Nel pomeriggio di quel giorno, mentre la mia assatanata consorte era immersa nella lettura di un libro, colsi l'occasione per gironzolare dalle parti della stalla, dove sapevo che Pietro era intento ai suoi lavori.
Quando entrai, per qualche momento, non riuscii a vedere nulla, tanta era la differenza di luce tra l'esterno assolato e l'interno in penombra.
Per istinto guardai dalla parte dove sapevo esserci la mucca e, abituato lo sguardo, lo vidi.
Mi avvicinai senza far rumore e l'osservai non visto mentre finiva di sistemare la paglia pulita per la mucca, poi, riposti gli attrezzi, si piazzò a gambe larghe vicino alla bestia e, tirato fuori l'uccello, si mise a pisciare sul pavimento.
Un attimo prima stavo per farmi vedere e chiamarlo, ma di fronte a quello spettacolo mi bloccai per guardarlo di nascosto.
Gli ero giunto abbastanza vicino, in una posizione un po' laterale, che mi consentì di vedere tutto nei minimi particolari: abbassò la lampo, estrasse il cazzo moscio, ma corposo anche in quella posizione di riposo, se lo prese da sotto con la mano destra, sbatacchiandolo un po', quindi con la sinistra liberò la grossa cappella dalla pelle che la ricopriva e se lo menò diverse volte, accarezzandola di tanto in tanto finché, non lo rese un po' turgido.
Poi tenendolo fermo, mentre un'espressione beata gli si dipingeva in viso, iniziò a pisciare, emettendo un grosso getto scrosciante,.