MaraMora

... credevi veramente di conoscere tutto sul sesso?

Racconti eros, articoli sul sesso e recensioni di film hard

Sandra (2 di 3)


Il week-end finì, io vivevo nel dubbio angoscioso di quel biglietto.
Lo osservavo, pensavo, non sapevo se chiamarla o meno, non avevo il coraggio, ma la voglia si, quella si che prepotente si faceva strada dentro di me.
I miei tornarono, ridacchiando felici, avevano speso un sacco di soldi in cose inutili, avevano fatto un regalo persino al canarino, ma questo li rendeva felici.
Erano spocchiosi come può esserlo chi ha fatto i soldi con la stessa facilità con cui ci si gratta la testa, spendere denaro per loro era il massimo della vita, solo così la loro vita aveva un senso.
Non si accorsero nemmeno del mio stato d’ animo, avevano dimostrato di essere ricchi e questo gli bastava, credevano che fossi felice solo perchè potevo chiedere la luna ed un impettito maggiordomo me la sarebbe andata a comprare.
Lo sdegno per quella coppia così superficiale mi fece venire anche il coraggio e chiamai Sandra.
Avevo bisogno di uscire, di evadere, di dimenticare la mia famiglia.
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Sandra (1 di 3)


La stanza era illuminata solo dalla luce rossastra che proveniva dal caminetto acceso.
Nell’ aria risuonavano le note della “Madama Butterfly” di Puccini.
Mi avvicinai con passo insicuro alla poltrona coloniale piazzata davanti alla bocca del camino, talmente vicina che se non ci fosse stato il parascintille si sarebbe sicuramente bruciata.
Da dietro la spalliera vedevo emergere, tenue, un sottile filo di fumo.
Una mano di donna, la sua mano, mi fece cenno di aspettare, le note si fecero sempre più forti e presenti, io mi bloccai in attesa che finisse quel crescendo e di note e di emozioni.
Appena la musica finì una voce mi accolse: “Vieni avanti, amore, ti aspettavo”
Si alzò dalla poltrona e andò a spegnere lo stereo.
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Il mestiere della seduzione


Il telefono squillò presto quella mattina e fui contento quando il mio capo mi comunicò che avrei dovuto recarmi a Cittadella per lavoro, un lavoretto semplice e veloce, affermò. Mi piaceva molto quella città, piccola e piena di storia, per quanto riguarda il lavoro, poi, come ogni volta le cose semplici si rivelavano complesse, e quella breve sosta si trasformò in un soggiorno di due notti. Ma potevo ritenermi fortunato, era un periodo della mia vita in cui sentivo il bisogno di allontanarmi da casa e dagli affetti che mi stavano stancando oltremodo.
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Vacanza in Malga (2 di 2)


Nel pomeriggio di quel giorno, mentre la mia assatanata consorte era immersa nella lettura di un libro, colsi l'occasione per gironzolare dalle parti della stalla, dove sapevo che Pietro era intento ai suoi lavori.

Quando entrai, per qualche momento, non riuscii a vedere nulla, tanta era la differenza di luce tra l'esterno assolato e l'interno in penombra.

Per istinto guardai dalla parte dove sapevo esserci la mucca e, abituato lo sguardo, lo vidi.

Mi avvicinai senza far rumore e l'osservai non visto mentre finiva di sistemare la paglia pulita per la mucca, poi, riposti gli attrezzi, si piazzò a gambe larghe vicino alla bestia e, tirato fuori l'uccello, si mise a pisciare sul pavimento.

Un attimo prima stavo per farmi vedere e chiamarlo, ma di fronte a quello spettacolo mi bloccai per guardarlo di nascosto.

Gli ero giunto abbastanza vicino, in una posizione un po' laterale, che mi consentì di vedere tutto nei minimi particolari: abbassò la lampo, estrasse il cazzo moscio, ma corposo anche in quella posizione di riposo, se lo prese da sotto con la mano destra, sbatacchiandolo un po', quindi con la sinistra liberò la grossa cappella dalla pelle che la ricopriva e se lo menò diverse volte, accarezzandola di tanto in tanto finché, non lo rese un po' turgido.

Poi tenendolo fermo, mentre un'espressione beata gli si dipingeva in viso, iniziò a pisciare, emettendo un grosso getto scrosciante,.

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