Maramora, Racconti, articoli, foto e video per adulti


Lesbiche

Ricca sezione dedicata alle donne che si raccontano di aver amato altre donne. Sensazioni puramente femminili che hanno messo da parte gli uomini per apprezzare le doti dello stesso sesso. tante esperienze lesbo raccontate tra queste righe che si aggiornano mensilmente per dare un archivio interminabile di racconti erotici lesbo da leggere ovunque, con un pc, un tablet o un cellulare collegato ad Internet! Storie lesbo subito pronte da leggere gratis.



Buone amiche
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Domenica 04 Settembre 2011 11:41

L'ho guardata dalla mia scrivania mentre studiava sul mio letto.
Veniva ogni settimana, qualche volta più volte la settimana.
Pensavo che fosse un artificio per intrecciare un flirt ma non volevo che la cosa avesse un seguito.
Era più divertente stare in sua compagnia e conversare con lei. Eravamo amiche da due anni.
Quell'anno eravamo diventate ancora più intime, ci confidavamo cose che precedentemente non avevamo mai detto ad altri amici.
Da alcuni mesi lo stuzzicarci l'un l'altro era divenuto sempre più qualcosa di simile al sesso.
Non sapevo cosa pensare quando mi sorrideva e mi toccava il braccio mentre flirtavamo.
Avveniva sempre in presenza di altri, in pubblico, e quindi era meno impegnativo.
Guardandola curva sul libro, così intenta nella lettura da non accorgersi che la fissavo, pensavo a come realmente si sentisse.
Ultimamente avevo avuto dei sogni che mi avevano fatto svegliare e mi avevano eccitato.
Proprio la notte passata avevo sognato di ballare con una donna con un vestito lungo, gonna, camicia e, surrealmente, un boa di piume nere.
Eravamo allacciati, gradualmente ci avvicinavamo sempre di più, poi lei mi tirava sempre più vicino.
Pigiavo le mie anche contro le sue mentre lei mi spingeva sul divano dietro a me.
Mi sono seduta bruscamente, e lei si è avvicinata tra le mie gambe, strofinandosi contro me, poi mi ha baciato profondamente. Stordita, ho messo la gamba sinistra dietro di lei, con difficoltà a causa della gonna che indossava.
E' scivolata tra le mie cosce e ha fatto correre le mani fino alle mie anche nude schiacciandosi contro di me.
Ho sentito che mi stavo bagnando, un calore fluiva dentro di me.
Le nostre bocche si sono aperte ancora di più, mi sono lamentata mentre faceva scivolare la mano sotto i miei vestiti, la lingua sensualmente nella mia bocca e le sue dita mi toccavano.
Allora mi sono svegliata confusa ed un po' allarmata.
Ricordavo solo i suoi capelli ricci lunghi e scuri che scendevano morbidamente sopra le orecchie e le sue labbra rosse.
Ho sussurrato dentro di me, sono gay?
Io?
In fondo il pensiero del sesso con una donna mi eccitava, o quanto meno eccitava il mio subconscio.
Più ci pensavo, seduta in quella stanza scarsamente illuminata, con le luci natalizie alla finestra appannata, e più l'idea mi entusiasmava.
Mi sono alzata, gettando da parte i fogli.
Sono andata alla finestra e vi ho appoggiato la fronte osservando il fiato che si condensava sul vetro ghiacciato.
Ho guardato le bianche betulle giù, lontano, e sono rabbrividita.
Ondeggiavano avanti ed indietro come ballerine ad un ritmo che non sentivo ed accennavano verso di me.
Ho aperto la finestra lasciando entrare l'aria gelata.
La brezza, che ha portato un profumo di terra bagnata, neve e vecchie foglie, ha scompigliato le carte sparse sulla scrivania.
Le colline erano quasi nere in lontananza e si stagliavano contro il cielo pieno di stelle brillanti.
Sono rimasta a fissare fuori della finestra, perdendomi nella fredda brezza che soffiava sulla mia pelle accaldata.
Quando mi sono accorta di tremare, mi sono sporta ed ho tirato a me la finestra per chiuderla.
Ritornata sul letto ho sentito un umidore tra le cosce e ho toccato per vedere di cosa si trattava.
Quando ho ritirato la mano, brillava leggermente nella morbida luce colorata.
Ho alzato uno dito alle mie labbra e l'ho leccato.
Col residuo di sale sulle labbra mi sono sdraiata e ho chiuso gli occhi.
Cosa prova una donna ad assaggiare gli umori di un'altra?
Stavo fantasticando. Ho immaginato di mettere le mani su soffici mammelle, capezzoli che domandano di essere morsicati, poi scendere lungo uno stomaco rotondo, di fianco alla fossetta dell'ombelico... nella curva tra forti cosce, le mie dita si sono fermate ad arricciare peli scuri, in uno strano umido e caldo familiare, un corpo che sospira e si inarca sotto le mie carezze.
Mentre la mia mente disegnava questa esperienza immaginaria, ho lasciato che la mia mano alzasse la camicia da notte arrotolando la stoffa sopra il seno scoprendo il mio monte.
Il fresco delle mie dita indagatrici ha fatto diventare i miei capezzoli più scuri, più duri.
Sentivo l'eco del gonfiore che mi chiamava ad andare più profondamente dentro di me e mi faceva respirare con più affanno.
Nella mia mente mi sono mossa sul letto, le mie labbra hanno seguito le curve della donna anonima che stava sotto di me.
Non l'ho vista in faccia, solo una piccola parte del suo corpo, delle ombre misteriose quanto il suo sesso.
Ho carezzato il suo corpo, sentivo la scala delle costole sotto la sua pelle tesa, il loro salire e scendere all'aumentare delle mie attenzioni.
Ho abbassato la bocca all'intersezione delle sue cosce mentre le mie mani le lisciano, mentre mi abbassavo ad assaggiarla le sue cosce si sono separate.
Ho guardato furtivamente le pieghe color rosa ed i peli che vi brillavano sopra, le ho fatte aprire di più con le mani per vedere l'umido che vi si nascondeva.
Il suo profumo mi ha ricordato il muschio e vagamente il mare.
L'ho assaggiato sulla lingua, sentivo il mio corpo rispondere ai suoi bassi lamenti.
Ho portato i suoi lisci polpacci sopra le mie spalle e ho lasciato che la sua risposta guidasse i miei movimenti.
Sotto le mie labbra ho sentito la sua febbricitante pelle tremare, le sue gambe rabbrividivano sulle mie braccia.
La sua testa era gettata indietro, il suo respiro si stava trasformando in un rantolo.
Aveva gettato un braccio dietro di lei ed aveva afferrato la spalliera del letto, tremava e gemeva sempre più.
Assaporavo i suoi movimenti e li godevo, ogni lamento mi portava un godimento intenso.
Nel mio letto ho serrato le labbra per soffocare il mio forte gemito che nella mia immaginazione corrispondeva al suo orgasmo.
I miei occhi erano serrati, allora li ho aperti con un sospiro, rilassandomi di nuovo nel calore delle coperte.
Il sonno è venuto rapidamente e ho sognato cose e persone che erano scomparse dalla mia mente mentre attendevo l'arrivo del mattino, ma mi lasciava con un senso di desiderio inadempiuto.
Non ricordo altre scene con la donna dai capelli neri.
La mattina seguente mi sono trovata a guardare la mia partner di studio.
Stava girando le pagine di un libro dalla rilegatura spessa, scarabocchiando sopra la letteratura del 1800. Ho preso il mio walkman, ho tolto una cassetta e ne ho inserita un'altra.
Ho schiacciato "Play", sapevo che la musica la disturbava ma sapevo anche perché lo stavo facendo.
Volevo parlare.
Quando le prime note sono partite, ha alzato la testa dal libro interrogativamente. Ho sorriso e ho domandato
"Pensi di poter interrompere lo studio per qualche minuto?"
"Sicuramente. Ha avanzato qualche bibita? La mia gola è assassinata da queste sigarette."
"Sì, coca cola o ginger ale. Cosa preferisci?"
Ho aperto il frigorifero attendendo la sua risposta.
"Ginger ale."
Ho preso la bottiglia di plastica e ne ho versato un po' in un boccale.
La schiuma è salita traboccando da ogni lato, mi ha bagnato un dito e sopra pensiero l'ho succhiato via dal dito.
Ho notato che mi guardava stranamente.
Veramente stranamente non era la parola giusta.
Sembrava più verosimilmente che affiorasse una percezione.
Ma non ne ero molto sicura.
Mi sono alzata dalla sedia e gli ho porto la tazza girandola per permettergli di afferrare il manico.
Invece di prenderlo ha lasciato che la sua mano scivolasse sopra la mia.
Sono rimasta così presso il letto, trattenendo la tazza, incerta su cosa fare.
Ho sorriso nervosamente, inumidendo le labbra con la lingua.
Ha lasciato che la sua mano si attardasse ancora un po', io ero dolorosamente consapevole del suo corpo caldo e della sottile morbidezza della punta di un dito che schiacciava la mia mano.
Ha preso il boccale e ne ha bevuto un sorso, mantenendo gli occhi fissi sul mio viso.
Non sono tornata a sedermi immediatamente ma ho aspettato un momento osservandola.
Quando la sua lingua è uscita e ha leccato i bordi della bocca ho provato la sgradevole sensazione del mio cuore che accelerava e dei palmi delle mani che diventavano umidi.
Oh Dio, ero così incerta.
Forse era la mia mente in subbuglio che interpretava male le sue azioni, non volevo fare una mossa sciocca e perdere la sua amicizia.
Mi ha tenuto d'occhio e, leccandosi le labbra, ha mimato quanto avevo fatto io.
Ha allungato un braccio e ha appoggiato la tazza sulla scrivania, poi si è ricomposta sul letto, seduta a gambe incrociate e le mani sotto il mento.
"Perché non ti siedi sul letto?"

Senza pensarci sono salita sul mio letto e mi sono seduta vicino a lei. Lei si è raggomitolata poi si è allungata di nuovo, nei frattempo ha ripreso il libro ed è tornata a leggere da dove si era interrotta.
I capelli cadevano davanti coprendo il suo profilo.
L'ho guardata là seduta, i capelli brillanti sparsi sulle spalle, la pallida pelle della parte posteriore del collo in vista e l'orlo della camicia che era salito a scoprirle il torso.
Prima di poter pensare a quello che stavo facendo, mi ero chinata in avanti, avevo preso il suo viso fino a girarlo e la baciavo profondamente.
Dentro di me sono rimasta scioccata, ho preso il libro e l'ho spinto via. Non ha protestato, ma invece mi ha attirato più vicino.
La sua bocca, la lingua, il profumo, i capelli, i seni era tutto ciò di cui ero consapevole.
Le mie mani erano sotto la sua camicia, la tiravano su, sopra la sua testa, scapigliando i suoi capelli lucenti. Ha alzato le braccia al soffitto mentre io gli sganciavo il reggiseno ed accarezzavo la geografia della sua schiena se così posso dire.
Il pezzo di nailon e merletto è stato gettato sul pavimento insieme alla camicia e presto lo è stato anche il resto dei suoi vestiti.
Le sue labbra si sono atteggiate ad un sorriso furtivo, mi guardava, seduta sulla coperta, a gambe aperte.
"Allora, ti piace quello che vedi?" ha bisbigliato, poi si è chinata verso di me.
Il tempo di aprire gli occhi ed anch'io ero nuda. Mi ha abbracciato e mi ha tirata sul letto.
Ci siamo sdraiate vicine sentendo ciascuno il calore del corpo dell'altra dove le nostre anche e le nostre costole si toccavano.
La mia mano ha strisciato sulle sue costole, nell'avvallamento della sua vita, poi su sulla sua anca, giù per la coscia.
Al mio tocco si è girata a fronteggiarmi e ha aperto le gambe facendone penzolare una giù dal materasso.
Ho scoperto ben presto che era eccitata quanto lo ero io,.
Ho trattenuto il fiato mentre la toccavo, spingendo cautamente un dito dentro di lei, sentendo il calore e l'umidità avvolgermi.
Ne ho inserito un altro e l'ho accarezzata ritmicamente, osservandola spingere avanti e indietro contro la mia mano.
Qualche cosa si stava scaldando dentro di me, mi sono sentita rilassare.
Mi sono curvata sul suo corpo sdraiato a prendere un capezzolo.
L'ho preso in bocca succhiandolo dolcemente per farlo diventare più duro, aumentando la pressione con un leggero morso che l'ha fatta rabbrividire, facendogli emettere un breve "sì."
L'ho succhiata come fa un bambino sentendolo diventare sempre più duro tra le mie labbra.
Ho mosso la mia mano all'interno, scivolando nel suo umidore, carezzando le sue labbra, su fino al suo centro, poi giù di nuovo, poi su.
Ho lasciato che le mie dita scivolassero in cima alle pieghe e ho fottuto leggermente la protuberanza.
E' rabbrividita intensamente e ha spinto verso di me.
Si era completamente aperta sul letto, la sua bocca si apriva per respirare poi si chiudeva per reprimere i lamenti.
Le sue guance erano diventate rosa e contrastavano con la bianchezza del resto della faccia.
Mi sono spinta più in basso su di lei, poi ho separato le sue gambe tenendo un polpaccio in ogni mano, sentendo i suoi muscoli tendersi mentre la succhiavo.
Aveva abbandonato tutte le sue pretese di modestia e ora si lamentava apertamente.
Mi piaceva quel suono.
Si è spinta contro di me cercando di farmi entrare ancora di più e dargli una soddisfazione immediata.
Mi sono sentita scivolare alla fine del letto insieme al piumone e la coperta.
Riguadagnando la mia posizione, l'ho forzata a indietreggiare e ho fatto una pausa per sorridergli.
Frustrata, ha ringhiato e mi ha detto severamente
"Io non comincerei un lavoro per poi lasciarlo incompleto."
Ho riso ed ho risposto pizzicandola.
Ha strillato poi si è acquietata mentre io riprendevo.
La saliva sulle mie labbra era scesa fino al mento portandomi ricordi di pranzi natalizi.
Ho respinto i ricordi concentrandomi sui suoni che riempivano la piccola stanza.
Facendolo ho sentito un comprensibile umido tra le cosce mentre mi avvicinavo ancora di più a lei.
La mia pelle strisciava su di lei tirando le pieghe sensibili avanti ed indietro.
Sono rimasta senza fiato stringendo la presa sulle sue gambe.
Ho chiuso gli occhi e mi sono forzata a concentrarmi solo su di lei.
Ora si muoveva regolarmente ad incontrarmi, il suo movimento ed il piacere aumentava al culmine.
Il suo grido non poteva passare inosservato a me, e sono sicura anche ai miei vicini.
Il suo orgasmo è stato glorioso, come la sua espressione.
Ha vibrato e poi si è rilassata, si è alzata, mi ha preso tra le braccia e mi ha stretta.
L'ho baciata dolcemente sulla bocca facendo in modo che assaggiasse il suo sapore.
Mi ha leccato le labbra e ha sorriso trascinandomi con lei sul letto.
Ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonata alle sue attenzioni...

 
Vacanza
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Domenica 31 Luglio 2011 23:21

"Buon compleanno, tesoro."
Quando apro gli occhi vedo la mamma con la torta in mano e le candeline accese, papà sta aprendo le persiane e di Matteo, per fortuna, non c'è traccia.
La mamma si avvicina ed io spengo le candeline con un soffio.
Sono raggiante e non vedo l'ora di aprire i pacchetti, salto giù dal letto e mi vesto, poi raggiungo gli altri per la colazione: caffelatte, spremuta d'arancia e, naturalmente, la torta.

"Non posso andare al campeggio con Matteo?"
Matteo mi lancia un'occhiataccia, ma io faccio finta di niente.
"Matilde ne abbiamo già parlato, Matteo va al campeggio con i suoi amici e papà ed io andiamo a festeggiare il nostro anniversario, non vorrai mica venire con noi?"
"Uffa, ma potrei andare con Matteo."
"Non esiste, non voglio mica fare il babysitter" brontola mio fratello.
"Sei troppo piccola" dice la mamma accarezzandomi la guancia.
"Beh, Matteo mica poi è così grande, ha solo due anni più di me"
"Sì ma sono un maschio, quindi taci."
"E io non sono più una bambina, ho appena compiuto diciotto anni".
"Coraggio, Matilde, taglia la torta che la vogliamo assaggiare".
Papà è bravo, non interviene mai in queste discussioni, ma accidenti, non prende neppure le mie parti.

Finita la colazione papà e mamma vanno in ufficio, io me ne vado in camera mia e quel rompiscatole di mio fratello si toglie dalle scatole.
La scuola è già finita e per i miei è l'ultima giornata di lavoro prima delle vacanze. La mamma è ingegnere, credo che costruisca case o qualcosa del genere, papà è avvocato, è molto in gamba e vince sempre, beh, quasi sempre.

Quest'anno festeggiano il loro ventesimo anniversario di nozze e si sono regalati un viaggio alle Maldive, mica male, certo che non voglio andare con loro, o meglio, non mi dispiacerebbe andare alle Maldive, ma capisco che vogliano stare un po' da soli, d'altronde con un rompiballe come mio fratello tra i piedi tutti vorrebbero stare da soli.

E così mi spediscono dalla zia Mara, beh, non è proprio mia zia, è una lontana parente di papà, ma tutti la chiamiamo zia, così, per non farla sentire un'estranea al pranzo di Natale e cose del genere.
Non è che non mi vada andare da lei, è che avrei preferito fare le vacanze al campeggio, sicuramente c'è da divertirsi di più, avrei fatto un sacco di amicizie, sarei andata a dormire tardi la sera, libertà insomma.

La mamma dice che non mi lascia andare in vacanza da sola, e nemmeno con Matteo, dice che è pericoloso per una ragazza girare da sola, lei vede pericoli dappertutto, è esagerata, io non sono mica scema e poi mi so difendere.

Oggi viene a trovarmi Elena, pranza qui da me e poi andiamo al cinema, è l'ultimo giorno che ci vediamo, domani parto e non ci vediamo fino a settembre. Esco a comprare un giornale, così vedo che film ci sono in giro.

Quando torno Elena è già arrivata e sta parlando in giardino con Matteo, quel deficiente di mio fratello le muore dietro, ma lui ha troppi brufoli, ed Elena gli parla insieme solo perché è mia amica, sennò neanche lo vedrebbe.
"Smamma, io ed Elena vogliamo rimanere sole."
"Veramente mi ha appena offerto un'aranciata", risponde lei.
"Bravo, allora fanne due, ne prendo una anch'io", faccio io sfoderando un sorrisetto.

Quando Matteo si allontana, dico ad Elena: "Devi scusarlo, è cotto di te."
"Figurati", fa lei, "Non ti preoccupare, ci sono abituata."
Elena è la più carina della classe, tutti i ragazzi le vanno dietro e lei li fa morire perché è gentile con tutti, e così tutti credono di avere qualche speranza.
Elena è anche l'unica di noi ad avere un ragazzo, cioè, il ragazzo ce l'abbiamo anche noi, ma lei ci è già andata a letto.

Lei dice che è una cosa fantastica, bellissima, ma io non mi sento ancora pronta, cioè, non so, con Marco, il mio ragazzo, ne abbiamo parlato un sacco di volte, lui vorrebbe farlo, ma io non sono convinta, io gli voglio bene e lui mi piace, ma se poi ci lasciamo non so come mi sentirei, certo se rimanessimo insieme per sempre potrei già farlo, ma non sono sicura di volelo sposare, è troppo presto per decidere una cosa del genere, il matrimonio, voglio dire, e così finisco per rimandare l'altra cosa.

Per Elena è una cosa naturale e per lei non è un problema se con il suo ragazzo dovesse finire, dice che il sesso è una cosa normalissima, che fa parte della nostra vita come mangiare e dormire, vorrei essere come lei.

"Era ora, sei andato a raccogliere le arance in Sicilia?" chiedo a mio fratello che finalmente ci porta le aranciate.
Elena si mette a ridere e Matteo diventa tutto rosso.
"Scusate, non trovavo la caraffa", fa lui imbarazzatissimo.
"Grazie, ma adesso vogliamo rimanere sole."
Matteo mi fa un sacco di dispetti e così quando c'è Elena ne approfitto e lo tratto malissimo, ovviamente, quando poi lei se ne va, lui vorrebbe farmela pagare, ma io lo minaccio di non invitarla più a casa nostra e così se ne sta bravo.

Quando Matteo si allontana, chiedo ad Elena: "Allora, com'è andata ieri sera?"
"Benissimo, quando i miei sono usciti ho telefonato a Francesco che è arrivato quasi subito, siamo andati a mangiare una pizza e poi siamo tornati a casa mia."
"E dopo?"
"Dopo abbiamo fatto l'amore."
"Sul letto dei tuoi?"
"No, vuoi scherzare? Se ne accorgerebbero. Ci siamo messi sul tappeto della mia camera."
"E come è stato?"

"Bellissimo, abbiamo messo su della musica e lasciato acceso solo l'abat-jour, è stato molto romantico, Francesco è dolcissimo."
"Ma non ti ha fatto male?"
"Ma no, fa male solo la prima volta e, nel mio caso, neanche molto, le altre volte non è più doloroso, poi basta trovare un ragazzo dolce come il mio Francesco e tutto viene molto naturale."
"Sarà come dici tu, ma io ho paura di pentirmene dopo, una volta che l'hai fatto non puoi più tornare indietro."
"Non vorrai dirmi che credi a quelle storie sull'importanza della verginità, che bisogna arrivare vergini al matrimonio e cose del genere?"

"No, assolutamente, non è questo, è che... Mah, non so nemmeno io cos'è, forse semplicemente non ho trovato il ragazzo giusto, quello che mi fa stare bene, Marco è simpatico, ma ha troppa fretta. Mercoledì pomeriggio è venuto a prendermi per andare al cinema, io dovevo ancora cambiarmi e gli ho detto di aspettarmi in salotto, invece lui è entrato in camera mia mentre mi stavo vestendo e ha cominciato a baciarmi e a toccarmi, per fortuna Matteo ha fatto un po' di casino in camera sua alzando il volume dello stereo e così è uscito di corsa dalla mia stanza, probabilmente pensava che in casa non ci fosse nessuno."

"Ma ti dava fastidio quello che faceva?"
"No, anzi, mi sono spaventata perché se Matteo non avesse fatto rumore probabilmente non sarei riuscita a fermarlo."
"E allora? Guarda che non ci sarebbe stato nulla di male, devi lasciarti andare, chiudere gli occhi e non pensare più a niente."
"Hai ragione, forse dovrei fare come dici tu, ma ho una paura tremenda."
"Ed io ho una fame tremenda, quando si mangia?"
"Adesso che mi ci fai pensare ho fame anch'io, andiamo in cucina, mia madre ci ha lasciato tutto pronto."

Dopo mangiato ci chiudiamo in camera mia a chiacchierare ancora un po' prima di uscire.
Parlerei delle ore con Elena, ci raccontiamo tutto e ci confidiamo tutte le nostre esperienze.
Nel pomeriggio andiamo al cinema e quando usciamo ci prendiamo un gelato, poi ci salutiamo.
"Allora domani parti?"
"Sì, non ci vedremo per tre settimane, non voglio partire, voglio restare qui con te."
"Dai, non fare così, vedrai che ti divertirai e al ritorno mi racconti tutto, scommetto che tua zia è simpatica."
"Quando torno ti chiamo subito."
"OK, aspetto la tua telefonata."

Il mattino dopo c'è una grande confusione: i bagagli da caricare, Matteo che deve prendere il treno e quasi dimentica la tenda, la mamma che mi urla di sbrigarmi e il telefono che squilla.
Il viaggio è un po' noioso, mi sembra di non arrivare più.

Finalmente dopo parecchie ore siamo a casa della zia.
Ci viene incontro indossando un grembiule bianco tutto macchiato di colori, papà mi ha detto che nel tempo libero dipinge.
"Scusate l'abbigliamento, ero in laboratorio."
"Com'è giovane", penso, "ed è anche carina, chissà perché me l'immaginavo vecchia e brutta, magari è pure simpatica."
"Entrate, vi preparo una tazza di the, o preferite qualcos'altro?"
"Magari un caffé", dice la mamma.
"Caffé anche per me", risponde papà.

"E tu Matilde?"
"Che bel sorriso che ha" penso.
"Per me va benissimo il the."
"Ma se non lo bevi mai?", fanno in coro mamma e papà.
"Beh, oggi mi va il the."
"Valle a capire queste ragazzine" dice la mamma ridendo.

La casa della zia è in campagna, è molto grande ed è circondata da prati fioriti e alberi di pesche e mele, fuori c'è una terrazza con un dondolo ed un tavolino con delle sedie in legno, sicuramente è un posto molto tranquillo.
La sera la mamma e la zia preparano la cena, mentre io e papà andiamo a fare un giro nei paraggi e facciamo conoscenza di Arturo, il gatto di casa, intento a cacciare un grillo.

Dopo cena i miei vogliono subito rimettersi in viaggio, l'indomani hanno l'aereo per le Maldive e non possono fermarsi a dormire.
Rimaniamo sole, e devo dire che la cosa non mi dispiace, la zia sembra simpatica.
"Senti zia, mi faresti vedere il tuo laboratorio? Papà mi ha detto che dipingi, il prossimo anno finisco il liceo e vorrei iscrivermi ad Architettura".
"Va bene, ma a una condizione, che non mi chiami zia, mi fa sentire vecchia ed io ho solo 26 anni, Mara andrà benissimo."
"D'accordo."

Il laboratorio è una stanza enorme con cavalletti e tele, ci sono colori e pennelli dappertutto, c'è un gran disordine ma è molto bello.
Prima di andare a dormire la zia, cioè Mara, prepara una tisana.
"Abiti qui tutto l'anno?", le chiedo.
"No, vengo qui solo in estate, il resto dell'anno lo passo in città dove lavoro."
"Passi le vacanze da sola?"
"Di solito invito qualche amica, ma quest'anno sono tutte all'estero."
"Vorrei andare a dormire, sono un po' stanca, sai, il viaggio."
"Certo, ti faccio vedere la tua stanza."

Giunte davanti ad una porta si avvicina e mi dà un bacio sulla guancia.
"Buonanotte, Matilde, io vado a farmi una doccia."
I suoi capelli mi sfiorano il viso e sento il suo profumo.
Il bagno è di fronte alla mia stanza, lei si spoglia senza chiudere la porta, io rimango a guardarla, è bellissima, con quel seno poi, vorrei averlo io così.
Il rumore dell'acqua mi fa addormentare ed io sogno prati, fiori e mucche colorate.

Un profumo di torta appena sfornata mi sveglia ed affamata vado in cucina dove Mara sta già facendo colazione.
"Buongiorno Matilde, hai fame?"
"Molta", dico io e mi butto su una fetta di torta.
"Hai dormito bene? Il materasso è un po' duro."
"Ho dormito come un sasso, mi ha svegliata il profumo della torta, sono molto golosa."

"Bene, lo sono anch'io, così ci faremo delle scorpacciate di dolci. Io vado in laboratorio, tu fai pure quello che preferisci."
"Vorrei venire a vederti dipingere, posso?"
"Certo, vieni pure."

Molte tele ritraggono nudi femminili, sono molto belli.
"Sono le mie amiche", dice lei indovinando quello che mi sto chiedendo.
"Anzi, ho proprio finito ieri un ritratto, vorresti posare tu per me?"
Io divento rossa e non so bene cosa dire, quei quadri mi piacciono, però mi vergogno un po' all'idea di spogliarmi davanti a lei. Glielo dico.
"Non c'è nulla di cui vergognarsi, è arte ed il nudo è qualcosa di bello e naturale."
"Ha ragione", penso e così mi lascio convincere.

Mi spoglio e mi siedo sulla sedia che mi indica, dopo i primi imbarazzi mi sento più disinvolta ed alla fine della giornata mi sembra la cosa più naturale di questo mondo.
La sera a cena ridiamo molto e dopo la tisana con il miele io vado a dormire e lei a fare la doccia.

Ci diamo la buonanotte con un bacio sulla guancia, la sua è morbida e profumata, poi la osservo che si infila sotto la doccia, non riesco a smettere di guardarla.

La mattina dopo mi sveglio di buon umore, quando vado a fare colazione non la vedo, mangio e vado in laboratorio dove la trovo mentre sistema le sue tele.
" Ecco la mia modella preferita, buongiorno Matilde, hai fatto colazione?", mi chiede allegra.
"Sì, ho mangiato due fette di torta", rispondo spogliandomi e sedendomi.
Lei si avvicina per sistemarmi i capelli, sento il suo profumo e la sua mano morbida mi sfiora la guancia.

Il cuore mi batte forte, lei mi guarda e vorrei che mi baciasse, invece mi sorride e ricomincia a dipingere.
"E' quasi mezzogiorno, direi che è ora di andare a prepararci qualcosa da mangiare, che ne dici?"
"Va bene, ma prima posso vedere come sta venendo il ritratto?"
"D'accordo, ma tieni conto che non è ancora finito, quindi nessuna critica."
Mi avvicino alla tela.
"Ma è più bella di me."
"Non è vero, è uguale a te, sei tu che sei bella".

Mi giro e la guardo negli occhi, lei mi sorride e mi accarezza i capelli, le prendo la mano e gliela bacio, ricomincia ad accarezzarmi, mi sfiora le spalle e poi il seno, la abbraccio e sento il calore della sua pelle.
"Rivestiti che andiamo a mangiare."
Io non vorrei smettere, ho paura che se perdiamo questo momento, dopo finirà tutto.

"Restiamo ancora un po'."
"Abbiamo tutto il pomeriggio per noi, oggi non lavoro più."
Mangiamo un'insalata e della frutta, poi ci sediamo sul dondolo in veranda.
Appoggio la testa sulle sue gambe.
Mi accarezza i capelli, io chiudo gli occhi.
"Non voglio fare qualcosa che non ti va."
"Mi piacciono le tue carezze, continua, per favore."

Le sue mani scendono sul mio corpo, mi tocca il seno e poi le gambe.
Io vorrei che mi toccasse dappertutto, ma lei sembra ancora incerta.
Mi sollevo e le sfioro le labbra con la mia bocca, ci baciamo e quando schiudo le mie labbra sento la sua lingua che cerca la mia. Poi si ferma e si stacca da me.
"Forse dovremmo fermarci qui."
"Io voglio continuare."
"Allora è meglio entrare in casa."

Andiamo nella sua camera da letto, ci spogliamo e ci sdraiamo, poi ricomincia ad accarezzarmi ed io mi lascio andare, come mi aveva detto Elena.
Mi tocca il seno e me lo bacia, mi succhia i capezzoli, mi lecca il collo ed il viso, poi mi bacia sulla bocca, mi accarezza le cosce ed io apro le gambe, incomincia a leccarmi tra le gambe ed io non penso più a nulla.
Mi bacia e mi accarezza dappertutto, vorrei che non si fermasse più.
All'improvviso il battito cardiaco accelera ed il respiro si fa affannoso, finché i miei muscoli vaginali si contraggono ed un piacere immenso mi avvolge completamente.

Rimaniamo sdraiate alcuni minuti, poi le dico: "Voglio baciarti anch'io."
E così comincio a leccarle il seno, poi scendo lungo il suo corpo fino ad arrivare alla vagina, lei mi mostra il clitoride e mi spiega come baciarla, con dolcezza perché è molto sensibile.
Quando viene mi sdraio di nuovo accanto a lei e, quando ci siamo riposate, ricominciamo fino allo sfinimento.


La sera facciamo la doccia insieme: la lecco mentre l'acqua le accarezza il corpo, quando la sento gemere sono la ragazza più felice di questa terra.
Mi trasferisco nel suo letto e dormiamo abbracciate e infradiciate di sudore perché non riesco a staccarmi da lei, dal suo seno, dalla sua vagina incorniciata da riccioli biondi.

La mattina dipinge ed il pomeriggio passeggiamo, prepariamo dolci e leggiamo. La notte è passione, voglio baci, carezze, i nostri corpi che si cercano, non mi basta mai.

"Domani arrivano i tuoi, lo sai?"
"Sì, lo so. Non voglio andar via, fammi rimanere qui con te."
"Non è possibile, c'è la scuola ed io riprendo il mio lavoro in città."
"Promettimi che ci scriveremo e che il prossimo anno potrò tornare a trovarti."
"Te lo prometto."
Facciamo l'amore per l'ultima volta, poi mi addormento tra le sue braccia.
Domani sarà una giornata pesante, appena arrivo telefono a Elena.

 
La zia
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Domenica 31 Luglio 2011 23:20

La famiglia di mia madre è una famiglia molto numerosa, c'è la sorella più piccola di mia madre che ha appena qualche anno più di me, capita spesso che ci prendono per sorelle piuttosto che zia e nipote.
Un po' di tempo fa dovevo andare ad una festa, che si faceva in un locale vicino all'abitazione di mia zia cosi, dato che mio padre si rifiutava di darmi la macchina, decisi che al ritorno avrei dormito da mia zia.
Andai alla festa ma l'ambiente era, molto sotto tono così prima di mezzanotte, me ne andai scocciata.
Quando entrai a casa cercai di fare meno rumore possibile per non vegliare gli zii, ma passando nel corridoio vedevo della luce nel soggiorno, pensai che gli zii non erano ancora andati a dormire e stavo entrando per augurargli la buona notte, ma guardando dentro non riuscivo a vedere nulla, se non solo il televisore acceso, che trasmetteva un porno, allora mi accorsi che il soggiorno non era vuoto, ma sul tappeto, fra il divano e la tele, cerano gli zii completamente nudi che facevano l'amore imitando quelli del film, li sentivo gemere e sospirare, sentivo mio zio che accompagnava ai possenti colpi di reni un possente ululato, li stavo guardando da un bel po' quando si sono accorti della mia presenza, con mia grande meraviglia non si sono imbarazzati più di tanto, io più che imbarazzata ero eccitata, anche perché mio zio non era male.
Mia zia prese l'iniziativa e mi si avvicino intuendo il mio stato d'animo, con mia grande sorpresa mi sfilo la maglietta e il reggiseno e cominciò a leccarmi i capezzoli, senza capire nulla mi trovai sdraiata sul divano in quel momento mi sentivo del tutto passiva, non mi ponevo nemmeno il problema dello zio, intanto la zia mi levava i pantaloni e con una mano mi carezzava, sentivo le sue dita stuzzicarmi il clitoride, ero eccitata come non mai, ad un certo punto senti mia zia che si irrigidiva e capi che mio zio l'aveva presa da dietro, in quel momento arrivo l'orgasmo fu come un terremoto, urlai e piantai le unghie nella schiena di mia zia.
A quel punto lo zio scostò la zia e mi mise davanti alla faccia il suo membro, allora mi accorsi delle sue dimensioni, davvero spropositate, gli leccai avidamente la punta e provai a prenderlo in bocca, l'impresa non mi fu affatto facile ad un certo punto lo zio mi disse di smettere di succhiare e di prepararmi al meglio, capii che voleva dire ma avevo paura, ma la zia mi disse di non temere e mi fece sdraiare sulla schiena, non ero vergine ma un coso del genere mi faceva paura, allora vidi mio zio che si preparava, mi sentivo come una vergine pronta per il sacrificio, così vidi la zia con una mano mi apriva la fica e con l'altra guidava il membro dello zio dentro di me, lo zio fu molto delicato e paziente ma questo non tolse una certa sofferenza all'operazione, mi fece male, mi sentivo spaccare in due, alla fine mi fu tutto dentro e con le lacrime agli occhi gli chiesi di aspettare un attimo, lo zio anche qui fu molto paziente, ma pi tempo passava più lo sentivo indurirsi e crescere finché lo zio cominciò a stantuffarmi, a quel punto non capii più nulla il dolore di poco prima si era trasformato in godimento puro, sentivo il membro dello zio entrare e uscire, era duro come il marmo, non so quanti orgasmi ho avuto, mi sentivo del tutto passiva, so solo che urlavo come una pazza, e lo zio sembrava un minotauro, ad un certo punto lo zio mi mise pancia in giù e a nulla valsero le mie suppliche mi inculò selvaggiamente, tutta la delicatezza che aveva avuto prima era svanita, urlai dal dolore ma ero stordita dal piacere, e allora lo zio mi scaricò nelle viscere tutto il suo seme, mi sentivo piena e felice.
L'ultima cosa che ricordo, prima di cadere addormentata, era la zia che si masturbava.
Da allora non mi è più capitato di dormire a casa degli zii, ma in certi momenti ripenso con nostalgia a tutto quello che successe quella sera.

 
La mia prima volta ...con Elisabetta
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 23 Giugno 2011 00:27

Ultimamente, navigando "senza meta" e per curiosità (inizialmente, poi via via con volontà e con tanta libidine...) nei vari siti web, mi sono imbattuta in centinaia di racconti (alcuni discreti, molti mediocri, la maggior parte "senza infamia e senza lode"...). Dopo averne letti una trentina (ma solo cinque o sei, mi sono piaciuti...) mi sono decisa a "scendere in campo" pure io. Amo molto le disfide (anche se non sono nata a Barletta...) e per tale motivo, gradirei il giudizio di voi lettori (meglio ancora se di voi amate lettrici...).      E' doverosa una mia pur breve presentazione: mi chiamo Arianna, ho diciotto anni, (anzi, quasi 19), sono alta un metro e settantacinque, occhi blu, capelli castano scuri, seno terza misura, vita e fianchi rispettivamente 59 e 90 centimetri. Nel giudizio che "mi appiopperete", vorrei che consideraste che è la prima volta che scrivo un racconto (assolutamente reale !) che mi riguarda ...molto da vicino.  
"Il fatto" è avvenuto circa due anni or sono. A quel tempo, avevo sedici anni (ovviamente...) e ancora andavo a scuola. Era giugno, e quel pomeriggio insieme ad Elisabetta, decidemmo di andarcene un po' in giro in bicicletta. Per la verità, siccome i miei erano in vacanza, avevo timore a lasciare casa disabitata. Però, allo stesso tempo, volevo prendere il sole. Il tempo era buono ed avevamo deciso di farci una passeggiata in centro. Elisabetta, abitando nell'immediata periferia di Roma, mi raggiunse sotto casa. Avevamo deciso di andare a prendere il sole, sui prati del Circo Massimo. Il viaggio d'andata andò liscio come l'olio. Avevamo portato anche le stuoine per prendere il sole. Tanto per non fare niente, solo del "taglia e cuci", iniziammo a parlare dei ns. rispettivi ragazzi e di quelli della ns. comitiva. Non disdegnando, nella futile dissertazione, i divi del calcio, della musica, della televisione e del cinema. Verso le sei, abbronzate e, soprattutto assetate, decidemmo di tornarcene a casa. Ma decidemmo di cambiare il percorso, rispetto a quello dell'andata. Inforcammo le ns. biciclette e ci avviammo. Ma, dopo neanche cinquanta metri, proprio nel bel mezzo di un incrocio trafficatissimo... scoppiò il copertone della ruota di dietro della bici di Elisabetta. Prese dal panico (gli automobilisti, prendendoci per delle stupide, ce ne dissero di tutti i colori...) attraversammo di corsa l'incrocio e decidemmo di legare la bicicletta della mia amica ad un palo e di tornarcene in due sulla mia. Saremmo tornate il giorno dopo a riprenderla. Dopo aver legato la bicicletta ad un palo, ci abbeverammo ad una fontanella lì vicino, anche per stemperare la calura. Ma, proprio mentre stavo montando in sella per ripartire, Elisabetta da dietro, mi lanciò una busta piena d'acqua. Mi bagnò da cima a fondo. Non che la cosa mi fosse sgradita, ma non volendo dargliela vinta, ripresi la busta e, dopo averla riempita di nuovo, gliela tirai. Ormai eravamo pari. Io completamente bagnata di dietro e lei davanti. Essendoci tolte il top dei costumi, praticamente le magliette ci si erano attaccate come una seconda pelle. Decidemmo che io avrei guidato e pedalato ed Elisabetta si sarebbe sistemata sul manubrio. Per non affaticarci, ci saremmo alternate. Comunque ripartimmo. Poco dopo, all'altezza dell'Isola Tiberina, Elisabetta ricominciò a scherzare. Infastidita, non tanto da Elisabetta, quanto dal traffico e dagli sfottò degli automobilisti, gli dicevo di smettere. Ma... si rivelarono, parole al vento. Elisabetta, imperterrita, continuava. Io ancora più inquieta: "Elisabetta, stiamo in due su una bicicletta, la strada è sconnessa, ci sono le macchine. Se continui a fare la stronza così, prima o poi cadiamo e ci facciamo male !" Mi ribattè: "Scusami ma non riesco a stare ferma. Mi piace troppo provocarti. Ci provo un gusto..."
"OK. Se continui ti do uno schiaffo"
"Provaci e vedrai... " mi rispose.
Mi sfidava. Infatti, subito dopo Ponte Garibaldi, iniziò a tapparmi gli occhi, per non farmi vedere la strada. Cercai più volte di farla ragionare, ma inutilmente. Per poco non tamponammo una macchina in sosta. Era ora di cambiare. Mi sarei vendicata.
Per tenermi in equilibrio, poggiai la mano sinistra sulla sua spalla e con la destra le ricambiavo il... fastidio. Iniziai con gli occhi, poi con i capelli, con la bocca, con le braccia. Aveva un po' di difficoltà ma, incredibilmente, riusciva a tenere la strada. Non ci stavo ! Non potevo e né volevo dargliela vinta ! Giammai !!! Così, mi venne in mente di pizzicarle i capezzoli. Glieli tirai. Elisabetta, lanciò un urlo e sbandando cademmo sul marciapiede ed Elisabetta si sbucciò un ginocchio. Pianse, per scusarmi e consolarla, con      dell'acqua le detersi, con dell'acqua fresca, la ferita. Per arginare l'uscita di sangue, legai al ginocchio il fazzoletto con cui mi ero fatta la coda di cavallo. Legandolo molto stretto, riuscii a frenare l'emorragia. Poi me la strinsi al petto e gli diedi un bacio, sulla guancia. In quello stesso istante, smise di piangere. Nuovo cambio. Tornai a pedalare ed Elisabetta sul manubrio. Stavo facendo uno sforzo sovraumano. Subito dopo Ponte Sisto, intravidi una luce diversa nei suoi occhi, notai che le si erano inturgiditi i capezzoli.
I suoi occhi erano diventati lucidi, illanguiditi. Pensavo avesse riprese a piangere, ma non gli lacrimavano. Ci guardammo negli occhi per tre o quattro secondi. Poi, dovendo controllare la strada, distolsi lo sguardo. Tornai a guardarla negli occhi, e constatai che continuava a fissarmi. Pensai che se la fosse prese per la ferita che le avevo procurato. Al semaforo, accostando sulla destra ed appoggiandomi al marciapiedi le chiesi scusa: "Elisabetta, scusami ancora per il ginocchio. Però se tu non mi avessi provocato, io non mi sarei vendicata. E' colpa tua. Comunque ti chiedo ancora perdono. Appena arriviamo a casa te lo disinfetto meglio."
"No, no, non è colpa tua Laura, non ce l'ho con te. Hai ragione è solo colpa mia. Ma ti giuro che non ce l'ho con te."
Scattò il verde e ripresi a pedalare. Ma il suo sguardo fisso non smetteva. Non ne capivo il perchè. Al semaforo seguente, inaspettatamente, mi diede un bacio. Ma non sulla guancia, come glielo avevo dato io. Sulla bocca. Rimasi esterrefatta. Senza parole. Mi sentii una sensazione strana. Mi girava la testa. Ero emozionata, in fin dei conti anche questa era una "prima volta". Per qualche minuto entrambe rimanemmo mute, però lei continuava a fissarmi. Adesso, però neanche io distoglievo lo sguardo dai suoi splendidi occhi verdi. Ora anche io la fissavo. Non capivo perchè, però lo facevo. Inconsciamente, volevo sfidarla. Un'altra volta.
Essendomi un po' stancata, Le proposi di svoltare per Piazzale Flaminio ed entrare così a Villa Borghese. Poichè la strada è in salita, decidemmo di continuare a piedi. Elisabetta, non so quanto involontariamente, mi prese la mano. Lo aveva fatto già altre volte. E' consuetudine in noi donne, questo tipo di atteggiamento. Però in quel momento, lo interpretai in maniera diversa. Non mi sbagliai !
Continuando a piedi, Elisabetta mi indicò una fontanella. "Andiamo a bere, ho sete !" Dopo aver bevuto, le volli controllare la ferita. Era tutto a posto. Eravamo stanche e decidemmo di riposarci dieci minuti. Per l'immane fatica, io ero sfinita e, ad occhi chiusi mi stesi sull'erba. Elisabetta invece era rimasta seduta. La posizione prona e gli occhi chiusi, mi stavano facendo tornare le forze. Proprio in quel frangente... un altro bacio. Era Elisabetta. Questa volta, a differenza del primo, non fu fuggevole.
Con la lingua, cercò di aprirsi un varco tra le mie labbra. Non so quanto involontariamente, ma non mi opposi. Vista la mia "disponibilità", mi salì a cavalcioni, ed incurante che qualcuno ci potesse scoprire, continuò a baciarmi. Eravamo semi nascoste da un cespuglio fino ai fianchi. Comunque, anche se ci avessero visto, non so se ci saremmo fermate... La voglia era tanta... Elisabetta, senza mollare la mia lingua e le mie labbra, iniziò a palparmi...
La voglia aumentava tumultuosamente. In lontananza, sentii alcune voci che si avvicinavano. Impaurita, mi liberai dall'abbraccio della mia amica e scattai in piedi, mi voltai per vedere a chi appartenessero quelle voci. Erano due mamme con i rispettivi figli. Elisabetta, presa com'era dalla libidine, sulle prime non si era accorta di nulla.
Ci siamo ricomposte in fretta e furia. Non volevamo farci vedere in quella posizione. Rimontammo in bicicletta per tornare a casa. Per far più presto iniziai a pedalare come Pantani... In meno di venti minuti eravamo a casa. La mia.
Elisabetta chiamò casa sua ed alla madre, raccontò tutti gli imprevisti di quel funesto (almeno fino a quel momento...) giorno. Ovviamente, escluse i particolari piccanti...
Nella conversazione, le disse anche che, per quella notte, a causa della sbucciatura e per non lasciarmi sola, avrebbe dormito a casa mia. Secondo me, aveva un'altro motivo... voleva continuare quanto ci era stato, inopinatamente interrotto a Villa Borghese. Ma... ora, anche io lo desideravo.
Nel frattempo, mentre lei era al telefono, le procuravo i cerotti, le garze, il disinfettante e quant'altro le potesse occorrere. Intanto, Elisabetta toltasi la maglietta, l'aveva stesa per farla asciugare. Per tutto il tempo in cui stava telefonando, mi sono messa ad osservarla. Aveva un corpo stupendo, una vera statua. Slanciata, con i capelli biondi fino alla vita, le gambe lunghe come due pertiche, un culo molto sodo con le chiappe ben divise come due metà di una stessa mela. Gli short, di colore bianco, le erano attillati come una seconda pelle. Aderivano così perfettamente, che a prima vista potevano sembrare una vera pelle. Non c'era ombra di cellulite, tutto molto armonioso. La pelle, così liscia, sembrava come una buccia di pesca, solo l'abbronzatura faceva sembrare il contrario. Solo i seni alti e dritti, con il loro colore eburneo, contrastavano col resto del corpo. I capezzoli scurissimi con le aureole molto larghe, (segno evidente di una notevole carica erotica) svettavano come due chiodi. Ero rimasta incantata ad ammirarla, come ipnotizzata, estasiata. Già altre volte avevo ammirato il corpo di un'altra donna... ma adesso lo stavo facendo in modo diverso. Il vederla nuda, e la mia attrazione per il suo corpo, mi convincevano sempre di più che tutte e due, avevamo le stesse intenzioni. Volevamo continuare !!!
Finita la telefonata, si sedette sul tavolo della cucina ed io ai suoi piedi, cercavo di disinfettarle meglio la ferita. Finita l'opera, Elisabetta, mi prese la testa fra le mani e, fissandomi dritta negli occhi, mi attirò verso di sè. Tutta l'azione sarà durata non più cinque secondi, ma a me parevano cinque anni. Nè io, nè lei distogliemmo lo sguardo. Entrambe lo volevamo. Per me, era la prima volta. Per la verità, molto spesso, guardando films o riviste hard, oppure leggendo di altre avventure saffiche, mi ci ero immedesimata. Probabilmente, lo facevo più per gioco che per vero desiderio. Ora invece ne ero la co-protagonista.
Le labbra si toccarono... si bramavano... si desideravano ...si cercavano. Poi schiudendosi, toccò alle lingue. Sembravano due serpentelli, due aspidi che si combattevano... Intanto, senza staccarsi da me, iniziò a palparmi il seno.
Dapprima, sopra alla maglietta, ...poi insinuando la mano sotto, continuò "nature".  
A quel punto anche io mi diedi da fare col suo seno. Glielo afferrai con foga, volevo trasmetterle la mia bramosia. Poi, tirando fuori il lato femminile del rapporto, glielo carezzai con dolcezza. I capezzoli turgidissimi, mi solleticavano il palmo della mano e, trasmettevano sensazioni bellissime su di lei. A quel contatto, si irrigidiva come se il suo corpo fosse percorso da una scarica elettrica. Mi piaceva procurarle quelle "scosse erotiche". Ormai eccitata e facendomi coraggio (ero in ballo e... volevo ballare), scesi direttamente con la lingua a titillarle i capezzoli. Altre scosse, a ripetizione. Con la mano, era intanto scesa dal mio seno agli short. Solo un bottone, una lampo ed un pezzo di lycra, la separava dal..."mio scrigno". Me li aprì senza alcuna difficoltà.
Allargai leggermente le gambe ed i pantaloncini, scesero ai miei piedi. Quindi, slacciò i cordoncini del costume, ed anche quest'ultimo, si ritrovò sul pavimento, tra le mie caviglie. Notavo in lei, un modo di fare molto deciso, da vera esperta. Credo che non fosse la prima volta che lo faceva con una donna. Non gliel'ho mai chiesto. Dopo avermi denudata, mi strinse a lei. Il contatto, ...le scintille. Di piacere. Capezzoli contro capezzoli, ventre contro ventre, labbra contro labbra, lingua contro lingua. L'una contro l'altra. Si faceva a gara a chi dava più piacere all'altra. La situazione, si stava ...facendo bollente. Scese dal tavolo, mi prese per mano e, senza neanche chiedermelo, si diresse in camera mia. In un fulmine, ci buttammo sul letto. Io per prima, a cosce spalancate.   Ne avevo troppa voglia. Elisabetta davanti a me, con estrema calma: "Ti piace eh ...porcellina... Adesso, mentre io mi spoglio, tu ti masturbi. Voglio vedere ...quanto mi desideri. Voglio vederti smaniare..."
" Sì, è vero, mi piace tantissimo. Non so neanche perchè stia qui con te a fare certe cose. Non lo so però mi piace, da morire. Spicciati non resisto più. Ti voglio ! " non riuscivo più neanche a rendermi conto di quello che stavo dicendo.
Non pensavo neanche che qualcuno dei vicini potesse sentirci, non me ne importava niente !
"Se proprio mi desideri così tanto, allora dimostramelo!" fu la sua replica.
"Dimmi come devo fare per dimostrartelo. Farò qualsiasi cosa."
"Allora se sei così determinata, vieni qui davanti a me. In ginocchio, con le mani dietro la schiena, mi devi togliere i pantaloncini ed il costume. Solo con i denti ! Niente mani !!!"
Ancora più eccitata per la proposta, feci come mi ordinò. Appena in ginocchio, prima di iniziare, per cercare di capire come fare, mi trovai con il naso davanti ai suoi short. Respirai, a pieni polmoni, quell'afrore intenso. Volevo godermela in tutti i sensi, con tutti i sensi. Con molto piacere, constatai che, questa mia idea, fu apprezzata moltissimo anche da lei. Mi afferrò la nuca e mi spinse con forza la faccia contro i suoi pantaloncini.          Ero contentissima che avesse apprezzato la mia fantasia. Poi, in ginocchio, come mi aveva ordinato, iniziai a denudarla. Con i denti afferrai i bordi dei pantaloncini e tirai per cercare di toglierglieli. Ma, per rendermi più difficile l'opera, serrò le cosce cosicchè facessi più fatica. Lo stesso fece con il costume. Per vendicarmi, però, quando toccò all'ultimo indumento, oltre alla stoffa, gli presi anche alcuni peli.
Lanciò un urlo.   ...Chi la fa, l'aspetti...  
Ancora più infoiata, mi buttò sul letto ed iniziò a leccarmi tutta. Sulla faccia, sugli occhi, sulle labbra, sui seni, sul ventre, per finire poi, ...sulla fica.
Non tralasciava nulla. Ormai, per il piacere che stavo provando, mi sembrava di vivere su di un altro pianeta. Poco dopo, messasi a 69, ha voluto che le ricambiassi il piacere. Ed io ero così contenta di poterlo fare... Volevo dimostrarle che anche io potevo essere alla sua altezza. Iniziò a leccarmi la pussy di buona lena, ogni slinguata era una goduria. Però, a differenza delle leccate che ricevevo dai miei coetanei uomini, ora godevo in maniera molto più sostanziosa. Anch'io cercavo di fare lo stesso con lei.
Elisabetta, essendo una ragazza come me, sapeva dove "colpire" meglio per farmi godere più intensamente. D'altronde, anche per gli uomini, succede la stessa cosa. Un pompino fatto da un gay, è più godurioso di quello eseguito dalla più esperta delle bocchinare. Elisabetta, sapeva "colpire" così bene, il piacere era così intenso ...che venni subito. In pochissimi minuti, forse meno di cinque. Per la foia, bevve tutti i miei umori.
"Arianna, ora tocca a me !" E, con la bocca ancora intrisa dei miei "succhi" mi diede un bacio. Volli iniziare proprio dalla sua bocca, leccai tutti i miei umori direttamente dal suo viso, era la prima volta che li assaggiavo così. Poi, messasi a cavalcioni sopra la mia faccia, mi invitò ad iniziare. Cercai di mettere in pratica, nel miglior modo possibile, quanto avevo letto e visto su riviste e films. Chiaramente, essendo una novizia, non so se avessi svolto l'opera "a puntino". Si strusciava sopra il mio viso, si (e mi) pizzicava i capezzoli, sbuffava, smaniava, insomma, mi dimostrò ampiamente che stava godendo anche lei. Ad un certo punto, la sentii irrigidirsi tutta, mi premette la pussy talmente sulla bocca che ebbi quasi paura di soffocare. Fu, proprio in quel momento, che un ..."fiume in piena", quasi mi faceva affogare. Era il segno più tangibile che ero "riuscita nell'impresa"... Volendo ricambiarla in tutto e per tutto, riuscii a non perderne neanche una goccia. Eravamo ormai esauste, ma ...sempre eccitate. Ci facemmo la doccia insieme, ci toccammo ancora, continuammo anche dentro la vasca da bagno.
Quando ormai eravamo veramente "alla frutta" (e, forse anche oltre...) accendendo la tele, ci accorgemmo che erano ormai le sette di sera. Sempre nude, apparecchiammo la tavola ed io preparai da mangiare. Volendo ricordare quella giornata particolare, mandai Elisabetta a comprare una candela rossa al casalinghi sotto casa. La vidi rivestirsi con la mia maglietta ed i miei hot-pants, ma senza nulla sotto.
"Voglio sentirmi i tuoi odori ancora addosso..." un'altro bacio e scese. Quando tornò, mi accorsi che ne aveva comprato una confezione da dieci ! (Solo la notte, capii il perchè...)
Io, non sapendo dove mia madre tenesse le bugie, girai sottosopra un bicchiere e facendoci colare della cera, fissai la candela. Non sarà stato il massimo della raffinatezza, però contava il pensiero. Mangiammo, tutto il tempo, fissandoci negli occhi, come due innamorati. Finita la frugale cena, andammo in salotto per riposarci un attimo e guardare la televisione. Poi, verso le dieci, ci preparammo per andare in discoteca.
Non avendo dietro i suoi vestiti, le prestai un tailleur mio. Tanto avevamo le stesse misure. Chiamammo un taxi che ci portò davanti ad un locale nei pressi di Piazza Euclide. In discoteca, avendo riscosso un notevole successo (raramente, si vedono due ragazze da sole) in poco tempo eravamo circondate da pretendenti. Avendo la casa disposizione,       avremmo potuto anche finire in altro modo la nottata, ma non volendo rompere quell'incantesimo, ci rinunciammo. Trovammo anche due cavalieri (pure carini, se non ricordo male) che si sarebbero offerti per "il dopo discoteca". Passammo una gradevole serata in loro compagnia, ma poi nulla di più. La pomiciata che ci "offrirono" sotto casa, ci sarebbe servita per quando, da lì a poco, saremmo rimaste da sole...
Non volendoci perdere di vista, ci chiesero anche il numero di telefono. Evitando, chiaramente, di dargli quello vero, gli diedi quello della segreteria della scuola che allora frequentavamo. Prendemmo l'ascensore, salimmo al piano. Elisabetta, per la voglia, per fare più in fretta, iniziò a spogliarsi già in ascensore. Io, per la stessa ragione, aprii la porta di corsa. Appena entrate, buttammo per terra soprabiti, borsette, chiavi e ci dirigemmo velocissime in camera da letto. Questa volta, era quella dei miei genitori. Volevo stare più comoda. Fu una notte ancora più eccitante del pomeriggio appena passato. Elisabetta si scatenò !!! Mai avevo visto un rapporto sessuale tra due umani più "animalesco" di quello che stavo vivendo con Lei... Forse solo nei film... Ma, giuro, mai dal vivo.. Mi sovviene "IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE" (quello con Jack Nicholson e Jessica Lange, per farvi un'idea...) ma Lei mi sembrava ancora più selvaggia di Jack.... Il che è tutto dire...
Non ebbi tregua, volle penetrarmi con le candele, sia davanti che di dietro. Mi morse dappertutto. Le labbra, i capezzoli, il seno, la pussy, le natiche... Non lasciò nulla di incompiuto !!! Alla fine mi ritrovai piena di lividi e vuota di forze, ma decisamente soddisfatta !!!   Penetrò la mia delicata pussy dapprima con un dito, poi con due ed infine con quattro tutte insieme.... A letto era una furia... sembrava un cane randagio che non voleva farsi catturare dall'accalappiacani. Alla fine, ebbe l'ardire di dirmi: "Peccato che non siamo a casa mia, sole solette, sennò ti avrei fatto provare i miei giocattolini... " (Per la precisione dovetti aspettare solo una decina di giorni, se non ricordo male, per provare i suoi giocattolini... Maxi vibratori e doppi falli di dimensioni considerevoli... Ma, questa è un'altra storia, magari da raccontare in futuro...)
Qualche ora dopo, ci addormentammo abbracciate una all'altra, e così ci risvegliammo il mattino dopo. Verso le dieci del giorno seguente, dopo aver fatto colazione, decidemmo di prendere il sole in terrazza. Non parlammo affatto di quello che era successo; anche per non far sapere i cazzi nostri ai miei vicini pettegoli... Non avendo nulla per pranzo, scendemmo per fare la spesa. Elisabetta, tanto per non smentirsi, comprò così tante zucchine e carote che sarebbero bastate per tre mesi... Tornate a casa, dalla sporta, prese due carote. Dopo averle accuratamente pelate e lavate, se le introdusse nella sua profumatissima ed eccitantissima fica. Per tutto il pranzo, se le tenne dentro; "al calduccio" come aggiunse lei.. Per tutta la durata del pranzo, non pensai che alle due carote ed alla sua amatissima fica. Solo alla fine, dopo il caffè, aggiungendo: "DULCIS IN FUNDO... " mi invitò a degustarmi la sua delizia... Mi invitò a mangiare le carote ancora intrise dei suoi umori, direttamente dalla fonte. Dovevo tirargliele fuori solo con la lingua, con le labbra, con i denti. Senza, ovviamente, le mani. Mi sembra pleonastico aggiungere che continuammo a fare l'amore come il pomeriggio e la notte seguente... Tanto per non smentirsi, anche quella notte, si scatenò. Dopo aver preso dal frigo un salame lungo una trentina di centimetri, mi scopò con quello !!! Anzi per la precisione, "ci scopammo con quello..." Alla fine del "round", mi propose di divorarci, seduta stante, quel salume. Io avrei dovuto sfamarmi con quello intriso dei suoi umori e lei con l'altra parte... (Forse a qualcuno farà anche ribrezzo quello che vi sto raccontando... Ma tant'è !) Le zucchine fecero la stessa fine delle candele della notte precedente e delle carote "pomeridiane"... Quel pomeriggio ( e la successiva notte bollente...), si rivelarono i secondi di una lunga serie di altri che si sarebbero ripetuti per altri due anni, senza peraltro abbandonare i      rispettivi boy-friends. Anzi, qualche tempo dopo, proprio insieme a loro, durante una vacanza in Sardegna, in una sera in cui ci ritrovammo oltre modo brilli, ci capitò di riaccoppiarci. Durante i rapporti, i ns. ragazzi di allora, ci proposero lo scambio dei partners e nello svolgersi degli accoppiamenti, ci ritrovammo abbracciate a slinguazzarci senza tregua. Lì per lì, non ci chiesero nulla, ma il giorno dopo, fummo costrette ad attribuire quella performance alla sbronza. Decidemmo che dovesse rimanere un ns. segreto, e così è rimasto fino ad oggi. Ancora oggi mi domando come abbiano fatto i vicini a non accorgersi di nulla ! Per fortuna... Sai che scandalo se lo avessero saputo i miei... "La loro unica figlia", "la prediletta della casata", quella ragazza che "aveva tutto ciò si possa desiderare a quell'età", "quella che prendeva sempre ottimi voti a scuola e che i professori prendevano da esempio", "quella che tutte le famiglie avrebbero voluto avere per figlia o almeno per nuora", ebbene costei SCOPERTA A LETTO CON UN'ALTRA DONNA. ULULANTE DI GODURIA E CON LA MENTE OTTENEBRATA DAGLI ORGASMI CHE LE PROCURAVA UNA DEPRAVATA DI PERIFERIA... Vi lascio solo immaginare lo scandalo che sarebbe successo; per quanto tempo ne avrebbero parlato fuori della chiesa dopo la messa mattutina della domenica ? Magari dopo essersi
fatto il segno della croce ? Che, "Solo a parlarne, già si fà peccato... non ti dico poi a farlo..." Questo, probabilmente avrebbero detto tra loro, le bigotte e i rispettivi consorti bigotti più di loro ! (Magari, se ne avessero avuto la possibilità, al dunque, mi avrebbero rivoltata come un calzino...)
Questa mia esperienza con Elisabetta, mi è rimasta impressa nella mente. Ho frequentato anche altre donne, ma lei la ricordo con più affetto, forse perchè è stata la prima. Se ci fosse qualche altra ragazza che mi volesse conoscere, non deve far altro che scrivermi. Risponderò, sicuramente, a tutte. La mia e-mail, è: ariasol81.yahoo.it Gli uomini, si astengano dal farlo, ...il mio cestino è capiente...

 
Fitness Club
Racconti - Lesbiche
Scritto da Mara Mora   
Giovedì 23 Giugno 2011 00:26

Sono sudata. Proprio oggi che mi son portata un completino con pantaloni al ginocchio per la palestra, l'impianto di climatizzazione è fuori uso. Appena entrata non ho sentito il solito vociare che mi accoglie sempre: un silenzio rotto solo occasionalmente dal rumore di qualche attrezzo. Niente musica che in genere accompagna lo spinning. niente risate sonore, il silenzio.
Mi reco negli spogliatoi, mi sfilo i sandaletti, mi levo la gonna, la camicetta. Mi sfilo rapidamente il completino in pizzo: è nero con dei fiorellini ricamati, e le mutandine sono trasparenti dietro, mentre sul davanti portano una rosa gialla. Nuda così sento un filo d'aria ed è piacevole. Mi metto le mutandine in microfibra, indosso il top ed i miei pantaloni sportivi. Raccolgo i capelli con un
elastico e apro la porta che immette nella sala degli attrezzi. Non c'è nessuno! Eppure è orario di lezione. Non c'è nemmeno un istruttore od una istruttrice. Allora vado verso l'ingresso, per chiedere che succede; e mentre sto percorrendo il corridoio, da una porta sbuca l'istruttrice di spinning. Mi accoglie con un sorriso e mi dice:
"Claudia! ma che ci fai qui a cuocere?". Che ci faccio, rispondo io, quando posso vengo sempre in palestra a quest'ora. Mi dice che siccome fa caldo nessuno ha osato muovere nemmeno un dito e che in palestra non c'è nessuno. Eh tante grazie, lo avevo capito da sola!.
Ma di già che ci sono non si può fare qualcosina di leggero leggero?
Magari da non faticare (leggere sudare...) troppo?. Certo, mi dice, potrei usare un po' gli attrezzi. Conosce molto bene il mio timore di diventare grossa, i miei muscoletti saranno piccoli ma provate a litigare con me e ve ne accorgerete!
Mi dice che anche Chiara (una ragazza che ho conosciuto proprio in palestra) è di la (io non l'ho vista o sentita) e sta usando attrezzi leggeri. Va bè... vado con lei. Ritorno nella sala e non sento niente. Sono tentata di urlare "CHIARAAAAAAAAAA", salvo essere presa per matta. Così dico un normalissimo "Chiara ci sei??". Mi risponde con voce ansimante (alla faccia dell'esercizio leggero).
La trovo sdraiata su una panca a fare una serie di addominali: indossa un body bianco, è a piedi scalzi, e i capelli le si appiccicano alla fronte, alle spalle. A vederla mi sembra stanchissima. E a dirvela tutta non mi entusiasma proprio di mettermi a faticare, oggi mi sento così, strana, stanca. Glielo dico e lei con un sorriso affaticato mi chiede perché mai allora mi son fatta viva in palestra! Bella domanda. Vorrei aver una bella risposta per lei, e invece sto zitta. Restiamo così per dei lunghi secondi, nessuna delle due apre bocca: Chiara ha un sesto senso e sa sempre quando non è il caso di fare altre domande. Credo che sia per questo che siamo diventate amiche. Poi mi chiede se ho voglia di aiutarla. Certo, tanto non ho intenzione di fare nulla. E così mi siedo ai suoi piedi e poso le mie mani sulle sue caviglie: gliele devo tenere ferme mentre lei si dimena come una pazza. Tutto subito non ci faccio caso, ma poi mi chiedo come mai non usa gli appositi bloccaggi della panca, o come accidenti si chiamano. Insomma, ci son due protuberanze imbottite, ed ho sempre visto gli altri che ci piazzano sotto le caviglie e si tengono così. Ma a lei non dico nulla e sto zitta, mentre le mie dita scivolano leggermente sulla sua pelle umida.
L'ultima volta che ci siamo viste non indossava un body, o meglio, sopra metteva un paio di pantaloncini. Si è depilata l'inguine (come me) e proprio li il body le disegna una fossetta molto provocante. E con il sudore il bianco diventa un po' trasparente. Sul ventre, ogni volta che si solleva, il tessuto non appena si stacca ridiventa di un bianco latteo, mentre quando si corica e viene a contatto con il sudore e la pelle il bianco latteo diventa leggermente rosato.
Tiene le mani dietro la nuca, ed ha delle belle braccia. Le ascelle sono perfettamente depilate, un filo di abbronzatura, le spalle ben fatte segnate solo dalle spalline.
Mi accorgo di sentire dell'umido tra le mie cosce, e non solo perché sono sudata.
Quasi non sento che mi chiede di lasciarle libere le caviglie: ero troppo presa ad ammirarla.
Si vuole girare a pancia sotto. La panca è bagnata con il suo sudore, e così prende un asciugamano e le da una passata. Si tampona prima il viso, le braccia, le gambe. E si sdraia. Mi chiede di passarle due pesi per le mani. "Questi?" chiedo io. Glielo porgo. Le chiedo se le devo sempre tenere le caviglie; se ne hai voglia molto volentieri, così fatico meglio, mi dice lei.
Mi vado a risiedere ai suoi piedi, a cavalcioni sulla panca. Le tengo le caviglie fisse alla panca e unite, ma è una parola. Ha molta forza e dopo poco le caviglie si aprono leggermente. Meno male che non volevo faticare: sono stanca e sudata. Quasi non mi accorgo che il suo body è molto sgambato. Oddio ci risiamo... sento umido... cerco di non pensarci, di guardare altrove, ma è più forte di me. Mi sento attratta da lei, dal suo corpo, da quel suo modo di parlare così dolce e educato in ogni circostanza.
Man mano che si muove, che solleva prima le braccia, poi il busto leggermente, il body si "scompone", e le scende un po' tra i glutei.
Sono tentana dal chiederle se glielo posso mettere a posto, ma no! non sono mica così sfrontata! ma che mi prende oggi? Lei continua a fare i suoi esercizi. Le chiedo se va bene come le tengo le caviglie.
Benissimo mi risponde. Non resisto, è più forte di me: "Hai il body fuori posto" le dico con tutta la naturalezza che riesco a trovare dentro di me. Cerco di fare la indifferente, come se fosse una cosa che ho notato così, per caso.
"Lo sento" mi dice lei, con quella sua voce dolcissima, e con un tono troppo bello. Credo di aver deglutito, e allora le dico "Sa, te lo metto a posto". Mi risponde solo con un "Va bene" tra il divertito e il sorpreso, ma sempre dolce. Le lascio andare le caviglie e mi alzo.
Sono di fianco ai suoi fianchi: ha la schiena madida di sudore, e tra i glutei è sudatissima. Il body le è sceso tantissimo. Passo le dita sotto l'elastico, e percorro il perimetro partendo dai fianchi scendendo piano piano verso l'inguine. Lei non mi vede e così avvicino il mio viso al suo corpo e inspiro il profumo della sua pelle. Lascio che le mie dita scorrano sulla pelle e si inzuppino del suo sudore. Le dico che più in giù non riesco a metterglielo a posto.
Sorride, e dice che ci penserà poi lei appena si alza. Sento i capezzoli inturgiditi sotto il top.
Non faccio in tempo a risiedermi sulla panca che lei lascia cadere i pesi, e si gira. Si siede sulla panca e posa un piede sopra, per asciugarsi la gamba. Si guarda e sbotta in un "mai più un body bianco. Tu Claudia sai consigliarmi qualche negozio che venda cose più decenti?" Ma no, cosa dici, le rispondo. Ti sta benone, il bianco con i tuoi capelli castano scuro e la tue pelle leggermente abbronzata secondo me ti sta benone. Si, risponde lei, ma hai visto come diventa quando è sudato? Eh Chiara, vorrei dirti che non ho visto, vorrei recuperare un briciolo della mia decenza, ma non ci riesco. Meno male che non c'è nessuno oggi, prosegue lei. Poi mi fissa con i suoi occhioni da cerbiatta e scoppia in una risata sincera: Claudia, ma sei più sudata te di me! Lo so che sono sudata.
Tra il caldo, lo sforzo di tenerti le caviglie e il turbamento che i tuoi glutei mi hanno provocato mi sento imperlata di sudore da capo a piedi. E mentre le dico queste cose non riesco a distogliere gli occhi da lei. Non posso credere che sia una semplice impiegata, poteva tranquillamente fare la modella e sarebbe tra le più acclamate, tra le più ricercate. Ed invece sgobba tutta la mattina in un part-time che non le basta nemmeno per andarsene di casa. Penso a tutte queste cose e la guardo, anzi la osservo. Ogni volta scorgo qualcosa in lei che non avevo mai notato. E così vedo che si passa le mani sotto le cosce, se le stringe e resta così a parlare. Parliamo per circa 10 minuti: parlo bene con lei, è un po' la mia confidente.
Forse perché sa capirmi, anche se non sa bene nemmeno lei cosa veramente si deve capire di me stessa.
Non glielo avevo detto mai di essere attratta dalle donne, di essere lesbica. Non ne avevo avuto il coraggio. Ma oggi si, voglio che lo sappia. Sono sempre stata sincera almeno con le amiche, e anche lei deve saperlo. Per me è una amica vera, e spero di esserlo per lei.
Mentre mi allaccio una scarpa, con gli occhi un po' impauriti le dico con un filo di voce di essere lesbica. Non oso guardarla in viso, non voglio turbarla oltre, non voglio che si senta in obbligo di sorridere, di dire una cosa carina nei miei confronti. La voglio lasciare "da sola" a pensare quello che vuole di me. I secondi di silenzio si fanno lunghi, sento appena il mio respiro, non sento nulla di lei. Ad un certo punto trovo il coraggio e alzo gli occhi sul suo viso: la sua espressione è perplessa, se ne accorge e sorride lievemente. Non so se prenderla bene o male. Le sue labbra si schiudono in un sorriso sincero mentre sussurra: "Non ti è costata molta fatica aggiustarmi il body" e mentre lo dice mi strizza leggermente la mano con la sua. Ecco: mi ha spiazzata. Non so che dire. E come al solito quando mi procura imbarazzo è lei che porta tutto nella norma. "Spero tu non ti vergogni!" mi dice ascoltando solo il mio silenzio. "No, solo non so mai la gente che pensa" le rispondo. Mi dice che la gente pensa troppo a volte, e troppe volte pensa sempre ai fatti degli altri e poco ai proprio. Il suo modo gentile per mandare al diavolo le persone. Come se non lo sapessi anche io.
La guardo dritta negli occhi, e le sussurro: "Chiara, te lo avrei sfilato il body" e mentre lo dico già me ne pento. Ho la pelle d'oca (e se qualcuna dice che è la mia naturale GRRRRRRRRR). Devo essere diventata rossa. Di tutti i colori. Perché lei sta ridendo come una pazza. Poi all'improvviso resta zitta. Si fa seria. Si guarda i piedi scalzi, le gambe. Si aggiusta i capelli. Mi sento nuovamente a disagio. Sento che sta per dire qualcosa di importante, e come ogni volta che apre bocca, non lo fa per dire sciocchezze.
Mi guarda di nuovo, il suo viso dolcemente sorridente nel suo insieme. "Prima o poi dovrò sfilarlo il body, la doccia mica la faccio così. In genere sono nuda sotto l'acqua". Oddio. Il mio disagio cresce. Lei si alza, mi prende per mano e si avvia con passo deciso negli spogliatoi. Io la seguo. In silenzio. Chiude la porta dietro di noi. L'aria negli spogliatoi è più fresca, e gradevole.
Specialmente oggi che non c'è nessuna. Lei è rimasta in silenzio da quando ci siamo alzate dalla panca. Ha preso l'accappatoio e un asciugamano in spugna. Io l'ho imitata, non so più che fare, sembro diventata scema all'improvviso. Mi siedo a rovistare nella mia sacca alla ricerca del doccia schiuma. Non riesco a trovarlo, eppure sono sicura di averlo preso. Sento una mano sul mio braccio, una mano che mi invita ad alzarmi: è lei. Si è sfilata il body, e quasi incredula guardo dietro le sue gambe: giace sul pavimento. Mi sfilo il top, mi aiuta a togliere i pantaloni. Ci dimentichiamo entrambe che era meglio togliere le scarpe prima. Mi ritrovo seduta per terra con i pantaloni intrisi di sudore e arrotolati ai polpacci, con le sue mani che mi sfilano le scarpe senza slacciarle. Si incammina verso le docce. Le dico di aspettare, ho ancora le mutandine. Non mi lascia la mano, me le sfilo con una sola.
Entriamo nella prima doccia. Apre l'acqua e la regola sul caldo. Mi spinge delicata contro le piastrelle. Il freddo improvviso mi procura brividi sulla schiena. E non solo per quello sono percorsa da brividi. Oddio e se Mari lo viene a sapere? Che sto facendo? Che stronza che sono. Sento le sue mani che mi bloccano dolcemente. Che mi levano l'elastico. I miei capelli ricadono sulle spalle. Una sua gamba si insinua tra le mie e mentre le sue labbra rapiscono le mie sento la sua coscia che struscia sul mio inguine. Le sue labbra giocano a lungo con la mia lingua, mentre con le mani mi stringe le guance. Le mie braccia sono abbandonate lungo i miei fianchi. Sento le sue che piano piano scendono lungo le mie braccia. Mi stringe le mani e le posa sui suoi fianchi. Le sue risalgono sul mio corpo. Mi accarezza delicata il fianco e con la punta delle dita titilla un capezzolo mentre preme piano piano il suo seno al mio. Prendo coraggio. Le mie mani iniziano ad accarezzarle la schiena. Salgono fino alle sue spalle per ridiscendere giù giù. Oso. Le passo un dito tra i glutei premendo leggermente. La sento gemere, e sento le sua labbra stringersi sulle mie, la sua lingua vogliosa cercare la mia.
Le mie mani le avvolgono i glutei. Mi stacco dalle piastrelle. Le allargo leggermente i glutei mentre la attiro contro di me. Lei fa altrettanto con me. Sono eccitata. E glielo dico. Anche lei me lo dice. Si stacca da me. La lascio andare. Si mette con la schiena contro il muro irrorato dalla doccia e mi abbraccia da dietro. Sento i suoi capezzoli contro la mia schiena. La sua bocca che bacia il mio collo. Le sue mani sono ora sul mio ventre ora sul seno. Mi sta tirando un capezzolo, lo stringe tra le dita e lo tira fino a che non mi sente gemere. Con l'altra mano mi sta invitando a divaricare le gambe mentre con le labbra cerca di nuovo le mie. Sento il suo dito che percorre le mie labbrette, mi sussurra in orecchio "ti desidero".
Le prendo la mano, intreccio le mie dita con le sue e mi lascio accarezzare. Senza muovere la mano da li, con le dita che giochicchiano con il mio inguine si china, mi bacia le schiena, mi bacia i glutei. Con la mano libera divarica i miei glutei e lascia che la lingua affonda fino a sfiorare la pelle delicata. D'un tratto non la sento più su di me. Si inginocchia davanti a me. Mi sta leccando il bottoncino. Lo ha stretto con due dita e avvolgo con le labbra. E con le dita mi penetra. Non riesco a fare altro che accarezzarle la testa, i capelli bagnati. Mi sento eccitata. Molto.
Lei si sta accarezzando l'inguine. Vorrei farlo io. Ma non ha intenzione di lasciarmi andare. Adesso sento la sua lingua che sprofonda nel mio corpo. La sento premere con il viso, mentre con la mano mi accarezza le gambe. Mi scappa la pipì, ma non voglio andare via! No, mi scappa proprio. Glielo dico. Accucciati qui mi dice, l'acqua laverà via. Lei si alza, in due accucciate nella doccia non ci stiamo. Mi accuccio e lei si mette alle mie spalle, in piedi. Mi prende per le spalle e mi preme contro le sue gambe. La mia nuca contro il suo inguine. Sento dai movimenti che continua ad accarezzarsi da sola. I nostri piedi sono circondati da acqua e pipì.
Mi passo una mano tra le cosce per darmi una lavata. Sento che sono bagnata, la pelle appiccicaticcia. Mi giro restando accucciata. Lei mi spinge contro la parete e si lascia scivolare lungo il muro, accucciandosi a sua volta. Siamo strette strette. Mi bacia, mi accarezza il seno. Mi sussurra in un orecchio che anche lei deve fare la pipì. E mentre sento l'odore pungente mi bacia a lungo..
..
.. oh mammamia!!! Lo senti anche tu?? Uno scampanellio. Deve essere l'allarme antincendio!! Oddio che ne so... non ne ho mai sentito uno prima d'ora! Si si deve esserci un incendio nello stabile!!!...
..
.. brutta stronzettina di una sveglia maledetta! Ma proprio adesso dovevi metterti a suonare? Uffaaaaaaaa e quando mi ricapita un sogno così!
Va bè.. lo so da me che devo alzarmi. Ma sai bene anche tu che per quanto presto mi svegli poi sono troppo brava a far tardi. Va bè va bè... ho capito... toh non rompere più. Mi sono alzata dal letto. E non ti dirò mai che il mio pigiamino corto era piacevolmente umidino li... li dove? A te brutta svegliaccia non lo dirò mai!

 
« InizioPrec.12345678910Succ.Fine »

Pagina 7 di 25