Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno


Maramora, il portale del sesso. Foto e video del mondo del porno
Trans si spoglia in chiesa e aggredisce il parroco, arrestato
Articoli - Gay e omosessuali
Scritto da Corriere   
Venerdì 07 Agosto 2009 12:43
MILANO - Chissà che fantasmi si agitavano nella mente sconvolta di un trans brasiliano che domenica mattina, durante la messa nella basilica di San Babila, ha cominciato a spogliarsi e poi si è gettato con un bastone addosso al parroco, farfugliando bestemmie. Bloccato dai fedeli e dal sagrestano il trans, senza documenti, è stato poi arrestato dalla polizia con l'accusa di furto, danneggiamento, turbamento di funzione religiosa e resistenza a pubblico ufficiale.

L'INTRUSIONE - Verso le 8.45 di domenica il trans, malvestito e scalzo, è entrato nella basilica, nella quale circa 45 persone stavano assistendo alla funzione. Si è avvicinato all'altare, dove ha cominciato a denudarsi sfilandosi la maglietta. Poi ha preso un bastone, usato dal sagrestano per chiudere le porte, e si è diretto verso il prete bestemmiando. A questo punto sono intervenuti fedeli e sagrestano. Mentre arrivava la polizia il trans ha fatto in tempo a dirigersi verso il Battistero, dove ha preso a bastonate una targa commemorativa di plastica e ha asportato da un sacchetto della questua alcune banconote.
 
Prima volta a Venezia
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:10

Certo che sono già stata con una donna, la prima volta è successo x caso, avevo 18 anni ero in gita con la scuola a Venezia, un tempo infame scuro e piovoso, dopo aver passato tutto il giorno in giro per chiese e musei ci ritrovammo tutti nella tanto agoniata pensione. La prof. iniziò ad assegnare le stanze, ed io mi ritrovai a dividere la camera con una mia vecchia compagna dell'ultimo anno di liceo. Non avevo mai lontanamente immaginato che lei avesse delle tendenze di quel tipo. Io al contrario sentivo da tempo di avere delle attrazioni verso il sesso femminile, intendiamoci, le mie erano solo fantasie e non avevo mai avuto l'opportunità di fare o ricevere avance. Forse per mancanza di coraggio o meglio ancora nessuna delle mie conoscenze aveva mai dato adito a cose del genere. Quella sera ci ritrovammo stanche per l'intensa giornata passata. Prima di andare a cena ci rilassammo, poi, a turno facemmo la doccia. La mia compagna la fece per prima, io seduta in poltrona mi deliziai nel vederla prima spogliarsi e poi fare la doccia, me la guardavo con occhi diversi, forse lei deve essersi accorta e anche lei mi guardava con certi sorrisi maliziosi ma senza dir niente. Dopo cena alcuni dei compagni decisero di andare a finire la serata in una specie di pub, noi al contrario decidemmo di andare a dormire. Giunti nella stanza ci sistemammo per passare la notte.

Ognuna nel proprio letto. Iniziammo a parlare e fare qualche pettegolezzo sulla Prof. e su qualche compagna un po’ gallina, lei accese una sigaretta e ne offrì una anche a me. Vedevo il suo viso illuminarsi ad ogni boccata. Ad un tratto un lampo illuminò la stanza e di li a poco un enorme boato mi fece saltare sul letto. Di li a poco si scatenò un enorme temporale. Ad un tratto, tra un bagliore e l'altro, vidi lei che si alzò, andò verso la finestra, poi, anziché tornare nel suo letto, mi venne vicino chiedendomi se poteva infilarsi nel mio poiche' aveva paura dei tuoni. Io acconsentii e provai piacere nel sentire quel contatto, sentivo il calore del suo corpo trasparire dalla camicia da notte. Io non sapevo ne cosa dire ne cosa fare, lasciai a lei la prima mossa. Senza dire nulla mi prese la mano e me la strinse, poi, la portò sul suo ventre e restammo così per diversi minuti. Io non sapevo cosa fare, non volevo espormi più di tanto, mille pensieri assalivano la mia mente, e poi non sapevo nemmeno da dove cominciare, insomma la paura di essere presa x matta era tanta. Ad un tratto, quando ormai pensavo che non accadesse più nulla sentii un secondo contatto, mentre lei si girava su un fianco verso di me, i nostri piedi si sfiorarono.

Provai una bella sensazione, i brividi mi percorsero tutta la schiena, poi, ancora nulla. Sentivo il suo alito sul mio viso, il suo ginocchio sulla mia coscia, poi, sentii la sua voce dire: Fede stai dormendo? Io risposi di no, fu in quell'istante che sentii la sua mano posarsi sul mio fianco e lentamente iniziò a salire su verso il mio seno. Io ero senza parole e non dissi nulla. Mi accarezzava i capezzoli ormai turgidi con una delicatezza incommensurabile, poi, mi sussurrò all'orecchio se questa cosa mi stesse infastidendo o meno, le risposi di no, anzi mi piaceva e la pregai di continuare. Sentii le sue labbra posarsi sul mio collo in un tenero bacio. Poi mi venne istintivo togliermi il pigiama, lei fece la stessa cosa. Ci ritrovammo abbracciate, io a dire il vero un po’ impacciata non sapevo cosa fare, lei mi disse di rilassarmi poiche' avrebbe pensato a tutto. Iniziò a baciare e succhiare i miei capezzoli, le sue dita esperte iniziarono a solleticare il mio ombelico, poi, lentamente iniziò a scivolare lungo le mie cosce e mi invitò ad aprirle. Iniziò ad esplorarmi con dita sapienti, divaricò le mie grandi labbra ed iniziò ad accarezzarle dolcemente, poi cominciò a toccarmi sul buchino e mi penetrò con un dito.

Era bellissimo! Col dito mi scopava e contemporaneamente con il pollice mi titillava il clito. Godevo, provavo sensazioni bellissime una dopo l'altra. Ad un tratto con una mossa repentina fece volare le coperte e si tuffò con la faccia in mezzo alle mie cosce iniziando a leccarmi con una dolcezza indicibile. La sua lingua si insinuava nel mio intimo più recondito, a tratti, entrava nel mio buchino per leccarne i succhi. Ad un tratto fui colpita come da centomila saette, una tremenda scossa fece vibrare il mio corpo dalla cima dei capelli ai mignoli dei piedi. Raggiunsi un interminabile orgasmo. Lei si alzò, e mettendosi a cavalcioni su di me mi dette un bacio sulla bocca, sentii il mio stesso odore e sapore sulle mie labbra. Poi, poggiandosi sulle ginocchia, si mise a cavallo sulla mia bocca, mi venne istintivo iniziare a leccare e succhiare. La mia poca esperienza mi fece sentire in difficoltà per i primi secondi, poi, l'istinto ebbe la meglio e fu li che feci la mia prima e vera leccata di Fica. Mi piaceva molto quell'odore di selvaggio e quel sapore intenso ed asprigno al punto che non ne posso piu' fare a meno.

 
Lizzy (VII parte)
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:07
Sean scivolò fuori con cautela dal sacco a pelo. La piccola canadese era immersa nell'oscurità, tranne che per un tenue bagliore che si insinuava attraverso l'apertura della tenda.
Arrotolò il sacco a pelo e lo fissò alle cinghie dello zaino, poi uscì dalla piccola tenda e se lo caricò sulle spalle. Si sentì colto in flagrante e si guardò attorno con circospezione, ma a quell'ora di notte il campeggio era addormentato ed i viali che intersecavano l'enorme spazio verde erano deserti. Guardò un attimo in direzione della tenda dove dormivano Federica e Roberta e si incamminò con passo deciso lungo il sentiero che portava verso
l'uscita. Due minuti dopo era sulla provinciale poco trafficata.
Cominciò a camminare di buon passo, seguendo il ciglio della strada, perché le poche macchine di passaggio sfrecciavano come bolidi. Pensò che forse non era stata una buona idea quella di abbandonare il campeggio nel cuore della notte, ma almeno così non aveva dovuto dare spiegazioni. Anche ora, a mente fredda, e con i piedi che iniziavano a dolergli, non riusciva a trovare una ragione valida per cui avrebbe dovuto rimanere.
Erano partiti in sei: tre ragazzi e tre ragazze che facevano copia fissa. Lui e Federica, Roberta e Riccardo, Marina e Fabio. Quella era una vacanza nata all'insegna del divertimento e della libertà, invece era andato tutto storto.
Federica si rifiutò, fin dal primo giorno, di fare l'amore con lui, dicendo di avere le sue cose, ma Sean sapeva benissimo che la ragazza lo stava tenendo sulle spine per fargli scontare il fatto di averle preferito Lizzy.
Roberta e Riccardo non avevano fatto altro che litigare a causa della gelosia di lui che la soffocava.
Marina e Fabio erano sempre appiccicati e sempre estranei alla compagnia.
Uno stridio di gomme lo fece sobbalzare, fece un passo indietro e per poco non andò a finire nel fosso.
- Fuck off - urlò in direzione della macchina che si era fermata ad un centimetro dal suo piede.
- Questa è musica per le mie orecchie - disse l'autista con uno spiccato accento americano, aprendo la portiera.
- Sei americano? - chiese Sean.
- L'hai detto. Serve un passaggio?
- Magari - rispose Sean salendo in macchina.
L'americano disse di chiamarsi Peter e di essere californiano.
- Tu non sei inglese - osservò, dopo che Sean si fu presentato.
- Sono irlandese - precisò Sean.
Entrambi non avevano una meta precisa e decisero di fermarsi al primo autogrill lungo l'autostrada ce nel frattempo Peter aveva imboccato. Davanti a due bicchieri di whisky cominciarono a chiacchierare come vecchi amici.
Peter raccontò a Sean di essere venuto in Italia con una ragazza che doveva fare un provino da modella. Lui le aveva pagato il viaggio ed all'inizio era latte e miele, poi, dopo il provino, lei aveva iniziato ad uscire con quelli dell'ambiente della moda e si era dimenticata di lui. Lui l'aveva mollata senza salutare.
- Non voglio più vederla quella stronza - disse alla fine. -
Anzi, sai cosa ti dico? Tutte le donne sono stronze.
Mandò giù il terzo whisky mentre Sean era ancora al secondo.
- Non tutte - disse Sean.
- Sarebbe a dire? - fece Peter incuriosito.
- Be', io conosco una donna vera. E' più vecchia di me, ma non ha nessuna importanza. E' bella, sexy, ed ha sempre voglia d fare l'amore.
- Mi sa che hai bevuto un bicchiere di troppo - disse Peter. -
Donne così esistono solo nei sogni.
Sean non rispose e bevve un sorso di whisky. Si sentiva euforico, pieno d'energia, ed aveva una voglia matta di correre da Lizzy.
- E come l'hai conosciuto questo fenomeno - chiese Peter dopo un po'.
Sean gli raccontò di Lizzy, di com'era quando l'aveva conosciuta, e della sua trasformazione.
- E tu, con una donna del genere per le mani, te ne sei andato in vacanza da solo?
- Non ero solo, ma con degli amici, e c'era Federica.
Gli raccontò di Federica, e mentre parlava, si rese conto che non lo aveva mai eccitato quanto Lizzy.
- E' una squinzia - concluse. - L'unica cosa che mi attirava di lei era il suo culetto favoloso.
Sean guardò l'orologio: erano le tre del mattino.
- Che ne diresti di cercare una stanza per quel che resta della notte? - propose Sean.
A pochi chilometri dall'uscita dell'autostrada trovarono un motel ed una sola stanza libera. Peter si buttò sul letto vestito, e complice il whisky, si addormentò di colpo. Sean si addormentò invece alle prime luci dell'alba e sognò i seni di Lizzy, grandi e morbidi, che gli facevano da guanciale.

- Ti accompagno a casa poi proseguo per Milano - disse Peter, quando ripartirono a pomeriggio inoltrato. - Se non sapessi che hai di meglio da fare ti inviterei ad un concerto. Dovevo andarci con quella stronza.
- Quand'è il concerto? - chiese Sean.
- Fra due giorni.
- E nel frattempo cosa farai?
- Mi romperò le balle - disse Peter.
- Potresti venire con me - propose Sean.
Peter gli lanciò uno sguardo di soppiatto, cambiò marcia, e sorpassò un Tir.
- E' una bella città di mare. Potresti fare qualche nuotata - continuò Sean.
- Scusa, ma non capisco. E la tua donna?
- Be', possiamo telefonarle... forse ti ospita.

Lizzy uscì dalla doccia, si avvolse l'asciugamano attorno ai fianchi e tese l'orecchio in direzione del corridoio. Era proprio il telefono. Corse all'apparecchio e sollevò la cornetta.
- Hallo - disse una voce allegra.
- Sean, sei tu?
- Chi altro ti telefona?
- Dove sei?
- In città.
Lizzy rimase un attimo interdetta. Erano passati appena quattro giorni dalla sua partenza.
- Come mai? - chiese.
- Ti dispiace se sono tornato?
Lizzy si sentì avvolgere da una famigliare ondata di calore.
- Oh, no.
- Senti, c'è un amico qui con me. E' tardi per trovargli una sistemazione, puoi ospitarlo per questa notte?
- Ma certo. Non c'è problema - disse Lizzy, pentendosi quasi subito.
- D'accordo. Saremo lì al più presto.
Lizzy riattaccò. Era delusa. Quella che, in un primo momento, le era sembrata una lieta sorpresa, si stava trasformando in una seccatura. Non aveva voglia di intrattenere gli amici di Sean, né di ospitare qualcuno che non conosceva, ma ormai era fatta. Si vestì in fretta e scese a comperare qualcosa da mangiare.
Tornata a casa si mise ai fornelli. Quando suonarono alla porta era ancora in cucina. Non aveva avuto il tempo né di truccarsi né di cambiarsi. Si passò un velo di rossetto sulle labbra e si tolse il grembiule. Sotto indossava un paio di fuseaux neri ed una canottiera scollata, pure nera.
- Salve - disse Sean. - Questo è Peter.
Peter le sorrise dall'alto del suo metro ed ottantacinque di muscoli ben piazzati. Aveva denti bianchissimi, capelli biondo sabbia, ed un'abbronzatura da attore hollywoodiano. Lei gli porse la mano ed incontrò per un attimo i suoi occhi nocciola.
- Molto lieto di conoscerti - disse Peter, scivolando con lo sguardo sul suo seno.
Lizzy, con movimento sensuale, si aggiustò la canotta che le aderiva perfettamente sottolineando le curve generose, ed intercettò lo sguardo di approvazione che Peter lanciò a Sean. Si sentì come una studentessa che avesse appena superato un esame.
Mentre i ragazzi sistemavano le loro cose e si davano una rinfrescata, Lizzy apparecchiò il tavolo e buttò la pasta. Quando Sean e Peter entrarono in cucina era tutto pronto. Peter fischiò la sua approvazione davanti al piatto di spaghetti con pomodoro fresco che Lizzy gli mise davanti, ed affrontò con molta serietà l'impresa, per lui difficilissima, di arrotolarli sulla forchetta.
Per quanto si impegnasse non gli riusciva di formare un boccone decente. Sean, che era già un iniziato, si divertì un mondo a sfoggiare la sua abilità ed a sfottere l'amico, sempre più imbarazzato.
Lizzy intervenne spiegando a Peter la tecnica. Inforcò gli spaghetti, fece girare la forchetta su se stessa e formò una piccola matassa, che poi portò alla bocca. Qualcosa però, all'ultimo momento, non funzionò. La matassa si srotolò, e Lizzy dovette succhiare la pasta che stava ricadendo nel piatto. Cercò di non fare rumore, atteggiando la bocca a cuore, fino a quando l'ultimo spaghetto non fu scomparso, quindi si leccò le labbra macchiate di salsa rossa. I ragazzi si misero a ridere.
- Mi è piaciuto molto - disse Peter. - Quasi ti chiederei di rifarlo.
Lizzy fece per rispondere, ma Sean la precedette.
- La signora non ripete. Vero, Lizzy?
- Smettetela - rispose lei bruscamente.
Peter però si accorse che quando lei si alzò per servire i secondi stava sorridendo. La cena proseguì in un'atmosfera che si fece via via più allegra. Le bistecche erano ottime, il contorno di stagione appetitoso, ed il vino andava giù che era una meraviglia. Al gelato, erano tutti e tre su di giri.
Peter monopolizzava la conversazione raccontando aneddoti divertenti sull'università (frequentava l'ultimo anno di legge all'università di Berkeley), sul suo sport preferito (il surf), e sulle ragazze californiane.
- Conoscevo una - raccontò, - che era una salutista convinta.
Praticava il body-building e mangiava solo roba biologica. Niente carne, niente alcol, niente sigarette. Fumava solo ed esclusivamente erba.
Sean e Lizzy si guardarono.
- Ma va'- disse Sean. - Non raccontare balle.
- Ti giuro. Se la coltivava in giardino. Roba finissima, di prima qualità. La spacciava a tutta la spiaggia di Malibù.
- Dev'essere bella la spiaggia di Malibù - disse Lizzy.
- Be', per fare il surf e rimorchiare è il massimo. Là girano le più belle fiche d'America - fece Peter, guardando la scollatura di Lizzy. - Però, nemmeno qui mancano le belle donne - soggiunse, fissandola seriamente.
Lizzy sostenne il suo sguardo e sorrise. Più di una volta, durante la cena, si era accorta che lui la guardava in modo strano, quasi si aspettasse qualcosa da lei: un semplice segno od un invito. Lui ricambiò il sorriso.
Si trasferirono in salotto ed improvvisamente Sean l'abbracciò e la baciò sulla bocca. Lei rimase per un attimo rigida, consapevole di quegli occhi nocciola che li stavano fissando.
- Si è fatto tardi - disse Peter. - Io vado a dormire.
- Okey - fece Sean, stringendo Lizzy ancora più a sé.
- Domani, se vuoi, andiamo alla spiaggia. So che noleggiano dei surf.
- Ottima idea. Buonanotte - salutò Peter.
Sean le saltò praticamente addosso, senza curarsi di spegnere la luce. Le tolse la maglietta, sotto la quale non portava niente, e si avventò sui suoi seni, come chi non vede cibo da diversi giorni.
- Quanto mi sono mancati - mormorò, succhiandoli avidamente.
Le tolse i fuseaux e le mutandine e la penetrò in piedi, afferrandole le natiche con le mani. Lizzy cercò di soffocare i gemiti ed i sospiri, perché il pensiero di Peter nella stanza accanto la metteva a disagio. Però, malgrado ciò, o forse proprio per quello, era molto eccitata, come quando si era masturbata davanti all'occhio sconosciuto.
Sean la spinse contro il muro e continuò a fotterla in piedi, con tanta foga che Lizzy ebbe l'impressione che lui volesse spaccarla in due. Sean colpiva con violenza, ma il pene andava su e giù come un meccanismo perfetto e ben oliato. La sua pelle profumava di buono, le sue mani erano calde e forti, e lei era aperta e liquida come un mare generoso, pronto a ricevere il fiume in piena. Sean la fece stendere sul divano ed affondò negli abissi del suo mare.
Lizzy serrò le gambe attorno ai suoi fianchi e tenne testa agli assalti che si facevano via via più potenti. Lui le afferrò i seni ed iniziò a stuzzicarli. A Lizzy accadde allora una cosa strana: le parve di sentire su di sé gli occhi nocciola di Peter. Girò lo sguardo, ma ovviamente era stata solo una sua impressione, tuttavia ebbe la sensazione che il mare del suo ventre si trasformasse in un oceano tempestoso che esigeva l'acqua di molti fiumi.
Quando Sean spruzzò l'ondata calda dentro di lei, l'accolse ugualmente con gratitudine, pensando a cosa avrebbe provato ad essere riempita contemporaneamente da due affluenti. Sean si lasciò cadere su di lei, e lei guardò verso la porta perché le era parso di sentire un rumore. Un'ombra danzò nel riquadro della porta e poi scomparve. Rimase immobile accarezzando i morbidi capelli di Sean, la cui testa affondava nel suo seno, chiedendosi se l'aveva vista veramente, o se era stato solo il frutto della sua immaginazione.

- Me lo sono sognato, oppure ieri sera hai proposto a Peter una giornata sulla spiagga? - chiese Sean, appena aperti gli occhi.
- Sì - rispose Lizzy, ancora assonnata.
- Non ti dispiace allora se si ferma un paio di giorni?
- No, mi fa piacere.
Sean, felice come un bambino, balzò dal letto, si infilò le mutande, ed andò a svegliare l'amico. Un'ora dopo erano in viaggio.
La giornata non era delle migliori, ma in compenso soffiava un vento abbastanza forte.
- L'ideale per fare surf - commentò Peter, non appena vide le grosse onde spumeggianti.
Lizzy si spogliò con calma mentre i ragazzi noleggiavano due tavole da surf. Quando si stese sulla sabbia, vestita solo del triangolino di stoffa, Sean e Peter erano già in mare a sfidare i cavalloni ed il vento. Peter manovrava la sua tavola con sicurezza, cavalcando il ricciolo dell'onda. Sean cercava di imitare l'amico, ma con scarso successo: cadeva, sommerso dagli spruzzi, si rialzava, e ci riprovava. Dopo un po', Peter si decise ad insegnagli a tecnica. A Lizzy piaceva guardarli: erano belli, giovani, e sani.
Peter era più alto di Sean, e più ben piantato. Aveva un fisico da modello, con quell'abbronzatura dorata, i muscoli gonfi, ma non esagerati, il sedere piccolo e sodo. La spiaggia era quasi deserta a causa del vento, e Lizzy fantasticò di trovarsi su un'isola deserta, unica donna fra due uomini.
- E' un impedito - disse Peter, sedendo accanto a lei.
Lizzy si alzò a sedere e lo guardò. Era tutto bagnato e goccioline colorate luccicavano fra i peli biondi e ricci. Lizzy pensò che le sarebbe piaciuto leccarle via una ad una. Peter la fissò a sua volta, concentrando lo sguardo sui seni.
- Be', io ho altre cose da fare che passare le mie giornate a fare surf - disse Sean.
Nessuno dei due rispose.
- Ehi, dico a voi! - urlò Sean.
- Abbiamo sentito - rispose Peter, come in trance.
- In compenso, io so controllarmi meglio - continuò Sean. - Lo so che non è facile restare indifferenti davanti a Lizzy, ma... che cavolo.
Peter si riscosse e si portò la mano al pube.
- Scusami Lizzy, ma questo bastardo ha deciso di fare di testa sua.
- Non importa - sorrise lei allungandosi sull'asciugamano, - anzi, ne sono lusingata.
I ragazzi si scambiarono uno sguardo d'intesa, poi si stesero accanto a lei, e quando Peter si offrì di spalmarle la crema, le parve naturale lasciarlo fare. Il ragazzo esplorò con le mani ogni centimetro della sua pelle: toccò, massaggiò, palpò come un cieco che si avvale del tatto per conoscere e vedere. Lei si abbandonò totalmente a quelle mani sapienti e sconosciute, pervasa da un languore che le toglieva le forze. Quando però le dita di Peter
sfiorarono i capezzoli turgidi, con la delicatezza di un suonatore d'arpa, sentì la vagina pulsare ed il sangue circolare impetuoso nelle vene. Incontrò gli occhi di Sean chini su di lei e gli offrì la bocca avida e tremante.
Sean la baciò, mentre Peter passava il taglio della mano sulla sua fessura bagnata, protetta solo da un lembo di stoffa. La sensazione che provò fu quanto di più eccitante le fosse mai capitato. La mano di Peter, delicata, si insinuò tra il pelo morbido e trovò il punto esatto in cui si concentrava il suo desiderio. Lo pizzicò leggermente facendola sussultare. Poi lo sfiorò con movimenti circolari, penetrando l'orifizio bagnato con due dita. Intanto Sean continuava a baciarla, ora con tenerezza, sfiorandole appena le labbra, ora con passione, introducendo la lingua quasi fino in gola.
Lizzy aveva le lacrime agli occhi e sentiva un fuoco inarrestabile salire dal pube alla testa. Avrebbe voluto arrendersi completamente a quelle mani ed a quella bocca, ma qualcosa la tratteneva. Non era né la vergogna né il timore di essere guardata da occhi indiscreti, ma la consapevolezza che avrebbero potuto passare guai seri se solo fosse capitato da quelle parti un tutore dell'ordine. Bloccò la mano di Peter e si divincolò dalla bocca di Sean.
- Basta - disse.
I due si guardarono e la fissarono con espressione interrogativa.
Lizzy si alzò con l'intenzione di dire loro che avrebbero potuto continuare a casa, in santa pace, quel gioco così eccitante, ma non disse nulla perché aveva in mente un piano.

Peter parcheggiò l'auto sotto casa un attimo prima che si scatenasse il finimondo. Grosse nubi si addensavano minacciose, attraversate qua e là da guizzi di luce. Una scarica assordante seguita da un getto d'acqua impetuoso li accompagnò fino al portone.
Lungo il tragitto i macchina, Sean e Peter non avevano nascosto il loro disappunto per il balzo d'umore di Lizzy, e si erano chiusi in un ostinato mutismo, interrotto solo da un qualche cenno d'assenso quando lei aveva proposto una cena a base di pesce.
Entrarono in casa bagnati fradici, con i vestiti appiccicati addosso.
- Toglietevi subito quella roba di dosso - disse Lizzy.
- Agli ordini, signora - rispose Sean. Poi si rivolse all'amico
- Vieni Peter, andiamo a renderci presentabili.
Nell'ora che seguì ci fu un trambusto notevole dentro e fuori dal bagno e dalle camere. Peter e Sean cercarono di non intralciare il via vai di Lizzy fra la cucina e le altre stanze. Non volevano irritarla ulteriormente.
- Vuole avere la situazione in mano, ma credo che sia cotta a puntino - disse Sean.
- Non so. Tu la conosci meglio di me - disse Peter scrollando la testa.
- Fidati - assicurò Sean, tranquillo.

Alle otto in punto entrarono nel soggiorno. La tavola era apparecchiata e dalla cucina giungevano rumori ed un profumo che solleticava le narici, Lo stereo diffondeva una musica soft e le luci erano abbassate. Sean offrì a Peter un whisky e sedettero entrambi sul divano, in attesa. Un'attesa che si fece via via più impaziente. Dopo un quarto d'ora Sean si alzò.
- Vado a vedere cosa sta facendo.
Per poco non inciampò nel tappeto. Lizzy stava facendo il suo ingresso nella stanza. Indossava un body nero di pizzo che velava il suo corpo laddove non ce ne sarebbe stato bisogno. I seni ed il pube erano deliziosamente scoperti, messi in risalto da sapienti buchi nel tessuto, per il resto era completamente fasciata dall'impalpabile velo. Peter deglutì a vuoto al cospetto di quel seno che già conosceva, ma che il malizioso abbigliamento sottolineava sfacciatamente. Non riuscì a distogliere lo sguardo da quelle tette grandi e generose, da quei capezzoli larghi, e rosa come fiori. Avrebbe voluto essere un'ape e nutrirsi solo del miele che contenevano.
Sedette di fronte a Sean che, come lui, non aveva detto una parola. Il silenzio fu rotto dalla voce calda e bassa di Lizzy.
- C'è qualcosa che non va?
Gli occhi di Peter scrutarono prima quelli di Sean, poi quelli di lei, e vi lesse un moto di trionfo. Aveva voluto stupirli e c'era riuscita.
- Va tutto magnificamente - sorrise Sean.
- Bene. E' subito pronto.
Lizzy ondeggiò sui sandali dai tacchi alti e si girò offrendo lo spettacolo del suo sedere carnoso e sodo nel cui solco si raccoglieva il tessuto del body.
- Non credo che riuscirò a mangiare - commentò Peter, con voce strozzata.
Ed invece mangiò gli scampi, schiacciando le chele con le apposite pinze e succhiando, come Lizzy gli aveva insegnato. Non parlarono quasi, troppo impegnati a leccare e gustare la carne bianca e morbida dei crostacei. Si guardavano l'un l'altro: gli occhi accesi per il troppo vino, le lingue che passavano sulle labbra sporche di rosso. Fuori, la natura si stava scatenando, ma nella stanza, gli unici rumori che si sentivano erano il risucchio costante delle bocche ed il tintinnio dei bicchieri.
Quando Sean e Peter ebbero finito di mangiare, si accorsero di avere le magliette macchiate di sugo.
- Siete proprio due bambini - sorrise Lizzy.
- Andiamo un attimo a cambiarci - disse Sean.
Lizzy intanto servì il dolce. Tagliò una fetta di torta gelato e la mise nel piatto. In quel momento si sentì un fracasso tremendo che fece vibrare i vetri delle finestre, e subito dopo la stanza piombò nel buio.

Lizzy urlò spaventata e sentì dei passi felpati alle sue spalle.
Il buio era totale, poiché la luce era mancata anche nella strada sottostante. Avvertì il contatto di mani calde e avide, e fece un balzo all'indietro.
- Non aver paura - mormorò Sean. - Ora ci siamo noi.
Si sentì pressata da due corpi forti e muscolosi: uno davanti e l'altro dietro che strusciavano i membri eretti contro il suo pube e le sue natiche. Rimase immobile e lasciò che le due verghe familiarizzassero con il suo corpo, muovendo però il bacino come in una danza. Ascoltò il respiro affannoso di Peter (o era Sean?) nell'orecchio, e sentì una bocca posarsi sulla sua. Dal sapore del bacio capì subito che si trattava di Peter. Conosceva a memoria la bocca di Sean, il suo alito dolce e fresco, la sua lingua che frugava in lei come se cercasse qualcosa. Quella di Peter si muoveva molto più lentamente, come di chi non ha fretta di arrivare a una meta, ma assapora attimo per attimo il percorso.
Peter e Sean si staccarono da lei quasi contemporaneamente e Lizzy barcollò per un attimo, perdendo il senso dell'orientamento.
Percepiva i loro ansiti e lievi fruscii che muovevano appena l'aria troppo calda e stagnante, ma non riusciva a localizzarli. Le sue mani annasparono nel tentativo di afferrare qualcosa di concreto.
- Dove siete? - chiese, già sapendo che non avrebbe ottenuto risposta.
Mani salde e decise l'afferrarono per le spalle e la costrinsero a stendersi sul tappeto, poi cominciarono a percorrerle il corpo, palpandole i seni, sfiorando e tormentando i capezzoli. Quindi si insinuarono fra il velo impalpabile, nella fessura vibrante di desiderio. Lizzy emise un gemito e cercò un contatto con il proprietario delle dita che ora titillavano la clitoride come se fosse la corda di uno strumento. Altre mani le immobilizzarono i polsi e la costrinsero a rimanere supina, prigioniera di due catene di carne ed ossa. A quel punto le carezze si fecero più pressanti, quasi violente. Si sentì stringere i capezzoli in una morsa, e subito dopo la tenaglia allargò le maglie del tessuto ed afferrò il
turgido bottone di carne fra le sue cosce.
Lizzy urlò, ma le parve che il suono della sua voce si frantumasse contro l'oscurità. La consapevolezza di essere schiava di quelle mani che si materializzavano dal nulla, accrebbe la sua eccitazione. Cercò di lottare, non per sottrarsi a quelle carezze crudeli, ma solo per dare un sapore più intenso al suo supplizio.
Quando fu costretta a girarsi bocconi sul pavimento, ruotò su se stessa senza opporre resistenza. Ora aveva i seni schiacciati sotto il peso del corpo, il sesso che premeva contro il tappeto, e le braccia tese, quasi ad invocare pietà.
Le sue natiche vennero aperte con violenza ed il sottile tessuto del body si lacerò come un urlo nella notte. Un dito esplorò le sue terga, dapprima con circospezione, poi sempre più deciso. Affondò poi nel suo buchino fremente ed iniziò a scavare sempre più a fondo. Lizzy sollevò il bacino per assecondarne il movimento, e sentì le catene che la imprigionavano allentarsi, e poi lasciare liberi i suoi polsi. Abbandonò le mani sul pavimento ed alzò la testa per cercare di percepire cosa stesse facendo la presenza davanti a lei, ma le arrivava solo un lieve, rassicurante respiro.
Al dito si era sostituita una lingua calda e morbida che solleticava le pieghe della sua carne e le sembrava di navigare in un mare oscuro, una sorta di grembo materno liquido ed avvolgente, dove rumori e sensazioni giungevano come echi lontani. Poi qualcosa di caldo e duro le forzò le labbra, e Lizzy accolse in bocca il nutrimento di cui aveva bisogno. Vi si attaccò avidamente e succhiò. Con le mani ormai libere accarezzò i testicoli morbidi ed accompagnò la pelle che si restringeva e si allungava sotto le sue dita: la mente e la parte superiore del corpo tese e concentrate in ciò che stava facendo. Nel contempo i suoi orifizi venivano sollecitati, manipolati, frugati, e come se il suo corpo fosse diviso a metà, provò una sensazione di sdoppiamento, godendo all'unisono di piaceri diversi.
Nel momento in cui avvertì un acuto dolore alle terga, aprì sia le natiche che le labbra, e succhiò con foga il pene che aveva in bocca. Lo sentì crescere e diventare più grosso e più duro, come la verga che la stava pompando da dietro. Per un attimo pensò che i due membri fossero legati da un unico filo, e che lei avesse il potere di manovrarlo. Pensò di cercare con le dita quel segno inconfondibile che marchiava il pene di Sean, il neo che la faceva impazzire, ma poi preferì non sapere. L'identificazione avrebbe tolto il sapore al mistero. Si portò le mani alle natiche e le allargò per dare modo al palo di penetrare in lei in tutta la sua lunghezza. In quello stesso istante anche il pene che teneva in bocca affondò in lei fino quasi a soffocarla. Lizzy ritrasse la bocca e leccò il glande con piccoli colpi di lingua, poi lo avvolse nuovamente fra le mucose calde e umide, e questi ritrovò il ritmo che era stato bruscamente interrotto.
Pure l'altro sembrò adeguarsi allo stesso movimento, e dopo un po' pomparono all'unisono. Ad un tratto, quello che la forzava da dietro si impennò, vibrò, e riversò in lei il frutto del proprio piacere. Lizzy sentì le sue viscere contrarsi, ma il gemito roco che le saliva in gola fu soffocato dal liquido vischioso che le riempì la bocca. Si abbandonò sul pavimento, il viso contro il tappeto, le gambe e le braccia larghe come in un'ultima, estrema preghiera.
Improvvisamente la stanza si illuminò. Sbatté le palpebre e si guardò attorno, stupita di trovarsi in quell'ambiente così famigliare. Le ombre erano scomparse ed al loro posto c'erano solo due corpi nudi stesi accanto a lei. Richiuse gli occhi nel tentativo di ricreare dentro di sé il mondo oscuro ed ovattato di poco prima, ed ecco che il fruscio stava tornando e le mani riprendevano possesso del suo corpo stremato, ma ancora inappagato.
Si posarono sui seni e giocarono con i suoi capezzoli, e lei avvertì un brivido percorrerle la schiena mentre la luce si smorzava e diventava appena un lieve chiarore. Lizzy si allungò ed aprì le cosce per permettere loro di esplorare l'orifizio palpitante di desiderio. Due dita entrarono in lei ed iniziarono ad andare su e giù. Si aprì ancora di più. Sentì i polpastrelli sfiorare la piccola protuberanza e poi titillarla. Si abbandonò, sempre con gli occhi chiusi, alle manipolazioni di quelle dita che stuzzicavano, pizzicavano, tormentavano. Quando una lingua guizzante iniziò a lappare il bottone di carne, si sentì sommergere da ondate gigantesche di piacere. Afferrò la testa tuffata fra le sue cosce, e realizzò che era quella di Peter.
Affondò le dita nei suoi capelli mentre le leccate si facevano più pressanti, ma nello stesso tempo più lente.
Venne come se fosse stata investita da una scarica elettrica: una, due, tre volte, poi perse il conto. Nel momento in cui il piacere si fece insopportabile si liberò con forza di quella lingua che tormentava il suo grembo infiammato, provando un enorme sollievo.
Ma Peter, afferratala per le spalle, la inchiodò nuovamente sul pavimento e penetrò in lei con un colpo secco. Cominciò a fotterla lentamente, affondando il pene in profondità, come se volesse raggiungere un punto inesplorato. Lizzy serrò le gambe attorno ai suoi fianchi e sentì le lacrime salirle agli occhi.
Spalancò gli occhi ed incontrò quelli di Sean carichi di desiderio. Era seduto accanto a lei, nudo, a gambe incrociate, con il pene eretto, e sembrava godersi lo spettacolo. Lizzy pensò che prima o poi si sarebbe unito a loro, e gli fece un cenno con lo sguardo. Sean però non si mosse: continuò a guardare i due corpi che si contorcevano, accarezzandosi il pene. Lizzy, completamente in balia degli assalti di Peter, gemette e si avvinghiò a lui ancora di più, gli occhi fissi in quelli di Sean. Peter, dopo aver sferrato un ultimo e decisivo assalto, inarcò la schiena e la inondò con il suo seme. Lei tremò e sussultò, senza però smettere di guardare Sean. Peter rotolò via da lei ed allora Sean le fu sopra. Afferrò i suoi seni, li strinse l'uno all'altro e vi tuffò la verga tesa e dolorante, e Lizzy alzò il capo e leccò la carne tumescente. Sean gemette ed iniziò a muovere il pene su e giù, allontanandosi ed avvicinandosi alla punta della lingua di lei.
Teneva gli occhi chiusi e la testa rovesciata all'indietro.
Quando Lizzy vide le sue narici fremere capì che era pronto. Diede un ultimo, studiato colpo di frusta al glande ed appoggiò la testa sul pavimento, un attimo prima che lo spruzzo le imbrattasse le mammelle e ciò che restava del body. Poi si abbandonò sul tappeto pervasa da un dolce languore, un senso di appagamento totale, incurante dei rivoli di sperma che le colavano fra i seni e lungo le cosce.
Sentì i passi felpati di Sean e Peter che si muovevano nella stanza, il rumore di una porta che si chiudeva, lo scroscio della doccia. Poi nuovamente i passi. Alzò la testa e loro erano entrambi accanto a lei, magnifici nella loro nudità.
Sean iniziò a strapparle la ragnatela di velo, rotta in più punti, e quando fu nuda Peter le passò una spugna calda su tutto il corpo.
Poi la presero per mano e l'accompagnarono nella sua stanza. Lizzy si distese fra le lenzuola fresche e li invitò a fare altrettanto. Si girò su un fianco, Sean si volse verso di lei ed attaccò la bocca ad un seno; Peter, da dietro, le scostò i capelli dalla nuca e sfiorò con la lingua il collo, poi la spina dorsale. Lizzy si inarcò, mugolando di piacere. Le due bocche scesero e si insinuarono fra le pieghe della sua carne, leccando contemporaneamente l'escrescenza fra le cosce e l'avvallamento fra le natiche. Lizzy sollevò una gamba, per meglio agevolare quelle lingue bollenti e vellutate. Cominciò a sentire freddo e caldo, poi, quando le leccate cessarono, solo freddo. S'aggrappò al corpo caldo di Sean, e anche quello di Peter aderì alla sua schiena. Il contatto con i muscoli e la pelle levigata dei due ragazzi le procurò un attimo di smarrimento, acuito dalle carezze delle due verghe che solleticavano i suoi orifizi. Ma quando le due verghe penetrarono in lei, quasi all'unisono, rientrò immediatamente in sé. La presenza dei due membri nelle sue viscere fu una sorta di choc che le tolse momentaneamente il respiro. Spalancò la bocca e subito Sean la riempì con la sua lingua, e nel contempo iniziò a muoversi dentro di lei. Lizzy cercò di adeguarsi al suo ritmo, ma il palo che la trafiggeva da dietro la teneva inchiodata al corpo di Peter.
Capì che doveva rimanere inerme e lasciar fare a loro. Come una schiava, si arrese alla forza ed alla volontà dei suoi padroni.
Sean le baciò la gola e Peter le morse delicatamente il collo. Ora le due verghe erano immobili dentro di lei, ma Lizzy ne avvertiva le pulsazioni e le vibrazioni. Fremevano, come gli strumenti prima dell'inizio di un concerto. Il movimento iniziò piano, poi acquistò vigore, e la musica esplose dentro di lei con suoni acuti e prorompenti, che elettrizzavano i suoi sensi e le sue viscere.
Si sentì sollevare verso un punto estremo, e mentre raggiungeva l'orgasmo, provò una sensazione di invincibilità e di vittoria. Da schiava si trasformò in regina ai cui piedi era stato deposto un nuovo mondo.
Si abbandonò sul letto esausta, mentre i ragazzi si staccavano da lei. Trasse a sé i due corpi che l'avevano resa così felice e Peter e Sean posarono la testa sui suoi seni. Lei accarezzò i loro capelli ed entrambi si attaccarono ad un capezzolo. Lizzy notò che i membri erano ancora eretti ed infiammati: nell'incoscienza seguita all'orgasmo, non si era accorta che loro avevano trattenuto il piacere per prolungare il suo godimento.
Sentì il suo grembo sciogliersi e diventare come un mare generoso che anelava di essere riempito dalla giovane energia dei due affluenti. Scostò delicatamente i capezzoli dalle due bocche avide e si pose a cavalcioni sopra Peter. Prese in mano il pene pulsante e lo introdusse nella fessura calda e fremente. Peter gemette e le afferrò i seni, strizzandole leggermente i capezzoli. Lizzy si mosse sinuosamente in senso circolare, senza fretta. Sean era ancora steso vicino a loro, la guardò e sorrise.
- Su, Lizzy, prova a fare un otto - disse.
Lizzy ondeggiò il sedere davanti agli occhi di Sean che si facevano via via più appannati.
- E' fantastico - mugolò Peter.
- Sì! - sospirò Lizzy, con gli occhi fissi in quelli di Sean. - E' uno sballo.
Sean allora scivolò dietro a Lizzy, l'afferrò per i fianchi e la infilò con un colpo perfetto. Lei strinse le labbra per non urlare, poi, mentre gli urti si facevano più forti, si morse la lingua.
Peter intanto colpiva le pareti del suo grembo, ed ora entrambi i membri la stavano lavorando in perfetta sincronia. Scavavano dentro di lei, come se cercassero di arrivare entrambi nello stesso punto: quel punto di cui Lizzy non aveva avuto coscienza prima di conoscere Sean.
Ormai era questione di poco. Si abbandonò sul corpo di Peter e le sembrò che il pene di lui affondasse in lei ancora di più. Sean aderì alla sua schiena e le due verghe assunsero l'assetto perfetto proprio in quell'area occulta, sede di tutti i piaceri e di tutte le emozioni.
Sentì una forte vibrazione a cui seguì un piacere intenso, un'estasi che mai aveva provato. Immediatamente i fiotti caldi proruppero in lei e continuarono a scorrere fino a quando cessò di contorcersi e tremare.


Lizzy uscì dall'aeroporto e si diresse al parcheggio. Camminava lentamente ondeggiando il sedere fasciato da un paio di jeans neri elasticizzati. Più di un uomo si girò a guardare quella "rossa dal corpo strepitoso" e dalle tette "atomiche" che sussultavano sotto la maglietta trasparente. Procedeva a passi sicuri ed a testa alta, consapevole, e visibilmente compiaciuta di quegli sguardi non proprio innocenti. Prima di salire in macchina si tolse gli occhiali da sole e sorrise al ragazzo del posteggio che le porgeva la ricevuta. Il ragazzo balbettò un qualcosa di incomprensibile e rimase a fissarla con espressione cretina mentre lei saliva in macchina.
Si guardò nello specchietto retrovisore, si aggiustò i capelli e si passò il rossetto sulle labbra. In quel momento udì un rombo proveniente dal cielo. Alzò gli occhi e vide l'aereo sfrecciare fra le nuvole. Un attimo dopo era sparito.
Mise in moto la macchina e si diresse lentamente verso l'uscita.
Malgrado si fosse preparata a quel momento, si sentì depressa. La partenza di qualcuno le metteva sempre un po' di malinconia, e negli ultimi giorni aveva dovuto dire addio a ben due persone. Sia Peter che Sean avevano promesso di rifarsi vivi l'estate successiva, ma lei non ci contava molto. Le frasi di circostanza, in questi casi, erano quasi d'obbligo, comunque non si poteva mai sapere...
Si immise sulla strada principale, molto trafficata in quell'ora di punta, pensando che fra due giorni sarebbe stata di nuovo lì ad aspettare Sonia. D'un tratto vide un braccio teso che le sbarrava la strada. Frenò di colpo.
- Ma sei scemo? - urlò, sporgendosi dal finestrino.
Un sorriso a trentadue denti bianchi balenò nel piccolo abitacolo.
- Scusami, ma se non facevo così, rischiavo di aspettare fino a notte.
- Dove sei diretto?
- In città.
- Sali - disse Lizzy.
Il ragazzo non se lo fece ripetere. Prese posto accanto a lei continuando a sorridere. Lizzy notò che aveva proprio un bel sorriso, e che anche il resto non era male: carnagione olivastra, capelli scuri e lunghi raccolti in un codino, occhi chiari.
-Ti aspetta qualcuno? - chiese Lizzy.
Il ragazzo non rispose subito, ma si girò verso di lei e Lizzy si sentì il suo sguardo addosso. Raddrizzò la schiena e spinse il seno in fuori.
- No, nessuno - rispose il ragazzo.
- Perfetto - disse Lizzy, e schizzò come un bolide sulla strada arroventata dal sole.

 
Il matrimonio del mio migliore amico
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:08
Quando il treno è arrivato sapevo che sarei stato male. Il mio migliore amico fin dall'asilo infantile, Stefano si sposava; avevo attraversato mezzo paese per essere il suo testimone. Non lo vedevo da cinque anni, non potevo credere che stesse per fare il grande salto. Aveva vent'anni ed io ero più giovane di un anno. La mia ragazza, Cora, aveva deciso di fare il viaggio con me, ma ci eravamo lasciati il giorno precedente. Ero depresso, ma non potevo non essere là per Stefano.

Ho afferrato la mia valigia e ho cominciato a camminare verso l'uscita quando l'ho visto. Non potevo credere ai miei occhi, quanto era cambiato. Era alto un metro e ottanta e muscoloso in maniera impressionante. I lunghi capelli biondi gli cadevano sui profondi occhi verdi ed i denti erano perfettamente bianchi. Portava una stretta T-shirt nera che aderiva al suo largo torace, i pettorali ben definiti erano visibili sotto la stoffa. Le braccia erano sode ed i bicipiti erano quasi due volte i miei. Anch'io non sono male, ho capelli castani, occhi blu ed una barbetta a punta perfettamente tagliata. Mi piace allenarmi all'aperto, così ho un torace abbastanza ben fatto e una vita stretta. Mi si è asciugata la bocca a vederlo; era così bello, e per un momento sono rimasto indeciso come salutarlo; gli ho teso la mano, ma lui mi ha afferrato e mi ha tirato a se per un abbraccio. Ho sentito contro di me l'increspatura dei suoi muscoli ed il suo profumo di acqua di colonia e di virilità quasi mi ha paralizzato.
Era veramente contento di vedermi, era come quando avevamo quattordici anni, nulla era cambiato. I suoi genitori erano ricchi e non mi ha sorpreso vedere la sua BMW nuova convertibile. Mentre andavamo in macchina a casa sua mi ha parlato della sua fidanzata Claudia e mi ha spiegato che lavorava con suo papà nella finanziaria, era dispiaciuto del fatto che mi fossi lasciato con Cora e mi ha detto che sarebbe sempre stato disponibile se avessi avuto qualche necessità. Mi ha fatto piacere sentirlo parlare così. Quando siamo arrivati a casa ho abbracciato sua mamma, ho stretto la mano a suo papà e poi mi ha presentato a Claudia; era molto attraente, ma era anche evidentemente incinta di quattro mesi. Abbiamo cenato piacevolmente e poi Claudia ha deciso di ritirarsi. La stanza degli ospiti guardava sull'ingresso e sui giardini davanti alla casa. Ho visto Stefano baciarla appassionatamente e poi lei se n'è andata. Anche i suoi genitori se ne sono andati per una vendita all'asta o qualcosa del genere, così in quella casa enorme siamo rimasti solo Stefano ed io.

Avevo iniziato a disfare la valigia quando è entrato, nessuno di noi si era ancora cambiato. Si è seduto sul letto ed abbiamo parlato del matrimonio. Sarebbe stato tre giorni dopo; ha confessato di essere un po' sotto pressione a causa del bambino, ma amava Claudia e voleva passare il resto della vita con lei.

"È veramente magnifico averti qui Roberto," ha detto, facendo balenare un sorriso.

"Ehi, il mio migliore amico si sposa, dove dovrei essere" ho detto.

È stato pensieroso per un momento, poi..."Andiamo a nuotare in piscina" ha suggerito. È corso allegramente giù per i gradini e rapidamente l'ho seguito. Ci siamo spogliati fino ai boxer e ci siamo tuffati. Mentre nuotava vicino a me, ho studiato la sua figura. Il torace senza peli era sovrastato da due capezzoli succulenti a vedersi ed un bel pacco era confezionato più in basso. "Voglio della musica" ha esclamato e si è arrampicato fuori dirigendosi verso l'Hi-fi. Ho fissato il suo grosso pacco attraverso la biancheria intima bagnata. Il solo CD che è riuscito a trovare è stato Celine Dion. Ha sogghignato e ha spiegato che era quello che metteva con Claudia ogni qualvolta erano in piscina. Quando è ritornato nell'acqua ha esclamato ad alta voce.

"Dio, Roberto, sei un tale bel ragazzo!" Ho capito cosa voleva dire. Il peli sul mio torace erano ben curati, proprio come la mia barbetta a punta; do molta importanza al mio aspetto. So di essere un "bel ragazzo" e gli ho spiegato che proprio il mio fascino ed il mio aspetto erano una delle ragioni della separazione da Cora. Ha voluto sentirlo e ho lasciato che strofinasse le mani sul mio torace. I miei capezzoli erano eretti e quando le sue dita vi hanno sfregato contro c'è stata come una scossa elettrica. Il mio cazzo è diventato più duro e ho sentito come se la stoffa dei miei boxer scoppiasse. Non avevo mai detto a Stefano che ero attratto sia dai ragazzi che dalle ragazze. Pensavo che questo avrebbe rovinato la nostra amicizia. In quel momento lo desideravo molto, ma non l'ho dimostrato.

"C'è qualcosa che non va?" ha domandato, e potevo vedere il dolore nei suoi occhi.

"Nulla," ho risposto "mi è entrata l'acqua nelle orecchie" è sembrato accettare la giustificazione, è tornato verso di me e mi ha messo le mani sulle spalle. Le nostre teste erano vicine e vedevo che voleva dirmi qualcosa.

"Ricordi quando avevamo quattordici anni" ha detto. "Eravamo seduti sul tuo letto, guardavamo film porno e ci masturbavamo insieme?" Ho accennato col capo. Naturalmente mi ricordavo; come avrei potuto dimenticarmi? "Ho pensato molto a te in questi anni" ha detto. "Sei la cosa che ho di più simile a un fratello e ti amo, ragazzo."

Ha schiacciato il suo corpo contro il mio e mi ha baciato. Dapprima sono rimasto scioccato, ma ho lasciato che la sua lingua esplorasse la mia bocca e ho messo un braccio intorno a lui, accarezzandogli i muscoli della schiena. Le sue mani sono scivolate giù alle mie cosce e le ha spinte sotto l'elastico dei miei boxer. "Permettimi di averti" ha implorato nel mio orecchio. Non riuscivo a parlare, ho accennato di nuovo col capo e lui mi ha strappato i boxer, lasciandoli poi galleggiare via. Ho fatto lo stesso con lui e ho scoperto che i venti centimetri erano completamente eretti.

Ha fatto scivolare una mano sul mio torace, le sue dita hanno giocato coi miei peli, finché non ha afferrato la mia durezza. Quando la sua mano ha toccato il mio cazzo ho sentito la sua verga palpitante contro la mia gamba. Ho carezzato il suo torace e ho chinato la testa a succhiare il capezzolo sinistro. Lui mi baciava il collo e le sue mani mi masturbavano, dopo un paio di minuti stavo sborrando nella piscina, era una sensazione strana ma piacevole. Ora era il mio turno. L'ho condotto fuori dalla piscina e l'ho fatto sdraiare su di una sdraio. Mi sono inginocchiato davanti lui e gli ho succhiato il suo magnifico cazzo. La pre eiaculazione formava quasi delle bolle uscendo; ha cominciato a lamentarsi e le sue mani vagavano rudemente sulla mia testa e sulla mia schiena. Ho succhiato a ripetizione e Stefano è venuto sparando carico dopo carico di cremoso succo nella mia bocca e profondamente nella mia gola. Ci siamo baciati di nuovo e lui ha leccato la sua eiaculazione dalle mie labbra. Ha fatto scivolare la lingua sul mio collo, attraverso il mio torace e lo stomaco e giù al mio cazzo che era rapidamente tornato a crescere ai suoi diciannove centimetri. Ho chiuso gli occhi attendendo che mi succhiasse quando ho sentito che cominciava a ridere.

"Cosa c'è?" ho domandato.

"I tuoi pelli pubici sono curati come il tuo torace e la tua barbetta."

L'ilarità è stata contagiosa e ci siamo fatti una bella risata insieme. Abbiamo preso la nostra biancheria intima bagnata e siamo corsi alla mia stanza. Senza attendere di asciugarci, Stefano mi ha spinto sopra il letto. Ha seppellito il viso nel mio inguine e mi ha succhiato la verga. Ho giocato coi suoi biondi capelli bagnati mentre il suo succhiare mi causava sospiri e lamenti. Muoveva le mani sul mio addome ed il basso torace, le mani e la punta delle dita mi facevano impazzire e diventare più duro e più rigido ad ogni manipolazione. Ha alzato la testa dal mio corpo e il mio gyser ha eruttato sul suo torace e sull'addome. Stefano è rimasto nella mia stanza quella notte, le sue potenti braccia erano intorno a me, col palmo spianava il mio torace ed il suo cazzo spingeva contro il mio culo. Il nostro respiro si è calmato mentre ero sdraiato fra le sue braccia, i suoi sospiri si erano modificati in baci sul mio collo e gentili carezze al mio torace. Siamo scivolati in un sonno profondo, accoccolati l'uno vicino all'altro, le nostre mani accarezzavano dolcemente l'uno le braccia ed torace dell'altro.

Quando la mattina seguente mi sono svegliato, se n'era andato. Ho fatto la doccia, cercando di dare un senso a quello che era accaduto la notte precedente. Ho indossato una T-shirt bianca ed un paio di pantaloncini cachi. Mentre scendevo dalle scale ho visto che Stefano e Claudia stavano facendo colazione in cucina, non c'era traccia dei suoi genitori.

"Mi dispiace di aver dormito fino a tardi." ho detto scusandomi.

"Non essere ridicolo, Roberto," ha detto Claudia "hai fatto un viaggio tanto lungo per venire qui, avevi bisogno di un buon riposo." Ho fatto balenare un sorriso e mi sono seduto. Stefano mi ha guardato in cagnesco, ma ha accennato col capo per far capire di avermi visto. Mi sono sentito come un intruso in qualche cosa di privato.

"Stefano mi ha detto che giochi a calcio," ha detto Claudia ed abbiamo cominciato a conversare, ma la sola risposta che ho ottenuto dal mio "migliore amico" è stato un cenno o uno scuotere della testa. Ho scoperto che gli altri testimoni sarebbero arrivati più tardi quella mattina e saremmo andati a provare gli abiti da cerimonia.

"Non so se sia giusto che sia io a fare da testimone" ho detto "sono sicuro che voi avrete molti altri grandi amici e non vorrei che vi sentiste obbligati."

"Su no" ha detto Claudia "Voi due siete amici da sempre! Sei il testimone migliore!"

Ho notato che l'espressione di Stefano si è trasformata in vero dolore.

"Roberto, voglio che tu sia il mio testimone."
Ho acconsentito e mi sono scusato dicendo che il mio stomaco era ancora sconvolto dal viaggio in treno.

Più tardi quella mattina Claudia mi ha presentato a Luciano, Gerardo e Matteo, i tre testimone, erano tutti dei magnifici ragazzi. La tipografia ha portato il programma della cerimonia, Claudia ha chiesto il mio parere ed io ho detto che mi sembrava bellissimo, anche se ho fatto presente che avevano sbagliato il mio nome e ci ho scherzato sopra. Claudia è rimasta sconvolta da questo fatto e ha cominciato a piangere, sono rimasto malissimo e ho detto che non era molto importante, ma Stefano ha detto che se lo stampatore non avesse rimediato all'errore non sarebbe stato pagato. Ha confortato la sua promessa sposa e poi l'ha lasciata perché potesse incontrarsi con le damigelle d'onore. Il sarto era un russo di nome Gustav. Mi ha preso le misure e ha visto che c'erano da fare solo alcuni piccoli adattamenti al vestito che aveva già preparato per me.

Luciano mi ha detto di non preoccuparmi per la festa di addio al celibato perché avevano già progettato tutto. Ho confessato che mi era completamente passato di mente e Luciano, Gerardo, Gustav e Matteo se ne sono andati lasciandomi in casa solo con Stefano. Mi ha domandato se volevo andare a fare una passeggiata, vedere un po' la città. Ho accettato e siamo andati in centro dove mi ha mostrato l'ufficio di suo padre. In seguito abbiamo pranzato in un locale davanti al mare e quindi siamo scesi in spiaggia.

C'erano solo poche macchine nel parcheggio. Una brezza sensibile spirava dal mare. Stefano ha afferrato un paio di asciugamani ed una coperta e siamo andati tra le dune. La sabbia era ruvida e calda, la vegetazione sparsa, a parte l'erba che era cresciuta piuttosto alta su alcune dune. Dietro ad una di queste macchie abbiamo disteso la coperta e ci siamo seduti. Ci siamo tolti le scarpe da tennis e Stefano mi si è avvicinato e mi ha circondato con un braccio.

"Mi dispiace di essere stato così distaccato questa mattina," ha detto abbracciandomi stretto. "Spero che mi perdonerai, devo essere protettivo nei confronti di Daniela e la colazione era l'unico periodo che avevamo per stare insieme oggi."

"Sicuro, capisco" ho risposto. Mi ha baciato e ha messo la gamba destra sotto la mia sinistra. Mi ha accarezzato la coscia delicatamente con la mano; ci siamo baciati profondamente, esplorandoci le lingue. Mi ha strappato la camicia e mi ha detto di sdraiarmi sulla schiena. Si è messo a cavalcioni sul mio stomaco, si è chinato e mi ha baciato di nuovo. Ha fatto correre le mani prima nei miei capelli, intorno al mio collo e finalmente giù per il torace. Si è spostato verso il basso e ha preso in bocca uno dei miei capezzoli, l'ha succhiato dolcemente, vi ha fatto intorno dei cerchi e, quando è divenuto eretto, si è spostato sull'altro facendo le stesse cose. Io mi contorcevo e lui è scivolato ancora più giù e ha fatto correre la lingua intorno all'ombelico mentre le sue mani continuavano a giocare coi miei capezzoli. Deve aver sentito il mio cazzo tendersi contro i miei pantaloncini sul suo torace, si è seduto con le ginocchia aperte, mi ha sbottonato il primo bottone e ha aperto la chiusura lampo. Ha fatto scivolare giù i boxer ed il cazzo duro come la roccia è saltato fuori; ho alzato le gambe per facilitare la cosa , si è messo di fianco e ha messo la mano sul mio cazzo.

Ha raccolto un po' di saliva in bocca e poi l'ha sputata fuori, è gocciolata, come un filo, sopra la cappella del mio membro ormai ingrossato e rapidamente ha fatto correre la mano sopra la punta per raccoglierla. Le mie mani erano incrociate dietro la mia testa per sostenerla, i miei occhi erano chiusi e sono sicuro che ci fosse un debole sorriso sulle mie labbra. Ho rantolato e ho aperto gli occhi; lui ha messo prima un ginocchio e poi l'altro tra le mie gambe e le ha aperte. Si è curvato e ha cominciato a leccarmi i lati del cazzo, iniziando dalla base e salendo fino alla cima. Mi ha alzato le gambe, mi ha piegato le ginocchia e le ha spinte verso il mio torace. Ha preso prima una palla e poi l'altra nella sua bocca calda e le ha fatte rotolare con la lingua, quindi le ha prese tutte e due e le ha succhiate delicatamente, mordicchiandole leggermente.

Mi ha abbassato le gambe e ha immerso immediatamente l'intera lunghezza del mio cazzo, con un moto continuo, lento, ritmico di succhiata, iniziando dalla testa e scendendo fino a che finalmente il suo naso non ha accarezzato il cespuglio ordinato dei miei peli pubici. Ha affrettato il ritmo facendo turbinare la lingua intorno al cazzo rigido. Mi sono contorto in estasi, mi sono girato per raggiungere la posizione del 69; si è girato sul fianco sinistro per facilitarmi l'accesso. Rapidamente gli ho tirato via i pantaloncini e ho afferrato il suo cazzo già duro come una roccia.

Gli ho strappato la camicia e poi ho ingoiato il suo grosso membro senza sforzo apparente. La sensazione era incredibile mentre lavoravamo l'uno sull'altro, dimentichi di quello che ci circondava. Abbiamo succhiato ed abbiamo leccato, abbiamo tirato ciascuno le palle dell'altro, accarezzandole con i palmi delle mani. Hanno cominciato a contrarsi, il nostro respiro ha cominciato a diventare ansimante, i nostri cuori battevano a velocità doppia. L'ondata ha cominciato a crescere in me e consapevole delle sue necessità ho affrettato il mio ritmo. La mia bocca si è tuffata profondamente mentre succhiavo il suo cazzo e sentivo che lui faceva la stessa cosa a me. Il ritmo aumentava, ho sentito il mio carico che si preparava ad esplodere e mi sono tirato indietro. Ho chiuso gli occhi e l'ho sentito lamentarsi. Ho sentito lo spruzzo della sua sborra calda, appiccicosa sopra il mio torace mentre sentivo me stesso sparare fuori il mio sperma.

Ho sentito la brezza marina soffiare sulla mia pelle nuda ed un brivido mi è sceso lungo la spina dorsale. Il profumo del sale era nell'aria e ho inspirato profondamente. Ho sentito con eccitazione i suoi capelli biondi strisciare sulla mia gamba. Ho aperto gli occhi e mi sono girato a guardarlo, i suoi occhi brillavano e c'era una chiara espressione di soddisfazione sul suo viso, ci siamo guardati dentro sino all'anima e vi abbiamo visto l'amore. Abbiamo dovuto rimanere così per parecchi minuti, poi ci siamo tuffati nelle onde per rinfrescarci, senza preoccuparci di metterci i pantaloncini. Dopo aver giocato un po', ci siamo asciugati e siamo tornati a casa. Daniela era dalla sarta per gli ultimi ritocchi all'abito da sposa e così non l'abbiamo vista per il resto del giorno. Più tardi quella sera siamo andati coi genitori di Stefano in un costoso ristorante per cena. Quando siamo tornati a casa eravamo stanchi morti e ci siamo precipitati nelle nostre stanze a dormire.

Il giorno seguente la casa era nel caos, tra prove per il matrimonio e riunioni coi decoratori ed i responsabili del catering per i consigli ed i cambiamenti dell'ultimo minuto; odiavo quest'aspetto del matrimonio e sapevo che anche Stefano era in affanno. Quella notte speravo di poter restare insieme di nuovo. Erano passate quasi 24 ore da quando eravamo stati insieme e sapevo di amarlo, più di quanto avessi amato nessun altro, e dovevo fare in modo che lo sapesse. Più tardi sono passato dalla sua stanza e stavo per entrare a dirglielo, quando ho sentito dei lamenti. Ho spinto la porta, ho dato un'occhiata di sfuggita e ho visto lui e Daniela che facevano l'amore. Era su di lei, la cavalcava col suo cazzo come un cavallo e le accarezzava il seno. Ho chiuso la porta e sono corso nella mia stanza confuso. Naturalmente sapevo che la doveva sposare e che stavano aspettando un bambino; ho capito che non avrei mai potuto competere con quello che Stefano aveva con Daniela. Prima avevo perso Cora, ed ora avevo perso Stefano. Non avrei mai potuto trovare l'amore e non sarei mai stato felice. Ho deciso che sarei stato il suo testimone poi sarei scomparso dalla sua vita per sempre. Era la sola cosa giusta da fare.

Il giorno prima del matrimonio c'erano altre prove ed altre scatole da muovere, ed altro lavoro per aiutare i decoratori e preparare gli abiti ed essere sicuri che andassero bene, ed era come se fossi in un altro mondo. Quella notte Luciano, Stefano ed io siamo andato in macchina a casa di Matteo. C'erano altri sei individui e la festa d'addio al celibato è iniziata. Ho sentito la musica degli Offspring in sottofondo ed ho visto la spogliarellista che cominciava il suo spettacolo. Ci ha eccitati tutti, ha flirtato con me e mi ha danzato sul grembo ed io ho flirtato con lei, dopo di che abbiamo giocato a carte ed abbiamo nuotato in piscina; abbiamo bevuto e poi ancora bevuto, fino a quando siamo stati tutti ubriachi. Stefano ed io abbiamo preso un taxi e siamo tornati a casa. Ci siamo trascinati sulla scala e ho aperto la porta della mia stanza. Mi aspettavo che Stefano salisse alla sua, ma mi ha spinto dentro ed si è buttato sul mio letto.

"Ehi ragazzo" ho detto, "è la notte prima del tuo grande giorno. Dovresti farti una bella dormita."

"La sola cosa che vorrei farmi sei tu" mi ha risposto. "Sono sempre stato geloso di te, fin da quando eravamo bambini. Ho sempre ammirato Roberto, era così bello e così perfetto. Ricordo che il mio viso aveva acne e sembravo un mostro, ma dio, tu potevi avere qualsiasi ragazza volessi, eri così bello, e lo sei ancora, anche stasera la spogliarellista ha voluto te."

Mi faceva piacere che mi adulasse, ma ho commentato "Non hai mai smesso di eccitarmi perché il tuo cazzo era più grande del mio."

"Sì" ha detto, "e stasera sentirai questo cazzo come non l'hai mai sentito prima."

Si è alzato dal letto e mi ha baciato, a quel punto il fatto che fosse ubriaco non mi ha più preoccupato. Anch'io ero abbastanza ubriaco, ma sapevo esattamente quello che stava accadendo. Ci siamo strappati vicendevolmente i vestiti e ben presto siamo rimasti nudi, con un'enorme erezione sporgente. Stefano mi ha fatto girare e si è sputato sulle mani. Ho sentito che ha aperto le natiche del mio culo vergine e l'ha lubrificato con la sua saliva. Ha inserito un dito a massaggiarmelo, poi due, poi ho sentito la testa del suo cazzo entrare. Ho afferrato un guanciale, l'ho spinto di fronte al mio viso e ho gridato.

Il dolore è durato un po' ed ero contento di avere il guanciale per nascondere le mie grida. Espertamente ha mosso il cazzo lentamente dentro e fuori, poi mi ha alzata le gambe e ha cominciato a pompare sempre più forte. Lo prendevo tutto e ho cominciato a sentire un piacere fantastico. L'ha spinto tutto dentro e poi l'ha tenuto là, riempiendomi, quindi l'ha tirato fuori e poi dentro di nuovo. Ha continuato a fottermi ed accarezzarmi il cazzo allo stesso tempo. Ho tenuto il guanciale di fronte al mio viso per nascondere i miei lamenti di piacere. Dopo un po' i miei umori hanno cominciato a salire e la stessa cosa succedeva a lui perché fotteva sempre più velocemente. Poi improvvisamente è esploso dentro di me ed io sono esploso. Era una sensazione di assoluta beatitudine e lui è crollato su di me che l'ho abbracciato. Mentre eravamo sdraiati nell'oscurità ho fatto correre la mano sul torace di Stefano. Si è ritirato un po' e si è girato. Non capivo più cosa sentivo, lui ben presto è caduto in un sonno da ubriaco ed io ero così esausto che immediatamente l'ho imitato.

Svegliarmi vicino a lui è stata la cosa più strana, l'ho fissato sdraiato, addormentato come morto, il lenzuolo bianco spiegazzato intorno alla sua vita ed alle cosce, il torace ben scolpito esposto all'aria fresca del mattino. Il lenzuolo era sollevato in un punto e ho capito che là sotto c'era una bella erezione. Sono uscito dal letto, ho fatto la doccia, poi ho tolto il lenzuolo dal suo corpo e dolcemente l'ho coperto di baci, iniziando dal collo per scendere, attraverso il torace, fino all'ombelico e poi giù al pene eretto. Per un momento ha sorriso ma poi ha aperto gli occhi. Si è guardato intorno sorpreso ed è sembrato scioccato e sconvolto allo stesso tempo, poi è iniziato il panico perché era il giorno del suo matrimonio. Non mi ha detto nulla ma ha aperto la porta guardando fuori, ha fatto la doccia nella mia stanza, quindi si è vestito ed è uscito, ma non prima di avermi dato un'occhiata furiosa che mi ha dato una stretta allo stomaco.

Abbiamo scambiato poche parole quel giorno, la sola volta che ci siamo parlati veramente è stato quando mi ha dato da tenere l'anello per la cerimonia. In piedi vicino a lui nella chiesa, sentivo il mio culo dolere per quanto era successo la notte precedente. Ero orgoglioso di essere il testimone di Stefano al suo matrimonio. Tornati a casa dal ricevimento abbiamo detto le solite cose e benché quel giorno avesse cercato di evitarmi, potevo vedere la gratitudine nei suoi occhi. Durante la serata ho ballato alcune volte con Daniela e mi sono congratulato con lei. Sapevo che sarebbero partiti più tardi per la luna di miele, ma non volevo esserci in quel momento. Sono andato nella mia camera, ho preparato la valigia e mi sono messo i jeans ed una T-shirt blu. Ho ringraziato la sua mamma per tutto ma le ho detto che dovevo andare. Mentre passavo tra gli invitati con la borsa sulla spalla, ho incontrato Daniela. Mi ha abbracciato ed io gli ho augurato tutta la felicità possibile; mi ha detto di ritornare a trovarli qualche volta, le ho detto che l'avrei fatto, ma non era la verità.

Ho fatto in modo che Stefano non mi vedesse partire. Volevo che ricordasse la notte che avevamo condiviso o, se era troppo ubriaco per ricordare, almeno l'ultima immagine del risveglio accanto a me quella mattina. Sono uscito nell'oscurità, finché ho trovato una fermata dell'autobus. Non sapevo cosa il futuro mi riservasse, ma sapevo che questo non poteva includere Stefano. Mentre il treno partiva mi sono appoggiato allo schienale, mi sono addormentato sognando del matrimonio del mio migliore amico e ho avuto un'erezione che è durata per il resto del viaggio.

 
Lizzy (VI parte)
Racconti - Eterosessuali
Scritto da Mara Mora   
Domenica 05 Luglio 2009 23:07
Il suono acuto del campanello svegliò Lizzy da un sonno profondo. Guardò l'orologio e realizzo con stupore che erano le nove di mattina. Ricordava gli avvenimenti della sera prima con chiarezza, ma non riusciva a capire com'erano scivolati dall'amore al sonno, senza aver cenato. Si infilò l'accappatoio sopra il bustino ed andò ad aprire. Era il postino che gli consegnava un telegramma. Chi mai poteva mandarle un telegramma? Il cuore accelerò i battiti, ed il suo pensiero corse immediatamente alla figlia. Stracciò la busta con dita nervose e lesse il contenuto.
"Mamma, cos'è accaduto al tuo telefono? Sono cinque giorni che tento invano di telefonarti. Sono preoccupata. Chiamami. Sonia".
Si accasciò sulla sedia con il cuore che sembrava schizzarle fuori dal petto. Come aveva potuto dimenticarsi di riattaccare il telefono? Come aveva potuto cancellare completamene sua figlia ed il mondo che la circondava. Sonia avrebbe potuto avere bisogno di lei, come pure sua madre, che anche se non chiamava quasi mai, era pur sempre una donna anziana.
Ciò ce aveva fatto non aveva alcuna giustificazione, se non che aveva perso completamente la testa.
Afferrò il telefono e compose il numero. Le rispose la madre di Sean. La donna era contenta di sentirla perché la preoccupazione di Sonia aveva coinvolto tutta la famiglia, sebbene nessuno di loro avesse dato troppo peso alla faccenda. Lizzy spiegò che aveva avuto un guasto al telefono, ma che ora era tutto a posto, e chiese di parlare con Sonia.
Sonia fece un po' la sostenuta, ma poi iniziò a parlare della città e della famiglia che la ospitava, con entusiasmo crescente. Non si era mai divertita così tanto in vita sua e sperava che per Sean fosse altrettanto. Quindi chiese di parlare con lui.
Lizzy si precipitò in camera da letto, svegliò Sean, e gli spiegò brevemente ogni cosa. Lui sollevò l'apparecchio posto accanto al letto; parlò con Sonia e poi con la madre, ridendo e scherzando con entrambe. Sean riattaccò il telefono e guardò Lizzy sorridendo.
- Ecco fatto. Le signore sono tranquille.
- Fai tutto semplice, tu - disse Lizzy.
- Be', non è successo nulla, no?
- No, ma poteva succedere.
Sean le andò vicino e le aprì l'accappatoio.
- Cinque giorni di "total immersion" nel sesso valevano questo rischio.
Lizzy fu colta da un impeto di rabbia.
- Ragioni così perché sei solo un ragazzino incosciente ed io...
- Tu non sei altro che una borghesuccia ipocrita. Oh, non guardarmi così, so già a cosa stai pensando: a mia madre, a tua figlia, o a quel signore, non so chi sia, a cui avevi immolato a tua sensualità.
- Cosa vuoi saperne tu... - ribatté Lizzy, chiudendosi l'accappatoio.
- Scommetto che era una di quelle persone ammodo, magari un insigne professore, colto ed affascinante. Quello che comunemente viene definito un gentiluomo.
- Come lo sai?
- E' un classico. Ci sono donne che hanno bisogno di un tipo del genere per giustificare la propria sensualità. Si convincono di amarli, e quando si accorgono dell'errore è già troppo tardi.
Lizzy non gli rispose nemmeno. Andò in bagno sbattendo la porta, si tolse il bustino, aprì il rubinetto della doccia e lavò via tutte le tracce di rossetto che ancora le imbrattavano i seni.
La giornata era serena e calda. Dopo cinque giorni vissuti nella penombra di casa, i colori intensi dell'estate ferivano gli occhi. Il sole picchiava impietoso sui corpi seminudi sdraiati sulla spiaggia. Fortunatamente una leggera brezza proveniente dal mare rendeva il caldo abbastanza sopportabile.
- Mi scotterò - disse Lizzy.
- Niente paura, ti metterò un po' di crema.
Sean cominciò a spalmarle la crema sulla schiena. Massaggiò fino a quando la sostanza fu assorbita, poi passò alle natiche. Lizzy era praticamente nuda, tranne che per la striscia sottile di tessuto che le circondava i fianchi e spariva tra i glutei.
Si abbandonò alla piacevole sensazione di essere accarezzata contemporaneamente dalle mani di Sean e dai raggi del sole, ed avvertì l'ormai famigliare fremito al basso ventre. Era, in assoluto, la sensazione più esaltante che avesse mai provato.
Ripensò alle parole di Sean ed a quanto era accaduto dopo. La discussione l'aveva messa di malumore perché sapeva che lui aveva ragione. Sean aveva stemperato subito la tensione, proponendole di andare in spiaggia. Lizzy, sulle prime, non si era dimostrata molto entusiasta. Non era ancora pronta a farsi vedere in pubblico con lui, e forse, non lo sarebbe mai stata. Ricordava ancora gli sguardi morbosi della gente la sera della festa, quando, mano nella mano, si erano allontanati verso la macchina. La relazione fra una donna matura ed un ragazzo giovane, era inaccettabile per la morale comune, e lei non era così anticonformista da infischiarsi della morale comune.
- Siamo stati chiusi in casa anche troppo. E' arrivato il momento di uscire alla luce del sole - aveva insistito lui.
Lì per lì, Lizzy aveva inventato una scusa.
- Ho mal di testa, e temo che il sole mi faccia male.
Sean però non l'aveva bevuta.
- Ti vergogni di farti vedere con me? - aveva domandato, come se le avesse letto nel pensiero.
Lizzy cominciava a non poterne più della perspicacia di Sean. Era troppo furbo per i suoi gusti, o più semplicemente, era lei ad essere troppo trasparente. In ogni caso non avrebbe sopportato che lui le rinfacciasse la sua vigliaccheria ancora una volta. E così aveva accettato.
Sean aveva proposto una località fuori mano, a trenta chilometri dalla città, con gran sollievo di Lizzy, che temeva di dover incontrare colleghi e conoscenti, che frequentavano lo stabilimento a pagamento. Ma il suo sollievo era durato poco. Lui aveva portato con sé i tanga acquistati alcuni giorni prima assieme al bustino, ed aveva insistito affinché lei ne indossasse uno. Lizzy si era rifiutata categoricamente di metterli, ma Sean non si era lasciato dissuadere. Alla fine erano arrivati ad un compromesso: lei avrebbe indossato il tanga a patto che fingessero di essere turisti, e parlassero solo ed esclusivamente inglese.
Quando era uscita dalla cabina, con il minuscolo costume, le era sembrato che tutti gli occhi dei bagnanti fossero puntati su di lei. Eppure non era l'unica donna ad indossare un costume del genere. C'erano altre ragazze che sculettavano di qua e di là con i glutei al vento. Però, come aveva notato Sean, nessuna poteva gareggiare con lei, con il suo sedere sodo e perfetto, con i suoi seni strepitosi, con le sue cosce ben tornite.
L'aveva presa per mano e condotta in riva al mare, dove avevano steso gli asciugamani.
Le mani di Sean stavano divenendo sempre più insinuanti. Ora spalmava la crema fra le natiche, procurandole un urgente desiderio di essere penetrata. Si guardò attorno: c'erano alcune coppiette disseminate sulla spiaggia, ed alcuni ragazzi che giocavano a pallone un po' più in là. Allontanò la mano di Sean e si girò sulla schiena. Il volto di lui, contro sole, era vicinissimo. Le labbra e le narici fremevano. Gli occhi luccicavano. L'attirò a sé e la baciò.
- C'è gente - disse lei.
- Che t'importa? Lascia che guardino - fece lui, gonfio d'orgoglio.
Iniziò a passare la crema sui seni con gesti ostentati, quasi volesse richiamare l'attenzione della gente su di loro. Lizzy chiuse gli occhi e lasciò che le ungesse le mammelle. Aveva le mani morbide e delicate, ma quando i polpastrelli le sfiorarono i capezzoli, sussultò: erano bollenti come tizzoni ardenti. Trattenne l'ansito che le usciva dalla gola, perché si era accorta che i ragazzini avevano smesso di giocare a pallone e li stavano guardando. Sean, sentendosi osservato, aumentò la pressione delle dita ed ansimò.
Lizzy capì che la situazione lo stava eccitando. Gli piaceva esibirsi ed esibirla davanti a quei ragazzini che erano quasi suoi coetanei.
- Andiamo a fare il bagno - disse, trascinandolo verso l'acqua.
Corsero in mare sotto gli sguardi fissi della combriccola, e s'immersero nell'acqua calda di mezzogiorno. Nuotarono per un po' poi rimasero nei pressi della riva, toccando il fondo con i piedi. Improvvisamente Sean l'afferrò per le natiche, attirandola a sé.. Scostò la minuscola striscia di tessuto che le copriva il sesso, ed infilò il pene dentro di lei.
Lizzy sobbalzò.
- Smettila. Non vedi che c'è gente?
Un uomo stava nuotando verso di loro. Sean, per tutta risposta, la strinse ancora di più a sé, strappandole un gemito. L'uomo alzò la testa, li guardò, strizzò l'occhio a Sean, e riprese a nuotare nella direzione opposta.
- Ci a visti - disse Lizzy.
- Ma no, che non ci ha visti.
- Ti dico di sì - insisté lei, circondandolo con le gambe.
- Se ti ha fatto questo effetto, quasi quasi lo chiamo - disse Sean, portandosi una mano alla bocca per fischiare.
Lizzy gli tappò la bocca e scivolò fuori da lui. Sean, colto di sorpresa, perse l'equilibrio, e lei lo spinse sott'acqua. Il mare si chiuse sopra di lui formando cerchi concentrici. Lizzy attese invano che lui riemergesse. Il mare sembrava aver cancellato la sa presenza. Si guardò attorno spaventata. Ciò che vedeva era solo una distesa azzurra e piatta. Dov'era finito Sean? Presa dal panico cominciò a nuotare, cercando di guardare sott'acqua.
D'un tratto udì uno sciabordio, un'onda sott'acqua che le lambiva le gambe. Subito dopo una mano le strappò il tanga ed emerse, assieme al suo proprietario, agitando il trofeo, come una bandiera conquistata.
- Sean! Mi hai fatta morire di spavento.
- Ti sta bene, così impari a fare certi scherzi.
- Dammi le mutandine.
- Nemmeno per sogno. Per punizione uscirai dall'acqua come mamma ti ha fatta.
- Non fare lo scemo.
Sean fece sparire il tanga dentro il suo costume e cominciò a nuotare verso riva. Uscì dall'acqua e l'attese. Lizzy nuotò fino a quando non ci fu più acqua a coprirla, poi puntò i gomiti sulla sabbia e rimase, a pancia in giù, con il sedere esposto, ed i seni schiacciati dal peso del corpo.
- Su, Sean, passami le mutandine - implorò.
I ragazzi, stanchi di giocare a pallone, si erano seduti vicino ai loro asciugamani, ed assistevano alla scena come spettatori in prima fila.
- Ci devo pensare - disse lui, con fare esasperante.
- Guarda che quelli sono solo dei bambini. Non vorrai turbarli?
- Mica tanto, bambini. Ad occhio e croce avranno quindici o sedici anni.
- C'è anche altra gente, e questa non è una spiaggia nudista.
Lizzy era quasi isterica: Sean stava oltrepassando i limiti. Come faceva a non capire che uno scherzo era bello se durava poco? Come poteva essere così uomo, e nello stesso tempo, così bambino?
- D'accordo - disse lui, avvicinandosi. - Eccoti il tuo straccetto.
Lei si rimise il tanga, armeggiando a pelo d'acqua, ed uscì piuttosto irritata.
- Vieni, ti offro da bere - fece lui.
La prese per mano e la condusse al piccolo chiosco di bibite della spiaggia. Lizzy, che tremava ancora interiormente, si sentì paradossalmente protetta da quel triangolino che le copriva il pube. Ma le bastarono un paio di sguardi per rendersi conto che non era proprio così. Si fece scudo del suo inglese, chiacchierando con Sean, il quale ordinò le bibite gesticolando, per farsi capire.
Il cameriere, per poco, non fece traboccare il bicchiere versando l'aranciata, ed il proprietario, dopo essersi umettato le labbra, esclamò: - Che gran pezzo di fica!
Alcuni uomini, che consumavano le loro birre un po' più in là, come se una regia superiore avesse dato un ordine, si voltarono tutti assieme.
- Hai capito il ragazzino? Si cura tutto da solo quel ben di Dio - commentò uno di loro.
- Non è giusto.
Sean regalò a tutti un sorriso innocente. Circondò Lizzy con le braccia, con fare protettivo, per togliere a quel pubblico curioso ogni dubbio, se mai ce ne fosse stato bisogno.
Lizzy, malgrado il disagio provato nel sentirsi esaminata e sezionata da quegli sguardi vogliosi, cominciava a prendere coscienza del proprio corpo e della sua bellezza. L'idea di sfidare tutti i suoi tabù, e di esibire ciò di cui si era sempre vergognata, le appariva sempre più allettante. La sua euforia durò soltanto il breve tragitto che li separava dalla spiaggia. Si trasformò in angoscia quando si trovò faccia a faccia con Federica, la ragazzina senza seno ed il culetto "favoloso", di cui conosceva le movenze ed i sussulti.
Non era sola, ma in compagnia degli amici di Sean. Erano sbucati all'improvviso da chissà dove e chissà perché. Probabilmente per rovinarle la giornata. Erano tre ragazze e due ragazzi: gli stessi che aveva visto assieme a lui su un'altra spiaggia, un mese prima.
Sean la presentò agli amici, visibilmente compiaciuto, come se lei fosse stata una cosa di sua proprietà, una conquista di cui andava molto fiero. Federica le puntò addosso due occhietti inviperiti che si fissarono sui suoi seni. Lizzy notò pure che i due ragazzi, sebbene in maniera velata, non potevano fare a meno di guardarli. Le sembrò di avere due fanali al posto delle tette, e che improvvisamente fosse scesa la notte. Istintivamente si rannicchiò su se stessa posando lo sguardo sui piccoli capezzoli di Federica.
- Allora vieni con noi? - disse uno dei ragazzi.
- Quando partite? - chiese Sean.
- Dopodomani. E' tutto organizzato.
- Vi farò sapere - disse Sean.
- Non puoi tirarti indietro proprio ora - insisté Federica. - Abbiamo prenotato anche per te.
Sean guardò verso Lizzy in cerca d'aiuto. Lei gli sorrise.
- D'accordo. Vengo - disse lui.
I ragazzi gli diedero delle pacche sulle spalle e Federica sorrise soddisfatta. Si salutarono, ed il gruppetto si allontanò. Lizzy li guardò andare via, gli occhi fissi sul culetto a mandolino della ragazza, sulla sua schiena magra e muscolosa, su cui scendevano i capelli biondi. Federica si voltò un attimo ed incrociò il suo sguardo.
- Mi dispiace - disse Sean. - Avevamo programmato questo viaggio un mese fa.
- Dove andate?
- Firenze.
Firenze? La città che amava più di ogni altra per la sua atmosfera e la sua architettura, ma soprattutto perché era stata testimone dei quindici giorni più belli della sua vita.
C'era andata con Edoardo; lui doveva fare alcune ricerche storiche e l'aveva invitata ad accompagnarlo. Avevano alloggiato in un piccolo, raffinato albergo sulla riva sinistra dell'Arno e si erano amati ogni notte. Di giorno, mentre Edoardo lavorava, aveva scorrazzato per le strade della città, incantata dai monumenti, dai musei, e dai piccoli negozi d'antiquariato. Si incontravano solo alle cinque di sera, quando il tramonto colorava i tetti di rosso. L'Arno sembrava un nastro dorato, e la magia avvolgeva la città.
- E' una bellissima città - disse, pensando a come le sarebbe apparsa dopo tanti anni.
Sean annuì, serio. Rimase un attimo in silenzio, con la fronte corrugata, fissandola negli occhi.
- Non fare quella faccia, Sean.
- Non sei arrabbiata?
Lizzy gli arruffò i capelli.
- Ma no. E 'naturale che tu voglia stare assieme ai tuoi amici.
Lui sorrise come se si fosse tolto un grosso peso di dosso, le sfiorò le labbra, e le mordicchiò un orecchio sussurrando: - Questa notte farò di tutto per farmi perdonare.

Sean era partito da due giorni soltanto, ma a Lizzy sembravano un' eternità. Vagava per casa come un automa, passando da una stanza all'altra senza pace, perché non c'era un angolo che non le ricordasse Sean e le loro scopate selvagge. Il letto, che in un solo mese aveva visto più battaglie di quante avrebbe potuto sopportare in un vita, era solo un posto gelido che la notte la faceva rabbrividire. Non ce la faceva a prendere sonno tra lenzuola che odoravano ancora di sesso.
L'ultima notte che avevano passato assieme era stata all'altezza delle promesse di lui: l'aveva scopata come se fosse stata l'unica donna della terra.
Ad un certo punto la fece alzare dal letto, esortandola a guardarsi allo specchio, non con i propri occhi, ma con quelli di lui e di tutti i maschi che, quel giorno, alla spiaggia, avevano avuto la fortuna di ammirarla.
Il suo corpo era un richiamo alla sessualità più sfrenata, era la quintessenza della femminilità. Lei era la "donna" in senso biblico, colei che scatenava gli istinti primordiali. Tutti gli uomini, almeno una volta nella vita, avrebbero dovuto congiungersi con lei, e lui sarebbe stato fiero di dividere con gli altri quel grande privilegio.
Lizzy, eccitata da quei discorsi, lo fece stendere sul letto ed accarezzò il suo corpo nudo con i seni. Arrivata all'altezza dei testicoli li sfiorò con i capezzoli, quindi avvolse il pene fra le grandi, morbide tette, muovendosi sinuosamente. Sean chiuse gli occhi e si abbandonò a quel magnifico massaggio. Dopo un po' lei prese in bocca il pene gonfio e teso, e lo succhiò, mentre muoveva la pelle su e giù.
Sean ansimava e la incitava a continuare, spingendo il membro nella sua gola sino quasi a soffocarla. Lizzy, con le lacrime agli occhi, succhiò fino a quando non sentì l'energia di lui defluire nella sua gola. Inghiottì ed attese che il muscolo si rilassasse dentro la sua bocca, accarezzando con dita leggere lo scroto. Sean si lasciò scappare un ultimo gemito, dopodiché i suoi muscoli si rilassarono.
Lizzy, esaltata dall'orgasmo di lui, provò un desiderio immenso del suo corpo levigato e muscoloso, e cominciò a baciarlo piano piano, soffermandosi sul torace dove la leggera peluria luccicava di sudore. Proseguì verso il ventre teso, leccando ed annusando il pelo del pube, per tornare verso i morbidi testicoli e o scroto. Poi lo rigirò sullo stomaco e gli solleticò i glutei con i seni, aprendogli le natiche e strofinando il dito sull'ano.
A quel punto lui emerse dalla sua estasi, pronto a ricominciare. L'immobilizzò sotto di sé e la chiavò brutalmente, con colpi secchi e potenti. Lizzy iniziò a contorcersi, avvinchiandolo con le gambe, perché voleva imprigionare dentro di sé quella forza che a stupiva ogni volta di più. Sean però si liberò sgusciando come un'anguilla dal mare caldo e tempestoso del suo ventre, sebbene lei lo implorasse di non smettere. Infilò la testa fra le sue cosce e leccò la clitoride, gonfia come una prugna matura, con esasperante lentezza. Lo faceva apposta. Rientrava nelle regole mai espresse della loro guerra personale togliere l'oggetto della sua brama nel momento cruciale, e farla godere in altro modo. Era il suo modo di vendicarsi per l'unica volta in cui Lizzy aveva avuto la meglio su di lui. Lei si irrigidì, tentando di ritardare l'orgasmo, ma la pressione della lingua si stava facendo intollerabile. Cercò di divincolarsi, ma lui le immobilizzò e cosce con forza continuando a leccare!
la protuberanza infiammata. Lizzy cominciò ad avvertire i segnali dell'orgasmo, e con sua enorme sorpresa, lo sentì allontanarsi da lei. Rimase per un attimo con i sensi in equilibrio, come su un filo sospeso dal quale voleva, e nello stesso tempo temeva, di cadere. Non ebbe il tempo di afferrare le proprie emozioni perché Sean la girò, sollevandole il bacino. Le passò la lingua su entrambi gli orifizi, e lei si riappropriò di una parte di quel piacere che le era stato sottratto. Tuttavia era stata sospinta a metà della scala, e forse aveva ancora una possibilità di raggiungere la cima nel modo in cui piaceva a lei.
Sean indugiò con la lingua sull'ano e Lizzy sentì che si stava aprendo come una rosa in un mattino di primavera.
Lui la infilzò in un impeto che sembrava voler lacerare le sue carni. Benché la via fosse già stata aperta, provò una fitta lancinante, come se una spada affilata stesse straziando le sue viscere. Rimase immobile perché sapeva che se si fosse mossa, il dolore l'avrebbe sopraffatta. Ad un certo punto la parte si anestetizzò ed il corpo estraneo si amalgamò con il suo retto, e piano piano cominciò a muoversi, assecondando le stoccate. Dal dolore sorse un nuovo piacere, diverso da tutto ciò che aveva provato fino a quel momento. Un godimento intenso che la scosse in profondità, in un punto del suo corpo di cui non aveva mai avuto coscienza.
Ora, però, doveva fare i conti con una nuova esigenza, un bisogno, una fame che non era facile saziare.
L'ironia del destino voleva che proprio nel momento in cui il ciclo del suo risveglio si era compiuto, Sean l'avesse abbandonata. In ogni caso quello era appena un assaggio di quanto avrebbe dovuto affrontare nell'immediato futuro. Sean, prima o poi, sarebbe partito definitivamente, e comunque la loro storia non era destinata a durare.

- Troverai qualche altro - disse Cecilia.
- Come se fosse facile. Temo di essere diventata molto esigente.
Lizzy, per non impazzire, s'era decisa ad uscire di casa, ed era andata da Cecilia.
L'anziana amica aveva ascoltato il suo sfogo, fumano il solito sigaretto scuro. Ora la guardava con un lieve sorriso sulle labbra.
- Il ragazzino deve essere in gamba per farti questo effetto - commentò Cecilia.
Lizzy si passo la lingua sulle labbra turgide, dipinte di rosso.
- Sei cambiata. Non ti ho mai vista leccarti le labbra a quel modo, e nemmeno camminare come cammini ora. Sei un richiamo sessuale, nessun uomo ti resisterà.
- E' questo il punto. Io non voglio uomini qualsiasi, io...
- Tu vuoi ragazzini, vero?
- Be', si.
- Non vedo il problema.
- Non è detto che io faccia lo stesso effetto a tutti i ragazzi, e poi non vorrei
trovarmi in qualche spiacevole situazione.
- Uhmmm... comunque non occorre che tu vada con i giovanissimi.
- D'accordo... ma dove lo trovo un ragazzo? A scuola, nemmeno a parlarne. Dovrei cominciare a frequentare le discoteche, ma temo d rendermi ridicola.
- Sei proprio priva di iniziativa. Ma guardati un po' attorno. Le strade e le spiagge sono piene di ragazzi.

Lizzy si chiuse nella piccola cabina della spiaggia e cominciò a spogliarsi. Tolse il copricostume di cotone corto, sotto al quale non portava reggiseno e rimase in slip. Rovistò nella borsa alla ricerca del suo solito costume nero e vide il tanga che aveva indossato l'ultima volta che era stata in spiaggia con Sean. Lo prese in mano e lo guardò. Pareva ancora più piccolo di quanto non ricordasse. Rimase un attimo a contemplarlo, indecisa se indossarlo o meno. Ricordava ancora gli sguardi famelici degli uomini che quel giorno l'avevano sezionata, malgrado fosse in compagna di Sean. Chissà se, vedendola da sola, qualcuno avrebbe osato qualcosa di più di uno sguardo?
Poi le venne in mente l'incontro con gli amici di lui, lo stupore nei loro occhi mentre guardavano i suoi seni, e specialmente lo sguardo di sufficienza che le aveva lanciato Federica. Quella sgualdrinella! Probabilmente si stava scopando Sean. L'immagine del suo culetto impertinente penetrato dal pene di Sean le procurò una sorta di gelosia mista a rabbia. Si tolse le mutandine ed infilò il tanga.
D'un tratto sentì un rumore. Guardò la porta: era chiusa a chiave. Esplorò con gli occhi le pareti della cabina e vide un piccolo foro, all'altezza del proprio sedere. Qualcuno, dalla cabina attigua, la stava spiando. Istintivamente si coprì il sedere con l'asciugamano, non sapendo che fare. Rimase ferma ad ascoltare, ma non sentì più niente. Pensò di essersi sbagliata e lasciò cadere l'asciugamano.
Il sospiro le giunse forte e chiaro. Dimenò un po' il sedere in direzione del buco ed il sospiro, al di là della parete, si trasformò in rantolo. L'idea di quell'occhio misterioso iniziava ad eccitarla.
Si girò, ed abbassandosi un poco, cominciò ad accarezzarsi i seni. Si pizzicò i capezzoli che divennero immediatamente duri. Agitò i seni in direzione del buco, mentre gli ansiti, al di là della parete, si facevano sempre più frequenti. Si accarezzò il ventre ed infilò una mano dentro il tanga.
- Toglilo - disse una voce rauca.
Lizzy si sfilò il tanga con un movimento sinuoso ed avvicinò la vagina al buco.
- Fammela vedere bene - esortò la voce, ruvida come carta vetrata.
Lizzy si aprì le grandi labbra ed esibì la clitoride già rossa e turgida.
- Toccati - continuò la voce.
Lizzy cominciò ad accarezzarsi la passera già bagnata ed odorosa del suo umore, titillando la clitoride con un dito.
- Non vedo bene. Devi aprire di più le gambe - sussurrò la voce.
Lei prese la piccola panca che costituiva tutto l'arredamento della cabina e l'accostò alla parete. Quindi sedette, alzò le gambe, e puntò i piedi sulla panca.
- Magnifico - disse la voce.
Lizzy era tutta sudata. L'aria calda della cabina stava diventando irrespirabile. Aveva i capelli bagnati e gocce di sudore scendevano dal collo e si insinuavano nel solco fra i seni. Ma riprese a toccarsi, eccitata e febbrile, tormentando la clitoride ed infilando due dita nella vagina.
- Ti morderei quella ciliegia rossa - fece la voce.
A Lizzy parve di sentire un lieve morso, come una piccola carezza di denti, ed un'ondata calda le attraversò il corpo. Cominciò a gemere forte, e i suoi gemiti si unirono a quelli dello sconosciuto. Si passò la lingua sulle labbra aride, continuando a dimenarsi, con le gambe che ormai tremavano.
Un fremito totale la colse al momento dell'orgasmo. Si morse la lingua e si strinse i seni con le mani, abbassando le gambe. Le giunse un suono gutturale, come un rantolo soffocato, e capì che anche lo sconosciuto aveva raggiunto il suo piacere.
Rimase per un attimo abbandonata sulla panca, ascoltando il silenzio assoluto. Nessun rumore proveniva più dalla cabina confinante: era come se quella presenza sconosciuta ed inquietante fosse stata una fantasia della sua mente.
L'unica prova tangibile di ciò che era avvenuto era quel foro nella parete di legno che continuava a fissarla con il suo occhio cieco. Il caldo stava aumentando in maniera insopportabile come se qualcuno, dall'esterno, avesse appiccato il fuoco alla piccola costruzione di legno. Lizzy era tutta sudata e faticava a respirare. Indossò il tanga, prese la borsa, ed aprì la porta senza riflettere. Solo dopo aver respirato avidamente una boccata d'aria salmastra si rese conto di aver compiuto un gesto avventato.. Lo sconosciuto, infatti, poteva essere appostato nei paraggi, magari in attesa del momento favorevole per saltarle addosso. Si guardò intorno. Nell'area circostante le cabine non c'era nessuno, ma a soli pochi metri più in là, dove cominciava la spiaggia, c'era un'andirivieni di gente allegra e chiassosa. Lizzy si convinse che non c'era motivo di aver paura, e si incamminò confondendosi fra la gente. Dopo aver appoggiato borsa ed asciugamano si diresse verso il mare, camminando lentamente.
Molti si girarono a guardarla, ma lei avanzò a testa alta, ondeggiando in maniera sensuale.
Mise i piedi nell'acqua, e dopo aver camminato un po', si lasciò cullare dalle onde. L'acqua fresca fu come un balsamo per il suo corpo ancora bollente. Galleggiò pigramente, poi sguazzò con voluttà, alla fine nuotò fino a quando le dita delle mani e dei piedi iniziarono a raggrinzirsi. Uscì, e durante il percorso fino all'asciugamano sbirciò ogni uomo che si trovava sulla sua strada, tentando di dare un volto allo sconosciuto con cui aveva diviso un'esperienza così intrigante.
Ora, alla luce del sole e con tanta gente attorno, non provava più paura né vergogna, solo un'ardente curiosità. Se lo figurava sulla trentina, non bello, ma interessante. Magari con pochi capelli e gli occhi azzurri penetranti, come il tipo seduto sulla sdraio a qualche metro da lei, che un attimo prima l'aveva squadrata da capo a piedi, con sfacciataggine.
Si distese languidamente sull'asciugamano ed offrì al suo sguardo i grossi seni che si alzavano ed abbassavano al ritmo del suo respiro. Lo sguardo di lui era come una carezza bruciante che dai seni si spostava al ventre e si insinuava fra le sue cosce. Le aprì un poco, rivelando le carni morbide e perfettamente rasate. Sospirò e si aggiustò il cordoncino del tanga. Rimase in quella posizione d abbandono per parecchio tempo, sotto lo sguardo voglioso dell'uomo che non si era mosso di un millimetro.
Ad un tratto una voce femminile concitata. Si girò pigramente e vide una donna discutere animatamente con l'uomo dagli occhi azzurri. Lui aveva una voce bassa ed un po' cavernosa, vagamente somigliante a quella dello sconosciuto della cabina.
Lei sembrava isterica, ed anche se Lizzy non riuscì a seguire tutto il discorso, capì di essere la causa del loro litigio. La donna gli stava dando del "maniaco sessuale" e lo copriva di insulti. Lui, dopo un primo tentativo di difesa, si lasciava strapazzare, opponendo solo un imbarazzante silenzio. Alla fine se ne andarono. Lizzy li guardò allontanarsi: lei era piccola e grassottella con il sedere e le cosce troppo abbondanti; lui era asciutto, ma per niente atletico. La schiena era magra e le gambe, che uscivano dai calzoncini troppo larghi, sembravano di legno.
 
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