Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno


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Da quel giorno in crociera
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 14:03

Erano i primi giorni di un luglio di pochi anni fa quando io e Alfredo ci siamo sposati. A 25 anni io, Monica, ragioniera ma impiegata come commessa in un negozio di abbigliamento, e 28 anni lui, laureato ed impiegato in banca, abbiamo coronato il nostro lungo fidanzamento. Per sposarci prima abbiamo atteso che Alfredo terminasse gli studi e poi trovasse lavoro.
Una volta che Alfredo fu assunto fissammo la data ed iniziammo i preparativi. Non avevamo problemi economici ma comunque organizzammo una cerimonia piuttosto semplice. Dopo l'immancabile pranzo di nozze io ed Alfredo trascorremmo la "mitica" prima notte nella nostra nuova casa.
Dal punto di vista sessuale non fu certo una notte memorabile. Con Alfredo erano anni che facevamo l'amore. Non c'era quindi quella tensione che caratterizza una prima volta. Per di più eravamo entrambi stravolti da una giornata lunga, emozionante e stressante.
Alfredo fu comunque dolcissimo. Mi spogliò lentamente dedicandosi ad ogni centimetro del mio corpo. Poi io feci altrettanto con lui e, alla fine, fu dentro di me sino all'orgasmo che ci lasciò entrambi appagati e felici.
Quell'orgasmo rappresentava per noi il primo tentativo mirato al concepimento di un bambino a cui avevamo deciso di puntare subito. Proprio per questo, da più di tre mesi, avevo interrotto la pillola e, nei nostri ultimi rapporti, avevamo sempre fatto ricorso al profilattico. Non era certo il mio periodo più fecondo, avevo finito le mie cose da pochi gironi, ma... tentar non nuoce.
Il giorno successivo fu quello della partenza per il viaggio di nozze. Si era occupato di tutto Alfredo. Io mi ero limitata a preparare le valige sulla base delle indicazioni che mi aveva fornito dato che la destinazione, per me, rappresentava una sorpresa. Ero convinta che la nostra meta sarebbe stata un'isola tropicale perciò rimasi delusa quando, anziché un aeroporto, la nostra prima destinazione fu un porto dove ad attenderci c'era, peraltro, una stupenda nave.
Ero amareggiata comunque cercai di non darlo a vedere. Una volta a bordo attendemmo la partenza e poi ci dedicammo ad una prima visita della nave. Devo ammettere che era immensa e bella. Non mancava niente ma era proprio l'idea della crociera che non mi ispirava.
Dopo la cena ci ritirammo nella nostra cabina e, non sapendo che fare, finimmo col restare lì a fare l'amore. Eravamo entrambi più riposati e tranquilli rispetto alla notte precedente e ciò influì positivamente. Prima di addormentarci per la stanchezza Alfredo aveva per due volte depositato il suo seme dentro di me che, se durante il rapporto ero disposta a tutto, senza alcuna remora, contemplavo un unico finale.
Alfredo assecondava questo mio desiderio e non mandò sprecata neppure una goccia del suo sperma.
Il giorno successivo ci svegliammo presto. Dopo colazione Alfredo cerco di propormi qualcosa da fare ma, visti i miei continui rifiuti, fini col condurmi in cabina dove facemmo nuovamente l'amore. A parte un breve bagno, in una delle piscine, la giornata prosegui nella nostra cabina, resa fresca dall'aria condizionata, dove ci dedicavamo alla lettura e... al nostro piacere.

Il secondo giorno di navigazione prosegui come il primo. Solo delle brevi interruzioni per un bagno in piscina, per il pranzo, o per una passeggiata tra gli infiniti ponti, poi sesso e ancora sesso nel nostro nido d'amore dove ormai giravamo quasi costantemente privi di vestiti.
La crociera non mi piaceva e l'unico aspetto positivo sino a quel momento erano i continui rapporti con l'uomo che avevo sposato e da cui volevo un figlio. Per il resto continuavo a fuggire da ogni iniziativa tesa a rendere più gioiosa la navigazione. Quella sera comunque mi lasciai convincere da Alfredo e passammo un paio d'ore in una sala adibita a discoteca. Prima di mezzanotte ci decidemmo a rientrare in cabina ma, nel tragitto, transitammo nei pressi di un'altra sala dove un gruppo stava suonando musiche di Elton John. Ci fermammo ad ascoltare e poi ci sedemmo ad un tavolo libero. Per circa un ora, bevendo un long drink, che in realtà per me era una semplice coca-cola, restammo ad osservare le coppie che ballavano sulla piccola pista intorno alla quale erano disposti i tavoli.

Il giorno seguente iniziò e proseguì, sino al pranzo, come i precedenti. La routine venne interrotta dai nostri vicini di tavolo che, italiani come noi, nell'attesa tra una portata e l'altra attaccarono discorso.
Erano una coppia, marito e moglie, molto più anziana rispetto a noi ma, comunque, entrambi affabili e spigliati. Inizialmente provai una certa avversione per l'invadenza di Roberto e Lucia ma poi accettai il dialogo scoprendo che, anche loro, la sera precedente erano nella sala dove avevamo concluso la serata.
Finito il pranzo io ed Alfredo raggiungemmo la cabina per cambiarci e quindi recarci in piscina ma la nudità dei nostri corpi ci suggerì, ancora una volta, un altro tipo di svago.
Per la sera puntammo decisamente per la sala del ballo tralasciando la discoteca. Notai che tra coloro che ballavano vi era anche la coppia con cui avevamo parlato a pranzo e non potei far a meno di commentare la scollatura e lo spacco dell'abito che indossava la donna. Erano, a mio avviso, entrambi eccessivi anche se, nonostante l'età, lei era sicuramente ancora una donna piacevole come mi confermò Alfredo con i suoi continui sguardi verso di lei.
Quando già stavo pensando di proporre ad Alfredo di fare ritorno in cabina si è avvicinato Roberto che, con fare molto galante, si è rivolto a me chiedendomi "potrei avere il piacere di un ballo?" e rivolgendo lo sguardo verso Alfredo "se suo marito non ha niente in contrario?". Con mio disappunto Alfredo accetto e io mi ritrovai a dover rifiutare l'invito con la scusa che non sapevo ballare, cosa peraltro vera dato che, le poche volte che avevo frequentato la discoteca, avevo ballato generi del tutto diversi. Roberto non si dette per vinto e si dichiarò felicissimo di potermi insegnare qualche passo. Rifiutai ancora, questa volta sostenendo che mi dispiaceva lasciare mio marito da solo al tavolo, ma ancora una volta Roberto non si arrese offrendo ad Alfredo la possibilità di ballare con Lucia. Quel porco di Alfredo si dimostrò subito entusiasta dell'idea, sebbene non avesse mai ballato in vita sua, e così fui costretta ad accettare e a ballare con Roberto.

Dopo circa mezzora, quando tornammo tutti a sederci allo stesso tavolo, mi ero già pentita del mio precedente atteggiamento e, divertita, partecipavo alla conversazione che, Roberto, con intelligenza e simpatia teneva sempre viva.
Nel resto della serata, tra un ballo e l'altro, appresi che Roberto e Lucia, la cui età era a cavallo dei 50 anni, erano sposati da quasi trenta, abitavano con i loro due figli vicino a Torino, lui era un imprenditore e lei insegnava in un liceo.
Era ormai tardi quando, dandoci appuntamento al mattino successivo, lasciammo la sala per raggiungere le rispettive cabine. Per la prima volta dalla partenza io ed Alfredo ci addormentammo senza fare l'amore.

Trascorremmo gran parte del giorno successivo con Roberto e Lucia. La serata poi fu interamente dedicata al ballo con loro due nella veste di nostri maestri personali. Se il comportamento di Roberto nei miei confronti era inappuntabile, non altrettanto potevo dire di quello di Alfredo. Si stringeva e si strusciava di continuo contro il corpo di Lucia e non perdeva occasione per sbirciare nella sua scollatura. Con le mani poi sembrava un polipo. Si posavano dappertutto meno dove dovevano stare. Lucia non si dimostrava infastidita più di tanto limitandosi a far risalire la mano lungo la schiena quando, ballando, questa scendeva troppo in basso.
Se la cosa, in parte, mi infastidiva non volevo certo fare una scenata di gelosia né tantomeno apparire gelosa nei confronti di Lucia. In fondo tra noi c'era una differenza di età di quasi trent'anni e, sia Roberto che Lucia, potevano essere i nostri genitori.
I giorni seguenti passammo molto tempo con Lucia e Roberto. Lui si dimostro sempre pieno di attenzioni e riguardo nei miei confronti sino alla sera in cui, notandomi accaldata, mentre ballavamo, mi propose una pausa per prendere una boccata d'aria fresca. Accettai volentieri e, mentre Alfredo e Lucia continuavano a ballare, usci con Roberto. Camminammo su un ponte esterno sino a poppa dove ci fermammo a parlare guardando le luci della nave che si riflettevano tremolanti sul mare nero che pareva infinito. Mi resi conto che era una situazione strana. In viaggio di nozze, romanticamente, passeggiavo con un uomo che aveva il doppio dei miei anni e che avevo conosciuto solo pochi giorni prima.
Riemersi dai miei pensieri scossa da un brivido di freddo provocato dalla fresca brezza notturna. Roberto notò la cosa e subito si tolse la giacca che posò sulle mie spalle. Lo ringraziai con lo sguardo lasciandomi stringere a lui che, cingendomi con il braccio destro, mi massaggiava delicatamente per scaldarmi. Lo lasciai fare provando piacere per il tepore che il suo corpo e la sua mano mi davano. Non mi preoccupai neppure quando la sua mano si sposto dal mio braccio sul mio fianco e poi sulla schiena.
Solo quando la mano scese delicatamente sul fondo schiena per posarsi sulle natiche mi resi conto che la situazione stava degenerando. Il mio primo istinto fu di schiaffeggiarlo e scapparmene via, ma esitai. Nella mia mente immaginavo i possibili sviluppi di una mia simile reazione e mi resi conto che, probabilmente, neppure Alfredo avrebbe creduto al mio racconto. Mi staccai comunque da Roberto guardandolo male e mi diressi verso la sala seguita da lui.
In sala raggiungemmo i nostri rispettivi coniugi i quali, seduti al tavolo, ridevano divertiti e, facendo come se non fosse successo niente, ci unimmo a loro.

Quando rientrammo in cabina fui tentata di raccontare ad Alfredo cosa era successo ma, l'entusiasmo con cui ricordava la giornata trascorsa con Roberto e Lucia, mi fece desistere dal mio proposito e tenni la cosa per me. Roberto in seguito si comportò perfettamente tornando ad essere premuroso e garbato senza mai eccedere e, se subito avevo cercato di mantenerlo a distanza, ripresi ad avere fiducia in lui quasi cancellando quello che era successo.
Giungemmo così all'ultima sera e, come al solito, dopo una cena che si era protratta più del consueto, raggiungemmo la sala cominciando a ballare.
Per l'occasione avevo indossato un mini abito di colore rosso con una generosa scollatura sulla schiena che mi obbligava a non indossare il reggiseno. L'elasticità del tessuto che fasciava il mio corpo mi indusse ad indossare anche un tanga ridottissimo.
Per uscire dalla cabina faticai a sottrarmi agli assalti di Alfredo ma eravamo già in ritardo e, anche se era dal mattino precedente che non facevamo l'amore, avremmo dovuto attendere ancora. Anche Lucia era vestita in modo elegante e succinto ma, per lei, era una cosa abituale. Mi stupii comunque nel vedere i suoi seni che sembravano voler schizzare fuori da un top scintillante e aderente su cui portava una camicetta sbottonata e comunque così trasparente che non avrebbe nascosto niente.

In sala quella sera vi era molta più gente. Le musiche e, conseguentemente l'ambiente, erano molto più allegre del solito. I balli latino-americani la facevano da padrone e, guidata da Roberto, volteggiavo divertita. Ballai anche con Alfredo ma, come ballerino, doveva ancora imparare molto. In compenso ne approfittava per strusciarsi sul il mio corpo tanto da farmi percepire la sua erezione. Facendo la finta offesa l'ho allontanato da me per raggiungere i nostri amici al tavolo.
Appena seduta Lucia mi ha fatto arrossire dicendomi "lo hai proprio fatto eccitare!". "Mi auguro che non si comporti così anche quando balla con te!" gli ho risposto imbarazzata. "Altroché sei proprio fortunata ad avere a disposizione un mandrillo come lui, pare instancabile" sono state le parole di Lucia che mi hanno confermato l'interesse di Alfredo per lei.
Il discorso è finito lì quando proprio lui, il mandrillo, ci ha raggiunti proponendoci un brindisi. Roberto ha ordinato una bottiglia di champagne con cui abbiamo brindato al nostro matrimonio, alla vacanza, alla nostra amicizia.

Era passata la mezzanotte e, finalmente, la pista era un po' più libera. Roberto mi ha invitata a ballare e volentieri l'ho seguito. Durante il ballo mi sono resa conto che la distanza tra i nostri corpi andava progressivamente diminuendo e, contemporaneamente, la mano di Roberto si abbassava lungo la schiena. Non sapevo che fare. Ancora una volta avrei voluto reagire bruscamente ma l'idea di una scenata in mezzo alla pista mi terrorizzava ancora di più. Cercavo una via di fuga. Ho più volte incrociato lo sguardo di mio marito che però pareva divertito e mi incoraggiava complimentandosi con me.
Neppure Lucia sembrava capire il mio stato d'animo. Roberto intanto continuava a condurmi abilmente stringendomi a se. Ora i nostri corpi erano a stretto contatto e la sua mano poggiava bassa sulla schiena con i polpastrelli che sentivo premere ben sotto il bordo superiore del tanga.
Finii col rinunciare ad ogni opposizione. Se la cosa non preoccupava né mio marito, né Lucia, non vedevo perché dovevo preoccuparmene io che, in fondo, mi divertivo, piacevolmente abbracciata ad un uomo affascinante il quale mi cullava al ritmo di una musica dolce e romantica. Stretta a Roberto ho continuato a ballare con la testa poggiata sul suo petto fremendo ogni volta che la sua mano aumentava la pressione sulla schiena per legarmi a lui, oppure scendeva a carezzarmi palesemente le natiche.

Quando i musicisti si sono presi una pausa e noi abbiamo fatto ritorno al tavolo ero quasi dispiaciuta. Alfredo mi ha riempito di complimenti per come avevo ballato confidandomi che con Roberto formavamo la coppia più sensuale della serata e che avevamo gli sguardi di tutti puntati addosso. Rimasi sorpresa. Non un accenno al modo in cui Roberto mi cingeva o alla sua mano che, non poteva aver notato, si era più volte posata sui miei glutei. Lucia fece altrettanto riempiendoci di apprezzamenti.
Quando la musica riprese arrivò la seconda bottiglia di champagne e una lunga serie di brindisi che finirono con l'aumentare l'allegria del gruppo o perlomeno ad allentare la tensione che mi assaliva ogni volta in cui Roberto mi rivolgeva la parola o toccava anche accidentalmente una parte del mio corpo.
Era ormai tardi quando Roberto ha proposto un ultimo ballo. "Io rinuncio ma voi fate pure" sono state le parole di Alfredo che pareva aver esagerato con l'alcol e, pur mantenendo il controllo, preferiva tornare in cabina. "Mi dispiace Roberto ma forse è meglio che vada con mio marito". "No, no ballate pure, divertiti io ti aspetto sveglio. Buonanotte a tutti" e così dicendo, dopo aver baciato me sulla bocca e Lucia sulle guance, Alfredo si è allontanato.

Lo guardavo andarsene quando Roberto mi ha preso per mano per condurmi al centro della pista. Mi ha fatto ballare stretta a lui con la mano nuovamente poggiata sulla parte nuda della mia schiena. Ero tesa, mi mancava la protezione che, la sola presenza di Alfredo, mi assicurava. Temevo il piacere che quel ballo mi stava dando. Temevo di perdere il controllo. Temevo la presenza di Lucia.
Lucia. Ho cercato in lei un appoggio ma, quando i nostri sguardi si sono incrociati, sono solo riuscita a leggere sulle sue labbra "lasciati andare" e l'ho fatto. Mi sono stretta a Roberto tornando a poggiare la testa sul suo petto. Lui ha percepito il cambiamento e, mentre mi baciava teneramente i capelli, su cui potevo sentire espandersi il suo caldo alito, la sua mano è tornata a scendere ora sulle natiche ora, percorrendo la schiena, all'interno del vestito penetrando dal bordo della scollatura sino ad oltre il sottile elastico del tanga. I fremiti di piacere avevano ormai lasciato il posto a pura eccitazione ma poi la musica è finita ed in un attimo di lucidità mi sono staccata da Roberto dirigendomi al tavolo dove Lucia ci ha accolto con un sorriso radioso.
"Devo andare, grazie di tutto e buonanotte".
"Buonanotte Monica" è stato il saluto di Roberto accompagnato da un casto bacio sulla guancia.
"Buonanotte cara ma, Roberto, non lasciarla andare da sola, accompagnala".
"Non disturbarti non è un problema".
"Figurati se ti lascio andare da sola, non si sa mai. Torno subito Lucia.".
"Tranquillo ti aspetto qui, buonanotte Monica".
"Buonanotte".
Mi sono così diretta verso la mia cabina accompagnata da Roberto. Stavamo scendendo le scale quando Roberto mi ha chiesto:
"Lucia ti ha fatto vedere le foto che abbiamo fatto sviluppare.
"No! Sono belle?".
"Ce ne sono alcune tue stupende! Devi vederle."
"Ora è tardi magari domattina prima dello sbarco"
"Ma no ci vuole solo un attimo e così domani avremo il tempo per farvi fare anche dei duplicati".
"Ma Alfredo e Lucia ci aspettano".
"Facciamo in un minuto, vieni" e cosi ci siamo diretti verso la loro cabina.
Sono entrata titubante e, dopo che Roberto mi ha dato le foto, mi sono seduta a guardarle. Lui, nel frattempo, ha acceso un lettore CD portatile e le note di un valzer hanno invaso la stanza. Poi si è avvicinato a me con due calici in mano offrendomene uno.
"Mi concedi un ultimo ballo?"
"Sei un diavolo non ti si può negare niente" e prendendo il calice mi sono alzata avvicinandomi a lui.
Ho bevuto con piacere prima di abbracciarmi a Roberto. Era fantastico. Come se le bollicine dallo spumante fossero passate nel sangue. Mi sentivo come se la stanza non esistesse ondeggiando stretta a Roberto che, come se fosse una cosa naturale, mi carezzava con una mano la nuca e con l'altra mi baciava sul collo risalendo sino all'orecchio per poi scendere lentamente sin sulla spalla lasciata nuda dal vestito.
Non avevo la forza di oppormi, sapevo che non era giusto, ma non volevo negarmi quel piacere.
Roberto ha capito che poteva osare, che non avrebbe incontrato opposizione, e lo ha fatto. Le sue mani sono scese sensualmente lungo i miei fianchi e poi sul sedere. Mi ha stretto a se, il mio bacino strusciava contro il suo mentre il vestito risaliva scoprendo quel poco che, normalmente, celava.
Avrei voluto baciarlo ma lui si è inginocchiato davanti a me poggiando il viso sul ventre piatto con le mani che percorrevano, lente, le mie gambe.
Ha fatto salire l'abito sino a scoprire le parti intime protette ora solo dal sottile strato di stoffa bianca che costituiva la mia biancheria. Attraverso il tessuto ha preso a baciarmi sul pube e, inducendomi con le mani ad allargare le gambe, è sceso verso il clitoride gonfio e le grandi labbra che, ben depilate, sporgevano solcate al centro dal tessuto del tanga, umido e ripiegato su se stesso.
Ansimante, in piedi, ho stretto la testa tra le mani infilando le dita a pettine tra i capelli di Roberto che ha continuato a deliziarmi sino a quando il mio corpo è stato scosso dai fremiti di un orgasmo che non potevo più trattenere.

Dopo aver atteso che mi calmassi Roberto si è rialzato e, finalmente, mi ha baciata. Un bacio intenso, carnale, un bacio che aveva il sapore del mio piacere. Con le mani sono scesa verso il pene di Roberto con l'intenzione di ricambiare il piacere che mi aveva dato ma lui mi ha preceduta dirigendomi verso il letto. Mi ha fatta sedere sul bordo e poi si è inginocchiato davanti a me. Le sue mani hanno percorso le cosce esternamente risalendo sino a raggiungere il tanga che poi hanno tirato verso il basso sfilandomelo. Mi sono sdraiata mentre una mano si è poggiata sul ventre teso carezzando la parte superiore del pube e giocherellando con il ridotto triangolo di peli. Le labbra invece si sono unite in una sorta di bacio con le labbra della mia fica. La sua lingua era fantastica. Si infilava profonda in me, guizzava sul clitoride poi scendeva verso l'ano spingendo come per profanarlo. Inarcavo la schiena per il piacere e per facilitare il lavoro di Roberto che non si è fermato sino a quando non mi ha sentito nuovamente vibrare di piacere.
"Prendimi, penetrami" gli ho detto con voce rotta dal piacere, vincendo qualsiasi remora che ancora potevo avere. Roberto mi ha penetrata ma non con il suo cazzo bensì con un dito che facilmente si è introdotto nella cavità vaginale per poi iniziare il classico movimento va e vieni. "Siiii, cosiiiii, ancora, ancora" ed un secondo dito si è aggiunto al primo mentre mi contorcevo facilitando la penetrazione di un terzo dito diretto però all'ano. Con le mani serravo forte l'avambraccio di Roberto dettando il ritmo del movimento delle sue dita nella mia passera spingendole dentro con tutta la forza che avevo.
Prima che raggiungessi un nuovo orgasmo procurato dalle sue dita, saldamente piantane nelle mie due aperture, e dalla sua bocca che, esperta, succhiava il clitoride gonfio, Roberto mi ha fatta alzare in piedi.
Le sue dita agivano, dentro di me, su un punto sensibilissimo, presumo il famigerato punto "G". Ha continuato sino a quando, faticando a reggermi sulle gambe, il mio corpo è stato scosso dall'ennesimo orgasmo. Un orgasmo per me diverso dal solito e piacevolmente intenso. Un orgasmo che mi ha fatto temere di perdere il controllo della mia vescica ma così non era. La mia infatti era solo una sensazione dettata dalla manipolazione di Roberto e la mia vagina, l'interno delle mie cosce, la mano e l'avambraccio di Roberto, erano si fradici, ma ciò era dovuto ai miei umori ed alla saliva.
Sfinita mi sono seduta sul letto mentre Roberto si è rialzato. Mi sono così trovata all'altezza giusta del suo pene. Senza che ci fosse bisogno di parole ho slacciato i pantaloni ed abbassato i boxer scoprendo quello che avevo desiderato ma che comunque era stato più che degnamente sostituito. A dir la verità non credo di aver mai avuto, né prima di allora, né in seguito, tanti orgasmi e provato tanto piacere senza che nel rapporto vi fosse la penetrazione vera e propria.
Il pene di Roberto, contrariamente a quanto mi aspettavo, non era ancora in erezione ma non ha tardato a rispondere alle stimolazioni della mia bocca. Succhiandolo, baciandolo, leccandolo sono riuscita in pochi minuti a fargli raggiungere la piena erezione poi mi sono sdraiata sollevando e divaricando le gambe mentre con le mani mi allargavo le labbra della fica. In quella posa oscena sono tornata a supplicare Roberto di penetrarmi, anzi di scoparmi, fottermi, sfondarmi. Avevo perso il controllo. Avevo provato un piacere intensissimo, per me nuovo, e desideravo provarne ancora e ricambiare quando ricevuto.
Roberto è tornato ad inginocchiarsi in mezzo alle mie gambe, mi ha attirata a se, prendendomi per le cosce, quel tanto per avvicinarmi a lui abbassando il mio bacino che ora sporgeva dal letto. Poi ha puntato il glande ed è scivolato dentro di me con una facilità estrema. Il mio gemito di piacere era quasi un urlo. Quasi temessi una fuga ho immediatamente serrato le gambe intorno ai fianchi del mio amante che lentamente cominciava a muoversi dentro di me. Afferrandolo sui fianchi con le mani e muovendo il ventre cercavo di accelerare il ritmo ma Roberto continuava imperterrito con la sua cadenza. Intanto le sue mani avevano raggiunto il mio seno. Quando mi ha strizzato i capezzoli, provocandomi una breve fitta di dolore mi sono resa conto che ero ancora vestita e sino a quel momento, Roberto, non aveva ancora visto né il seno né tantomeno i miei capezzoli turgidi, sensibili e particolarmente pronunciati tanto da essere stati, soprattutto in gioventù, frequente motivo di imbarazzo. Ho quindi afferrato i seni "a coppa" ed esibendoli gli ho chiesto di baciarmeli. Non ho dovuto ripetere il mio invito. Le sue labbra si sono posate prima su un capezzolo, poi sull'altro. I baci si alternavano a delicati morsi poi la sua bocca si univa alla mia soffocando i miei gemiti di piacere ed infine ritornava ad uno dei capezzoli ancora turgido e duro.
Da Roberto non una parola, continuava a muoversi con il suo ritmo, si rialzava per guardarmi poi tornava a piegarsi su di me per dedicarsi ai miei seni ed alla mia bocca. Sembrava quasi che la cosa non dovesse avere più fine anche se dentro di me sentivo il piacere che tornava a salire.
Improvvisamente però si è fermato. Si è sdraiato sul letto al mio fianco ed ha lasciato che salissi sopra di lui. Penso che neanche un minuto sia trascorso prima che il cazzo tornasse a riempire la mia passera. In ginocchio sopra il mio amante ora ero io a dettare il ritmo ed avevo uno scopo: far godere quell'uomo che mi aveva dato tanto piacere. In quella posizione ne ho approfittato per sfilarmi il vestito offrendomi, finalmente, nuda. Poi mi sono riversa su Roberto baciandogli il volto, la bocca, il petto. Strusciavo il mio seno nudo sul suo corpo mentre, tenendo il suo pene profondamente dentro di me, roteavo lentamente i fianchi. Le sue mani intanto carezzavano la mia schiena, i miei seni e poi le mie natiche. Natiche su cui, poco dopo, si è focalizzata l'attenzione di Roberto. Ha iniziato a carezzarle, ad allargarle seguendo e dettando il ritmo dei movimenti. E' riuscito anche a farmi ridere ricordandomi che era lui il maestro di ballo e, riassumendo, da quel momento il controllo della situazione e l'iniziativa.
Non mi ha sorpresa quando prima con un dito e poi con due ha violato il mio ano. Era l'ovvio coronamento delle sue azioni e, a me, piaceva.
La preparazione non è durata molto, non ce n'era bisogno. Il mio corpo era estremamente rilassato e votato al piacere. Pronto ad accogliere il sesso di quell'uomo anche nel didietro e, Roberto, non ha atteso oltre. Mi ha fatta rialzare e sdraiare bocconi. Si è quindi posizionato tra le mie gambe sollevandomi il ventre mentre io, con le mani, allargavo il culo. Ha lubrificato con un po' di saliva lo sfintere poi ha spinto il suo membro dentro. Non ho provato dolore né lui ha incontrato resistenza. E' stato subito piacevole anche perché le sue dita, da subito, hanno cominciato a dedicarsi al clitoride. Lo incitavo con frasi irripetibili ero io stessa a spingere il ventre per dare maggior impeto alla penetrazione ero convinta che il mio intestino avrebbe accolto il suo sperma e che ciò mi avrebbe fatto raggiungere nuovamente l'orgasmo.
Quando poi ha estratto il cazzo per reintrodurlo subito nella mia fica ho toccato il cielo con un dito. Quell'alternanza si è ripetuta due, tre, quattro e non so più quante volte sino a quando ho nuovamente raggiunto il culmine del piacere.
"Godo ancoraaaaa..., mi fai godere ancoraaaaa..." sono state le mie parole che hanno rappresentato una sorta di messaggio per Roberto che si è subito rialzato e, dopo aver osservato la mia faccia stravolta, sorpresa e delusa, mi ha afferrato facendomi girare in posizione supina. Mi ha quindi sollevato le gambe e si è steso con tutto il peso del suo corpo su di me poggiando le mie gambe sulle sue spalle.
Il repentino spostamento ha solo ritardato, prolungandolo, il mio orgasmo, che è giunto non appena gli affondi di Roberto sono ripresi accompagnati da un dito che si è insinuato con decisione nel mio ano.
Ero in preda ad una sorta di delirio. Cercavo la sua bocca, l'ho baciato con foga, gli ho morso il labbro, gli ho graffiato la schiena mentre lui liberava il suo seme dentro il mio ventre.

Siamo rimasti ancora alcuni minuti immobili mentre io, rendendomi conto di ciò che avevo fatto, e sentendomi colpevole per il piacere provato, piangevo a singhiozzi sciogliendomi in lacrime che Roberto ripuliva dolcemente dal mio viso con i suoi baci e le sue carezze..
Solo quando ho smesso di piangere lui si è rialzato. In fretta mi sono rivestita aiutata da Roberto. Volevo lasciare quella camera e l'ho fatto senza neanche lavarmi. Indossando il tanga che ancora umido dei miei precedenti umori si è impregnato del liquido seminale del mio amante.
Sono uscita senza salutare Roberto che in quel momento ritenevo colpevole di ciò che era successo tra di noi. Spettinata, rossa per lo sforzo fisico, per il piacere e per il pianto ho aperto la porta trovandomi di fronte Giulia. In un attimo mi è crollato il mondo addosso. Ero certa che lei avrebbe capito ciò che era successo. Senza parole per alcuni istanti ho atteso terrorizzata la sua reazione e le conseguenze che ne sarebbero derivate anche per il mio matrimonio appena celebrato.
Ma non è successo niente di ciò che temevo. Giulia mi ha sorriso, mi ha baciata teneramente sulle labbra e, dopo una carezza, mi ha augurato la buona notte.
Sono corsa via, ho raggiunto la mia cabina dove Alfredo già dormiva. Mi sono infilata sotto la doccia calda, quasi bollente, rivivendo quei momenti che mi apparivano orribili.
Il giorno seguente la crociera è finita. Siamo sbarcati e tornati a casa. Alfredo non ha mai saputo ciò che è successo ed il mio ricordo di quei fatti, nel tempo, è cambiato. Ho smesso di incolpare Roberto o me stessa. E' stato un momento unico e piacevole un'avventura non cercata, non voluta, ma a cui non ho saputo e/o voluto rinunciare.
Oggi ritengo che sia stato giusto così.
Roberto e Giulia sono ancora nostri amici nonché i padrini di nostra figlia che è nata il febbraio dell'anno dopo. Si giusto nove mesi dopo la crociera. Di ciò che è successo quella notte non né abbiamo mai parlato.
La mia vita con Alfredo è felice. Qualche inevitabile problema dovuto alla convivenza, alla gravidanza, alle accresciute responsabilità dell'essere genitori, ma comunque felice. E quella notte in crociera è ormai un ricordo piacevole che segretamente condivido con Roberto e, ne sono certa, con Giulia.

Con il tempo poi è maturata in me la volontà di dare una svolta al nostro rapporto. I miei propositi nascevano dal fatto che, dopo la gravidanza e la relativa astinenza forzata, Alfredo aveva più volte fantasticato di possibili rapporti a tre in cui, di volta in volta, coinvolgeva altri uomini o donne. Erano propositi che svanivano con il termine del rapporto ma che, col tempo, si erano fatti sempre più insistenti.
Si è così sviluppata in me l'idea di accontentare Alfredo, di metterlo alla prova e, nel contempo, di approfittarne per il mio piacere. La decisione di coinvolgere Roberto e Giulia fu spontanea.

Come sempre negli ultimi anni l'ultima domenica prima del Natale era l'occasione per passare una giornata con Roberto e Giulia e scambiarci i regali. Quest'ultimo Natale non è stato diverso ed ero decisa ad approfittarne per una svolta nel mio rapporto con Alfredo e per riprovare il sapore, il piacere, di quell'avventura ormai lontana. Nonostante fossi ormai decisa non riuscii a dare corpo ai miei propositi.
Il problema, involontariamente, fu risolto dai nostri amici i quali ci proposero di trascorrere con loro la notte di fine anno. Grazie alla disponibilità dei miei superammo il problema della bambina e ci accordammo per trascorrere tre giorni con Giulia e Roberto nella loro casa di montagna. Non potevo chiedere di meglio era l'occasione che cercavo.

Il 30 dicembre li abbiamo raggiunti. Dopo esserci sistemati nella nostra camera siamo usciti, tutti insieme, per prenderci un aperitivo. Siamo quindi rientrati per la cena e poi abbiamo trascorso la serata giocando a ramino, una passione comune. Non era tardi quando ci siamo augurati la buonanotte raggiungendo ciascuno la propria camera.
Giulia ed Roberto occupavano quella matrimoniale mentre noi ci siamo sistemati in una camera con due letti singoli abitualmente usata dai loro figli. Non avevo nessuna intenzione di dormire per cui ho raggiunto Alfredo nel suo letto ed ho cominciato a baciarlo mentre una mano si posava sul suo pene. C'è voluto poco perché il suo cazzo si indurisse gonfiandosi nella mia mano poi mi sono infilata sotto le lenzuola ed ho iniziato a lavorarlo di bocca. Di tanto in tanto sospendevo il pompino per far parlare Alfredo ma lui continuava a preoccuparsi solo che io facessi piano per non farci sentire. Le mie intenzioni invece erano proprio opposte. Ho comunque continuato a succhiargli il cazzo sino a quando mi sono arrivati in gola i suoi schizzi di sperma. Ho ingoiato tutto continuando a leccare l'uccello di mio marito sino a quando ha perso l'erezione, poi sono risalita ed ho reclamato la mia dose di piacere.
Alfredo non ne voleva sapere. Aveva paura che ci potessero sentire, non voleva far rumore. Per un attimo ho temuto che, nonostante i propositi più volti espressi, non gli avrebbe mai messi in opera e con ciò anche i miei progetti di coinvolgere altri nei nostri rapporti sarebbero naufragati.
Io comunque ormai ero troppo eccitata per cui mi sono allontanata da Alfredo decisa a fare da sola. Nel mio letto ho cominciato a toccarmi i seni ed in mezzo alle gambe dove ero completamente bagnata. Lui mi guardava nella luce soffusa dell'abat-jour e, soprattutto, sentiva i miei gemiti sempre più forti. Ha continuato ad implorarmi di smettere, di fare piano, ma alla fine si è arreso e mi ha raggiunto infilandosi con la testa in mezzo alle mie gambe. Pochi colpi di lingua e l'azione della sue dita ed ho raggiunto l'orgasmo. Forse nel tentativo di fami stare zitta si è gettato sopra di me per baciarmi. La sua lingua aveva il sapore dei miei umori. I suoi baci erano sempre più appassionati, carichi di eccitazione che ben presto si è trasmessa al suo uccello che è tornato in uno stato, se non di piena eccitazione, sufficientemente duro da consentire la penetrazione. Questa volta non ho dovuto faticare. E' stato sufficiente allargare le gambe e dirigere, con le mani, il pene verso la mia apertura. Alfredo ha spinto e mi è entrato dentro. Si muoveva piano mantenendosi dentro di me ed era piacevole. Lo è stato ancora di più quando abbiamo sentito rumori e gemiti inconfondibili provenire dall'altra camera.
Per Alfredo è stata come una scossa. Si è alzato sulle braccia cominciando a spingere con maggior decisione. Se prima si preoccupava di farmi stare zitta ora continuava a chiedermi se mi piaceva, quanto mi piaceva ecc..
La prova di quanto mi piacesse farmi scopare l'ha avuta poco dopo quando mi sono sciolta in un secondo orgasmo questa volta libera di esternare tutto il mio piacere.
Quando mi sono calmata Alfredo ha ripreso a parlarmi e a farmi proposte oscene. Io l'ho provocato chiedendogli di farmi il culo. Sapevo che la cosa lo attirava perché dopo il parto avevo sempre cercato di evitare i rapporti anali poiché, al momento della penetrazione, provavo molto dolore. Come pensavo ho colto nel segno. Alfredo si è fermato e guardandomi in faccia mi ha detto "girati troia che ti rompo il culo".
Dopo avermi fatta inginocchiare sul bordo del letto lui è sceso e si è posizionato dietro di me. Mi ha quindi lubrificato l'ano con i miei umori mentre con la saliva faceva la stessa cosa con il suo cazzo. Poi ha appoggiato il glande sul suo obiettivo ed ha spinto piano, piano ed in fine con un'unica spinta è sprofondato nel mio intestino.
Anche volendo non avrei potuto trattenere l'urlo di dolore ed Alfredo non si è minimamente preoccupato di ciò, anzi. Ha subito cominciato ha pomparmi con decisione riempiendomi di insulti con l'unica gioia di un suo dito che si muoveva convulso sul clitoride.
Ha continuato a fottermi imperterrito sino a quando abbiamo sentito Lucia incitare Roberto a sborrargli in faccia poi, nella loro camera, è calato il silenzio. Alfredo che ormai aveva perso il controllo ha ulteriormente accelerato il suo ritmo già frenetico. Tenendosi saldamente ai miei fianchi spingeva con violenza sbattendo rumorosamente sulle mie natiche. Con le dita ho cercato di procurarmi un minimo di piacere ma, anche se fisicamente non è arrivato, sono rimasta pienamente soddisfatta quando Alfredo si è scaricato dentro di me. Le sue parole "godo troia, ti riempio il culo di sperma, godooo...", pronunciate con tono sostenuto, sono state accolte da un mio "siiiii..." carico di soddisfazione.
Mi sono addormentata con il culo che mi bruciava ma contenta per come ero riuscita a trascinare Alfredo in quel gioco eccitante. Ero poi impaziente e curiosa di vedere gli sviluppi che la situazione creatasi durante la notte avrebbe avuto la mattina seguente quando tutti ci saremmo guardati negli occhi consapevoli che i rumori dei nostri rispettivi amplessi avevano costituito un veicolo di eccitazione per ognuno.

Ci alzammo tardi per fare colazione. Io e Alfredo abbiamo indossato una tuta ginnica, Roberto si è presentato già vestito mentre Lucia indossava una leggera e corta vestaglia che le metteva in mostra le gambe e lasciava intuire la forma dei seni straordinariamente sodi.
Proprio da Lucia è arrivato l'unico commento a quanto successo mentre, in cucina, preparavamo la colazione. "Stanotte vi siete dati da fare" sono state le sue parole a cui ho risposto che anche loro non erano certo stati da meno a quanto avevo sentito. "Tutto merito vostro, Roberto sembrava tornato un ragazzino tanto era eccitato al pensiero dal sentirvi fare l'amore". "Avresti dovuto vedere Alfredo, ha perso il controllo e mi ha fatto anche male". "Beh i tuoi non mi sembravano proprio lamenti di dolore?" "In effetti pensandoci bene mi ha dato proprio una bella ripassata di cui sentivo proprio il bisogno." "Beata te che hai sempre a disposizione un mandrillo simile". "Non posso lamentarmi poi ieri sera si è proprio lasciato andare e comunque non credo che neanche tu possa lamentarti?" "No, in effetti Roberto si difende ancora sopperendo alle carenze fisiche con l'esperienza e lasciandomi libera come io faccio con lui".
Il nostro discorso è terminato così e, dopo la colazione, con l'aiuto degli uomini ci siamo dedicate ai preparativi per la cena di fine anno.
Preparativi che sono andati avanti per tutto il giorno intervallati da varie pause trascorse allegramente grazie a Roberto il quale riusciva sempre a trovare un argomento interessante o comunque a farci ridire con le cose più disparate.
Giunti ormai a sera, prima gli uomini, e poi noi donne ci siamo dati una lavata e poi cambiate d'abito. Lucia mi ha invitato a farlo nella sua camera dove potevamo usufruire di un ampio specchio.
Ero certa che Lucia avrebbe indossato qualcosa di elegante e sexy come suo solito. Dal canto mio non volevo essere da meno e per l'occasione ho indossato una mini gonna in tessuto elasticizzato di color argento con sopra una camicia completamente trasparente sotto la quale avrei voluto indossare un reggiseno sempre color argento e sopra a tutto un ampio panciotto da portare sbottonato.
Lucia invece ha indossato un mini abito blu con una fascia bianca che dalla scollatura saliva per girare intorno al collo. La scollatura era tanto ampia sul davanti quanto sul dietro e costringeva Lucia a non indossare il reggiseno. Anch'io ho quindi rinunciato al reggiseno mantenendo comunque il panciotto abbottonato solo in parte.
Mentre ci cambiavamo non ho potuto non esprimere a Lucia un apprezzamento per il suo seno, giustamente abbondante e incredibilmente sodo. Lei mi ha sorriso confidandomi che Roberto alcuni anni prima, in occasione di un anniversario, le aveva "regalato" un intervento estetico per rifarsi il seno. Mi ha anche invitata a toccarle il seno per saggiarne la consistenza ma ho declinato l'invito annotando scherzosamente che più che un regalo per lei era Roberto ad essersi fatto un bel regalo.
Quando finalmente siamo tornate nella sala siamo state accolte dai complimenti dei nostri uomini.

Roberto si è quindi fatto avanti porgendoci un pacchettino con un ampio fiocco rosso. Era un pensierino però costituiva un gesto simpatico e, visto il contenuto, anche appropriato; soprattutto in relazione ai miei propositi per quella sera. Il regalo era infatti una giarrettiera rossa che Lucia ha subito calzato posando il piede sulla sedia su cui era seduto Alfredo al quale ha offerto una chiara visione di ciò che celava sotto il vestito. Una visione tanto ampia che non si è neppure accorto che io facevo altrettanto con Roberto.
Dopo un brindisi abbiamo iniziato la cena gustando i vari piatti preparati per l'occasione. Prima delle 23,00 avevamo terminato con la frutta ed il dolce e, nell'attesa della mezzanotte di fine secolo ballavamo e ridevamo con le musiche trasmesse dai vari programmi televisivi.
L'immancabile brindisi ha suggellato l'arrivo del nuovo millennio coronato dagli immancabili baci, abbracci ed urla di gioia.
Poi è stato il momento per Alfredo di dare sfogo al bambino che c'è in lui sparando un'infinità di botti, da quelli piccoli a quelli che nulla hanno da invidiare ai veri e propri fuochi d'artificio. Io e Lucia ci siamo godute lo spettacolo dal terrazzo mentre Roberto correva dietro ad Alfredo.
Terminato lo show i due uomini sono tornati in casa visibilmente soddisfatti. Un ennesimo brindisi poi, interrompendo la quiete che immancabilmente era sopraggiunta, Roberto ha proposto di vivacizzare la serata con un gioco.
Quando Roby e Lucia hanno descritto il gioco mi luccicavano gli occhi. Si trattava di una sorta di gioco dell'oca con la particolarità che prevedeva una serie di penitenze a carattere erotico - sessuale. Avrei accettato subito ma Alfredo indugiava considerando troppo spinte le penitenze. Roby non ha insistito ripiegando su un gioco più semplice in cui per penitenza, chi perdeva, doveva togliersi un capo di vestiario. Con l'accordo che ognuno era libero di fermarsi quando voleva dichiarandosi sconfitto, e in questo caso avrebbe dovuto pagare una cena nei giorni a seguire, abbiamo iniziato a giocare.
Un gioco semplice, l'omino nero, in cui perdeva chi alla fine restava con in mano il Jack di picche. Non contava l'abilità ma la sola fortuna che inizialmente è stata avversa agli uomini ed in particolare a Roberto rimasto con in mano la carta perdente per ben tre volte. Poco male per lui che si è privato di giacca, cravatta e cintura.
La prima delle donne a risultare sconfitta sono stata io che, anche se con fare provocante, mi sono sfilata la giarrettiera. Ben più sfavillante è stata Lucia che alla prima sconfitta si è subito sfilata l'abito rimanendo in calze, reggicalze, mutandine e scarpe dal tacco vertiginoso. Roberto era allegro e divertito. Io non vedevo l'ora di perdere per poter seguire l'esempio di Lucia mentre Alfredo non riusciva a distogliere lo sguardo dai seni di Lucia. Quando poco dopo ho perso mi sono tolta il panciotto mettendo in mostra, anche se protetti dal tessuto trasparente della camicia, i miei seni sormontati dai capezzoli duri e sporgenti che evidenziavano la mia eccitazione. Ancora qualche giro e, prima che Lucia si spogliasse completamente, Roby ha nuovamente proposto il "gioco dell'oca". Tutti, questa volta io compresa, ci siamo dichiarati favorevoli ed Alfredo non è stato capace di tirarsi indietro.
Siamo così passati al nuovo gioco che di penitenza in penitenza faceva aumentare l'eccitazione del gruppo. Per scontare le penitenze, come in una sorta di tacito accordo, ciascuno sceglieva il proprio consorte e così dopo le prime carezze ed i baci tradizionali si è arrivati a carezze più intime ed accenni di veri e propri rapporti orali. Quando Lucia con un tiro fortunato ha raggiunto la casella finale esultando per la vittoria sapevamo che avrebbe dovuto scegliere un partner con cui avere un rapporto completo. Io ero convinta che avrebbe scelto suo marito ma non è stato così. Con la scusa che il nuovo anno andava accolto con qualcosa di particolare Lucia ha comunicato la sua scelta. "Scelgo Monica".
Sorpresa sono rimasta seduta sino a quando mi si è avvicinata invitandomi ad alzarmi. Mi ha quindi abbracciato conducendomi in un lento ballo culminato poco dopo in un bacio vero, carico di tensione, eccitazione e piacere. Nel momento in cui Lucia ha percepito il mio rilassamento ha dato inizio all'esplorazione del mio corpo privandomi dei pochi capi di vestiario che ancora indossavo. Per non essere da meno ho fatto altrettanto abbassandole lo slip. Era comunque lei a condurre i giochi ed ha continuato a farlo abbassandosi per sfilare il mio ridotto tanga. Nel farlo la sua bocca ha indugiato a lungo sui miei seni dedicandosi con attenzione ai capezzoli che duri e sporgenti costituiscono una vera e propria attrazione. E' scesa ancora sin sul mio ventre poi mi ha tirato a se facendomi sdraiare e stendendosi sopra di me nella classica posizione del sessantanove. Era la mia prima esperienza lesbo ma quando ho sentito la sua lingua insinuarsi tra le labbra umide della mia fica sapevo cosa dovevo fare. Era lì, perfettamente depilata, dalle labbra gonfie e già aperte. Non dovevo far altro che avvicinarmi ancora un po' ed estrarre la lingua e l'ho fatto assaporando gli umori di un'altra donna.
Non ho avuto il tempo per perfezionare i miei primi approcci che il piacere che Lucia mi dava ha preso il sopravvento distogliendomi da lei per gustarmi a pieno la sua lingua, le sue dita che mi hanno dato un primo celere orgasmo.
Lucia non si è fermata. Ha continuato la sua azione sino a quando ho superato l'acme del piacere, poi si è rialzata. "Così non va bene. Sono io ad aver vinto e quindi ero io che dovevo godere non te! Vorrà dire che sceglierò ancora." Detto questo Lucia si è diretta verso mio marito il quale, seduto sulla sedia, si stava lentamente menando l'uccello. Quando si è inginocchiata davanti a lui ingoiando profondamente il pene di Alfredo sapevo che ormai nulla ci avrebbe più fermati. Ho atteso un attimo poi con una finta protesta "e no quello è mio" mi sono unita a Lucia in un doppio pompino che probabilmente Alfredo sognava da una vita.
Abbiamo continuato a lavorare il cazzo con la bocca per alcuni minuti poi Lucia si è alzata sollevando una gamba mi ha scavalcata e si è calata sul pene di mio marito. Sono rimasta per un po' lì, inginocchiata, a leccare i succhi vaginali di Lucia che colavano lungo l'uccello di Alfredo. Poi mi sono avvicinata a Roberto il quale mi ha sorriso carezzandomi il volto prima che mi chinassi per estrarre il suo pene e dedicarmi a lui con la passione ed il desiderio che erano cresciuti in me da quel nostro unico rapporto sino ad indurmi a cercare, provocare ciò che finalmente stava succedendo.
I miei sforzi sono stati premiati velocemente ed ho potuto sentire il sesso del mio amante crescere nella mia bocca sino all'erezione completa sottolineata come da un canto di vittoria dalle urla di Lucia che, cavalcando forsennatamente su Alfredo, raggiungeva l'orgasmo. Nel momento in cui mi apprestavo ad alzarmi, per imitare Lucia e prendermi la mia tanto sospirata dose di cazzo, proprio lei ha reclamato il suo uomo. "Anche te Roberto. Un altro, ne voglio un altro!" sono state le sue parole che mi hanno sorpreso lasciandomi lì ad osservare il trio che andava componendosi con Roby che si è posizionato dietro Lucia. Dopo essersi piegato sulle gambe non ha faticato affatto a penetrarla posteriormente mentre Alfredo continuava lentamente a muoversi dentro di lei. I gemiti, i sospiri, le parole di incitamento di Lucia erano un fiume in piena ed i due uomini non si facevano scrupoli affondando i colpi sempre in modo più deciso e violento. Nell'impeto dell'amplesso il membro di Alfredo è uscito dalla passera ed io ho subito risposto all'appello di Lucia indirizzandolo nuovamente dentro di lei. Poi non mi è restato altro da fare che leccare i testicoli dei due maschi imperlati di umori e sudore. Quando infine Roberto ha scaricato il suo sperma nell'intestino della moglie e Alfredo ha fatto altrettanto nel grembo di Lucia a me è toccata la pulizia, prima del pene di Roberto poi dell'ano dilatato e violaceo di Lucia ed infine della sua vagina e del cazzo di Alfredo che sebbene non più in erezione era rimasto ben inserito mentre il suo proprietario si dedicava con la bocca ai seni di Lucia.
Non so se per merito mio oppure per il piacere di manipolare quei duri seni ma fattostà che velocemente il sesso di Alfredo ha ripreso consistenza e lui ne ha subito approfittato. Si è rialzato tenendo in braccio Lucia e, quasi ignorandomi, l'ha fatta sedere sul tavolo e poi dopo averle sollevato ed allargato le gambe ha affondato la sua lingua dentro di lei. Pochi colpi di lingua sul clitoride poi il pene di Alfredo è tornato a penetrare a fondo nel ventre della sua amante.
Roberto mi ha chiamata a se e mi ha baciata mentre mi faceva sedere, come Lucia sul margine opposto del tavolo. Mi sono lasciata andare sdraiandomi sul duro legno mentre, con la maestria che già avevo avuto modo di apprezzare, la bocca, la lingua e le dita di Roberto scendevano lungo il mio corpo sino a raggiungere l'antro del piacere.
Non so quanto abbia goduto Lucia o Alfredo ma sino a quando non siamo stati interrotti Roberto mi ha dato tanto piacere da distogliermi da tutto ciò che succedeva intorno a noi.
Era ormai mattina, il volto di Lucia era stravolto, probabilmente quanto lo era il mio, quello di Alfredo era soddisfatto anche se chiaramente stanco. Tenendomi stretta per mano ad Alfredo, ci siamo buttati sul letto matrimoniale dove, dopo poche effusioni, ci siamo assopiti tutti insieme.

Il risveglio è stato dolce. Era la lingua di Lucia quella che saettava sul mio collo. Erano le sue labbra umide a giocare con il mio lobo ed erano le sue mani ad insinuarsi tra le mie gambe. Sentivo i suoi seni duri sulla mia schiena mentre il mio respiro si faceva sempre più affannoso. Alla fine non ho resistito e mi sono girata verso di lei per baciarla, per toccarla, per leccarla. Le nostre effusioni sono andate avanti sino a quando ho sentito altre mani posarsi sul mio corpo. Erano quelle di Alfredo che evidentemente era stato svegliato dai nostri rumori. Un bacio con mio marito, uno sguardo d'intesa, poi ognuno ha ripreso la propria attività cercando di dare e ricevere piacere. Indubbiamente però in quel frangente io ero la più fortunata trovandomi in mezzo tra una donna abilissima ed esperta ed un uomo che amavo tanto da averlo sposato. In quella posizione ho raggiunto l'orgasmo provocato dalle dita dei due che abilmente si muovevano dentro di me ora insieme nella mia passera poi separatamente in vagina e nell'ano. Il gioco è continuato sino a quando Alfredo ha sostituito le dita con il pene che, con non troppe difficoltà, ha spinto nel mio posteriore. Lucia intanto continuava a sditalinarmi concedendosi delle brevi pause solo per portare le dita fradice di secrezioni alla mia bocca. Un nuovo orgasmo è giunto poco dopo e, mentre ancora gemevo, Alfredo si è girato tenendomi stretta a se. Mi sono così ritrovata sopra di lui con Lucia che subito si è gettata in mezzo alle mie gambe per succhiare il piacere che colava dalla mia vulva.
Solo quando Alfredo mi ha detto "succhiagli l'uccello" mi sono accorta che anche Roberto era sveglio lì al mio fianco. Ho allungato una mano verso di lui che si è avvicinato e, stando in ginocchio, ha accostato il pene alle mie labbra che, subito, lo hanno accolto risucchiandolo in gola. A quel punto Lucia si è rialzata dicendo "credo che tu sia pronta per una doppia penetrazione" ed è quindi scesa dal letto. Si, mi sentivo pronta ed aspettavo che Roberto si sostituisse alla moglie per riempire la mia fica con il suo membro che, lentamente, aveva preso consistenza.
Ho strabuzzato gli occhi e quasi morso il pene di Roberto nel momento in cui davanti a me si è ripresentata Lucia con legato in vita un fallo artificiale di proporzioni più che considerevoli. Lo ha esibito a lungo mentre con la mano lo lubrificava usando la sua saliva. Alfredo ha fatto altrettanto con la mia passera, anche se non credo ce ne fosse bisogno, sino a quando Lucia si è inginocchiata in mezzo alle nostre gambe. A quel punto Alfredo ha affondato il suo uccello nel mio culo poi con le mani ha allargato le labbra della mia fica. Ho sentito la plastica fredda del fallo toccare il clitoride per poi muoversi ripetutamente dall'alto al basso sino a trovare la giusta posizione per poi iniziare a penetrare dentro di me. In quel momento ho avuto un flash che mi ha riportato al mio primo rapporto. Per un istante ho temuto di provar dolore ma così non è stato. L'attrezzo è scivolato nel mio ventre sino a toccare l'utero per invertire quindi la sua corsa. Poi Lucia è tornata a spingere e, piano piano, i suoi movimenti sono diventati regolari ed anche Alfredo ha ripreso muoversi. Le paure sono svanite rapidamente e sono tornata a concentrarmi sull'uccello che avevo in bocca. Mi sono dedicata a Roby con impegno sin quando ho potuto ma infine il piacere ha preso il sopravvento ed il mio corpo ha cominciato ad agitarsi sempre più freneticamente scosso da due orgasmi consecutivi di cui il secondo generato dall'espandersi del caldo liquido seminale di Alfredo nel mio intestino a cui ha fatto da contrasto due potenti affondi da parte di Lucia che mi hanno fatto urlare per il dolore - piacere.
Ero distrutta tanto da non avere neppure la forza di dedicarmi a Roberto, anzi, era lui che teneramente si prendeva cura di me ed in particolare dei miei capezzoli che, nella posizione in cui ancora mi trovavo e dopo esser stati più volte succhiati, si elevavano sopra i miei seni ancora più pronunciati di quanto già non fossero normalmente.
Se io non avevo l'energia per prendermi cura di Roberto Lucia era più che disponibile. Si è infatti ritratta liberandomi il ventre da quella ingombrante e piacevole presenza che, dopo aver slacciato alcune cinghie, ha fatto sparire dentro di se standosene seduta, a gambe larghe, sul bordo del letto. Mentre Alfredo mi ha abbracciato stretta, per poi farmi girare su di un fianco, Roberto è sceso dal letto per porsi di fronte alla moglie. E' durato almeno venti minuti il lavoro di Lucia sull'uccello di Roberto. Io ed Alfredo siamo rimasti lì a seguire la scena apprezzando l'abilità di Lucia premiata alla fine da un'abbondante serie di schizzi di sperma da lei indirizzati sulla faccia e sui seni.
Poco dopo anche Lucia ha avuto il suo meritato orgasmo ottenuto grazie a continue e violente penetrazioni con il fallo artificiale che, per un riflesso incondizionato, facevano arcuare anche il mio corpo come se fossi io a subire quei possenti colpi.
Per diverso tempo siamo rimasti nel letto in silenzio poi uno alla volta ci siamo fatti la doccia e, la colazione/pranzo successiva, ha dato inizio alla giornata.

Il giorno dopo eravamo tornati a casa con un ottimo ricordo e la promessa di ripetere a breve "l'incontro". Alfredo non si dimostrava geloso, anzi, era forse ancora più impaziente di me di rinnovare l'esperienza vissuta con i nostri amici. La successiva occasione fu però una delusione per tutti. Roberto e Giulia ci fecero visita ma non ci fu il tempo per dedicarci al nostro piacere e solo Alfredo riuscì ad approfittare dell'occasione per un veloce pompino da Giulia mentre io e Roberto ci intrattenevamo con la piccola ed i nonni nella stanza attigua.
Arrivammo quindi al successivo appuntamento ancora più carichi di eccitazione e desiderio. La scusa, per lasciare la bambina ai nonni, era data dal derby tra Torino e Juventus e, in effetti, Roberto aveva procurato i biglietti sapendo che Alfredo era un tifoso della Juve. Il giorno in questione raggiungemmo Torino e la casa di Roberto e Lucia nella tarda mattinata. Giusto in tempo per una rapida visita all'ampio appartamento situato in centro, un aperitivo ed un pranzo veloce e, poi, Alfredo e Roberto sono usciti per recarsi allo stadio dato che, l'incontro, era stato anticipato al pomeriggio anziché alla sera come inizialmente previsto.
Io e Lucia restammo da sole ma, nonostante il cambio d'orario, Lucia aveva organizzato il pomeriggio. Mentre sistemavamo la cucina mi ha infatti comunicato che avremmo fatto visita ad una coppia di loro amici e, poco dopo, con la sua auto, ci siamo diretti in un quartiere di periferia. Parcheggiata l'auto nei pressi di un grande edificio Lucia ha citofonato avvertendo del nostro arrivo. Siamo saliti in ascensore al sesto piano del palazzo dove, sul pianerottolo, abbiamo trovato ad attenderci un ragazzo, poco più che ventenne, di bell'aspetto e dal fisico atletico o, come si suol dire palestrato. Il ragazzo, che con un corto guinzaglio teneva fermo un cane di grossa taglia, ha salutato Lucia e ci ha invitate ad entrare. Ho seguito Lucia all'interno dell'appartamento mentre lei, rivolta al giovane, a chiesto: "Antonio dov'è?".
"Si è appena fatto la doccia e ci sta aspettando in camera". Prima ancora di aver sentito la risposta si è diretta verso la stanza dimostrando di ben conoscere l'appartamento che poi ho appreso essere di sua proprietà e dato in affitto. Ad un suo cenno l'ho seguita per fermarmi sulla porta della camera mentre lei si è avvicinata al letto. A quindi aperto la pelliccia lasciandola poi cadere a terra restando con il solo reggiseno, calze e reggicalze, il tutto di colore nero. Mentre Lucia si sedeva sul bordo del letto chinandosi per baciare Antonio cercavo di capire come avevo fatto a non accorgermi che sotto la pelliccia era praticamente nuda. Nello stesso tempo ripensavo sorpresa alla coppia di amici composta da due uomini e non da un uomo ed una donna come avevo pensato quando Lucia mi aveva preannunciato che avremmo fatto visita a "dei loro amici". La sorpresa si è tramutata in sbalordimento quando una mano di Lucia si è portata prima sulla coscia di Antonio e poi, spostando un lembo dell'accappatoio, è risalita sino ad impugnare il pene che, rapidamente, ha raggiunto la piena erezione mostrandosi in tutta la sua dimensione più che considerevole.
Ero ancora immobile sulla porta quando Lucia ha, comodamente, ingoiato quel membro teso. "Ciao, io sono Antonio" sono state le parole che hanno richiamato la mia attenzione. Balbettando ho risposto con il mio nome mentre per la prima volta incrociavo il mio sguardo con il secondo ragazzo, anche lui di circa venti anni, moro, carino, muscoloso e, come già detto, ben dotato.
"Ed io sono Michele" mi ha invece annunciato il ragazzo che ci aveva ricevute accostando da dietro la sua bocca al mio orecchio mentre le sue mani si poggiavano sui miei fianchi. Un primo fremito ha percorso il mio corpo seguito subito da un secondo quando, voltandomi istintivamente verso di lui, Michele ha appoggiato le sue labbra alle mie che si sono schiuse per consentire il contatto delle nostre lingue.
Mi sono subito lasciata andare anche se ricordo di aver avuto un attimo di esitazione quando il mio nuovo cappotto di "Max Mara", di cui ero tanto fiera, è finito a terra e Michele lo ha scostato con i piedi. Le sue mani che si infilavano sotto il maglione a collo alto raggiungendo rapidamente i seni mi hanno fatto dimenticare la sorte del cappotto. Sospinto da Michele il maglione è risalito e per consentirgli di sfilarlo ho alzato le braccia sopra la testa. Michele però non lo ha tolto completamente lasciandomi con il maglione avvolto in torno ai polsi che lui teneva sollevati ed appoggiati contro lo stipite della porta. La sua bocca, le sue labbra, la sua lingua continuavano a danzare sul mio collo, sulla mia nuca e su tutti quei punti che, solo sfiorati dall'alito caldo mi procuravano fremiti di piacere.
Nel frattempo, con una mano Michele mi ha slacciato i pantaloni che subito sono finiti a terra dove, ancora una volta con i piedi, sono stati tenuti fermi da Michele per consentirmi di sfilarli dalle caviglie.
Ora indossavo, oltre alle calze autoreggenti, un completino in seta color perla composto da un top, sotto il quale sporgevano evidentissimi i capezzoli duri, e coulotte ampie sulle cosce ma comunque aderenti sul posteriore ad evidenziare il mio culo sodo ed alto che , provocatoriamente, strusciavo contro il pube del mio amante.
Finalmente Michele mi ha liberata per spogliarsi anche lui. Ho avuto il tempo di girarmi ma prima di riuscire a liberare i polsi dal maglione Michele mi ha nuovamente bloccato le braccia riportandole alte sopra la testa. Continuando a baciarmi si è sfilato i pantaloni poi la sua mano libera si è infilata sotto la mia biancheria scendendo in mezzo alle gambe per inserire subito due dita tra le mie labbra umide ed accoglienti. Gli ho morso la lingua per il piacere che, come sempre, è rapidamente divenuto un vero e proprio orgasmo.
Gli apprezzamenti che ne sono seguiti avrebbero offeso anche la più navigata delle battone ma, nel momento, mi hanno solo creato un po' d'imbarazzo anche se, quando Michele si è rivolto ad Antonio dicendogli "questa è anche più troia di Lucia", quasi ne ero fiera.
Quel mio primo orgasmo ha comunque segnato la fine dei preamboli. Michele infatti mi ha indicato il letto facendomi sedere a fianco di Lucia che, supina e a gambe larghe veniva energicamente montata da Antonio.
Pochi istanti e mentre ancora ero intenta a sfilare il maglione Michele ha fatto altrettanto con le coulotte per poi spingermi indietro. Mi sono rapidamente ritrovata nella stessa posizione di Lucia con nel ventre l'uccello di Michele che non aveva niente da invidiare a quello del suo compagno e, come potevo piacevolmente constatare, mi riempiva a dovere spinto sempre più profondamente nella cavità uterina.

Ero fianco a fianco con Lucia ma tanto presa dal piacere da non rendermi conto della sua presenza sino al momento del suo orgasmo. I suoi gemiti, per niente sommessi, mi hanno trascinata ad un nuovo orgasmo che ho raggiunto tenendomi stretta per mano a quella che era diventata per me una sorta di guida.
Superato l'acme del godimento i due maschi si sono invertiti la posizione e non ho potuto non notare che Antonio utilizzava meglio dell'amico quel grosso attrezzo che avevano tra le gambe o comunque lo faceva in modo più gradevole per me che apprezzavo i suoi affondi possenti e decisi ma non frequenti. Un ritmo moderato che mi lasciava a lungo piena del suo cazzo.
Quelle mie considerazione sono state rapidamente spazzate via dal susseguirsi degli eventi. Dai rapidi cambi di posizione e di partner. Dal piacere degli orgasmi e dal dolore, fortunatamente solo iniziale, della penetrazione anale.
Ero partecipe ad un orgia stupenda. Puro sesso, senza un briciolo di sentimento che aveva invece caratterizzato le mie precedenti esperienze. Puro sesso dicevo energico, intenso, eccitante, lussurioso ma anche affaticante tanto che ad un certo punto il mio corpo sudato e privo di forze e diventato una sorta di oggetto nelle mani dei due uomini e di Lucia che agiva da regista senza sottrarsi ai suoi doveri ed al suo piacere.
La fine, o quella che pensavo potesse rappresentare la degna fine di quel pomeriggio è giunta quando Antonio e Michele mi hanno messa in mezzo. Il mio primo e vero sandwich con due cazzi piacevolmente grandi e duri. Come se ciò non fosse sufficiente erano anche abilmente manovrati tanto che, anche dopo aver scaricato il loro sperma nelle mie viscere, hanno continuato a muoversi sino ha portare anche me all'orgasmo che Lucia mi ha costretto a sfogare con la faccia premuta sulla sua passera larga e fradicia di umori che mi hanno impiastricciato il volto stravolto dal piacere.

Finalmente è tornata la quiete. Ognuno è rimasto fermo e silenzioso rilassando il corpo e la mente dopo quell'amplesso sfrenato. Lucia sdraiata a gambe larghe. Io con la testa poggiata sul suo ventre che si muoveva al ritmo affannato del respiro. Antonio ancora sdraiato sotto di me con il pene ormai privo di vigore ma comunque sempre dentro di me. Solo Michele si è mosso per sfilarsi da dietro di me e sdraiarsi al nostro fianco.
Ricordo piacevolmente quei momenti di rilassatezza carichi di esaltazione per quanto fatto. Ricordo ancora la gioia che provavo nel sentire il mio ano rilassarsi e contrarsi per richiudersi. Ricordo le dita di Antonio che raccoglievano lo sperma che fuoriusciva dall'ano e tornavano ad infilarsi con delicatezza nel mio posteriore quasi a voler porre un argine alla diga che l'uccello di Michele aveva rotto.
Ricordo poi la lingua di Lucia che pazientemente ha ripulito tutto risucchiando lo sperma, massaggiando lo sfintere livido e le labbra vaginali gonfie e tumefatte. Poi il gioco è ripreso.
Prima uno, poi l'altro, hanno presentato il cazzo davanti alla bocca che lo ha accolto senza esitazione. Lucia, sotto di me nella classica posizione del "69" faceva altrettanto. Una ruota che è continuata anche quando i due uccelloni hanno ripreso la loro consistenza ma a quel punto non affondavano più nella bocca di chi gli aveva ridato vita, ma nella più calda ed ospitale fregna, oppure nel più eccitante secondo canale ormai largo ed accogliente come il primo.
Spesso comunque venivamo lasciate sole a lesbicare procurandoci piacere con la lingua e le dita come avevo imparato proprio imitando la mia prima ed unica amante donna, Lucia. Una lesbicata lunga durante la quale lei mi ha fatto parlare molto chiedendomi se mi era piaciuto, cosa avevo provato, cosa sarei stata disposta a provare ancora.
"Tutto, tutto" gli ho più volte risposto senza rendermi conto che la sua insistenza non era casuale.
"Fatemi di tutto, voglio godere" ho ribadito mentre Antonio si parava davanti a me con il cazzo in mano.
In quel momento è successo ciò che mi ha sconvolto più di quanto avesse fatto prima Roberto in crociera e poi Lucia nei nostri rapporti successivi.
A sorprendermi non è stato il pene di Antonio che tornava a chiedere di essere spompinato dopo qualche minuto di assenza ma il contatto del mio corpo con quello del cane, "Rocco" lo chiamavano, che condotto da Michele, è salito sul letto e mi è montato sopra come se fossi la sua cagna. Il mio istinto è stato quello di scappare ma Antonio mi ha bloccato mentre Lucia cercava di rassicurarmi.
"Non voglio, vi prego mi fa schifo".
"Non dire così, senti com'è eccitato, come ti desidera" mi ha risposto Lucia mentre "Rocco" si muoveva disordinatamente sopra di me ed il suo pene oscillava tra le mie gambe sbattendo da una parte all'altra.
"Guarda quanto ti vuole, guardalo" ha continuato Lucia mentre Antonio mi ha forzato ad abbassare la testa per vedere sotto il mio ventre il pene del cane che ondeggiava. Un pene rosso e segnato dalle vene come se fosse stato spellato. Un pene dal glande a punta che di umano aveva solo la consistenza e la forma.
"Lasciatemi" ho urlato. "Lasciatemi" ho ripetuto con tono supplichevole.
Lucia non si è lasciata commuovere. "Volevi provare tutto, volevi godere. Vedrai ti piacerà. Rocco ci sa fare te l'assicuro".
Sono state le sue ultime parole poi ho visto la sua lingua protendersi verso il pene dell'animale che impugnava, alla base, con una mano. Subito dopo ha preso a succhiare quel pene provocando un grugnito da parte del cane.
"No vi prego, questo no". Ho continuato a supplicarli ma Antonio non mi mollava e Lucia non desisteva mentre il cane serrava le zampe anteriori sui miei fianchi movendosi ritmicamente. Ero bloccata da tutti loro. Quando abbassavo la testa vedevo Lucia che si lavorava il pene di "Rocco" con la bocca. Se la rialzavo Antonio era pronto a sbattermi in faccia il suo cazzo con il quale comunque mi percuoteva come se fosse un bastone.
Non provavo neppure piacere dalle dita di Lucia o di Michele che giocherellavano con il mio clitoride.
"Sei sicura di non volerlo succhiare un po'?" mi ha sfacciatamente chiesto Lucia ricevendo in risposta un secco "No".
"Non sai cosa ti perdi" mi ha detto sbattendomi ripetutamente il pene del cane sul ventre, sul pube proprio come Antonio stava facendo col suo uccello sul mio volto.
Ho abbassato la testa ed ho nuovamente visto il cazzo di "Rocco" che stretto alla base dalla mano di Lucia era ora ancora più gonfio che in precedenza. Rosso e lucido di saliva sbatteva sulla mia pelle.
Non ho visto quando mi ha penetrato. Antonio mi ha infatti costretta a sollevare la testa tirandomi per i capelli della nuca e, quando sentendo l'animale entrare dentro di me ho urlato, mi ha riempito la bocca con il suo cazzo.
Il cane ha continuato a muoversi come già faceva in precedenza stringendomi a se con le zampe anteriori. Erano movimenti frenetici e convulsi che, inevitabilmente, dopo poco, grazie anche alle attenzioni che Lucia dedicava al mio clitoride ed al cazzo di Antonio che affondava nella mia gola, sono diventati piacevoli.
Tanto più mi piaceva, tanto più piangevo per la vergogna di ciò che mi stavano facendo anzi per ciò che io mi stavo facendo fare dato che avevo cessato ogni tipo di reazione ed in fondo la mia opposizione si era limitata alle parole.
Non saprei dire quanto è durato ma alla fine "Rocco" ha schizzato il suo sperma dentro il mio ventre riempiendomi di un liquido caldo che, quando finalmente Michele ha fatto allontanare il cane, è colato lungo le mie cosce dove la lingua di Lucia era in attesa.
Non ho goduto ma onestamente non posso dire di non aver provato piacere. E non potevo certo nascondere agli altri il fremito di piacere che a scosso il mio corpo.
Per me comunque non era ancora finita. Antonio in preda all'eccitazione affondava il suo uccello nella mia bocca bloccandomi la testa con le mani. Faticavo a respirare ma lui si fermava solo per sbattermi dolorosamente in faccia il cazzo come fosse un manganello. Poi anche queste brevi "pause" sono terminate quando Michele si è unito a lui. Ero sempre con la bocca piena e faticavo con le mani a frenare l'impeto dei due tanto che ad un certo punto, per poter respirare ho urlato: "nel culo, mettetemelo nel culo".
La mia implorazione fortunatamente è stata accolta ed Antonio, con un unico affondo, mi è sprofondato nel culo. Non ho potuto urlare perché gia Michele mi aveva riempito la gola col suo cazzo. Entrambi non mollavano. Antonio mi tirava a se afferrandomi per i fianchi. Michele premendo le mani sulla nuca mi costringeva invece ad ingoiare tanto cazzo quanto non avrei mai creduto di poter contenere.
Finalmente poi i due sono giunti all'apice del piacere. Prima Michele mi ha schizzato in gola un fiotto caldo e denso di sperma a cui ne sono seguiti altri che ha indirizzato sul mio volto. Poi anche Antonio, dopo una serie impressionante di affondi nel mio posteriore, si è portato davanti alla mia faccia e menandosi furiosamente l'uccello mi ha riempito il volto di sborra che poi a cosparso con cura usando il cazzo.

Dopo un ultimo bacio sulla fica da parte di Lucia, la quale per tutto il tempo non aveva mai interrotto la sua azione sul mio clitoride e che incredibilmente avevo sentito godere senza che neppure l'avessi toccata, mi sono rialzata.
Ero stravolta. Lucia mi ha aiutata a raggiungere il bagno dove si è presa cura di me e del mio corpo. Abbiamo fatto una lunga doccia insieme. Poi mi ha asciugata, pettinata, truccata e rivestita.
Dopo aver salutato i due ragazzi ed anche "Rocco" abbiamo fatto ritorno a casa.
Era già passata l'ora di cena ma i nostri rispettivi mariti non avevano ancora fatto ritorno.
Sono rimasta seduta sul divano ad aspettare mentre cercavo di capire cosa avrei dovuto raccontare ad Alfredo. Come avrei potuto descrivere ciò che avevo fatto e/o come avrei potuto nasconderglielo.
Quando i due sono arrivati Lucia aveva già preparato tutto per la cena.
Un pasto consumato in un silenzio irreale rotto solo in alcune circostanze da Roberto o da Lucia. Dopo la cena ed i saluti io ed Alfredo ci siamo messi in viaggio per far ritorno a casa.
Non so come abbiano trascorso il pomeriggio Roberto ed Alfredo. Lui non lo ha chiesto a me ed io non l'ho chiesto a lui. E' certo che per entrambi è stata una giornata sconvolgente e già sono preoccupata per ciò che potrà succedere questa estate. Lucia e Roberto ci hanno proposto quindici giorni in Corsica ad agosto. Mio marito ha accettato entusiasta anche se non mi è parso del tutto sincero. Io ho fatto altrettanto ed ora aspetto che arrivi agosto in uno stato misto di paura e speranza.

 
In colonia a Riccione
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 14:00

Quell'estate in colonia al mare…

Era un'abitudine, per i mie genitori, mandarmi in colonia al mare durante il mese di luglio, e quello era già il quinto anno e, per raggiunti limiti di età, sarebbe stato anche l'ultimo.

Io al mare sono sempre stato benissimo, non avevo mai avuto bisogno di cure infermieristiche, ma quel giorno proprio non mi sentivo come si deve.

Tutte le mattine, prima di adunarci per andare in spiaggia, ci si ritrovava in refettorio per una abbondante colazione alla quale io avevo sempre fatto onore, ma proprio quella mattina arrivarono le prime avvisaglie che qualcosa non funzionava, non avevo assolutamente fame.

La cosa non passò inosservata alla caposala che mi prese subito sotto la sua cura e mi invitò, amorevolmente, a recarmi in infermeria dove la dottoressa mi fece subito accomodare:

“Vieni vieni, siediti, …come ti chiami??” mi disse con un piacevole e rassicurante sorriso,

“Maurizio...” risposi io timoroso, anche perché non ero certo abituato a frequentare ambulatori, ospedali o infermerie di varia natura…

”Dimmi Maurizio, cosa ti senti??…. cosa c'e' che non va??” mi chiese con molta dolcezza..

“Ecco vede, io ho un fastidioso mal di pancia e non ho fame..” alla dottoressa, si illuminò il viso…

“Dimmi ancora Maurizio, da quanto non vai a fare il tuo bisognino al gabinetto?”

“Non so, non ricordo, …io…” la mia semirisposta fu interrotta da una drastica sentenza

“Stai tranquillo Maurizio, ora ti faremo un bel clisterino e tutto si sistemerà!” così dicendo la dottoressa si allontanò un momento e io rimasi terrorizzato seduto sul lettino dove Maria, la dottoressa, mi aveva fatto accomodare. Mi tremavano le gambe, quella terribile sentenza mi faceva venire alla mente i clisteri subiti a casa per futili motivi, l'umiliazione patita era sempre infinita, a eseguire l'operazione erano sempre in tre, la nonna teneva il serviziale in alto, la mamma infilava la canula e la zia mi teneva fermo per permettere l'operazione, il tutto tra urla e pianti che ora, in quel momento, mi sembrava di risentire.

Avrei dato qualsiasi cosa per uscire da quella situazione, ma come potevo fuggire?, come potevo evadere da questa umiliazione che mi aspettava? Ero letteralmente terrorizzato, quando tutti i miei pensieri furono interrotti dalla voce della dottoressa che improvvisamente, rientrando nell'ambulatorio con il serviziale pieno in una mano e la canula dall'altra si rivolse a me…

”Sai pensavo di farti una peretta ma vista che sei grandicello un bel clistere lo puoi anche prendere e vedrai che ti farà subito bene!”. Lo sguardo impietrito seguiva le sue operazioni passo passo: agganciò il serviziale sull'apposita asta vicino al lettino, accompagnò con le dita tutto il tubo fino ad arrivare alla canula che fissò con professionale cura che la valvolina fosse ben chiusa, poi girò lo sguardo verso di me…

”Eccoci Maurizio, ora a noi… su dai, voltati a pancia in giù, stai tranquillo, non ti farò alcun male, sai, sono brava io, so come ci si comporta…” la sua voce era dolcissima, la sua cadenza era lenta, tutto intorno un irreale silenzio ci avvolgeva come in un rito molto singolare, come una vittima designata mi girai, appoggiai la guancia sinistra sul cuscino, sapevo che fra pochi attimi sarei stato deflorato ma, a differenza dalle altre volte, non sentivo alcun desiderio di fuggire o di urlare e, tanto meno, di piangere. Attimi infiniti trascorsero, sentii le dita della dottoressa sui miei fianchi che mi sfilavano le mutandine, una sensazione di freddo mi colse sui glutei, scoperti completamente al mio carnefice e poi “Maurizio, rilassati, ora ti spalmerò un po' di cremina sul sederino, non sentirai nulla, ma devi rilassarti, sei troppo teso…” e su queste dolcissime parole un fresco polpastrello della dottoressa ispezionò la gola interna tra i glutei sino a sentirlo proprio lì, sulla cima della rosellina del mio buchetto che roteava per meglio spalmarmi la cremina della dottoressa.

“La prego, non faccia male… ho paura… ohohohoh!!!” in quel momento il suo polpastrello mi deflorò e improvvisamente trovai naturale non opporre alcuna resistenza…

”Maurizio rilassati, stai morbido, tanto lo sai che il clisterino dobbiamo fartelo, altrimenti come farai a stare bene ?… ecco bravo, così… ecco adesso infiliamo la canulina…. aspetta…. ecco…” il suo polpastrello abbandonò il mio buchino, sentii le sue dita allargarmi i glutei, e la punta della canula, fredda ma dolce, iniziava, con circospezione, a familiarizzare con il mio culetto al fine di trovare il momento propizio e l'inclinazione più adatta alla penetrazione

“hoohoh… dottor…. ahahh” solo questo osai proferire prima di sentire la canula possedermi completamente

“Bravo Maurizio, cooooosìììììì… eccooooo ora respira piano ma profondamente…bravo dai, così…”

Le sue parole giungevano alle mie orecchie come dolce musica, non opposi alcuna resitenza, anzi…., una leggera vibrazione della canula mi annunciava che la dottoressa stava aprendo la valvolina per il deflusso del liquido che immediatamente sentiii inondarmi con una stupenda sensazione mai provata sino ad ora

“..respira Maurizio, respira dai…”. La dottoressa mi guidava in modo encomiabile, e io affondai il viso nel cuscino per godermi quei momenti in assoluta privacy… Vedevo il livello del liquido scendere a vista, poi, quando arrivò circa a metà si fermò improvvisamente, la dottoressa allora iniziò a manovrare la canula all'interno del mio buchetto per smuovere la situazione, io stesso iniziai, inconsapevolmente, un piccolo movimento rotatorio del bacino per aiutare la situazione, come per istinto, non so…. so solo che il deflusso ricominciò, ma la dottoressa non la smetteva di roteare la canula, di sfilarla e di reinfilarla, lo faceva con una dolcezza infinita ….poi….

”Dottoressa mi fa male la pancia, non riesco mi aiuti !”

“Certo tesoro, stai tranquillo, continua a respirare più lungo il respiro, più lungo …eccooo” così dicendo la sua mano inizio ad accarezzare il mio ventre con un massaggio da capogiro, il dolore lenì immediatamente, la sua mano roteava sul mio ventre e io, per facilitare l'operazione, mi misi in ginocchio, sollevando la pancia dal lettino e fu proprio durante questa operazione che mi accorsi che il mio pene non era mai stato di quelle dimensioni e mai aveva provato quella cosa che stava provando in quel momento. Provai vergogna e imbarazzo, la dottoressa fece finta di nulla, ma aveva ben compreso che quello era un assoluto lasciapassare per poter completare il clistere senza problemi, in fondo era ben chiaro che anche lei non era indifferente al fascino dell'operazione

“Bravo Maurizio, abbiamo quasi finito …. Hei ma cosa abbiamo qui???!?! “ esclamò con finta sorpresa quando la sua mano, accarezzandomi il ventre, si incontrò con il mio pene che subì uno stupendo contatto con il palmo della mano della dottoressa…

“Oohoh Dottoressa, mi scusi, io… non so.. non capisco.. ohoho la prego, io….” La sua mano accarezzava la mia innocente astina e fu questione di attimi quando ebbe la prima eiaculazione tra il totale imbarazzo e vergogna, proprio quando sentii la canula sfilarmi dal mio buchetto, accarezzandomi le pareti del culetto stesso

“Ohhhoh …..Mi scusi dottoressa…. io non volevo, ….non capisco… cosa mi succede…”

“Stai tranquillo Maurizio, ora abbiamo finito, come vedi il liquido è entrato tutto in te e poi la cosa non mi sembra che ti sia poi tanto spiaciuta…” mi tranquillizzò così, un sorriso malizioso e occhi socchiusi, come se anche lei stesse provando una dolce sensazione, Maria, la dottoressa della colonia, mi aveva regalato il mio primo orgasmo che non dimenticai mai più.

 
Ego te absolvo
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 13:59

E' una storia vera. Quando? Non credo sia importante. Dove? La citazione di alcuni luoghi lo lascia intendere. Altrimenti basta navigare in internet. La storia? Eccola.

Avevo avuto l'incarico di occuparmi dell'inizio della realizzazione di un nuovo insediamento industriale. Durata prevedibile, più o meno sei mesi continuativi. Successivamente interventi sporadici. Avevo visitato la zona solo un paio di volte, ma sempre molto velocemente, dalla mattina alla sera. Difficoltà? Le solite organizzative e tecniche, anche in considerazione della quasi totale assenza di cultura industriale, localmente. Per me la vera difficoltà erano le intromissioni dei politici, che del resto non potevi mandare a quel paese, in quanto la realizzazione dipendeva da una chiara volontà politica. Chi mi aveva preceduto, per il minimo di logistica necessaria, era riuscito a realizzare una certa di sistemazione dei pur necessari uffici, e una specie di 'foresteria', allestendo alcuni minialloggi in una nuova palazzina che in origine era destinata ad alloggi popolari. Erano stati capaci anche di dar vita a una 'mensa aziendale'. Una cucina, un paio di locali con alcuni tavoli, ed erano stati chiamati a curarla del personale locale: una cuoca, una aiutante cuoca, due cameriere, un uomo tuttofare. I 'raccomandanti', essenziali e omnipresenti, avevano garantito professionalità e operosità, e devo dire che in questo caso avevano promesso bene. Eravamo in pochi, al massimo una dozzina, e preparavano dei pasti veramente gustosi, molti ispirati alla gastronomia del posto. Poiché, in qualche modo, rappresentavo il top management, all'inizio non mi è stato facilissimo convincere la cuoca che lasciavo totalmente a lei il compito del menu giornaliero. Io non avevo nessuna dimestichezza con problemi di ristorazione. Ed ho fatto bene. Veramente una cuoca in gamba. E cameriere brave e volonterose. In genere giovani mamme di famiglia, che, se li avevano, lasciavano i pargoli alle nonne e loro lavoravano. In un certo senso ero orgoglioso di quella mensa che, tutto sommato, era una famiglia un po' eterogenea, affettuosamente curata, almeno nel vitto, sempre variato, con generi freschi e di ottima qualità, e preparati espressamente. Niente di precotto o congelato. Non vi dico i latticini. Non ne avevo mai assaggiato di simili, né ebbi modo di assaporarli in seguito. E il pane? Tutto sommato eravamo nella zona del grano duro, dei forni a legna. Per motivi di lavoro avevo avuto modo di conoscere Vittorio Conti, ingegnere, della società che aveva avuto l'appalto di alcuni lavori, e per ricambiare l'ottima cena che mi aveva offerto nella casa dove abitava con la moglie Carla, e la piccola Dorina, chiesi alla cuoca, Luisa, se potevo invitarli a cena, e lei ne fu entusiasta: avrebbe preparato qualcosa di speciale e di caratteristico. Vittorio Conti doveva trascorrere in zona almeno un paio d'anni, e s'era sistemato abbastanza benino. Aveva locato un grazioso appartamento mobiliato, in un edifico di recente costruzione, e si era fatto raggiungere dalla biondissima e giovane Carla, che aveva si e no 28 anni, e dalla graziosa Dorina, di 4. Lui ne aveva 35, torinese, uscito dal politecnico con lode, e subito inserito nella progettazione e realizzazione di impianti industriali. Malgrado l'età, aveva una notevole esperienza, affinata anche in impianti simili a quello che stavamo realizzando, sia in Italia che all'estero. Avevamo stretto subito una cordiale amicizia e, cosa non usuale tra rappresentante della committenza e controparte, c'eravamo sorpresi a darci del tu. Del resto, io avevo solo un paio d'anni più di lui. Riuscii persino a persuadere Carla a chiamarmi per nome, e, grazie a una bambolina e a certe caramelle al miele, Dorina mi chiamava zio Paolo. La cena preparata da Luisa raccolse plausi e richiesta di ricette. Luisa, però, non volle svelare l'indirizzo del caseificio, e si limitò ad assicurare che di quando in quando avrebbe fornito la tavola di casa Conti, per il mio tramite. Vinello bianco, fresco, frizzante. Finimmo la serata da Vittorio, chiacchierando del più e del meno, e Carla ci raggiunse dopo aver messo a letto la bambina. ^^^ Le cose andarono così per un certo tempo. Mi sembrava di aver trovato una nuova casa. Ormai ci trascorrevo quasi ogni momento libero. Del resto, quando andavo in cantiere, nella valle, a qualche chilometro dalla città, quasi sempre mi incontravo con Vittorio e lui, immancabilmente, mi invitava a cena, raccomandandomi di non portare niente… Di solito, dopo aver trascorso qualche ora in cantiere salivamo al paese vicino, dove lui aveva un paio di locali, cortesemente messi a sua disposizione dal Comune, in uno storico palazzo locale, Palazzo D'Amato, con un portale monumentale e un bellissimo cortile interno. Poi, ognuno per suo conto tornava alla propria abitazione, nel capoluogo, e la sera ero a casa sua! I tempi non ci consentivano di riposare il sabato. E quella sera Vittorio, a cena, non nascose il suo disappunto per doversi precipitare in sede, dove era stata indetta una riunione per il lunedì mattina. Gli seccava lasciare sole moglie e figlia. Mi disse che contava moltissimo su di me, e che mi affidava il suo tesoro, la sua famiglia, e che la curassi come se fosse mia, come se fossi lui. Lo rassicurai, e gli dissi di stare tranquillo. Si sarebbe fatto sentire telefonicamente. Del resto sperava di essere di ritorno il mercoledì sera. Aveva prenotato per la domenica sera, da Palese, alle 19,10. Non c'era volo diretto, prima a Fiumicino e poi a Caselle! Mentre Vittorio era andato a prendere del vino fresco, Carla mi disse.

"Perché non lo accompagniamo noi, a Palese?"

"Certo, e possiamo anche andare a riprenderlo, al ritorno. Pure Dorina?"

"Io ne sarei contenta. Così vede gli aeroplani, saluta il papà. Ti dispiace?"

"Assolutamente no."

"Magari, quando rientriamo ti fermi a cena, così la casa non mi sembrerà terribilmente vuota…"

"Non sarà tardi per la cena di Dorina?"

"Io credo solo di poco, credo che saremo a casa per le otto e trenta."

"Anche prima, se è per questo." Vittorio rientrava col vino.

"Cosa state complottando."

"Nessun complotto" -disse Carla- "ma ti comunichiamo le nostre decisioni."

"Cioè?"

"Ti accompagniamo noi a Palese, e viene anche Dorina. Partenza alle sedici e trenta" -mi guardò interrogativamente, feci un cenno di assenso- "stabilito!" Si alzò e andò a dare un bacio sulla guancia del marito, mentre lui riempiva i bicchieri. Faceva abbastanza caldo, fuori, ma l'ambiente era climatizzato. ^^^ La settimana precedente avevamo assistito ai festeggiamenti in onore della Madonna della Bruna, che dopo i riti religiosi veri e propri, termina con una manifestazione del tutto singolare. Ogni anno viene allestito un folcloristico e coloratissimo carro, sul quale sono costruite immagini, sacre e profane, in variopinta cartapesta. Veri piccoli capolavori artistici. Una volta giunto nella grande piazza. Il carro viene preso d'assalto dalla folla dei partecipanti, che lo distruggono. Ogni anno si ripete questo insolito ed unico rituale: ognuno cerca di afferrare una piccola immagine di cartapesta, un frammento, per conservarlo con devozione nella propria casa o nel luogo di lavoro e mostrarlo con fierezza agli amici. Avevamo assistito, sorpresi e curiosi, a questo assalto, da una finestra degli uffici della Banca d'Italia, invitati dal direttore. Dorina volle scendere in piazza, andare vicino ai pochi resti del carro, sempre contornati da una calca incredibile. Vittorio se la mise a cavalcioni sulle spalle. Andammo giù tutti, lo seguimmo Carla ed io. Non era facile attraversare quella massa umana. Carla era dinanzi a me, la presi per i fianchi, per non farla allontanare da me. Faceva ancora molto caldo, si soffocava, sentivo il suo bel sederino che premeva su me… proprio lì… si muoveva, nel camminare a piccolissimi passi. I fianchi erano morbidi, caldi. Il 'top' lasciava scoperta una parte, dove erano le mie mani, le mie dita. Si, avevo sempre ammirato Carla, l'ho sempre considerata un bel tocco di biondina, ma quello strofinio era proprio eccitante. Chissà se si era accorta di quando andava accadendo nei miei pantaloni. Ad un tratto si fermò, si voltò. Ora erano le sue tette a premere sul mio petto. Non avevo tolto le mani dai fianchi. Mi guardò, alzò il volto. Era rossa, sudata.

"Andiamo via, Paolo… andiamo via… mi sento soffocare… usciamo da questa ressa… non ce la faccio."

"Vieni, appoggiati a me." Le passai il braccio intorno alla vita, la sostenni. La mano le sfiorava il seno, a pelle, era senza reggipetto. Con molti sforzi, quasi di peso, la trascinai verso il portone della banca, riuscimmo a raggiungerlo. Finalmente. Mi guardò, con occhi dolcissimi. La mia mano era sempre lì.

"Grazie, Paolo… senza te sarei svenuta, caduta…" Sentì che stavo per sfilare la mano.

"Ti prego, sorreggimi ancora… non ce la faccio…" Entrammo nel portone, la sollevai, così, in braccio, la portai verso l'ascensore. Armeggiai per aprirlo, entrammo. Era aggrappata al mio collo. Spinsi il bottone, al piano dove eravamo stati, nell'abitazione del direttore, bussai, ci aprirono, andai nel salotto, la deposi sul divano. Carla si guardò intorno. Le era stato portato un bicchiere d'acqua, lo bevve, tutto. Sorrise in giro.

"Grazie, sto molto meglio…" Le chiesero se volesse sdraiarsi un po'. Rifiutò, assicurò che stava benissimo, ora. Dopo un po' tornò Vittorio con la bambina che brandiva, fiera, un minuscolo pezzo di cartapesta. ^^^ Siamo a domenica. Giorno della partenza di Vittorio. Rimasi a pranzo da loro. Niente di elaborato. Un'insalata di riso, roast-beef, macedonia di frutta con gelato, e un ottimo caffè. Come avevamo stabilito, poco prima delle cinque del pomeriggio, caricata la piccola valigia di Vittorio nel portabagagli, ci avviammo verso Palese. Carla volle che sedessi davanti, a fianco al marito, lei e Dora sarebbero stati sul sedile posteriore. Traffico molto tranquillo. Vittorio scelse le strade nazionali, senza allungare il percorso per raggiungere l'autostrada. Del resto, fino all'aeroporto c'erano meno di 70 chilometri. Infatti, parcheggiammo che erano le diciotto. Ancora un'ora per la partenza dell'aereo. Rapido check-in, e c'era tempo per il gelato più volte chiesto da Dorina. Voleva un cono, con i gusti che avrebbe scelto lei: fragola e limone. Noi sedemmo in un angolo del bar, per fortuna climatizzato, e ordinammo del caffè freddo, molto buono, non la solita acqua nera che servono in certi esercizi… Dieci minuti prima della partenza, l'altoparlante rinnovò l'invito all'imbarco immediato dei passeggeri per Roma. Uscita numero uno. Vittorio abbracciò la moglie, baciò Dorina, che gli si era avvinghiata al collo, una vigorosa stretta di mano a me, e ancora, sorridendo, la raccomandazione:

"Paolo, le affido a te! Mettiti al mio posto!" Un cenno di saluto e mise la borsa sul nastro trasportatore, attraversò il metal-detector. Andammo alla vetrata. Dalla scaletta Vittorio si voltò a salutarci. L'aereo decollò in perfetto orario. Ci avviammo all'auto. Dorina si strofinava gli occhi. La mamma la sistemò sul sedile posteriore, sdraiata, con la sua giacca di cotone ripiegata sotto la testa, legandola alla meglio con le cinture di sicurezza. Poi venne a sedere accanto a me. Mi guardò, mi sorrise, mi pose la mano sulla gamba. Affettuosamente.

"Home?"

"OK madam." La stessa strada di prima, sempre poco il traffico. Carla volse il viso verso me, con un'aria che non sapevo interpretare. Tra l'ansioso e il vago, quasi canzonatorio.

"Se non era per te, Paolo, sarei caduta per terra, in mezzo a quella folla scalmanata… per fortuna mi hai sorretto… grazie…"

"Figurati, Carla, era il meno che potessi fare. Come stai?"

"Bene, adesso… ma non ci crederai… stavo perfino meglio quando mi sorreggevi, le tue mani, che sentivo sulla mia pelle, mi davano sicurezza, coraggio, serenità… E… ti ho sentito anche quando eri dietro di me… Mi sembra che non ti sia del tutto indifferente…" Ora il suo sguardo era ansioso, impaziente. Mi domandai se dovessi prendere le sue parole come una 'avance', come un 'invito', usando il linguaggio del poker. C'era solo un mezzo per saperlo. 'Andare a vedere' o anche 'rilanciare'. Io ero sicuro del mio 'asso'. Allungai la mano, la misi sulla sua coscia calda, sulla stoffa di cotone a fiori del suo leggero vestito di cotone. Su, quasi all'inguine.

"No, non mi sei indifferente, tutt'altro… sono fortemente attratto da te, dalla tua bellezza…" E strinsi la mano. Lei vi pose sopra la sua, con una lieve carezza.

"L'ho capito… me l'hai fatto chiaramente capire…"

"Ed io? Ti sono completamente insignificante?" La sua carezza si fece più insistente. Scosse la testa, guardando dinanzi a sé, la strada. Conducevo senza fretta. Dorina era assopita, la vedevo nello specchietto retrovisore. Sospirò profondamente.

"Tu mi sconvolgi… purtroppo…"

"Purtroppo?"

"Sono sposata, Paolo, c'è Dorina…"

"E con ciò? Dorina dorme… Vittorio è lontano…"

"Ma è mio marito…" La mia mano la carezzava dolcemente. Sempre sulla stoffa.

"Carla, certi impulsi, che nascono spontanei, prepotenti, sono del tutto naturali. Quello che é illogico e devastante é il soffocarli. Ed è pericoloso, perché prima o poi esplodono, distruggono…" Sentivo che tremava sotto la mia carezza. La voce non era ferma, sicura.

"Allora?"

"Non puoi opporti alla corrente del fiume, dei sentimenti, delle pulsioni. Devi lasciarti trasportare da essa… ti porterà alla calma del lago… del mare…"

"Ma può travolgerti, sommergerti, devastarti…"

"C'è un vecchio proverbio che dice: 'piegati, giunco, che l'onda passerà'!" Mi guardò con occhi duri.

"Quindi… una botta e via?"

"Ho detto onda, non cavallone… e l'onda si ritrae ma poi torna, sempre, all'infinito." Ero riuscito, intanto, a intrufolare la mano sotto la gonna… sulla pelle calda e accapponata, percorsa da un fremito, dall'elettricità. Taceva, seguitava a guardare la strada, poi si voltò per vedere Dorina. Seguitava a dormire, placida, tranquilla. Scorgevo il tremore delle sue narici… La mano proseguì, ostinata, salì sul ventre piatto, s'infilò nelle mutandine… incontrò i prato serico del suo pube riccioluto… seguitò ancora… lei si distese un po', spostando il bacino in avanti… rovesciò il capo indietro… dischiuse appena le gambe… le mie dita erano tra le sue grandi labbra… vellicavano il piccolo clitoride palpitante… avvertivano l'umida impazienza della vagina… vi si infilarono… il suo grembo sussultava sempre più inarrestabilmente… gemeva…. Si agitava… mise la sua mano sulla mia… strinse…. Forte…. Dette quasi in un urlo… Temevo che i miei pantaloni non avrebbero resistito alla violenza della mia eccitazione.

"Paolo… non devi… non… Paolo…. Paolooooooo!" E l'orgasmo la travolse. Non immaginavo che quella biondina, quella bambolina, potesse così facilmente a raggiungere il piacere. Rimase così, con la mia mano stretta tra le sue gambe e trattenuta dalla sua, la testa china, i capelli dinanzi agli occhi chiusi, il respiro che andava lentamente quietandosi. Per qualche minuto che mi parve una eternità. Si raddrizzò, lentamente. Mi guardò con gli occhi pieni di pianto, le labbra tremanti… Sfilai piano piano la mano da quella deliziosa morsa… per rimetterla sul volante, malgrado fosse intrisa della sua linfa vischiosa. La prese tra le sue, la portò alla bocca, la baciò. Mi guardò con un sorriso affascinante… promettente…

"Siamo pazzi, Paolo, pazzi." Le cinsi le spalle, si avvicinò a me, teneramente. Poi, si allontanò, guardò dietro. Dorina stava stiracchiandosi. Aumentai la velocità. Non ci volle molto per raggiungere la sua abitazione. Parcheggiai dietro l'edificio. Presi in braccio Dorina, che ormai era ben sveglia. Carla mi precedette, aprì il portone, l'ascensore. Salimmo nel suo appartamento. Non sapevo se congedarmi o….

"Entra Paolo. La cena sarà in tavola tra mezz'ora. Prima faccio cenare Dorina e la metto a letto. Se vuoi rinfrescarti sai dov'è il bagno."

 

Avevo bisogno d'una doccia. Fredda. Mi limitai a mettere la testa sotto il getto della doccia. Asciugatomi, andai nel salotto, accesi la televisione. Erano circa le nove della sera. Carla apparve. Serena, tranquilla, radiosa. Indossava una semplice vestaglia, rosa, tenuta chiusa da una cintura di stoffa, di colore un po' più scuro. Ai piedi, sandali aperti, con le unghie dei piedini accuratamente ricoperte d'uno smalto corallo chiaro. Capelli sciolti, appena un leggero strato di rossetto sulle labbra. Gli occhi, color smeraldo, erano splendenti. Aveva due bicchieri.

"Un aperitivo, Paolo?" Mi ha teso un bicchiere, alzato il suo. Abbiamo bevuto. La guardavo senza sapere come dovessi comportarmi. Sempre col suo bicchiere nella mano, ancora mezzo pieno, sedette sulle mie ginocchia. Si riempì la bocca del liquido arancione, avvicinò le sue labbra alle mie, le dischiuse col tocco umido della sua lingua, spruzzò il sorso di aperitivo nella mia bocca, e la tenne chiusa con un lungo bacio. Quella donna era ammaliante. Con una semplicità disarmante, come se avessimo una focosa relazione chissà da quanto tempo. Poggiò il bicchiere vuoto sul tavolino, mi abbracciò. Stretto. Baci sempre più insistenti, passionali, ardenti, eccitanti, sensuali, stimolanti. Le mie mani, nella vestaglia, la cercavano, la frugavano, carezzavano le sue piccole tette e il bocciolo dei suoi capezzolini. Ad un tratto si sciolse dall'abbraccio, dolcemente.

"Adesso a cena, caro… a cena… ci vuole dopo… l'aperitivo!" Non avevo proprio voglia di cenare. Piluccai qualcosa, bevvi una coppa di vino frizzante. Un cucchiaio di gelato… Così, del resto, fece anche lei. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano. C'era un silenzio perfino imbarazzante. Al termine, disse che lasciava tutto così, l'indomani sarebbe venuta Franceschina, la donna, ci avrebbe pensato lei. Comunque, dovendo giungere dal paese, non sarebbe stata lì prima delle undici! Mi tese la mano. Tornammo verso il divano del salotto. Sedetti. Andò al mobile bar. Prese una bottiglia, due ballon.

"Cognac?"

"Si, grazie… ma poco…" Ne versò nei bicchieri. Venne a sedersi accanto a me. Accese la TV. Cronaca sportiva. Le cinsi la vita. Si rincantucciò al mio fianco. La mano sul suo piccolo seno. Rimase così, con la testa sulla mia spalla. Guardava la TV, ma non so se seguiva cosa trasmettevano. La carezzavo teneramente. Si rannicchiò ancora di più. Tirando su le gambe. Sembrava più una bambina che una donna fatta. Una bambolina, splendida, irresistibile. Decisi che avrei lasciato a lei ogni iniziativa. Anche se l'eccitazione montava sempre più. Dopo un po' sentii un lieve ronfare, come le fusa di una gattina… ricordai la poesiola imparata a scuola, all'asilo… Pussy cat, Pussy cat, oh where have you been… gattina, gattina, oh dove sei stata… In effetti, però, pensavo non tanto al 'cat' quanto alla bella 'pussy' che avevo vicino. Sì, Carla era veramente un bel tocco di fi….gliola, di pussy. Ad un tratto trillò il telefono. Guardai l'orologio. Le dieci e mezzo. Svegliai Carla con un bacio, le porsi il ricevitore.

"Pronto…Vittorio?.. Ciao… sei già a casa? Qui tutto bene… Paolo è ancora qui… guarda la TV… OK, te lo saluto io…Ciao." Mi guardò sorridente.

"OK. Ho dormito un po', vero?"

"Si!"

"Ho russato?"

"Hai fatto le fusa…"

"Andiamo a letto?" Si alzò, mi tese la mano. Quell'andiamo ebbe un effetto fantastico. Poneva fine ad una attesa titubante, e faceva nascere una prospettiva eccitante e impaziente. Invece, non dovevo essere impaziente. Mi ero comportato bene, fino a quel momento. Non m'ero mostrato precipitoso, ma dolce e sereno. Entrammo nella sua camera da letto. In quel letto lei e Vittorio…. Mi sorpresi ad alzare le spalle… Lo sapevo. Ma che scoperta facevo! Del resto, Vittorio non mi aveva detto di mettermi al suo posto? Era quello che mi accingevo a fare! Lei mi guardò, sorridendo.

"Ti serve un pigiama?" Scossi la testa. Il suo volto era luminoso, raggiante, beato…

"Io vado in quel bagno… tu puoi andare nell'altro… di fronte…" Dopo cinque minuti, ero a letto. Non sapevo da che parte lei preferiva stare. Mi misi a destra, guardando il letto… Ero nudo, col lenzuolo fino alla vita. Dopo qualche minuto entrò lei, ancora con quella vestaglia, ma poggiata sulle spalle. Andò dall'altra parte, la lasciò cadere… stava per entrare nel letto..

"No, ti prego, Carla… fatti vedere… sei bellissima, eccezionale, fantastica… vieni da questa parte…" Scalza, sorridente, a piccoli passi, girò intorno al letto. Era a fianco a me, che m'ero seduto, ammirandola. Un personale molto più bello e attraente di quanto svelassero i vestiti. Perfetto. Minuto, elegante, con spalle meravigliose, piccolo seno, modellato splendidamente, e le fragole dei capezzoli visibilmente eretti; ventre piatto, fianchi rotondi e sodi, braccia, gambe, tornite paradisiacamente; il triangolo biondo rame del suo pube che mi stava facendo impazzire. Allungai la mano, mi tese la sua, la attirai a me. Mai vista una bambolina del genere, affondai il volto nei ricci serici del suo grembo, ne aspirai il profumo, la lingua, curiosa, volle assaporare il nettare che stillava dal suo sesso… La tenni così… Poi, si sciolse dolcemente dall'abbraccio… alzò il lenzuolo… mi venne accanto… Certamente aveva veduto la testimonianza del mio desiderio incontenibile. Niente di eccezionale, vi assicuro, 'aurea mediocritas' avrebbe detto Ovidio. Baciai Carla sulle labbra, scesi a suggerle i capezzoli…

"Ti voglio, Paolo… adesso… subito… ti voglio…" Si mise supina. Un corpicino stupendo, l'avrei mangiata di baci… Mi guardava… aveva tirato su le ginocchia, le dischiuse, offrendo ai miei occhi sbarrati l'incantevole visione del suo sesso. Rosa, meraviglioso, incorniciato d'oro… Mi misi tra le sue gambe, sorreggendomi sulle ginocchia, su una mano… prese il glande, turgido e bramoso, lo condusse all'ingresso della sua rorida vagina, inarcò la schiena, si avvicinò. Lentamente, molto lentamente, iniziai a penetrarla… Era calda, pulsante, ma stretta come mai ne avevo incontrate nella mia vita…. Deliziosamente stretta… che andava allargandosi al passaggio del glande, stringendosi subito su lui, fasciandolo, carezzandolo… Ero così preso da quel nuovo, sconosciuto piacere voluttuoso, che non mi accorsi che dovevo fermarmi: ero al 'non plus ultra'. I nostri movimenti erano in perfetta sincronia, armonici, come frutto di antica consuetudine, affinamento raggiunto con l'esperienza… Balzava sotto di me…. Mi accoglieva e si allontanava, con le gambe strette sul mio dorso… Una sensazione meravigliosa, nuova, mai sperimentata… e stavamo scalando insieme, verso la vetta del piacere più travolgente che conoscessi… insieme…. Era lei a sussurrarmi, con affanno, con volto rapito, estasiato, il suo, il nostro godimento…

"Insieme amore… sei bello… splendido… eccomi tesoro… ti sento…. Eccomi…. Aspettami…. Eccomi…. Adesso… adesso…. Adessooooooo… sì…. Si…. Così…." E il suo orgasmo fu accolto e accompagnato dalla più esuberante invasione del mio seme che mai m'era capitata prima di allora… E lei lo mungeva, il mio sesso, freneticamente, golosamente, avidamente… fino all'ultima goccia, e mi strinse in sé… a lungo… Non si calmò subito… Le mie carezze, i miei baci, accompagnarono teneramente il lento ritorno alla normalità… si fa per dire… perché non abbandonava la forte presa del mio fallo, in lei… Poi giacemmo, supini, spossati, ma non esauriti… Carla, interessata, volle accertarsi della mia… disponibilità… Voltò il viso verso me, mi sussurrò nell'orecchio che non aveva mai conosciuto un appagamento del genere, un'onda così travolgente, un orgasmo che l'aveva disfatta, ma già era pronta, mi assicurò…

"Ed anche tu…sei….rifiorito…" Si mise a cavallo a me… Dalla sua vagina stillavano ancora gocce che testimoniavano la nostra voluttà… e questo facilitò il suo inebriante e delizioso impalamento… si fermò un po'… chiuse gli occhi… rovesciò il capo… e la sua fu una cavalcata che, partita al passo, si trasformò presto in trotto, e quindi in galoppata sempre più impetuosa, appassionata, irrefrenabile, trascinante… fin quando un lungo gemito, sempre crescente, e l'ultimo sussulto, non coronarono il palpitante raggiungimento del traguardo. E fu anche questa volta accolta dal dilagare in lei del tiepido calore del mio seme. Non finì lì. Ad un certo punto, tra le mie braccia, con la testa sul mio petto, i lunghi capelli sciolti, si assopì… Guardai l'orologio. Le cinque! Cercando di non farla svegliare, la deposi dolcemente sul materasso, sgusciai dal letto, andai nel bagno, mi ripulii alla meglio. Mi vestii.. Quando tornai in camera, stava stiracchiandosi, con gli occhi semichiusi.

"Vai via? Mi lasci?"

"Alle sei viene a prendermi l'autista, a casa mia, vado, gli devo dare alcuni documenti da far portare in cantiere…"

"Torni?"

"Si."

"Subito. Ti aspetto… abbiamo ancora tante cose da…. Dirci…" Mise giù la testa, ripiombò nel sonno. Non era mio proposito tornare… ero uno schifoso traditore… Vittorio mi aveva affidato la sua famiglia… sua moglie… ed io… Che bastardo ero stato. Si, Carla era divinamente incantevole, insuperabile, ma… era la moglie di Vittorio. Per andare a casa dovevo passare dinanzi alla chiesa di San Francesco, quella a fianco della Banca d'Italia. Stava aprendo in quel momento. Un sacerdote, anziano, un po' grassoccio, si affacciò dalla porta, dette uno sguardo alla piazza. C'era solo una vecchina che stava avviandosi alla chiesa, Tra poco ci sarebbe stata la prima Messa del mattino. Mi venne un'idea. Chissà se riuscivo a liberarmi di questo macigno che m'opprimeva la coscienza. Avevo tradito Vittorio! Salii le scale, entrai. Il vecchio sacerdote si fermò, si voltò, mi guardò.

"Reverendo, vorrei confessarmi…"

"A quest'ora? Devo celebrare… è una cosa lunga? Grave?" Mi guardò fisso.

"Lunga no, padre, ma grave… almeno per me…"

"Venite…" Si avviò verso la Sacrestia, vi entrò, mise una stola viola, andò a sedere in un angolo, vicino a un inginocchiatoio. Mi fece cenno di inginocchiarmi. Disse qualche parola, sottovoce.

"Da quanto tempo non vi confessate?"

"Da parecchio, padre, non ricordo."

"Ditemi…" Brevemente, gli confessai cosa avevo fatto, come mi sentissi un verme, per aver tradito un amico, fatto l'amore con sua moglie… una donna sposata… No, io ero scapolo… Mi ascoltò, guardando ogni tanto verso la chiesa.

"Allora.. figlio mio… niente altro?"

"E cosa di peggio potevo fare?"

"Ma vi sentite pentito?"

"Certo!"

"Promettete di non ripeterlo più?"

"Certo."

"Dite l'atto di dolore… se non lo ricordate leggete il foglietto sull'inginocchiatoio." Lessi sottovoce, lui pronunciò poche parole, che non compresi, fece il segno di benedizione…

"Ego te absolvo…."

"Andate, e ricordatevi la promessa." Lo guardai, stupito.

"La penitenza, padre?"

"Dite tre pater, ave, e gloria allo Spirito Santo, perché vi illumini e vi mostri la retta via. Andate, ora, devo celebrare." Mi avviai all'uscita. Confuso, irritato, indignato… Non potevo crederci, quindi la penitenza era quella! Tutta lì, per quello che avevo fatto. Scesi le scale, lentamente, mi avviai verso la casa di Carla. Avevo lasciata quella splendida creatura che mi aveva fatto impazzire dal piacere. Mi aveva detto che mi avrebbe aspettato. Mi aveva sussurrato di tornare presto. Alzai le spalle. Per tre pater, ave e gloria, valeva la pena tornare da lei!

 
Come mi sono convertito
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 14:00

Mi sono convertito alla legge del membro quella sera di settembre di cinque anni fa. Ve la voglio raccontare perché la storia è di quelle che fanno venire i brividi sulla pelle. Ero uscito da un cinema porno, davano non mi ricordo più bene che film con un’attrice mora alta e snella. Bella veramente, una sorta di dea. Non avevo niente da fare quella sera ed ero entrato nel cine porno stancamente senza voglia particolari. Mi ero seduto in una delle ultime file ed intorno a me si svolgevano i soli movimenti di froci che si davano da fare. Guardavo lei e le sue forme a l’avidità con cui prendeva quei cazzi di tutte le dimensioni. Una vera ingorda. Le ultime scene mi avevano fatto eccitare. Un trio goloso ed intraprendente con lei a prenderlo contemporaneamente in fregna ed in bocca. Due sventole di membri che facevano, senza esagerazione almeno venti centimetri l’uno. Cappelle rosse grandi e lucide che davano l’impressione di scoppiare in un fiume di sborra da un momento all’altro. E lei godeva in maniera selvaggia e, secondo me non recitava, in quel momento stava proprio venendo a ripetizione. Guardavo allibito i movimenti dela testa di lei sul cazzo in bocca e pensavo stranamente a che cosa dovesse provare lei ad avere quell’affare che le strusciava il palato con il piolo che aveva nel ventre. Pensavo che doveva sentirsi una regina capace di controllare le emozioni dei due tori in calore. Uscii dal cinema con quelle immagini ed avevo voglia di farmi una sega. Così andai nel bagno pubblico lì vicino. Sembrava deserto. Entrai in una delle stanzette e provai a chiudermi dentro ma la serratura era rotta. Poco male pensai e accostai la porta. Tirai fuori il mio membro già in tiro ed iniziai un lento su e giù. Ad un tratto la porta si apre e un giovane mi guarda allibito. «Scusa» mi fa e non smette di guardare il mio affare in erezione totale. «Niente» borbottai falsamente ma non usciva ed io ero imbarazzato. Lui allunga la mano titubante non sapendo quali potessero essere le mie reazioni. Lo lasciai afre. La sua mano accarezzò delicatamente l’asta di carne dura come il marmo. Sentii un brivido percorrermi la schiena. Immaginai in un ostante le mille sensazioni che aveva provato la biondona nell'hard che avevo appena finito di vedere. Tesi il braccio e posai la mano sulla sua patta già gonfia. Lui entrò e si appoggiò con la schiena alla porta in modo da impedire l’apertura dall’esterno. Mi inginocchiai davanti a lui e cominciai ad armeggiare con la cintura dei pantaloni con una mano, mentre con l’altra accarezzavo lascivamente la patta. Sentivo sotto il palmo che la bestia cresceva vertiginosamente e dopo qualche secondo lo liberai dalla morsa dei jeans. Sotto lo slip si poteva scorgere il profilo di un cazzo di proporzioni notevoli come quelli del film. Gli calai anche le mutande e il suo membro scattò in avanti come una molla. Adesso era davanti alla mia faccia ed io mi sentivo una troia in calore vogliosa di bere il suo sperma. Me lo infilai in gola e comincia a pompare avidamente ed ad ogni p0ompata mi sentivo sempre più donna e più vacca. Ed ad ogni pompata avevo voglia di prenderlo ancora da tutte le parti. Mentre lo sentivo gemere di piacere mi rammaricai che non c’era un altro cazzo da infilarmi nel curo e pensai che solo le donne possono godere in maniera così feroce prendendolo contemporaneamente davanti e di dietro. «Sì, si, sto per venire» mi avvisò il mio toro ed io mi preparai ben bene a prendere il getto bollente. «Godo» gemette. Mi aspettai subito la cascata di sborra, invece passarono alcuni secondi in cui vidi il suo arnese fremere ed io godere infinitamente. Poi, finalmente, il getto bollente mi prese in viso ed io con la lingua cercai di raccogliere le gocce. Mentre gli ripulivo la coppella venni anch’io e fu molto bello. Da allora mi convertii al pilo di carne e sono felice.

 
Sonata per violoncello
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 13:58

Sono Carla, ho 22 anni frequento la facoltà di lettere, vivo in una famiglia di musicisti, i miei suonano per hobby, mia sorella Erica invece frequenta il primo anno del conservatorio, lei suona il violoncello, io sono l'unica della famiglia a non saper suonare alcuno strumento, apprezzo la musica, ma sono negata per suonarla, ha ciascuno il suo.

L'estate scorsa, mia sorella si era appena diplomata e aveva deciso di iscriversi al conservatorio, io stavo finendo gli esami della sessione estiva, ero uscita per andare in facoltà per prendere alcuni appunti, i miei era al lavoro, mia sorella era rimasta da sola in casa, quando sono scesa ho preso la bicicletta e mi sono avviata, dopo neanche duecento metri ho bucato, allora ho ripreso la bici e sono ritornata a casa a piedi, quando stavo per entrare in casa ho sentito suonare il violoncello, Erica evidentemente aveva deciso di fare pratica, io adoravo quando mia sorella suonava, in quel momento ho sentito che suonava un arrangiamento che le avevo chiesto io tempo fa,? per Elisa?, anche se nata per pianoforte, alcuni passi al violoncello mi facevano impazzire e Erica aveva deciso di accontentarmi.

Aprii piano la porta per non disturbarla, in punta di piedi mi diressi verso il soggiorno dove sentivo suonare, dalla porta la vidi, aveva abbassato la tapparella, era davanti alla grande finestra del terrazzo, indossava soltanto un reggiseno celeste e delle mutandine in tinta, la luce filtrata dalla tapparella la rendeva quasi eterea, non si accorse di me e continuò a suonare, il sole che filtrava disegnava sul suo corpo arabeschi di luce, il movimento del suo braccio si accompagnava a leggeri accenni con la testa, io non ho mai avuto interesse per le donne, ma quell'immagine di mia sorella che suonava, mi parve la cosa più erotica e eccitante che avessi mai visto, il mio sguardo percorse tutto il suo corpo, beandomi di quella vista.

Mi avvicinai piano alle sue spalle posai delicatamente le mie mani sulle sue spalle, lei trasalì per un secondo, poi dovette capire che ero io, e continuò a suonare, quella musica dolcissima che si spandeva nell'aria, mi rendeva quasi in trance, cominciai a far scendere le mie mani sulle sue braccia, adesso ero consapevole che la mia carezza non era più fraterna, stavo carezzandola come un amante, mi chinai su di lei spostando i suoi capelli e posai le mie labbra sul suo collo, Erica non si sottrasse al mio bacio, anzi sposto il collo di lato a favorire la mia manovra, cominciai a muovere le mie mani sul suo corpo, avevo trovato i suoi seni piccoli e sodi, adesso indugiavo carezzandoli da sopra la stoffa, la mia eccitazione decise per me, insinuai le mie mani dentro le coppe andando a cercare i suoi capezzoli, li trovai e cominciai a carezzarli, ebbi la soddisfazione di sentirli diventare duri sotto i miei massaggi.

Adesso l'atmosfera era rovente, io avevo la bocca secca, sentivo che mi ero spinta molto oltre, ma non avevo nessun desiderio di ritornare indietro, Erica si era ormai abbandonata sotto le mie mani, aveva smesso di suonare, e si lasciava cullare dai miei massaggi strofinando la sua testa sul mio corpo, tirai portai una mano all'allacciatura del reggiseno, con un movimento lo sganciai liberando i suoi seni, con un gesto fluido Erica lo lasciò cadere a terra e si girò a guardarmi, anche se era mia sorella mi parve bellissima, i suoi occhi brillavano di eccitazione su quel suo viso ancora da ragazzina, le sue labbra lucide mi attiravano, mi chinai verso di lei e iniziai a baciare timidamente le sue labbra, lei subì passivamente per qualche secondo, poi mi porse la sua lingua , io la accolsi nella mia bocca, mi parve la cosa più buona che avessi mai assaggiato, adesso ci stavamo abbracciando strette, mentre le nostre lingue si intrecciavano nelle nostre bocche, stemmo così per alcuni interminabili istanti, io portai la mia mano verso le sue mutandine, e infilai una mano dentro iniziando a carezzarle la fica, la trovai già bagnata, le mie dita indugiarono sulla sua apertura mentre continuavamo a baciarci, i nostri sensi erano incendiati, Erica mi sfilò la maglietta che indossavo liberando i miei seni, si chinò a leccarli soffermandosi a succhiare i miei capezzoli, ormai esploravamo i nostri corpi cercando il modo migliore di darci piacere.

Io non resistetti, dovevo sentire il suo sapore, volevo che lei fosse mia, mi chinai verso la sua fica, lei non fece alcuna opposizione, e finalmente affondai la mia lingua dentro di lei, la senti gemere al mio tocco, iniziai a leccare con foga, mi stringevo alle sue cosce tirandola verso di me come se avessi voluto entrarle dentro, leccai ogni cm della sua fica succhiando tutto il suo nettare, il suo sapore mi inebriava, Erica gemeva e si contorceva, le mordicchiai il clitoride, sentii il suo corpo contrarsi, stava per avere un orgasmo, incollai la mia bocca alla sua fica, volevo che mi venisse in bocca, quando il suo orgasmo esplose la mia bocca si riempì di liquido, iniziai a bere tutto era un nettare squisito, mentre Erica si rilassava dall'orgasmo io ripulivo la sua fica con la lingua entrandole in profondità.

Subito dopo la abbracciai, stringendola a me, volevo sentire il suo corpo caldo e fremente dall'orgasmo avuto, e sentire le sue sensazioni, Erica fu dolcissima, si strinse a me e cerco la mia bocca baciandomi con trasporto, sussurro un -Grazie- e riprese a baciarmi, accolse la mia lingua nella sua bocca succhiandola come un gelato.

Restammo alcuni minuti ferme ad abbracciarci, poi le mani di Erica cominciarono ad esplorare il mio corpo soffermandosi sulla mia fica, mi stava facendo eccitare nuovamente, mi piaceva la sua esuberanza cominciò a succhiarmi i capezzoli mentre le sue dita si faceva no strada dentro di me, iniziò un ditalino lento e deciso, continuando a leccarmi le tette, io mi abbandonavo ai suoi baci godendo del suo lavorio, ma non mi bastava, volevo risentire Erica, sentire la sua fica palpitante, mentre stava godendo, non mi importava di godere, volevo far godere lei, cercai di portarmi di nuovo sulla sua fica, ma Erica mi bloccò venendomi sopra, adesso avevo la sua fica sul viso, allungai la lingua per succhiare quel paradiso, Erica abbassò la sua testa andando a leccare la mia fica, il contatto della sua lingua mi fece sussultare, mai nessun ragazzo mi aveva procurato sensazioni così forti, per reazione affondai ancora di più la mia lingua nella sua fica, adesso facevamo a gara a chi leccava più forte, il piacere che ci davamo reciprocamente ci annientava.

Esplosi in un orgasmo lungo e interminabile, venni nella sua bocca, continuando a leccare Erica, non capivo niente, ad un certo punto la fica di Erica mi riempi nuovamente la bocca, eravamo venute simultaneamente.

Stemmo li abbracciate per terra coccolandoci a vicenda, a un certo punto Erica si alzò e preso il Violoncello mi suonò? Per Elisa?.

 
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