Lizzy (5 di 7)
Scritto da Mara Mora   
21 Nov, 2008 at 01:00 AM

Il giorno dopo era domenica. Lizzy si svegliò alle dieci con le membra doloranti. Era rimasta tutta la notte allacciata lui nel minuscolo spazio del lettino ad una piazza. Si alzò piano, stando attenta a non svegliare Sean che dormiva profondamente. Lui si mosse appena, aprì un occhio, o richiuse, e si girò dall'altra parte.
Andò in bagno, si fece una doccia ed infilò l'accappatoio. Quindi tornò in camera. Sean dormiva ancora. No voleva fare colazione da sola, pertanto si acciambellò sul divano del soggiorno con un libro. A mezzogiorno aveva un mal di testa feroce ed una fame nera.
Tornò in camera con l'intento di svegliarlo. Gli diede un bacio sulla fronte e scostò le lenzuola. Lui non diede segni di vita . Lo scrollò e Sean si girò un poco verso di lei continuando a dormire. Era nudo. Il pene rilassato curvava a sinistra, verso la coscia. Una goccia di sperma cristallizzata faceva da contrappunto al neo, appena un po' più giù del glande. Lizzy si sentì umida.
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Lizzy (4 di 7)
Scritto da Mara Mora   
20 Nov, 2008 at 01:00 AM

Dopo aver oltrepassato il cancello aperto. Elisabetta diresse la macchina lungo il viale alberato, in fondo al quale si intravedeva una grande villa illuminata. Arrivata davanti alla casa, un valletto le indicò dove posteggiare la macchina.
- Che lusso! - esclamò Elisabetta, non appena scesa dalla macchina.
- Non sapevo che Federica fosse così ricca - commentò Sean, tranquillamente.
Un cameriere li condusse lungo un piccolo viale illuminato da lanterne colorate fino ad una grande piscina attorno alla quale c'erano dei tavoli e molta gente in piedi. Li presentò ai padroni di casa: un uomo sulla quarantina, molto elegante in uno smocking bianco, e la moglie, una bionda provocante dall'aria annoiata. La donna le chiese se era una parente di Sean, ma Elisabett non fece tempo a rispondere che Federica si era materializzata accanto a lui e lo stava trascinando via.
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Lizzy (3 di 7)
Scritto da Mara Mora   
19 Nov, 2008 at 01:00 AM

Imboccò il viale che portava in centro città e cominciò a camminare pigramente, senza una meta precisa. Era arrivata davanti al portone di Cecilia, la sua migliore amica, l'unica persona con cui desiderava palare in quel momento.
Suonò il campanello e salì le scale del vecchio palazzo. Cecilia, come sempre, l'accolse con calore. Preparò il tè e lo versò nelle tazze. Si accese un piccolo sigaretto scuro e si accomodò sul divano, aspettando che Elisabetta le dicesse il motivo per cui era venuta. Si erano conosciute a scuola quando lei era una giovane insegnante e Cecilia già una veterana.
Era nata subito un'amicizia. Cecilia ispirava le confidenze poiché sapeva ascoltare e non dava giudizi. Si limitava a raccontarle episodi della sua vita molto movimentata, per divertirla e tirarle su il morale. Era stata una ragazza scatenata ed una donna passionale.
Dal su letto erano passati molti amanti.
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