia sopra la testa, appoggiando le mani a palmi aperti sulla parete di legno e scopandola più lentamente. Dopo un po’, fra un bacio e l’altro, cambiarono posizione: lei si girò, offrendogli lo spettacolo della sua schiena nuda e delle natiche ancora fasciate dallo slipino. Francesco scostò appena il necessario l’indumento e tornò a penetrare la sua fighetta fradicia con suo sommo piacere, mal celato da mugoli e gemiti sommessi per non farsi scoprire dagli altri bagnanti. In quella posizione lei godeva più intensamente, anche grazie alle attenzioni che lui stava rivolgendo ai suoi seni. Muoveva i fianchi all’irresistibile ritmo che lui imponeva fino a sciogliersi quasi all’improvviso, rilassando i muscoli pur senza urletti o mugolii. «Sono venuta, è stato bellissimo, grazie!» annunciò felice. «Ora tocca a te, abbandonati, vienimi in figa, aprimi» gli sussurrò piano all’orecchio in modo che solo lui potesse sentire: era la prima volta che lo stuzzicava con quel linguaggio sconcio da battona di basso rango, era ansiosa di sapere come avrebbe reagito. «Sì, dimmi ancora queste paroline, ti accontenterò» rispose lui eccitato, sempre a voce bassissima. «Voglio che mi sfondi, che mi riversi il tuo nettare caldo nel profilattico, poi lo berrò: dicono che sia così nutriente…». «Ma dove hai imparato certe frasi?» chiese lui curioso. «Da un mio ex, gli piaceva che dicessi le parolacce» confessò. «Piace anche a me» ammise senza gelosia. «Allora monta sempre di più la tua cavalla, bello stallone, sfondami col tuo arnese gigantesco. Lasciati andare al piacere…». Cominciò a venire proprio in quell’istante, con un primo fiotto di seme mentre la sentiva contrarsi a sua volta in preda al proprio orgasmo. Solo quando si calmò un attimo poté essere contento di quell’orgasmo pressoché simultaneo mentre lei teneva fede alle parole dette poco prima e andava a cercare il preservativo gonfio di liquido. La sua lingua guizzò avida raccogliendolo mentre lui assisteva incredulo a occhi spalancati la scena. Sorridendo e leccando pulì il preservativo, inghiottendo vistosamente. Gli rimise a posto il pene, tornato a dimensioni normali e si riallacciò il reggiseno. Non passarono che pochi secondi ed erano di nuovo sotto il sole battente, che colpì i loro occhi abituatisi alla penombra della cabina. Riconsegnarono le chiavi alla coppia di amici che li accolsero sorridenti, scambiando ancora qualche battuta. «Mara, ma toglimi una curiosità: hai mai provato il topless?» le chiese la solita Giulia. «No, a dire la verità no» ammise candidamente la ragazza. «Che ne diresti di provare? Ti dà un senso di libertà, poi è divertente vedere quanti uomini ti fissano là sulle tette» la incoraggiò spingendo avanti il suo giunonico seno dai capezzoli chiari su cui spesso si erano appoggiati anche gli sguardi di Francesco. «In più staresti bene, hai davvero un bel seno». «Perché no?» chiese a voce alta Mara, le cui inibizioni erano via via cadute in quei giorni. «Che ne dici?» fece rivolta al suo lui, cercandone l’approvazione. «Se lo desideri si potrebbe fare…» disse dando il via libera, curioso di vederla a seno scoperto in una spiaggia affollata. Mara portò allora le mani dietro la schiena e un attimo dopo i suoi seni erano nudi, esposti al sole e a mille sguardi. «Però, niente male. Stanno su che è un piacere, poi ha dei capezzoli molto sexy» si complimentò per primo Marco. «Grazie!» rispose lei semplicemente mentre anche Giulia e Francesco le facevano dei complimenti. Verso le seri salutarono con baci e abbracci la coppia di amici: l’abbraccio di Giulia a Francesco fu particolarmente caloroso e lui si godette lo splendido contatto del suo torace con i bei seni di lei, avvertendone i capezzoli appoggiati contro di lui. Arrivarono finalmente a salutare gli altri ragazzi: quanti nel frattempo si erano voltati lungo il cammino a fissare le tette al vento di Mara! Nessuno di loro si scandalizzò a vedere la ragazza in topless, pur stupendosi di ciò. Anche Martina faceva bella mostra delle sue tette e, al momento dei saluti, si scusò dell’inconveniente della mattina. Fra baci e abbracci, i ragazzi fecero praticamente a gara per strusciarsi addosso un attimo di più le belle tette di Mara. La coppia passò infine per un rapido saluto dalla compagnia di Claudio, ringraziandolo per la festa e alle seri e mezza si rivestirono (a malincuore di Francesco che volentieri l’avrebbe ammirata in topless fino a casa). Lui indossò un completino corto, lei reggiseno nero, canottierina e shorts. Raccolsero in fretta i bagagli e arrivarono alla stazione addirittura in anticipo di dieci minuti buoni, mentre il treno, immancabilmente, giunse un po’ in ritardo. Fu un viaggio tranquillo: qualche bacio, molti progetti. Ormai non potevano più rinchiudersi in quella stazione, avrebbero preso il treno per vedersi tranquillamente nei paesi più o meno vicini o in città. Qualche volta lui avrebbe potuto ottenere la macchina dai suoi, lo stesso lei. Per scopare la cosa era più complicata: oltre a qualche avventura in macchina decisero che avrebbe sperimentato l’ebbrezza dell’aria aperta come la loro prima volta e dei molti campi di grano della campagna dalle loro parti. Scesero al loro paese, i soli del loro treno, che ormai il sole era già tramontato. Guardarono la sala d’aspetto, poi si fissarono: erano alla fine della loro prima vacanza, una vacanza tutto divertimento e soprattutto sesso. «Diamo l’addio in grande stile a questo posto?» propose lui. «Andiamo, ti farò vedere le stelle!» rispose lei decisa, mentre infilavano con i loro zaini la porta del piccolo bagno per l’ultima volta.
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Scritto da Mara Mora
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Sabato 23 Gennaio 2010 00:36 |
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Mi chiamo Ambrogio, e faccio l'autista per le famiglie ricche da ben otto anni, il mio l'ultimo incarico era ed è tutto ora per il sig. Johns e la sua signora; il sig. Johns ha cinquant'anni superati e ha un impero vastissimo di attività, e quindi è sempre in giro per gli affare, e spesso lascia un po' troppo spesso in solitudine la giovane moglietina di ventiseienne, che oltre è nel fior di età, ha accumulato con questi solitudini un forte senso di desiderio e calore. E dunque perché mi hanno assunto, I due autisti prima di me che lavoravano per portare Jeina (nome della signora) a spasso per shopping e altre attività che appartengono solo ai ricchi, sono morti d'infarto, tutte due, la causa è tuttora sconosciuta. Ed io mi presentai alla castello del sig. Johns, quella mattina, la porta è stata aperta da una serva giovane e mi indicò la strada per lo studio, entrai nello studio, e vide dietro la scrivania una giovane, bellissima donna, leggermente scollata, e con un trucco perfettamente adatto al visino angionesco che mi sorride, e mi disse di accomodarmi. Dai pochi minuti di conversazione più o meni importante, notai che I suoi occhi a color verde non aveva smesso di guardarmi dal cima dei cappelli al punta dei piedi, e si vide chiaramente che dentro quei occhi bruciava il desiderio di possesso, e quindi immaginate facilmente che sono stato assunto senza ulteriore complicazione. La vita di Jeina, cosi voleva che si facesse chiamare, era talmente monotona che anche una signora di età avanzata impazzirebbe, per non dire che ne ha soltanto ventisei. Allora le suggerii un paio di posti che mi facevano portare I miei ex datore di lavoro, che oltre erano molto divertente, erano fatto apposto per le gente ricchi e giovani, e Jeina, per riconoscersi le sue gratitudine, spesso mi chiede di accompagnarla, e questo mi rende molto orgoglioso, perché accompagnare una donna di tale bellezza in club privati di quei generi, e la massima soddisfazione per un uomo. Ma la situazione precipita un giorno, meno che mi aspettavo. Pioveva quel giorno di primavera, e stavamo tornando a casa con la dorata Rolls, era da quasi un mese che sig. Johns non ritornava, e con lo specchietto retrovisore, vide che Jeina guardava fuori dal finestrino, un po' perso nel pensiero, e poi, due lacrime come due perle che le scivolava giù sulla vellutata pelle del viso. Allora mi fermai, e le chiese se c'è qualcosa che mi va, lei accorse del proprio pianto, un po' imbarazzato, mi chiese di venir dietro per consolarla, obbiedi, e entrai, e sedai nel sedile posteriore della macchina accanto a lei, e lei improvvisamente, si buttò nel mio abbraccio, accostando la faccia sul mio petto e cominciò un fortissimo e tristissimo pianto. Senza una parola, restai in silenzio, e solo con una mano le carezzai delicatamente I cappelli dorati, e lunghissimi. Dopo circa cinque minuti di sfogo totale, si smette di piangere, e alzandosi la testa, sorridi un po' imbarazzata, e poi, ringraziandomi porgendo le labbra sul mio viso per un bacio. !
E li, che è successo quello che non mi aspettavo, forse le sue labbra erano talmente invitante che senza accorgermi, avevo posato le mie labbra sulle sue, sentendo un fremito nel corpo, e un calore ardente sulle sue labbra. Solo per un tempo brevissimo, le nostre labbra erano in contato, ma poi mi sono subito accorto del mio eccesso consolazione, arrosandomi, le chiesa affrettatamente le scuse. Ma lei, che da un po' che era desideroso di sentire qualche affetto, non mi molla l'impresa, e mi si salta letteralmente di dosso, e cominciò un lungo e appassionatissimo bacio, quello con la lingua che si scivola da per tutto. E da allora che non ho più scelta, e francamente dicendo, non mi volevo neanche perdere quell'occasione. Ci baciamo per un tempo lunghissimo, e nello stesso tempo affrettammo di toglierci entrami di dosso I vestiti più in fretta che si può, fin che ci rimanemmo quasi senza niente addosso. E li che Jeina, con una voce ormai eccitatissima, dolcemente mi disse come erano morti le sue due autisti. Un corpo di cuore mentre stavano godendo un favoloso pompino da Jeina, una ninfomane assettato di sesso e di desiderio, che con un lungo e goloso pompino, e alla fine un stratosferico ingoio, manda al creatore con un sorriso soddisfatto ancora presente sulla faccia. Mi disse che era preoccupato se anch'io potesse subire la stessa fine, e quindi non ero obbligato a continuare. Ma come si fa in quel momento a fermarsi, davanti a una donna bellissima, tutta nuda, e pieno di desiderio, nessun uomo ci riuscirebbe, e neanch'io. Quindi, senza dire niente, le sorrise, e la abbraccio per dirle che correrò questo rischio. Lei, naturalmente, era felicissimo che io continuasse la danza, ormai affamatissima, mi spinse con la forza le spalle verso i sedile, facendomi poggiare comodamente, e poi, si scivolò giù tra le mie gambe, e alzando gli occhi, mi sorride, e mi disse di guardarla mentre comincia a esibire un show da far risvegliare anche I morti. Avevo ancora addosso il box, ma aveva una forma che somigliasse a una tenda con mezzo un palo drittissimo, ero eccito da sentirsi il morbido corpo di Jeina che mi strofinava a dosso mentre baciavamo. Lei, non affrettando di togliermelo, si carezza con la faccia la punta del palo, e nello stesso tempo inumidirlo con la lingua, poi, si sale, e la lingua mi si scivola sulla pancia e sull'umbilico, lasciando una scia luminosa di saliva che splende. E io intanto godendo questa panorama erotica, non smetto con le mani di carezzarla da per tutto, specialmente sui seni, che erano di tale morbidezza che sembra impastare. E con un corpo secco, mi tolse le mutande, lasciando solo e soletta sul palo che sventola davanti a suo naso che stava aspirando affannosamente. E qui che comincia la vera opera d'arte della sua bravura, e dedicazione al raffinare ogni singolo tocco, e senza movimenti bruschi, concatenando vari movimenti della bocca e della lingua in un unico flusso di gesti altamente erotici e goduttissimi, come un artista che si cerca di migliorare sempre il proprio arte, lei si era talmente concentrato a lavorare con la lingua, le labbra e la bocca che non si accorse che era arrivano al orgasmo, e per ben due volte di seguito. A parte le favolosissime sensazione che mi arrivano dal organo per ogni contato con la sua ormai umidissima bocca, rimanevo stupito da come una donna potesse perfezionare cosi raffinato la propria arte del pompino, che senza altro, questo è il miglior pompino che abbia mai ricevuto in vari occasione della mia vita passata. Mentre immergevo in questa sensazione che mi sta facendo girare perfino la testa, un'altra sensazione ancora più forte mi trasalii di corpo dalla punta del palo. Jeina, l'artista del sesso, mi sta introducendo intero organo dentro la bocca, arrivando cosi profondo che si sente otturasse la sua gola che un momento fa gemeva ancora di piacere, le sue labbra ormai mi toccano la base dello tronco. Questa è una vera mossa da professionista, non tutte le donne ci riuscirebbe, perché o hanno una bocca troppo piccola, o si sentono la voglia del vomito con un affare cosi grosso piazzato nella gola, ma lei non è ancora contento, prova perfino un immenso aspirazione con la bocca ormai riempita del mio carne, che per un attimo si era quasi soffocata, e poi lentamente lo lascia scivolare fuori fino al solo contato con la punta della lingua, riposando per incirca mezzo secondo, e poi di nuovo, mi ingoia intero palo, se la poteste vedere come si diverte, era paragonabile con una bambina che gioca con un ghiacciolo, senza pudore e timidezza. Il gioco del gole profonde durai circa una centinaia di introduzione, ormai esausta e più assettata che mai, si sente bisogno del appagamento della sua fatica, cosi, accelerando il ritmo del pompaggio, e mi prende perfino le mani e metterli sulla sua testina, e mi indica di aiutarlo con la spinta che fa avvicinare la sua testa ancora più vicino, e con medesimo gesto mi sento anche una vaga soddisfazione di possedere almeno per questo istante, la mia padrona come la mia serva. Ad un tratto, sento un flusso di energia potentissima che mi esplode dentro, e avvisai jeina che sto per esplodere, felicissima di sentire questa notizia, cambio di corpo la tattica. Per qualche ragione oscura, non vuole perdere neanche un goccio del mio orgasmo che spesso alle donne non piacciono neanche sentire con la lingua, lei invece, vuole tenere tutto dentro, cosi, si concentro, e per ennesima volta, mi ingoia tutto lo tronco fino ad arrivare alla sua gola, e quasi instante dopo, I liquidi caldissimi schizzarono sulle pareti della sua gola, e poi scivolo giù direttamente nello suo stomaco, per poter ricevere fino alla ultima goccia, lei si era trattenuto il respiro, e vedendo che la gola continuando il movimento del ingoiare fiotti e fiotti e liquidi, il viso si fiori una rosa di soddisfazione e un malizioso sorriso che ad un tratto mi sento stringere il cuore, e come se mi stesse tirando fuori con quel contatto anche la mia vita. Ma in quel istante, l'avrei dato anche la mia vita senza pensare una seconda volta, e capi la sensazione che provava I due poveri autisti prima di me, poco prima della morte. E finalmente lei si smette di succhiarmi, si trascina su di me, petto a petto, tutte due esausto e soddisfatto. Allora mi sorride, sussurrandomi nelle orecchio che finalmente ha trovato uomo che riesce a contentarla, riempiendola di sperma senza dover fare un giro sul paradiso, e quindi, sono stato assunto a vita, a servirla, che inoltre lei conosce ancora moltissimi posizione che vorrebbe provare con me, e quando il sig. Johns morirà, essendo senza figli, lascerà tutto a lei, e lei, per cambio del mio servizio, si dividerà con me la ricchezza. Ma a me non mi importava un granché di soldi, più che altro per poter stare accanto ad una donna cosi bella e disponibile, nello stesso tempo focosa e nobile, eccitante e ammirevole. Che ogni volta che sento dal sedile posteriore mentre guidavo, una dolce voce che pronuncia: "Ambrogio, ho un certo angolino, non è che avessi niente per stuzzicarmi? " |
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Eterosessuali
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Scritto da Mara Mora
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Sabato 23 Gennaio 2010 00:45 |
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Non chiedevo altro che essere la donna dell'uomo che amo ma a lui non bastava aveva vizi e voglie da soddisfare perversioni che voleva realizzare ed ogni volta al centro dovevo esserci io, per lungo tempo ho resistito a questo assedio 5 anni di Matrimonio in cui i momenti di gioia erano intervallati dalle sue richieste che via via si facevano sempre più pressanti finchè una sera cedetti e per me fu l'inizio di un incubo senza fine. Eravamo andati al Ristorante un bel locale molto alla moda come sempre mi aveva fatta vestire in maniera provocante non sfacciata ma quanto basta per attirare lo sguardo di un uomo, indossavo un vestito lungo con un vistoso spacco laterale e sotto intimo in pizzo con calze e reggicalze che si vedeva sotto lo spacco scarpe con tacchi a spillo e scollatura evidente, diciamo che visto che porto benissimo i miei 31 anni non passavo per nulla inosservata, il cameriere era un bel giovanotto sulla ventina che ogni volta che veniva al nostro tavolo non mi staccava gli occhi di dosso e P. mi aveva detto chiaro e tondo che avrebbe voluto vedermi mentre mi si faceva, tutto come al solito non faceva che chiedermi di scopare con chiunque dovunque andassimo; la cena stava per finire avevo già preso il caffè non potevo più sentirlo
"Vado in bagno" Mi alzo e mi avvio il cameriere mi vede e prende a seguirmi quando sto per entrare mi fermo e mi volto
"Perchè mi sta seguendo cosa vuole? " E lui
"Aspetti il bagno è chiuso a chiave devo aprirlo" Armeggia sulla serratura ed apre la porta entro mi segue in un attimo chiude la porta dietro di se
"Esca subito o mi metto ad urlare" Ho appena il tempo di finire la frase mi tappa la bocca con una mano e mi spinge con forza contro il muro
"è tutta la sera che ri diverti ad attizzare il fuoco non puoi evitare di scottarti adesso" Mugolo faccio resistenza cerco di respingerlo ma lui è forte e non si lascia scoraggiare mi infila una mano sotto il vestito e la sento subito sopra le mie mutandine
"Piantala di fare tutte queste storie sei bagnata fradicia" Era vero ma cercavo lo stesso di ribellarmi lui infila la mano sotto le mutandine si fa largo tra le mie cosce e sento le sue dita dentro la fica
"Stronza sei un lago lì dentro non vedevi l'ora di farti sbattere non è così? Dillo puttana" Mugolo e faccio no con la testa ma lui non si ferma mi spinge ancora quelle dita dentro mugolo con tutte le forze che ho mentre continua a ripetere quel
"Dillo puttana" Ed alla fine la verità non può più essere nascosta e faccio si con la testa, ho ceduto di schianto, toglie la mano dalla bocca e subito mi molla un bacio da togliere il fiato la mia bocca si apre e subito la sua lingua l'invade la sento saettare come un serpente infuocato le mie cosce non offrono più alcuna resistenza e si aprono davanti a lui le sue dita si insinuano in profondità dentro la mia fica ormai immersa in un fiume di piacere con l'altra mano mi tira fuori i seni e comincia succhiare i capezzoli fino a farli sparire nella sua bocca comincio a gemere come una cagna in calore
"Datti da fare anche tu" Tiro fuori il suo cazzo e comincio a menarglielo a tutto spiano mentre le sua mani si insinuano dappertutto mi solleticano il culo un dito si insinua all'interno strappandomi un gemito più forte degli altri, sono vergine lì, mi spinge verso il basso vuole che glielo prenda in bocca mi accuccio ed un attimo dopo il suo cazzo è dentro la mia bocca che lo succhia avidamente me lo spinge dentro con forza ed io sento le palle che sbattono sul mento lecco anche loro lo liscio con la lingua come se fosse il più saporito dei gelati sono infoiata al massimo ed anche lui mi solleva mi sbatte contro il muro afferra una mia coscia e solleva la gamba verso l'alto, vuole scoparmi, sento il suo cazzo che cerca la mia fica stacco leggermente il ventre dal muro per aiutarlo ad impalarmi e subito dopo è dentro di me entra come treno in una galleria lo sento dentro in un attimo trattengo a stento un urlo di godimento ed un orgasmo da paura arriva subito, mi accascio su di lui svuotata di energie
"Sei già finita? Ho appena cominciato con te" Le sue parole mi giungono ovattate non capisco più niente mi ha sbattuta sul pavimento ma non mi è venuto sopra mi ha afferrata per il bacino e mi ha sollevata da terra quasi del tutto sono poggiata in terra solo con le spalle e la testa lui è in ginocchio e mi spinge il suo cazzo dentro che entra di nuovo come un Tir impazzito un morso al labbro mi evita un altro urlo ma stavolta non si ferma un altro colpo ed un altro ed un altro infiniti colpi del suo cazzo dentro la mia fica, la mente ormai sconvolta i sensi in fiamme ed orgasmi a ripetizione incapace di connettere e di fermare la valanga che mi sta travolgendo, mio marito non mi aveva mai scopata così è una cosa sconvolgente fuori dal mondo da impazzire del tutto e non è finita mi ha messa alla pecorina vuole incularmi non provo neppure ad opporre resistenza mi solletica il buco con le dita lo lubrifica con la saliva e con il mio godimento sento il suo cazzo che spinge entra la sua cappella è dentro poi il resto quasi tutto dolore tanto dolore ma non è ancora nulla un colpo violento completa l'inculata, la prima della mia vita, caccio urlo che solo in parte riesco a trattenere
"E ficcati in bocca qualcosa stronza" Non riesco a capire nulla
"Mi fai male non l'avevo mai preso lì" Ride
"Sentirai adesso" Tutto vero comincia ad incularmi sul serio ed il dolore diventa atroce insopportabile ma il piacere diventa anch'esso incredibile non avevo mai provato nulla di simile lui non si ferma è un pistone che entra dentro di me vincendo ogni possibile resistenza ad ogni il colpo il dolore è fortissimo come il piacere che subito lo sostituisce ed il passare lento dei minuti mi rende completamente succube di questo ragazzo che ormai fa di me ciò che vuole, ho perso il conto degli orgasmi da un pezzo adesso ha ripreso a scoparmi sempre tenendomi alla pecorina e qui trova la strada aperta anzi spalancata ed io mi offro a lui senza ritegno ne pudore sta per venire lo sento io sono del tutto sfatta di me resta ben poco mi afferra la testa e me lo sbatte dentro la bocca dove un attimo dopo una serie di fiotti mi tolgono quasi il respiro ingoi tutto a fatica passano un paio di minuti in cui lo tiene tutto dentro la mia bocca mentre il suo piacere mi scende in gola lo sento smosciare ha finito con me ed anch'io sono finita mi lascia la testa e crollo in terra come un sacco vuoto si riveste con calma
"Tirati su che devo riaprire il bagno se viene qualche cliente le verrà un colpo a vederti così" Faccio uno sforzo mi rialzo lo specchio manda un immagine che non riconosco, sono io quella? Ho appena finito di farmi sbattere come un cagna in calore da un cameriere intraprendente solo perchè non ho saputo resistere all'ennesima pressante richiesta di mio marito che mi vuole così l'ho fatto per lui l'ho fatto per amore ma ho anche goduto come una pazza ed il culo mi fa un male pazzesco, anche quello gli ho dato; mi sono data una ripulita lui mi aspetta al parcheggio vicino la macchina sta fumando una sigaretta, mi avvicino
"Allora? " Prendo un lungo respiro
"Sei un cornuto adesso contento? è questo che volevi no? " Sorride butta la sigaretta e mi apre la portiera
"Sali in macchina adesso voglio che mi racconti tutto fin nei minimi particolari" Il viaggio più lungo della mia vita era felicissimo, non ci potevo credere, ha detto che creerà per me altre situazioni e che adesso tutto sarà più facile perchè il ghiaccio è rotto... se lo dice lui, per quanto mi riguarda l'unica cosa rotta è il mio sedere, me l'ha sfondato quel figlio di puttana mi è piaciuto ma ora non sono più io e non sono sicura che questa nuova Cristina mi piacerà più della vecchia... |
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Eterosessuali
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Scritto da Mara Mora
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Giovedì 26 Novembre 2009 14:07 |
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1. Noi due
Il mio nome è Cesare, sono studente, di statura decisamente alta, capelli biondi un po' lunghi, occhi azzurri. Vivo con la mia mamma in una città dell'Italia settentrionale. La mia mammina e i miei nonni provengono dalla Norvegia; il nonno esercita un'attività industriale, la mamma quella di traduttrice ed interprete. La mamma, assai aperta intellettualmente, è molto bella, con i capelli biondi e lunghissimi, gli occhi azzurri, una dolcezza e signorilità di modi che affascina chiunque la conosca. E' sempre elegante, di aspetto molto curato, usa un trucco delicatissimo e pressoché invisibile ed è, naturalmente, molto desiderabile fisicamente; io ne sono molto geloso e mi arrovello quando leggo il desiderio sul volto dei miei amici, che infatti ricevo in casa il meno possibile. Quando era studentessa al liceo conobbe mio padre, che è italiano, e se ne innamorò perdutamente; rimasta incinta, fu offesa ed abbandonata. Da allora ha vissuto soltanto con me e per me. Lasciata la casa dei nonni, da anni abitiamo in una villa circondata da un incantevole e ombroso giardino, ubicata alla periferia della città. Riceviamo pochissime visite; qualche amico di famiglia, norvegese, non più di una volta la settimana, di solito a cena, i nonni una volta al mese, la domenica, e qualche mio compagno di studi. E questo isolamento si rivelò molto utile per celare agli occhi del mondo la situazione che narro in prosieguo. La mia infanzia è stata la materializzazione di una favola; la mamma, sempre disponibile, interrompeva spesso il suo lavoro e si metteva a cavalluccio a giocare un me; rideva, scherzava, mi narrava favole, mi suonava le canzoncine al pianoforte, faceva tutto quello che era umanamente possibile per rendermi felice anche se il papà mancava. E così è stato; la sera mi stringeva a sé, nel letto matrimoniale, mi copriva di baci e io mi addormentavo felice nelle sue braccia che mi avvolgevano e proteggevano il mio riposo e i miei sogni. Quando cominciai a diventare un ragazzo e ad avere le prime erezioni notturne la mamma, con il massimo tatto, mi spiegò le basi dell'educazione sessuale e, ahimé, le ragioni di opportunità a trasferirmi nella mia stanza ed addormentarmi nel mio letto; tuttavia, per i primi tempi, lei si sdraiava accanto a me, fuori dalle coperte, e mi accarezzava la testa allora piena di riccioli biondi e io mi addormentavo felice, anche se conscio che la prima, impagabile stagione della vita si era conclusa per me. Quando diventai adolescente e le polluzioni notturne erano all'ordine del giorno, come avviene in quella stagione della vita, mi resi conto che la mamma, a scadenza di circa un mese, trascorreva la notte con un uomo, sempre diverso; generalmente si trattava di un ragazzo. Questo fatto mi fece comprendere che non aveva alcun desiderio di cercarsi un legame affettivo e che di conseguenza quello instaurato verso di me non correva alcun pericolo. Si trattava, unicamente, della necessità di dare sfogo fisico ai suoi istinti sessuali, essendo giovane ed assai attraente. La mia camera era al primo piano e corrispondeva alla sua, a quello sottostante; l'uomo arrivava in casa a tarda notte e l'accoppiamento avveniva nelle prime ore del mattino. Attendevo con trepidazione quelle serate perché mi appagavano sessualmente: tendevo l'orecchio ed ascoltavo soprattutto i sospiri e i mugulii della mamma durante i preliminari d'amore; seguivano gli urli dell'orgasmo raggiunto e la prima volta mi preoccupai temendo che l'uomo le avesse fatto male. Ma mi tranquillizzai ascoltando, poco dopo, la voce della mamma, particolarmente allegra e squillante. Parecchie volte eiaculai soltanto ascoltando, senza il bisogno di toccarmi. Trascorrendo il tempo, cominciai desiderare fisicamente la mia mamma anche nel corso della giornata, vedendola a tavola o in giardino, masturbandomi più volte al giorno. In un primo tempo ebbi terrore di questo desiderio, che però svanì quando mi accorsi che, oltre a desiderarla fisicamente quale femmina, mi ero innamorato di lei come donna. Non ebbi mai neppure la tentazione di spiarla nell'intimità; mi sembrava degradante per il mio sentimento. Ero certo che, al momento opportuno, tutto si sarebbe svolto come auspicavo. In seguito, durante le notti d'amore, sentendone i rumori, cominciai ad immaginare la scena e mi masturbavo fino a rimanere senza forze; mi sentivo appagato perché in qualche modo ero comunque spettatore e parte attiva di un convegno sessuale. Ma, trascorso poco tempo, pur comportandomi allo stesso modo, odiavo il maschio rivale che stava possedendo la mia mamma; e infine, le ultime volte, ascoltando i suoi gemiti amorosi mi scopersi a fantasticare di essere io in quel letto, sopra e dentro la mia mamma. Il cerchio si era chiuso. L'ultima volta, circa tre mesi fa, fu un ragazzo quasi mio coetaneo a possederla; credetti che stesse per prendere il mio posto nel suo cuore; sentii di odiarlo fino allo spasimo. Mi masturbai parecchie volte quando sentii che era in atto l'accoppiamento ma, subito dopo, piansi a dirotto per tutta la notte. Quello sconosciuto maledetto aveva preso qualcosa di mio, per un momento la mia mamma non pensava a me… Trovai la forza di appalesare alla mamma che sapevo di questi incontri e che mi disturbavano. Fu l'unico momento di frizione tra noi. Unico, ma terribile. "Cerca di ricordarti che sono anche una donna. Non essere egoista" "Si, ma nel va del nostro rapporto affettivo" "Quello non è in discussione" "Ma io soffro quando so che tu stai facendo l'amore con uno di quei ragazzi" "Non puoi essere geloso di me. Sei mio figlio, non mio marito" Stava per giungere fino alla mia bocca la frase "Si, ma io ti amo e soffro nel vederti posseduta da un altro uomo" ma riuscii a fermarmi in tempo. "Questo significa che dovrei andare all'albergo o in automobile come una ragazzina?" "Ma io soffro, soffro troppo". Scoppiai a piangere; la mamma ne fu turbata e mi prese tra le sue braccia, baciandomi sui capelli. Aveva forse letto nel mio cuore? Non credo sia necessario aggiungere altro se non che vissi in preda al desiderio fisico, dall'amore represso e dallo strazio di non poterlo appalesare. Fino al giorno che…
2. Una mamma e il suo cucciolo, in una tiepida sera di mezza estate
Dopo cena la televisione trasmetteva "Bamby" e insieme lo guardavamo. Era una magnifica sera di primavera, tiepida e luminosa; sembrava che il sole tramontasse mal volentieri e dalle finestre aperte giungeva fino a noi, lontano ed ovattato, il rumore del traffico, che si frangeva contro la siepe di sempreverdi che garantiva la tranquillità e la riservatezza alla nostra casa. Nonostante fossi già un ragazzo, il film, che avevo visto moltissime volte, mi piaceva ed ogni volta mi commuoveva; nel momento in cui la cerbiatta leccava il suo piccolo, la mamma avvicinò la sua faccia alla mia facendo altrettanto. "Caro il mio Christian" "Mamma!". Percepivo il suo affetto e la sua protezione e mi sentivo sicuro, appagato e felice. La mamma era così vicina, ora, tuttavia non sentivo alcun richiamo sessuale verso di lei. Ci alzammo e ci prendemmo per mano, per trascorrere un po' di tempo nel giardino. Il cielo scuriva, le prime stelle si illuminavano debolmente, le ombre della sera erano ormai incombenti. Ci sedemmo sulla panchina di pietra, la mano nella mano. Mi apparve triste. "Mamma, qualcosa non va?" "Solo un attimo di malinconia… Stavo pensando… La sera che ho fatto l'amore con tuo padre, forse proprio quella in cui sono rimasta incinta… era una sera così, calda ma non afosa… dolce… fu magnifico… come gli volevo bene… mi commuovevo soltanto a guardarlo… un sentimento sprecato… io ero praticamente una bambina e credevo tanto nell'amore del mio compagno di scuola, il mio principe azzurro, come lo chiamavo io … un classico… la mia vita è finita lì, su quella stessa panchina, quando mi lasciò dopo aver saputo che ero incinta … chiedermi di chi fosse il figlio che aspettavo… raccomandarmi di porgere le sue congratulazioni al padre… avrei preferito morire… almeno non avrei sofferto tanto … ma aspettavo te… .dopo… .dopo sei arrivato tu… la mia vita… la mia consolazione… non mi è importato altro, nella vita… sto bene con te perché so che da te non avrò che bene… " "Mamma, hai amato tanto mio padre?" "Da morire! Credevo di impazzire, quella sera… il nonno, soprattutto, mi è stato vicino… la nonna era tanto più rigida… aveva ragione, però… non l'avevo ascoltata… .avevo ascoltato solo il mio sentimento… che sciocca sono stata… ma tutto si supera… per fortuna ho te… " "Hai mai pensato di trovare un compagno per la tua vita?" "Assolutamente, e lo sai molto bene. Le occasioni non sono mancate, anche se ho un bambino… un figlio, intendo dire… credo di essere ancora attraente… dopo l'esperienza, ho il terrore dell'amore… ovviamente gli uomini mi piacciono molto, ma mi attraggono soltanto sessualmente… sono stata sempre brutale con chi ha detto di amarmi… dopo la mia esperienza… te l'ho detto tante volte: quando avrai la tua famiglia voglio ritornare in Norvegia della quale ho tanto nostalgia … voglio vivere in una casa isolata, su un fiordo… è così intimo, specialmente quando nevica… voglio dimenticare… .sono partita da bambina e ci sono tornata spesso ma per pochi giorni, come una turista… io, che ho ancora la cittadinanza norvegese… come te, d'altra parte… " "Ma se avessi un ragazzo norvegese… ." "Forse… può essere che sia meno infido… da noi non ci si burla dei sentimenti… o forse avviene meno frequentemente che non qui… .chissà… magari non è nemmeno così… Tuttavia non credo che cercherò un compagno, salvo il fatto che non mi pesi la solitudine nella vecchiaia e quindi sposi un uomo soltanto per compagnia… questo però è ancora lontano, per fortuna… Ma adesso devo pensare solo a te, amore mio, al tuo avvenire, e questo basta e avanza per me… occupa pienamente la mia vita e mi appaga… Sono felice con te… " Le accarezzai a lungo la mano. " Quando ti allattavo l'amore ci faceva essere una cosa sola: io ero indispensabile per la tua vita, tu lo eri perché davi uno scopo ad essa, quello supremo… dopo la religione, s'intende… Questo era ed è stato il senso della mia esistenza, da quando ho saputo di essere incinta… … prolungavamo il piacere di essere una cosa sola, come quando mangiavi da me… ed io ero felice … quello è un amore che non tradisce… .Christian, tesoro mio… per fortuna ho avuto te, dopo quell'esperienza… Come ti voglio bene… ." "Anch'io mamma! Vorrei cancellare certi spiacevoli ricordi… " "Lo fai ogni istante con la tua presenza … ." "Cara" "Pur di averti sarei disposto a ricominciare da capo, ti basti questo" "Mamma!" "Bene, bando alle malinconie. Si è fatto buio. Stasera voglio ascoltare un po' di musica di Grieg, prima di dormire… " "Mamma, stiamo ancora un po' vicini" . Ritornammo in casa, la mano nella mano e ci sedemmo in sala, sul sofà. La mamma mi abbracciò a lungo; io mi abbandonai con la testa sul suo seno e lei cominciò ad accarezzarmi i capelli ed un piede con il suo; nell'atto mi sfiorò involontariamente il pene con la gamba provocandomi un'immediata erezione; la maledii perché in quel momento volevo proprio la mia mamma, non la femmina, ma tant'é… Lei sicuramente se ne accorse perché, senza sembrare, si era subito scostata un poco da me e aveva rimesso il piede nello zoccolo. Ma soprattutto dovette accorgersi che la accarezzavo sempre più vicino al seno, toccandoglielo due volte… non ero riuscito a resistere alla tentazione… purtroppo eravamo un maschio e una femmina vicini… .Per un attimo mi era persino sembrato che avesse gradito la mia avance… ma era certamente soltanto una speranza, visto che si ritrasse immediatamente "Bene, è ora di dormire… " "Mamma, ti raccomando di dipingerti le unghie dei piedi con quel colore madreperla quasi neutro che mi piace tanto… ." "Si, tesoro… Vedi, avere in casa un bel ragazzo cui devi piacere aiuta a mantenersi giovani e in forma… così farai invidia ai tuoi compagni di scuola… " "Certamente si! … E… mi raccomando… mutandine e reggiseno rigorosamente bianchi… " "Come il signore comanda… " "La Rolls arriva alle cinque… " " Bene. Per cena ostriche e champagne, da Maxim" "Poi serata al Lido!" Ridemmo a crepapelle, buttandoci nelle braccia l'uno dell'altra "Come siamo matti!" "Più che mia madre, mi sembri talvolta una sorella maggiore!" "E tu un fratellino folle… un Troll! Bello, però, ma sempre matto come i nostri folletti… " Quasi istantaneamente la mamma sembrò cambiare di umore. "Ahimé, Christian, sei già un ragazzo maturo, ormai, e presto ti perderò… .non avrò più il mio bambino… … è giusto che sia così… però, accidenti, il tempo è passato in un soffio… ." "Mamma, cosa dici? Io ti sarò sempre vicino" "Sono cose che si dicono. D'altra parte non sarebbe giusto, ognuno deve vivere la propria esistenza, in libertà. Presto comincerai a pensare seriamente di sposare la tua ragazzina, insieme farete amore e progetti ed entrerai a tutti gli effetti nella vita." Si era intristita nuovamente "Come sei dolce, mamma… " "Anche tu, tesoro." "Buon riposo, mammina" "Anche a te, Christian. A domani"
3. Ti amo, mamma!
Talvolta il caso ci toglie dalle situazioni più imbarazzanti; fu precisamente grazie ad esso se trovai finalmente il coraggio, sulla scia di un banale episodio, di appalesare alla mamma il desiderio di fare l'amore con lei. Mi svegliai improvvisamente, verso le otto, destato da un raggio di sole che filtrava dalle persiane; il risveglio mi portò una subitanea sensazione sgradevole che non riuscii subito a focalizzare per lo stato di torpore in cui mi trovavo. Ah, ecco. Avevo avuto una copiosa polluzione ed avevo i boxer fradici di sperma, che aveva macchiato anche il lenzuolo cambiato la mattina precedente. Ora ricordavo anche il sogno; la mamma aveva il latte ed io glielo succhiavo dalle mammelle che ne erano gonfie; poi abbiamo avuto ripetuti rapporti completi, proprio sul mio letto Sembrava tutto così vero… . Mi cambiai la biancheria, constatando come il pene fosse ancora in erezione; lungi dall'avermi soddisfatto, quel sogno mi aveva ulteriormente eccitato. Sentivo il bisogno di masturbarmi, ma riuscii a contenermi. Dopo la doccia, avevo indossato i jeans beige leggeri sui sandali che mi aveva regalato la mamma e che calzavo sempre a piedi nudi. Sapevo che questo abbigliamento le era gradito ed ero rimasto a torso nudo soprattutto per questa ragione e non soltanto perché la giornata promettesse afa fin dal mattino. In quel mentre entrò la mamma; portava una leggera camicetta bianca che lasciava trasparire il reggiseno, la gonna bleu che mi piaceva e calzava come sempre gli zoccoli. Notai subito che aveva dipinto le unghie dei piedi con il mio smalto preferito, color madreperla, come le avevo chiesto la sera precedente. "Ciao tesoro!" "Mammina!" "Fa caldo anche oggi! Ed è una fortuna così posso vedere vicino a me un bel giovanotto a torso nudo per tutto il giorno" "Posso avere anch'io lo stesso piacere?" "Impertinente!" E rise, con una risata argentina, accarezzandomi una guancia "Però potresti almeno toglierti il reggiseno sotto la camicetta… " "Ma senti, senti … .Ho i capezzoli troppo grossi e scuri, sarebbe come fossi nuda! Questo lo potrebbe fare la tua Raffaella, non io… " e nuovamente rise, probabilmente non rendendosi conto che quell'affermazione mi provocò una subitanea e imbarazzante erezione. "Hai già notato che ho dipinto le unghie dei piedi come piacciono a te?" "Si mammina, sei magnifica! E vedo che indossi anche il mio abbinamento preferito.." "Bene. Anche per oggi ha fatto colpo su un bel ragazzo! Eh, cosa non si fa per compiacerli, specialmente se sono belli e dolci come il mio Christian!". "E… ti sei messa anche le mutandine bianche… " "Naturalmente, quelle che ti piacciono… come il reggiseno… " "Si, ma quelle non le vedo… " "Ma il reggiseno si! Accontentati, maschiaccio insidioso… ". Rise di gusto e mi stampò un bacio in fronte. Si avvicinò al letto per rassettarlo e vide il disastro. "Christian, so che è imbarazzante muoverti questo rilievo, ma dovresti cercare di farle realmente queste cose con la tua ragazzina e non soltanto di sognarle! Magari non tutto, per carità… Ho cambiato le lenzuola tre volte, questa settimana, per questa ragione. Non vorrei che soffrissi e cadessi in depressione… Parlane con lei, con il dovuto tatto, s'intende… Può bastare poco, all'inizio… Non sarò certo io a dirti cosa e come… Però qualcosa devi fare, ormai sei un maschio maturo e non puoi continuare così". Trovai il coraggio di dirle tutto. "Sai, stanotte ho sognato di fare l'amore … .completamente… proprio su questo letto" "Si, ne vedo il risultato! Ma non limitarti a sognarla solamente la tua ragazzina… dico anche per Raffaella, povera cara… fai il tuo dovere di maschio … non completamente, intendo… " "Mamma, il soggetto del sogno non era lei" "No? Non mi dire… poverina… e… . sono indiscreta se ti chiedo chi è la fortunata creatura oggetto del tuo desiderio?" "Non so come dirtelo, mamma… ." "Mi guardò con aria interrogativa "Ebbene, la donna con cui facevo l'amore eri tu" Avvampò, ma intuii che non era né offesa né più di tanto stupita; addirittura mi parve lusingata, ma forse era soltanto la speranza a indurmi a crederlo. "Io? La tua mamma?" "Si. Ora lo sai, purtroppo. Non potevo più mantenere questo terribile segreto." Ero sconvolto e mi tremava la voce e lei se ne avvide e provò a calmarmi, accarezzandomi le mani "Christian, ma cosa dici? Terribile segreto? Che sciocchezza! Non è il caso che ne faccia una tragedia. E' una cosa del tutto naturale se pensi che trascorri più ore con me che con la tua ragazzina e io sono una donna matura e quindi molto più desiderabile di lei da parte di un ragazzo ormai sessualmente maturo e che, naturalmente, ha le sue esigenze; è normale che in sogno, quando vengono a mancare i freni inibitori, si compiano azioni che da svegli nemmeno si pensano… " "Non è così, mamma. Io devo trovare il coraggio di dirti tutto, ma ho il terrore di perderti" "Perdermi? Che idea! "Si, di offenderti… magari di sentirti tradita nella fiducia… magari ferita nei sentimenti che nutri per me, il cielo non lo voglia… proprio dal tuo Christian… " "La corte di un ragazzo non mi offende mai, anche se è mio figlio… coraggio, dimmi il resto, ti ascolto e vediamo di trovare insieme la soluzione ideale del problema… sono o no la tua mamma?" "Non so come iniziare… è tutto così imbarazzante… " "Noi norvegesi diciamo che la via diretta è quella semplice e giusta, anche moralmente. E' tu, anche se purtroppo solo per metà, sei norvegese e dunque… " "Ebbene, io ti desidero fisicamente da due anni e mi sono innamorato di te almeno da uno. Sogno di averti come donna perché sei magnifica e voglio averti mia, per sempre. Mi masturbo più volte al giorno sognando di fare l'amore con te ma soprattutto perché ti immagino incinta, incinta di me… vorrei fare un figlio con te … stare per sempre con te… tu sei l'unica donna che io abbia desiderato e che desideri… Con Raffaella è diverso: ho qualche bacio in bocca da lei… però … è sempre e solo la tua immagine che si sovrappone alla sua … lei non mi interessa… non mi piace… non la amo… sei tu la persona che amo… tu sola… sono disperato… ora sai tutto… ". "Beh, per ogni problema esiste la soluzione adeguata. Il fatto che mi desideri tanto intensamente mi lusinga, perché mi dimostra che sono ancora una donna desiderabile. E' una gradevole conferma. L'unico punto è che sono tua madre. Dopo una simile dichiarazione, che sento perfettamente essere sincera, se non fossi mio figlio ti chiederei io stessa, in questo preciso istante, di venire a letto con te… quindi stai tranquillo che non mi hai offesa, anzi… mi sento una vera femmina attraente e desiderata… debbo ringraziarti per questo… ma il problema sarebbe… é… l'incesto… Tuttavia mi angoscia maggiormente l'idea che tu sia innamorato di me. Questo mi atterrisce, mentre mi lusinga il fatto che mi desideri fisicamente e che mi preferisca perfino alla tua ragazzina, che pure è tanto attraente. Allora ti suggerisco di… come dire… . insomma, mi hai capito… di fare l'amore con Raffaella, ecco. Vedrai che il problema si risolverà da solo… " "Mamma, non è questa la soluzione… è con te che voglio fare l'amore, solo con te, non con Raffaella né alcuna altra donna… sei tu la mia femmina ideale, perché sei la mia mamma… " "Ma santo cielo! Ci sei proprio dentro fino al collo! Ma Christian, perché hai lasciato andare le cose fino a questo punto? Io l'avevo intuito ma credevo fosse soltanto un'attrazione fisica… viviamo insieme, soli… io sono una donna indubbiamente piacente, tu sei un ragazzo sessualmente maturo… era fatale che succedesse… ma innamorarti di me… e poi come potrei accontentarti anche solo sessualmente… l'incesto… non me la sento… non ho il coraggio… mi vergogno solo a pensare di mostrarmi nuda a te… magari poi scopri che ero più bella nella tua immaginazione… e poi fare l'amore con te … credo proprio che nemmeno riuscirei, anche se sei un magnifico ragazzo e se non fossi mio figlio farei follie per farlo… sarei io stessa a chiedertelo, te lo ripeto… " "Mamma, l'incesto tra madre e figlio è una convenzione sociale per proteggere la famiglia, soprattutto la figura del padre. Ma qui essa non c'è, non c'è mai stata, purtroppo… inoltre non vi è pubblico scandalo… siamo solo noi due" "Oh Christian, Christian… tu parli come un avvocato… questa è la definizione legale dell'incesto, ed è esatta… ma non si tratta di legge… la moralità… le convenzioni… la vergogna… che situazione imbarazzante… un fulmine a ciel sereno… ." "Trovi imbarazzante il fatto che desideri fare l'amore con te?" "Ma no, naturalmente no, anzi… é il fatto in sé… sospettavo ma non sapevo, non capivo… forse non volevo capire… forse ti ho fatto soffrire… forse ti ho involontariamente indotto a credere che mi fossi indifferente sul piano sessuale… mi sento tanto confusa, ora… ho dei rimorsi… .sono stordita… ho lasciato ieri sera il mio bambino, o almeno quello che credevo … quello che avrei voluto fosse ancora tale e trovo un ragazzo pronto a fare l'amore con la sua mamma… E' stato tutto così fulmineo… sono disorientata, ecco… ma non devi crucciarti o peggio ancora pensare di avermi offeso… tutto questo è naturale… fino a un certo punto, intendo dire… bisogna che mi abitui all'idea… a questo punto non si può fare altro… " "Mamma, mi hai mai desiderato sessualmente, almeno una volta? Ti piacerebbe fare l'amore con me?" "Ma Christian, certo che si… certo che mi piacerebbe… e tanto… sei un ragazzo magnifico… nella mia situazione di solitudine… .sul piano sessuale, intendo dire… avere in casa un bel ragazzo … giovane… spesso poco vestito… un bel maschio robusto e dolcissimo… .Christian, non mettermi in imbarazzo… la risposta è si, ovviamente, ti ho desiderato tante volte, e molto intensamente… ben più di quanto tu non immagini… ma ho sempre scacciato il pensiero… comunque non lo farei … non vorrei farlo… è solo perché ho paura dell'incesto… ." Mi prese per mano e ci avviammo verso la cucina; la mamma appariva strana, non offesa, non triste, non sconvolta: turbata, ecco. Con il senno di poi, capisco che entrambi volevamo la stessa cosa che però lei, in quel momento, nemmeno a sé stessa aveva il coraggio di confessare. Evitavamo di guardarci in faccia; ma ormai il più era stato fatto e speravo che avrei raggiunto quel giorno l'obiettivo sognato per tanto tempo. Parlò lei per prima. "Sai, soffro molto nel vederti così agitato. Sono giorni che ci penso. Ieri sera, prima di andare a dormire, ho avuto ben chiara la situazione quando ti ho accarezzato con il piede… .ho percepito… la tua eccitazione sessuale… e quando mi hai accarezzata… la tua mano ha indugiato a lungo vicino al seno… me l'hai toccato due volte… per questo mi ero allontanata… è stato in quel preciso momento che ho dovuto ammettere, con lo strazio nel cuore, che non sei più il mio bambino ma mio figlio, un bel maschio sessualmente maturo… " "Ti eri accorta quando ti ho accarezzato il seno?" "Pensa se no… ti confesso che mi è piaciuto… molto, purtroppo… tanto che poco dopo, a letto… per tre volte di seguito… temevo mi sentissi quando ho raggiunto il piacere per la prima volta… " "Io mi sono masturbato subito dopo esserci lasciati, in camera, pensando al tuo seno che avevo soltanto sfiorato quelle due volte… lo immaginavo mentre usciva il latte… è iniziato così il sogno di stamattina… ." "Davvero? Raccontamelo!" "Beh… ti eri seduta sul mio letto, vicino a me … eri vestita esattamente come adesso… hai scoperto il seno… ha cominciato ad uscirti spontaneamente il latte … ed io a succhiartelo… era tanto… tiepido… dolce… tu mi accarezzavi la testa e mi chiedevi di farti fare un figlio… hai spremuto le mammelle e mi hai inondato di latte… credevo di impazzire… . mi sono attaccato al seno e ti ho succhiato ancora il latte… ti sei tolta gli zoccoli e ti sei sdraiata sul letto, vicina a me… ci adoravamo, con lo sguardo… ci siamo baciati a lungo, in bocca, stando abbracciati… ti sei spogliata completamente… anch'io… e dopo… " "… e dopo?.." "beh… .io ..io… insomma, ti sono venuto sopra e abbiamo fatto l'amore… .anche tu eri felice… .come me… ." "Ci siamo accoppiati?… mi eri dentro… ?" Si, naturalmente… " e… hai fatto tutto… ?" "Si, più volte… la prima mi eri sotto… " "Ma davvero? E le altre… ?" "Beh, la seconda volta eri a pecorina, poi ti sei messa ancora sotto… ti ho posseduta per tre o quattro volte, forse più, credo, in rapida successione… " "e… ti piacevo tanto? "… eri straordinaria… sembrava tutto così vero… tu mi chiedevi continuamente di farti fare un bambino… .e continuava ad uscirti il latte… " Mi sei venuto dentro tutte le volte?" "Si, certo… l'ultima volta non finivo più… che bello… mi chiedevi di non uscire perché così era più facile che rimanessi incinta… hai visto come ho ridotto il lenzuolo… e avessi visto i boxer… erano da strizzare, tanta ne era… " La mamma sembrava affatto turbata dal mio racconto. "Ma guarda un po' il mio Christian … vuole ancora mangiare dalla sua mamma come un cucciolo… però sogna di farci l'amore… e di accoppiarsi… più e più volte, anche… e di metterla incinta… però… però … in effetti nessuno lo saprebbe mai se anche fosse vero… all'esterno non sarebbe diverso… .rispetto al sogno… chi potrebbe anche solo immaginare che l'abbiamo fatto… che abbiamo fatto l'amore, intendo… in fondo non faremmo del male a nessuno… ma le conseguenze… pensa se rimanessi veramente incinta di te… " "Mamma, se proprio hai questa paura, all'inizio puoi prendere la pillola… solo all'inizio però… " "Vero… .però ho paura… così… in generale… sono smarrita… .Christian, ho la sensazione che ci stiamo mettendo in un terribile guaio… .un guaio irreparabile… magari la tragedia é dietro l'angolo… Vedi, se fosse solo il desiderio fisico a non darti pace… potrei concedere qualcosa… non tutto… non posso immaginarmi di averti sopra… forse con il tempo mi abituerei all'idea di avere rapporti sessuali con mio figlio… almeno parziali… all'inizio… in fondo posso vederlo in quei momenti soltanto come un bel maschio giovane e desiderabile … ma tu mi ami… questo non può essere, non deve essere… e il tragico è che ciò è certamente vero" "Mamma, perché pensi a questo? Prova a ridurre il tutto a questo, almeno all'inizio, per abituarti all'idea: siamo innamorati reciprocamente e abbiamo voglia di fare l'amore, com'è naturale tra maschio e femmina. Che importa se siamo madre e figlio? Sono fatti nostri, un segreto impenetrabile dall'esterno… Siamo prima di tutto maschio e femmina, l'hai detto anche tu… " "Si, questo potrebbe anche essere ma bisognerebbe che non ci fosse il sentimento. Confesso di averti desiderato moltissimo… tante volte… mentre mi accoppiavo con un ragazzo spesso vedevo te in lui… .avevo intuito il tuo desiderio sessuale al punto che ieri sera, dopo che mi hai toccata stavo per togliermi il reggiseno e mi sarei lasciata accarezzare da te … sopra la maglietta, naturalmente… sono riuscita a non farlo e con un grande sforzo mi sono allontanata… ti ho quasi respinto, povero Christian… poi, a letto… tre volte, te l'ho detto … credevo di impazzire dal desiderio… ho sofferto anch'io… Ma per me era ed è un solo fatto fisico… superabile … desideravo il bel maschio giovane che avevo a portata di mano… in un modo o nell'altro… niente di più… ma non possiamo, non dobbiamo amarci. Sarebbe la fine; cosa faresti quando io invecchio? E io stessa come finirei, quando fatalmente la mia attrazione fisica su di te si ridurrà e com'è giusto tu desidererai percorrere la tua strada al fianco di una donna che potrai mostrare agli occhi del mondo come tua moglie?" "Mamma… " "Christian, pensa bene a queste cose prima di parlare d'amore… tu sai quale trauma è stato per me l'unico amore della mia vita… per fortuna da esso sei scaturito tu… " "Che ora é un cruccio… " Ma Christian, cosa dici? Che sciocchezza!… No, no… .anzi, ti ho già detto che sono lusingata… molto lusingata dal tuo desiderio sessuale verso di me… .ma ho paura… ho tanta paura… se, e dico se, la superassi e ti concedessi … qualcosa.. non tutto… s'intende … cosa succederebbe? … Tutto rientrerebbe sul piano fisico e il tuo sentimento svanirebbe, ed è quello che vorrei sopra ogni cosa o, cielo non voglia, crescerebbe ancora, provocando una tragedia, che tu non vedi solo perché sei giovane ed è il tuo primo innamoramento vero… E se capitasse a me di innamorarmi di te… pensa che disastro… e se rimanessi incinta di te… " Concludemmo la colazione assorti nei nostri pensieri; versandomi il caffè la mamma mi fissò a lungo negli occhi "Tesoro… avevo capito che il mio Christian desiderava fisicamente la sua mamma… .il guaio è che mi desideri soprattutto perché sei innamorato della tua mamma mentre io ho paura di farlo soltanto per questo, non tanto perché sei mio figlio… quello si può superare… chi lo saprebbe mai… … un po' di disagio iniziale… sei tanto bello e desiderabile… varrebbe il sacrificio … anche un sacrificio ben più grande… ma temo che se ti concedo qualcosa precipitiamo entrambi … .anch'io, credilo… fors'anche più di te… e chissà dove … " "Mamma, all'amore completo, dove se no… ." Mi accarezzò a lungo la faccia e mi baciò sui capelli.
4. In cucina, in un luminosa mattina d'estate
Più guardavo la mamma e più il desiderio sessuale cresceva; stamani era davvero impossibile contenerlo e decisi di soddisfarlo: la strada era ormai aperta e la salita sembrava superata. "Mamma, non resisto più. Ho troppo desiderio di fare l'amore con te… lascia almeno che ti baci… " "E' cominciato così il sogno di stamattina? Mi hai baciata prima di attaccarti al seno e poi venirmi sopra?" "Si… a lungo… in bocca… non finivamo più… " Fu lei a prendere l'iniziativa: si alzò, mi venne dappresso, avvicinò la faccia alla mia e lasciò che la mia lingua penetrasse nella sua bocca; fu un bacio appassionato, lunghissimo, che mi fece perdere la nozione del tempo. Mentre le nostre lingue si toccavano mi sentivo leggero, appagato… "Sei dolcissima, mamma! Più del solito, se fosse possibile… Che bello… è terribilmente bello… mi è piaciuto da morire… altro che sogno… è questo il sogno… " "Anche a me sei piaciuto… moltissimo… sei comunque sempre il mio Christian… ma anche un bravo maschio… dai molta sicurezza… sei forte ma dolcissimo… ". Era il momento adatto, ora. "Mamma, mi lasci vedere il tuo seno?" " Oh, Christian… non posso lasciarti soffrire così… vincerò l'imbarazzo … In fondo speravo che me lo chiedessi… però ho vergogna… ho tanta vergogna… Solo quello però, e solo per stamattina… poi vai dalla tua ragazzina e fai il tuo dovere … solo perché ho capito che non ti posso togliere di torno, oggi… solo per questa volta e in fretta… poi non se ne parli mai più e dimenticheremo questa terribile sciocchezza. Speriamo che la tua Raffaella ti soddisfi, visto che sei così bollente… ". Rimanendo in piedi vicino a me, si sfilò con evidente imbarazzo la maglietta che posò sul tavolo della cucina e rimase con il solo reggiseno. Si avvicinò e fu lei ad introdurre la sua lingua nella mia bocca; mentre la baciavo, stringendola a me, attendevo il magico momento in cui le avrei visto finalmente le mammelle. Durante il bacio la mamma portò la mano destra alla schiena, slacciò il reggiseno e lo tolse sfilandolo nello spazio tra i nostri corpi, lasciandolo cadere a terra: per qualche strano motivo non voleva mostrarsi mentre scopriva il seno e continuava quindi a stringersi a me. Dopo almeno un paio di minuti e forse più sospirò e volse la faccia altrove allontanandosi un poco da me, mostrandomi finalmente il torace nudo. "Ecco, Christian … guardami pure… se possibile fai presto … sono imbarazzata e vorrei rivestirmi prima possibile… per questa prima volta… spero di piacerti e che sia attraente come … come nel tuo sogno… "; che si avverava: ero sulla strada per possederla. Era evidentemente a disagio, e la cosa mi spiacque: finalmente vedevo le mammelle della mia mamma, come sempre avevo sognato. Per un po' persino l'eccitazione sessuale rimase sospesa, come la mia respirazione. Probabilmente avevo sgranato gli occhi; era veramente una donna, anzi una femmina magnifica, superba. Le mammelle, indubbiamente voluminose, erano molto sode e non presentavano il minimo cenno di cedimento, pur dopo un anno di allattamento. "… .che capezzoli… grandi… scuri… non ne ho mai visti tanto grandi… che belli… mamma… hai i capezzoli veramente grossi … magnifici… " "Prezioso complimento! Li hai sognati così?" "Ma no, in realtà sono molto più grossi e soprattutto sembrano incredibilmente duri! Sono splendidi. Ne ho visti così grossi soltanto una volta, l'anno scorso, su una ragazza mulatta… credo avesse il latte… mi aveva fatto impazzire per una settimana… su un giornale, ovviamente… ma i tuoi sono straordinari… .non avrei mai immaginato che li avessi così grossi e scuri… " "Ti piacciono così tanto?" "Immaginalo… oh, mamma… mamma… " Il pene sembrava esplodermi e, mentre guardavo i capezzoli di mia mamma, immaginandomi il latte che ne era uscito, cominciai ad eiaculare, senza riuscire in alcun modo ad impedirmelo. "Christian!… .cosa ti succede… ?… ma… .stai sborrando… amore… vieni per me… soltanto guardandomi… .solo vedendo i capezzoli della tua mamma… " "Disastro!… Mi piaci troppo… .scusami, mamma… .che figura… è la prima volta che ti vedo nuda, e non in sogno… mi piaci da impazzire… che disastro… accidenti, ne ho buttata fuori più di questa notte… mi sono riempito… proprio adesso, maledizione… ." Avevo ancora una volta i boxer intrisi di sperma. La mamma sorrise e sembrava avere superato il grande imbarazzo dimostrato mentre si scopriva il seno davanti a me. "Lascia vedere alla mamma che disastro ha combinato il suo bambino… " Slacciai l'apertura dei jeans e guardammo insieme i boxer: il pene era afflosciato dietro ad una vistosa macchia cremosa. "Miseria… hai fatto un lago… e solo guardandomi… devo proprio piacerti tanto… " e così dicendo mi accarezzò il pene con la mano, dolcemente ma con atto deciso, sorridendo forse con intenzione… Purtroppo era ammosciato. Ero imbarazzato per l'incidente e mi sentivo avvampare mentre richiudevo l'apertura dei jeans; poiché avevo ancora voglia di baciarla avvicinai la mia bocca e per lenire il mio imbarazzo per l'inopportuno orgasmo fu lei ad entrare nella mia; anche questo bacio fu dolce ma, stavolta, molto appassionato e lungo rispetto al precedente e mentre eravamo stretti l'uno all'altra avvertivo la sue mammelle premute contro il mio torace. Dopo il bacio si allontanò un poco e notai che i capezzoli si erano considerevolmente estroflessi. "Christian, ti piaccio così tanto? "Come vedi, mamma… .non esageravo quando ti ho detto che mi piaci da impazzire… " "Sono commossa… .piacere così tanto ad un ragazzo al punto di farlo venire solo a guardarmi… .non mi era mai successo… ora vai a lavarti … .sono qui per te… .fin che vuoi… ti aspetto… sono contenta di piacerti tanto… ." "Mammina, sono tutto incollato… ". La sua risata argentina accompagnò i primi passi verso il bagno. Dopo la toilette, indossai un paio di slip bianchi molto leggeri e aderenti. Speravo, abbracciando la mamma, di farle sentire il pene duro con il ventre per indurla ad accoppiarsi… non avevo dubbio che ci sarei riuscito, oggi o nell'arco di pochi giorni. D'altra parte me lo aveva accarezzato, sia pure dentro nei boxer e purtroppo quando era afflosciato… forse era un segnale… Tornai in cucina; la mamma era seduta al tavolo, ancora con il seno scoperto e notai che muoveva velocemente una mano sotto la gonna; la tolse subito, appena mi vide e si alzò. "Amore… tutto bene?" Ansimava; l'avevo involontariamente sorpresa mentre si masturbava. "Mamma, tesoro… come sei bella… ho tanta voglia di baciarti… amore… " "Anch'io!". Trascorse un tempo certamente molto lungo in questa intimità; la mamma mi stringeva e capivo che provava piacere nel farmi sentire i suoi capezzoli duri contro il mio torace. Mi allontanai un poco, per guardarla. "Come sei bella, mamma… posso accarezzarti i capezzoli?" "Ma naturalmente, Christian. Puoi anche succhiarmeli, se vuoi… mi fai piacere… tanto… ". La baciai ancora molto a lungo in bocca, mentre li accarezzavo con il palmo della mano e li schiacciavo dolcemente tra le dita. Lasciai il suo abbraccio e fu lei, sorridendo, a porgere alle mie labbra una mammella. Cominciai a leccarne il capezzolo, dolcemente: aveva la consistenza di una gomma da matita. Mi fermai per guardarlo; aveva il calibro come il mio dito indice, di colore marrone molto scuro, sporgente per almeno tre centimetri su un'aureola di marrone più chiaro, dove ora anche i punti erano ben rilevati e percepibili dalla lingua. Bene: la mamma provava un piacere sessuale certamente intenso. Lo leccai ancora un po', constatando che andava aumentando la sua consistenza e il suo volume nella mia bocca e, successivamente, mi attaccai alla mammella, succhiandola come se la mamma mi stesse allattando. Dopo un poco me ne staccai, presi il capezzolo tra le dita per osservarlo da vicino, con calma e attenzione; mi sembrò, per un istante, che il desiderio dell'accoppiamento si fosse attenuato per lasciare spazio a questa prima e, finalmente, autentica esplorazione del corpo femminile. "Cosa stai guardando, Christian? " "Sai, mamma, è la prima volta che vedo così da vicino un capezzolo; il fatto che sia il tuo mi riempie di gioia e mi commuove… " "Toglimi una curiosità; non hai mai vista nuda la tua ragazzina? Lei… non si lascia succhiare da te?" "No, mamma. Raffaella mi ha lasciato vedere, soltanto una volta e non da vicino, un capezzolo… era rosa, piccolo quasi come il mio… questa per me è la prima volta che vedo una donna nuda… quasi nuda… per fortuna sei tu, la più bella che si possa desiderare… sei unica… altro che Raffaella… non c'è paragone! Eppoi… io amo te, non lei… " "Ah, bene. La tua Raffaella, poverina, è vergine, timida e inesperta e quindi non ti piace troppo e per questa ragione insidi tua madre… Bel rispetto per entrambe… " "Ma non ti insidio, ti desidero soprattutto perché sei mia mamma e perché ti amo! Voglio che sia mia, per sempre. Con il corpo e con l'amore.. "Taci, incosciente! E io folle a darti corda in questa pazzia… Il fatto che provi un desiderio sessuale per me non mi sgomenta più… siamo maschio e femmina… ma l'amore… questo no, non puoi, Christian, non devi… Non dobbiamo… Ti supplico… sei il mio bambino… mio figlio, voglio dire… ". Seguì un lungo silenzio durante il quale io continuavo ad osservare il capezzolo che tenevo tra le dita: aveva un aspetto rugoso come il tronco di un albero. "Mamma, da dove usciva il latte?" Sorrise, finalmente distesa, con la dolcezza di sempre "Guarda il centro, vedi che c'è una fessura?… premi il capezzolo… non così forte, Christian, mi fai male così… . Spremi la mammella verso il basso e vedrai aprirsi il foro da dove usciva il latte… no, così mi fai male… lascia che faccia io… "; sotto le mani della mamma il capezzolo, che era complemente estroflesso, mostrava aperto l'orifizio dal quale fluiva il latte. "Ecco, Christian. Il mio latte usciva da qui". Rimasi incantato a immaginare l'uscita di quel latte che mi aveva nutrito, insieme al suo amore, per i primi mesi della mia vita. Divaricai dolcemente con il dito quel pertugio tanto piccolo: per un attimo rimasi commosso e posai un bacio leggerissimo su quel capezzolo che ora mi sembrava non la parte di un corpo da desiderare ma qualcosa di ben più prezioso. Si era certamente accorta della dolcezza del mio sentimento perché mi accarezzò dolcemente la testa.. "Quando ti allattavo metà del latte finiva sul tuo bavaglino perché non riuscivi a tenere bene in bocca i miei capezzoli; allora erano molto più grossi e l'aureola più larga, ovviamente, ed io avevo tanto latte… Oltre che dal centro me ne usciva parecchio anche da quelle piccole protuberanze laterali. Quando mangiavi da me eri insaziabile! … avevi sempre fame… eri un birbante … Ricordo che una volta con la manina mi hai compresso la mammella libera ed io ho schizzato il latte fino in mezzo alla cucina… " "Ti piaceva allattarmi, mamma?" "Si moltissimo, era un piacere profondo, intimo. Mentre succhiavi e ti nutrivi da me ti sentivo mio come quando eri in me… . . Sono stati i momenti più belli e dolci della mia vita, dopo la gravidanza e la tua infanzia… Ho raggiunto l'orgasmo tante volte mentre ti avevo attaccato al seno … ti racconterò… hai fatto venire la tua mamma mentre mangiavi da lei, birbante maschiaccio… " "Mamma, io ti amo. Ti amo, capisci?" "Per carità, non dirlo, certamente è soltanto la tua impressione perché sei tanto eccitato e vuoi possedermi. Almeno, spero sia così, più per te che per me. Se fosse vero, scaccia questo pensiero. Mi sconvolgi quando dici questo, non quando mi hai narrato di avermi montata in sogno … quello mi aveva lusingata… anche un po' incoraggiata a concedere qualcosa… ma l'amore… Christian, cerca di vedermi per quella che sono, la tua mamma che ti piace sessualmente e che vuoi possedere perché sei un maschio e lei una femmina… ma non andare oltre… ". Offerse nuovamente una mammella alle mie labbra; seguì un bacio che pareva non avesse termine. Ripresi a succhiarle una mammella, mentre con la mano accarezzavo il capezzolo rimasto libero, con leggeri movimenti circolari e tirandolo dolcemente verso l'esterno; la mamma aveva la testa girata e accarezzava la mia con molta dolcezza: evidentemente gradiva sentirsi leccare le mammelle. Cercavo di scacciare il desiderio, in quel momento acutissimo, di montarla, per evitare una nuova eiaculazione e la probabile fine del nostro primo incontro amoroso. Raggiunsi la certezza che non soltanto volevo accoppiarmi con mia mamma, ma che anche e soprattutto la volevo mettere incinta. Incinta di me, di suo figlio! Volevo far fare un figlio a mia madre; era solo il bisogno fisico del possesso totale della femmina ormai mia e della conseguente riproduzione a muovermi oppure era veramente sbocciato un amore completo, maturo? Portai la testa sull'altra mammella e mentre mi accingevo a succhiarla incrociai lo sguardo di mia madre, dolcissimo e molto sereno; probabilmente le sembrava ancora di allattarmi come quando ero un bambino ed era lusingata dal fatto che la desideravo tanto e la preferivo alla mia ragazzina, ma al tempo stesso non intendeva darmelo troppo a vedere per timore che fossi irremovibile anche nel chiederle di accoppiarsi subito con me. Mi avvicinai ulteriormente a mia madre e la strinsi forte a me; le sue mammelle premute contro il mio torace mi eccitarono ulteriormente e ripresi a baciarla in bocca. Un nuovo, lunghissimo bacio… non una parola, prima e dopo… una lunghissima carezza sui miei capelli… ripresi a succhiarle dolcemente i capezzoli, mentre spinsi forte il pube contro di lei, per farle percepire la mia erezione; mi chiedevo se ciò fosse possibile, pur essendo i miei jeans e la sua gonna molto leggeri. In quel preciso momento, leggero ma percettibile, rilevai un aumento della frequenza respiratoria di mia madre; aveva certamente sentito il membro duro e, in chissà quale segreta parte della sua psiche, certamente lo desiderava dentro di sé. Nel frattempo il bisogno di eiaculare era divenuto insopportabile; lasciai il capezzolo e avvicinai la bocca alla sua; aveva le labbra serrate e dovetti compiere qualche sforzo perché le due lingue si trovassero. Stavolta lei era passiva, ma sono certo che le piaceva e, probabilmente, la vagina le si stava inumidendo. La girai di schiena, e leccandola ripetutamente, cominciai a morderla dolcemente sul collo, tipica azione involontaria del maschio sul punto di possedere la sua femmina. Anche lei dovette pensare la stessa cosa e probabilmente ebbe paura di cedermi. "Adesso basta, Christian, stai andando troppo in là. Rivestiamoci prima che avvenga qualche sciocchezza irreparabile… sto perdendo la testa anch'io… per fortuna ho il ciclo… continueremo un'altra volta, quando saremo più calmi… ". Si chinò per raccogliere il reggiseno da terra. "Mamma, lasciarmi così a metà… non ne posso più… devo venire… fammi venire tu… ." " No, Christian, non chiedermi questo… vai in bagno e fai da solo quello che devi… ho vergogna… ." "Da solo, in bagno, come sempre quando ti penso nuda, sciupando questa esperienza?" "Allora fallo qui, mentre mi succhi i capezzoli… ti piacerà… e io ti vedrò volentieri venire… " "No, mamma, ti prego. Fammi venire tu! E' troppo tempo che lo desidero, che lo sogno… sarebbe… sarebbe così intimo" "Ma dove trovo il coraggio di far venire mio figlio eccitato perché vuole venirmi sopra?… ."Mamma, fallo per il tuo Christian… .." "Christian… mi fai perdere la testa… prendertelo in mano… adesso che è duro… .lo sento sai?… ho vergogna… . Anzi, ho paura… chissà dove andiamo a finire… basta, vediamo se ho il coraggio… ..e se poi riesco più a fermarmi… .". Prese la sedia, la girò in modo da sedere di fronte a me e mi abbassò la cerniera dei jeans. Toccandole mentre era chinata verso il basso, notai che oltre ai capezzoli anche le mammelle sembravano più turgide, quasi gonfie; la mamma introdusse la sua mano nell'apertura, scostò l'orlo degli slip ed estrasse la verga: la guardò a lungo, prima di toccarla, certamente stupita dalle dimensioni e dalla consistenza, poi cominciò ad accarezzarla ed infine a masturbarmi. "Va bene così? Ti piace Christian?" "E a te mamma?" Si fermò ancora a guardarla "Tesoro… rischio di fare come te prima… sono senza fiato… non ti immaginavo così bello… e così maschio… che grosso… molto più di stamattina, in camera tua… e com'é duro… " Riprese a masturbarmi con grande dolcezza "Scusami se non sono brava… non ho pratica … impareremo insieme… .sono emozionata… mi piaci da morire… mi sento una ragazzina alla prima volta… .com'è grosso… .che bel maschio sei… sei un toro… .". La sua mano si fermò. "Christian, abbassa i jeans. Come faccio, così?" Le parole furono pronunciate con voce alterata: era evidente che ansimava. Strano, pensai; tutte le ragazze masturbano così loro ragazzi, specialmente al cinema e in discoteca dove non ci si può spogliare. Ma capii subito: la mamma voleva vedere bene e da vicino quello che stava toccando. La mamma voleva vedermi nudo: le piacevo, evidentemente, e ne era testimonianza l'estroflessione dei capezzoli Senza alcun problema mi sfilai i sandali seguiti da jeans e mutandine, che spinsi lontano da me; ero felicissimo di denudarmi di fronte a mia mamma, per lei. Continuava a fissarmi come ipnotizzata dalle dimensioni e, in quell'attimo, le afferrai con dolce fermezza la testa fino a portarla all'altezza del pene. "Ma Christian, cosa mi fai?" "Mamma… .succhiamelo … . fammi venire con la bocca… " "No, ti prego, Christian, non chiedermelo. Una sega passi, ma questo no… non l'ho mai fatto… cioè… l'ho fatto una volta sola, qualche mese fa, a un ragazzo… mi era piaciuto … però mi vergogno troppo farlo a te… lascia che ti faccia venire con la mano… " "Lo fanno tutte le femmine innamorate prima di accoppiarsi" "Ma io non sono innamorata di te… "Nemmeno di quel ragazzo, immagino!" "No, naturalmente… Christian… te lo assicuro… è stata una cosa passeggera… ma di te mi vergogno… forse non riesco a farlo a mio figlio… magari faccio una brutta figura… proprio con te… ." "Non ti piace?" "Certo che si… bello come sei… ma ho vergogna… ." Avvampò; era nervosa: me ne avvidi anche perché agitava le dita dei piedi negli zoccoli. "Va bene, ti concedo anche questo, ma poi non ti voglio più vicino per un bel po'… sessualmente, intendo dire… ..maschiaccio… ". Non avrei mai immaginato una scena simile che rivedevo, mentre ancora parzialmente si svolgeva, come in un film proiettato al rallentatore: in cucina, mia madre in gonna e zoccoli, a seno scoperto, seduta sulla sedia, che mi abbassava la cerniera dei jeans, infilava la mano nell'apertura per trarne la mia verga, cominciava a masturbarmi fissandomi negli occhi per vedere la mia reazione, mi faceva togliere gli indumenti lasciandomi nudo e infine, ulteriormente indurita, la prendeva in bocca: un rapporto orale con la mia mamma! Prese la verga tra le mani e cominciò a leccarla, scostò il prepuzio e insalivò il glande, continuando a lungo la sua azione; poi leccò lo scroto e si portò con la testa tra le mie gambe… . Da parte mia le accarezzavo la testa e le mammelle." Adesso mettilo in bocca, mamma… .vedrai, ti piacerà… " . Lo fece, con un profondo sospiro, e iniziò a succhiarlo; da parte mia diedi un paio di colpi di reni, come durante l'accoppiamento, ma mi fermai subito per evitare di eiaculare troppo presto ed interrompere il piacere. "Continua a succhiare, continua così, mamma, senti come è grosso e come ti riempie bene la bocca… .". Probabilmente era imbarazzata non tanto perché aveva un rapporto orale con suo figlio quanto perché non ne aveva l'abitudine, come da sua implicita ammissione, e non voleva mostrarsi a me come una ragazzina inesperta, cosa che aumentava il fascino della situazione contingente. "Mamma, sei stupenda! Stai andando benissimo. Come succhi bene!" La scena era eccitante, vista dall'alto; vedevo la testa di mia mamma premuta contro il mio ventre; la verga era completamente nella sua bocca e le sue mani mi accarezzavano lo scroto con infinita dolcezza.. Al tatto i capezzoli erano ottimamente consistenti e percepivo un ulteriore aumento dell'affanno nella sua respirazione, indizio sicuro di desiderio sessuale. Rimasi sorpreso che, dall'iniziale ed evidente tentennamento, ora il movimento della lingua era costante sul glande; adesso percepivo anche l'azione di risucchio e quindi capii che la mamma era sempre meno passiva. Ricordo di aver dato un paio di strattoni violenti, che contrastò chiudendo ulteriormente la bocca e succhiando con più forza, smorzando il mio movimento accompagnandolo con la testa; aveva ancora gli occhi rivolti verso la mia faccia per controllare le mie reazioni e goderne. "Mamma, non ho mai provato un piacere così intenso. Mi fai godere da impazzire. Tu sei una vera femmina… come ti sento… .mi fai impazzire, mammina… come lo lecchi bene… " Lei continuava a succhiarmi guardandomi in faccia e mi sorrise, finalmente distesa, accarezzandomi i testicoli, accennando a spremerli e morsicando con ogni delicatezza lo scroto. "Ti piace? Sei contento di fare l'amore con la tua mamma, come desideravi? Sono brava?" "Mammina!" "Allora sono una brava femmina? Mi piace quando me lo dici… ..é una conferma… "… Tesoro… sei una femmina straordinaria… mi fa impazzire … come lo succhi bene… ." "… Christian, l'hai tanto grosso che veramente mi riempie la bocca… com'è duro… come sei bello… Christian, che bel maschio sei… " Per un attimo si era staccata ma riprese subito a leccarmelo con indicibile dolcezza e io mi avvidi che la situazione era completamente a mio favore "Mamma, perché non ti masturbi mentre mi succhi?" "No, davanti a te no… ho vergogna… non adesso… dopo… o forse la prossima volta… " "Ma lo faresti volentieri, in questo momento?" Avvampò e mi rispose con un eloquente silenzio "Mamma, non hai voglia di venire… ." "Oh, Christian… ". Riprese a succhiare, con maggiore vigore, quasi con impegno. "Mamma, sento il calore della tua bocca; é come se ti stessi montando. E' troppo bello, troppo. Sei straordinaria. Me sembra di essere nella tua vagina… In questo momento vorrei montarti proprio per metterti incinta… vorrei farti fare un bambino… il nostro bambino… ". Si fermò, fissandomi negli occhi. "Christian, ti piaccio dunque così tanto?" "Si, da impazzire, mamma. Non avrei mai creduto che fosse così bello. E solo perché sei tu, perché sei la mia mamma, la donna più desiderabile che esista. Ti amo, mamma, da morire… " "Christian, Christian… Ho fatto male a cederti… Quando siamo partiti volevi solo guardarmi il seno e guarda dove siamo già arrivati… Andremo alla rovina, entrambi… e io che non so fermarti… e non so più fermarmi nemmeno io… " "E io ti piaccio, mamma?" "Sei un bel ragazzo… un bellissimo e desiderabile ragazzo… uno splendido maschio… un toro… forte… maschio… eppure così dolce… però sei mio figlio… non mi devi piacere sessualmente… non dovresti… almeno non troppo… ho il terrore di innamorarmi di te… " "Voglio baciarti ancora in bocca, mamma". Si alzò e fu lei a porgermi le labbra socchiuse: la baciai a lungo, le morsicai dolcemente le labbra e non oppose alcuna resistenza. Con la mano provai a sfiorarle le mutandine ma lei la scostò delicatamente e la spostò su una mammella. "Mamma, posso farti venire?" "Non oggi, Christian, purtroppo ho il ciclo… " La girai di schiena, che leccai con movimenti ampi e regolari e le morsicai dolcemente e ripetutamente il collo, mentre le accarezzavo con leggero movimento circolare entrambi i capezzoli, diventati durissimi. Mi lasciò fare, a lungo, chiuse gli occhi mentre ansimava sempre più profondamente "Ti piace, mamma?" "Da morire, Christian… .sei un maschio fantastico… mi fai sognare… .mi fai sentire sicura tra le tue braccia… ". Intuii che sarei riuscito a provocarle l'orgasmo anche così e mi misi d'impegno: la volevo felice ed appagata. "Christian… " "… mamma… ." "… Christian… mi stai facendo venire … " Si, mammina… sto provandoci… .spero di riuscirci… ti voglio appagata … ." "… tesoro, vuoi fare venire la tua mamma… vuoi soddisfarla… sei un tesoro, Christian… certo che ci riesci… mi sto bagnando, adesso… sto per venire… … ..vengo… vengo… non riesco a fermarmi… Christian… .che bel maschio sei… amore mio… tesoro mio… .amore… "All'improvviso si irrigidì per un attimo, si morse profondamente il labbro inferiore, emettendo un prolungato ed inequivocabile gemito, sfilò i piedi dagli zoccoli stringendo ripetutamente le gambe e spingendo ritmicamente e con forza il ventre verso l'esterno. Stava per perdere il controllo; mi prese una mano, succhiò a lungo il dito indice, lo morsicò, mentre sfregava la schiena verso il mio pube; ebbi la sensazione che stesse per cadere e fui rapidissimo a sostenerla, mentre le mammelle si erano afflosciate sotto le mie mani e i capezzoli retratti. Dopo, un sospiro profondo… "Christian… Christian… ."… reclinò la testa , riaperse gli occhi, togliendo con dolcezza la mia testa dal suo collo e le mani dalle mammelle. "Basta così, per ora, tesoro!" "Oh mamma, amore mio… sei venuta… tesoro mio… mamma… .ti ho fatta venire… tra le mie braccia… che bello… come ti amo, mamma… .sei la mia vita… ." Si dovette sedere; era senza forze dopo essere venuta in piedi, tra le mie braccia. Ci guardammo negli occhi, senza parlare. Il suo volto disteso esprimeva un'indicibile gioia di vivere. "Maschiaccio! Guarda cosa hai fatto alla tua mamma!" e si illuminò in volto. "Aspettami qui, torno subito. Vado a farmi bella… ". Si rimise gli zoccoli , mi diede un rapido ma intenso bacio in bocca che ebbe su di me l'effetto di una scossa elettrica sorridendomi e dicendo un inaspettato "Grazie, Christian! Sono felice di piacerti tanto!"; la seguii con lo sguardo entrare in camera da letto e poi in bagno. Avevo fatto venire mia mamma senza montarla, senza neppure averle leccato o almeno accarezzato la vagina, solo mordendola sul collo e accarezzandole i capezzoli: una cosa incredibile, per me; ora era andata a cambiarsi le mutandine, fradice dopo l'orgasmo, a lavarsi e forse a masturbarsi. Quando tornò in cucina sembrava una visione: era rimasta in zoccoli e mutandine bianche ridottissime, praticamente nuda. Era stupenda, divina e rimasi senza fiato; "Ti piaccio di più così?" "Oh, mamma!". "So che ti piacciono le mutandine bianche… " Si avvicinò con un sorriso smagliante e notai subito che i capezzoli erano nuovamente estroflessi e le mammelle tese, quasi gonfie: la mamma aveva voglia di me, ne ero certo. "..mamma ti sei fatta?… " "No, tesoro… sei qui vicino alla tua mamma… .però ho una voglia terribile, ora… "Era certamente pronta per l'accoppiamento, se non fosse stato per il ciclo… . Accarezzandole significativamente l'addome le leccai a lungo l'ombelico, mentre il suo respiro aumentava di intensità. "Stai ancora pensando di mettermi incinta?" Mi alzai, guardandola negli occhi "Si mamma. Lasciati montare adesso, facciamo il nostro bambino… ". Lei reagì sfilando un piede dallo zoccolo e accarezzandomi con quello il pene, sorridendo felice. "Oh Christian bambino mio! Come mi piacerebbe fare un bambino con il mio Christian… ." "Mamma, ti amo, ti amo da morire… lasciati montare… lascia che ti sborri dentro… facciamo il bambino… lo vogliamo entrambi, lo so… " "Christian, ti ho detto che ho avuto il ciclo, stanotte. Eppoi voglio aspettare un momento, devo essere sicura… .raccogliere le idee… ho paura di essere montata da te… .perché ho paura di innamorarmi di te … sei tanto bello… un gran bel toro… comunque niente bambino… .questo mai… semmai ti lascerò venirmi sopra prenderò… prenderò la pillola… "Mamma, dimmi la verità: ti piaccio tanto come maschio?" "Se mi hai fatto venire solo mordendomi il collo e accarezzandomi i capezzoli… " "Da quando hai desiderato accoppiarti con me?" "Da almeno due anni. Ho perfino sognato, più e più volte, che lo facevamo… " "Anche tu! Quando ti sei fatta l'ultima volta, pensandoci?" "Due ore fa, dopo essere stata in camera tua; dormivi sulla schiena, il lenzuolo era scostato e l'avevi duro sotto le mutandine sollevate… era un palo… quanto avrei voluto toccartelo… ho fatto uno sforzo terribile per non farlo… lo vedevo … l'ho guardato per almeno cinque minuti… speravo che scostassi gli slip e ti uscisse… ho immaginato quando sborravi… che bello se ti avessi visto in quel momento… e chissà quanta ne hai buttata fuori durante il sogno … stavo impazzendo… .per un momento ho pensato di denudarmi, entrare nel tuo letto, mettermi vicino a te e di farmi venire sopra… .Ho pensato… ho sperato che stessi sognando di fare l'amore con me … non ne potevo più… guardandoti seminudo vivevo la scena che tu hai sognato … .ho rischiato di venire lì, in piedi, vicino al tuo letto… mi sono toccata a lungo guardandoti… quando ho sentito che venivo sono corsa a letto .. … avessi visto la pozzanghera che ho lasciato sul lenzuolo… ho dovuto soffocare gli urli nel cuscino… forse tu sei venuto poco dopo di me, sognando la stessa scena… " "Mamma, come sono eccitato da questo! Raccontami cosa provavi… .quando è stata la prima volta che ti sei fatta per me… "Dopo, amore, dopo… . Avremo tanto tempo… Anche tu mi devi raccontare cosa provavi quando desideravi fare l'amore con la tua mamma… adesso giochiamo ancora un po'… ti piacciono le gambe della tua mamma?… morsicami i capezzoli come hai fatto prima… non ne posso più…" Era evidente che avrebbe voluto essere montata, sul momento; quel primo orgasmo l'aveva rinfrancata ed ora tutti i tabù sembravano superati. Non mancai di rilevare, pur nell'eccitazione del momento, che ciò avveniva sicuramente perché aveva rimosso la parola e il concetto di amore; esattamente l'opposto di quanto invece capitava a me: sentivo di amare la mia mamma ogni attimo di più e l'amore si sovrapponeva al desiderio fisico, in certo momenti lo cancellava. "Succhiami i capezzoli Christian, come se stessi prendendo il latte da me… " "Mamma, perché non ci sdraiamo sul letto?" "No, stiamo qui, per questa prima volta… E' tanto bello in piedi, ogni tanto… .Christian, bambino mio… sto perdendo la testa per te… lo sapevo… mi piaci troppo… non riesco a impedirmelo… sei troppo bello e dolce… come sei bello nudo… com'e grosso… é magnifico… morsicami… .morsicami forte i capezzoli … Christian… … vorrei tanto avere ancora il mio latte da darti … vorrei allattarti… ecco, mordimi così… ora ti sento totalmente mio come quando mangiavi da me… il mio Christian… .Christian… voglio venire ancora… ..come l'hai duro… .per la tua mamma… mettimelo in bocca adesso… spingi forte… come se mi fossi sopra… ". Si sedette nuovamente, aperse la bocca ed io glielo infilai. La mamma riprese a succhiare e ad accarezzarmi i testicoli, mentre il suo respiro era sempre più affannoso e l'occhio vitreo. Ancora due poderosi colpi di reni, che non poté parare; era davvero come se la stessi montando con il preciso scopo di metterla incinta. "Spremimi i capezzoli, Christian… " La sua bocca mi pareva bollente; la lingua premeva sul glande; ora l'aspirazione era divenuta ritmica e potente. Sentivo prepotente il bisogno di liberarmi; provai a spremerle con forza le mammelle e per un trasfert , la vidi incinta, con il pancione dell'ultimo mese, e vidi sprizzare dai capezzoli un getto di latte. Mi sentii avvampare la schiena, mentre la profonda aspirazione sul glande stava per liberarmi. Strinsi, anzi mi aggrappai ai suoi capezzoli "Adagio tesoro, mi fai male cosi". La mamma si era nuovamente sfilata gli zoccoli, si sfregava le coscie, l'una contro l'altra, poi le divaricò; nonostante la mia presenza, si infilò la mano nelle mutandine e cominciò a masturbarsi con violenza. Evidentemente anche per lei il bisogno dell'accoppiamento era diventato insopportabile. Riprese il pene in bocca e cominciò ad aspirare quasi con furia, mentre la sua mano correva sempre più veloce nelle mutandine. "Christian… scusami Christian se lo faccio davanti a te… non ne posso più… devo venire subito altrimenti muoio… mi scoppia … sto godendo da morire… mi piaci tanto… sei tanto bello… che grosso… chissà dentro… non ne posso più… era troppo tempo… come vorrei averlo dentro, adesso… sei un toro… .chissà come spingi forte mentre monti… come prima in bocca… " Ora leccava lo scroto ed io mi sentivo impazzire "Chissà quanta ne hai dentro… .dammela, amore… dalla alla tua mamma… "; riprese in bocca la verga, aspirando. Le diedi ancora un paio di colpi di schiena in bocca "Così, Christian! Spingi così.. forte… fai come se mi stessi montando… " "Mamma sto per venire!" "No Christian, tienila, non venirmi in bocca! Voglio vederti mentre sborri… ". Ebbe appena il tempo di staccarsi dal pene e di dirigerlo verso la faccia, con la bocca spalancata. Rivedo ancora la scena: mia madre intenta a masturbarsi davanti a me, che mi fissa con gli occhi dilatati, con le sue mammelle strette nelle mie mani, mentre dalla verga schizza uno spruzzo di sperma con una forza ed un volume inauditi e imprevedibili, che stupirono per primo me stesso. Fu colpita in piena faccia e in bocca; in rapida e fulminea successione partirono altri tre o quattro schizzi, se possibile perfino più violenti, densi e voluminosi che, stavolta, la colpirono sulle mammelle, che percepii afflosciarsi quasi istantaneamente mentre lei chiuse gli occhi e portò la testa all'indietro. "Christian come sborri… vengo… vengo anch'io… ..quanta ne hai buttata fuori… Christian, amore… che sborrata… .sei magnifico quando sei eccitato… sei un toro… come sei forte… quanta sborra per la tua mamma … dopo tutta quella che hai buttato fuori mentre mi guardavi le tette… ti piace la tua mamma… è la tua mamma che ti ha fatto sborrare così tanto… Christian vengo, vengo… .Christian è magnifico… sei un maschio magnifico… godo… come se ti avessi dentro… Christian, sono tua… sto sborrando anch'io … amore mio… veniamo insieme… ."; probabilmente aveva introdotto un dito in vagina e raggiunse così l'orgasmo. Prima fu un mugulio, poi un terribile e prolungato urlo che sfociò in un profondo sospiro. Era la prima volta che vedevo una femmina colta da un orgasmo così travolgente, quasi spaventoso: nemmeno nelle cassette pornografiche, dove gli orgasmi sono finti e quindi esagerati, avevo mai visto nulla di paragonabile. Mi chiedevo se la mamma non si fosse sentita male e soprattutto cosa sarebbe successo nel momento dell'accoppiamento. Circa l'eiaculazione, ero più stupefatto di lei perché tutto era avvenuto al di là della mia volontà: come era diverso da quando mi masturbavo, pur eccitato pensando di accoppiarmi con lei! Uscivano poche gocce di sperma molto liquida sul palmo della mia mano; quella che avevo emesso ora avrebbe riempito almeno un cucchiaio da tavola ed era densa, cremosa, bianca. Probabilmente era avvenuto perché lo stimolo era incomparabilmente più intenso. La mano della mamma si era fermata nelle mutandine, tra le gambe, le braccia erano penzoloni, il respiro affannoso, gli occhi chiusi, le mammelle flosce; la mamma aveva avuto il secondo orgasmo in mezz'ora. "Christian! Ma guarda che disastro! Ma guarda che sborrata… .sembravi un cavallo! Non ti fermavi più … mai visto niente di simile … ma dove l'hai trovata tutta, brutto maschiaccio! E la tua mamma che ti fa sborrare così tanto!" "Ovvio! E tu come stai mamma? Come sono le tue mutandine?" "Come le tue, prima! Fradice, da strizzare!", rispose ridendo. Temevo che si fosse offesa per averle spruzzato la faccia con lo sperma; per fortuna non era così.. "Ti ho bagnata per dimostrarti il possesso perché da adesso sono io il tuo maschio e tu sei e sarai per sempre la mia femmina" "Ti piaccio ancora come prima, adesso che mi hai quasi avuta?" "Mamma, ogni istante di più". Con il dito raccolse quanto sperma poteva e la mise in bocca "Mamma, ti piace?" "Amore! E la tua, il tuo dono alla tua mamma… quella che farà fare il tuo bambino alla tua donna … " "Tu sei la mia femmina. Tu farai il bambino con me" "Questo no, Christian… ". Mi era presa la voglia incontenibile di leccarle la vagina e glielo dissi; lei sorrise, lusingata. Maledetto ciclo! Avevo la verga afflosciata e gocciolante e la mamma la leccò, fino a ripulirla completamente, provocandomi una nuova, immediata erezione. "Che buona! Ma Christian, sei ancora pronto?" "La mia mamma è una femmina straordinaria… Sarei pronto a montarla all'istante… " "Allora proprio ti piaccio, vedo… " "E io?" "Mi hai fatto impazzire solo leccandomi e accarezzandomi… chissà il resto… ". Era raggiante. Si alzò. "Mi sento le gambe tremare… non ho più forza… Christian, non mi avrai messo incinta con il pensiero, spero?" Sembrava l'incarnazione della felicità; raccolse il reggiseno e la maglietta bianca; "Adesso una bella doccia… ..sono tutta incollata, come te prima… ..ma quanto sborri, maschiaccio… " "Possiamo fare la doccia insieme? … " "Non oggi amore… sai che non posso… " "Già, è vero… avrei dovuto chiedertelo prima… ." "Ma il tempo non ci manca… " "Già la vita intera… " Ero trascorso poco tempo, in cucina, ed ero nuovamente eccitato, con il pene duro e lungo quanto mai; sentivo l'acqua scorrere e la immaginavo nuda sotto la doccia. Ma non era la solita immaginazione; ora la mamma era mia anche fisicamente… La rivedevo quando mi mostrò per la prima volta il seno nudo, vergognandosi ed arrossendo come una ragazzina alla sua prima volta… … .quando accarezzavo i capezzoli… quando glieli succhiavo… pensavo alla mattina, in camera mia, quando si era masturbata vedendomelo eretto … alla sua faccia felice quando me l'aveva preso per la prima volta in mano… la faccia raggiante mentre la spruzzavo… .e quando si accasciava dopo il primo orgasmo… .quando leccava il mio sperma… il secondo potentissimo orgasmo… sentivo di amarla, ogni istante di più… era la femmina della mia vita… .e questo era un film… un magnifico film. Dovevo masturbarmi, non ne potevo più, ma decisi di raggiungerla in doccia e di farlo fare a lei. "Mamma!… ""Sì , Christian… " "Puoi uscire un attimo da lì… " Aveva certamente capito le me intenzioni… " "Non posso, sono nuda… mi vergogno.." e rise. Fermò l'afflusso dell'acqua; mi apparve con le sole mutandine, grondante d'acqua; naturalmente notò subito il pene duro.. "Scommetto che hai bisogno di qualcosa da me… " "Mamma, non ne posso più… ho pensato a prima… a tutto… mi è tornato duro e mi scoppia… è ancora pieno… ho pensato… " "Hai fatto bene. Lascia fare alla tua mamma" Uscì dalla cabina; mi accarezzò la testa e porgendo una mammella alle mie labbra lo prese in mano, cominciando a masturbarmi. "Ma guarda che bel tarello duro ha il mio bambino! Ha ancora voglia della sua mamma il mio cucciolo… . Ti ha lasciato solo cinque minuti fa e l'ha già duro e adesso la mamma deve succhiarglielo ancora per fare uscire la sborra e sgonfiarlo… .."Sto impazzendo… mamma mi fai godere da morire già parlandomi così… .che voglia… ." "..adesso di' alla tua mamma cosa le regali … ." Cominciava ad eccitarsi e a perdere la testa " Mamma sto per sborrare… " "Christian… bambino mio… dai tanta sborra alla tua mamma… ." Ora ansimava e parlava a fatica. "Cosa farai alla tua mamma quando la monterai?" "Voglio sborrarle dentro e farle fare un figlio… "e come farai a metterla incinta?.." "la riempirò di sborra e le starò dentro fin che rimane duro perché sarà più facile che resti incinta… " "Amore… .mi sembra di sentirti venire dentro… adesso dammelo in bocca … voglio che me la riempia… sto venendo un'altra volta … sborra, amore… sborra in bocca alla tua mamma… .spingi forte… vieni, Christian… "; si mise in ginocchio e trascorse poco tempo dal momento in cui si attaccò alla verga cominciando a succhiare a quando ricevette in bocca un considerevole getto di sperma che ingoiò avidamente. Leccò a lungo il pene, contrastando il mio desiderio di divincolarmi; in un attimo si era indurito di nuovo. Era visibilmente eccitata "Quanta! ..anche stavolta… che buona… fino che non mi hai fatto la festa non ti vuoterai più, maschiaccio bollente… Adesso lasciami finire la doccia, poi la fai tu" "E dopo… " Andiamo a pranzo e parliamo… Abbiamo tante cose da dirci… " "E poi?" "Staremo ancor a vicini, a giocare come ora… sul letto, stavolta… magari proprio sul tuo… " Era sempre più eccitata e stava per godere "Christian, ho bisogno … ho bisogno di venire ancora una volta… subito… mentre ti succhiavo ho pensato al tuo sogno… quando mi hai montata più volte… a quando mi hai sborrato sulla faccia e sulle tette… quanta sborra… .mordimi ancora sul collo come prima… sto per venire… fammelo sentire contro le mutandine… .sfregalo bene contro… .così, Christian… mordimi forte il collo… mordimi… spremi i capezzoli … che meraviglia… mordimi la schiena adesso… più forte… com'é duro… stringimi forte… .sei un toro… .Christian… come sei forte… che bel maschio… godo da morire… sto venendo… vengo, vengo… .strizzami i capezzoli… .adesso lasciamelo prendere in mano… Christian, sto venendo… voglio essere tua … sto venendo per te… per il mio maschio… Christian, come vorrei averti dentro … sei un vero maschio… non mi importa più che sia mio figlio… quanto sborri con la tua mamma… .un mare di sborra… che meraviglia… .vengo .. vengo, amore mio… amore mio… .Christian… ". La mamma era venuta ancora una volta, senza nemmeno toccarsi e ancora tra le mie braccia; si sdraiò raggomitolata, ai miei piedi, stringendomi forte le gambe: continuava a mugulare, con gli occhi chiusi e stavolta impiegò più tempo a riprendersi. "Fino a che non ci saremo accoppiati staremo male tutti e due… per fortuna tra un paio di giorni… .. scegli tu le mutandine con cui vuoi vedermi, dopo… .Però smettila di farmi venire ogni quarto d'ora altrimenti il guardaroba non basta… .mettimelo sopra alla faccia… in bocca, amore… ." Era ancora sdraiata con gli occhi chiusi; mi misi in ginocchio e mi posizionai proprio sopra la faccia; la mamma prese avidamente in bocca la verga e la succhiò a lungo, anche se era ormai afflosciata" " … che voglia… lasciatelo leccare bene, magari ne é rimasta un po'… ". Ci rialzammo, non senza fatica, e ci baciammo in bocca, a lungo "Portami per favore gli zoccoli, che sono rimasti in cucina… "Tornai in cucina, stordito; raccolsi gli zoccoli e li accarezzai pensando ai suoi piedi, tanto belli e tanto curati, che si posavano su quel legno. Raggiunsi il bagno per consegnarglieli , e fu una nuova sorpresa. "Mamma, ti ho portato gli zoccoli". "Aspetta che mi asciughi del tutto e me li passi" Vedevo la sua figura attraverso il vetro smerigliato; ero ancora pronto… La porta della cabina si aperse inquadrò la mamma finalmente senza le mutandine, nuda. "Eccomi! Finalmente vedi per la prima volta una donna completamente nuda… ed è la tua mamma, che tanto desideravi… " "Oh mamma, come sei bella… " "Davvero, Christian? Allora ti piaccio proprio… oppure ero più bella nella tua fantasia, quando mi desideravi… dimmi la verità… " "Affatto! Non avrei mai immaginato che fossi tanto bella: Sembri una statua, un'apparizione… che meraviglia… una femmina terribilmente invitante… " Ed era vero, pienamente "Mi verresti sopra, adesso?" "Pensa se no… " "Oh Christian!… Non lo crederai ma proprio perché ero certa di ascoltare queste parole sono riuscita a superare l'imbarazzo di mostrarmi a mio figlio completamente nuda… ho fatto una fatica, prima, a scoprirmi il seno … ma soprattutto a mostrartelo… avevo tanta vergogna… temevo non ti piacessero i miei capezzoli, così grossi… e così duri, quando ho voglia… magari sembro una balia… .ma ho visto che ti sono piaciuta tanto… ne valeva proprio la pena… sono felice di esserci riuscita… d'altra parte anche tu sei stato generoso con la tua mamma… .tu non avevi vergogna a spogliarti davanti alla tua mamma, maschiaccio… ti sei denudato in un amen… sai di essere magnifico e desiderabile… che bel maschio… lo so, penserai che sia una civetta… è vero… tutte lo siamo… se poi la corte viene da un bel maschio giovane… come sono fortunata ad averti… scusami se non mi avvicino ma sai il perché… " Era avvenuta il miracolo; la mamma era nuda davanti a me senza alcun imbarazzo, anzi era felice di mostrarsi e di piacermi come e ben più di quando la immaginavo e si sentiva pienamente realizzata. Io ero al settimo cielo per la gioia; notai i capezzoli estroflessi e sicuramente molto duri.. "Pensa, Christian! In poche ore dall'imbarazzo a una felicità completa… beh, quasi completa… per ora… " Calzò gli zoccoli e uscì dalla cabina. "Christian, ragazzaccio, l'hai ancora duro… e in piedi… .ma come fai… sei incontentabile… è grosso come quello di un toro… " "Con una femmina così, il maschio non può che impazzire… " "Christian, anch'io ho ancora voglia… tantissima… mi piacerebbe averti sopra… dentro di me… … ma non si può, oggi… ". Si avvicinò mi leccò lungamente il pene ormai sgonfio e un po' dolorante. "Potessi fare io la stessa cosa con te, mamma… " " … amore… solo un paio di giorni di pazienza… poi il mio Christian avrà la sua mamma, come desiderava, completamente sua… ". La mamma aveva lasciato sulle piastrelle del pavimento una vistosa traccia del suo ultimo orgasmo, che finsi di ignorare, ovviamente. "Bene, finisco di prepararmi e sono da te. Adesso vai anche tu in doccia… .credo che per un po' sia soddisfatto… " "Solo se non ti penso, mamma… altrimenti è di nuovo gonfio.. " "Stallone incontentabile! Ehi! Non vestirti troppo..! Anch'io sarò generosa… ". Mentre la mamma si sfilava gli zoccoli e rientrava in doccia, mi allontanai verso il mio bagno: mi sembrava che il suo sorriso raggiante mi illuminasse più del sole i cui raggi filtravano in modo discreto dalle tende creando arabeschi Liberty sul soffitto
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