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Gay e omosessuali


Il mio militare
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 28 Agosto 2010 18:44

Ero militare di leva e, dopo i primi difficili mesi, fui trasferito a Modena ad un reggimento di stanza in quella città. Ormai era passato un bel po' di tempo da quando ero giunto al reggimento e ricordavo i primi giorni, quando ero spaventato per tutte le voci che circolavano relativamente al nonnismo e ai terribili scherzi che si diceva capitassero ai nuovi arrivati. A me non mi era mai successo niente di grave, anche perché ero stato con gli occhi bene aperti per evitare spiacevoli inconvenienti.
L'esperienza mi avrebbe insegnato, invece, che, se da quel lato non avevo avuto niente da temere avrei, al contrario, fatto delle esperienze che ancora oggi mi paiono preziose: avrei conosciuto una parte di me che fino ad allora avevo represso e che in quell'ambiente sarebbe esplosa trionfante.
Ma andiamo per ordine.
Subito dopo il rancio delle 12, mi aggiravo per la grande camerata in cerca di qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere, quando sentii dei gemiti provenire da pochi passi più in là. Mi chinai per guardare su una delle brande che, dalla mia visuale, rimaneva parzialmente coperta dagli altri letti a castello.
Vidi una montagnola che si agitava, coperta da un lenzuolo. Da sotto il lenzuolo provenivano gemiti e sospiri. Io sono curioso per natura e in più, in quel caso, avevo l'impressione che si facesse del male a qualcuno.
Mi precipitai e sollevai il lenzuolo.
Rimasi di stucco. Sotto c'erano quattro o cinque giovani, completamente nudi, con le membra intrecciate tra loro, che si agitavano sfregando i membri turgidi e formidabilmente eretti sui corpi dei compagni. Vidi in un lampo cosce pelose e robuste avvinghiate tra loro, ventri premuti sui ventri, bocche che succhiavano e lingue che leccavano.
La mia intrusione parve fermare per un attimo l'agitazione di quei corpi. Io ero restato immobile, sconvolto da quello che vedevo, con ancora un lembo del lenzuolo in mano.
"Che cavolo fai?" urlò una voce.
"Ma guarda che bel bambino!" riprese un altro. "Accomodati pure"
Sentii una mano che mi agguantava per il polso. Un'altra mano mi toccò sulla patta e mi accorsi che ero in erezione.
"Ah, senti che bella lepre abbiamo stanato" disse quello che mi palpava. Mi sentii tirar giù e caddi in mezzo al groviglio di corpi che si era aperto come per accogliermi. Ma io feci forza sulle braccia e sulle gambe schizzando di nuovo in piedi. Mi misi a correre come un disperato mentre qualcuno diceva "Ma dove vai? Dai, vieni qui, mica ti mangiamo"
E un altro "Ma lascialo andare, quell'imbranato!"
Io corsi fuori dalla camerata e mi rifugiai nelle latrine. Ero accaldato e sudato, ansimavo come se avessi corso per qualche chilometro. Sentivo il cazzo ancora duro e dritto dentro alle mutande ed entrai in uno dei cessi per sistemarlo meglio.
Davanti a uno dei lavandini c'era un ragazzo biondo, di un biondo intenso. Aveva la pelle ambrata e decisi che doveva essere del sud.
Il cesso era chiuso da un battente a persiana, con le stecche scostate l'una dall'altra in modo che potevo vedere fuori e, mentre mi abbassavo i pantaloni per sistemarmi l'uccello impigliato dolorosamente nella stoffa delle mutande, vidi che il bel ragazzo si spogliava ammucchiando i vestiti per terra. Si toglieva la camicia, i pantaloni, la maglietta. Ora portava addosso solo un paio di slip bianchi piuttosto vecchi e ciondolanti. Il suo corpo era bellissimo. Armonioso, perfetto, degno di una statua di Fidia. Restai immobile ad ammirarlo. I pettorali ben disegnati, le areole del petto rosate, nè troppo grandi nè troppo piccole, il ventre piatto, le cosce slanciate e al contempo muscolose. Il ragazzo si stava sfilando anche le mutande. Si chinò nel gesto di togliersi gli slip, che sfilò dai piedi sollevandoli uno dopo l'altro. Stava di spalle rispetto a me e potevo osservarne le natiche dal bel disegno. Era davanti a uno specchio e potevo vederne la figura per intero dal retro, e il petto, il ventre ed i primi riccioli del pube riflessi nello specchio. Mi accorsi che la mia mano destra aveva cominciato ad andare su e giù sul mio sesso eccitatissimo. Guardavo il giovane dio che mi stava di fronte completamente esposto e, senza rendermene conto, mi masturbavo. Bastava che sentisse un gemito o un fruscio, bastava che si voltasse e, probabilmente, mi avrebbe scoperto. Ma non pensavo, in quel momento. Io non ero consapevole, ancora, dell'attrazione che i maschi esercitavano su di me. Non avevo mai fatto all'amore con un uomo, fino ad allora e, se me lo avessero chiesto, avrei risposto senza esitazioni di essere eterosessuale. In quel frangente, però, non mi ponevo questioni. La mia mano pareva viaggiare da sola.
Il ragazzo si stava lavando. Usava il lavandino per fare delle abluzioni all'intero corpo, data la mancanza di docce.
Alzò una gamba posandola sul bordo del lavandino e restando in precario equilibrio. Vidi che si passava il sapone tra le palle e si sciacquava meticolosamente. Si girò e ora potevo vederlo anche di fronte. Aveva un pene ben formato, in semierezione per le pulizie vigorose che gli aveva dedicato, e due testicoli che pendevano graziosamente. Anche i ricci del pube erano biondi, di un biondo ramato e meno chiaro di quello dei capelli.
Ora il ragazzo cercava di lavarsi in mezzo alle chiappe e stava in una posizione sbilanciata, con la testa rivolta parzialmente indietro, e le natiche spinte sul lavandino, il ventre contratto e il busto spinto in avanti. Era bellissimo e mi venne in mente che mi sarebbe piaciuto essere io a lavarlo, passandogli una mano saponosa tra le natiche superbe. A quel pensiero sentii arrivare l'orgasmo. Fiotti di sperma schizzarono fuori bagnando la porta del cesso. Vidi il mio seme colare viscido sulle stecche della porta, mentre ansimavo esausto.
Il ragazzo doveva aver sentito qualcosa, perché si era raddrizzato e guardava dalla mia parte.
Non potendo fare altrimenti, mi sono tirato sù i pantaloni e sono uscito cercando di assumere un'aria indifferente.
Il ragazzo mi ha guardato, un lieve sorriso aleggiava sulla sua bocca e gli occhi pure sorridevano. Verdi, aveva anche gli occhi verdi, notai.
"Fatta una sega?" mi disse inaspettatamente.
Io arrossii e balbettai qualcosa senza senso imboccando contemporaneamente l'uscita.
Ancora sconvolto per quello che mi era successo, camminavo veloce lungo il corridoio, quando incontrai Franco.
Franco era un ragazzo dell'Alto Adige, alto e biondissimo, con cui avevo fatto amicizia fin dal primo giorno in cui ero arrivato al reggimento. Lavorava in fureria e per questo era una delle prime persone che avevo incontrato in caserma. Mi aveva guardato con i suoi occhi chiari e mi aveva sorriso. Io avevo risposto al sorriso, avevamo scambiato quattro parole, ma poi ci eravamo incontrati di nuovo a mensa e ci eravamo trovati simpatici a vicenda. Lui mi aveva detto che al reggimento si sentiva solo, non aveva fraternizzato con nessuno, un po' per la sua aria da straniero, un po' perché trovava insulsi la maggior parte dei soldati. Eravamo usciti assieme un paio di sere, eravamo andati al cinema, insomma si stava profilando una buona amicizia.
Non appena ci incrociammo, Franco mi rivolse la parola. "Marco, stasera vieni a trovarmi in fureria. Ho avuto il permesso di dormire lì e ci tengo una brandina."
"Dormi in fureria?" dissi io. " Dormi da solo? Che fortunato!"
Lui sorrise con la sua bocca tutta denti e aggiunse "Sì, ho tutto l'ufficio a disposizione. Allora vieni a fare quattro chiacchiere?"
Risposi affermativamente e lo seguii con lo sguardo mentre, indaffarato, entrava nell'ufficio del tenente. L'averlo incontrato mi aveva calmato ed ero tornato sereno come al mio solito. Mi piaceva quel ragazzo, era colto e simpatico. Non era bello nel senso tradizionale della parola, ma la sua faccia era gradevole e la sua alta e magra figura aveva un che di sensuale che, inconsapevolmente, mi attirava.
Verso le nove di sera bussai alla porta della fureria e poco dopo sentii la chiave che girava e Franco, che si era chiuso dentro, fece capolino invitandomi a entrare. Aveva scostato di poco la porta ed era rimasto nascosco dal battente ma, una volta entrato, lo vidi e sgranai tanto d'occhi. Era praticamente nudo, portava solo un paio di slip bianchi molto ridotti. Sorrise vedendomi imbarazzato per la sua nudità e si scusò "E' molto caldo e mi sono spogliato, tanto ci chiudiamo dentro e nessuno mi vede".
"Io ti vedo" pensai. Ma non dissi niente e mi sedetti su una sedia. Franco era allegro e ben presto la conversazione assunse i soliti toni spigliati e divertenti. Prendevamo in giro gli ufficiali facendo loro il verso, e ironizzavamo sulla loro prosopopea, parlavamo di quello che ci era capitato nella giornata e io a un certo punto cominciai anche a recitare una poesia in tedesco che ricordavo a memoria e che anche Franco, che il tedesco lo parlava come prima lingua, conosceva bene. Il fatto che io conoscessi un po' di tedesco era stato uno dei motivi per cui avevo subito legato con Franco.
Franco si alzò stirandosi e mettendo così in evidenza il suo bel corpo. Gli slip sembravano sempre più piccoli e mi trovavo ad osservarli sempre con più insistenza.
"Vai vai, che la sai lunga!" replicò Franco. E poi aggiunse "Ti dispiace se mi stendo sulla brandina? Sposta la sedia e vienimi vicino".
Io obbedii spostandomi accanto alla sua branda, mentre lui si distendeva e mi guardava fisso con i suoi occhi chiari. Ci fu un istante di silenzio. Vedevo tutto il suo corpo di fronte a me, quasi mi venisse offerto, il suo corpo senza peli, solo con una lieve peluria biondissima sulle gambe e due ciuffi che spuntavano da sotto le ascelle. Notai, con un tuffo al cuore, che da sopra l'elastico degli slip era visibile l'attaccatura dei peli pubici. Credo di essermi eccitato e di avere provato l'impulso irresistibile di scostare quel piccolo indumento di cotone per scoprire il triangolo dei peli ricci e affondarvi le dita. Ma mi trattenni. Il corpo di Franco era molto bello, con un'ossatura robusta che sorreggeva tutta l'impalcatura di quel magnifico corpo giovanile. Le cosce erano lunghe e snelle e ora distinguevo al loro interno, in alto, una peluria un po' più scura, soffice, che prima non avevo notato. L'ombelico era scoperto e anche da lì si dipartiva una sottile freccia di peluzzi biondi che puntavano verso i segreti racchiusi nell'interno degli slip. Il petto, largo e ornato da due capezzoli che avrei voluto mordere, era assolutamente privo di peli, il volto era allungato e caratterizzato da una bocca grande sempre imbronciata, ma che ora mi sorrideva in modo provocante. Vidi una mano del mio amico che scorreva lungo il corpo toccando il seno, poi il fianco, il ventre, per fermarsi sul pube stringendo lievemente quel che aveva raccolto in pugno. Franco mormorò, con la sua voce più sensuale "E allora?"
"E' tardi, devo andare, ciao", balbettai scappando verso la porta che aprii d'un lampo.
Ero sconvolto ed ero arrabbiato. Arrabbiato con lui? No, sapevo che ero arrabbiato con me stesso, terribilmente arrabbiato. Corsi in camerata e mi spogliai di furia. Solo allora mi accorsi di avere una tremenda erezione e mi affrettai a coprirmi con il lenzuolo. Quella notte dormii malissimo, svegliandomi più o meno ogni ora. Al mattino seguente ci aspettava una levataccia preché il reggimento partiva per fare il campo. Saremmo restati una decina di giorni accampati in campagna, per effettuare delle esercitazioni.
Sapevo che se non riposavo un po', al mattino sarei stato distrutto e mi aspettava una giornata faticosa, ma non potevo farci niente. Il mio cervello continuava a lavorare, a rimuginare e andava anche mostrandomi quel che sarebbe potuto succedere e che non era successo. Colpa mia, colpa mia.
Il mattino successivo la sveglia fu anticipata a un'ora impossibile, grazie alla partenza per il campo.
Lavorammo tutto il giorno a caricare e scaricare i camion, poi il viaggio e un tratto a piedi, carichi come muli e, infine, costruimmo le tende dove per qualche tempo avremmo abitato. In ogni tenda alloggiavano sei militari ma, stranamente, noi eravamo solo in cinque. Quando arrivò il momento di coricarci, stendemmo i nostri sacchi a pelo sui giacigli approssimativi che avevamo preparato e ci stendemmo esausti. Non avremmo faticato certo a prender sonno. Infatti il silenzio calò rapidamente fra noi e già stavo addormentandomi, quando la tenda si aprì ed entrò il sesto soldato. Cercò di fare meno rumore possibile. Lo sentii mormorare "Scusate" e poi sentii qualcuno che si sistemava accanto a me che ero a un'estremità della tenda.
"Ehi, com'è che arrivi solo ora?" chiesi.
"Avevo da fare" fu la risposta.
"Ma chi sei?". Nella tenda, piazzata sotto gli alberi di un boschetto, era già buio pesto e non si vedeva un accidente.
"Forse ci siamo già incontrati" mi disse la voce del soldato che nel frattempo si stava stendendo accanto a me con un sospiro di sollievo.
"Davvero?" replicai io mezzo addormentato.
Un improvviso lampo di luce mi colpì in faccia. "Ehi! ma che fai?"
"Guardavo se era vera l'impressione che avevo avuto. Sì, sei proprio tu."
La luce della torcia elettrica si spense e lui continuò "Sei tu che mi ammiravi mentre mi lavavo, no?"
Io sobbalzai. Ora ero completamente sveglio. "Ma come ti viene in mente... che vuoi dire?" balbettai.
"Ma dai, mica mi scandalizzo se ti sei fatto una sega guardandomi". Lo sentii ridacchiare. Io non sapevo che dire, ero imbarazzato, ma stavo anche eccitandomi.
"Ma che vai immaginando. Sei presuntuosetto." Cercai di scherzare. Poi aggiunsi "Ma come ti chiami?"
"Mi chiamo Augusto" rispose lui.
" Ma che nome importante, che hai!"
"I miei genitori questo mi hanno messo. Vuoi sapere perché mi lavavo con tanta cura?"
"Dimmelo, se ci tieni. Ogni tanto mi lavo anch'io, sai?"
"Avevo un appuntamento con il mio amante"
Stavamo bisbigliando ed eravamo con le facce rivolte uno verso l'altro, piuttosto vicini. "Hai un amante?" dissi stupito dalla sua indifferenza nel rivelare una cosa tanto personale.
"Hai capito bene". Poi, dopo un attimo di silenzio, aggiunse "Senti, vuoi realizzare qualcuna delle fantasie che ieri sera il tuo cervellino formulava guardandomi? Io sono qui."
La sua faccia era vicinissima alla mia e sentivo il suo alito spirarmi sul volto. Ero scandalizzato, ma anche terribilmente attratto da Augusto. Il suo bel corpo ambrato era lì, steso accanto a me e lui spudoratamente mi faceva quelle dichiarazioni. Avevo perso l'occasione offertami da Franco, avrei rifiutato anche quella? Ma non riuscii a rispondere. Cominciavo anche a sudare per l'imbarazzo. Il mio silenzio, però, deve essere stato interpretato da Augusto come un assenso, perché sentii la sua bocca avvicinarsi alla mia e, dopo un attimo, sentii le sue labbra sulle mie. Un uomo mi stava baciando! Sentivo la morbidezza delle sue labbra e la sensazione che provavo mi piaceva. Restai immobile, lasciandomi baciare. Il suo alito era dolce e dopo un poco provai anch'io a premere le labbra sulle sue. Allora lui aprì la bocca e cominciò a toccarmi con la lingua. Erano rapidi tocchetti come se bussasse a una porta per farsi aprire. Io aprii un varco scostando le labbra e la sua lingua si unì alla mia. Era una sensazione di intimità che mi turbava ma mi piaceva moltissimo. Cercai di rispondere imitandolo e così le nostre lingue cominciarono un balletto toccandosi e ritraendosi. Anch'io, timidamente, introdussi la mia lingua dentro la sua bocca e lui la risucchiò in modo molto lascivo aspirandola con forza. Era la simulazione simbolica di un atto più intimo ancora, un atto che lui forse desiderava e a cui io, ancora, non avevo rivolto il pensiero.
Per un po' continuammo a baciarci, poi sentii una sua mano che mi carezzava il corpo e che si soffermava sulle natiche palpandole. Eravamo stesi di fianco e ci avvicinammo fino a premere i ventri l'uno sull'altro. Ora anch'io avevo iniziato a toccarlo ed esploravo il suo bel corpo quasi nudo carezzandolo. Sentii che si accostava sempre più fino ad incollarsi al mio corpo con il suo. Poi sentii che si allontanava e si sfilava le mutande e allora anch'io lo feci, imitandolo. Tornammo ad accostarci. Ora i nostri sessi erano eretti e premevano l'uno sull'altro. Non mi ero reso conto di quanto fossi eccitato, ma ora, sentendo il suo cazzo che turgido e durissimo si strusciava sul mio, persi tutta la mia timidezza e avvinghiai le gambe attorno ai suoi fianchi. Presi ad agitare il bacino come se lo stessi chiavando e colpivo il suo ventre con il mio cazzo premendo con tutte le mie forze. Lui rispondeva ed era come se i nostri corpi cercassero di penetrarsi per alleviare il desiderio che ci spronava. Intanto continuava a baciarmi sugli occhi, sulla bocca, sul mento mentre io rispondevo leccandogli la faccia e lasciandomi baciare. La danza che avevamo iniziato produsse il suo effetto e giunsi ben presto al culmine liberatorio spruzzando il mio seme in molti getti che restarono racchiusi nella morsa dei nostri corpi che non si scioglievano. Appena dopo un attimo, anche lui venne e sentii come un "flop" quando iniziò a bagnarmi con la sua sborra. Ora tra i nostri ventri c'era una gran quantità di sperma ed eravamo veramente impiastrati ben bene. Restammo ancora uniti a baciarci, poi ci scostammo. "Tieni un fazzolettino" mi disse lui gentile.
"Ci vorrebbe un telo da bagno" risposi scherzando.
Lo sentii ridacchiare. "Ma non penserai che sia finita qui!" aggiunse.
"Spero di no" risposi. "Ma non se ne accorgeranno gli altri?"
"Dormono come marmotte. Ma sai che non mi hai ancora detto come ti chiami?"
"Mi chiamo Marco. Un nome romano anche il mio, come vedi."
Intanto cercavamo alla meglio di ripulirci. Ora ci eravamo spogliati completamente ed eravamo nudi. Vedevo il suo corpo come una macchia un po' più chiara nell'uscurità che ci avvolgeva. Avrei voluto guardarlo, ma con gli altri che ci dormivano accanto, non era possibile. Allora cominciai ad esplorare il suo corpo con le mani. Gliele passai sul volto, sui capelli, poi scesi sul torace che non aveva molti peli e presi a stuzzicargli i piccoli capezzoli eretti e lo sentii sospirare di piacere. Poi scesi a toccare il ventre che era piatto ed elastico. Evitai la zona del pube e passai alle natiche che erano rotonde, piccole e bellissime, come sapevo per averle ammirate la sera precedente. Le palpavo agguantandole a piene mani e Augusto deve aver sorriso della mia insistenza, ma stava fermo, lasciandomi fare. Io continuavo ad esplorare, come se prendessi possesso di quel corpo che tanto mi aveva affascinato e che ora potevo toccare a mio piacere. Provai anche ad inserire una mano, di taglio, all'interno della fessura delle sue natiche e sentii che, in quel posto intimo, Augusto era umido forse di sudore. Toccai anche il suo buchetto ma poi, come se non potessi più aspettare, mi precipitai ad afferrargli il cazzo che, lo sapevo, era restato per tutto il tempo eretto e palpitante. Sentii in mano quello che avevo intuito: un membro solido, dalla circonferenza di tutto rispetto, un po' arcuato come il corno di un rinoceronte. Sentii Augusto gemere piano, mentre lo toccavo masturbandolo. Poi lo sentii sussurrare " Così mi fai venire".
Allora lo lasciai, ma mi sollevai cercando di non fare rumore , mi misi a cavalcioni su di lui con la testa verso i suoi piedi e mi chinai fino a prenderglielo in bocca.
Il suo cazzo aveva un buon sapore. La cappella era umida e sapeva di salato, mentre dai peli del pube potevo aspirare un odore pungente che mi attirava, tanto che mi ficcai in gola tutto quello che potevo, per affondare il naso tra il triangolo dei peli. Sentivo, intanto, che Augusto mi stava toccando masturbamdomi dolcemente e poi sentii la sua lingua che mi leccava. Stavamo facendo un sessantanove e trovavo la cosa straordinariamente eccitante. Mi ingozzavo affondando il suo bel cazzo giù per la gola e sentivo il piacere che si sprigionava dal mio membro succhiato abilmente dalla sua bocca. Ero diventato frenetico, volevo assaggiare il suo sperma, volevo sentirlo spruzzare in fondo alla mia gola e volevo che lui gustasse il mio.
Augusto si dava da fare anche con le mani e mi accarezzava le chiappe. Lo sentivo anche brancicare alla cieca attorno al mio buchetto, ma gli avrei permesso qualsiasi cosa, in quei momenti. In effetti non ci negammo niente. Io venni per primo imbrattandogli tutta la faccia, credo, perchè lui, dopo il mio primo schizzo, smise di succhiarmelo estraendolo dalla bocca. Mentre venivo in lunghi spruzzi liberatori, sentii che anche lui stava eiaculando, ma io volli inghiottire tutto il suo seme e ne sentii il sapore acido e metallico. Lo tenni in bocca fino alla fine succhiando e Augusto continuò ad alzare e abbassare il bacino come se mi chiavasse. Mi abbandonai su di lui, affondando il volto tra le sue cosce. Avevo le sue palle sul mento e dedicai anche a loro qualche leccatina. Poi mi alzai girandomi e tornai a distendermi su di lui con la bocca sulla sua bocca. Ma eravamo stanchi e in breve ci appisolammo abbracciati l'uno all'altro.
Non so per quanto tempo dormii. A un certo punto sentii di nuovo la sua bocca che mi baciava sul collo e, poi, la sua lingua che mi percorreva tutto il corpo scendendo verso il basso. La sentii indugiare sulle palle e cercare di insinuarsi ancora più sotto. Augusto mi sollevò le gambe e affondò il volto tra le mie chiappe. Mi sentii leccare proprio lì, sul buchetto e non potei fare a meno di emettere un gemito di piacere. La sua lingua scavava, insinuandosi e sprofondando e io provavo un piacere mai provato. Sentivo la voglia di appartenergli completamente, dovevo concedere ad Augusto tutto quello che desiderava, questo sarebbe stato anche il mio piacere. Sentii che i miei muscoli si rilassavano e cedevano alla spinta di un suo dito. Ora aveva un dito dentro di me e mi stava forzando anche con un secondo dito. Sentivo male, mi faceva male e glielo sussurrai. Lui ritrasse il secondo dito e prese a ruotare quello che era restato dentro. Ma provavo dolore. Avevo un buchetto molto stretto che non era abituato ad un simile trattamento. Allora Augusto riprese a leccarmi. Ora sì che era piacevole. Poi sentii che mi sollevava ancora di più le gambe e se le poggiava sulle spalle. Prese a premere il suo cazzo sul mio ano cercando di inserirsi. Sentivo un bruciore del demonio e, benché volessi assecondare i desideri di Augusto, continuavo a sussurrare "Ahi, ahi, smettila".
Ma lui mi carezzava le gambe e continuava a premere il suo sesso cercando di penetrarmi. "Ecco, ecco" lo sentii mormorare "ci siamo".
E, in effetti, parte della punta del suo cazzo doveva essere entrata. Cominciò allora ad estrarla e a spingere di nuovo, ogni volta un po' più a fondo, ma di pochi millimetri. Io sentivo sempre più male, ma stringevo i denti, sperando che facesse presto, che le mie difese cedessero per poterlo sentire tutto dentro di me. Augusto accelerava i colpi e, a un tratto, venne. Sentii il suo sperma che mi bagnava. Era venuto, per così dire, "bussando alla porta".
Io mi rilassai guardandolo. Era bellissimo, madido di sudore, con i capelli biondi attaccati alla fronte e la faccia che esprimeva sensualità e desiderio.
Mi resi conto, a un tratto, che lo vedevo. Non era più buio, tre o quattro torce elettriche erano puntate su di noi.
Volsi la testa e mi accorsi che ciascuno dei nostri compagni di tenda aveva una torca accesa stretta in una mano e il cazzo nell'altra.
Sentii una voce che gridava "Ragazzi, che spettacolo!" e un'altra "A quando il bis?"
Mi sentii morire, ma Augusto scoppiò in una risata così contagiosa che anch'io non potei fare a meno di unirmi a lui e anche tutti gli altri ci fecero eco.

 
Mio figlio al telefono
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 14 Agosto 2010 00:57

Ero appena tornata a casa con le buste della spesa, e chiamai mio figlio per farmi aiutare, ma lui dalla sua stanza al piano superiore mi rispose che era al telefono.
- Ti pareva...quando serve non c'è mai - pensai un po' scocciata. Prima di mettere a posto la spesa mi tolsi le scarpe come faccio di solito appena arrivo a casa - mi piace camminare scalza sul parqet - e poi andai a lavarmi le mani al bagno situato al piano superiore. vidi la porta della stanza da letto di mio figlio chiusa...che strano...non chiudeva mai la porta, si vede che stava telefonando ad una sua amichetta. Bè.. ero contenta. Mio figlio Marco, 18 anni appena compiuti a volte mi preoccupava un po', non lo vedevo mai con le ragazze, mai in discoteca...sempre immerso nello studio..d'accordo che aveva gli esami di maturità, però anche divertirsi fa bene! Appoggiai appena l'orecchio alla porta - lo so che non si fa, ma essere mamma autorizza anche le cose meno leali - e sentii Marco parlare con voce un po' sommessa e..sensuale. Wow! Allora era proprio come pensavo...la curiosità mi spinse a rimanere lì. Non so cosa dicesse lei dall'altra parte, sentivo solo lui:
- ..dai... se dici così mi ecciti, lo sai. Ehi, allora il mio bambino non pensava solo allo studio! Guardai dal buco della serratura: Marco era seduto sulla sedia a dondolo, il telefono in una mano, l'altra mano che si carezzava dolcemente il pacco sopra i pantaloncini della tuta. Provai un senso di fastidio... le ragazze serie fanno questo? Decisi di guardare e ascoltare!
- Sììì... sta diventando duro. Lo sto toccando piano, e immagino che sia la tua mano a farlo. Lo sai che mi piace quando mi accarezzi... Guarda che bozzo: ti piace? Allora la cosa era seria! Chissà da quanto durava la storia con questa ragazza.
- ...vuoi davvero che lo tiri fuori? Dimmelo... dimmi che lo vuoi... Ehi..mio figlio ci sapeva fare! Intanto lo vidi mettere la mano dentro i pantaloncini e stringere il pacco per un attimo, poi lo tirò fuori: era un cazzo di notevoli dimensioni: almeno 28 centimetri, bello largo e durissimo, la cappella era scoperta e lucida. Marco aveva gli occhi chiusi e mentre lo tirava fuori si leccava le labbra.. dovevo andarmene ma non ci riuscivo, volevo vedere a che punto si spingevano i due piccioncini.
- Eccolo. Guarda... è duro come piace a te. Guarda come me lo meno. La mia mano lo stringe: è caldo e pulsa per te. La mia mano sta andando su e giù. Vuoi leccarlo, vero? Dai, scendi... voglio che lo pompi.. Cosa?!?! Altro che verginello studioso. Che dovevo fare? entrare e farlo smettere? No, continuai a guardare ed ascoltare.
- Sììì...apri la bocca.. ciucciami la cappella gonfia, guardala. Ti piace vero? mmm... apri la bocca, tutta la bocca aperta, cosììì.. ora ciuccia, ciucciami il cazzo, dai, ahhh... pompami, pompami piano, piano. Mi stavo eccitando. Quel maiale di mio figlio mi stava facendo eccitare. Così mentre continuavo a guardare mi infilai una mano dentro le mutandine.
- Mi sto menando il cazzo al ritmo del tuo bocchino..così..dentro e fuori..dentro e fuori la tua bocca meravigliosa... sììì...sììì... Chissà cosa gli stava dicendo quella troietta dall'altra parte.
- Ora mi lecco ben bene il dito mentre mi ciucci, vuoi? Dimmi che lo vuoi, dimmelo, lo sai che mi piaci quando me lo chiedi. E detto fatto mio figlio iniziò a ciucciarsi il dito medio. teneva il cellulare con la spalla, una mano era davanti alla bocca che si ciucciava il dito medio e anche quello indice, l'altra mano continuava a menarsi il cazzo, piano piano, forse perché rischiava di sborrare subito?
- Lo vedi il mio dito bello bagnato? Dimmi dove lo vuoi... sììì... proprio lì te lo voglio mettere e non solo uno, due, tre.. li vuoi? Chissà dove li voleva la troietta. Io intanto me ne avevo ficcato uno nella fica bagnata e lo facevo girare dentro.
- Piegati, fammi vedere quel tuo culo da favola bello sodo. Sìì... ecco, ti infilo un dito nel culetto ma tu continua a ciucciare che mi fai morire così.. così.. fammi sentire come fai davvero quando mi ciucci. Metti qualcosa in bocca, voglio sentirti mentre mi pompi.. ahhh.. ahhh.. sì.. sì... E tu lo senti il mio dito nel culo? Davvero... allora ne metto un altro... lo senti così?... Ne vuoi tre allora!!! Ehi, la tipa di mio figlio era una troietta! tre dita nel culo? Decisi di provare..Mi inginocchiai davanti al buco della serratura e piano piano mi infilai tre dita nel culo volevo fare tutto quello che facevano loro..e in più io potevo vedere..mica male! Mio figlio intanto aveva aumentato il ritmo della sega...
- Sììì... dai così, continua...bene..mi fai morire lo sai, dai tutto fino in fondo..fino in fondo.. così... daii...ti stai penetrando il culo, vero? Fallo con tre dita e pensa che sono io... ciuccia, ciuccia così... No..aspetta che così mi fai sborrare..lo sai dove mi piace sborrare vero? Oddio...proprio adesso che stavo per venire doveva fermarsi? E dove gli piaceva sborrare?
- Sìì..nella tua bocca...facciamo 69, dai. Ti ciuccio anch'io, ti lecco e ti succhio. Mmm...porco! Però una leccata di fica me la sarei fatta fare volentieri anch'io... Ora Marco aveva infilato di nuovo il dito in bocca e se lo ciucciava con gusto... avrei voluto fosse il mio clitoride, lo so che è una porcata ma mi era venuta proprio voglia.
- Slurp.. slurp... lo senti come ti succhio? dai anche tu che sento la sborra salire. Ecco, la sento..il cazzo si gonfia. Ti succhio forte, tu ciucciami, ciucciami il cazzo, daiii... così.. così.. sale, sale. Sììì.. vengoooo.... vengooo.... Un fiotto di sborra uscì dal suo cazzo così forte che gli arrivò quasi sul collo, e ogni colpo che dava era un fiotto ulteriore..stava sborrando da Dio, e anch'io stavo abbandonandomi ad un orgasmo diverso..sìììì... sììì..con un dito nella fica e uno nel culo.
- Sììì... sììì... mmmm... sì. Dio quanto mi piace farlo con te, lo sai.. E' ancora duro, e il tuo? Quanta sborra è uscita? Avrei voluto assaggiarla tutta, lo sai, vero? E ora vorrei pulirti il cazzo.. leccandolo piano... e magari fartelo diventare duro di nuovo... Cosa??!!? Altro che troietta, mio figlio era al telefono con un altro ragazzo!! Tolsi la mano dalla fica e dal culo, mi tirai su e mi chiusi in bagno: ecco cosa si guadagna a studiare troppo!!

 
Il testamento di zio Tom
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 14 Agosto 2010 00:56

Da poco avevo appreso la notizia che lo zio Tom, fratello maggiore di mia madre era morto, la cosa mi aveva turbato un po’, perché se è vero che non vedevo lo zio da più di dieci anni, cioè da quando era venuto l’ultima volta in Italia, dato che viveva in America, è anche vero che gli volevo un sacco di bene, e spesso mi ispiravo a lui come modello di vita. Lo zio Tom (il suo vero nome era Tommaso) era un tipo veramente strano e divertente, aveva vissuto almeno a suo dire, delle esperienze fortissime, sin da quando lascio l’Italia, per cercare fortuna in America. E lì di fortuna ne ebbe tanta, a cominciare da quando appena arrivato in America, negli anni 50-60, sbancò un casinò di Las Vegas. Con i soldi della vincita, comprò una fattoria grandissima, che purtroppo ho visto solo una volta. Non so bene perché zio Tom non si sia mai sposato, è sempre stato un uomo bellissimo, affascinante, intelligente, buono e per di più ricco, che altro si può volere… comunque, zio Tom non ha mai avuto una moglie e soprattutto un erede, ed infatti l’unico erede all’apertura del testamento fui io, il suo unico nipote. Così a 25 anni divenni un uomo ricco al pari di zio Tom, che però quelle ricchezze, se le era guadagnate tutte. Andai subito in America per aprire il testamento, e per vendere la fattoria che non mi interessava tenere, ma all’apertura del testamento scoprì che zio Tom, mi aveva lasciato tutte le sue ricchezze, a condizione che le gestissi io direttamente, e quindi, non avrei potuto ne vendere le proprietà, ne tanto meno licenziare il personale. Nel testamento c’era scritta una frase che mi colpì diceva praticamente così: “Ciao Giovanni, d’ora in poi sarai John, segui il mio consiglio mi ringrazierai per tutta la vita”. Tornai subito in Italia per mettere a posto un po’ di cose e per chiedere ai miei di seguirmi, cosa che non fecero. Rientrato in America, mi recai presso la mia nuova casa… era molto più grande e più bella di come la ricordavo e soprattutto vi era un sacco di gente che da quel giorno era alle mie dipendenze. Uno dei miei nuovi dipendenti si chiamava Felipe ed era d’origine brasiliana, era clandestino, e abitava praticamente nella stessa casa dello zio, quindi anche nella mia stessa casa. Vi erano anche altri dipendenti che lavoravano in casa, ed anche donne, erano tutti una grande famiglia. Il primo giorno di quella nuova vita trascorse lento ed inesorabile, mi sentivo bene, a mio agio, quasi tutti parlavano l’italiano, questo lo aveva imposto zio Tom, ed era più facile per me inserirmi in quella nuova vita. Dopo una giornata di lavoro, nella quale non facevo un cazzo, ma impartivo solo ordini, ci sedemmo tutti a tavola per cenare, io con gli altri che vivevano sotto il mio tetto. Durante la cena Felipe, che era quello con cui avevo familiarizzato di più, non esitava a lanciarmi degli sguardi dolci, ed ogni volta che mi alzavo per prendere qualcosa, mi fissava in mezzo alle gambe, eppure non sembrava affatto gay, aveva un fisico forte e bellissimo. Dopo cena decisi di fare la doccia, ed ordinai alla domestica Ines, di portarmi della biancheria pulita e degli asciugamani in bagno. Lasciai perciò la porta del bagno aperta, per fare entrare Ines. Una volta in bagno mi tolsi la maglietta, i pantaloni, feci scivolare gli slip e mi infilai nella doccia. Ad un certo punto sentii un rumore, notai che la porta del bagno si era aperta, ed era entrato qualcuno, capì subito che non era Ines, perché l’ombra che vidi era quella di un ragazzo. Con mia sorpresa anche lui si denudò e si infilò nella doccia accanto la mia, capì che era Felipe, tornai a pensare al fatto che forse era gay, ne ero sempre più convinto e spaventato. Notai che non aveva chiuso la tenda della doccia, ed ogni tanto mi fissava con lo sguardo perduto, i nostri occhi si incrociavano qualche volta; non so che mi prese, ma a guardare quel ragazzo così bello e perfetto mi vennero delle strane voglie che non avevo mai avuto prima d’allora; il mio cazzo sembrava indurirsi, il desiderio di scopare in me aumentava, mi stavo eccitando come non mai. Felipe con la scusa di prendere lo shampoo aprì la tenda della mia doccia e con la mano mi sfiorò il cazzo, poi chiuse la porta a chiave, e si avvicinò a me, i nostri cazzi bagnati si sfiorarono, ed il nostro respiro si fece sempre piu' forte, piu' caldo, mentre continuavamo a fissarci. Eravamo lì nudi, bagnati, eccitati, improvvisamente Felipe prese l’iniziativa, e mi baciò appassionatamente, io lo spinsi contro il muro per allontanarlo da me, i nostri cazzi erano l'uno contro l'altro e si facevano sempre più grossi, mentre l'acqua delle docce scendeva ancora e copriva i rumori. Io continuai a ribellarmi, ma lui mi prese il cazzo in mano, e cominciò a menarmelo, l’eccitazione si impadronì dei miei sensi ed io gli ficcai la lingua in bocca, poi lo spinsi verso il basso premendo sulle sue spalle, capì che era il suo momento, si inginocchiò di fronte a me ed inizio a succhiarmi la cappella, fece entrare tutta la mia asta nella sua bocca, spompinava meravigliosamente, sembrava esperto, forse aveva fatto pratica con lo zio Tom. I miei testicoli a stento trattennero la sborra, subito raggiunsi un orgasmo di devastante intensita', il mio seme schizzò copiosamente nella sua bocca. Lo feci girare e mettere a pecora, gli leccai il buco del culo, e ci appoggiai un dito, con il quale cominciai a spingere. Il giovincello ci prese gusto. Allora raddoppiai la penetrazione, poi vi appoggia il mio cazzo. Il contatto del mio cazzo in tiro sul suo culo mi fece andar di fuori di testa, il mio cazzo divenne ancor più duro e mi sembrò che esplodesse, l'atmosfera era eccitante, ero completamente rapito dalla smania di possederlo. Appoggiai le sue gambe alle mie spalle, presi il mio uccello e lo portai verso il suo buchetto. Lo afferrai per i fianchi e lo penetrai, continuai a spingere e centimetro dopo centimetro l'asta scomparì dalla mia vista. Mi mossi lentamente, avanti, indietro, accelerai il movimento. Stavo per esplodere, non riuscì a contenermi, e finì per inondargli il culo Felipe ansimò. Gli ero ancora piantato in culo, in profondità. Poi gli levai il cazzo dal culo, e decisi che avrebbe dovuto godere anche lui. Quando mi inginocchiai per fargli un pompino, notai l’espressione del suo volto sbalordita, forse non era abituato a vedere il suo padrone con il suo cazzo in bocca, e perciò rimase di stucco, ma si riprese subito, anche se non riuscì a trattenersi dallo sborrare. Mi riempì la bocca con il suo seme, e subito dopo me la ripulì con la sua lingua, mi diede un bacio, e mi chiese se poteva dormire in camera con me. Nei giorni seguenti, scoprì che Felipe, era sposato con Fernanda, figlia di Ines, dalla quale aveva avuto anche 2 bambini, Leandro e Jose. La sera dopo si ripresentò la stessa scena della sera prima, anche se a farmi visita in bagno era venuta Fernanda con la sorella Maria. Appena entrarono in bagno io capì che l’eredità di zio Tom, non comprendeva solo terre e danaro, ma anche e soprattutto sesso.

 
In caserma
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 14 Agosto 2010 00:55

Ero un sergente di complemento di un reggimento di artiglieria pesante campale di stanza a Bologna e mi restavano solo alcuni mesi prima di terminare "la naja" e tornarmene, finalmente, a vestire i miei abiti di giovane professore di matematica.
Avevo, ormai, superato l'angoscia che mi aveva dato, all'inizio, il servizio militare che mi aveva strappato alla mia casa, alle mie abitudini, ai miei amici, per portarmi in un mondo per me del tutto nuovo.
Avevo stentato ad abituarmi al nuovo ambiente che allora reputavo sciocco e brutale, ma alla fine ci ero riuscito e, a pochi mesi dal termine di quella vita scandita da regole precise e, tutto sommato, poco impegnative, mi ero perfettamente adattato.
Quella mattina ero di "giornata" e stavo attraversando la camerata per vedere se tutto era a posto.
Nei gabinetti, di fronte ad un lavandino, c'erano due persone: uno era un ragazzo che avevo già notato per il suo aspetto.
Era particolarmente bello, con i capelli biondo scuro, il corpo robusto, la pelle ambrata di chi è molto vissuto all'aperto.
Mi pare che si chiamasse Salvatore.
Salvatore era completamente nudo e si stava sciacquando con foga di fronte ad un getto d'acqua scrosciante.
Non potei fare a meno di osservare le sue natiche più chiare del resto del corpo, ben formate e in rilievo.
Mi ero fermato ed ero anche imbarazzato.
L'altro ragazzo, appena mi notò, si avvicinò con l'aria ancor più imbarazzata della mia e mormorò
- Ma.... sergente... dice che stasera ha un appuntamento - e non potè evitare un sorrisetto.
Io, non sapendo che dire, cercai di fare l'indifferente e mi allontanai senza rispondere non senza, però, aver lanciato un'ultima occhiata al culo di Salvatore.
Sentivo dentro di me un languore, un'insoddisfazione, una mancanza, che rendevano incerto il mio passo.
Non riuscivo a spiegarmi perché fossi rimasto tanto turbato, ma quel giorno non doveva essere un giorno come gli altri e, presto, avrei scoperto cose che fino ad allora non avevo mai ammesso.
Mentre, più tardi, attraversavo il piazzale della caserma, mi si avvicinò Antonio, un soldato che reputavo un vero lavativo, uno che era difficile tenere occupato in uno qualsiasi dei lavoretti che normalmente impegnano i soldati di leva durante la giornata.
Era uno con cui bisognava combattere per evitare che si imboscasse continuamente.
Era un bel ragazzo, molto alto, piuttosto robusto, magari con una faccia da delinquente, ma con occhi furbi ed espressivi.
Antonio mi si affiancò e cominciò a camminarmi accanto, mentre diceva:
- Sergente, che fa di bello?
Lo guardai meravigliato per l'insolita socievolezza, risposi qualcosa.
Antonio continuava ad accompagnarmi mentre cercava di portare avanti una conversazione che seguivo distrattamente.
D'un tratto, però, drizzai le orecchie.
- Ecco, proprio in quei gabinetti. Mi aveva confessato di essere gay, diceva che si sentiva solo,
che lo evitavano... allora gli dissi: con me puoi fare tutto quello che vuoi. Lo crederebbe?
Quasi non voleva saperne.
Mi fece un pompino, proprio lì, nelle vecchie latrine, poi andò subito via. Io ero disponibile, sempre pronto.
Antonio mi guardava con una specie di ghigno sulla bocca troppo larga.
Perché mi raccontava quelle cose?
Chi gliele aveva chieste?
Lo lasciai frettolosamente e lo vedo ancora in mezzo al piazzale, mentre mi guarda allontanarmi.
Che voleva dirmi?
Non riuscivo a non immaginarlo mentre, con i pantaloni abbassati, si lasciava fare dal soldatino.
Chissà come lo aveva grosso.
-Al diavolo! Che mi prende? - pensai.
Rientrai nelle camerate e, mentre passavo di fronte agli uffici della Compagnia, che si trovavano subito prima dello stanzone dove erano alloggiate le brande dei soldati, intravidi Fritz che stava scrivendo a macchina.
Fritz era un giovane altoatesino che trovavo piuttosto simpatico. Eravamo diventati amici per una certa affinità di carattere e passavamo molto tempo a chiacchierare tra noi.
Scherzavamo spesso e tra noi era sorta una discreta intimità.
Lui era un bel ragazzo, biondissimo, dal volto un po' troppo lungo, ma capace di sfoggiare un sorriso smagliante che rasserenava e incuteva fiducia.
Appena mi scorse sulla soglia, fece sfoggio di uno dei suoi più bei sorrisi e mi gridò: - Komme, komme mit mir, gar schoene Spiele, spiele ich mit dir.
- Aspetta, -risposi. - Si tratta del re degli elfi di Goethe.
"Vieni ,vieni, con me, bei giochi giocherò io con te". Ma a che vuoi giocare?
- Non preoccupartene - rispose Fritz. -Senti, stasera, visto che siamo tutti e due di servizio, vieni qui a trovarmi. Ho un pacco che mi hanno mandato da casa.
- Volentieri. A stasera, allora.
Stare con Fritz aveva un effetto calmante e con quelle poche battute avevo quasi dimenticato l'angoscia che mi aveva preso dopo l'incontro con Antonio.
Verso le otto di sera mi presentai alla porta della fureria, che era chiusa.
Sentii girare la chiave, e il ciuffo biondissimo di Fritz si affacciò
-Entra, ti aspettavo.
Fritz era praticamente nudo, portava solo degli slip bianchi, non più nuovi e, pertanto, un po' flosci ed inalberava il suo più smagliante sorriso.
Osservando il suo corpo magrissimo, sostenuto da una robusta struttura ossea che spingeva da sotto la pelle come per mostrarsi in tutta la sua gloria,
dovevo avere un'espressione di manifesta meraviglia stampata sul volto.
- Di sera mi spoglio sempre, sai, io sono abituato a climi più freddi - si giustificò Fritz.
Superato il primo momento di imbarazzo, riprendemmo con i soliti scherzi e cominciammo a sparlare dei commilitoni.
Non potevo, tuttavia, evitare di guardare il mio amico con una certa intensità e, spesso, lo sguardo mi correva allo slip che mi pareva particolarmente rigonfio.
Ad un certo punto Fritz mi spiegò che lui aveva il permesso del capitano di dormire in Fureria e mi fece vedere la brandina che tutte le sere montava per smontarla, poi, al mattino.
Mentre parlava si sdraiò sulla branda in una posa molto invitante: teneva le gambe leggermente allargate, le sue splendide lunghissime gambe, le braccia abbandonate di fianco con le palme rivolte verso l'alto e gli occhi fissi nei miei.
Avrei voluto chiedergli
-Che stai facendo?- ma avevo il cuore che batteva forte e, quasi senza volerlo, mi chinai e gli toccai uno dei capezzoli.
Era duro e in rilievo e Fritz si lasciò sfuggire un sospiro.
Ritrassi subito la mano, ma lui mi fermò e la riportò sul suo petto.
Poi, sempre senza staccare lo sguardo dal mio, la fece scorrere sul suo corpo fino a poggiarla sul sesso che, sentii, si stava sollevando sotto la stoffa leggera dello slip.
Feci per ritrarmi, ma lui insistette nel mantenermi la mano dove l'aveva spinta.
Ero rosso in volto e sentivo un'emozione strana, mai provata, e sapevo che volevo continuare, che volevo carezzare il corpo di Fritz, che volevo stringerlo ed esplorarlo.
Un gran languore mi invadeva e quando Fritz mormorò, con il suo accento tedesco che trovavo così sexi
- Dai, vieni giù, abbracciami -, mi lasciai andare.
Mi lasciai andare perché seppi che era quello che volevo.
Fu quella la mia prima volta con un uomo e fu dolcissimo.
Fritz mi strinse tra le braccia e poggiò le labbra sulle mie.
Mi sentii rabbrividire mentre, pian piano, insinuava la sua lingua.
Avevo già baciato delle ragazze, senza grandi emozioni, devo dire, ma quella sera capii che avrei dovuto farlo con i ragazzi.
Le nostre mani non stavano ferme un attimo e ben presto i nostri due corpi, nudi, erano a stretto contatto l'uno con l'altro.
I nostri sessi si incontrarono e noi restammo un attimo immobili tenendoli uniti, poi riprendemmo ad agitarci e a baciarci.
La situazione era nelle mani di Fritz che prendeva l'iniziativa di far progredire gli eventi ed io lo imitavo pieno di riconoscenza per quello che andava mostrandomi.
Quando prese a leccarmi il sesso strappandomi mugolii che invano cercai di reprimere, volli provare anch'io con il suo e mi persi nella dolcezza della sua durissima verga.
Non credevo che un cazzo potesse essere così dolce e che il sorbirlo, umettarlo, ingoiarlo, potesse fornire sensazioni così sconvolgenti di possesso, di intimità sconfinata, di desiderio inesauribile.
Ma non voglio tediarvi con il dettagliato resoconto di quello che accadde quella notte, forse avrei dovuto sorvolare e non descrivere, dirò solo che provammo con grande entusiasmo tutte le combinazioni e che la sveglia ci sorprese teneramente allacciati e profondamente addormentati.
Non è mai più stato così, per me.
Quella prima volta è stata unica ed irripetibile.
Quella particolare giornata in caserma, che ho rivissuto dozzine di volte nella memoria, mi ha segnato per sempre e, da allora, nei corpi degli uomini ho sempre ricercato il mio Fritz.

 
La mia prima volta con un uomo
Racconti - Gay e omosessuali
Scritto da Mara Mora   
Sabato 14 Agosto 2010 00:55

Mi chiamo Luca ho 19 anni e vivo vicino a prato (campi). Vorrei raccontare la storia (vera) del mio primo rapporto sessuale, e di come sono diventato gay.
Fino dalla più tenera età ho sempre dimostrato voglie omosessuali, in quinta elementare infatti, iniziai a toccare e a fare una specie di sega al mio cane (un dalmata); alle medie iniziai a masturbarmi pensando ai miei compagni di pallavolo , che potevo vedere nudi tre volte a settimana con mia grande soddisfazione.
Con uno di questi, ebbi il mio primo coito, difatti molto innocentemente (più per vedere com'era) ci siamo fatti una sega per uno, e su mia richiesta lui mi infilò anche un dito in culo.
Fino ai 18 anni sono andato avanti a masturbandomi, poi tutto cambiò grazie all'avvento di INTERNET.
Tramite Internet infatti, ho iniziato a mettere annunci (per lo più andati a buca) ,fino a che non ho conosciuto lui : Luca. Mi approccio con un e-mail che mi invogliò moltissimo , dove mi disse che aveva 35 anni e che era attivo (doti da me richieste) e che poteva viaggiare.
Mi diede il suo numero e fissammo un incontro quella sera stessa : alle nove alla stazione di Firenze. Arrivai in anticipo , e lo vidi arrivare con la sua macchina : era un bel tipo, non troppo alto e con occhiali e pizzetto. Monto in macchina e mentre parlavamo di noi (io non ero interessato ,ma lui voleva un pò conoscermi prima) ,lo porto in un posto molto nascosto dove era impossibile che ci vedessero(un canneto).
Scendo di macchina ed andiamo nel canneto (non stavo più nella pelle),stende un telo per terra e mi abbraccia.
Dopo un bacetto, impaziente scesi subito verso il suo pacco pulsante. Slacciai i pantaloni e ne uscì fuori un bel pene , non ancora in totale erezione. Spalancai la bocca e melo feci spingere dentro : bellissimo.
Iniziai a succhiarglielo piano, gli lecco la cappella, lo masturbo un po' e poi mi avvento sui suoi coglioni, che presi in bocca. Dopo che ebbi ciucciato anche quelli, iniziai lentamente a leccargli il linguine, finchè non mi spinse violentemente verso il suo gran cazzo (che era lungo ma sporgente verso sinistra) che inizia a leccare meticolosamente.
Dopo un magistrale pompino gli dissi deciso che era ora di perdere la mia verginità e mi misi a pecora in modo che mi penetrasse.Iniziò a massaggiarmi il culo, fino a che , prima con un dito, poi con la lingua, iniziò a lubrificarmi il buchetto per poi infilarci dolcemente il cazzo. Il dolore all'inizio fu molto forte ,
ma dopo un minutino iniziai a sentire piacere e lo pregai di cambiare posizione. Mi misi a gambe all'aria e lui mi penetrò con forza ,masturbando contemporaneamente anche il mio cazzo : fù il paradiso.
Dopo una bellissima inculata, mi avvisò che stava per venire , e quindi gli presi subito il cazzo e melo cacciai dritto in bocca , dove mi sorprese una grande quantità di sborra da farmi strozzare. Mentre veniva, aumentò anche la mia eccitazione con delle frasi volgari del tipo 'prenditi la mia sborra troia' o 'succhia maiale' che mi fecero impazzire.
Prese quindi il mio cazzo che era semi- moscio in mano, ed iniziò a masturbarmi violentemente fino a farmi venire : fu bellissimo!
Rimanemmo per un quarto d'ora sdraiati per terra, con io la faccia sul suo cazzo e lui che mi massaggiava delicatamente il culo.
Da allora ho avuto altri due rapporti, ma non dimenticherò mai la mia prima volta con questo totale sconosciuto, conosciuto tramite Internet.

 
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