Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno


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Una troia per ragazza
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 04 Ottobre 2009 00:52

Quello che segue non è un semplice racconto di fantasia oppure in qualche maniera un riassunto di ciò che potrebbe essermi successo..... ciò che segue è realmente la trasposizione su carta di un nastro sul quale ho volontariamente e segretamente registrato cosa è successo quando io e la mia ragazza ci lasciamo andare !
La mia ragazza si chiama Lisa e ha 20 anni mentre io Luca ed ho la sua stessa età!
Questo è quello che è successo il 20/10/1998 io:
<allora tesoro dove ti piacerebbe andare ? >
Lisa: <amore vorrei un bel gelato ! >
-Ok-
-Perchè non ritorniamo sul discorso che mi hai accennato per telefono? -
-Quale quello porco? -
-Si -
-Niente.... Amore oggi mettendo ordine nella stanza di mio fratello ho scoperto dei giornaletti porno, è la prima volta che li vedo, e così mi sono messa a sfogliarli...... -
-Allora? -
-All'inizio mi hanno fatto un po' schifo ..... c'era persino una negra che si faceva possedere da due contemporaneamente.... -
-Come? -
-Mentre lei era carponi su un tappeto uno la inculava , l'altro veniva sbocchinato-
-Lo sai che mi eccita particolarmente sentirti parlare come una troia? -
-Certo tesoro è per questo che lo faccio! -
-continuami a raccontare.... -
-Niente come ti dicevo ... dopo un iniziale ribrezzo, ho iniziato a guardare incuriosita ... e ti dirò mi sono persino bagnata.... -
-Non ci credo-
-Te lo giuro, tanto che quando sono andata in bagno a lavarmi le mani non mi sono riuscita a controllare, ho chiuso la porta e mi sono masturbata.... -
-Ti masturbi? !!!! ...... Ecco perchè da un po' di tempo non ti va più di scopare con me! -
-Ma che stai dicendo solo oggi è successo perchè mi sentivo particolarmente strana-
-Non ci credo! -
-veramente.... -
-comunque continuami a raccontare.... -
(dalla macchina si intravede la stradina che conduce al posto dove generalmente Lisa ed io ci consumiamo in ore di sesso senza limiti)
-Luca che ne diresti, anzichè di andare dal gelataio, ..... di.... -
-Speravo che me lo chiedessi, il tuo racconto mi ha fatto proprio venir voglia! -
-Anche a me! ...... così impari a dire che non ne ho più voglia! -
-Scusa! : )-
-Comuque sia, mi sono messa a leggere una di quelle storie che erano riportate .... -
-e allora? -
-l'autrice era una ragazza sulla ventina che veniva posseduta in maniera violenta da due colleghi universitari nel bagno dell'ateneo-
-e che diceva? -
-Lei a quanto è scritto si definiva come una tipa disinibita a cui piaceva parecchio scopare , ... soprattutto in maniera violenta.....
Quel giorno era in facoltà vestita in maniera sexi, gonna corta morbida di panno stile a campana, collant neri, eccetera, ....... a quanto mi ricordo accennava al fatto che con questi due aveva già avuto una storia separatamente e che lei si divertiva a farli eccitare soprattutto quando questo li metteva in imbarazzo, per esempio durante le lezioni oppure quando erano al bar-
-dimmi su, racconta! -
-Scesa giù per le scale che conducevano al secondo piano, i due l'hanno fermata e dopo averla stretta in un angolo con lei che fingeva di avere paura l'hanno condotta a forza nel bagno -
-e lì tra insulti e parolacce le hanno intimato di spogliarsi-
-e la puttana prima ha fatto la parte di quella costretta poi però più troia di prima si è concessa... vero? -
-si, come fai a saperlo? -
-è che in tutte le storie succede così, e poi non mi dire che questo comportamento ti suona strano.... -
-Cosa vuoi dire? -
-che è così che ti comporti quando mi vengono delle fantasie strane! ... -
-(diventando rossa e sorridendo ) Smettila! -
-Forse non ti ricordi l'altra settimana quando ti ho strappato le mutandine e tu mentre te le strappavo dicevi no, poi però quando te le avevo lacerate ti sei lanciata su di me e mi hai fatto il più bel bocchino da quando stiamo insieme! -
-hai ragione quella volta mi è proprio piaciuto il sapore del tuo cazzo! -
-ecco qua un altro esempio-
-cosa vuoi dire? -
-ti ricordi la prima volta che ti ho chiesto di prenderlo in bocca, tu come ti sei comportata? .... sbaglio oppure hai fatto di tutto per non prenderlo? ............. non mi sembra proprio che quella dell'altra volta sia la stessa persona! -
-smettila! : )-
-siamo arrivati! -
-meno male ! mi sono proprio eccitata con tutto questo parlare.... vieni qui dalla tua troia! -
-oggi ho deciso di violentarti ! -
-come vuoi tu! prendimi come ti va, voglio che mi possiedi! -
-troia incomincia con lo spogliarti e resta senza reggiseno con in dosso la gonna-
-Perchè? -
-poi te lo dico... -
(dopo un poco di tempo per quel cazzo di reggiseno che non voleva sbottonarsi)
-allora cosa vuoi che faccia? -
-ricordati oggi non voglio sentire ne no ne niente ogni mio desiderio deve essere un ordine per te! -
-va bene oggi sarò la tua schiava puttana-
- ok ma bada a non tradire la scommessa-
-mettimi alla prova-
-ok allora lo vedi quell'albero laggiù , voglio che così come ti trovi vada fin lì lo tocchi e torni indietro... -
-così svestita? -
-si certo puttanona! -
-ma Luca non sei geloso che qualcuno possa vedermi? -
-ti dirò sarei geloso se fossi la mia ragazza, tu stasera se solo la mia puttana.... ora vai e non fiatare altrimenti non avrai la tua razione di cazzo! -
-come vuoi bastardo! -
(si guarda avanti e dietro per controllare l'assenza di altre persone, scende dalla macchina e corre fino a l'albero con tutte le tette che gli sballottolano qui e lì, si ferma dietro l'arbusto si guarda indietro e vede in lontananza avvicinarsi una macchina allora coprendosi più possibile ritorna correndo verso la macchina)
-speriamo che non mi abbiano visto-
-non mi ne importa proprio nulla! .. come ti senti? -
-affannata ma super eccitata! -
-puttana lo sapevo.... ora cacciati le calze abbassati le mutande solo nel culo prendi il mio uccello e incomincia a succhiarlo! ... e bada che deve essere un bocchino migliore dell'ultimo.... -
-va bene padrone! -
(dopo avermi slacciato i pantaloni in un batter d'occhio ingoia tutta la mia asta accennando come ad un rigurgito di vomito subito seguito dal quel rumore caratteristico di bocchino)-
-ora succhiami i coglioni.... (e mentre la comandavo a bacchetta le mie mani solcavano la divisione tra le sue chiappe)-
-lo senti che sto premendo sul tuo buco del culo.... oggi ho voglia di incularti... senza lubrificanti... -
-no senza no! -
-ti ho già detto che oggi non accetto no... per questa volta faccio finta di non aver sentito! -
-ti prego nel culo no! -
-non erano così i patti , pur tuttavia sono disposto a cambiare idea: se non vuoi essere inculata devi continuarmi a sbocchinare e ti devi bere tutto il mio schizzo! (era una cosa che non aveva mai fatto perchè le faceva proprio schifo! )
-bastardo la sai che non mi piace! -
-scegli o il culo o la bocca-
-scelgo la bocca! -
-si però non mi basta.... voglio essere sbocchinato con te inginocchiata per terra fuori dalla macchina con tutte le tette di fuori -
-va bene bastardo... oggi mi sento proprio puttana-
(dopo esser scesa dalla macchina e aver fatto il giro mi raggiunge si inginocchia me lo riprende in bocca e senza farmi rimpiangere gli attori dei film hard mi procura il più violento orgasmo che io avessi mai provato.....
le riverso dentro la bocca almeno 5 o 6 fiotti di sperma... e lei come se fosse la cosa più normale li riceve e persino li ingoia )
(dopo una fisiologica pausa di qualche secondo, che mi è servita per riprendermi)
-sei stata veramente fantastica! ... vieni qui ora! -
(la faccio sedere al posto di guida con le gambe verso fuori, le allargo le coscie, le discosto le mutandine quel tanto che mi permette di incominciare a leccarla.... )
-uhmmmmm, ..... uhmmmmm, , , , .... Luca sei fantastico si.... leccami....
(inutile dire che dopo pochi colpi la mia troia è venuta anche lei in preda a spasmi intensissimi..... )

Di lì a poco ci siamo rivestiti e siamo tornati indietro tutti e due stanchi e sfatti....

 
Roberta
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 03 Ottobre 2009 00:50

Fermarono la macchina nella prima piazzola di sosta che trovarono... Erano tutti e due infoiatissimi, si spostarono sul sedile di dietro della macchina e presero a baciarsi... Lei in particolare era un vero tornado, muoveva la lingua nella sua bocca senza fermarsi un secondo, lui si adeguò al ritmo carezzandole la schiena, sollevandole la camicetta leggera ed apprezzando la freschezza della sua pelle. La mano finì sul gancio del reggiseno e lo slacciò, lei finì di sfilarselo e i seni si alzarono liberi. Luca li prese nelle mani, continuando però a giocare assieme a lei con la bocca. Fu il turno di Roberta ad essere audace, mandò la sua mano destra su per la sua coscia, fino a carezzargli il membro da sopra i pantaloni, apprezzandone le dimensioni da sopra i jeans, poi prese a sbottonargli i pantaloni, che Luca alzandosi leggermente lasciò volentieri scivolare sul fondo della macchina. Poi toccò a lui toglierle i pantaloni, approfittando per far scivolare la mano sull'interno delle cosce. Ora erano seminudi tutti e due; lui era rimasto con la maglietta ed un paio di boxer larghi, aperti sul davanti, che permettevano a Roberta di godere la vista del membro rosso e eretto che premeva per uscire. Lei aveva la camicetta da cui trasparivano i bei seni, con le punte dei capezzoli che sollevavano il tessuto ed un paio di mutandine di pizzo nero. All'unisono, lei gli sfilò la maglia e lui le tolse la camicetta...
Poi lasciò a Luca l'iniziativa. Le fece i complimenti per i seni, bianchi, gonfi e sodi, dalle areole ben marcate. Li carezzava lentamente ma con decisione, poi abbassava la bocca a tempestarli di baci, provocando i gemiti di Roberta, che aumentarono quando, tenendole il seno destro nella mano, prese a succhiarle delicatamente il capezzolo sul cuore, godendo del sentirlo aumentare di consistenza... Lo prendeva e lo lasciava, ci faceva battere su e giù la punta della lingua. Riservò lo stesso trattamento all'altro seno, mentre
faceva scendere la mano sulle sue natiche, con lievi puntate sotto l'elastico degli slip... Roberta sentiva il sesso che le pulsava sempre più, , e ad un tratto diede a Luca una leggera spinta facendolo finire giù lungo il sedile, a gambe leggermente aperte. Ora tocca a me, gli disse, e gli sfilò i boxer provocando lo scatto verso l'alto del pene eretto che si affrettò a stringere nella mano... Ti farò impazzire, gli disse, mentre lo accarezzava sulla punta con il palmo della mano, e con l'altra tratteneva delicatamente i testicoli, facendoli passare tra un dito e l'altro... La mano dalla punta prese ad andare su e giù, finchè Roberta non si chinò del tutto e lo prese in bocca. Prima solo il glande, di cui godette come poco prima lui dei suoi capezzoli; succhiava e leccava con grande lentezza, mentre lui poteva godere anche del contatto dei suoi seni che strusciavano sull'asta ed a tratti sul ventre, quando Roberta si abbassava a prenderlo tutto in bocca...

A fatica Luca riuscì a sussurrarle di rallentare un attimo, si tirò su e fece stendere lei, sfilandole gli slip, tutti appiccicosi delle sue voglie, che le avevano reso il sesso di un bel colore lucido; Luca si gettò su quel ben di Dio con foga, prendendolo tutto tra le labbra, attirando in bocca la sua carne, succhiando con voluttà gli umori che Roberta aveva tra le gambe. Poi le salì sopra con tutto il corpo e la penetrò, lentamente, facendole sentire ogni centimetro del suo membro che le divaricava le labbra, le apriva la carne, entrava fino ad essere un tutt'uno con la sua fica che, quando fu tutto dentro, si richiuse su di lui a non volerlo più fare uscire... Un istante rimasero fermi, godendo uno del piacere che vedeva sul volto dell'altra. Poi Luca uscì un poco e rientrò, ed ancora, sempre con maggior decisione; tutti e due gemevano, Roberta ad un certo punto prese tra i denti la sua carne, sulla spalla, Luca diede un colpo più forte ed esplose dentro di lei, che venne subito dopo, tremando in tutto il corpo e gridando il suo piacere.

Rimasero un po' così, scossi di tanto in tanto da un orgasmo che sembrava non finire. Poi lui la tirò su, senza uscire da lei, stringendo a sè il suo corpo... sognando il momento in cui l'avrebbe presa ancora.

 
L'incubo di Laura
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 03 Ottobre 2009 00:35

Laura è una ragazza di 18anni, è piuttosto carina, anche se si veste sempre con degli abiti che non sono adatti ad una ragazza della sua età, ha i capelli castani che lei porta sempre raccolti in una coda di cavallo, non si trucca mai perché sa che sua mamma non approverebbe. Sua mamma è una donna di 36anni, era rimasta incinta quando aveva appena 17anni e siccome il ragazzo l'aveva mollata appena saputo che aspettava un bambino, lei aveva dovuto crescere la figlia da sola, senza aiuto, infatti anche i genitori l'avevano cacciata di casa.

Vittoria, così si chiama la madre, aveva cresciuto la figlia inculcandogli l'idea che i ragazzi erano tutti dei mascalzoni, che dalle ragazze volevano solo una cosa, portarle a letto, ottenuto lo scopo le mollavano e le poverette erano fortunate se nel frattempo non erano rimaste incinte.

Laura non aveva mai frequentato i maschi della sua classe, da quando era all'asilo aveva imparato a tenerli alla larga, nessuno era mai riuscito a strapparle un bacio, adesso sentiva le sue amiche che parlavano solo di ragazzi, di come baciavano, di quello che facevano quando uscivano insieme, lei ascoltava quasi scandalizzata, e si asteneva dal fare commenti.

Si avvicinava la fine dell'anno e le sue amiche ogni giorno pensavano a come organizzare la festa, chiesero anche a Laura se voleva partecipare, lei rispondeva sempre che doveva chiedere il permesso alla madre, infatti non poteva mai uscire senza il suo consenso, le amiche la prendevano in giro dicendole che ormai era maggiorenne e che la madre non poteva sempre obbligarla a rinunciare a tutto.

Laura si fece coraggio e la sera a cena tirò fuori l'argomento, la madre all'inizio non voleva concederle il permesso ma poi l'aiuto inaspettato di Gianni, l'uomo che da due anni conviveva con la madre, convinse la madre che però come condizione disse che doveva ritornare a casa per le due del mattino e non più tardi, Laura accettò.

Qualche giorno prima della festa che si sarebbe tenuta in un locale poco lontano da casa sua, Laura si trovava in casa di Sara, una sua amica, e stavano provando i vestiti e il trucco che avrebbero indossato, avevano quasi la stessa taglia così Sara diede a Laura un suo vestito, era tutto nero, molto scollato e con la gonna molto corta, quando Laura si guardò allo specchio disse all'amica che non avrebbe mai trovato il coraggio di indossarlo e che se sua madre l'avesse vista le avrebbe tolto il permesso di andare alla festa, ma Sara le rispose che il vestito le stava benissimo e cominciò a provare i trucchi.

Arrivò la sera dell'ultimo dell'anno, Laura si recò a casa di Laura dove si sarebbe cambiata, quando fu pronta si guardò allo specchio e quasi non si riconobbe, arrivarono al locale dove si svolgeva la festa e furono travolte dal casino che c'era, la musica altissima poi impediva qualsiasi dialogo, Laura ballò per tutta la sera con vari ragazzi, verso le 11 venne invitata a ballare da Mirco, un ragazzo che lei conosceva bene e per il quale aveva avuto una cotta, mai confessata, ballò con lui fino a mezzanotte e quando ci fu il brindisi per festeggiare l'anno nuovo lui la prese tra le braccia e la baciò dandole un leggero bacio sulle labbra che però si trasformò ben presto in vero bacio, Mirco con la lingua cercava di forzare le labbra di Laura che si ostinava a tenerle ben chiuse, non voleva fare una figuraccia, non aveva mai baciato un ragazzo in vita sua.

Fecero ancora un ballo insieme poi Mirco le propose di uscire per fare quattro passi e per poter chiacchierare un po' visto che li dentro era impossibile. Laura si guardò intorno per cercare Sara, quando la trovò la trascino in bagno con se e le disse della proposta che le aveva fatto Mirco, quando la sua amica le assicurò che non ci sarebbe stato nulla di male ad uscire con lui, al limite l'avrebbe portata in macchina a pomiciare un po' prima di riportarla a casa.

Tornata in sala Laura si diresse verso Mirco che prendendola sottobraccio la portò fuori, l'aria era veramente fredda, e ogni tanto si sentivano ancora scoppi di petardi così Mirco le propose di salire in macchina.

Quando furono in macchina lui accese il motore e partì, Laura era spaventata non voleva allontanarsi da sola con lui, ma lui la tranquillizzò dicendole che cercava solo un posto più intimo infatti davanti al locale dov'era parcheggiata la macchina era un continuo viavai di ragazzi , fermò la macchina davanti ad un parco, spense il motore e si girò a baciare Laura, lei dopo aver cercato di resistere rispose ai baci di lui e lasciò che la lingua di Mirco entrasse nella sua bocca.

Mirco le mise una mano sopra il seno, e cominciò ad accarezzarlo attraverso il vestito, Laura lo lasciò fare, lui le prese una mano e se la portò sulla patta dei pantaloni, Laura sentì attraverso la stoffa il cazzo che stava diventando duro, e si spaventò, tolse la mano e cercò di calmare Mirco che avendo messo una mano sotto la sua gonna cercava dio risalire verso il bordo delle mutandine, lei non voleva e gli chiese di smettere, lui che era ormai eccitato provò prima a tenerla ferma mentre cercava di tirare fuori dai pantaloni il cazzo e quando ci riuscì portò una mano di lei ad accarezzarlo, Laura era terrorizzata e gli chiese di accompagnarla a casa, ma lui non voleva saperne allora lei aprì la portiera e uscì fuori, lui la chiamava ma lei si era già messa a correre verso il parco, attraversandolo dall'altra parte c'era casa sua dove sarebbe stata al sicuro, sentiva Mirco che la chiamava dicendole di tornare indietro ma lei non lo ascoltava, quando si girò, vide i fanalini di dietro della macchina di Mirco che stanco di chiamarla aveva deciso di lasciarla lì.

Era quasi arrivata, vedeva attraverso gli alberi il palazzo dove abitava quando sentì delle voci, era capitata in mezzo a un gruppo di extracomunitari che avevano deciso di festeggiare l'ultimo dell'anno nel parco, avevano acceso un piccolo fuoco e sulle coperte che avevano steso a terra c'erano molte bottiglie ormai vuote, Laura ricominciò a correre verso casa ma loro la raggiunsero e la circondarono, dicendole di rimanere alla loro festa che si sarebbe divertita.

Laura era completamente circondata non aveva vie di fuga e questo la spaventò ancora di più e si mise a gridare, un negro la prese da dietro e passandole un braccio sopra la vita la sollevò come se fosse una piuma mentre con l'altra mano le tappava la bocca, Laura scalciava ma non riusciva a liberarsi da quella morsa che la soffocava, il negro andò verso il fuoco e senza tanti complimenti la sbattè per terra.

Laura ora era sdraiata sul tappeto sudicio, aveva intorno una ventina di uomini di colore che la guardavano e cominciavano a farle dei complimenti pesanti, uno di loro si chinò vicino a lei e cercò di baciarla, lei lo graffiò sul viso e lui per tutta risposta le diede uno schiaffo che la lasciò tramortita, sembrava un segnale, infatti gli altri si avvicinarono a loro volta e cominciarono a toccarla, lei piangeva e li pregava di lasciarla andare, ma il suo pianto sembrava eccitarli ancora di più.

Il gruppo di uomini cominciò a parlare tra di loro in una lingua che lei non capiva, poi quello che sembrava essere il capo, un tizio con la pelle molto scura, alto quasi due metri, con dei muscoli che farebbero invidia ad un culturista li fece zittire, poi le si avvicinò e nel toglierle il cappotto, siccome Laura lo teneva stretto a sé, le strappò due bottoni, poi cercò di toglierle il vestito, Laura guardava i bottoni che erano caduti e riusciva solamente a pensare che il vestito che indossava era di Sara e che non voleva si rovinasse perché doveva restituirlo alla sua amica, allora come in trance iniziò a toglierselo da sola rimanendo in reggiseno e mutandine, prese il vestito e lo ripiegò con cura mettendolo poi a terra sopra la borsa perché non si sporcasse.

Il solito negro le disse di mettersi vicino al fuoco, sia per scaldarsi un po', sia per farsi vedere bene da tutti, Laura non reagiva allora lui la prese, la trascinò accanto al falò e le strappò il reggiseno che fece poi cadere nel fuoco, la stessa fine fecero le mutandine, ora Laura era in piedi davanti a tutti quegli uomini che la guardavano e non poteva credere che quello che stava succedendo fosse reale, non poteva capitare a lei una cosa simile, nemmeno nei suoi peggiori incubi era riuscita ad immaginare una cosa tanto orribile, teneva gli occhi chiusi e pensava che se li riapriva scopriva che aveva sognato e si sarebbe ritrovata a letto nella sua cameretta, ma quando trovò il coraggio di riaprire gli occhi vide che non era sparito nulla, era tutto reale, era ancora circondata da un branco di uomini che sbavavano nel guardare il suo corpo nudo.

Faceva molto freddo quella notte e lei stava tremando, oltre che dalla paura, anche dal freddo, dopo aver parlato fra di loro gli uomini la trascinarono di peso verso una baracca che si trovava in mezzo al parco, dove venivano tenuti gli attrezzi del giardiniere, era una baracca di legno non molto grande, qualcuno buttò per terra un materasso e Laura vi venne spinta sopra, qualcuno accese il fuoco dentro due bidoni di metallo e questo contribuì a illuminare e riscaldare l'ambiente.

Quello che sembrava il capo si avvicinò a Laura e cominciò a toccarla, le prese le tette fra le mani, erano piccole ma sode, le massaggiò come se volesse scaldarle poi le prese i capezzoli tra le dita e cominciò a schiacciarli fino a farla urlare dal dolore, il suo grido sembrò un segnale, infatti tutti gli altri presero a toccarla, qualcuno cercò di baciarla in bocca, lei scuoteva la testa e chiamava aiuto, ma sapeva che nessuno sarebbe arrivato per salvarla, erano in tanti a tenerla, sentiva le loro mani dappertutto, uno di loro riuscì a infilare un dito nella sua figa, e scoprì che era ancora vergine, gridando eccitato lo disse ai suoi compagni che cominciarono a ridere, il capo le si avvicino e volle infilare anche lui un dito nella figa di Laura, ma lei scalciava, lui si spazientì e le mollo uno schiaffo sul viso, Laura rimase quasi stordita per la forza del colpo, e lui ne approfittò, fece segno a due che le presero le gambe e gliele divaricarono all'inverosimile, Laura gridava per il dolore, poi lui riprovò a infilarle un dito nella figa, questa volta lei non poteva fare nulla, era immobilizzata, lui giocherellò per qualche istante con le labbra della figa, poi introdusse il dito lentamente, Laura sentiva quell'intrusione e urlava per il dolore, per la vergogna e per la sua impotenza, quando il dito giunse alla barriera dell'imene il negro lanciò un grido di soddisfazione.

Nel frattempo quasi tutti si erano spogliati, Laura non aveva mai visto un cazzo dal vivo e improvvisamente ne aveva davanti almeno 20, continuava a supplicarli perché la facessero tornare a casa, non avrebbe raccontato niente a nessuno, ma loro la ignoravano, due di loro le si avvicinarono e le misero i loro cazzi contro la faccia, mentre qualcuno le teneva ferma la testa cercavano di infilarsi nella sua bocca, uno di loro ci riuscì, le mise il cazzo dentro e spinse fino a toccarle la gola, Laura sentiva un sapore acre, un puzzo di piscio e di sporco, e le venne da vomitare ma lui rideva e cominciò a fare avanti e indietro nella sua bocca, dopo qualche minuto dal cazzo cominciò ad uscire un liquido denso e vischioso, Laura all'iniziò pensò che le stava pisciando in bocca, ma quando sentì che era un liquido più denso capì che le stava sborrando in bocca, aveva sentito delle sue amiche parlare di quello che succedeva ai loro ragazzi quando loro gli menavano il cazzo, lei cercava di farsi uscire il cazzo dalla bocca per poter sputare quello che le aveva schizzato in bocca, ma le mai che la tenevano non le permettevano di muoversi e il cazzo rimaneva dentro la sua bocca, quando si accorsero che teneva ancora in bocca la sborra, le chiusero il naso e la obbligarono e inghiottire per poter respirare con la bocca, quando la sborra le scese nell'esofago pensava di morire, le andò di traverso e lei non poteva tossire perché aveva sempre quel palo di carne conficcato in bocca.

Finalmente il cazzo iniziò a smosciarsi e fu tirato fuori ma subito un altro prese il suo posto e il giro ricominciò, nel frattempo le sue mani furono riempite da altrettanti cazzi che fu obbligata a menare, qualcuno le allargò le gambe e sentì qualcosa di bagnato toccarle la figa, alzò la testa per guardare e vide che qualcuno la stava leccando, lei cercava di scalciare, ma venne tenuta ferma da altre mani, sentiva la lingua che la leccava, aveva paura che prima o poi l'avrebbe morsa, ma non poteva fare nulla.

Quello che la leccava ad un certo punto disse agli altri che la figa era pronta per ricevere il primo cazzo della sua vita, tirarono a sorte per vedere chi sarebbe stato il primo, quello che vinse le si avvicinò, e le fece prendere il cazzo in bocca dicendole di lasciarci sopra molta saliva, ma Laura aveva la bocca secca, sembrava fatta di carta vetrata, il negro si staccò dalla sua bocca e si portò tra le sue gambe che venivano tenute aperte da altri mentre le sue mani vennero portate in alto sopra la sua testa e tenute ferme in quella posizione, Laura vedeva il cazzo del negro che le si avvicinava e continuava a gridare, poi sentì che aveva appoggiato il glande alle labbra della figa e cominciò a spingere, sentiva il cazzo che si faceva strada dentro di lei, era entrata solo la punta, lui rimase fermo qualche istante, Laura sentiva un dolore incredibile, lui iniziò a spingere per entrare sempre di più, Laura sentiva come se un grosso palo la stesse squartando, ma non poteva sottrarsi a qual dolore e forse anche per quello le sembrava più terribile, alla fine con un solo colpo il negro le sfondò la figa, Laura sentì qualcosa lacerarsi dentro di lei e urlò con tutto il fiato che aveva, intanto gli uomini intorno a lei continuavano a incitare il loro compagno che dopo averle dato altri colpi, uscì all'improvviso da lei, mostrò il cazzo sporco di sangue poi puntò ancora il cazzo verso la figa e lo spinse tutto dentro, Laura sentì ancora un dolore che sembrava lacerarla internamente, lui cominciò a scoparla, Laura si era isolata con la mente, le venivano in mente le parole di sua madre e non poteva immaginare che era solo all'inizio dell'incubo che stava vivendo.

Quello che la scopava iniziò ad andare sempre più veloce finchè venne sborrandole nell'utero, Laura riprese conoscenza in quel momento quando comprese ciò che il negro le aveva fatto, era venuto dentro di lei, poteva rimanere incinta ma a nessuno di loro importava, infatti il posto nella sua figa fu subito preso da un altro, questo le faceva ancora più male del precedente, la scopava con violenza intanto le pizzicava le tette, ogni tanto si tirava fuori completamente e si rituffava subito dopo facendola gridare ogni volta, alla fine anche lui le sborrò dentro.

Ormai Laura sembrava rassegnata, un altro si sdraiò per terra e facendola alzare la obbligò a penetrarsi da sola la figa con il suo cazzo, nel frattempo aveva sempre la bocca piena e anche le sue mani erano impegnate a masturbare altri cazzi per farli diventare belli duri prima di passare anche loro a scoparla, il tizio che aveva sotto di lei la fece piegare e mentre la martellava le mordeva i capezzoli, poi iniziò a massaggiarle il culo, pizzicandolo come a sentirne la consistenza, Laura restava impassibile finchè sentì che un dito cercava di entrare nel suo culo, allora riprese ad agitarsi, il negro sotto di lei si divertiva vedendola muoversi con il suo cazzo lo eccitava di più che avere una bambola inanimata, così continuò a forzare l'ano di Laura con un dito, Laura sentiva quel dito che cercava di entrare e cercava, spingendosi in avanti di sfuggirgli, quando l'uomo sentì che stava per venire, le tirò fuori il cazzo dalla figa e facendola abbassare le sborrò il faccia, Laura era disgustata, aveva la faccia piena di sborra, quando respirava le entrava in bocca e la sentiva anche nel naso, con un lembo di una coperta cercò di pulirsi, altre mani la presero e la fecero mettere a quattro gambe, poi una lingua le leccò l'ano, lei gridava di non farle altro male, ma la lingua implacabile continuava a leccarla e mentre con le mani le tenevano separate le chiappe, mettendo bene in evidenza il suo buchino, la lingua cercava di penetrarla, arrivò la volta del capo, le disse che aveva aspettato per eccitarsi meglio perché voleva essere pronto per toglierle l'ultima verginità, Laura lo guardava avvicinarsi alla sua bocca, aveva un cazzo molto grosso e molto lungo, il più grosso di tutti quelli che aveva li intorno, quando lo appoggiò alle sue labbra, lei obbediente aprì la bocca e lo accolse dentro, faceva fatica a contenerlo, le mascelle le facevano male per tanto che erano aperte, lui si fece spompinare un po', poi le disse che era arrivato il momento, Laura ricominciò a piangere, si mise in ginocchio e lo pregava di non farle anche quello ma lui fece segno agli altri che la presero come se fosse un burattino, la sollevarono da terra e la rimisero in ginocchio, le fecero abbassare la testa finchè non toccò terra, poi due di loro le tennero le braccia in avanti per impedirle di alzarsi, sentì che anche le sue gambe le vennero divaricate e qualcuno le teneva le ginocchia in modo che lei non potesse più richiuderle, quando fu pronta il capo si mise dietro di lei e le appoggiò la cappella al buco del culo, lei era terrorizzata, lui aiutandosi con le dita spinse il cazzo dentro di lei, dopo un po' di resistenza il muscolo cedette e lasciò passare la cappella, Laura gridava dal dolore, le sembrava che stessero aprendola in due, sentiva il cazzo che si faceva strada e cercava, stringendo i muscoli dello sfintere, di impedire la penetrazione, ma così facendo sentiva ancora più dolore, il cazzo intanto continuava ad entrare nel suo intestino, lei gridava di non farcela più e lo pregava di tirarlo fuori, ma lui le rispose che se lo tirava fuori poi per lei era peggio perché avrebbe dovuto ricominciare dall'inizio, il cazzo sembrava non avere mai fine, lei lo sentiva entrare sempre di più, il suo ano le bruciava in modo insopportabile, il dolore era terribile, lui si fermò per qualche istante e lei credette che finalmente era riuscito a metterlo tutto dentro e mentre fece un sospiro di sollievo, lui diede una spinta terribile e Laura sentì le palle di lui che le aderivano alla figa. Quell'ultimo colpo era stato il peggiore di tutti, Laura sentiva il sangue che le colava lungo le cosce, il dolore era arrivato a punti inimmaginabili, non aveva più la forza neppure di lamentarsi, si sentiva riempita all'inverosimile da quel cazzo che sembrava le arrivasse in gola, pensava di non avere mai sentito un dolore simile finchè lui iniziò a muoversi dentro di lei, ad ogni colpo un dolore atroce le partiva dall'ano e le arrivava fin dentro lo stomaco, si sentiva morire, poi di colpo lui lo tirò fuori con un rumore di risucchio, a Laura pareva che anche le sue budella avessero seguito il cazzo e fossero uscite da dentro di lei, poi lui lo rispinse ancora dentro di lei, il dolore ormai faceva parte di lei, pensava che non se ne sarebbe più andato, lui la inculò a lungo, finalmente sborrò e lei sentì la sborra che le entrava nell'intestino e quando lui tirò fuori il cazzo lo lasciò appoggiato al suo ano, che lei sentiva essere rimasto aperto, e sborrò anche su di lui, Laura sentiva la sborra che quando scendeva sull'ano le provocava un bruciore indescrivibile, lui si fece ripulire il cazzo infilandolo ancora nella bocca di Laura, poi venne ripresa ancora e ancora per tutta la notte, la presero anche in due contemporaneamente, mentre uno stando sdraiato sulla schiena la scopava, un altro arrivava da dietro e la inculava, Laura ormai si lamentava piano, non aveva più voce per urlare e non aveva più lacrime per piangere, mentre la usavano probabilmente svenne, infatti quando aprì gli occhi vide che albeggiava, i negri dormivano quasi tutti, tranne uno che ancora la scopava malgrado lei fosse piva di conoscenza, il capo vedendo che si era ripresa le diede i suoi vestiti e le disse che poteva tornarsene a casa, le disse di non provare a denunciarli, infatti aveva preso dalla borsa i suoi documenti e non avrebbe esitato ad andare a cercarla.

Laura non poteva credere che veramente la mandassero via, ormai era sicura che l'avrebbero ammazzata, comunque prese i vestiti, infilò il cappotto e camminando piano piano per il dolore che sentiva in tutto il corpo si avviò verso casa.

Fortunatamente non aveva molta strada da fare, quando aprì la porta di casa erano quasi le sei del mattino, vide che Gianni, il compagno di sua mamma era sdraiato sul divano, si era addormentato con la tv accesa, quando la sentì entrare le si avventò contro dicendole che non era quella l'ora di rientrare, le disse anche la madre la sera prima dopo che Laura era uscita, era stata chiamata a sostituire una collega ammalata ed era andata a lavorare lasciando a lui il compito di controllare che la figlia rispettasse l'orario di rientro.

Laura si mise a piangere e raccontò quello che le era successo durante la notte, pregandolo di non raccontare niente alla madre, lui la fece alzare e la accompagnò in bagno dicendole che puzzava come una fogna, le disse di lavarsi e di raggiungerlo appena pronta.

Laura si fece una doccia e restò per quasi un'ora sotto l'acqua corrente, cercando di lavare via oltre all'odore anche i ricordi di quella notte terribile, dopo essersi lavata tornò in salotto e trovò Gianni seduto sul divano, le fece segno di sedersi accanto a lui poi le chiese di raccontargli nei minimi particolari tutto quello che le avevano fatto, Laura lo guardò, aveva uno sguardo strano, sembrava volerla spogliare con gli occhi, lei disse che era stanca e che voleva andare a dormire ma lui la prese per una mano e la costrinse a risedersi sul divano di fianco a lui, poi le mise una mano sotto l'accappatoio prendendole un seno tra le dita, Laura lo guardava e non aveva la forza di fermarlo, lui le prese la testa e la spinse contro la sua cominciando a baciarla, lei piangeva silenziosamente, quando lui se ne accorse le disse di non fare la scema, aveva soddisfatto un branco di negri e non era morta, quindi poteva soddisfare anche lui senza problemi, intanto tutte le vie d'accesso erano state liberate.

La trascinò in camera da letto, le tolse l'accappatoio che la copriva e tirando fuori il cazzo moscio dal pigiama le ordinò di farglielo diventare duro, mentre lei rassegnata si abbassava per accogliere il cazzo tra le sue labbra lui le chiedeva se le erano venuti in bocca, e si eccitava per le sue risposte affermative, quando fu pronto la fece mettere alla pecorina e la scopò a lungo incurante del dolore che Laura sentiva, poi le chiese le l'avevano inculata, senza aspettare risposta lo capì da solo vedendo l'ano di Laura, era tutto rosso, talmente gonfio che non si vedeva il buco, lui le mise dentro le dita facendola urlare dal dolore, poi sostituì le dita dal suo cazzo e cominciò a incularla violentemente, Laura gridava, le sembrava che avesse un palo arroventato che le sfondava il culo, lui le si accasciò contro la schiena con tutto il suo peso e con una mano le artigliava la figa, graffiandola ogni volta che le infilava dentro le dita, poi le venne in faccia, la obbligò a tenere la bocca aperta mentre lui cercava di fare centro con la sua sborra, quando fu esausto la mandò via dicendole che d'ora in poi la avrebbe soddisfatto ogni volta che lui glielo chiedeva.

Laura tornò in bagno a pulirsi, poi andò a letto, non riusciva a dormire pensava a quello che le era capitato, sentiva il suo corpo che ad ogni movimento anche ad un piccolo respiro veniva percorso da dolori lancinanti, voleva piangere ma non ci riusciva, alla fine si addormentò ma il suo sonno era pieno di incubi, si svegliò di soprassalto, era tutta sudata, sentiva delle voci giungere dalla porta chiusa, era Gianni che parlava con qualcuno, poi sentì la porta che si apriva, fece finta di dormire, sentì che le venivano tolte le coperte e una mano faceva risalire la sua camicia da notte fino a scoprirle le gambe, poi una mano le spostava le mutandine di lato e un dito si infilava dentro massaggiandole la figa, non ce la faceva più allora aprii gli occhi e vide Gianni con un altro uomo, era anziano, aveva i capelli bianchi, e un'espressione da maniaco, era lui che le aveva messo una mano nelle mutandine, quando Gianni vide che si era svegliata le disse che doveva darsi da fare con il suo amico che aveva pagato per passare un paio d'ore con lei, Laura non aveva più forze non ce la faceva ad opporsi anche a questa nuova violenza e dovette subire le mani del vecchio che la palpavano, fu obbligata ancora una volte a prendere un cazzo in bocca, a sopportare di essere scopata, a essere inculata, ormai il dolore faceva parte di lei, sembrava che fosse sempre stato così e che non se ne sarebbe più andato.

 
Mentre erano a cena insieme
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Sabato 03 Ottobre 2009 00:48

Mentre erano a cena insieme capiva perchè alla maggior parte delle colleghe non era simpatica; finchè avevano parlato del più e del meno non avevo scoperto nulla di sè; tutta la sera a parlare di cura dei bambini, lampade, lifting, cerette... Dio, non che le dispiacessero le lampade, pallida com'era ne avrebbe avuto forse bisogno, anche per risvegliare gli appetiti del marito, piuttosto scarsi da un po' di tempo...

Fortuna che aveva anche altri interessi...

E Valeria le piaceva, e molto...

Sempre curata, ben vestita... Non si scopriva molto neanche da quel punto di vista, ma a ben guardare il suo occhio clinico, l'occhio di una donna, vedeva un corpo proporzionato, che molte avrebbero voluto, un bel seno, non troppo voluminoso, piccolo forse per i gusti abitudinari degli uomini, ma sodo, ed un sederino alto e ben portato, che sapeva muovere come la grazia ed il bon ton comandano...

Ora però l'atmosfera era diversa... il Chianti con cui avevano pasteggiato, preso ad arte dalla vineria sotto casa, aveva fatto il suo effetto sulla sua commensale...

Quando si alzarono dalla tavola, portandosi sul divano, vide che Valeria un pochino barcollava, pur mantenendosi lucida a sufficienza; aveva preso a scherzare ed a ribattere al fuoco di fila delle sue battute, sempre più impertinenti, sempre più intriganti, che miravano a creare quel che di intimità che le serviva...

Chissà come ti diverti con tuo marito, le diceva, appena i bambini si addormentano... chissà quante capriole fate in quella casa così grande, nella vostra bella cucina... (sapeva quanto le piaceva sentir lodare il suo genio di padrona di casa).

Le risate di Valeria si facevano sempre più allegre e complici... Allora riprese su un altro piano...

Io invece sono sfortunata, non ho nessuno con cui passare le notti ora che mio marito è fuori, mi sento sempre sola... Fece la sua aria da cane bastonato... le riuscivà così bene...

La vide rabbuiarsi, con quell'aria da compassionevole che per Valeria era ideale... Come sperava le si avvicinò e l'abbracciò per le spalle... Lei ricambiò l'abbraccio e prese a carezzare i suoi capelli, morbidi, freschi di balsamo e vide che si cominciava a sciogliere... Le disse che le voleva bene, continuò a coccolarla con le parole e con le mani, le accarezzò a lungo la schiena e vide che Valeria non si sottraeva all'abbraccio, anzi, ne accentuava l'effetto stringendosi di più a lei, cercando a sua volta parole di conforto.

Decise di osare allora e la baciò su una guancia, molto dolcemente... Valeria emise un gemito debolissimo, sveglia ma resa incapace ad altre reazioni dalla sua pietà sfidata all'azione e dall'effetto dell'alcool; le si appiccicò con tutto il corpo, e rese più audaci le sue carezze. Dalla schiena arrivarono sulle natiche, presero a tirar su e lasciar cadere l'orlo della sua gonna...

I mugolii aumentavano, così non ebbe più remore e portò le sue labbra su quelle di lei; le appoggiò dapprima, e lei in risposta le socchiuse, tracciò con la lingua il percorso delle sue labbra... poi si abbassò davanti a lei, e prese a carezzarle il seno da sopra la camicetta leggera. Una carezza concentrica, partiva dal lato, finiva a stuzzicarle il capezzolo, che si fece evidente sopra il tessuto...

Le slacciò i bottoncini, uno dopo l'altro, senza smettere di baciarla... raffinata anche lì sotto Valeria... comparve un reggiseno di pizzo, di Chantelle, che valorizzava al meglio il suo seno, piccolo come lo immaginava, tirandolo su e slanciandolo verso di lei... fu un piacere grandissimo slacciarlo e lasciarlo cadere per terra.... mettere le mani su quei seni bianchi, perfetti nelle proporzioni, vedere i capezzoli appuntirsi sotto i suoi rapidi ma decisi colpi di lingua, vedere al contempo Valeria che iniziava a reagire inarcando il corpo ormai presa dal piacere crescente... Era decisa a farla impazzire per lei; continuò a torturarle il seno prendendolo ora tutto in bocca, ora torcendolo un poco con la mano, attenta a non farle male, e riuscì nel suo intento... Come svegliandosi da un lungo languido torpore, Valeria si getto con la sua bocca su di lei, e con le mani prese a strapparle letteralmente di dosso la canottierina leggera che indossava, aggredendo direttamente i suoi seni, senza protezione, grandi e gonfi per l'eccitazione...

Superato lo stupore per l'improvviso risveglio riprese lei l'iniziativa... quella gatta morta, ora che lei l'aveva risuscitata alla vita, non poteva averla vinta anche stavolta, come sempre sul lavoro.

La fece cadere sdraiata sul divano e prese a sfilarle la gonna, facilitata da Valeria che evidentemente ormai non vedeva l'ora di liberarsi di quell'incomodo. Vide il pizzo bagnato delle sue mutandine e portò su di esso le sue labbra; Valeria mugolò e porto anche le sue mani nella stessa zona; lei le respinse indietro e le tolse quell'ultimo baluardo, scoprendo finalmente il suo sesso... Era depilata sui lati, solo una striscia centrale, lavoro da estetista pensò lei ammirandone la precisione... Le grandi labbra erano aperte e lucide dei suoi umori, lasciavano vedere il resto... in particolare un bottoncino gonfio e eretto che per il momento decise di lasciare fuori dal gioco... si mise in ginocchio per terra di fronte a lei e prese a leccarle le labbra, con una lentezza esasperante, da sotto in su, poi viceversa... si fece largo all'interno e succhiò pian piano, poi prese a baciarla con foga, come prima sulla bocca... Valeria ormai gemeva senza sosta, ed era un fiume in piena... di colpo prese in bocca la sua clitoride... l'urlo che seguì al suo gesto fu di forza pari all'orgasmo che prese a scuotere Valeria, che si muoveva come impazzita sul divano, mentre lei compiaciuta la teneva giù stringendone ferme le cosce...

La lasciò, e si lascio cadere spossata sul divano accanto a lei... ora sarebbe venuto il suo turno... ed era certa che sarebbe stato solo un inizio... nel frattempo, mentre Valeria era inebetita sul divano, prese lentamente ad accarezzarsi sotto le mutandine... era sola anche quella volta... forse per l'ultima volta però... e finalmente venne, si sciolse come un onda che si spande sulla sabbia.. e che attende di tornare in mare...

 
La miglior vendetta...è la vendetta
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Mercoledì 30 Settembre 2009 23:00

Tutto era iniziato cinque anni prima, ero fidanzato con Cristina, bella, fatta molto bene, alta, mora con un carattere ribelle, ma a letto era un vulcano, non diceva mai basta, l'unico mio cruccio, era stato che non ero riuscito a metterglielo nel culo, forse con un po' di tempo in più.... poi aveva conosciuto Riccardo, era in un periodo di crisi che c'era tra noi, e quello aveva scatenato la ripicca nei miei confronti, lui discretamente bello ma con una sola caratteristica, era schifosamente ricco, e così la persi.

Io per gli amici ero Mario l'inventore pazzo, mi piaceva inventare molte cose, e così un giorno l'azzeccai quella giusta, era un sistema di controllo per gli aerei, e da quel momento la mia vita fu tutta completamente in salita, ormai a 36 anni, viaggiavo su una macchina di classe con l'autista, tre Stabilimenti che lavoravano a pieno ritmo, e svariati Miliardi sui miei conti correnti.

Erano passati cinque anni da quel maledetto giorno, ormai Cristina faceva parte dei dimenticati, e tutto potevo pensare meno che di trovarmela di fronte nel mio ufficio, gli anni, erano passati solo per me, lei la vedevo davanti a me sempre bellissima e incredibilmente sensuale, forse era ancora più bella di cinque anni prima.

Ciao era stato il suo saluto rivolto o me con un sorriso dolcissimo, mi ero alzato dalla grande scrivania e le ero andato incontro, senza rendermene conto mi ero affrettato ad abbracciarla e salutarla con un ciao, che mi aveva fatto tremare la voce, poi i soliti convenevoli, cosa ti posso offrire, come te la passi, e come mai sei venuta a trovarmi, i suoi bellissimi occhi verdi si erano rabbuiati, conoscevo quello sguardo triste foriero di cose non buone, la facevo accomodare sul grande divano che avevo nella mia stanza, e dopo essermi seduto anche io le chiedevo di nuovo, che cosa hai che non va? iniziava a far scendere delle grosse lacrime senza piangere, lo sapevo che quando le accadeva questo era veramente disperata, le prendevo una mano fra le mie, a distanza di anni ancora mi emozionava toccarle solo le mani, ripetevo la domanda ancora una volta, mi vuoi dire cosa ti succede si o no? alzava il viso guardandomi negli occhi e mi diceva, mi serve il tuo aiuto Mario, solo tu puoi salvare mio marito, se chiude l'attività è la Bancarotta, e a queste condizioni va anche in galera, ma come la interrompevo, era una famiglia ricchissima e lui molto bravo, e adesso è sull'orlo del Fallimento? il gioco mi rispondeva, quello stronzo di mio marito si è rovinato per il gioco, e adesso nessuna Banca le fa più credito, e gli ordini che ha gia, se non acquista la materia prima non può lavorare assolutamente, e a quanto ammonta la cifra che le serve le chiedevo, è un Milione di Euro mi rispondeva, ma lo sai che sono quasi due Miliardi le dicevo, si lo so a quanto ammonta cambiato in lire mi rispondeva, lo sai che sono sempre una Ragioniera o l'hai dimenticato, ci pensavo un po' su e poi le dicevo, oggi pomeriggio ti vengo a trovare con un paio di miei funzionari, e poi vedremo quello che si può fare, la congedavo con due baci sulle guance, ma ero eccitato da morire, il solo toccarle le mano all'inizio mi aveva procurato una erezione incredibile.

Il pomeriggio alle 15 ero puntuale nella sua Fabbrica di confezioni, mi accompagnavano due miei impiegati che erano esperti nei conteggi, il tutto durava fino alle 20, ma alla fine era chiara la storia, il caro Riccardo, aveva attinto a piene mano nella liquidità aziendale, portandola inevitabilmente sull'orlo del Fallimento, le davo appuntamento per la mattina successiva alle 10 nel mio ufficio, pregandola di venire assolutamente da sola, sapeva che Riccardo non mi era mai stato simpatico.

La mattina dopo si presentava puntuale all'ora concordata, entrava solito cerimoniale del bacio sulle guance, e poi la facevo accomodare sulla poltrona davanti alla mia scrivania.

Iniziavo quasi con una paternale dicendole, ma ti rendi conto con che tipo ti sei voluta mischiare, se tu non ti fossi accorta di quello che stava facendo, mandava in galera anche te, tu sei una Direttrice Socia e responsabile non è vero? si è vero mi rispondeva abbassando lo sguardo, allora quello che ne è uscito fuori è che ti occorrono 1, 300. 000 Euro in contanti, se ti debbo dare io questa cifra, le mie condizioni inderogabili sono queste, voglio il 51% delle azioni della Società, in tre anni te la rimetto in piedi, e tu mi paghi solo gli interessi, e poi tre volte a settimana tu vieni nel mio appartamento e io ti faccio quello che desidero, tu sei libera di accettare o meno, altrimenti ti rivolgi a chi vuoi e amici più di prima, ha dimenticavo, una possibilità te la lascio, nei tre giorni che devi venire da me, poi scegliere quando, ma rammenta che non debbono essere mai meno di tre ore, e poi un'ultima cosa, domani andiamo dal Notaio per registrare questa nostra società, se cerchi di fregarmi essendo il maggiore azionista metto in liquidazione la tua azienda, anche se non recupero per intiero la cifra anticipata, ne ho talmente tanti che è veramente una goccia d'acqua nel mare questa cifra per me, la baciavo un po forzatamente sulle guance, e usciva rossa di rabbia in viso.

L'atto era stato firmato, e i lavori con il relativo acquisto dei tessuti avviato molto bene, avevo messo un mio contabile a supervisionare tutte le spese per il tranquillo riavvio dell'azienda, e con Cristina ci eravamo accordati per vederci, il Lunedì mattina alle 9, il Mercoledì pomeriggio alle 15, e infine il Venerdì di nuovo la mattina sempre alle 9, gli chiedevo del perché di questi orari, e mi rispondeva che erano gli stessi della palestra che frequentava, era Giovedì quel giorno, e lei puntualizzava che avrebbe iniziato i suoi incontri con me a partire dal Lunedì successivo, non vedevo l'ora, sapevo del suo carattere impulsivo, ma conoscevo anche la sua debolezza, era una donna molto calda, e quando finalmente le avrei leccato la fica sarebbe partita come un diretto, adesso sapevo che il suo buchetto del culo, se non ci era arrivato Riccardo mi aspettava per essere rotto come meritava da anni.

I giorni non passavano mai, ma finalmente il Lunedì alle 9 sentivo suonare al cancello della mia villa, lo aprivo elettricamente, e lei entrava con la sua Golf Cabriolet argento metallizzato, indossava una tuta da ginnastica anche per giustificare la sua uscita, entrava in casa mia molto imbarazzata, mi avvicinavo a lei per baciarla sulle guance, ma con uno scatto del viso trovavo la sua bocca, si era girata appositamente, e dopo un bacio infinito e pieno d'amore almeno per me, mi diceva, se dobbiamo iniziare, facciamolo bene altrimenti ne esce fuori una schifezza e a me le cose schifose non piacciono, e mi baciava di nuovo mettendomi una mano sul cazzo che ormai era duro da morire, l'afferravo di nuovo e la prendevo in braccio portandola verso la mia camera da letto, e mentre camminavo, lei mi disse, ti prego facciamo l'amore come una volta, non vedo l'ora, non l'ho mai più fatto bene come con te, mi facevi impazzire con la tua lingua, arrivati nella mia camera, ci spogliavamo uno con l'altra, e quando finalmente eravamo nudi, le si inchinava e mi prendeva in bocca il cazzo, finalmente risentivo quella bocca da favola, che sapeva fare dei bocchini da farmi andare fuori di testa, senza sfilarle il cazzo dalla bocca, come un contorsionista la sdraiavo sul letto a sessantanove, rivedere quella fica che era stata la mia vita mi emozionava, cominciavo a leccarla quasi con riverenza, ma al primo tocco di lingua mi regalava la prima sborrata, adesso ricordavo anche quel sapore fantastico, ripartivo a leccarle le piccole labbra e poi arrivavo finalmente al culo, forzavo quel buchetto con la lingua infilandola dentro molto poco, ma era il necessario per farla sborrare di nuovo, ecco adesso riconoscevo la mia Cristina, sempre calda e sempre pronta a sborrare tante volte senza sosta, lo sentivo che anche io stavo per venire, ma non avevo la forza di dirle basta, avrei smesso volentieri per scopare un po' e ricominciare a leccarla, ma ormai la schizzata era gia pronta per uscire, e lei favolosamente esperta e pronta, la ingoiava tutta senza lasciarne neanche una goccia, era proprio con gli ultimi spasmi del mio bastone che ripeteva una scolata di umori dolcissima, mi giravo sdraiandomi accanto a lei, ci baciavamo di nuovo scambiandoci i nostri sapori del piacere appena provato, adesso lei era dolcissima, lo sguardo sembrava quello di una volta di quando era innamorata di me, il seno non aveva perso la sua compattezza, e le cosce sempre toniche erano meravigliose, mentre la baciavo me la portavo sopra di me, adesso risentivo tutto il suo corpo che mi faceva impazzire, con le mano le scivolavo in mezzo alle chiappe raggiungendo di nuovo la fica da dietro, e dopo averlo bagnato bene il medio, strusciando nel solco trovavo il buchetto e lo infilavo dentro, aveva come uno scarto di reni, mi poggiava le mani sopra le mie spalle sollevandosi, e poi guardandomi con cattiveria negli occhi mi diceva, puoi approfittarti di me come vuoi, ma il culo scordatelo, non te l'ho dato quando eravamo insieme, non l'ho dato a Riccardo, e non cambio idea proprio adesso, mi alzavo di scatto dal letto e prendevo la Vasellina dal mio comodino, poi rivolta a lei le dicevo, adesso tu ti metti a pecorina e mi dai il culo, altrimenti ti alzi, ti vesti, e esci per sempre da questa casa, e ricordatelo, che quello che ti avevo detto Giovedì ancora conta, il tempo che si finiscono gli ultimi ordini e tu puoi dire addio alla tua Azienda, io sono stato molto chiaro con te, ti rimetto in sesto la tua Azienda e tu accetti di farti fare quello che voglio, questo lo hai dimenticato? Cristina si rimetteva seduta sul letto reggendo in mano le sue mutandine, e poco dopo ricominciava a piangere, poi si alzava furente e guardandomi fisso mi urlava, sei solo un figlio di mignotta, vuoi vendicarti perché ti ho lasciato, e adesso mi chiedi il culo sapendo che non l'ho mai dato a nessuno, mio marito compreso, mi sedevo sulla mia poltrona hai piedi del letto, e con molta calma le rispondevo, gli affari sono affari mia cara, prendere o lasciare, non hai altre alternative, quel tuo buchetto mi è sempre piaciuto, e adesso che ne ho l'occasione non ci rinuncio, si rimetteva seduta sul letto ormai vinta e rassegnata, poi allungava una mano e prendeva il tubetto di Vasellina, e rivolta a me diceva, ma come funziona questa cosa qui? ancora non serve le rispondevo, adesso mettiti seduta sul cuscino e fatti un ditalino, ti voglio vedere mentre sborri, questo è uno spettacolo che non perderei per tutto l'oro del mondo, te lo sei dimenticata quando ti masturbavi per me? lei prendeva entrambi i cuscini, e dopo averli messi uno sopra l'altro, veniva vicino al lato dove io ero, e si metteva seduta davanti a me con le gambe aperte al massimo, si bagnava il dito medio con la sua saliva e cominciava a sgrillettarsi, iniziava a godere quasi subito, Cristina è sempre stata una donna caldissima, e tutto quello che riguardava il sesso l'ha sempre eccitata e affascinata, non era passato che un minuto, e la sua fica emetteva una scolata di umori molto densa, ma vedevo che non si fermava di masturbarsi, le piaceva e continuava a godere come una pazza, mi alzavo dalla poltrona, e dopo averlo bagnato con i suoi umori le mettevo un dito dentro al culo, sentivo le contrazioni dello sfintere, ma notavo che Cristina stava godendo ancora di più, le chiedevo di continuare a masturbarsi mentre la giravo, e poi iniziavo a riempirle il culo di crema, poi direttamente con due dita le entravo dentro e cominciavo a pomparla nel culo, lei aveva accelerato i suoi movimenti, stava per godere, le bloccavo la mano dicendole, adesso devi concentrarti su questo, e le spingevo la cappella sul buco del culo, forzava, ma sentivo le pareti che cedevano, e un attimo dopo le ero dentro per quasi metà lunghezza del mio bastone, emetteva un urlo fortissimo cercando di sfilarmi, ma io l'avevo presa per i fianchi, e adesso che ero dentro non mi sarei più mosso, e poi il dolore che le stavo procurando mi eccitava ancora di più, e la sete di vendetta mi portava ad affondare ancora in quel budello strettissimo e favoloso, lei continuava a strillare e adesso piangeva per il dolore provato, ma io che ero completamente dentro al culo cominciavo a pomparla sempre più forte, lei strillava e mi pregava di fermarmi, ma io imperterrito continuavo a incularmela sempre più forte, mi faceva impazzire quel buco favoloso, e più lei si lamentava e più io spingevo dentro senza tregua, poi allungavo una mano nella fica e raggiungevo la clitoride, era eretta e dura, ho cominciato a sgrillettarla come piaceva a lei, adesso i lamenti si attenuavano e allargava leggermente il culo, sentivo che le mancava poco per sborrare e aumentavo la mia opera sulla clitoride, poi con un lamento prolungato sborrava un mare di umori, io acceleravo la mia inculata e facevo una sborrata da riempirle completamente il retto, si accasciava nella stessa posizione di come si trovava, ma io non ero completamente soddisfatto, mi sfilavo leggermente e le mettevo altra crema nel culo, e all'improvviso le rientravo dentro di nuovo, era sorpresa da quella manovra e cercava di togliersi dicendomi, dammi almeno il tempo di riprendermi, ma io ero assatanato da quel culo fantastico, e ricominciavo a pomparla di nuovo sempre più forte, inizialmente cercava di togliersi e si lamentava, poi lentamente cominciava a godere nel sentire con quale passione me la stavo inculando, e poi con una voce flebile che quasi non capivo mi diceva, ecco adesso spingimi forte dentro, mi piace dai, ma lo sai che è bello sentirselo nel culo? ecco dagli adesso che sto per sborrare, ecco cosi, si così dai dai, madonna quanto mi piace, ecco spingilo bene dentro adesso, aspetta un momento che mi devo prendere il grilletto, adesso così, lo sai che mi sto masturbando per te, oddio quanto sto godendo ancora dai ancora così, eccolo che vengo, adesso mi faccio una sborrata favolosa, spingilo bene dentro lo voglio sentire nello stomaco, eccolo dai che ci sono, e cominciava ad urlare come non l'avevo mai sentita, stava sborrando senza sosta e continuava a dirmi non ti fermare ti prego, poi iniziavo io a schizzarle tutto il mio piacere nel culo, e a quel punto eravamo in due ad urlare il nostro godimento, adesso crollavamo di fianco ancora attaccati uno all'altra, eravamo abbracciati sudati e ansanti per gli orgasmi provati, passava molto tempo prima che ci si riprendesse leggermente, era lei la prima ad alzarsi, anche perché io mi stavo eccitando di nuovo, ancora ero dentro a quel culetto fantastico, mi alzavo anche io e prendendola in braccio, la portavo oltre una porta dove avevo la mia piscina, mi gettavo dentro ancora abbracciato a lei, una volta ritornati in superficie, Cristina mi abbracciava baciandomi sulla bocca, e dopo un lunghissimo bacio mi diceva, adesso debbo venire Mercoledì e Venerdì se non sbaglio, si le rispondevo come erano gli accordi, o c'è un cambiamento di programma? il programma rimane quello mi rispondeva, però se vengo anche domani e Sabato ti dispiace? perché non vedo l'ora di risentirmelo dentro al culo che mi scorre senza sosta, ma che sia chiaro, se a te dispiace perché ti scombino gli accordi, rimaniamo come avevamo stabilito, lei cercava di salire la scaletta della piscina, io l'abbracciavo da dietro, e cercavo il buchetto, ma lei svelta me lo prendeva con la sua manina e dopo esserselo puntato sul culo mi diceva, dai spingi adesso, sono sicura che ancora c'è per farlo scivolare dentro, e ricominciavo ad incularmela, ci trovavamo a metà nell'acqua e metà fuori, ma la fortuna era che il cazzo adesso stava tutto dentro di nuovo.

 
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