Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno


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Dopo la doccia
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 13:53

Giulio aveva appena finito di farsi la doccia, e venne in camera da letto in accappatoio e ciabatte. Seduto sul letto, lo guardavo asciugarsi davanti al grande specchio dell'armadio, mentre chiacchieravamo del più e del meno. Il mio sguardo era attratto dal suo uccello, e dentro di me la voglia di provarlo cresceva a dismisura.
Pensai che un'occasione così non mi sarebbe ricapitata e decisi di passare all'attacco:
"Hai davvero un bell'uccello, sai?", dissi.
"Grazie!", rispose lui un po' sorpreso.
"Mi sta facendo venir voglia di farti un pompino!", incalzai.
Giulio allora si girò e lasciò cadere l'accappatoio per terra, senza dire una parola.
Io mi sfilai la maglietta rimanendo in pantaloncini e mi inginocchiai davanti a lui, a pochi centimetri dal suo cazzo. Lo presi con una mano, mentre con l'altra gli accarezzavo i coglioni, e lo scappellai.
"Serviti pure!", disse lui, "Fammi vedere cosa sai fare! Fammi godere!".
Gli strinsi forte il cazzo ed iniziai a menarlo lentamente, sentendolo pian piano ingrossarsi fra le dita frementi. Passai timidamente la lingua sulla cappella, la cui pelle man mano si tendeva e prendeva colore, poi scesi lungo il tronco, gli leccai lo scroto con cura, e poi tornai a leccargli il glande, facendolo sobbalzare più volte a colpi di lingua. Lo presi poi in bocca, succhiandolo con gusto e facendolo scivolare fuori, più e più volte. Il cazzo di Giulio ormai grosso e duro svettava davanti a me in piena erezione, puntato verso la mia bocca come un'arma pronta a scaricarmi addosso il suo caricatore di sperma. Lo accarezzai dolcemente per tutta la sua lunghezza, sentendolo pulsare dall'arrapamento sotto le dita.
"E' davvero bellissimo", dissi guardando Giulio dal basso.
"Ti piace proprio, eh?", disse lui.
"E' favoloso!", dissi baciandogli la cappella e prendendola poi in bocca.
Iniziai a succhiarlo e a spompinarlo, mentre continuavo a carezzargli i coglioni e a menare la parte di cazzo che non riuscivo a prendere in bocca. Ogni tanto lo tiravo fuori e gli leccavo la cappella tutt'intorno, scendevo lungo l'asta sfiorandola con le labbra, gli leccavo i coglioni, risalivo leccandolo con la punta della lingua fino sullo spacchetto del glande, e poi lo riprendevo fra le labbra. Il sapore del suo uccello mi eccitava e mi inebriava, e dentro di me sentivo crescere la voglia di bere il suo sperma.
Smisi per un attimo di succhiarlo e lo menavo lentamente, con la cappella a pochi centimetri dalle mie labbra, gustandomi il suo profumo intenso ed il sapore che ancora sentivo in bocca. "Non solo è bello," dissi guardando Giulio, "ma è anche buonissimo!"..
"Si vede da come lo succhi che ti piace!", disse lui.
"Ha un sapore meraviglioso...", gli risposi, "Te lo succhierei per ore intere!".
"Se continui a succhiarmelo così bene", disse Giulio "mi farai venire molto prima!".
"Non vedo l'ora!" gli dissi,
"Muoio dalla voglia di assaggiare il tuo sperma! Ti succhierò il cazzo fino a farti schizzare un mare di sborra!". Ripresi in bocca il suo membro e ricominciai a sbocchinarlo con gusto, succhiandolo e ciucciandolo.
"Sì, succhia!", disse Giulio,
"Succhia, continua! Sei davvero bravo! Che pompino fantastico! Vedrai che ti faccio annegare nella sborra!".
Le sue parole mi eccitarono ancora di più, e le dimensioni dei suoi testicoli che si riempivano sotto le mie carezze sembravano confermarle. Tirai fuori dalla bocca il suo pisellone e tenendolo con una mano cominciai a passarci sopra le labbra socchiuse per tutta la sua lunghezza, dalla base alla cappella e viceversa, mentre con la punta della lingua gli davo rapide leccate. Fu allora che mi vidi nello specchio con il cazzo di Giulio sulle labbra, e la mia foia aumentò ancora. Lo ripresi con convinzione fra le labbra ed iniziai a spompinarlo con foga, mentre gli accarezzavo i glutei e glieli stringevo forte. Giulio mi prese delicatamente la testa fra le mani ed iniziò a muovere il bacino accompagnando il mio pompino.
"Bravo, così!", gemeva arrapatissimo. "Succhialo, succhialo tutto! Aaah! Che pompino! Continua, continua! Dai, voglio venirti in gola!".
Giulio ormai mi scopava in bocca, in preda all'estasi che il mio bocchino gli procurava, ed io cercavo di accompagnare i suoi movimenti con la testa, mentre con le mani continuavo ad accarezzargli i glutei e nel contempo cercavo di guidarlo per coordinare il mio pompino con le sue spinte per evitare che mi spingesse l'uccello troppo in fondo alla gola. Mugolando di piacere mi godevo il suo grosso e turgido cazzo che mi scorreva fra le labbra, sentendo ormai vicino il momento in cui mi avrebbe scaricato in gola il contenuto dei suoi coglioni.
"Meraviglioso, meraviglioso!", gemeva Giulio, "Fra poco esplodo e ti inondo di sborra!".
Io smisi di accarezzargli le natiche e fermai il suo andirivieni nella mia bocca. Smisi di spompinarlo ed iniziai a massaggiargli i coglioni carichi di sborra ed a menargli il cazzo con foga.
"Sì, esplodi!", gli dissi eccitatissimo. "Vieni, schizza, sborrami in bocca!".
"Dai, dai!", mi incitava lui, "Così, così, fammi venire!".
"Sì, fammi bere il tuo sperma! Dammelo, dammelo!", lo supplicai prima di prendergli in bocca la cappella ormai purpurea e tesa dal godimento. Gli masturbavo l'uccello infoiatissimo, mentre gli succhiavo il glande rovente con una foga incredibile, e ad ogni succhiata sentivo Giulio fremere sempre più prossimo all'orgasmo e la mia sete di sperma sempre più forte.
"Ecco, ecco!" ansimò finalmente Giulio, "Vengo, vengo! Bevi tutto! Bevi!".
Il corpo di Giulio si tese e si inarcò, ed io sentii il suo cazzo dapprima ingrossarsi ed irrigidirsi nella mia mano e fra le mie labbra, e poi iniziare a pulsare nell'eiaculazione.. Il primo fiotto di sperma rovente mi colpì il palato come uno schizzo di champagne a suggellare quel meraviglioso pompino, ed i successivi mi riempirono in pochi attimi la bocca.
"Bravo, ingoia tutto! Aaaah!" mugolava estasiato Giulio, mentre io gustavo i caldi fiotti di seme caldo e denso che il suo cazzo mi pisciava in bocca. Li assaporavo con voluttà, gustando il meraviglioso sapore dello sperma che mi riempiva la bocca, e li ingoiavo lentamente. Aveva proprio ragione lui: il fiume di sperma che mi riversò fra le labbra non mi avrebbe certo fatto annegare, ma sicuramente feci fatica a tenerlo tutto in bocca prima di ingoiarlo senza perderne neppure una goccia. Gli menai il cazzo e gli succhiai la cappella finché non mi ebbe schizzato in gola anche l'ultima goccia di sborra.
"Mmmmmh, che delizia!", dissi poi guardandolo e leccandomi le labbra. "La tua sborra mi piace da impazzire!", gli sussurrai subito dopo, riprendendo a ciucciargli l'uccello che nonstante la sborrata era rimasto ancora abbastanza in tiro.
"Si vede che ti piace!", disse lui, "Una sborrata non è basta a dissetarti, eh?".
"Ne berrei a litri!" risposi tra una leccata e l'altra, "Ha un sapore meraviglioso!".
Gli ripresi ancora in bocca l'uccello e sentii che stava riprendendo la sua durezza e la sua grossezza. pensai allora che anche il mio culo smaniava di ricevere la sua dose di cazzo.
"Succhialo, succhialo ancora! Sei davvero fantastico!", disse Giulio, "Ci vorrà un po', ma vedrai che potrai bere ancora tanto sperma!"
"Aspetta", dissi io, finendo di spogliarmi, mentre Giulio, col cazzo duro e lucido di saliva mi guardava forse intuendo le mie intenzioni. Mi misi allora sul letto a pecora, e vidi Giulio che aveva lo sguardo puntato fra le mie natiche.
"Visto che ci vorrà un po'", gli dissi, "perché intanto non m'inculi? Dai, ti prego, mettimelo nel culo, muoio dalla voglia!".
Mi insalivai due dita e mi lubrificai abbondantemente l'ano:
"dai, fammelo provare, scopami!" gemetti, mentre mi infilavo un dito in culo per invogliarlo. In realtà non ce n'era alcun bisogno, perché la voglia che lui aveva di incularmi era forse seconda solo alla mi voglia di essere penetrato dal suo splendido uccello.
"T'inculerò con vero piacere!" disse inginocchiandosi sul letto dietro di me.
"Non potrei certo deludere un così bel culetto!", aggiunse appoggiandomi la punta del cazzo sul buco del culo che fremeva di essere sfondato.
"Ecco qui il mio cazzo tutto per te.... Goditelo!" disse poi spingendomi lentamente il suo cazzone nel culo. Centimetro dopo centimetro, il suo uccello duro si fece strada nel mio retto, finché dopo secondi meravigliosi ed interminabili non fu tutto dentro.
"Ti fa male?" chiese Giulio premuroso.
"No, anzi, è meraviglioso!", dissi io sentendo il culo pieno della sua carne calda e durissima.
"Hai un cazzone così grosso! E' fantastico! Scopami, ti prego!" dissi.
"Certo che ti scopo, stai tranquillo...", disse lui iniziando lentamente a muoversi avanti e indietro,
"Ti scoperò fino a farti gridare di godimento!".
Mi prese per i fianchi e cominciò pian piano ad aumentare la velocità della scopata e la profondità dei colpi via via che sentiva che il mio culo si allargava adattandosi alle dimensioni del suo cazzo.
"Sì, fottimi, fottimi! Lo voglio tutto, tutto nel culo! Dammelo tutto!", lo incitavo, sentendo l'ano sfondato che ormai accoglieva docilmente il membro di Giulio.
"Prendilo, sì! Eccotelo, è tutto nel tuo culo, godi! Godi!" ansimava lui, mentre io, godendo con la sua mazza dura come il ferro piantata fra le chiappe, mugolavo come una troia:
"Sì, godo, godo!! Hai un cazzo enorme, è stupendo! Sfondami il culo, dai, così!". Giulio mi fotteva ormai arrapatissimo rovistandomi nel culo, muovendosi con facilità nel mio retto ormai rilassato. Mi piantò il suo cazzone
più a fondo che potè nel culo e cominciò a roteare il bacino, in modo da allargarmi l'ano ancora di più e da massaggiarmi il retto con la sua sbarra di carne.
"Che meraviglia..." mugolai io, "Sei fantastico! Aaaaaaaaah, sì! Che bello!".
Giulio riprese a fottermi, e mi trapanò il culo per alcuni stupendi minuti, finché non si fermò e non mi sfilò dal retto il suo pisellone. Per un attimo mi sentii svuotato, e sentivo di avere ancora una gran voglia del cazzo di Giulio nel mio culo. Ma fu solo un attimo: Giulio mi fece alzare e si sdraiò sul letto, con il cazzo che svettava, duro e lucido.
"Dai, montami sopra ed impalati!", mi ordinò. Io salii in piedi sul letto, dandogli le spalle, e piegando le gambe mi abbassai finché sentii la carne del suo uccello sulle mie chiappe. Appoggiai le mani sul letto dietro di me per sorreggermi, mentre Giulio mi guidò il bacino fino a che la punta del suo uccello non fu al centro delle mie chiappe, appoggiata al buchetto fremente. Mi impalai lentamente sul suo stupendo cazzo, fino a farlo penetrare tutto nel culo, iniziando poi a muovere su e giù il bacino. Godevo da impazzire sentendo il culo di nuovo pieno della meravigliosa carne del cazzo di Giulio, e per far aumentare il suo godimento rilassavo lo sfintere mentre il suo uccello mi penetrava, e lo contraevo mentre muovevo in alto il bacino.
Guardai nello specchio, e rimasi immobile a gustarmi la visione dell'uccello di Giulio infilato nel mio culo. Lui allora mi prese per i fianchi, sostenendomi, ed iniziò a muoversi fottendomi con ampi movimenti. Io guardavo estasiato nello specchio il buco del mio culo accogliere ormai con naturalezza il grosso pisello di Giulio, e contemporaneamente godevo nel sentire il suo uccello scoparmi.
"Che bello, che bello!", quasi gridai, come lui aveva previsto,
"Fottimi, inculami col tuo cazzone! Sfondami, dai, dai!!". La velocità con cui prese a fottermi diventò fantastica, tanto che nella foga un paio di volte il suo uccello mi uscì dal culo. Mi bastò riabbassarmi col bacino fin sulla punta del suo cazzo per riprenderlo ancora fra le chiappe e continuare la scopata.
Quando per la terza volta il suo cazzo nella foga mi uscì dal culo, Giulio mi fece mettere in piedi con il busto piegato in avanti e le mani appoggiate sul letto, con il culo rivolto verso lo specchio. Lui si mise dietro di me e mi infilò ancora nel culo il suo attrezzo di godimento. Mentre mi inculava mi piegò dolcemente la testa in avanti, in modo che potessi guardare fra le mie gambe.
"Guarda!" disse ansimando mentre continuava a fottermi. "Guarda come te lo infilo nel culo! Ti piace, eh, essere inculato! Prendi, troia, prendilo tutto!".
Io guardavo nello specchio, e vedevo l'uccello di Giulio affondarmi nel culo con grande facilità, ed ogni affondo mi procurava brividi di piacere.
"Sì, sbattimi!", mugolavo dal godimento,
"Hai un cazzone fantastico, è così grosso e duro! Sfondami il culo, dai, fammelo arrivare in gola!".
Giulio ormai era arrapatissimo e mi scopava dando colpi profondi e veloci, mentre ansimava ormai prossimo all'orgasmo.
"Sì, sì, allarga le chiappe che te lo sbatto dentro fino ai coglioni! Bravo, così!".
Bastarono pochi altri colpi perché l'orgasmo lo cogliesse prepotente ed inarrestabile.
"Ecco! Sto per venire!" annunciò sfilandomi il manico dal culo ed iniziando a menarselo.
"Vieni a goderti la mia sborra, dai!". Rapidamente mi girai e mi inginocchiai davanti a lui accarezzandogli le cosce ed i glutei mentre lui si menava l'uccello a pochi centimetri dalle mie labbra.
"Sì, schizzami in bocca, ho sete di sborra!" dissi subito prima di prendere in bocca la sua cappella che faceva ormai fatica a trattenere lo sperma.
Non potevo fare altro che succhiargli la cappella, dandogli rapide slinguate, perché Giulio si segava a gran ritmo ormai prossimo alla seconda sborrata. Io succhiavo avidamente attendendo impaziente che bollenti fiotti di sborra sgorgassero ancora dal suo uccello... finché Giulio non mi schizzò ancora fra le labbra il caldo premio per il godimento che gli avevo dato con il culo e con la bocca! Mi sborrò in gola due o tre fiotti di nettare, lasciando poi che fossi io a menargli il cazzo per farne sprizzare fuori tutto il prelibato succo. Assaporai ancora l'intenso sapore dello sperma che ingoiai avidamente, continuando a succhiare ed accarezzare il cazzo di Giulio, a baciarlo ed a leccarlo, finché lui, esausto, non si sedette lasciandosi cadere sul divano.
In ginocchio fra le sue gambe, gli baciai ancora la cappella e gli chiesi:
"Promosso?". "Col massimo dei voti!" fu la sua risposta!

 
Scherzi Estivi
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 26 Novembre 2009 13:49

Era una calda fine di Giugno e mi trovavo al mare come tutti gli anni.
Ancora qualche settimana e le spiagge si sarebbero riempite di gente e sarebbero arrivati tutti i miei amici.
Non ero però solo poiché un mio amico, Marco, che aveva 20 anni, era venuto a passare alcuni giorni prima di partire per il campeggio.
Io e Marco ci conoscevamo da quando eravamo piccoli; benché vivessimo in città lontane 250 Km e ci vedessimo quasi esclusivamente d'estate, ci legava una profonda amicizia che di lì a qualche giorno avrebbe subìto un cambiamento.
Avevo 18 anni, ero alto e robusto, anche grazie al fatto che andavo in palestra.
Il mio corpo era, infatti, muscoloso e sodo.
Attraverso la T-shirt si vedeva la forma dei miei pettorali mentre i bicipiti formavano delle belle collinette sulle mie braccia.
Anche Marco era ben piazzato tanto che a volte facevamo a gara a chi riuscisse ad alzare più pesi.
Nella casa di sua nonna, dove risiedeva quando veniva al mare, aveva infatti una panca con una discreta quantità di pesi.
Essendo la sua casa libera in quei giorni mi ero trasferito da lui.
Passavamo la mattina e il pomeriggio in spiaggia ed ogni tanto andavamo in giro da qualche parte.
La sera stavamo in giardino a bere birra e a parlare delle ragazze che avevamo avuto o di altri argomenti.

Un giorno, però, mentre stavamo prendendo il sole, si avvicinò un ragazzo che poi ricordai essere Davide, un nostro amico di 19 anni, italiano che viveva in Svizzera.
Non era certo la persona che speravamo di incontrare, infatti era permaloso e credeva che tutto il mondo gli girasse intorno.
Dopo averlo salutato decisi di invitarlo a dormire da noi poiché avevo avuto un'idea.
Concordai poi con Marco il piano che eseguimmo la sera.
Dopo aver cenato ci spostammo tutti e tre a bere in giardino.
Mentre io e Marco bevemmo poco, Davide esagerò e cominciò a uscire fuori di testa.
Tutto seguiva il nostro piano.
Lo riportammo in casa per passare alla seconda fase: farlo vergognare.
Scegliemmo allora di fargli una sega per poi raccontargli la mattina seguente che si era denudato e aveva preso a masturbarsi mentre noi cercavamo di bloccarlo; reduce dalla sbornia ci avrebbe creduto sicuramente.
Nessuno di noi due però voleva prenderglielo in mano, così facemmo a sorte e uscii io.
Approfittai di un suo momento di calma per togliergli la maglietta.
Era magro e robusto ed una catenina gli pendeva dal collo.
Poi gli tolsi i pantaloni e le mutande. Il suo cazzo era già eretto e quando lo presi in mano Davide cominciò a dire frasi del tipo:
"Voglio scopare e godere come un porco!".
La mia mano avvolgeva senza fatica il suo cazzo ed era una sensazione strana.
Prima di allora avevo giocato solo col mio uccello e farlo con quello di un altro mi infastidiva e eccitava allo stesso tempo.
Quando cominciai ad andare su e giù sentii un brivido per tutto il corpo.
Era strano ma mi piaceva e l'erezione del mio pene lo confermava.
Mi sentivo confuso, fino ad allora ero stato con ragazze e mi era anche piaciuto e ora stavo godendo ad avere in mano il membro di un altro uomo.
Mi girai allora verso Marco il quale, con mia grande sorpresa, era come ipnotizzato da quello che stavo facendo e notai un evidente rigonfiamento tra le sue gambe. In quel momento Davide venne e spruzzò il suo bianco liquido sul pavimento.
Dopo lo facemmo strusciare sul suo seme, per rendere il tutto più credibile, e, poiché sembrava stanco, lo mettemmo a letto.
Ritornammo sul luogo del misfatto e cominciammo a parlare, in breve il discorso cadde sulle sensazioni provate durante la sega ed entrambi ammettemmo l'erezione.
Ormai era chiaro: eravamo attratti entrambi dal godimento che si poteva provare con un altro ragazzo.
Avevo la mano che sapeva ancora sborra e il pensiero di quello che avevo fatto mi eccitava.
Infine decidemmo di dare sfogo al desiderio.

Fu Marco a cominciare togliendomi la maglietta e leccandomi il possente torace, subito dopo io feci lo stesso mentre lui mi accarezzava il cazzo attraverso i pantaloni.
L'odore del suo sudore mascolino mi avvolgeva e spinto dall'aroma cominciai a far scivolare i miei muscoli sui suoi; la saliva diminuiva l'attrito mentre il mio uccello cercava di sfondare i pantaloni tanto era duro.
Dopo aver continuato per un paio di minuti cominciai a slacciare i bottoni dei suoi pantaloni mentre lui faceva lo stesso coi miei, quindi gli levai i boxer e mi trovai davanti ad un'asta di almeno 25cm che pulsava.
Anche lui mi denudò e incontrò il mio uccello più lungo e grosso del suo.
Me lo prese allora in mano e cominciò a masturbarmi.
I suoi muscoli si gonfiavano mentre io ero scosso da brividi di godimento.
Ero vicino a venire quando gli dissi di smettere perché volevo provare a fargli un pompino sperando di eccitarmi ancora di più.
Inizialmente disse di no, ma poi cambiò idea attratto dalla voglia di sesso.
Mi avvicinai al suo pene e, scappellatolo, me lo misi in bocca.
Aveva un sapore che mi arrapava e cominciai ad avvolgerlo con la mia lingua.
Lo sentivo fremere e scaldarsi mentre lo leccavo e la mia bestia si ingrossava sempre di più. Infine sborrò.
Assaporai il liquido caldo e mi allontanai dall'asta, affinché il resto della pioggia andasse a finire sul mio petto.
Aveva espulso una quantità incredibile di sborra che cominciai a spalmarmi sul cazzo rovente.
Dopo essersi ripreso Marco scambiò il favore e cominciò a succhiarmi l'uccello.
Ero sempre più eccitato tanto che cominciai a gemere per il godimento; urlavo e mi contorcevo, tanto che a volte Marco perdeva la presa per poi rimediare velocemente.
Infine sborrai anch'io nella sua bocca e la riempii di calda crema. Il mio cazzo continuava a gocciolare quando appoggiò la faccia sui miei pettorali e dalla bocca fece uscire un misto di sborra e saliva che mi scese fino all'ombelico.

Avevo goduto come poche altre volte ma la mia fame non era ancora finita.
Decidemmo di farci una doccia e, poiché c'era abbastanza spazio, la facemmo insieme.
Era bellissimo sentirsi spalmare il sapone sul corpo, mentre i vapori dell'acqua calda mi avvolgevano.
Quando Marco arrivò ad insaponarmi l'uccello prese in mano le mie palle e le massaggiò.
Quel movimento mi rinvigorì e mi fece venire una lussuriosa idea.
Mi sciacquai e, senza asciugarmi, andai nella stanza dove c'era il bilanciere.
Mi sdraiai sulla panca e cominciai ad alzare il manubrio.
Non era pesantissimo.
Potevo vedere i miei muscoli che si gonfiavano per poi rilassarsi mentre tra le gambe il mio cazzo, che puntava il soffitto, non accennava a finire l'erezione.
Dopo qualche minuto tornò Marco che, vedendomi in quella posizione, non poté trattenersi e si sedette sulle mie gambe.
Appoggiò le mani sui miei pettorali e poi le fece scivolare fino ai bicipiti che continuavano a salire e a scendere sotto il peso.
Sentirmi toccare il forte corpo mi eccitava e quando appoggiò i suoi pettorali ai miei e sentii premere il suo cazzo sui miei addominali, appoggiai il bilanciere e, con l'aiuto delle mie potenti braccia, feci scivolare Marco su di me come avevamo fatto prima.
I nostri uccelli si strusciavano e aumentavano il godimento mentre l'eccitazione fece uscire un rivolo di saliva dalla bocca di Marco che mi finì sul collo.
Fu allora che gli feci alzare il busto e cominciai a frizionargli il cazzo.
Era più duro di prima e dalla mia posizione frontale vedevo la cappella coprire e scoprire il sesso.
Lentamente il respiro di Marco si fece affannoso e il suo petto cominciò a muoversi scompostamente.
Infine, contemporaneamente ad un urlo lussurioso, venne e la calda sborra uscì con forza dal suo organo e mi riempì la faccia e il torace.
In quel momento sentivo il mio enorme cazzo ingrossarsi ancora di più.
L'odore della sborra mi entrava nelle narici mentre gocce della stessa scivolavano dalla mia faccia e cadevano sul collo.
Quando Marco si riprese avvinghiò il mio uccello caldo e cominciò anche lui una sega.
Usava entrambe le mani e di tanto in tanto rallentava per poi accelerare.
Il suo cazzo, ormai rimpicciolito, dondolava per il movimento e qualche goccia bianca cadeva, quasi a ricordare il godimento appena provato.
Continuò a scuotermelo per diversi minuti mentre la soglia dell'orgasmo si avvicinava provocandomi un piacere crescente.
Poi ad un altro colpo di Marco esplosi.
Sparai in alto il mio liquido che ricadde sul mio petto mescolandosi alla sborra di Marco mentre lui continuava a muovere il mio pene accaldato.
Le ultime ejaculazioni, non più vigorose come le prime, fecero scivolare fino alla base dell'asta, passando dalle mani di Marco, il mio seme che si mescolò ai folti peli.
Dopo quest'ultimo godimento andammo a letto. Io ero ancora pieno di sborra ma la stanchezza non mi permetteva di fare un'altra doccia.
Il mattino seguente portammo a termine lo scherzo che aveva funzionato perfettamente e che ci aveva fatto scoprire un modo per godere diverso ed eccitante.

Io e Marco continuiamo ad andare con le ragazze e a scopare con loro.
Ma ogni tanto ci troviamo di nascosto e ci mastubiamo e spompiniamo a vicenda ricordando quella notte estiva e godendo fino all'inverosimile.

 
Autostop sulla statale
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Martedì 06 Ottobre 2009 01:03

La vidi passando sulla statale.
Stava facendo autostop sulla Beach Boulevard, con il pollice fuori.
Io aspettavo il verde dall'altra parte e potevo vedere bene le sue gambe abbronzate che mostrava dalla minigonna e la camicia semi slacciata che mostrava quasi le tette abbronzate.
Mi sentii fremere subito alla vista.
Pensai che dovevo proprio fare benzina.
Mentre facevo rifornimento non smisi un secondo di osservarla.
Risalgo in macchina e faccio una conversione a U proibita.
Il traffico davanti a me mi sembra insopportabile.
Speriamo che qualcuno non la carichi.
Fermo al semaforo rosso posso osservare bene i lunghi capelli biondi, le tette ben formate e il culo rotondo.
Verde. Lei tira fuori il pollice.
La osservo ancora mentre mi avvicino.
Mi fermo casualmente davanti a lei, aprendole la porta.
"Va verso sud? " chiede lei chinandosi dentro la macchina e dandomi una deliziosa visione delle tette abbronzate e dei capezzoli scuri attraverso la camicia sbottonata.
"è.. si, certo " rispondo io "dove vai? "
"Grazie " dice posando il culetto sul sedile " vado verso San Diego. "
"Bene, penso che sei fortunata. Vado anch'io li. "
"Sono proprio fortunata. Era mezz'ora che aspettavo" dice lei stirandosi sul sedile e lasciando che la minigonna si alzi lungo le gambe.
Noto che lei mi sta osservando, passando dal viso ai pantaloni.
Io ricambio lo sguardo chiedendole il nome.
Osservo gli occhioni blu. Penso che abbia 20 massimo 22 anni.
"Mi chiamo Lory. Vado all'università qui e sto andando dai miei amici a San Diego per il week-end sulla spiaggia. "
"Diavolo, sono quasi le 6. Hai fame? " le chiedo.
"Non dirlo. Sto morendo dalla fame. "
Svolto a destra e voltando noto i suoi capezzoli, ora gonfi che premono contro la camicia. Siamo in una strada secondaria. Mi fermo mentre lei chiede se ci siamo persi.
"No. Sembra che abbia qualcosa all'improvviso. " dico
Mi chino verso di lei e reclino il suo sedile
"Ho bisogno che mi aiuti. " le dico. Lei è atterrita da ciò che accade.
"Ma cosa vuoi? " chiede lei.
"Ho bisogno di scoparti bambina, mi fai troppo arrapare. " le dico infilandole una mano nella camicia e salendole addosso.
Le infilo la lingua in bocca prima che lei possa rispondere.
Le slaccio la camicia mentre lei sta gemendo sotto le mie carezze.
"Ti voglio scopare tutta. Sono eccitato, e anche tu" le dico stringendole i capezzoli duri.
La camicia è sbottonata e le sue tette abbronzate spingono fuori, stupende.
Le abbasso la cerniera della gonna, sfilandola. Sotto non indossa niente.
Rimane nuda, sotto di me. Infilo due dita nella figa di lei, trovandola già bagnata. Lei geme e si contorce sotto di me, baciandomi furiosamente.
"Leccami tutta" geme lei. Io scivolo tra le tette, succhiandole i capezzoli.
Arrivo alla figa, con pochi riccioli biondi e le labbra esposte.
La lecco sulle labbra gonfie.
Lei mi prende la testa, premendola dentro di lei.
Infilo la lingua dentro mentre lei spalanca le gambe.
La lecco dentro trovandola già più bagnata.
Passo dalle labbra interne su fino al clitoride, grande e teso.
Lo lecco con la punta della lingua con pochi colpi.
Lei inarca la schiena, gemendo profondamente e spingendosi la mia lingua profondamente dentro lei.
Afferro il clitoride coi denti.
Con la lingua lecco la punta.
Lei grida mentre arriva il primo orgasmo.
Agita i fianchi facendomi passare tutta la figa fino al culo sul viso, sul naso sulla fronte.
Riprendo a leccarla facendole arrivare un secondo e poi un terzo orgasmo. Mi sento il cazzo scoppiare dentro i pantaloni.
Lei mi prende facendomi ritornare al mio sedile.
Ansimando mi slaccia i pantaloni, facendo uscire il cazzo duro e lungo.
Subito apre la bocca e se lo infila dentro.
Mi fa un pompino mozzafiato, partendo dalla cappella fino alla base, leccandolo e succhiandolo completamente.
Mi sento esplodere tanto la lingua mi eccita.
Mi prende infine tutta l'asta in bocca fino alla gola e con pochi colpi di lingua sulla base mi fa venire in un orgasmo terribile.
Inizio a spruzzare un fiume di sborra nella sua bocca.
Lei da vera esperta ingoia fino all'ultima goccia.
Mi lascia svuotato da ogni energia.
Riprendiamo il viaggio con una nuova intimità.
Durante il viaggio ho però occasione di gustarmi anche una bella scopata nella sua figa bollente.

 
Un giorno di ferie
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Mercoledì 07 Ottobre 2009 01:24

Lunedì mattina, 8 di aprile, sia io che Alex non abbiamo voglia di andare a lavorare. Ognuno fa la sua telefonata, oggi giornata di ferie! Ci alziamo alle 9, 30, colazione e poi decidiamo di goderci questa giornata. La giornata è bella, c'è un sole un po' variabile, ma abbastanza caldo. Decidiamo che la nostra meta è il mare a sud di Roma, S. Felice Circeo, Sabaudia, Sperlonga, non sappiamo dove, decideremo strada facendo. Alex prepara sia la telecamera che la macchina fotografica. Non so cosa abbia in mente, ma mi piace l'idea! Mi preparo: metto una minigonna color crema che lascia intravedere il pizzo delle calze autoreggenti color carne con ai piedi un paio di scarpe di vernice nera con i tacchi a spillo da 15 cm. , chanel classico, sopra una camicia di pizzo nera con sotto una canottierina in seta nera, senza reggiseno. Metto sopra una giacca di pelle nera e via! Seduta sul sedile della macchina, la minigonna, già corta di per sé, sale ancora più in alto lasciando scoperta quasi tutta la balza delle calze: il tutto per gli occhi famelici di mio marito! La cosa che più mi eccita è il fatto che mi sono coscientemente preparata a stupire quanti avranno la fortuna di guardarmi, il fatto che siamo partiti senza meta, con il solo obiettivo di provocare e gustarci le reazioni di quanti si imbattessero in noi. Per prima cosa facciamo rifornimento, ma non da Giuliano, il benzinaio sotto casa nostra con il quale abbiamo fatto più di una situazione, ma ad un distributore Q8 che ha aperto da poco sempre nella nostra zona e che abbiamo notato per l'essere gestito da 4 ragazzi giovani e simpatici. Il distributore è molto grande e le pompe di benzina sono piuttosto distanti tra loro. Alex scende dall'auto mentre si avvicina uno dei ragazzi, dall'apparente età di 25-26 anni, e gli chiede il pieno di gasolio. Guardo fissa il ragazzo da dietro gli occhiali da sole e non faccio nulla per tentare di coprire le mie gambe mentre il ragazzo passa a fianco al mio sportello per andare nella parte posteriore a fare rifornimento. Avendo il finestrina aperto per metà, lo saluto e lui mi risponde educatamente e noto che l'occhio gli cade sul bordo delle mie autoreggenti. Alex mi dirà, più tardi, che già in questo momento il ragazzo era evidente turbato! Nel frattempo che il rifornimento è iniziato, mio marito chiede al ragazzo se, per favore, può dare una pulitina ai vetri.
Subito il ragazzo acconsente e inizia la pulizia del vetro davanti con lo sguardo fisso alle mie gambe ed io, ad un certo punto, lentamente e fissandolo in faccia, comincio ad allargare e stringere le ginocchia lasciando più volte intravedere il nero, trasparente e ridottissimo tessuto del tanga che ho indossato. Tra lavaggio e asciugatura del vetro, il ragazzo ci mette un paio di minuti, ed il giovane, eccitato dalla visione di tutto quello che gli sto facendo vedere, tutto sta guardando tranne che il vetro, mentre lo lava! A questo punto, visto che la pompa del gasolio si è bloccata avendo riempito il serbatoio della macchina, il ragazzo mette a posto l'attrezzo per lavare il vetro e passa di dietro a chiudere il serbatoio e rimettere a posto la pompa. Alex, per aumentare la sua eccitazione e quella del ragazzo, gli chiede anche di controllare il livello dell'olio, permettendo così al giovane e bello ragazzo, di bearsi ancora dello spettacolo delle mie gambe ora accavallate ed ora scavallate, ma soprattutto molto poco coperte e che, nel frattempo, mi accarezzo facendo finta di rimettere a posto le calze. Alex paga il ragazzo proprio vicino al mio finestrino sempre aperto per metà, e non posso fare a meno di notare il tremore delle mani del giovane e l'eccitazione che lo ha fa quasi balbettare! Nel ringraziarlo con un sorriso, Alex risale in macchina salutandolo mentre con la mano mi accarezza l'interno coscia, ed anche io mi giro per salutarlo, facendogli vedere ancora una volta quello che c'è in mezzo alle mie gambe! Appena lasciata l'area di servizio, con la mano voglio sentire l'eccitazione di mio marito, che trovo notevole, e percorriamo gran parte del viaggio a raccontarci le varie espressioni del ragazzo e le nostre sensazioni per quanto accaduto.
Arriviamo al mare a Sabaudia, lungo una stradina che d'estate è molto frequentata ma in aprile è rifugio di coppiette e di guardoni; Alex ferma l'auto in un parcheggio di fronte alla spiaggia deserta ed iniziato con la telecamera a riprendermi mentre, ancora bella eccitata, inizio a spogliarmi ed a masturbarmi con delicatezza sul sedile della macchina con lo sportello aperto. Rimasta in tanga, autoreggenti e tacchi a spillo, mi avvicino a mio marito, tirando fuori dai pantaloni il suo uccello, ed inizio a fargli un pompino a regola d'arte, mentre lui, mi riprende dall'alto con la telecamera.
Alex chiude la sua ripresa con un primo piano sul mio viso pieno del suo sperma che mi gocciola dalla bocca, dopo che l'ho fatto venire ingoiando parte del suo succo bianco bollente! Dopo essermi ripulita, mi rimetto la mini gonna e rimango a seno nudo, a prendere un po' di sole sulla spiaggia. Qualche minuto solo però, poi mi devo arrendere al vento che mi fa sentire freddo ed alle nuvole che ogni tanto oscurano il sole. Ci rimettiamo in macchina, è passato da un po' mezzogiorno e andiamo in cerca di qualche ristorantino. Ne troviamo uno molto carino sul mare di S. Felice. Pensavamo di attizzare qualche cameriere come abbiamo fatto stamattina col benzinaio, ma invece niente: a servire nel ristorante c'è una signora sui 55 che sembra più una mamma premurosa che una proprietaria di ristorante! Dopo pranzo, riprendiamo la via di casa, ma strada facendo, sulla statale notiamo che c'è un sexy shop. Decidiamo di fermarci, per vedere se ci può essere qualche video hard che ci interessa, qualche vestito da troia per me o qualche bel paio di scarpe con tacco a spillo. Entrati nel locale, ci troviamo in un ambiente ampio e ben curato e, cosa più gradevole, dietro il bancone c'è un bel ragazzo che non avrà più di venticinque anni. Iniziamo a girare per gli scaffali ed io guardo con interesse il ragazzo. Mio marito capisce la cosa e quindi mi chiede se ho in mente qualcosa;
"Risposta affermativa amore! ", "Allora fammi vedere un po' quanto sei troia tesoro! " mi provoca lui! Il ragazzo, sicuramente abituato a veder passare anche delle signore nel locale, non si è scomposto più di tanto. Gli chiedo allora se è possibile provare qualcuno degli abiti sexy esposti sullo stand; ricevuta risposta positiva, ne prendo uno e comincio a spogliarmi di fronte al ragazzo, dicendogli che non ho bisogno del camerino e lui, che ha mangiato la foglia, ci dice che ha proprio voglia di godersi un bello spettacolo. Chiedo anche di poter provare un paio di zoccoli bellissimi: aperti avanti, il sopra è di lattice trasparente con delle strisce color argento e delle piccole borchie, la zeppa è color argento ed il tacco a spillo da 15 cm. è per la metà superiore trasparente e per la metà finale argentato. Indosso l'abito, molto osé, lungo, nero laminato argento, scollatissimo con le bretelline, molto trasparente e con uno spacco che arriva all'inguine. Per rendere più piccante la situazione, per provare le scarpe tolgo le calze, con movenze degne della migliore prostituta, appoggiandomi ad uno sgabello vicino a quello dove è seduto il ragazzo dietro al bancone, asserendo che questo tipo di scarpe, a zoccolo, è meglio provarle senza calze. Dopodichè inizio a girare per il locale accarezzando tutti i falli ed i vibratori che mi capitano a tiro, chiedendo informazioni sugli oggetti esposti al sempre più eccitato commesso, il quale farfuglia risposte qua è la, sempre appoggiato allo sgabello e sempre più rosso in volto! Tornata dietro il bancone, lo guardo fisso negli occhi e, pian piano, ma con fermezza, gli metto una mano sulla patta e sento che è già bello eccitato. Inizio ad accarezzarlo con dolcezza e, sempre molto lentamente, comincio a sbottonargli i pantaloni, infilando poi la mia mano all'interno e tirando fuori un cazzo di ottime proporzioni che, senza indugio, inizia a baciare. Il pompino dura diversi minuti, dato che ogni volta che il ragazzo da segno di essere sul punto di godere, io mi blocco e gli faccio riscendere il suo nettare che è pronto ad esplodere! Alex assiste alla scena eccitato nel vedere le mie labbra e la mia lingua attorno a questo bel cazzo, e noto che tutto questo gli ha fatto venire un cazzo duro come il marmo che lui sta smanettando! Così, mi volto verso di lui e gli chiedo se posso scoparmelo.
"Non sono io a doverti dare il permesso amore, tu puoi e devi fare quello che vuoi! . " Allora mi tolgo il tanga fradicio di umori e, infilato un profilattico al giovane ora inebetito, mi metto alla pecorina per farmi scopare, lasciandomi addosso il vestito, che ora ho tirato su sopra alla vita e le scarpe. Con la mano fra le gambe prendo il cazzo del giovane e lo guido nella mia fica con un mugolio di piacere. Il ragazzo và avanti e indietro non più di dieci volte e viene senza nemmeno rendersene conto, lasciandomi così alla prima soglia del piacere, senza neanche aver goduto un po'. Mi sfilo dal ragazzo, giovane ma troppo frettoloso, e chiedo a mio marito di darsi da fare per farmi godere come merita una vera puttana! Il ragazzo assiste alla scopata sempre più inebetito, mentre si toglie il profilattico ed ignora anche il campanello che annuncia un cliente, non aprendogli la porta. Dopo avermi fatta godere, scopandomi alla pecorina in piedi appoggiata allo sgabello, Alex, sul punto di venire, mi rigira ed io mi inginocchio davanti al suo cazzo, prendendo in bocca tutto il suo sperma bollente ancora una volta. Dopo esserci ricomposti, il ragazzo prende l'abito e le scarpe e le mette in una busta.
"Tieni bella troiana, questo è un omaggio della ditta! " Ringraziamo il ragazzo ed andiamo via, poi in macchina, ripercorrendo la nostra avventura con allegria. Questa è stata un'altra nostra giornata porca, di cui conserveremo un eccitante ricordo, e qualche ripresa bollente!

 
Il tram
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Lunedì 05 Ottobre 2009 00:54

Le hai tutte in un cassetto, sparse alla rinfusa, reggiseno e mutande abbinati, difficilmente ti vengono tra le mani subito. Scegli con cura l'abbigliamento, una comoda gonna a portafoglio e della calze spesse per il freddo della stagione, scarpe con poco tacco (anche l'occhio vuole la sua parte) un maglioncino colorato, appena scelto con cura quello che ti voglio mettere, con il resto dell'armadio appoggiato sul letto alla rinfusa, ti ricordi del tram e di me.
Il nero del mattino ti accoglie, appena passato l'uscio di casa, con le luci rassicuranti, il freddo trova a fatica la strada attraverso i disegni delle calze, il gonnellone lungo non impedisce all'aria del mattino, di accarezzare la pelle lasciata fuori dalle autoreggenti. Adori le autoreggenti, se non fosse per la scomodità di metterle di tanto in tanto a posto, ti senti più libera, sento la stoffa pungente della gonna accarezzarmi i fianchi, il contrasto gonna lunga autoreggenti ti fanno sentire una donna fatale e misteriosa, una Matha Hari moderna, anche se poi alla fin fine sai solo tu di averle.
La fermata del tram è come al solito mezza illuminata dall'unico lampione per fortuna il mio tram arriva subito.
Sali e con la massima naturalezza possibile ti guardi intorno, ed eccomi lì seduto sul fondo del tram con alcuni posti liberi di fianco. Ti siedi di fianco, è la prima volta che lo fai, normalmente il tram è sempre pieno, guardi altrove per dissimulare la tua curiosità.
Ti immagini ancora nel tuo lettone, al caldo con le mie mani sulla pancia e fianchi mentre ti abbraccio, cedendoti il mio caldo, una dolce e bassissima musica di sottofondo e dormire, semplicemente dormire con le mie mani addosso, che ti cercano che ti accarezzano, da sentire sulla tua pelle.
"Le chiedo scusa signora, che profumo è? "
Sei ancora persa nel sogno, che fai fatica a dare connotati a quella voce, apri gli occhi, ti ritrovi seduta nel tram . Ti mordi un labbro per essere sicura di non sognare.
"scusi? Parla con me? " "lo trovo molto particolare, il mio profumo, cosa è"
"Cocò"
Sorrido guardandoti "ha qualcosa che non va? " "no assolutamente, non l'avevo ancora sentito" Mi sorridi !! Mi sorridi, ricambio il sorriso "me lo può far sentire meglio, mi passa una mano? " Un po' stupita mi allunghi la mano sinistra, al contatto con la mia "veramente gradevole, mi scuso per la richiesta... " "non hai nulla i cui scusarti, e poi .. fa sempre piacere un complimento.... "
"sa che lei è un... come dire.... un angelo...... "
"forse.. "
"non ho sentito il rumore delle piume delle ali, normalmente li scovo così" Ridi mentre il tram si avvicina inesorabilmente alla fermata "forse un angelo, con un buon profumo addosso" "chissà quando le nostre strade si incroceranno di nuovo" "chissà".
Allungo una mano per fermarti, sfioro il tuo braccio fino ad arrivare alla tua mano, senti un cartoncino tra le dita, le porte si aprono e ti catapultano fuori, accorgendoti che in mano hai un biglietto.
Hai ancora il tempo per urlarmi
"ciao"
"ciao angelo"
Mentre il tram si allontana giri tra le mani il biglietto, un biglietto da visita stampato con solo un numero telefonico di un cellulare e un nome "Marco".
Aspettando il secondo tram per arrivare finalmente in ufficio, sogni ad occhi aperti. La tua mente vaga senza meta, guardi i cartelloni pubblicitari e immagini di essere tu la modella in posa, una pubblicità, vista di schiena, con il sedere in bella vista, vedi le tue grazie al suo posto, chissà che effetto farebbe avere mille e mille sguardi addosso, che ti guardano e ti scrutano, e sognano il tuo corpo.
La mattinata scorre veloce, cammini più del solito, e non hai il tempo per tornare a mangiare nel solito bar, ti fermo in un chiosco, mangi, paghi e nel rimettere il portafoglio nella borsetta ti ricapita fra le mani il biglietto da visita. Bah sarà il destino, componi il mio numero Squilla più volte. Risponde la sua voce
"ciao sono come dici tu un angelo.... , ci siamo conosciuti oggi sul tram"
"ricordo, l'angelo profumato di Cocò"
Ridi
"si io"
"hai già sentito la mia mancanza? "
"a dire il vero continuavo a trovarmi in mano il tuo biglietto da visita e ti ho chiamato"
"hai già preso il caffè? "
"no non ancora, perchè me lo chiedi"
"potevo offrirne un po' al tuo vestito, oppure fartelo versare da sola per non fare danni" "ho ancora molte cose da fare, non riuscirei a raggiungerti neanche volerlo" "non sai neppure dove sono.... sono vicino a Piazzale Corusio...... " "va bene se arrivo alle 5 e mi offri un te? "
"potrei anche farti trovare dei bei biscottini"
"allora alle 5"
Il pomeriggio vola, torni a casa velocemente, ti lavi e ti rivesti ed esci di corsa in macchina.
Camminando i ragazzi e gli uomini si girano, sorridendo, inizi a pensare che qualcosa non va, alla prima vetrina ti guardi riflessa, il trucco è a posto, i capelli pure, gli stivaloni sono dello stesso tipo e dello steso colore, le calze non sono smagliate. Accidenti! Hai dimenticato che con la minigonna la fascia delle autoreggenti esce fuori. Scuoti la testa, stai per tornare indietro e poi pensi...... vabbè, .... chi se ne frega..... Arrivi...... hai annotato il mio indirizzo e trovi facilmente la casa.
Entri nel portone e sali le scale.... Suoni.....
"Ciao angelo, non ti spaventare per il disordine"
"è bellissimo qui, ci sono dei colori stupendi, anche il semplice verde diventa meraviglioso qui dentro" "è il posto che più amo, in cui venivo a nascondermi da piccolo, i profumi i colori.... si, è tutto arredato come un viaggio con la fantasia" Al centro della sala due divani, uno stereo e un tavolinetto con un te fumante e un piatto di biscotti.
Ti prendo per mano e ti porto verso il tavolino. Sei letteralmente senza parole, ti lasci trascinare come una bimba in mezzo a un negozio di giocattoli, gli occhi sgranati, ti perdi nei mille fiori, mille colori,
"perdonami la spartanità del luogo"
"figurati è bellissimo, sono senza parole"
"non hai cambiato il tuo profumo spero? "
"sarà meno intenso ma dovrebbe sentirsi ancora, sei attirato dai profumi,
mi parlavi di viaggio, cosa intendevi"
"vieni"
Ti prendo per mano e ti trascino verso dei fiori, ti passo dietro tenendoti ancora per mano
"avvicinati ad una rosa con il naso"
"ci sono"
Ti tocco le spalle sfiorandoti i capelli e con dolcezza ti copro gli occhi

"senti il profumo respiralo" respiro a pieni polmoni, il profumo mi entra nel cervello, immagino di essere in un enorme prato che corro a piedi nudi, vestita d'aria.
"cosa senti"
"il profumo"
"cosa vedi"
"nulla"
"non con gli occhi, cosa vedi"
"un prato di fiori davanti a me, e io a piedi nudi che ci corro dentro"
Ti riprendo per mano e ti porto di fronte alle rose
"portati vicino ad una rosa, quelle in basso sono più profumate, inizia da quelle in alto che sono meno profumate"
Ti avvicini, le mie mani sono rimaste sulle tue spalle, e ti copro nuovamente con dolcezza gli occhi
"cosa vedi"
"un tappeto di petali di rosa dai mille colori, i petali mi avvolgono morbidi e delicati, mi vestono, sono in una nuvola di profumo" "adesso quelle in basso" Senti le mie mani sulla faccia, il caldo della mia pelle, il profumo dei fiori, avresti voglia di mangiarlo, dei sentire il mio corpo contro il tuo, di assaggiare la mia pelle su un letto di petali di rosa, anzichè inginocchiarti ti chini un po' in avanti, ti trovi con il mio torace che preme contro la tua schiena.
Il profumo è più intenso, senti i petali della rosa che ti accarezzano le labbra.
"adesso cosa vedi? "
"un letto di rose, lenzuola di rose in mezzo ad un campo di fiori di erba verde e fiori, con il loro profumo che è l'aria, un profumo dolce che non da alla testa, un profumo che mi avvolge dolcemente"
Sei persa, il profumo ti fa girare la testa, non sai cosa fai, non sai dove sei hai un incredibile voglia di tenerezza e di sesso. Ti inchini ancora di più inarchi la schiena per aderire ancora di più contro di me, vuoi sentire se sono eccitato tanto quanto lo sei tu, i tuoi petali iniziano a inumidirsi, senti le mie mani calde sugli occhi. La testa continua a girarti..... il contatto con il mio corpo ti fa percepire una durezza che denota la mia eccitazione....
"non hai nessun altro fiore da farmi sentire..... io ne avrei uno che vorrei che tu sentissi"
"mi stai forse provocando? ? "
"ti dispiace la cosa? ? "
mi metti le mani sugli occhi......
"dimmi cosa vedi"
Mi giro fino a trovarmi faccia a faccia con te, mi mordi un labbro
Ti bacio intensamente, le nostre bocce si cercano, mentre le mie mani esplorano la tua faccia "sei dolcissima angelo, il tuo profumo e cento volte meglio dei miei fiori, pulsa e batte, è una musica il tuo cuore"
Le mie mani scendono, ti avvolgono, ti accarezzano la vita, scendono sulla gonna, l'orlo ha già ceduto e non l'hai rimesso a posto. Quando senti le mie mani calde sulla pelle scoperta dalle autoreggenti, ti scappa un gemito, prendi la mia testa e la stringi a te, ti strofini sulla mia pelle, lo vuoi sentire ovunque, vuoi la mia bocca sul tuo seno, sulla pancia, il mio caldo addosso.
Iniziamo a spogliarci in equilibrio, le mie mani non abbandonano le due mezzelune lasciate libere dal perizoma, le sento che stringono la mia morbida carne.
"ho un brutto culo, pieno di cellulite"
Dici scioccamente.......
"mi piace moltissimo il tuo morbido culetto, la pelle morbida, e non so cosa sia la cellulite, il fresco della tua pelle mi fa impazzire" Ti sbottono il reggiseno, siamo inginocchiati su un tappeto davanti al tavolinetto, ti senti strana ed eccitata, stordita in mano ad uno sconosciuto.
Hai il seno inturgidito, con i capezzoli che puntano verso di me, senti la mia bocca che lo esplora, lo avvolge, lo lecca, stuzzica i tuoi capezzoli leccandoli e lasciandoli umidi all'aria che li raffredda per poi tornare a giocarci ancora. Prendi la mia testa mi baci ancora, cerchi il mio petto, i peli sul mio petto sulle mani ti fanno il solletico, lentamente, senza smettere di baciarmi ti alzo.
Ci baciamo ancora, senti il mio sesso duro, che preme contro una tua gamba, ti sdraio e esploro con la bocca, ti bacio dappertutto. I pensieri affollano la mia testa, mentre esploro con le mani e la bocca il tuo corpo, la tua pelle, i tuoi capelli, tu ti perdi nei peli del mio torace, hai voglia di graffiarmi.
Mi abbracci premendo il seno sulle rotondità del mio petto, i capezzoli eccitati si solleticano contro i miei peli, inarchi la schiena per premere il tuo pube contro il mio corpo per farmi sentire che non sai più aspettare.
Ti sfilo le mutandine per accarezzarti i peli del tuo pube, prendi la mia mano e la porti fino al tuo sesso, che è oramai bagnatissimo. Senti le mie dita che dolcemente esplorano le labbra, i tuoi umori, hai i brividi dappertutto e continui a tremare come una foglia. Mi fermo e ti riabbraccio scaldandoti ancora, ti avvinghi avvolgendo con le gambe la mia vita, premi ancora di più il tuo sesso bagnato contro di me, senti la mia calda pelle sfiorare le tue labbra, il duro del mio ventre il duro del mio sesso, che esce parzialmente dalle mutande. Ti abbassi per raggiungere il mio piacere, sei intontita e frastornata, sfili la stoffa che ti separa dal mio sesso, lo cerchi con le mani e lo esplori come io ha appena fatto con il tuo fiore, lo accarezzi dolcemente, mi muovo e mi giro e senti che ti sfioro le gambe e ti ritrovi con la mia lingua che esplora la tua intimità bagnata.
Inarchi il bacino tendendo i muscoli, mentre cerchi con la bocca il mio pene, io esploro con la lingua il contorno del tuo sesso per poi tuffarmi dentro ad assaporare i tuoi umori, esploro la tua pelle, tu prendi la mia cappella è un gelato di pelle, non hai mai desiderato così tanto il sesso di un uomo.
Trovo il tuo bottoncino segreto e i brividi aumentano, alterno la pressione con la lingua e quando premo hai delle forti contrazioni, quasi ti fa male, mentre tutto il resto del corpo esplode. Mi stacco un attimo, senti che la coperta con la quale ti ho coperto (neanche te ne eri accorta) si solleva, risenti qualcosa sul tuo sedere, non è pelle, sembra qualcosa di ruvido e sottile, una foglia ti sta accarezzando, ti passa ovunque, arriva sulle grandi labbra del tuo sesso, ti accarezza ti viola, alternandosi alla mia lingua, altra pausa altra cosa sulla pelle del tuo sedere, stavolta è morbido e dolce, ti sfiora fino a farti venire la pelle d'oca, ti sfiora il sesso, cerca dolcemente di penetrarti, allunghi una mano l'afferri, la porti al naso. è il bocciolo di una rosa, senti il suo dolce profumo, accompagnato dall'acre tuo profumo.
Ti afferro alzandomi, ti avvolgo nella coperta e mi allontano, senti che raccolgo qualcosa e qualcosa di leggero che cade sul tappeto. La mia mano ti riprende, ci baciamo ancora, senti il mio sesso contro la pancia e un profumo di rose ovunque, ci sdraiamo di nuovo sopra un tappeto di petali di rosa.
Sei succube di un gioco che non conduci, che subisci che patisci che ti fa sentire cose che non avresti mai immaginato. "angelo va tutto bene? "
"si che va bene, sono confusa......... "
Ti abbraccio dolcemente, mentre senti il mio sesso che si fa strada nel tuo, senti il mio sesso gigantesco, mentre lui scivola dentro di te riempiendoti, il caldo ti invade ovunque, piano piano ti penetro e mi ritiro mentre le nostre bocche si cercano ancora, e così continua, continua continua.
Sei avvolta dai petali, sei avvolta dal mio abbraccio, lo senti dentro di te, il profumo di rosa ti avvolge, ti fa impazzire, ti stordisce, mentre il mio sesso scivola dentro e fuori, e lo senti sempre di più. Mi fermo allungo la mano e ti accarezzo il sedere con la foglia di prima, mentre continuo a muovermi dentro di te, poi lascio la foglia senti qualcosa che punge che ti graffia dolcemente la pelle, ti punge e inarchi il bacino, quasi volesse pungerti ancora di più, mentre io continuo andare avanti e indietro nella tua caverna umida di desiderio. Perdi la cognizione del tempo, ogni tanto cambiamo posizione, vuoi il mio sesso dentro di te più di ogni altra cosa, ogni volta è una dolcezza infinita, ti senti in me, lo senti dentro lo imprigioni, in quel momento è solo tuo.
Ogni tanto quando mi sfilo completamente trovi il modo di accovacciarti sotto di me per prenderlo in bocca insalivarlo bene, per poi reimmergerlo dentro di te e sentirlo ancora come se fosse la prima volta. Andiamo avanti per non so quanto tempo, ogni tanto i brividi si fanno più forti, il tuo sesso inizia a contrarsi e vieni, vieni più volte mentre io dolcemente continuo a muovermi, lo stringi forte con tutte le forze premendo il tuo pube contro il mio, quasi avessi paura che scappasse. Quando senti che sei vicina a venire aumento il ritmo, ti accarezzo, cerco con la bocca il tuo seno, che succhio come un bambino. Ti metti sopra di me e mi cavalchi gestendo i movimenti, ti afferro per la vita e ti aiuto, cerco ancora la tua bocca, il seno, premi il seno contro di me contro i peli, nel profumo, mentre la musica di sottofondo continua a nascondere il tuo respiro affannoso, passano i minuti il tempo si ferma, e solo quando inizi a sentire le gambe che fanno male, senti le mie gambe che si irrigidiscono, e il caldo del mio seme dentro di te.
Senti le mie contrazioni mentre mi baci e mi stringi a me, mentre ancora si contrae lo sfili dal tuo sesso e lo prendi in bocca, vuoi sentire il gusto dolciastro del mio seme. Il mio sesso è ancora duro e si contrae ora più lentamente, la tua bocca lo lascia per cercare ancora la mia bocca, mentre ci scambiamo il gusto del mio seme reinfili il tuo sesso dentro il mio.
Hai i petali di rosa appiccicati ovunque, il loro profumo ti avvolge, il mio profumo ti avvolge, tra le mie braccia ti accoccolo per addormentarti, come se tutto il resto del mondo non esistesse, il battito del mio cuore ti culla.....................

 
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